Skip to content

Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Nell’ottica di una possibile mostra, o nella realizzazione di un ikebana per uno spazio espositivo diverso come può essere la hall di un albergo o la vetrina bassa di un negozio la Sogetsu propone questa tipologia di ikebana. Può essere tanto un ikebana piccolo come grande, ma è importante comprendere che va visto dall’alto.

Per capirci meglio, noi stiamo passando in una stanza ed ecco lì il nostro ikebana che non è posto su un tavolino né su un supporto basso. Porto tre miei ikebana come esempio “sbagliato”.

Non è questa situazione

181806_10150886286487509_1003658369_n

né queste altre due

 

 

Cosa vuol dire che è posizionato a terra quindi?

Ovviamente non che lo metti in terra e ciaone. Non serve nemmeno sdraiarsi in terra e fotografarlo da lontano come fosse sulla Luna. Va ideato un ikebana che vedendolo dall’alto sia ben inquadrato nell’ambiente circostante, che passando non si abbia un senso di instabilità, ma che dia l’idea di essere ben posizionato a terra e che non rovini il pavimento con eventuale perdite di acqua (nel caso vi posizioneremo qualcosa sotto che non dia l’idea della tovaglietta o della toppa, ma che sia integrato nel tutto).

Può essere in orizzontale, in verticale, grande o piccolo come dicevo prima, ma l’importante è che appunto dia senso di stabilità e che sia interessante da ogni lato o almeno tre nel caso fosse innanzi ad una parete. Ovviamente non dobbiamo mettere due fiori in un vaso senza alcun fissaggio e magari aggiungere un ramo o una foglia secca per dare il tocco artistico, ma (al solito) dare un senso di uniformità al tutto e soprattutto, lo ripeto ancora una volta, di solidità.

Per farlo possiamo fare qualsiasi scelta tematica dal tono su tono (ovvero materiali della stessa sfumatura di colore, il contenitore invece può essere anche di colore differente essendoci un’apposito tema su questo), o con colori in contrasto, massa e linea, slancio verticale, orizzontale, solo rami, solo colore verde e chi più ne sa più può sbizzarrirsi nella creazione.

17349660_1322133347833609_2978943063966207950_o

In questo caso io dovetti realizzarne uno per la mia regia di Madama Butterfly in Nicaragua con quel che trovai al momento (vaso compreso!). Lì dovevo pensare anche che avevo sì il punto di vista dei cantanti, ma anche quello (più basso – platea- e più alto – galleria) degli spettatori. Il tutto con pochi fiori. Ricorsi a tutto il mio possibile scibile sull’argomento.

unnameda.jpg

Questo invece fu realizzato da Ilaria Mibelli durante la lezione che si svolse a Livorno e sinceramente non fui molto buono a darle quell’amgolo del centro da gestire sia per ciò che c’era a terra sia dietro (e i vari colori!), ma Ilaria Riuscì a creare il giusto ikebana.

Nanae Yabuki

Anche questo è stato realizzato a lezione (vaso di Sebastiano Allegrini). E’ del corso di Roma ed è stato eseguito da Nanae Yabuki che scelse i materiali proprio pensando alla posizione in cui le avevamo chiesto di posizionarlo. Alla stessa lezione partecipò Tiziana Biondo il cui lavoro lo vedete nella copertina dell’articolo. Ovvero il sottostante.

Tiziana

unnamed

Silvia Barucci ideò questo ikebana (vaso di Sebastiano Allegrini) contestualizzandolo in questo ingresso di porta romana (ricordiamoci non abbiamo limiti di fantasia per dove andare a posizionare il nostro lavoro. Rammentiamolo per quando un committente ci fa le più curiose richieste).

33100515_1723330117713928_4660824601821970432_n

Lucio Farinelli invece ebbe l’ingrato compito alle Terme di Merano di svolgere questo tema con alle spalle una vetrata per cui dovette fare realmente una composizione a 360 ° e, ahimè, posizionarla in un punto di passaggio. Per fortuna a Merano sono civili e, capendo che quella era un’opera d’arte, nessuno ci montò sopra.

Quindi come si vede le possibilità sono infinite. L’unica condizione è di comprendere bene il tema e non semplicemente di fare un ikebana e poi posizionarlo sul pavimento perché la prospettiva al 99% (voglio essere clemente) sarà sbagliata.

