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Luca Ramacciotti – Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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Carlo Scafuri è un nome ben noto nell’ambito dell’arte bonsaistica sia per la sua bravura sia per la passione e l’animo che vi mette.
Come sa, chi mi conosce o legge queste mie righe, da sempre ho collaborato volentieri con le associazioni bonsaistiche e, come ikebanista, credo di essere stato il primo che ha cercato di abbattere quegli steccati che esistevano tra queste tipologie di arti. Questo perché, pur presentando forme e tecniche differenti, i concetti alla base si rincorrono, viaggiano paralleli, si intrecciano.
Carlo che ho avuto il piacere di incontrarlo più volte, di ammirare il suo operato (anche in veste di fotografo sa catturare il mondo con sguardo particolare) e che non finirò mai di ringraziarlo abbastanza per l’appoggio che ha sempre dato al mondo dell’ikebana e alla mia persona, oggi ha scritto su Facebook un suo pensiero inerente l’arte del Bonsai.
Leggendolo, ancora una volta se ce ne fosse stato bisogno, mi sono accorto di come avrei potuto sostituire il termine bonsai con ikebana e il concetto non sarebbe mutato. Carlo mi ha dato il permesso di fare questo “gioco” ed ecco il risultato.

L’arte dell’ikebana è disciplina, è percorso. L’ikebana è un silenzioso insegnante.
Con lo scorrere dei giorni diviene la versione speculare di ciò che siamo. A patto di essere sinceri con noi stessi, possiamo scoprire in essa i nostri difetti ed i nostri pregi, le nostre indecisioni e le nostre certezze.
L’ikebana è compassione, è perdono.
Se col passare del tempo scopriamo di aver fatto degli errori, ed abbiamo la serenità giusta per accettarli, possiamo ritornare sui nostri passi e correggerli.
L’ikebana è maestro di umiltà, è virtuosa simbiosi.
Ci insegna a vivere il presente senza rincorrere l’illusione del futuro, ma mostrandoci che è solo ciò che facciamo oggi che costruisce il domani. Nel momento stesso in cui inizia ad appartenerci, comincia la nostra educazione, la nostra evoluzione come uomini.
L’ikebana è armonia…. è amore.

 

 

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Lo scorso 12 novembre nella newsletter che Ilse Beunen invia agli iscritti della sua piattaforma online assieme a Ben proponevano un’interessante idea.
Sottolineando come: ” In quasi ogni libro di fotografia troverete un capitolo sull’importanza delle linee. La ragione principale è che sono le linee a guidare l’occhio attraverso una foto. Anche in ikebana le linee sono uno degli elementi legati al design degli arrangiamenti floreali. Credo che sia questo uno dei motivi per cui ultimamente sono attratto dalle linee in natura. Durante il nostro viaggio in Svezia la scorsa estate per il Göteborg Green World Festival, ho fatto diverse foto delle linee dei rami degli alberi. Anche durante l’autunno, di recente, passeggiando a piedi  nel parco di una Abbazia, le linee create dai rami degli alberi hanno subito attratto la mia attenzione. Vi consiglio quando camminate in mezzo alla natura di osservare le linee. L’autunno e la primavera sono eccellenti stagioni per questo compito, ci sono ancora alcune foglie sugli alberi, ma si può vedere chiaramente i rami. Si possono anche trovare linee ad esempio in rami rovinati dalle intemperie o in alberi morti.”
Venivano poi proposti alcuni esempi fotografici e l’articolo proseguiva così: ” Ecco alcuni suggerimenti:    

  1. Fate una passeggiata nei vostri dintorni.
  2. Utilizzare diverse angolazioni nel fare le foto.   
  3. Cambiate lo zoom dell vostro obiettivo.
  4. Andate anche in ginocchio, sdraiatevi sul’erba e guardate in alto.
  5. Non scattate una, ma dieci foto.
  6. Ricordate che non si realizza quasi mai una buona immagine al primo scatto.     
  7. Provate a trovare uno sfondo che faccia un contrasto con le linee dei rami.     
  8. Se non si trova un buon background, allontanarsi dal posto per allargare l’inquadratura.     
  9. Poi tornate a casa per selezionare gli scatti migliori, e mostrate solo quelli ai vostri amici. Come spesso si dice tra i fotografi un buon fotografo mostra solo le sue foto più belle.”

