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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

(da sinistra in alto Luca Ramacciotti, Lucio Farinelli, Silvia Barucci, Ilaria Mibelli, Chiara  Gianie Patrizia Ferrari)

Ed è iniziato il conto alla rovescia per la mostra di ikebana che sta per aprire i battenti ad Ivrea. Una mostra di cui sento molta “responsabilità” addosso perché andiamo a rappresentare la nostra amata scuola e siamo con grandi ikebanisti maestri di altre prestigiose scuole di ikebana.

Nel decidere quali ikebana realizzare abbiamo, ovviamente, tenuto conto dei posti assegnati (l’organizzazione è stata eccellente e ringrazio di cuore la signora Marta Lanfranco per come ci ha seguito), ma anche di offrire un ventaglio di temi della nostra scuola.

Recentemente ero a colloquio con il dott. Masuo Nishibayashi (Direttore del Japan Cultural Institute a Roma) e si parlava delle caratteristiche della scuola Sogetsu e come, erroneamente, sia abbinata spesso al vaso particolare o alla composizione strana.

Se è vero che la scuola Sogetsu offre un’infinità di opportunità non dobbiamo mai scordare che abbiamo da tener presente regole base come pieno/vuoto, asimmetria, equilibrio, armonia. Non è necessario fare la cosa strana, i fuochi di artificio per forza.  A volte è solo perché non sappiamo ben realizzare una tecnica, abbinare i materiali per cui gettiamo brillantini negli occhi dello spettatore aggiungendo cose che sviano lo sguardo. Se è stile libero ed è strano vuol dire che va bene così si potrebbe pensare. Invece no. I temi della scuola son lì proprio perché si possano interpretare con libertà espressiva, fantasia, ma senza piegarli ai nostri voleri. La natura  (fresca, secca, colorata) è pur sempre la nostra protagonista principale.

Così, come forse non mai, ho rotto le scatole alle allieve, instradato i loro pensieri, idee affinché tutto fosse ben congeniato. So di essere un insegnante molto severo e intransigente, ma per me insegnare ikebana in nome di una scuola è responsabilità allo stato puro. Non parlo a nome mio. Ciò che dico, insegno, è sotto il marchio della scuola Sogetsu e non posso prenderlo sottogamba. Gli ikebana non sono di Luca Ramacciotti, ma di Luca Ramacciotti insegnante della scuola Sogetsu. Su questo devo dire che il Maestro Farinelli si è sempre sentito in sintonia con me (alcuni sostengono che lui sia più cattivo di me nelle correzioni ^_^).

Ho chiesto alle persone che parteciperanno alla mostra di fare ikebana che sentono loro, anche particolari, ma non forzatamente particolari, di seguire i temi della scuola. Non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno se non che amiamo questa arte e la scuola che rappresentiamo ricordandoci i 50 Principi che la caratterizzano.

Concentus Study Group

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Come scritto in un mio precedente post, prossimamente il Concentus Study Group sarà impegnato in una mostra collettiva di scuole di ikebana come rappresentante, ovviamente, della Scuola Sogetsu in Italia. Questo ci fa piacere e ci onora soprattutto visto che esporremo con dei grandi rappresentanti delle scuole Wafu, Kagei Adachi, Ichiyō e Ohara. Per noi sarà occasione di crescita e di imparare tante nuove cose da persone così esperte il tutto nell’armonia insita nel nome da noi scelto per lo Study Group.

Siamo lieti che, nonostante ognuno di noi abbia impegni familiari o di lavoro, saranno presenti maestre ed allieve del gruppo nostro che per l’occasione converranno ad Ivrea non solo da Roma, ma da Firenze, Livorno, Mestre e Merano e ringrazio chi ha realizzato il comunicato stampa (che sotto riporto) che ha segnalato, con decisione autonoma rispetto alla locandina, tutte le città di provenienza del nostro gruppo proprio a sottolineare l’impegno che mettiamo nel diffondere questa arte.

Sarà l’occasione di incontrare nuovi amici e di reincontrare persone bellissime come Roberta SantagostinoAngela Passon e Maria Masera. Non so cosa dire se non che siamo tutti emozionati e felici di questa opportunità.

Comunicato stampa ricevuto.

