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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Ikebana di Lucio Farinelli – Vaso di Sebastiano Allegrini
Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Contenitore di Lucio Farinelli e Akihiro Mashimo

In questo primo maggio dal clima incerto (per dirla con le parole di Franco Battiato: la primavera tarda ad arrivare) come lo è la vita da oltre un anno, più che mai abbiamo bisogno di poesia e bellezza e da qui il titolo di questo post che è una frase di Simone Weil.

Non penso che, presuntuosamente, i due ikebana che aprono il post siano arte e bellezza, ma è un nostro tentativo cercando di onorare al massimo la natura e ciò che ci offre. Tra l’altro, entrambi gli ikebana, sono stati creati con il materiale che era avanzato dalla lezione con le allieve proprio nel rispetto di ciò che la terra ci dona.

Lucio desiderava esprimere la forza della natura, io giocare tra il colore nero dello sfondo e quello del contenitore interno del cestino (nero su nero si annulla) come se i fiori fossero sospesi.

Non so se siano arte o belli, ma di certo sono fatti con cuore e desiderio di mettere in risalto la natura e non noi.

Mi sono anche chiesto, spesso, cosa sia il concetto di artistico in ikebana.

Per me l’artistico è ciò che ti arriva come un’onda d’urto all’animo; qualcosa che ti fa sbattere gli occhi e sorridere. Un ikebana artistico deve far comprendere come la natura sia bellissima e non sminuirla. Per questo motivo trovo molto difficile alcuni temi che la scuola Sogetsu propone nel curriculum di studio perché alle volte si rischia di non fare un ikebana, ma un incidente stradale.

La Sogetsu dallo scorso dicembre stra proponendo dei seminari online per insegnanti davvero interessanti e istruttivi che, oltre a ripassare gli stili base, affrontano proprio i temi più impervi della scuola affinchè siano meglio compresi e, non solo insegnati correttamente, ma anche realizzati.

Un tema piuttosto particolare, che non credo abbia nessun’altra scuola, è Disassembling and Rearranging the Materials. La lezione nel libro di testo viene così spiegata: l’ikebana si realizza prendendo dal terreno dei materiali che vengono tagliati e riassemblati tra di loro nella nostra disposizione floreale. (Quindi un processo che la gente non sa o non percepisce, ma che è conosciuto dall’autore. Questo perché nell’ikebana il materiale deve avere una disposizione che dia sempre un idea di naturalezza.) Dobbiamo quindi, in questa lezione, osservare ogni ramo che utilizzeremo per analizzarne gli elementi che lo compongono e la sua struttura al fine di creare una composizione che possa essere armonizzata con il contenitore (per cui solitamente non deve essere omesso in questa tipologia di lavoro) e quale sia il modo più efficace per “smontare” il ramo o il materiale che abbiamo a disposizione. Questa operazione permette anche di osservare e scoprire alcune caratteristiche del nostro materiale che potrebbero essere sorprendenti o riservarci delle sorprese. Quello che scopriamo dovrà essere il focus della nostra composizione. Ovviamente i fiori che andremo a utilizzare dovranno stare a contatto con l’acqua.

Vedendo le foto allegate alla lezione è palese che il materiale venga “smontato” ma non ridotto a pezzi perché deve sempre conservare una sua forza e bellezza.

Questo tema non viene spesso affrontato perché ci deve essere un intento artistico nel realizzarlo ed è solo uno dei temi proposti dalla scuola. La difficoltà è nel creare qualcosa che dia sempre il senso di naturalezza e mai qualcosa che è stato ridotto al minimo comun denominatore, un tema da studiare attentamente prima di affrontarlo.

lo stesso tema realizzato da Lucio Farinelli

Il problema è affrontare questo tema a lezione perché l’allievo fino a quella lezione (del IV livello) ha sempre trattato il materiale vegetale nella forma in cui si trovava e la tentazione di fare qualcosa di “strano” è subito a portata di mano mentre dobbiamo evitare cantieri di costruzioni o il mostro del dottor Frankestein. E’ un tema già di suo fuori dagli schemi che non dovremo premere il pedale sull’acceleratore.

Riporto qui alcune composizioni fatte a lezione da tre maestre del nostro gruppo e lo faccio con gioia frammista a nostalgia perché fu l’ultima in armonia pre covid.

