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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Di recente ho letto questo libro di Rino Panetti (per tutt’altri scopi rispetto allo studio dell’ikebana) che consiglio caldamente sia a chi si occupa di arte sia a chi studi ikebana con la scuola Sogetsu.

Spesso ci sono confusioni su cosa sia effettivamente creativo nell’ikebana Sogetsu eseguita nel mondo occidentale e questo libro, è per me, una guida su come si possa definire ed affermare il concetto di ikebana per chi studia nella mia scuola.

Premettendo che, pur essendo una scuola dove c’è il concetto di freestyle ed è innegabile il suo legame con l’arte moderna occidentale (come spesso ho trattato in questi miei post), la scuola Sogetsu è pur sempre nata in Giappone con una mentalità, una cultura e, di conseguenza, un approccio alla giapponese. Quindi va studiata e realizzata pensando alla giapponese non all’occidentale. Dovremmo ricordare sempre bene questo concetto perché ad esso sono legate le tradizioni del mondo dell’ikebana su cui Sofu Teshigahara apportò delle innovazioni (e di quale portata!), ma non creò qualcosa ex abrupto.

Questo ci riporta ad un concetto ben espresso nel libro dove si evidenziano le differenze ideologiche e di inquadramento tra un mondo occidentale giudaico-cristiano e quello orientale. Ovviamente non si fanno differenze teologiche, ma proprio come ci si approcci a determinati concetti, quale ad esempio novità, inquadrandoli nella giusta ottica.

Concetti come SUN e FUN qui espressi (non vi spiego ovviamente cosa significhino non per obbligarvi a leggere il libro, ma perché come riportato più volte nel testo è il percorso che compiamo importante non arrivare all’immediata meta) possono davvero essere la base di partenza per quando, ogni volta, ci accingiamo a praticare un tema freestyle della scuola Sogetsu.

Ho cercato di fare gli esercizi proposti nel libro (inizialmente, lo confesso, un poco frustranti, ma poi piano piano gli ingranaggi iniziano a girare) nella mia duplice ottica ovvero quella teatrale e quella inerente l’ikebana (le mie personali “abbazie”) scoprendo spesso come arrivassi a risultati similari.

Questo libro fa comprendere molto bene le differenze tra avere talento ed essere creativo e come, eventualmente, indirizzare bene il nostro talento. Come avere una visione d’insieme e non solo parziale oltre al fatto che si sproni spesso a prendere appunti su di un taccuino.

Sembra una sciocchezza, ma non lo è. Un esercizio manuale come la scrittura ha una ben diversa valenza dal digitare su una tastiera come sto facendo in questo momento. Spesso mi accorgo di come si abbia ormai difficoltà nello scrivere a mano.

Per quanto io prenda appunti durante il lavoro o faccia annotazioni sullo spartito è molto ben diverso dallo scrivere a lungo e questo lo capii quando eseguii l’ikebana ispirato al profumo Notturno di Meo Fusciuni dovendo trascrivere le poesie di Rilke, Holderlin, Celan, Neruda e De la Cruz in una buona grafia anche se consapevole che, probabilmente, e così fu, a fine lavoro non si sarebbe ben visualizzata la mia scrittura.

Inoltre avremo un diario del nostro percorso.

Nulla accade per caso potrebbe essere il sottotitolo di questo prezioso manuale (in realtà è un vero e proprio workshop da compiere guidati dall’autore). “Non chiederti cosa può fare la creatività per te, chiediti cosa puoi fare tu per la tua creatività” – allargare lo sguardo, spronare, provocar(ci)e, muoversi sono tutti verbi usati in questo libro per meglio descrivere come dovremo rapportarci con ciò che dovremo realizzare (imparando a cambiare i nostri schemi mentali usuali).

Un consiglio, non mio, ma dell’autore. Spegnete il telefono o evitate di guardarlo durante la lettura. Concentratevi su ciò che leggete e gli esercizi perché è davvero una lettura piacevole e spesso vi ritroverete a pensare “perché questo non l’ho capito prima?”

Dovremo avere ben evidenti i percorsi e i concetti espressi in questo manuale pratico (leggendolo capirete perché lo definisco così) quando la prossima volta ci appresteremo a realizzare un ikebana per comprendere se siamo sulla giusta via, se ciò che stiamo realizzano è davvero creativo, se “dice” qualcosa, se è un passo avanti e poi di lato che compiamoo o semplicemente continuiamo a citarci addosso.

Concentus Study Group

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Di recente ho avuto la bella notizia dell’uscita, a fine mese, della seconda fatica letteraria di Roberta Santagostino. Tre anni fa il suo bellissimo libro “Piante e fiori dell’ikebana” (dedicato in realtà non solo all’ikebana, ma a tutte le tradizioni culturali del Giappone legate alla natura) ed ora un saggio inerente una tipologia di composzione che personalmente adoro molto.

Il Chabana spesso viene travisato in Occidente dandogli delle forme che non sono propriamente sempre corrette per cui sicuramente questo libro sarà illuminante e di insegnamento in tal senso. Inoltre credo che recuperare la delicatezza di certe tipologie di composizioni possa sempre fare bene.