Da qui l’idea di coinvolgere in questa iniziativa le allieve di ikebana oltre a tentare questo esperimento sia io sia Lucio Farinelli. Ecco i risultati di chi ha potuto provare questo esercizio. Ringrazio Silvia Barucci per l’aiuto grafico inerente la mia foto.

Luca Ramacciotti

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(Vaso di Sebastiano Allegrini)

Lucio Farinelli

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(Vaso di Sebastiano Allegrini)

Nicoletta Barbieri

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(Vaso di Alessia Nannicini)

Silvia Barucci

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Rosaria Malito Lenti

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(Suiban di Sebastiano Allegrini)

Ilaria Mibelli

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(Vasi di Sebastiano Allegrini)

Chiara Giani

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(Tsubo di Chiara Giani)

Patrizia Ferrari

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(Vaso e background di Patrizia Ferrari)

Ringrazio loro e…. l’appuntamento è per la prossima primavera con questo utile esercizio.

Concentus Study Group

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Di recente ho trovato questa massima che mi ha fatto molto riflettere sia sul mio essere insegnante di ikebana, sia nel rapporto con gli allievi.
In ikebana io ho avuto due insegnanti molto diverse tra di loro sia come modo di fare sia per come vedevano l’ikebana e da entrambe ho appreso ciò di cui necessitavo; da una il lato creativo dell’ikebana, dall’altra il lato tecnico.
Non mi sono mai sentito arrivato, né orgoglioso di ciò che ho realizzato. Anzi abbiamo realizzato. Questo percorso è stato compiuto con Lucio Farinelli che ha condiviso con me gioie, speranze e dolori di questo cammino iniziato senza il supporto di nessuno e, credo le nostre attività lo testimonino, in 6 anni abbiamo compiuto un bel tratto di strada sempre stringendo i denti ed andando controvento.
Abbiamo creato dei gruppi di lavoro, spronato le allieve a dare il meglio di loro stesse, ad esercitarsi a casa e seguirle anche in quell’ambito, a fare mostre, dimostrazioni (un’allieva del secondo livello la segui tutto il giorno via pc perché faceva una mostra a Vicenza correggendole i suoi lavori in diretta), a partecipare ai vari concorsi.
Come le abbiamo redarguite se vedevamo che non si impegnavano abbastanza, che realizzavano solo quei temi per loro facili, che non preparavano il vaso (passo cruciale per realizzare un buon lavoro) o che si lamentavano se han dovuto fare delle lezioni in più perché non erano pronte per diventare maestre.
Riconosco di essere una persona molto esigente con me stesso (lo sono anche sul lavoro) e forse per questo mi aspetto sempre altrettanto dalle altre persone, come credo nella sincerità dei rapporti.
Resto sempre stupefatto quando scopro allieve che vanno avanti solo per mettersi in mostra, salire di “titolo” (tanto da non poter aspettare che glielo dia io, ma andando da altri insegnanti), ma non con lo scopo di migliorare, di proseguire nel cammino nella corretta maniera, ma solo di acquistare visibilità e “potere”.
Recentemente una maestra (di un’altra scuola) mi ha ripreso sulla pronuncia di un nome che avevo detto male e l’ho ringraziata perché non sapevo di sbagliare nel dirlo e e perché grazie a lei non farò più questo errore.
Non ho mai capito la superbia di persone che, diplomate pochi mesi fa, si sentono un dio (minore) in terra, nè comprenderò mai chi diplomati anni fa si sentano lo stesso degli dei.
Nel nostro percorso incontreremo sempre chi sa meglio di noi una cosa e per questo dovremo ringraziarlo del “dono” che ci fa.
Se questo non si comprende, bé non mi dispiace vedere andare via delle persone. La mala erba non deve crescere sulla via dei fiori perché seminerebbe solo zizzania.
E citando il Vangelo ecco cosa fare con la zizzania:
“[..] Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio.”
E questo per ringraziare chi ha compreso questa mia visione dell’arte.
L’altra sera al termine della conferenza al MAXXI (e chi mi conosce sa quanto parlare in pubblico mi emozioni, mi terrorizzi e mi porti via energia), mi sono voltato e la stanchezza di tutta la giornata è svanita perché ero sinceramente commosso.
Le nostre Maestre Anne, Giulia e Lucia che facevano la dimostrazione (dopo averla studiata e provata con noi con un vero amore e studio verso quest’arte), Chiara che era venuta appositamente da Venezia, tutto il mio gruppo toscano (Ilaria, Nicoletta, Rosaria e Silvia) a farci da assistenti e supporto come Daniela (che non salta mai un appuntamento) o Patrizia che era presente virtualmente come le altre allieve impegnate col lavoro che però ci hanno mandato messaggi.
Ecco io quella sera ho capito che avrei potuto anche lasciare il mondo dell’ikebana perché nuovi fiori sono spuntati.