Ikebana di Silvia Barucci – Vaso di Lucio Farinelli – Foto di Luca Ramacciotti
Ikebana di Patrizia Ferrari – Vaso di Sebastiano Allegrini – Foto di Luca Ramacciotti
Due versioni di Ilaria Mibelli – Vaso di Sebastiano Allegrini – Foto di Luca Ramacciotti

Concentus Study Group

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Locandina realizzata da Silvia Barucci

Carissimo Amico, questo anno è stato doloroso, spaventoso e triste. Molte persone hanno visto morire parenti, amici, conoscenti. Altre persone hanno perso il lavoro o sono state impossibilitate a svolgerlo. Anche il mondo dell’ikebana ha visto un’interruzione delle attività de visu e l’impossibilità di organizzare workshop o dimostrazioni. Per fortuna viviamo in un’epoca dove la tecnologia ci permette di portare avanti le lezioni online con gli allievi di livello avanzato oppure di organizzare esposizioni virtuali. Ce ne sono state molte in questo periodo ed è stato bello vedere lo spirito di partecipazione degli ikebanisti di tutto il mondo. Abbiamo deciso di organizzarne una anche noi con la speranza che sia una delle ultime perché inizieremo a realizzare di nuovo mostre e workshop dal vivo. Ti preghiamo di mandare un ikebana mai pubblicato prima e che rispecchi il titolo della mostra che vorremmo realizzare ovvero: “A new hope”. Infatti ti chiediamo di mandare il tuo lavoro entro il 20 aprile perché noi inizieremo la pubblicazione il 22 aprile ovvero il Giorno della Terra del 2021. Insieme alla foto ti preghiamo di inviarci il tuo nome e la scuola di appartenenza. Non è richiesto nessun altro dato. Ti ringraziamo della tua partecipazione certi che vorrai dare un tuo contributo in onore all’arte che professi.

Dearest friend, this year has been painful, scary and sad. Many people have seen relatives, friends, acquaintances die. Other people have lost their jobs or been unable to do it. Even the world of ikebana has faced an interruption of face-to-face activities and the impossibility of organizing workshops or demonstrations. Fortunately, we live in an era in which technology allows us to carry out online lessons with advanced level students or to organize virtual exhibitions. There have been many of these during this time and it was great to see how ikebanists from all over the world gladly partecipated. We have decided to organize one ourselves with the hope that it will among the last ones because this would mean that we would start carrying out live exhibitions and workshops again. Please send an ikebana picture that has never been published before and that reflects the title of the exhibition we would like to create: “A new hope”. We ask you to submit your work by April 20 because we will start publishing on April 22 or Earth Day 2021. Together with the photo please send us your name and the school you belong to. No other data is required. We thank you for your participation, and we are sure that you will send your contribution in honor of the art you profess.

Questo è stato l’invito (e la locandina) diffusi online sulle nostre pagine ufficiali legate all’ikebana, sui profili Instagram e ripostati gentilmente da Ikebana Sogetsu Toscana, Pagine Zen e Takumi Lifestyle. Un invito alla speranza, al risveglio personale nel momento in cui la Terra esce dall’inverno nel pieno dell’esplosione di colori e forme. Ci sembrava molto simbolico festeggiare in tale modo il Giorno della Terra. Ringrazio tutti coloro che hanno accolto l’invito dimostrando di comprendere e amare la nostra idea e li ringrazio per le meravigliose parole che hanno accompagnato i loro straordinari lavori. Hanno dimostrato, in tale modo, di amare questa arte e ciò che significa e non di usarla per mettere in mostra il proprio ego. Questo è il giusto approccio al mondo dell’arte dell’ikebana e ringrazio tutti coloro che hanno partecipato a questa grande festa. Gli ikebana sono postati in rigoroso ordine di arrivo.

This is the invitation (and the poster) published online on our official pages related to ikebana, on Instagram profiles and kindly reposted by Ikebana Sogetsu Toscana, Pagine Zen and Takumi Lifestyle. An invitation to hope, to personal awakening when the Earth comes out of winter in the midst of the explosion of colors and shapes. It seemed very symbolic to us to celebrate Earth Day in this way. I thank all those who accepted the invitation by demonstrating that they understand and love our idea and I thank them for the wonderful words that accompanied their extraordinary works. In this way they have shown that they love this art and what it means and not use it to show off their ego. This is the right approach to the world of ikebana art and I thank all those who participated in this great party. The arrangements are posted in strict order of arrival.

Puoi vedere qui tutte le foto oppure alla nostra pagina Facebook

You can watch all the photos here or in our Facebook page.

Sandy Mangels (Sogetsu)
Rino Manfroni (Ohara)
Marcel Vrignaud (Ohara Grandmaster Founder of the second Ohara Chapter in Europe)
Purnima Shah (Ohara)
Anna Budich (Sogetsu)
Ursula Altenbach (Sogetsu)
Nicole Kruimel-Rosselle (Sogetsu)
Leslie Weinstein (Sogetsu)
Ji Lin (季琳)(Sogetsu)
Lucia Veldeman (Sogetsu)
Ping Wei (Sogetsu)
Mit Ingelaere (Sogetsu)
Inger Tribler (Sogetsu)
Bernardetta Coënon (Sogetsu)
Kuhn Bodil (Ikenobo)