IKEBANA
La via dei fiori

Ivrea, Museo Civico P.A. Garda
19, 20 e 21 ottobre 2018

Colui che si dedica con amore e serietà all’arte dell’Ikebana intraprende, secondo la cultura Giapponese, la via spirituale dei fiori, detta Kadō.

L’arte orientale continua ad essere di casa al Museo Garda che ospiterà, dal 19 al 21 ottobre p.v. “Ikebana – la via dei fiori”, la mostra di portata internazionale, realizzata con il contributo della Fondazione CRT e della Fondazione Guelpa, con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone in Italia e della Regione Piemonte.

Artisti della scuola Wafu Kai di Ivrea guidata da Ingrid Galvagni Tosei, le scuole Ohara di Milano, Kagei Adachi di Zurigo, Sogetsu di Roma, Firenze, Venezia e Merano, e Ichiyo di Ginevra, insieme per la prima volta in Italia, esporranno le loro ikebana al museo civico P.A. Garda.
Ospite d’onore della mostra sarà Geneviève Kokera Ausenda, Grand Master Ohara, che, per tutta la sua vita con grande passione e impegno, ha contribuito a diffondere l’arte dell’ikebana.

Un valore aggiunto di rilievo sarà offerto dalle immagini di Nicola Galvagni, fotoreporter italiano che vive e lavora a Parigi.

L’ikebana, l’arte giapponese di disporre i fiori, s’identifica con la rappresentazione simbolica della natura, del suo ciclo vegetativo e dell’alternarsi delle stagioni. La parola Ikebana significa “rendere visibile la vita dei fiori“. Gli elementi principali che compongono un ikebana sono tre: l’acqua, i vegetali ed i recipienti che possono essere di diversa natura: ceramica, vetro, raku, legno e materiali plastici e metallici e rappresentano un elemento molto importante, tant’è che alcuni artisti nell’arte dell’ikebana sono anche ceramisti o collezionisti di vasi di pregevole fattura.

Le origini dell’ikebana si fanno risalire al VI-VII secolo d.C. Se ne ha memoria dall’epoca di Ono no Imoko, un ambasciatore che fu inviato presso la corte imperiale cinese e che, impressionato dalla bellezza dei giardini e delle offerte floreali nei templi, al suo rientro in patria si ritirò sulle colline di Kyoto e divenne monaco, trasformando la spontanea e semplice offerta floreale al Buddha in una vera e propria forma d’arte.
Nella seconda metà del XV secolo fu il monaco Senkei Ikenobo a cogliere, con ancora superiore sensibilità artistica, gli insegnamenti del suo illustre predecessore. La sua fama era tale che richiamava nel suo tempio di Kyoto pellegrini da tutto il Giappone. Decise così di fondare una propria scuola sull’arte della composizione floreale che, in origine, era praticata esclusivamente da monaci e da nobili e, solo in un secondo momento, si diffuse trasversalmente in tutti i ceti con il nome di ikebana.

In una fase successiva si svilupparono in Giappone molte altre scuole ognuna con il proprio stile.
Wafu Kai
La scuola Wafu fu fondata nel 1896 da Wafu Teshigahara. Nel 1946 il direttore della scuola (iemoto), figlio primogenito del fondatore, ha introdotto uno nuovo stile di ikebana. Artista instancabile, ha presentato le sue opere in tutto il mondo, volendo trasmettere tramite l’ikebana un messaggio di pace e comprensione tra i popoli. La sua personale visione dell’arte dell’ikebana, riassunta nel motto “arrange flowers that you like – suitably – in a container that you like” , si diffuse in Giappone, Stati Uniti e Sud America. Dal 1992, l’attuale iemoto segue le orme dei suoi due predecessori.

Ohara
La scuola Ohara, fondata da Unshin Ohara alla fine del XIX secolo ma ufficialmente solo nel 1912, enfatizza le caratteristiche stagionali, i processi di crescita naturale e la bellezza degli ambienti naturali. Si tratta di un indirizzo che ha sviluppato, in particolare, lo stile definito moribana per rappresentare attraverso le composizioni floreali un’idea di paesaggio con connotazioni letterarie e pittoriche e definiti Bunjin e Rimpa.

Kagei Adachi
Choka Adachi, fondatore della scuola Kagei Adachi nel 1912, aveva come scopo liberare l’ikebana dalle forme e dagli stili tradizionali. I criteri da lui propugnati erano enfatizzare l’asimmetria, l’acqua in quanto elemento vitale delle piante, doveva essere visibile come parte della composizione.

Sogetsu
La Scuola Sogetsu (letteralmente “Erba e Luna”) venne fondata nel 1927 da Sofu Teshigahara, artista interessato al mondo moderno e fortemente influenzato dall’apertura delle frontiere del Giappone. Egli “tolse” l’ikebana dalla sua posizione abituale: il tokonoma. Utilizzando nuovi materiali e tecniche innovative affermò che: l’ikebana può essere fatto da tutti in ogni momento, in qualsiasi luogo con qualsiasi materiale.

Ichiyō
La scuola Ichiyo , fondata nel 1937 da Meikof Kasuya e sua sorella Ichiyo, ha cercato di adattare l’ikebana al modo di vivere contemporaneo pur mantenendo tradizioni e insegnamenti del passato. Nel 1983, Akihiro Kasuya divenne il terzo iemoto della scuola e introdusse performance teatrali, realizzando ikebana in cui predomina equilibrio e tecnica della tensione.

INFO

tel. 0125 410512
e-mail musei@comune.ivrea.to.it
http://www.museogardaivrea.it

Inaugurazione venerdì 19 ottobre dalle 17,00 alle 19,00
Giorni apertura dell’esposizione :
sabato 20 ottobre: dalle 15.00 alle 19.00
domenica 21 ottobre: dalle 15,00 alle 17,00

Ingresso Museo e Mostre: intero € 5,00 Ridotto € 4,00
Il Museo Civico P.A. Garda aderisce all’Abbonamento Torino Musei Piemonte

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Se da buon toscano reputo la mia regione la migliore d’Italia non ho mai negato la mia travolgente passione per la Sicilia. Visitata due volte (sole per ora) mi è rimasta nell’animo per la sua storia, paesaggi, colori, profumi, arte, persone.

Ne ho ricordi legati a fresche spremute  di aranci, granite, dolci, arancini (o arancine), mare, venti caldi, un Etna innevato che pareva un paesaggio dantesco, il sole, i templi, i mosaici, il miele, i fiori.

Di recente sull’altro mio blog ho parlato del nuovo profumo di Antonio Alessandria: Fara. Descrivendo allo stesso Alessandria le mie impressioni mi risponde dicendo che gli piacerebbe vedere come lo visualizzerei con un ikebana.

La scelta data la complessità del profumo non è semplice. Si va dal fresco, al salino, al cedro, al muschio, all’ambra, al cumino.

Penso alla “mia” Sicilia, all’aria che diviene a volte quasi flou, i pezzetti di ghiaccio delle granite, i fiori che spuntano dai muri, dalle rocce sotto cui ripararsi.

E nasce un ikebana particolare per me dove ho utilizzato un vaso di Iittala disegnato da Alvar Aalto, frammenti di Swarovski ed ho cercato di dare un senso di estate e freschezza nello stesso tempo.

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Con piacere Alessandria mi dice che vi ritrova la parte fresca del profumo. Mi chiede come potrei evocare, e se è possibile, il sentore acuto dato nel suo profumo dal cumino. Un parte del profumo che sa di corpi accaldati stesi in riva al mare.

Nasce così il mio secondo lavoro. Penso subito ad un morimono. I sentori di limone e lime mi daranno il senso dell’estate, dei succhi rinfrescanti, di rotondità voluttuose. Come base del morimono scelgo un piatto di Kosta Boda che ricorda il frangersi del mare. E il cumino? Mando un messaggio (di domenica sera notate bene ^_^ ) a Fabio Gizzi dell’Emporio delle Spezie. Ovvio che ha il cumino in grani!

Ma come legare il tutto? Ecco che mi viene in mente una spiaggia scogliosa, il mare che si rifrange e che muove la sabbia (il cumino), la disegna, la getta tra gli scogli.

E nasce la seconda anima di Fara.

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Concentus Study Group

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(Bottiglietta della Coca-Cola/Nagoya dono di Marco Pacini – vaso di Angelica Mariani dono di Silvia Sordi)

Ultimamente mi accorgo che uso sempre citazioni come titoli dei miei post, ma questa del grande bardo è perfetta per illustrare l’ikebana in foto.