_mg_2237( Anne Justo – © fotografico di Fabio Uggeri)

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(Lucia Coppola © fotografico di Fabio Uggeri)

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(Giulia Piccone Italiano © fotografico di Fabio Uggeri)

Concentus Study Group

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_mg_2269(© fotografico di Fabio Uggeri)

Venerdì 18 scorso c’è stata la giornata dedicata all’evento che si svolgeva al MAXXI. L’emozione era molta perché abbiamo avuto accesso ad un museo italiano famoso in tutto il mondo dove hanno esposto i più grandi artisti  contemporanei provenienti dai quattro angoli del globo.

La mia fortuna, come ho sempre scritto in altri post, è di avere una squadra ben compattata, forse ancora di più ultimamente che sono rimaste solo quelle  persone che comprendono come lo studio della via dei fiori richieda impegno ed umiltà. Nel prepararmi alla conferenza da me tenuta ho riflettutto su una frase della nostra Iemoto Akane Teshigahara: ““Ikebana is arranged by putting your heart into it.” L’arrivismo, la mancanza di uno studio serio, non possono far centrare la via dei fiori per quanto ci si possa illudere.

E l’impegno per noi era doppio in questo caso.

Ci era stata offerta l’opportunità di utilizzare la bellissima scultura/fontana di Francesco Venezia che, essendo all’aperto, poteva prevedere solo una tipologia di lavoro ovvero l’ikebana astratto (Zenei-Bana) data la sua lunga permanenza. Esporre un nostro lavoro in una cornice così importante ed andando addirittura ad unirla ad un’altra opera d’arte ci è sembrato un grande onore per cui dovevamo essere all’altezza della scuola che rappresentiamo. Tipologie di questi lavori spesso comportano dei rischi perché si può facilmente uscire fuori dal percorso nel tentativo di fare una cosa troppo particolare od eccentrica oppure utlizzzare e disporre dei materiali messi a casaccio o slegati tra di loro.

Analizzando la scultura e le foto che Lucio Farinelli aveva fatto durante un sopralluogo e trasmesso alle allieve abbiamo deciso come operare. Per l’occasione sono stato aiutato dalle maestre Lucia Coppola, Giulia Piccone Italiano e dalle allieve Silvia Barucci ed Ilaria Mibelli.

Avevo scelto dei rami di Corylus Avellana Contorta ed un grande ramo di Pyrus ricoperto di licheni perché volevo del materiale che per colore ricordasse la fontana ed un altro che rimembrasse il passaggio del tempo con un leggero accenno al concetto di wabi-sabi. Non potendo utilizzare dei fiori freschi (che avrei dovuto cambiare spesso) nè secchi (già c’erao i rami) mi sono indirizzato verso il materiale non convenzionale. Ma cosa abbinarci? La fortuna mi è venuta incontro facendomi trovare sul cammino delle stuoie di plastica perfette.

Il 18 mattina ci siamo messi tutti all’opera (ringrazio Ilaria Mibelli che è letteralmente entrata a piedi nudi nell’acqua) ed ogni maestra ed allieva ha dato il suo contributo non solo pratico arricchendo e migliorando la mia idea. L’impegno era nel realizzare un ikebana legato all’opera di Venezia, ma che si integrasse con l’ambiente circostante.

Il risultato lo vedete in queste foto.

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_mg_2186(© fotografico di Fabio Uggeri)

La sera, davanti ad un folto ed attento pubblico (purtroppo molti non han potuto accedere perché in meno di un’ora son terminati i biglietti previsti) si è svolta la mia conferenza mentre gli altri facevano dimostrazioni di tipologie di ikebana Sogetsu. Lucio Farinelli (stile base verticale per far comprendere da dove si inizia il percorso Sogetsu e uno stile libero ispirato per forma all’Architettura esterna del MAXXI ad opera di Zaha Hadid), Lucia Coppola (Superficie di linee), Anne Justo (Orizzontalle) e Giulia Piccone Italiano (Più contenitori)  Al termine io stesso ho eseguito un ikebana ispirato ad un lavoro della nostra Iemoto che aveva realizzato durante il workshop tenuto da lei a Gand. Ringrazio Silvia Barucci, Ilaria Mibelli e Nicoletta Barbieri che ci hanno fatto da assistenti e Rosaria Malito Lenti, Chiara Giani e Daniela Bongiorno venute ad apportare tifo di squadra.