Concentus Study Group

Annunci

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Ogni anno al termine del percorso di studio dell’ikebana il sottoscritto e il Maestro Farinelli ricevono un dono dalle allieve. In realtà saremmo noi a dover fare un dono a loro per tutte le ore passate assieme, per le gioie condivise, per il loro impegno lungo la via dei fiori e perché  dicono sempre di sì con entusiasmo ad ogni nostra iniziativa. Allieve che tutti conoscono perché, giustamente, mettiamo sempre i nomi alle foto di chi ha realizzato gli ikebana durante le lezioni. E’ solo riconoscerne il merito.

Quest’anno le allieve ci hanno regalato un bellissimo e prezioso vaso in porcellana realizzato da Sara Kirschen.

Con Lucio abbiamo deciso subito di inaugurarlo. Quando un ikebanista ha un nuovo vaso credo sia impossibile tenerlo lì senza sperimentarne subito ogni possibilità. E’ un po’ come per un goloso avere innanzi una pasta e non mangiarla.

Sabato ci siamo recati al Mercato dei Fiori perché abbiamo deciso che ognuno avrebbe utilizzato, per rendere onore alle allieve, il proprio fiore preferito. Il Maestro Farinelli avendone due (tulipani e godesie) è andato di stagionalità, io bé… per chi mi conosce sa già che fiore avessi in mente 🙂 .

Speriamo che le nostre allieve siano felici di questo nostro “grazie” verso di loro ed ovviamente questi sono solo due dei molteplici ikebana che verranno eseguiti in questo bellissimo vaso.

Grazie!!!!

IMG_3046

(Ikebana e foto di Lucio Farinelli – Vaso di Sara Kirschen)

_MG_5428a.jpg

(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Sara Kirschen)

 

Concentus Study Group

 

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Tempo fa per la composizione ideata per il Carnevale mi dedicai ad uno studio del bianco e nero. Considerando che uno dei tre temi portanti della scuola è il colore (gli altri due sono massa e linea) e che al  V livello c’è uno studio sulle sfumature del colore verde è innegabile che comprendere la tavolozza di colori e saperla utilizzare è la base di un buon ikebana.

Nei nostri lavori conta quindi anche la tipologia di vaso che andiamo ad utilizzare perché cromaticamente si unisce al materiale e anche l’ambiente circostante (per questo per fotografarli solitamente si utilizzano sfondi monocromatici).

Proprio la lezione sul colore verde ci  fa comprendere come si sbaglierebbe se si utilizzasse per un ikebana un solo materiale (secco o fresco che sia) e tutto del medesimo colore. Sarebbe una cosa inerme e piatta soprattutto se non si andassero a cercare forme differenti.

Il colore verde è quindi quasi un colore “primario” nell’ikebana Sogetsu tanto da dedicargli appunto una lezione. Quindi quando andiamo a sceglierlo valutiamo bene anche i vari abbinamenti e soprattutto pensiamo agli occhi di chi li vedrà.

Se a del verde poniamo assieme delle rose blu o delle gloriose viola potremmo infastidire gli occhi di un eventuale osservatore discromatico (e sono più di quello che pensiamo) per cui si dovrebbe attenuare il tutto con un colore bianco o rosa che, attirando la luce, distraggono il nostro occhio e lo fanno “riposare”.

Ad esempio per questo mio ikebana piuttosto aggressivo visivamente tra il colore del vaso e delle gloriose ho inserito dello Smoke Tree proprio perché l’occhio avesse un luogo dove respirare.

Troppe cose a cui pensare? In realtà no, se le studiamo per i cinque anni canonici della scuola le assimileremo con calma e non faremo mai errori.

Credo che un basilare aiuto in tutto ciò sia leggersi libri di storia dell’arte moderna e contemporanea o i vari epistolari dei grandi pittori dell’800 e ‘900. E’ inutile che io sappia tutte le tecniche base della scuola dell’ikebana se poi vado ad utilizzare il materiale a caso. L’ikebana come dico spesso non è “famolo strano” è “facciamo una cosa poetica ed armonica che risuoni in noi e negli altri”.

L’ikebana non è divertimento. L’ikebana è studio serio e rigoroso. Il tempo del divertimento viene dopo quando si cena assieme.

Ora porto qui alcuni esempi dei lavori che le nostre allieve hanno fatto durante l’ultima lezione che ha sostenuto il M. Lucio farinelli essendo io in Cina per il mio lavoro.