In passato ho fatto ahimé cose eccipibili, ma sinceramente non per colpa mia, ero ancora studente, e veniva fatta leva sul dover fare un ikebana sempre strano, mettere un fiore a testa in giù (peccato poi non prenda acqua per cui si infrange il comandamento supremo dell’arte dell’ikebana destinando il fiore ad appassire. All’Headquarter Sogetsu quando fai lezione non appena scegli il vaso te lo fanno riempire subito d’acqua) o composzioni “scenografiche” che in realtà non avevano né capo né coda, ma solo presunzione.

Questo è uno degli “ikebana” fatti senza una guida appropriata e, addirittura, lo eseguii per una mostra.

Come si vede nella foto sopra si può dire qualsiasi cosa tranne affermare che fosse realmente un ikebana. Era un guazzabuglio e lo riconosco senza alcuna difficoltà con l’esperienza che ho oggi. Poter vedere costantemente, anche attraverso i social, ciò che i grandi maestri del Giappone creano mi è servito come guida per cambiare rotta (e insegnante) e comprendere che non siamo artisti se mettiamo del materiale slegato che va in due o più direzioni o qualcosa di “strano”. Un’altra lezione importante possono essere i 50 Principi della Sogetsu che oltre ad essere consigli pratici sono proprio delle guide stilistiche. Basta assimilarli e capirli appieno.

Forse io, sapendo di non sapere, non mi distacco dalle linee guida della Sogetsu che è una scuola molto creativa e permette di realizzare ikebana anche particolari (materiale non convenzionale, sculture di rami, materiale secco etc-), ma sempre con la natura come protagonista.

La difficoltà, con la mia scuola è che conserva principi legati all’ikebana tradizionale, ma portandoli nella modernità dell’arte contemporanea per cui dobbiamo sempre tenere un giusto equilibrio con dei concetti (come quelli ben espressi in questo articolo del compianto Mauro Graf) molto “giapponesi”, ma universalizzati.

Forse io limito un po’ le mie allieve durante le lezioni come il signore nella vignetta sottostante…

ma è anche vero che le mie allieve sono quelle che al concorso Sogetsu hanno preso più premi in Europa per cui forse la via che percorriamo è quella corretta o, la scuola, comprende che cerchiamo di metterci al servizio dell’ikebana e della natura per fare composizoni che pur essendo artistiche sembrino naturali, come se dietro non ci fosse la mano dell’uomo. Come è doveroso che sia.

“Flowers become me” è il motto della nostra Iemoto. Pensiamoci quando facciamo un ikebana perché quello sarà la nostra trasposizione in natura. Cosa vogliamo raccontare di noi?

Anche perché per mettere in un vaso un fiore a testa in giù o un rametto secco storto non serve studiare ikebana.

Cocnetus Study Group.

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Ciò che mi affascina dello studio di un’arte è che c’è sempre la possibilità di contaminarla con altre discipline. Realizzando la messa in scena di opere liriche non mi sono mai settorializzato sullo studio del melodramma, ma il mio interesse è sempre andato anche ad altri settori dello spettacolo, dell’arte, del fumetto, del cinema, di tutto ciò che mi incuriosiva e solleticava. Questo aspetto io, coaudiuvato dal M. Lucio Farinelli che la pensa esattamente come me, l’ho riportato anche in ikebana. Per me è impensabile studiare “solo” l’arte floreale giapponese senza mescolarvi altre possibili discipline perché tutte insieme vanno poi a formare un substrato culturale che noi riverseremo nei nostri lavori. Devo dire che sono anche fortunato avendo un pool di allieve, maestre del mio gruppo o amici di altre scuole che la pensano come il sottoscritto.

Recentemente ho avuto la fortuna di conoscere (purtroppo al momento solo virtualmente) Luigi Gatti autore del libro di cui ho parlato in un precedente articolo. Gatti è una persona di un entusiasmo unico pari alla sua passione e alla voglia di ampliare la conoscenza e l’interesse cosa che può accadere solo con contatti tra persone perché i vari sentieri non si percorrono mai da soli. Lo scambio delle proprie esperienze o di ciò che conosciamo porta sempre ad una crescita. Parlando con lui è nata l’iniziativa di cui vedete la locandina ideata e realizzata dalla grafica Silvia Barucci.

Prima di spiegare di cosa si tratti vorrei ringraziare Gatti (lui non vuole essere nominato come professore, ma per noi in questa occasione lo sarà dato che ci porterà la sua conoscenza) per la proposta che ci ha fatto di cui siamo tanto felici quanto onorati. Come vorrei ringraziare tutte le persone che si sono subito dimostrate entusiaste. In questo anno così devastante e particolare il mio gruppo non ha mai cessato di fare attività anche se la maggior parte delle iniziative sono state a livello “online”, ma non importa. Vuol dire che la nostra mente desidera combattere tutto ciò che ci sta accadendo solo con cose positive e belle.

Ma veniamo a noi e alla conferenza che Gatti terrà via Zoom su prenotazione.

Kadō 華道 è, come sappiamo. una parola giapponese, da decenni in uso anche nella nostra lingua, con la quale si indica generalmente il percorso da compiersi per imparare l’arte floreale giapponese nota maggiormente con un altro termine (più recente) ovvero l’ikebana. Come spesso accade con le parole giapponesi, il suo significato va ben oltre a questo. Con Luigi Gatti, scrittore, viaggiatore ed esperto di cultura giapponese, vedremo come Kadō sia un concetto capace di guidarci lungo sentieri e percorsi inaspettati, in un viaggio che ci farà attraversare la filosofia e lo spirito del popolo giapponese.

Avremo quindi un approccio diverso alla materia che stiamo studiando andando ancora maggiormente a comprendere il significato nascosto, profondo nelle parole che utilizziamo costantemente. Un aspetto spesso trascurato, ma che invece reputo molto importante e che ci darà ancora nuovi imput per continuare con gioia il sentiero dei fiori.

Per informazioni concentusstudygroup@gmail.com

Concentus Study Group

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Una delle mie lezioni preferite del V livello per insegnanti è quella che porta il titolo di questo blog.

Se, in origine, fare ikebana poteva semplicemente voler dire utilizzare il materiale del proprio giardino o della natura circostante oramai grazie alle coltivazioni in serra e /o intensive è possibile trovare materiale di qualsiasi stagione tutto l’anno e si è perso il senso della bellezza precipua di ogni momento dell’anno.

Questa lezione invita invece ad utilizzare proprio il materiale tipico della stagione che stiamo vivendo, osservarne le caratteristiche, i colori, i profumi. Non è sbagliato utilizzare anche materiale di altri stagioni rispetto a quella in corso, ma l’importante è caratterizzare, con il proprio lavoro, la stagione che stiamo vivendo..

E per farlo dobbiamo onorare e utilizzare al meglio il materiale che la natura ci offre. Dobbiamo valorizzarlo, non inaridirlo, rispettare le loro forme o colori, siamo al suo servizio e non viceversa. Abbiamo la possibilità di utilizzare dei bellisismi rami e allora facciamolo nella loro interezza.

Spesso invece osservo come il materiale venga sempre spezzettato e ricomposto, non si riconoscono più le forme, assistiamo ad ikebana asettici freddi e mi dispiace che in Europa ci si stia allontanando dal sentiero che la scuola madre continua ad indicare. Di recente la master instructor of Sogetsu headquarters Misei Ishikawa ha tenuto proprio una dimostrazione online sul tema dell’autunno e i suoi bellissimi e strabilianti lavori arrivavano al cuore con la spettacolarità della natura. Erano poetici e pieni di pathos dove la natura era rispettata ed esaltata.

Quando Patrizia, Neicla e Chiara durante le loro passeggiate hanno mandato le bellissime foto della natura che stavano vedendo ho chiesto allora a chi poteva di realizzare degli ikebana autunnali. Osservare la natura è sempre istruttivo come il cercare di omaggiarla, ricrearla, anche se non pedessiquamente. Dobbiamo sempre ricordarci che facciamo ikebana e non sculture surrealiste.

Quindi grazie alle nostre fotografe, che nelle loro passeggiate hanno pensato di condividere con tutti noi ciò che vedevano, ci siamo messi al lavoro cercando ispirazione nelle forme e i colori della natura autunnale e chissà che gli stessi paesaggi non potrebbero dare suggerimenti diversi durante l’arco dell’anno perché è bello e istruttivo vedere anche come una stessa pianta muti durante le stagioni.

ikebana e foto di Silvia Barucci
Ikebana di Lucio Farinelli – Foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini
Relief work, dipinto e foto di Patrizia Ferrari
Tsuribana di Anne Justo – foto di Luca Ramacciotti
Ikebana e foto di Chiara Giani – Vaso di Sebastiano Allegrini
Ikebana e foto di Ilaria Mibelli
Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Jeff Shapiro smaltato da Sebastiano Allegrini
Ikebana e foto di Neicla Campi – Vaso di Tore Coi
Ikebana e foto di Deborah Gianola – Suiban di Sebastiano Allegrini
Ikebana, foto e vas di Silvia Pescetelli
Ikebana e foto di Rumiana Uzunova – vaso di Sebastiano Allegrini

Ancora una volta grazie a tutte coloro che hanno potuto partecipare seguendo il sentiero della via dei fiori.

Concentus Study Group

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Lo scorso inverno, presso la galleria Taka Ishii Gallery in Tokyo, si è svolta una personale di Sofu Teshigahara in cui si presentavano una selezione di sculture e opere di calligrafia prodotte dagli anni ’50 agli anni ’70. Sofu Teshigahara, assieme a Houun Ohara e Yukio Nakagawa, fece parte del movimento d’ikebana d’avanguardia che si discostava dalle pratiche convenzionali dell’Ikebana, senza mai però rinnegarne i principi.

Sofu Teshigahara, continuò costantemente a esprimere un forte interesse per le tendenze artistiche europee riuscì a incorporare lo spirito sperimentale dell’arte moderna nel contesto dell’Ikebana.

Una delle opere esposte in questa mostra (realizzata in collaborazione con la Sogetsu Foundation) era “Kikansha” (The Locomotive – 1951) una “combinazione” di vasi e strutture di ferro con materiale vegetale.

Nel libro “Ikebana” by Sofu Teshigahara si trovano delle foto della realizzazione di questa opera e la spiegazione di come trovasse interessante l’impatto che del materiale inorganico potesse avere a contatto con quello vegetale in quanto è difficile espremere emozioni attraverso il primo. In questa opera Sofu cercava di rendere il “simbolo” della locomotiva, una locomotiva surreale con sopra una composizione di fiori. Questo lavoro era di stimolo a incrementare la fantasia dell’ikebanista che non sempre ha a disposizione ciò che vorrebbe. Ovviamente lavorando con materiali organici ed inorganici è importantissimo il livello di equilibrio di entrambi, nessuno deve sovrastare sull’altro e il lavoro deve avere “ritmo”.

Questa opera di Sofu Teshigahara ha sempre molto colpito la mia fantasia sia per il suo carattere volutamente simbolista (come riportavo in un altro articolo di questo blog) sia per il ritmo scenografico che possiede. Nonostante la prevalenza visiva di materiale ferreo l’opera è viva, divertente, c’è il cuore e l’idea.

Quando il M. Farinelli, la scorsa estate, vinse al concorso #akane60 uno dei vasi creati appositamente per l’evento sinceramente non avevo idee su come utilizzarlo.

Giustamente essendo suo è stato il M. Farinelli per primo a realizzarci un ikebana.

Quando ho visto il suo ikebana il mio cervello ha collegato (non so per quale oscuro lavorio dei miei neuroni 🙂 ) quel vaso all’opera Kikansha. Ovviamente avrei, con il capo cosparso di cenere e tanta umiltà, solo compiuto un doveroso omaggio all’opera del fondatore della scuola, una specie di “grazie” espresso con i fiori senza alcuna pretesa di artisticità. Ho cercato quindi di ideare una composizione che ricordasse quell’opera e tentasse di avere ritmo ed equilibrio tra il vaso, il bicchierino nero messo vicino alla base e il materiale floreale. Spero Sofu sensei apprezzi il mio piccolo ringraziamento senza scagliare folgori dal cielo.

Concentus Study Group

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Questo tema che si studia al IV livello della Scuola Sogetsu credo sia uno dei più ostici e spesso travisati. Dobbiamo non visualizzare il materiale che abbiamo innanzi come del cibo (e per noi occidentali toglierci dalla mente le composizioni di “nature morte” o di Arcimboldo andando quindi per sottrazione nel fare il nostro lavoro) ed utilizzarli come se fossero rami e fiori realizzando un ikebana con essi. Con la differenza che i rami e i fogli si possono molto lavorare per dargli la forma voluta. Non vanno pensate, queste composizioni, come un morimono, ma come per questo, la frutta deve apparire intatta come se fosse da poco uscita dalla busta del supermercato. Quindi se noi andiamo a “lavorare” la frutta/verdura o a unirla con degli stuzzicadenti (attenzione però se il frutto poi sgocciola) queste cose visivamente NON si devono vedere. Niente frutta/verdura a fette o fettine o trasformata in una decorazione da aperitivo.

Possiamo sia utilizzare vasi sia non dipende dal lavoro che abbiamo in mente andando anche ad aggiungere rami o fiori a patto che non siano preponderanti su frutta/verdura che è il nostro tema principale.

Sinceramente è uno stile che mi ha sempre presentato complessità e problemi perché non è semplice da eseguire a meno di non curarci delle regole, ma allora che senso ha studiare una scuola? Ho infatti molto ammirato ed apprezzato la composizione di questo tema che la Master Instructor Misei Ishikawa ha creato durante la recente dimostrazione online da lei tenuta. Dovremmo sempre ricordarci il loro esempio quando ci accingiamo a realizzare un tema della scuola per cercare di non travisarlo.

Di recente su Facebook ho letto il seguente post che se da una parte mi ha fatto sorridere (per il testo) dall’altra ho ammirato la realizzazione.

Da qui l’idea di chiedere alle mie allieve che avevano già affrontato il tema a lezione e alle maestre del nostro gruppo di ideare degli ikebana utilizzando solo la frutta e verdura che avevano in quel momento a casa. Un compito che andava ad aggravare il già difficile tema (non che la precedente volta con questo tema ispirato alle opere del Maestro Giuseppe Carta avessi loro semplificato la vita…). Ringrazio coloro che hanno risposto alla chiamata e anche quelle che non hanno potuto per tutte le problematiche legate al momento. E’ sempre bello fare le cose in gruppo e prometto che per un po’ di tempo non le tedierò più con questa tipologia di ikebana 🙂

Silvia Barucci
Lucio Farinelli – Vaso di Sebastiano Allegrini
Composizione e vaso di Patrizia Ferrari
Chiara Giani – Vaso di Sebastiano Allegrini smaltato da Luca Ramacciotti
Composizione e vaso di Ilaria Mibelli
Luca Ramacciotti – Contenitore realizzato con i Lego
Daniela Bongiorno
Deborah Gianola – Vaso di Sebastiano Allegrini
Composizione e vaso di Silvia Pescetelli
Rumiana Uzunova – Vaso di Pots

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Quando nell’ottobre del 2005 inizia a studiare l’ikebana Sogetsu lo feci più spinto dal fatto che la mia maestra di allora avesse parlato di scenografie in bambù (quelle realizzate dallo Iemoto Hiroshi per Turandot) che per un vero interesse per quest’arte a differenza di Lucio Farinelli che avrebbe poi condiviso il percorso di studio con me. Decisione migliore non l’avrei mai potuta prendere in realtà perché il mondo dell’ikebana mi ha permesso di conoscere persone meravigliose dedite all’arte e alla divulgazione della cultura per amore di essa e non del proprio “io”.

Soprattutto non mi sarei mai aspettato attraverso l’ikebana di imbattermi in molte realtà artistiche che sarebbero confluite in essa (dai profumi, alla moda, all’arte, al cibo) o in persone che avrebbero arricchito la mia vita.

Studiando ikebana è impensabile, ovviamente, non leggere i saggi sul Giappone, la sua storia, arte, credenze, usi e costumi. Come non pensare ai libri di Fosco Maraini, Rossella Marangoni, Aldo Tollini o Giangiorgio Pasqualotto? Però quando amici mi chiedevano un libro per capire concretamente chi fossero i giapponesi e come si comportassero nella quotidianità io consigliavo sempre il libro di Will Ferguson “Autostop con Buddha: Viaggio attraverso il Giappone”.

Poi per uno dei misteriosi intrecci del cammino ho avuto il piacere di imbattermi nel professor Luigi Gatti di cui ho scoperto in maniera colpevole in ritardo il suo libro: “Il cammino del Giappone – Shikoku e gli 88 templi” edito da Mursia. Mi dispiace per Ferguson, ma di qua in avanti consiglierò a tutti questo libro per comprendere un popolo, quello giapponese, che tanto ci affascina per (o anche) le sue molteplici contraddizioni. Inoltre ordinando il libro direttamente all’autore (luigigtt@gmail.com) sarà possibile riceverlo con una dedica (ideogrammi) in china.

Prima di tutto, cosa non da poco, Gatti scrive bene, molto bene. Il suo stile, apparentemente discorsivo e di memoria (ill ibro racconta il suo viaggio in quello che è il parallelo nipponico del Cammino di Santiago), in realtà ci accorgiamo ben presto che è profondo e le descrizioni dei luoghi, delle persone e dei sentimenti resteranno impressi in noi come delle cartoline che l’autore potrebbe averci inviato.

Un libro che ci arricchisce anche culturalmente con le molte nozioni che contiene e che mi hanno permesso di impare cose nuove su questa società che pare sorprenderci sempre senza sosta. Il libro corredato di foto e di un dizionario a fine testo lo consiglio a tutti coloro che amano il Giappone o ne sono incuriositi, ma anche a quelli che stanno per compiervi in un futuro (che speriamo non lontano) un viaggio perché anche se non visiteranno gli stessi luoghi avranno una panoramica di ciò che può aspettarli affrontando un popolo che dell’ospitalità ne ha fatto una questione di onore e condivisione. Nel libro ci sono anche dei momenti che mi hanno davvero colpito e commosso, ma che non scriverò qui per non rovinare la sorpresa. Alcuni mi hanno anche fatto sorridere per le strane combinazioni della vita visto che anche io sono stato a Santiago (ma non facendo il cammino), amo il Giappone e il fado.

Tutte le foto sono tratte dalla pagina Facebook o dall’account Instagram dell’autore.

Concentus Study Group

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In un anno che la mia generazione ricorderà con dolore devo dire che ci sono stati attimi di lenimento e di forza. La forza è stata nel credere nei rapporti interpersonali, nelle amicizie, in un possibile futuro di nuovo sgombero da nubi minacciose.

Se da una parte è difficile fare programmi a lungo termine è pur vero che la gente ha bisogno di distrarsi per cui noi abbiamo assistito ad un’impennata di iscrizioni di nuovi corsisti pur non riescendo a programmare se non mensilmente le lezioni dati i tempi incerti.

Per questo, con molta gioia, abbiamo seguito l’inizio del corso di ikebana a Firenze realizzato da Silvia Barucci ed Ilaria Mibelli. Dopo il corso che tenni anni fa io a Livorno, torna lo studio dell’ikebana Sogetsu tenuto da due maestre appartenenti ad un gruppo ufficiale della scuola con un programma canonico di studio. E non è facile fare attività del genere in questo momento sia per il distanziamento, sia per le sanificazioni o il lavorare costantemente con la mascherina, ma sarebbe da stolti tenerla sotto il mento. E’ più difficile parlare e spiegare con la mascherina, ma la salute prima di tutto.

Complimenti a Silvia e Ilaria e buon corso a tutti i loro allievi.

E a proprosito di allievi dobbiamo fare i complimenti ad una nostra. Oggi sono usciti i vincitori del concorso Sogetsu che questa volta ha avuto uno svolgimento diverso dal consueto. Il bando recitava così:

“The Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition”is a unique program that takes place on Facebook where anyone is able to participate regardless of their qualifications, as long as they learn Sogetsu Ikebana or love Sogetsu Ikebana. For our 9th exhibition, we put the special theme,“Ikebana at home!”By the outbreak of OCID-19, our normal life is disturbed and many of us are forced to stay home, to stay safe. Now it is time to turn our eyes to our own nest and have a try to make the best of it. This time again, we are greatly looking forward to receiving applications from all around the world. Any applications from children are also more than welcome. You can try to win the Ikeru-chan Prize! 🙂

Qualification: Anyone
Acceptance period: Sunday, April 19th, 2020 to Tuesday, June 30th, 2020 (Japan time)
Display period: Scheduled to be posted at any time from April 27th (Mon.), 2020.
Fee: Free
Theme: Ikebana at home!”

Il tema ci ha subito entusiasmato, ma eravamo ancora chiusi tutti in casa causa pandemia. Cosa fare? Se è vero che durante la quarantena noi non ci eravamo mai realmente fermati realizzando ikebana con quel che avevamo in casa o in giardino o sul terrazzo, al concorso dovevamo, come tema, mandare qualcosa che desse l’idea di un ikebana ambientato in casa, quindi niente sfondi anonimi. La prima difficoltà era rimediare il materiale vegetale, la seconda che se sei in due persone in un appartamento ti devi ingegnare per mostrare angoli della casa diversi come se fossero due abitazioni differenti. Dato il tema e il momento particolare inoltre volevamo esprimere la gioia nel fare ikebana, la bellezza dei fiori. Dovevamo mostrare come in anni di studio l’ikebana avesse cambiato il nostro approccio alla natura che, in quel momento di reclusione, pareva tanto distante. Un impegno difficile, secondo me, per i maestri, figuriamoci per degli allievi. Impensabile per chi non aveva studiato ikebana perché l’arte non si impara per osmosi. Però siccome per noi il gruppo è importante ci siamo organizzati facendo lezioni via zoom alle allieve che volevano una guida per gli ikebana. Abbiamo anche deciso, per la prima volta, di apporre sulle foto il nostro logo per distinguerci da gruppi non ufficiali e i loro allievi comparsi all’occasione.

I nostri animi erano sospesi tra la paura, la trsistezza e la speranza per cui posso comorendere le parole della Iemoto Akane Teshigahara riportate sul sito della scuola:

I remember when we began accepting applications for this exhibition in April 2020, while the state of emergency was declared in Japan, and every day was filled with a tense atmosphere.
As the novel coronavirus raged throughout the world, it was a time where it was difficult for people to freely go out and meet with others.
To be honest, I was not sure whether we would be able to receive any applications in such a situation.
However, that fear proved to be completely unfounded.
I could see everyone enjoying arranging flowers from the works that were submitted, and I can’t tell you how encouraging it was for me to see them.
I’m very proud of everyone who has kept the belief that “I still have ikebana” in spite of all the adversity.

Also, we selected the theme of “Ikebana at Home!”, I was greatly impressed with the inspiration and sense which shone through in each applicant’s work, and there were some works that made me smile at their originality.
I’m sure that you must have thought long and hard about what kind of flowers you would like to see in your home and where you would like to see them.
Various designs of furniture, numerous types of living rooms, kitchens, and gardens.
The atmosphere varies from country to country, and there are as many “places” as there are people who create ikebana works.
It must be one of your most enjoyable experiences to catch a glimpse of the lifestyles of fellow ikebana students.

An attempt to enrich your home with flowers will first of all ease the hearts of those arranging the ikebana works, and also bring peace of mind and joy to those who live with them.
And if you post your work on social media, you may be are encouraging someone else somewhere in this wide world, even if you don’t know it.
Every country faced the threat of COVID-19 at almost the same time, and people were more empathetic and encouraging than ever before across borders.
With the synergistic effect of arranging flowers, I hope you will continue to enjoy a wonderful time at home.

Iemoto Akane Teshigahara

Il primo ikebana da me eseguito fu proprio con alcune cose trovate nel giardino condominiale qui a Roma, poi il miracolo. La riapertura del Mercato dei Fiori e uno dei nostri fornitori, Edoardo Middei, che ci porta a casa il materiale che lui aveva a disposizione. Ero commosso fino alle lacrime nel poter rivedere i fiori, sentirne il loro profumo, la fine pareva vicina. Quindi ci siamo dati tutti da fare nel cercare di esprimere il massimo della felicità attraverso i nostri lavori. Non volevo che i lavori nostri dessero l’idea di qualcosa di figo o artefatto, ma che esprimessero la gioia nel poter fare ikebana, nel poter riabbracciare dei fiori, nel metterli in evidenza nascondendo il nostro ego. Anche perché credo, a qualsiasi livello si sia, c’è sempre da imparare. Non avrei mai la presunzione di sentirmi arrivato o pensare di poter migliorare i miei allievi, a loro indico quello che a me è stato insegnato, ma cerco sempre di far sì che la loro personalità venga fuori, che non siano fotocopie, che loro mettano impegno e amore nello studio di quest’arte. Non si devono sentire parte di un club esclusivo, ma persone che studiano un’arte utilizzando il miglior mezzo espressivo che la stessa natura ci dona.

Per cui i complimenti vanno in primis ad Ursula Altenbach per aver vinto il primo premio di “The 9th Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition on Facebook “Ikebana at Home!”, ad Odile Carton e Kohan Kamiichi il II premio, ma soprattutto alla nostra allieva Rumiana Uzunova anche essa classificata seconda!!! Come le ho detto stamani deve però considerare questo premio come uno stimolo per migliorarsi, non un premio di bravura, ma conoscendola so già che questo mio avvertimento non era necessario.

Prima di lasciarvi alle foto di tutti gli ikebana con cui abbiamo partecipato ci tengo a fare un riassunto di questo prestigioso premio.

草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition (IV Edizione): Golden Moon Prize – Luca Ramacciotti

草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition (V Edizione) – 90 Anniversario: Magazine Prize – Silvia Barucci e Anne Justo

草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition (VIII Edizione): Golden Moon Prize – Silvia Barucci. Silver Moon Prize – Deborah Gianola

草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition (IX Edizione): Silver Moon Prize – Rumiana Uzunova

Patrizia Ferrari

E questo è l’ikebana che ha vinto il secondo premio con la seguente motivazione: Iemoto’s Comment〉
The fact that this work is composed entirely of Chinese peony, and that the volume of flowers is used to create a captivating effect, giving a sense of dignity. The artwork in the background and the unique shape of the vase, each of which has its own personality and seems difficult to connect in the same space, blend naturally with each other. It’s probably due to the proper distance from the artwork as well as the good choice of the vase and flower materials.

Concentus Study Group

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Recentemente abbiamo ricevuto questo invito che abbiamo subito rivolto alle allieve e maestre del nostro gruppo. Il Concentus Study Group, e lo dico con estremo orgoglio, non si è MAI fermato quest’anno realizzando lezioni online o creando anche delle sfide (come utilizzare i materiali vegetali che avevamo a portata di mano durante la quarantena) al nostro gruppo di lavoro o partecipando ad esposizioni virtuali internazionali. Un poco ci piace rimanere sempre attivi (anche perché se studi un’arte non puoi eseguirla ad ogni morte di papa e basta soprattutto se hai allievi); inoltre essendo un gruppo ufficiale della Sogetsu ci teniamo ad essere sempre sul pezzo.

Per la precisione il nostro gruppo ha attività a Roma e in Toscana, ma avendo allieve e maestre da tutta Italia (e non solo) l’area di attività tende ad allargarsi. Ufficialmente la sede però è a Roma. A Roma ci sono due Study group ufficiali della Sogetsu e come tale riconosciuti. L’Artikebana Ranson Study Group (che fu creato da Lina Alicino sensei) che attualmente dirige Maria Domenica Castrì che vive a Caserta e il Concentus Study Group tenuto da noi.

Abbiamo chiesto, quindi, alle allieve che potevano essere presenti di partecipare. La data di scadenza è fissata per il prossimo 30 settembre ed alcuni ikebana (come quello della Maestra Patrizia Ferrari di Merano) devono essere ancora pubblicati per cui questo articolo sarà prossimamente aggiornato ed arricchito.

Ci tengo personalmente a ringraziare Fiammetta Martegani perché nella sua zona (Tel Aviv) non è facile in questo momento reperire materiale e, nonostante questo lei si industri al meglio, e Neicla Campi a cui, con soddisfazione, non abbiamo fatto nessuna correzione inerente il lavoro proposto per questa occasione. Non è facile correggere mantenendo l’idea e lo stile di un allievo. Spesso si intuisce se la mano del maestro è stata leggera o totale trasformando un lavoro secondo i propri gusti personali. Un po’ come quando vedi degli ikebana attribuiti a dei bambini e sai bene che un bambino di età inferiore ai dieci anni non potrebbe mai concepire quella tipologia di ikebana.

Ma ecco la galleria dei nostri lavori a cui, come già detto, aggiungerò quelli mancanti. Potevamo mandare fino a 3 ikebana a testa e ho chiesto a tutti di idearne di nuovi. Trovo sempre piuttosto brutto (e inutile) per iniziative come questa (per non parlare di foto per libri) riciclare cose già fatte come se non avessimo idee a sufficienza.

My Inspiration:
The end of Summer. Among the dry branches of broom, burnt by the summer sun, the flowers return before the arrival of winter.

Arrangement by: Silvia Barucci, Italy
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Garofano, hibiscus, astrantia and ginestra branches
Vessel: Ceramic Vase.
My Inspiration:
A modern arrangement with a quirky container and with disassembled and reassembled material (Physalis Alkechengi and Dahlia) showing a strong contrast of shapes and colour with the container.

Arrangement by: Lucio Farinelli, Italy
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Dahlia and alchechengi
Vessel: Handcrafted vase
My Inspiration:
What if we invented ikebana? What if ikebana was invented on the Mediterranean sea? What Greeks, Romans, Etrurians would have made? I used a vase which is a reproduction of an old vase with materials that are original from the Mediterranean sea. Pistacia lentiscus (mastic) and Matricaria Chamomilla are from here and they can be found easily in Southern Europe.

Arrangement by: Lucio Farinelli
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Pistacia lentiscus (mastic) and Matricaria Chamomilla
Vessel: Handcrafted vase
My Inspiration:
Leftovers: we should never discard leftovers. We should never throw
them away, just wait for the right moment and for the right idea. I had
these Strelitzia flowers and this Limonium, then I noticed that dry
lotus leaf I had on the shelf and the idea arrived. Strelitzia,
Limonium, Dry lotus leaf

Arrangement by: Lucio Farinelli, Italy
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Strelitzia, limonium, dried lotus leaf
Vessel: Ceramic vase by Sebastiano Allegrini
My inspiration:
The reeds of Arundo line the road, the peaks are moved by the wind. I was very stimulated and made an arrangement in a glass vase that remembers their movement.

Arrangement by: Ilaria Mibelli, Toscana, Italy
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower Materials: Arando and anthurium
Vessel: Glass vase
My Inspiration:
We will remember 2020 in a negative as well as a positive way. If we have suffered a lot, it is also true that we have invented new solutions to be able to move forward also thanks to the technologies we have at our disposal. My work wants to be a symbol of joy and rebirth through the use of bleached palms that can look like a flower and the strelitzia that, with the colors of autumn, arise from them. For this composition, I used a ceramic vase I made myself.