Stanchisismi e felici non ci rimaneva altro che ringraziare tutto il personale del museo di una cortesia e professionalità incredibili e ritirarci… per una bella cena di squadra.

Ringrazio tutta la squadra per le ore, le giornate, l’amore dedicato all’ikebana e a me, che sono un maestro fortunato ad avere tutte loro e il maestro Farinelli.

Concentus Study Group

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immagine4Inizio questo mio post con il titolo che è una citazione di Mikhail Baryshnikov non perché io abbia ambizioni ballerine (sarei come uno degli ippopotami di Fantasia), ma perché ben si adatta sia al mio lavoro di regista di opere sia al mio essere studente (non a caso uso questo termine) di ikebana.

La foto di apertura di questo post mi emoziona, ma nello stesso tempo mi terrorizza. L’emozione è dovuta non solo a ricordare a cosa mi portò quel mio ikebana e quella foto da me scattata (The 4th Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition on Facebook – Award Winners Announcement), ma al fatto che in quel momento compresi che in realtà avevo ancora solo molto da imparare rispetto a colleghi più bravi di me e presi questo premio internazionale come un incoraggiamento a fare di meglio ancora in nome di una scuola di ikebana (Sogetsu) che tanto mi ha dato per la mia crescita umana e artistica. Per quanto riguarda l’essere terrorizzato bè… tra due giorni noi saremo al MAXXI. Il giorno prima ci sarà un incontro con personaggi come Lucia Romualdi e Francesco De Gregori e dopo si viene noi che siamo davvero piccolini, dei pulcini nati pochi giorni fa.

Chi mi conosce sa che non sono mai soddisfatto di ciò che realizzo, che metto un “ma” su tutto, ma questo fa parte del mio carattere e di una mia continua ricerca nell’apprendere. Credo ci sia sempre tempo per imparare qualsiasi cosa nuova che siano suggestioni, idee, tecniche.

dscn8502(© fotografico di Lucio Farinelli)

 Per l’occasione realizzeremo (io, le allieve, le maestre del gruppo) anche un  Zenei-bana all’interno (unendola) dell’opera di Francesco Venezia e quindi ancora un’altra sfida, una nuova responsabilità per noi. Ovviamente tutto è già stato progettato nei minimi dettagli come la conferenza del pomeriggio e la dimostrazione, ma la domanda è sempre: Si potrebbe fare meglio?

L’importanza del luogo è molta perché saremo circondati da una mostra davvero spettacolare che invito tutti a vedere (The Japanese House. Architettura e vita dal 1945 a oggi) in uno dei musei più rinomati d’Italia dove sono passati celebri artisti di fama mondiale e siamo lieti che l’Istituto Giapponese di Cultura creda in noi.

immagine2E se siamo stati onorati di questa possibilità, è da più di un mese che stiamo lavorando per dare il massimo di noi e far sì che la nostra presenza sul sito del MAXXI sia pienamente meritata.

In tanti anni (pochi in realtà sono solo 11) di percorso assieme a Lucio Farinelli, alle allieve (alcune già maestre) non ci siamo mai soffermati a vedere cosa facessero gli altri, ci siamo concentrati sul nostro cammino lungo la via dei fiori cercando il sole, scrollandoci di dosso le gocce di rugiada umida, osservando i Grandi Maestri come operavano, traendo ispirazione da loro, cercando di lavorare con loro in una continua tendenza (non so se ci siamo riusciti) a crescere e cercare di ottenere il “maxximo”.

 

Concentus Study Group

 

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12112016-img_2665(da sinistra: Rosaria Malito Lenti, Luca Ramacciotti, Nicola Barbieri, Silvia Barucci, Ilaria Mibelli – foto di Camilla Alderotti)

Finalmente, causa miei impegni lavorativi, anche a Livorno è inizato il quinto anno di studio di ikebana Sogetsu; ed ovviamente è cominciato con la consegna dei diplomi del IV anno.

Il quinto anno di studio (in attesa dell’arrivo dei nuovissimi libri della scuola che usciranno a gennaio, ma i cui temi son già stati comunicati ai maestri) lo ho impostato come sempre nel ripassare e ricollegare tutte le lezioni dei quattro anni di percorso.

Con questa tipologia di lavoro non solo c’è la possibilità di vedere la preparazione dell’allievo, ma di comprendere la genialità di Sofu Teshigahara nell’ideare e realizzare la metodologia di studio dell’arte dell’ikebana rompendo completamente con gli stilemi delle altre scuole pur mantenendo inalterati tutti i principi dell’ikebana classico. Questa metodologia di studio riesce a creare dei continui centri concentrici tematici che si espandono all’infinito danto all’ikebanista una sconfinata serie di possibilità.

Al quinto anno io chiedo un piccolo sforzo in più. Quello di dimostrarmi di saper fotografare bene un ikebana.  Non è vincolante al fine del diploma, ma… 100 punti in più. Non chiedo che siano foto con pretese artistiche (per quello abbiamo Ben Huybrechts) e possono essere amatoriali, ma sempre tendendo all’essere professionali. Sia che vengano scattate durante lezioni, eventi, manifestazioni, esposizioni o attività varie in cui viene divulgata l’arte dell’Ikebana devono avere una loro dignità. Che siano rivolte ad appassionati di questa arte o dell’Oriente o possibili “curiosi” che cercano informazioni dobbiamo rendere giustizia ad un’arte che principalmente è “estetica” per cui non si può banalizzare con una foto storta, brutta o dove dietro si vede la fiera del paese con le giostre che girano.

Per cui ieri Rosaria aveva preparato un angolo, dei locali dove facciamo lezione, appositamente per fare foto, Ilaria e Silvia avevano portato cavalletti, ombrellini e luci e sia loro sia Nicoletta si sono cimentate con le foto.

Prima di mostrarvi i loro scatti (e faccio loro i complimenti perché io non ho dato suggerimenti o aiuti ed ho visto i risultati pochi attimi fa) ci tengo a sottolineare che ieri io avevo la mia macchina fotografica vecchia e dentro per errore una card di memoria piccola per cui ad un dato momento non ho più potuto scattare foto. Se non ci fossero state loro non ci sarebbe stato un ricordo del loro lavoro svolto. Per questo voglio che le allieve siano indipendenti su ogni aspetto compreso questo.

Fotografie di Silvia Barucci

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(Ikebana di Silvia Barucci – Showing Lines at Base – Suiban di Sebastiano Allegrini)

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(Ikebana di Rosaria Malito Lenti – Showing Lines at Base  – Suiban di Sebastiano Allegrini)

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(Ikebana e vaso di Silvia Barucci – Simplified Arrangement)

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(Ikebana di Rosaria Malito Lenti – Simplified Arrangement)

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(Ikebana di Silvia Barucci – Composition of Mass and Line – Tsubo di Sebastiano Allegrini)

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(Ikebana di Rosaria Malito Lenti – Composition of Mass and Line – Ttsubo di Sebastiano Allegrini)

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(Ikebana di Rosaria Malito Lenti – Vertical composition – Suiban di Sebastiano Allegrini)

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(Ikebana di Nicoletta Barbieri – Vertical composition – Suiban di Sebastiano Allegrini)

Foto di Ilaria Mibelli

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(Ikebana di Ilaria Mibelli – Showing Lines at Base – Suiban di Sebastiano Allegrini)

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(Ikebana e vaso di Ilaria Mibelli – Simplified Arrangement)

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(Ikebana di Ilaria Mibelli – Composition of Mass and Line – Tsubo di Sebastiano Allegrini)

Foto di Nicoletta Barbieri

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(Ikebana di Nicoletta Barbieri – Showing Lines at Base – Suiban di Sebastiano Allegrini)

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(Ikebana di Nicoletta Barbieri – Simplified Arrangement)

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(Ikebana di Ikebana di Nicoletta Barbieri – Composition of Mass and Line -Ttsubo di Sebastiano Allegrini)

Nicoletta inoltre ha scattato anche un dietro le quinte

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ed io uno a Silvia in un momento epico di equilibrismi e foto.

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Le ringrazio per l’impegno che stanno mettendo lungo questo cammino e perché non dicono mai di no né si accontenantano di fare il minimo sindacale.

Concentus Study Group

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