Green Pant Materials

anne3

(Ikebana di Anne Justo – Vaso di Sebastiano Allegrini – Foto di Ilaria Mibelli)

ilaria_1.jpg

(Ikebana e foto di Ilaria Mibelli – Vaso di Sebastiano Allegrini)

patrizia_1.jpg

(Ikebana di Patrizia Ferrari – Vaso di Sebastiano Allegrini – Foto di Ilaria Mibelli)

chiara_1

(Ikebana di Chiara Giani – Vaso di Sebastiano Allegrini – Foto di Ilaria Mibelli)

nanae_1

(Ikebana di Nane Yabuki – Foto di Ilaria Mibelli)

Bianco e Nero

silviaB_2.jpg

(Ikebana di Silvia Barucci – Vaso di Sebastiano Allegrini – Foto di Ilaria Mibelli)

lucia_2.jpg

(Ikebana di Lucia Coppola – Vaso di Luca Ramacciotti – Foto di Ilaria Mibelli)

E’ innegabile che dovendo solo focalizzarsi su di un colore (verde) o al massimo due (bianco e nero dove il bianco attira molta luce e  il nero l’assorbe tanto da essere spesso considerato un “non colore” e dove ciò che è bianco su sfondo nero tende a sembrare più grande e viceversa) il lavoro è molto più “difficile” rispetto a questa composizione che eseguii io lo scorso anno per un lavoro su Dir Essentia

_MG_6570-2a

dove la moltitudine di colori si affastella e si insegue, ma in tutti i casi aver la possibilità di dipingere con il materiale vegetale è una fortuna non indifferente e abbiamo la responsabilità di farlo al meglio. Siamo noi al servizio della natura, non lei del nostro ego e per questo dobbiamo saperla utilizzare al meglio.

Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori.
(Cesare Pavese)

I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni.
(Pablo Picasso)

Il colore è un potere che influenza direttamente l’anima.
(Wassily Kandinsky)

Non c’è blu senza giallo e senza arancione, e se si aggiunge del blu, bisogna aggiungere anche del giallo e dell’arancione.
(Vincent Van Gogh)

Quando non c’è energia non c’è colore, non c’è forma, non c’è vita.
(Caravaggio)

 

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Come annunciato nel mio post precedente mentre io avevo l’ultima recita di Rigoletto all’Opera House di Guangzhou a Roma si teneva una lezione speciale preventivata da tempo e a cui io, per questa improvvisa (ma splendida, travolgente tournée) purtroppo non ho potuto essere presente.

L’artista del mosaico Caterina Vitellozzi, con cui avevamo già avviato una bella collaborazione in due occasioni, ha aperto il suo atelier al Maestro Lucio Farinelli, alle due maestre della Toscana Silvia Barucci e Ilaria Mibelli, alla maestra di Roma Lucia Coppola, alle due maestre del Nord Italia Patrizia Ferrari (Merano) e Chiara Giani (Mestre) e alla quasi maestre Nanae Yabuki, Daniela Bongiorno e Silvia Sordi. Queste avrebbero ideato ikebana ispirati ai mosaici di questa particolare artista ricca di colori e forme che la contraddistinguono nel settore di questa antica arte.

Ringrazio il M. Lucio Farinelli che si è sobbarcato tutta la lezione dall’organizzazione allo svolgimento, Ilaria Mibelli insostituibile fotografa del gruppo e alle mie splendide allieve che accettano sempre tutte le nuove sfide che lanciamo loro (non amiamo fossilizzarci su un tema o essere ripetitivi) e che sanno lavorare in team perchè #wearefamily.

patrizia_3.jpg

(Ikebana di Patrizia Ferrari)

chiara_3

(Ikebana di Chiara Giani – vaso di Luca Ramacciotti)

nanae_3

(Ikebana di Nane Yabuki)

daniela_2

(Ikebana di Daniela Bongiorno)

silviaS_2

(Ikebana e vaso di Silvia Sordi)

LIS_1

LIS_fondo nero

(Installazione di Silvia Barucci, Lucia Coppola e Ilaria Mibelli)

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Per la seconda volta, nella mia carriera da maestro di ikebana, il mio lavoro mi ha portato lontano dal luogo dove si sarebbe svolta una lezione fissata da tempo con le allieve. Purtroppo il mio lavoro è così e anche se, con il Maestro Lucio Farinelli, cerchiamo di realizzare con mesi di anticipo un calendario affinchè le allieve che vengono da fuori Roma o fuori Italia abbiano agevolazioni di viaggio, purtroppo (e per fortuna essendo lavoro) a volte partono delle tournée all’improvviso.

Queste righe le sto scrivendo da Canton dove stasera va in scena la terza e ultima replica di Rigoletto di cui ho curato la regia.