Arrangement by: Luca Ramacciotti, Italy
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Bleached palm and strelitzia
Vessel: Self-Made ceramic vase
My Inspiration:
This handcrafted vase was given to me by Maestro Lucio Farinelli after his trip to Puglia. The particular sea urchin shape inspired me for a vertical work that would give light and joy. I chose the dahlias because the color and shape are reminiscent of those of the vase and I put some purple tips to enliven everything.

Arrangement by: Luca Ramacciotti
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Dahlia and limonium
Vessel: Handcrafted vase from Maestro Lucio Farinelli
My Inspiration:
Chestnuts dancing with dahlias. Not yet autumn, no more summer.

Arrangement by: Neicla Campi, Italy
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower Materials: Castaneda Sativa, dahlia
Vessel: Ceramic vase
My Inspiration:
Since I live in Israel, and this time of the year is the Jewish New Year, I wanted to use the typical elements of this holiday: pomegranates, which bring good luck and prosperity and roses, a typical Middle Easter flower, to celebrate the beauty of a new year starting. The vase I used is made by the Israeli local artist Merav Waldman who made it under my supervision to emphasize the “wabi-sabi” naturalness typical of the Nageire Style.

Arrangement by: Fiammetta Martegani, Israel
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Pomegranates, roses
Vessel: Ceramic vase by Israeli local artist Merav Waldman
My Inspiration:
I live in Tel Aviv, a very unique town for the amount of public and private gardens that make this city a very “green” one. I got the bitter oranges from my neighbors and the Aster from the local flower market which is literally 200 meters from my house. I consider them part of my family since the neighbor where I live is one of the oldest in Tel Aviv and we will all feel like part of a big family, where we can share flowers and products coming from our own backyard.
The vase I used is the same one made by the Israeli local artist Merav Waldman who made it under my supervision to emphasize the “wabi-sabi” naturalness typical of the Nageire Style.

Arrangement by: Fiammetta Martegani, Israel
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Bitter oranges and aster
Vessel: Ceramic vase by Israeli local artist Merav Waldman Mostra meno
My Inspiration:
I made this composition with all material that I got from different friends (coming from different countries) including the vase, which was found in the Flea Market of Jaffa, one of the oldest towns in Israel and the Middle East. To me, this composition represents the very unique value of friendship and how Ikebana can be a bridge between cultures and countries.
As much I live in Israel, I am originally Italian and I belong to the Ikebana Sogetsu Concentus (Italy), under the supervision of Master Lucio Farinelli and Luca Ramacciotti.

Arrangement by: Fiammetta Martegani, Israel
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Anthurium, Craspedia
Vessel: Ceramic Vase

Concentus Study Group

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Di recente ho letto questo bellisismo libro (traduzione di Laura Testaverde) che, per chi studia un’arte orientale, è sicuramente fonte di molte riflessioni.

L’autrice parla della sua esperienza nello studio della cerimonia del tè attraverso XV capitoli che sono tappe, riflessioni, esperienze. Sinceramente il libro mi aveva già conquistato nell’introduzione sia per la poesia delle immagini evocate sia per i riferimenti al mondo della natura e delle sue stagioni.

Proseguendo nella lettura mi sono accorto dei numerosi paralleli con il mondo dell’ikebana e spiego il motivo.

La protagonista inizia quasi per curiosità, a differenza di altre personaggi del racconto, lo studio e pur esercitandosi per numerosi anni si accorge che l’essenza di quell’arte le sfugge (bellisismo il paragone tra una casa ammobiliata, ma senza le pareti).

Non comprende come mai la sua maestra le dica di compiere determinati movimenti semplicemente perché quella è la forma corretta oppure che le chieda di vedere ciò che non è in superficie stando presente in quell’attimo con l’anima.

Sono tutti step che un allievo affronta durante il percorso di studio dell’ikebana. Le frustrazioni nel non comprendere certe misurazioni, abbinamenti o perché quella dimensione sia giusta rispetto ad un’altra o perché qualcosa sia armonico rispetto ad altro.

Un passaggio significativo recita così: – Imparare vuol dire mostrarsi all’altro come uno zero che non sa nulla. E invece, quante cose che mi erano di ostacolo avevo portato con me! In cuor mio, mi ero sentita in qualche modo superiore: “Sono cose facili!”, “Io ci riesco!” Che presuntuosa che ero! Quello stupido orgoglio è solo un fardello che ti ostacola. Bisogna gettarlo via, e svuotarsi completamente. Se non sei completamente vuoto non può entrarci niente.

In fin dei conti cosa ci vorrà mai a preparare una tazza di tè o a realizzare una composizione di fiori?

Semplicemente umiltà,tenacia ed intelligenza. Il percorso che compie la protagonista del libro.

E se seguiremo questi percorsi con anima, cuore e davvera voglia di imparare improvvisamente arriverà un click in noi e tutti quei passaggi, quelle tecniche, quegli insegnamenti che ci parevano forzati o inutili si allineeranno come tanti segmenti in fila e allora vedremo il disegno nella sua interezza.

E non ci sarà sentimento che ci renderà più felici.

Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Maria A. Listur smaltato da Luca Ramacciotti

Concentus Study Group

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