Quando lo scorso settembre ero a Nagoya il collega Marco Pacini mi donò una bottiglietta della Coca-Cola commemorativa del castello davanti al quale stavamo realizzando la Tosca. Un pensiero davvero molto gentile per cui decisi di portarmi dietro in viaggio la bottiglietta e pensare a come avrei potuto usarla per un ikebana. Cosa non facile data la peculiarità del metallo e le scritte.

Quando il maestro Sebastiano Allegrini ha portato al nostro workshop dei vasi realizzati da lui e da Angelica Mariani mi è caduto l’occhio su uno nero che poi mi è stato donato dall’allieva Silvia Sordi. Lì subito ho capito che la strana coppia che vedete in foto si sarebbe creata. Per ammortizzare la bottiglietta di Coca – Cola ed unirla al vaso sono ricorso al mio fiore preferito (la Gloriosa se ancora non si fosse compreso ^_^ ) a cui ho abbinato dell’Alchemilla. Fiori particolari, vasi diversi, tutto un contrasto che porta all’unione, all’amicizia tra persone diverse, che nemmeno si conoscono, ma che mi hanno reso felice.

Concentus Study Group

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Lo scorso dicembre parlavo qui di un saggio di Bruno Ballardini dal titolo: “Lo Zen e l’arte della manutenzione dello stress“. Se in quel prezioso saggio trovai dei parallelismi con il mio modo di percorrere la via dei fiori, qui, nel nuovo “Zen e l’arte di aprire una porta aperta” ho scoperto nuovi modi per proseguire il mio cammino.

Credo che la pratica Zen, il concetto stesso, per me sia ancora da capire pienamente, forse anche per i miei vincoli con il cattolicesimo, ma di sicuro libri come questo riescono a farti riflettere, e molto, su cosa questa filosofia tanto abusata “predichi”.

Ballardini ci conduce per mano, attraverso citazioni ben precise (le traduzioni dei brani del Mumonkan sono a cura dell’Autore stesso), illustrandoci i pericoli dell’Ego, di come il nostro punto di vista del mondo spesso sia ben lontano dalla Retta Visione. Spersi tra il ricordo dell’ieri e le preoccupazioni del domani ci perdiamo l’istante in cui viviamo.

Chiusi in mondi propri, convinti delle nostre ragioni, attaccati a tutto ciò che in realtà non ci serve passiamo smarriti lungo le strade del mondo.

Ballardini ci fa riflettere su ciò che guardiamo, su quello che osserviamo, su quello che davvero vediamo.

E’ interessante anche il capitolo dedicato all’arte perché questo mi riguarda da vicino.

Pensiamo all’arte del suiseki. Non ha le forme mirabolanti di un bonsai o la grazia leggera di un ikebana. Eppure il nostro cuore sprofonda oltre alla pietra che ci parla ci comunica.

Non ho mai fatto meditazione in vita mia (o almeno non in maniera consapevole), ma recentemente durante il mio viaggio in Giappone ho coronato un mio sogno: visitare il karesansui del tempio Ryōan-ji. Perchè lo associo alla meditazione? In tutto saremo stati una ventina di turisti. Tutti noi abbiamo scattato foto e selfie (la prima, qui sotto, spero possa far capire come mi son sentito piccolo in confronto alla vastità emotiva di quel luogo, il secondo, pubblicato sul mio profilo instagram, mi auguro abbia fatto vedere l’emozioni che in me si moltiplicavano). Eppure non c’era rumore. Seduti sui gradini di legno,  stavamo vicini, ma senza soffocarci, ognuno aveva il suo spazio. Chi si alzava e andava e chi arrivava. In silenzio. Lo sguardo mio vagava, ero felice, ero emozionato, ero un ciuffo di muschio, una piccola pietra. E’ stata una sensazione particolare. Solo davanti a Van Gogh mi son sentito così sperso. E commosso in piena felicità.

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Dopo aver letto questo libro se tornerò in quel luogo lo farò con occhi (e spero mente)  ancor più differenti.

Come probabilmente sarà meno sorprendente, ma più un percorso conscio, l’aver visitato il Kinkaku-ji senza sapere che lasciato quel meraviglioso padiglione dorato, circondato da un lago di una perfezione ed equilibrio rari grazie ai vari isolotti asimmetrici, mi sarei trovato innanzi ad un luogo di cui aveva parlato il professor Pasqualotto durante una conferenza a Roma e che già in foto mi aveva colpito profondamente. La guida non ne parlava e la gente lo osservava di sfuggita.

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Certo paragonato al Padiglione d’oro può sembrare ad un occhio disattento ben poca cosa questo Chashitsu eppure è forse emotivamente ancora più potente del suo lussuoso vicino. Entrambe sono costruzioni dell’uomo. Entrambe una valore differente. Quale è quello giusto? Anche qui il saggio di Ballardini offre la risposta, anzi la non risposta spiegandoci come ogni classificazione ce la imponga l’Ego, come cerchi di incasellare tutto, ci faccia credere di avere una conoscienza quando in realtà stiamo solo sulla superficie delle cose.

Ci affanniamo a voler delle risposte, dei colpi di bacchetta magica che ci portino all’illuminazione lasciando che l’Ego ci trascini su false strade. Dobbiamo evitare di massificarci, ma doremo essere aperti al cambiamento che non viene da fuori, ma da dentro di noi. Cambiamento che un Maestro ci aiuterà a sviluppare perché da soli (scordiamoci tutti i libri motivazionali che non ci aiutano realmente) non faremo nessun percorso con l’Ego pronto a soddisfarci facendoci crogiolare credendo di aver realizzato false realizzazioni

Ballardini analizza anche il rapporto allievo/maestro dove l’allievo incontrerà il Maestro se avrà un atteggiament davvero umile e ne saprà riconoscere la sua presenza. Per me è stato illumnante anche un passaggio del suo saggio che così dice:

[…] Queste persone, in attesa di un’illuminazione che non gli arriverà mai, continuano a saltare da un libro all’altro, da un convegno all’altro (qualcuno anche da un dojo all’altro) senza nemmeno sapere cosa stanno cercando e senza soffermarsi sul vero scopo della pratica. E’ l’Ego che suggerisce loro i comportamenti più adatti al salotto e a ben figurare in quei gruppi che riuniscono persone accomunate dallo stesso scopo: “farsi una visione”. Mumon commenta: “Se Ummon avesse dato a Tōzan il vero cibo dello Zen e l’avesse incoraggiato a sviluppare un attivo spirito Zen, la sua scuola non sarebbe declinata come poi avvenne.” E’ proprio così: oggi le scuole di maggior successo sono quelle che seducono i praticanti e danno loro ciò che vogliono. All’epoca di Tōzan le scuole migliori erano quelle che avevano pochi allievi, quelle dove si lavorava sul serio. Cioè quelle che mettevanno spalle al muro l’Ego dei praticanti, e la maggior parte di loro scappava e sceglieva ovviamente le soluzioni più comode. Come accade ancora oggi.

Ballardini sottoline anche che spesso gli allievi giudicano l’operato del maestro, dandogli la colpa di non averli illuminati, di avergli insegnato cose inutili che in realtà possono servire per arrivare ad una comprensione e soprattutto un allievo non può avere l’arroganza di giudicare un maestro (ovviamente l’Autore sta parlando di veri maestri). Una frase in particolare mi ha colpito: “E chi siete voi per decidere di essere dei maestri quando è garantito che lo diventerete?” Dobbiamo avere la percezione giusta non l’intenzionalità. Il desiderio (vero) di apprendere non il voler apprendere.

Dovremo aprirci al mondo, smettere di incasellarci in categorie atte a farci apprezzare dal prossimo, questi dovrà accettarci per come siamo. Non dobbiamo vivere sul sentito dire.

Questi atteggiamenti negativi (a partire dall’opposizione a nuove scoperte, al cambiamento tutte cose che ci vincolano all’ignoranza) ci faranno vedere il mondo da una finestra, una visione limitata, parziale. Soffocano il Sé, la nostra vera essenza. Dovremo continuare a migliorarci, studiare, imparare, perfezionarci eppure tutto questo senza una meta se non lo stesso agire.

Nel nostro caso non dobbiamo studiare ikebana per avere diplomi, titoli. Dobbiamo fare la via dei fiori per accrescerci spiritualmente, per mettere in gioco le nostre conoscenze, superarle. Se andiamo avanti solo per conquistare certificati in realtà non andremo davvero avanti, non impareremo nulla, il nostro Ego ci farà credere di essere bravi, ma non lo saremo. Ricordo che non c’è il concetto di imparare ed eseguire, ma che l’imparare è esecuzione.

Se il nostro stato rimarrà prigioniero del nostro Ego non solo non apriremo quella porta, ma non l’attraverseremo mai.