Al mio ritorno ci aspetta un nuovo, piacevole e interessante incontro di cui vedete la locandina realizzata dalla grafica Silvia Barucci.

Il Romeow Cat Bistroit è l’unico vegano dove non senti la mancanza di carne & Co. tanto c’è una ricercatezza di sapori e di ingredienti particolari e ve lo assicura un carnivoro. Quindi se volete cullare le vostre papille gustative, fare ikebana ed amate i gatti… bè che aspettate?

In attesa di incontrare nuovi amici lungo la via dei fiori ieri a Roma, come preannunciato all’inizio, sì è svolta una lezione con allieve romane e toscane.

Era il punto di arrivo (o di partenza?) di un lavoro iniziato con l’artista di mosaico Caterina Vitellozzi che prima aveva visto il sottoscritto e il Maestro Lucio Farinelli realizzare ikebana ispirati ai bellissimi mosaici di Caterina, poi realizzare dei vasi dove ceramica e mosaico si integravano e questa era la volta delle nostre allieve di dover ideare ikebana da abbinare ai mosaici. Probabilmente non saremo “IL” gruppo Sogetsu in Italia, ma sicuramente siamo quelli che hanno battuto strade mai esplorate prima da altri.

Di recente con il Maestro Farinelli abbiamo compreso un dato di fatto che lascia molti perplessi, noi non siamo uno Study Group come solitamente si intende ovvero un capo e dei collaboratori (spesso anonimi o fantasmagorici), ma un gruppo solido di amici che studiano l’arte dell’ikebana. Una famiglia compatta che nemmeno le sette trombe di corno d’ariete di biblica memoria potrebbe abbattere.

Dico questo a ragion veduta perché ieri, nonostante la differenza di fuso orario, le mie allieve, nella chat che abbiamo di whatsapp, mi hanno costantemente inviato foto di quello che facevano (o mangiavano 🙂 ) per farmi sentire vicino a loro. E questo modo di agire fa capire come davvero si sia tutti uniti e non dei maestri con delle allieve.

Allieve meravigliose che ringrazio per il dono che ci hanno fatto.

Per ora non metto nessuna foto dei lavori realizzati, ma vi lascio le immagini che mostrano come l’ikebana sia unione e condivisione e non un “io” con dei sudditi misteriosi.

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Per l’ultima giornata meranese avevamo deciso di partecipare al workshop di Angelika Mühlbauer perché presentava due temi davvero innovativi. Purtroppo, data la mia partenza imminente per la Cina non ho potuto che seguire solo il primo e gli altri tre (Lucio Farinelli, Silvia Barucci e Ilaria Mibelli) avevano terminato i giorni presi dal lavoro.

Prima però di parlare del workshop pubblico questa bellissima foto fatta da Silvia Pescetelli che ha colto un momento davvero commovente in cui Patrizia ed io guardavamo un traguardo raggiunto assieme, ma di questo ne parleremo prossimamente.

20190426_074924

Grazie Patrizia per averci seguito sempre con tanta amicizia ed affetto.

Veniamo al nostro workshop. Da quando mi è stato annunciato il tema ho in mente la canzone I’m Going Bananas di Madonna e, in effetti, c’è da andar fuori di cervello con tutte le possibilità che questo materiale (ovvero le foglie di banana) offrono tanto sono versatili.

Angelika Mühlbauer aveva messo a disposizione diversi vasi con fatture e colori interessanti e inoltre ci ha fatto vedere le foto di altri ikebana che erano stati eseguiti con questo tema come focus.

Ai presenti, ovvero noi 4 più Silvia Pescetelli e Neicla Campi (della scuola Wafu) la Mühlbauer sensei ha spiegato diverse tecniche e possibilità di gestire il materiale anche utilizzandolo secco.

Purtroppo era assente proprio Patrizia Ferrari che aveva organizzato il tutto perché impegnata in un workshop di ikebana per bambini ed adulti, ma siamo sicuri che recupererà questo tema.

Dopo aver creato il nostro ikebana e le eventuali correzioni o suggerimenti dove c’era la necessità (a me ha fatto piacere che abbia notato che i nostri ikebana si potevano vedere a 360° e abbia voluto fotografarli da tutti i lati) Ilaria Mibelli ha realizzato le foto. Qui, sto scrivendo mentre viaggio in treno, pubblico le mie fatte con lo smartphone, ma presto sulla pagina del Concentus ci saranno quelle professionali fatte da Ilaria.

Ringraziamo  Angelika Mühlbauer  sensei per questa bellissima ed istruttiva mattinata.