Jessica Hajj (Sogetsu)
Ilaria Mibelli (Sogetsu)
Marie Andre (Sogetsu)
DoQuyenPhan (Sogetsu)
Deborah Gianola (Sogetsu)
Aliya Suleymenova (Sogetsu)
Ingrid Galvagni (Wafu)
Nimal Kurukulasurya (Wafu)
Doriana Bonafede (Wafu)
Marta Lanfranco (Wafu)
Robert Obermaier (Sogetsu)
Valeria Brinkers (Sangetsu)
Erisson Thompson (Sangetsu)
Leonard Brinkers (Sangetsu)
Angelika Denig (Sogetsu)
Annelie Wagner (Ohara)
Miyako Ballesteros (Sogetsu)
Ana Luisa Quinones (Sogetsu)
Gulshakhar Suraubaeva (Sogetsu)
Svetlana Mishina (Sogetsu)
Armelle Duchamp (Sogetsu)
Brigitte Léonard (Sogetsu)
Soazic Le franc (Sogetsu)
Yvette Petit (Sogetsu)
Peggy Loh (Sogetsu)
Elena Karetko (Sogetsu)
Yoshie Iijima (Sogetsu)
Neena Verma (Sogetsu)
Chiara Giani (Sogetsu)
Daria Yazeva (Sogetsu)
Tatjana Felberg (Sogetsu)
Silvia Barucci (Sogetsu)
Penny Poh (Sogetsu)
Sandhya Agrawal (Sogetsu)
Taruna Mahesh Agarwal (Sogetsu)
Christine Guillemot (Sogetsu)
Farah Fazrina (Sogetsu)
Lucio Farinelli (Sogetsu)
Shoko Koizumi-Hanson (Sogetsu)
Antje Klatt (Sogetsu)
Irene Gomulka (Sogetsu)
Neonila Efimova (Sogetsu)
Neicla Campi (Sogetsu)
Olga Yudina (Sogetsu)
Shoan Lo (Sogetsu)
Jeroen Vermaas (Ichiyo)
Svetlana Zamrii (Sogetsu)
Viola Francesca Yong (Sogetsu)
Ragini Kakkar (Ohara)
Kasia Purton-Dmowski (Sogetsu)
Enrico Tosatto (Wafu)
Silvia Chiuminatti (Wafu)
Enrico Nicolosi (Wafu)
Tiziana Malvasio (Wafu)
Paola Mantovani (Wafu)
Bernard Tay (Sogetsu)
Shiromi Soosaipillai (Sogetsu)
Roberta Santagostino (Ohara)
Rumiana Uzunova (Sogetsu)
Silvia Pescetelli (Sogetsu)
Luca Ramacciotti (Sogetsu)
Riitta Hurme (Sogetsu)
Daniela Anca Turdean (Sogetsu)
Daniela Bongiorno (Sogetsu)
Pablo Sanahuja (Enshu)
Giusi Borghini (Sogetsu)
Elena Sharkova (Sogetsu)
Tatiana Tsoy (Sogetsu)
Anna Massari (Ohara)
Elena Kilchevskaya (Sogetsu)
Michael Beedenbender (Sogetsu)
Vesna Curk (Sogetsu)
KidChing Ong (Sogetsu)
Angelika Mühlbauer (Sogetsu)
Fiammetta Martegani (Sogetsu)
Vendrice “Jimmi” Garvin (Sogetsu)
Nelly Torri (Sogetsu)
Nadia Vivanco (Sogetsu)
Maria Mercedes Granja (Sogetsu)
Mariella Granja (Sogetsu)
Sara Granja (Sogetsu)
Yu Mei Montalvo (Sogetsu)
Silvia Naranjo de Durán (Sogetsu)
María Gloria Miño (Sogetsu)
Pepita Sosa (Sogetsu)
Silvia Larrea de Malo (Sogetsu)
Ana Dolores Román (Sogetsu)
Sonia Rovayo (Sogetsu)
Rita Paredes (Sogetsu)
Mónica Herrera (Sogetsu)
Chinara Munduzbaeva (Sogetsu)
Larisa Sarycheva (Sogetsu)
Patricia Liu (Sogetsu)
Thai Thomas Mai Van (Ikenobo)
Olga Ignateva (sogetsu)
Patrizia Ferrari (Sogetsu)
Olga Tomina (Sogetsu)
Brigitta Buse (Sogetsu)
Irina Egay (Sogetsu)
Hiromi Owen (Sogetsu)
Olga Lapshina (Sogetsu)
Helene Lanz (Sogetsu)
Rita Nagelkerke (Sogetsu)
Elena Rogacheva (Sogetsu)
Heiko Adriana (Sangetsu)
Toda Munehiro (Sangetsu)
Shony Tanaka (Sangetsu)
Sharon Chou (Sogetsu)
Urana Kuular (Sogetsu)
Antonietta Ferrari (Koryu)
Ursula Winand (Sogetsu)
Jan Goehring (Sogetsu)
Randa Muammar (Sogetsu)
Tuija Nyrönen (Sogetsu)
Ivy Le Maguer (Ikenobo)
Mc Renault (Ikenobo)
Lara Kawar (Sogetsu)
Inès Massin (Sogetsu)
Sato Wienczyslawa (Sogetsu)
Regi Bockhorn (Ikenobo)
Rudaina Muammar Haddadin (Sogetsu)
Ekaterina Seehaus (Sogetsu)
Keith Stanley (Sogetsu)
Gayatri Bajaj (Sogetsu)
Rosa Bunetto (Ohara)
Elena Yakovleva (Sogetsu)
Elena Geraskina (Sogetsu)

Concentus Study Group

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Tempo fa al sottoscritto e ai maestri Lucio Farinelli, Silvia Barucci e Ilaria Mibelli era giunto l’invito a partecipare a una mostra virtuale organizzata dal Ikebana International Moscow chapter 256. Devo dire un’organizzazione perfetta e certosina partendo dal modulo da compilare a tutti i passi da eseguire e la prontezza di risposte ricevute. Complimenti agli amici moscoviti!

Abbiamo risposto volentieri all’invito sia in rappresentanza del Concentus Study Group sia del Chapter romano di Ikebana International.

Ognuno di noi ha cercato di omaggiare al meglio gli amici che avevano avuto la gentilezza di invitarci cercando di mostrare il nostro sentire attraverso i propri lavori. Aveva ragione un’insegnante che conobbi anni fa la quale sosteneva che gli ikebana rispecchiano sempre la nostra personalità e ci svelano agli occhi di un pubblico attento.

In effetti si vede se un ikebana è fatto con passione, con umiltà, con gioia o a volte anche con tristezza. Un sentimento negativo è di contrasto nella realizzazione di un ikebana, ma spesso la pratica ci porta a illuminare quell’attivo vuoto della nostra vita.

A forza di vedere i lavori altrui si riesce subito anche a comprendere chi ha fatto e cosa, se ne riconoscono gli stili; come si capisce se siamo al servizio dell’arte dell’ikebana o essa è un pretesto per mettere in risalto il nostro ego.

Ci siamo messi dunque a riflettere anche perché non volevamo ripetere tra di noi, per un caso qualsiasi, uno stesso tema. Era inutile che se uno avesse lavorato con le foglie ce ne fosse anche un’altro. Abbiamo subito scartato anche l’utilizzo di solo materiale non convenzionale perché, per quanto sia un tema previsto dalla Sogetsu, non vedo mai i giapponesi usarlo così tanto come avviene in Europa e poi c’è sempre il rischio di mettere solo dei pezzi di plastica o di ferro impilati, più o meno carinamente, in un vaso. Prima di avventurarci in questi contesti non sarebbe male aver studiato approfonditamente l’arte e soprattutto aver frequentato i grandi scultori come ho avuto la possibilità di fare io. Personalmente, proprio per queste conoscenze e aver visto i grandi scultori al lavoro, non mi avventuro molto spesso nel tema del solo materiale non convenzionale perché temo di fare, invece di una cosa scultorea come prevista dalla scuola, quei lavoretti di bricolage che si facevano alle scuole elementari per le feste.

Mentre tutti avevano le idee chiare sul loro lavoro io sinceramente cercavo di comprendere la strada giusta da percorrere per rendere omaggio sia all’ikebana sia alla città di Mosca che avevo visitato per la messa in scena di una Traviata di cui curavo la regia. Proprio pensando a quel lavoro l’illuminazione! Avrei sviluppato il tema degli ikebana in miniatura utilizzando una matrioska dono del soprano Elena Popovskaya con cui avevamo fatto assieme delle splendide Turandot.

E per tornare al discorso fatto prima nel mio ikebana si vede il mio mondo teatrale. L’ikebana svela di noi più di quello che potremmo pensare.

Ringrazio ancora gli amici del mondo dell’ikebana e vi invito a vedere la galleria sia su Facebook sia su Instagram perché ci sono dei lavori davvero molto ben realizzati.

Vi lascio con le nostre due prossime iniziative. La prima a cura di Fiammetta Martegani

mentre la seconda è una mostra ideata da noi. Ho personalmente inviato a tutti gli SG e Branch della Sogetsu l’invito e, con piacere, hanno aderito anche importanti rappresentanti di altre scuole. Il termine per inviare il tutto è il 21 aprile. Festeggiamo assieme la Terra!

Concentus Study Group

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Lo scorso anno riuscimmo a realizzare dei componimenti pasquali con molta difficoltà dato che si era appena usciti dalla quarantena. Quest’anno va decisamente meglio anche se, purtroppo, non siamo ancora fuori da questa brutta faccenda, ma speriamo che, come la natura si risveglia alla primavera, così accada per noi.

Per me la Pasqua è una festa importante in questo senso; ci dona la speranza, la risurrezione dalla morte, dall’inverno, dai dolori.

Non ho chiesto alle allieve degli ikebana a tema, ma che si lasciassero ispirare da ciò che provavano al momento che, per me, in ikebana, è importante per non finire nel creare realizzazioni artificiose e prive di vita.

Come sappiamo l’uovo è associato al tema della Pasqua (per cui se si va a utilizzare deve essere intero), ma in realtà fin dall’antichità (se non erro come simbologia è presente già nei dipinti fenici ed egiziani) era utilizzato come simbolo di vita e di rinascita. In questo momento, per me, però, è importante che sia la gioia il sentimento da esprimere e trasmettere attraverso le nostre opere. Perchè di felicità, ora, ne abbiamo davvero bisogno.

Auguri da tutti noi a tutti voi.

Ikebana e foto di Silvia Barucci
Ikebana e foto di Lucio Farinelli
Ikebana e foto di Chiara Giani
Ikebana e foto di Ilaria Mibelli
Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – vaso di Akira Satake
Ikebana e foto di Neicla Campi – Vaso di Tore Coi
Ikebana e foto di Deborah Gianola – vaso di Tore Coi
Ikebana e foto di Fiammetta Martegani
Ikebana e foto di Daniela Anca Turdean – Vaso di Victoria Finala
Ikebana e foto di Rumiana Uzunova – Vaso di Pots Rome

Concentus Study Group

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Mi sono sempre stupito di come la vita intrecci il mio cammino con altre persone facendomi scoprire dei talenti inimmaginabili nei luoghi più impensabili. Iscritto ad un gruppo di appassionati di barba e baffi mi accorgo della particolarità dei ritratti che uno degli iscritti pubblica.

Per deformazione personale noto subito inquadratura, taglio di luce, l’idea che sta dietro allo scatto per cui curioso come una scimmia al mio solito lo contatto. Prima o poi qualcuno mi denuncerà per stalkeraggio, ma pazienza.

Per fortuna Vincenzo invece subisce la mia irruenza e iniziamo a parlare di fotografia, anzi delle sue foto che potete vedere nel suo profilo instagram: hens1966.

Nato a Foggia nel ’66 è da sempre appassionato di arte tanto da non ricordare un giorno senza disegno e pittura, sue prime passioni (e si vede dalle fotografie) che lo hanno condotto fino alla fotografia. Gli piace sperimentare e cercare spunti in ogni possibile situazione prediligendo i ritratti perché ama entrare in sintonia con chi ha davanti all’obiettivo della sua amatissima reflex.

Parlando con Vincenzo mi spiegava che ultimamente la sua attenzione è stata verso il mondo della natura causa anche le continue quarantene a cui siamo sottoposti.

Appassionato di arte, secondo lui, la natura rappresenta la perfezione per cui lui è andato ad analizzarla fin nel più profondo dettaglio.

Quindi riepilogando partendo da un grupo di appassionati di barba siamo passati a parlare di fotografie per poi scoprre la passione per la natura. Non è straordinaria la vita?

Ovviamente ho chiesto a Vincenzo di poter pubblicare una selezione delle sue foto dedicate ai fiori, lui gentilissimo mi ha dato la facoltà di scegliere, ma sinceramente non ne sono stato capace. Ogni foto è un mondo a parte. Descivono sensazioni, profumi, stagioni. Le trovo davvero molto teatrali e suggestive.

Prima di lasciare la parola ai mondi naturalistici di Vincenzo vi metto due fotografie a cui lui ha dato davvero un titolo molto poetico soprattutto se lo rapportiamo ai tempi che stiamo vivendo.

Ti amerò fino all’ultimo petalo
Baciami ancora

Davvero non so come ringraziare Vincenzo per la sua gentilezza e per aver acconsentito che io postassi su questo mio blog le sue opere e spero che le mie allieve vi trovino ispirazione per dei futuri ikebana (notate il velato invito a… 🙂 ).

Il mio consiglio è di seguire il suo profili Instagram se siete amanti della poesia, dell’arte e della fotografia.

Concentus Study Group

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Non ho ancora ben compreso quanto l’essere iscritto al gruppo di Facebook Adjiumi sia una cosa positiva o negativa per le mie finanze perché è una costante tentazione a 360° 🙂 . Infatti lo splendido gruppo capitanato da Cristian Cavagna non è solo un luogo dove si ritrovano appassionati di profumi, ma dove organizzano conferenze, corsi o segnalano libri.

Proprio Cristian ha recentemente segnalato il seguente libro:

Consiglio questo libro per più di un motivo.

L’autore (Jean-Claude Ellena) oltre alla sua fama internazionale di Naso è un poeta delle suggestioni (consiglio di lui anche “Viaggio sentimentale tra i profumi del mondo. Il diario di un profumiere d’eccellenza”). In questo libro suddivide le note olfattive (Legni/Cortecce, Foglie, Fiori, Frutti, Gomme/Resine, Semi e Radici) in un atlante personale di ricordi, annotazioni storiche, di tradizioni o sociali facendoci compiere un viaggio tra sentori che rievocheranno anche in noi particolari suggestioni.

Il libro è corredato dalle preziose illustrazioni di Karin Doering-Froger.

Ellena è affascinante come non mai e ci pare essere accanto a lui quando descrive i profumi tanto riesce ad essere evocativo.

Uno strumento per chi è appassionato di profumi, ma che gli ikebanisti troveranno interessante per come sono descritte quelle parti delle piante (cortecce, foglie, fiori, frutti o radici) che ci vedono coinvolti direttamente. Sicuramente dopo la lettura di questo libro le vedremo con occhi differenti.

Al termine un glossario realizzato in maniera esaustiva e chiara dal Naso Antonio Alessandria.

Adjiumi è davvero un gruppo di belle persone (cosa piuttosto rara sui social) e lo testimonia il libro di cui sto per parlarvi. Ornella Pastorelli (di cui vi ho già consigliato i suoi libri sui profumi e torno a farlo) con la gentilezza che la contraddistingue ha avuto il pensiero di segnalarmi un libro da lei trovato e mandarmi anche alcuni scatti da lei effettuati per illustrarmelo.

Sinceramente non conoscevo gli autori Michael Putnam e Darroch Putnam, ma il libro è davvero molto realizzato e da studiarsi attentamente.

Si tratta di un reference book che cataloga le varietà floreali per colore, indicandone la disponibilità stagionale e suggerendo schemi cromatici creativi poiché sono riprodotti in appendice su tesserine staccabili per simulare ogni possibile composizione.

Due libri particolari che a noi ikebanisti possono dare spunti in più non solo per considerare con un’altra ottica i materiali con cui lavoriamo, ma suggerire emozioni diverse da esprimere attraverso di essi.

Concentus Study Group

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Durante il percorso di studio della scuola Sogetsu abbiamo la “IV variazione “dove uno dei tre elementi principali (Shin, Soe e Hikae) viene “rimosso”. Questo per dare maggiore “leggerezza” al tutto e per sottolineare che tra i tre elementi principali il primo a poter (eventualmente) essere rimosso è il Soe (il secondo elemento posizionato negli stili base). Se tra lo Shin (che comanda le misure di tutto il nostro lavoro) e l’Hikae (il terzo elemento) dobbiamo togliere ancora un elemento sarà proprio il ramo che comanda e non l’Hikae. Questo perché l’Hikae dona tridimensionalità al tutto, è quello che caratterizza l’ikebana in quanto tale dato che, solitamente, per Shin e Soe usiamo rami o foglie (più raramente fiori) mentre l’Hiake è sempre e solo un fiore.. Infatti ci sono delle composizioni anche con solo fiori (Ichirin-zashi e Chabana).

Ichirin-zashi e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini

Successivamente al IV livello c’è una lezione (Disassembling and Rearranging the Materials) dove andiamo a osservare MOLTO attentamente i materiali che abbiamo a disposizione per capire quali sia possibile tagliare per ricostruire in maniera artistica. Non tutti i materiali si prestano a questo esercizio e guardando attentamente le foto del libro di testo (delle varie edizioni in mio possesso) tutti i lavori hanno la presenza di fiori e collocati nel vaso in maniera tale che possano prendere acqua (cosa importante che spesso viene dimenticata). E’ vero che siamo in presenza di free style per cui si può fare “ciò che vogliamo”, ma io credo che non dovremmo mai scostarci troppo dalle idee rappresentate nel libro di testo perchè quella è la “Bibbia” per noi della Sgetsu e io non mi sento tanto grande da fare una controriforma e piegare i temi al mio volere.

Dato che la Sogetsu ribadisce più volte, nei cinque libri di testo, l’importanza del fiore tendenzialmente gli darei ragione.

Sofu Teshigahara paragonava i fiori a dei pennelli. Come il pittore usa i pennelli e i colori per fare i quadri così l’ikebanista ha i fiori per comporre ikebana. Un paragone che mi è sempre piaciuto molto ed è per questo che mi ha colpito molto il lavoro di Elena Geraskina nell’ambito di una mostra virtuale organizzata dal Branch della Sogetsu di Mosca.

Elena Geraskina

L’idea del Branch è di mettere in risalto un fiore in ogni composizione. Hanno iniziato con gli anthurium, ora è la volta dei tulipani, poi toccherà ai narcisi e infine agli iris.

Mettere in risalto un fiore vuol dire che quello deve essere il protagonista per cui se abbinato a elementi non convenzionali o a rami non dovrà essere sovrastato da essi e se “lavorato” dovrà sempre essere riconoscibile. Un gambo o una foglia di esso non rappresentano il fiore né la bellezza di esso. Sono pezzi staccati e si è perso il focus del tema. Come dice la scuola nei testi il fiore (Hikae) è importante per dare tridimensionalità al nostro lavoro e aggiunge il colore. Se lo togliamo cosa avremo?

Concentus Study Group

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Ieri sera è terminato il ciclo di conferenze su “Approccio alla fotografia” tenute dal fotografo Andrea Lippi. I tre incontri (anzi diciamo i primi tre perché sicuramente ne faremo altri) sono stati fondamentali e interessantissimi anche per i continui parallelismi che il fotografo faceva con famossissimi quadri. Per imparare dobbiamo sempre andare dai professionisti e non da chi si improvvisa in un campo solo perché appassionato. Con Lippi abbiamo imparato l’importanza della luce, del background, del movimento, del ritmo, dei colori, dell aprofondità di campo e molte altre nozioni che potremo applicare nelle nostre foto di ikebana affinché non siano tutte foto in serie e impersonali. Infatti se vediamo le fotografie ufficiali della nostra scuola spesso hanno sfondi molto colorati e non solo bianchi o neri o grigi.

Lo studio dell’arte (forse per deformazione mia professionale) è stata per me molto importante e ho sempre cercato di seguire le regole anche dove non ci sono.

Nella scuola Sogetsu abbiamo la possibilità di fare free style ovvero di applicare “liberamente” le regole, le misure e i concetti imparati. Come scritto in altri post questo non vuol dire che possiamo tranquillamente spacciare qualsiasi cosa per ikebana come invece sto vedendo sempre più spesso sui social.

La cosa per me più strabiliante è vedere come ci sia confusione sui temi della nostra scuola con la “scusa” che stiamo andando fuori dagli schemi. Se per farlo mi mescoli i temi non sei andato fuori dagli schemi, ma dal tema che avevi in mente. Mi spiego meglio. Nel mio penultimo post parlavo del tema “One Kind of Material” ovvero usare un solo tipo di materiale per metterne in risalto le peculiari caratteristiche. Come potremmo pensarlo fuori dagli schemi? Semplicemente usando magari un contenitore particolare. Se il nostro materiale singolo lo smontiamo e rimontiamo si sta facendo un altro tema della scuola (“Disassembling and Reaarranging the Materials”) se usiamo materiale secco e/o è il tema “Dried, Bleached, or Colored Materials” e se usiamo materiale non vegetale si tratta del tema “Unconventional Material”.

Questo è One Kind of Material
Questo è Dried, Bleached, or Colored Materials anche se ho usato un solo tipo di materiale
Questo è Disassembling and Reaarranging the Materials anche se ho utilizzato un solo tipo di materiale
Questo è Unconventional Material (di Lucio Farinelli) anche se ha utilizzato un solo tipo di materiale

Credo che il dovere di noi maestri sia insegnare in maniera corretta i temi indicati dalla scuola e non mutarli a seconda del proprio piacimento o di quello dell’allievo sennò si rischia solo di creare confusione e banalizzare un’arte a cui, in teoria, si dovrebbe portare rispetto anche perché, come visto dagli esempi, i temi che la scuola Sogetsu propone sono già fuori dagli schemi rispetto alle altre scuole di ikebana per cui perché calcare forzatamente la mano? Perché voler fare la cosa strana a forza? Non è che se facciamo una cosa bizzarra siamo più artisti di chi la fa canonica.

Di strano io amo solo il gruppo della Famiglia Addams, loro erano davvero fuori dagli schemi, ma in maniera geniale.

Concentus Study Group

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Come sa chi frequenta questo mio blog non parlo solo di ikebana o delle iniziative del mio gruppo di studio, ma ho ospitato personaggi legati al mondo dell’arte o del flower arrangement e articoli di cultura varia sempre legata al mondo giapponese. Oggi mi fa piacere esplorare un argomento che data la mia follia carnacialesca mi attira molto.

Il nome di Giorgio Amitrano (no non è il signore in foto di copertina, di lui ci occuperemo tra poco) è celebre per tutti coloro che leggono romanzi giapponesi perché il suo nome compare sempre come traduttore, ma ovviamente la sua attività non è limitata a questo. Per De Agostini è uscito il libro da lui scritto dove tra ricordi ed esperienze personali descrive le variegate sfaccettature del mondo giapponese.

Il termine “iro” in giapponese significa colore. Nella doppia forma “Iro iro”, signifca qualcosa di più articolato, di colorato, di sorprendente. Una definizione che calza perfettamente al mondo e alla società giapponese sospesa tra una poetica estetica visiva e la realtà multicolor dell’odierno. Per certi aspetti il Giappone affascina, per altri sorprende, per molti altri può sembrare snervante (per noi occidentali) o illogico, ma la sua realtà è talmente sfaccettata che è impossibile avere una linea sentimentale unica con questa cultura. Non si ama alla follia nè si odia. Ci si lascia affascinare e trasportare tra alti e bassi. Questo libro, scritto in maniera sapiente, scorrevole e affascinante porta il lettore in un viaggio obiettivo e, per certi versi, molto inaspettato lungo il sentiero iridescente che caratterizza la vita, la cultura e le contraddizioni di un Paese che esprime forse più di qualsiasi altro l’inesauribile varietà delle emozioni, delle atmosfere dei possibili modi di essere anche quando cercano di celare tutto dietro una mano che copre il volto per nascondere le emozioni provate. Un popolo capace del più innocente stupore infantile espresso attraverso anche coloratissimi disegni antropomorfi (anche sulla cartellonistica segnaletica) e allo stesso tempo di lasciarsi trasportare da inquietanti perversioni; se è celebre il loro stupore innanzi alla fioritura dei ciliegi lo è altrettanto la loro corsa verso un futuro tecnologico impensabile mentre magari eseguono una cerimonia del té o si esibiscono al Karaoke.

Interessantissimo anche l’esperienza dell’autore con la calligrafia tradizionale giapponese perché descrive ciò che un occidentale prova innanzi a queste arti e alla loro metodologia di insegnamento perché Amitrano avendo vissuto il Giappone non da turista ce lo svela per quello che è nei pregi come nei difetti rendendolo, se possibile, ancora più interessante ai nostri occhi.

Ma oggi non voglio parlarvi solo di lui, ma anche della persona che avete visto in immagine di apertura accanto alla copertina del libro di Amitrano perché credo che nessuno incarni meglio l’ideale di “Iro iro” di lui e inoltre la sua passione per il Giappone è proprio iniziata in seguito alla lettura di un autore che è tra quelli a cui Amitrano ha dato voce in italiano.

Grazie all’associazione L’altro Giappone per questa foto

Gabriele de Risi classe 1976 è di professione copywriter vive e lavora a Milano. Appassionato di subculture giapponesi e di viaggi si è avvicinato al Giappone leggendo i libri di Banana Yoshimoto durante il servizio civile nel 1998. Da lì ha iniziato a interessarsi della cultura e della società giapponese.

Gli piacciono le storie delle persone e questo si evince da molti contenuti del suo blog. Ha studiato design (IED Istituto Europeo di Design), ma senza alcun legame al mondo giapponese. L’unico suo studio riguarda i corsi di lingua.

L’idea di tenere un blog è nata dopo il suo primo viaggio. GiapponeTVB è un blog che tratta gli argomenti più disparati e impensabili dove, senza salire in cattedra per fare il professore, Gabriele riesce a descrivere perfettamente i vari argomenti con accuratezza e profondità sempre con un sottofondo di divertimento.

E che lui si diverta è palese anche dalle fotografie che gli scatta un fotografo e che poi sono elaborate da alcuni grafici con cui Gabriele collabora.

Il lavoro svolto da Gabriele è molto importante al pari del libro sopra citato perché si può imparare divertendosi, non è detto che i testi debbano essere solo cattedratici e non affascinanti anche perché lo stesso Giappone è una grande macedonia di serietà, divertimento, follia, colori, monocromia, poesia… insomma è Iro Iro!

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Ieri a una nuova allieva di ikebana spiegavo come è suddiviso il percorso di studio della Scuola Sogetsu mostrando anche ciò che stavano realizzando le altre allieve dei livelli più avanzati.

Più studio il percorso della mia scuola e maggiormente noto sfumature e sottigliezze.

Al IV livello ci sono una serie di lezioni (With Flowers Only, With Leaves Only, With Branches Only) che puntano l’accento sull’osservazione del particolare per conferire alla nostra composizione ritmo, colore e movimento.
Queste lezioni sono propedeutiche per quella denominata Only One Kind of Material che ieri abbiamo affrontato a lezione con la maestra Anne Justo e l’allieva Silvia Pescetelli.

Quindi dato che questo tema viene insegnato dopo queste tre è naturale pensare che il materiale non ricordi altre tipologie di lezioni o che, tendenzialmente, va a creare una summa delle tre lezioni precedenti. Ovviamente non è una regola, ma, per me un modo corretto di inquadrare il tema.

Quello che amo del percorso della Sogetsu è come, mettendo assieme il primi due livelli base e, i vari temi proposti a III e IV livello si abbia una possibilità infinita di espressività pur seguendo le regole.

Mi spiego meglio. Only One Kind of Material prevede che si utilizzi un solo tipo di materiale senza nemmeno mescolarlo ad altre varietà o colori della stessa specie. Quindi se sceglierò i crisantemi, per essere chiari, ne sceglierò una sola tipologia e colore.

Noi dovremo andare a mettere in risalto la peculirità di quel materiale, la forma, il colore, l’andamento senza però snaturarlo. Per cui non sarà nè secco o colorato né smontato e rimontato o troppo lavorato. Deve avere un impatto naturalistico.

In caso contrario avremo svolto un altro tema rispetto a questo che serve proprio ad affinare il proprio sguardo, capire il bilanciamento del materiale e come uno solo possa, in realtà, avere molte sfumature o forme di cui magari non ci potremmo accorgere ad un primo sguardo superficiale.

E’ un tema che io amo molto tanto che a casa mi ero esercitato utilizzando la camelia. Una camelia non perfettissima, perché i molti sbilanciamenti climatici di questo periodo tra caldo e improvvise gelate, un poco hanno danneggiato i raccolti, ma che, proprio sfruttandone queste problematiche, mi ha permesso di poter mettere in risalto il tutto (lasciando anche alcune foglie in parte gialle, ma non rovinate).

Vi lascio ora alla nostra proposta del tema.

Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini
Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Angelica Mariani
Ikebana di Lucio Farinelli – Foto di Luca Ramacciotti
Ikebana di Anne Justo – Vaso di Sebastiano Allegrini – Foto di Luca Ramacciotti
Ikebana di Silvia Pescetelli – Vaso e fotografia di Luca Ramacciotti

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