Concentus Study Group

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Ho sempre amato questa frase di Goethe perché potrebbe essere il motto del Concentus Study Group.

La maestra finlandese Jaana Pirhonen oltre ad averci fatto l’onore di partecipare al nostro workshop, ha fatto una serie di foto del backstage di cui le ho chiesto di poter utilizzare due scatti.

Il primo è quello anche di copertina che riporto qui.

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Non ho scelto questo perché compaio io (come alcuni miei fans tendono di solito a credere), ma perché spiega bene il titolo del post e ciò che è alla base del nostro gruppo di lavoro.

Era in corso il workshop  Composition Using Unconventional Materials da me tenuto e che, come scritto nel post precedente, non è di facile approccio se fatto in maniera cosciente e scrupolosa (se invece facciamo bricolage il gioca è più semplice).

Nei workshop a volte si ha l’idea e si parte in quarta, a volte si fatica un poco a trovare la strada giusta, altre volte vogliamo realzzare un’idea ben precisa e ci vuole più tempo di altre nel farlo.

Io stavo indirizzando Patrizia a focalizzare la sua idea, a comprendere il tema quando la maestra Ilaria Mibelli le ha dato alcune indicazioni su come collegare i materiali e Chiara, che ha fatto il corso assieme a Patrizia,  ci seguiva. Quello è stato un momento di comunione. Ognuno di noi stava apportando qualcosa. Patrizia la sua idea legata all’arte, Ilaria il suo suggerimento, Chiara l’empatia. Erano lì che percorrevano un tratto di cammino assieme.

Non c’era un Ego, non ‘era rivalità o menefreghismo. C’era condivisione assoluta. Gioia di percorrere un cammino assieme. Questo è lo spirito di un workshop. Imparare assieme, avere una visione di insieme, bandire l’ego personale a favore dell’amicizia collettiva.

Quando ho visto questa foto ho chiesto a Jaana Pirhonen sensei (che ringrazio per le parole scritte sul nostro workshop)  se potevo utilizzarla per ciò che mi trasmetteva.

Le ho chiesto di usare anche un’altra foto. Non so cosa abbia scatenato la reazione che vedete qui sotto

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ma è bello apprendere col sorriso e non stando sulle spine. Perché la creazione viene meglio se siamo realmente felici. Non dovremo scriverlo, le immagini parleranno da sole.

Concentus Study Group

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Prendo a prestito, per il titolo del blog, una citazione di Henri Matisse perché mi pare adatta a quanto sto per scrivere.

Oggi ho ricevuto innumerevoli (grazie!) auguri di compleanno da persone che praticano la via dei fiori, ma sinceramente il regalo più grande me lo ha fatto Ingrid Galvagni sensei che dirige la Scuola Wafu di Ivrea.

La sig.ra Galvagni stimatissima ikebanista è una persona di un entusiasmo, preparazione e gentilezza uniche e nonostante gli anni di esperienza che ci separano dalla pratica della via dei fiori lei mi ha onorato invitando il mio gruppo a partecipare alla mostra in locandina.

Come me lei ama la collaborazione tra le scuole di ikebana, il condividere per la gioia di farlo non per spirito di superiorità o altro sentimento negativo. Non mi ha chiesto il mio livello di maestro, ha solo domandato se il mio gruppo avrebbe avuto piacere a rappresentare la Sogetsu italiana alla mostra ed ovviamente la risposta è stata subito affermativa.

Questo per me è stato un dono prezioso. La condivisione fatta con gioia, con la voglia di fare un tratto di cammino della via dei fiori assieme. Noi siamo i “pulcini” del gruppo che sarà presente, con persone di alto livello che esporranno, ma lo faremo con la nostra consueta gioia e desiderio di crescita e ringrazio il maestro Lucio Farinelli, le maestre Silvia Barucci e Ilaria Mibelli e le allieve Patrizia Ferrari e Chiara Giani che parteciperanno all’esposizione. Come ringrazio le altre allieve che si erano dette disposte a partecipare, ma per esigenze di vita quotidiana, non potranno essere presenti.

Questo vedere al di là del proprio orticello, dei confini fisici e mentali per me è davvero la dimostrazione di aver compreso cosa sia la via dei fiori ed è un regalo immenso che mi viene offerto.

Grazie di cuore.

Concentus Study Group

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