20190426_110823.jpg

(Ikebana di Lucio Farinelli)

20190426_111319

 (Ikebana di Luca Ramacciotti)

20190426_111637

(Ikebana di Silvia Barucci)

1.jpg

 

(Ikebana di Ilaria Mibelli)

20190426_115951 (Ikebana di Silvia Pescetelli)

20190426_114117

(Ikebana di Neicla Campi)

Concentus Study Group

 

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Le connessioni sono importanti nella vita e saperle gestire è fondamentale per crescere personalmente, spiritualmente e sulla via dell’arte.

Compito di un bravo maestro è saper gestire un’intera squadra che gli si mette a disposizione gratuitamente coinvolgendola in ogni aspetto del lavoro soprattutto quando ha a che fare con gente preparata. Sinceramente, spesso, in teatro mi sono trovato a dirigere anche persone che erano alla prima esperienza e sono riuscito a “connetterle” al mio modo di pensare senza escluderle perché erano arrivate dopo di me sul cammino del lavoro.

Patrizia Ferrari, la maestra di Merano del Concentus S.G., come scritto nei precedenti post è da mesi che organizza tutto al meglio affinché Ilse Beunen trovasse tutto pronto, per il suo arrivo, in modo da poter realizzare senza alcun intoppo la grande struttura da lei ideata. Patrizia, alla sua prima esperienza del genere, ha dimostrato davvero di essere tanto appassionata quanto paziente e competente superando le varie problematiche che si possono presentare durante una realizzazione en plein air di una struttura del genere destinata a rimanere permanentemente in Merano.

Quello che personalmente fa piacere, come già detto, è che ogni volta che il Concentus S.G. ha invitato Ilse Beunen in Italia il suo lavoro non è mai passato inosservato sia per le varie connessioni online e ricondivisioni sia per le attenzioni che le riservano i media che ci contattano a partire da Gardenia per finire alla tv austriaca.

FB_IMG_1556120925321

Questo perché ci piace che ogni persona che viene coinvolta in un nostro progetto abbia il giusto risalto. Non ci sono classi migliori o peggiori quando si lavora assieme e lo si deve fare tutti allo stesso livello. Appunto per le connessioni che l’installazione porta come nome.

La struttura ideata dalla Beunen vedeva delle lastre lavorate in modo da omaggiare Sofu Teshigahara a cui erano intrecciate delle piante di vite trovate da Patrizia, che ha reperito anche il restante materiale con l’aiuto dei vari giardinieri che seguono il Merano Flower Festival e ci dicevano dove e cosa potevamo arborizzare.

Vedendo il lavoro ci siamo accorti (il sottoscritto, Lucio Farinelli, Silvia Barucci e Ilaria Mibelli) che le tecniche base erano quelle che noi avevamo già imparato al workshop che Anne- Riet Vughtes tenne in Italia e quelle insegnate dalla stessa Ilse Beunen quando andammo da lei ad Anversa per una lezione appositamente pensata per noi quattro. Quindi poteva essere un’ottima occasione per metterle in pratica come hanno fatto anche Silvia Barucci e Ilaria Mibelli.

FB_IMG_1556120881287

Purtroppo io, per problemi personali, potevo fare ben poco se non passare gli attrezzi di lavoro, anche se, con la mia esperienza in base a scenografie e messe in scena, certamente avevo il mio contributo da dare affinché il tutto apparisse naturalistico (dovendo andare a “celare” dei grandi supporti in cui erano incastrati i rami) e non una massa di materiale messa a toppa. In teatro a volte si devono porre delle “toppe” e la bravura è sistemarle in modo tale che non si capisca che ci sono, distrarre l’occhio di chi guarda.

Oltre al porgitore di strumenti pro tempore mi sono occupato anche di fotografare le persone al lavoro.

Questo incuranti della pioggia che ogni tanto ci veniva a trovare, fortunatamente, per breve tempo.

20190423_161114

Domani mattina inaugurazione pubblica di “Connected”, un lavoro che noi del Concentus S.G. non dimenticheremo mai. Un grazie immenso a Patrizia Ferrari che è mesi che lavora per questo evento (e non è pensionata da potersi dedicare solo a questo) e a Silvia Pescetelli che ha potuto collaborare al tutto fin dall’inizio.

E ringraziamo anche Angelika Muehlbauer per averci fatto fare la struttura in bambù che farà da “invito” a chi verrà al workshop dato che sarà esposta innanzi la porta di ingresso.

Concentus Study Group

 

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: