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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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Di recente Luni Editrice ha stampato (in due volumi) il romanzo che racconta le gesta del celebre samurai Miyamoto Musashi nella narrazione che ne fece (all’inizio a puntate) lo scrittore giapponese Eiji Yoshikawa.

Perchè parlo di questo libro in un blog dedicato all’ikebana?

Prima di tutto perché avendo la fortuna di conoscere esperti di arti orientali (dallo Shodō al Bonsai, al Chadō, allo Iaidō) mi piace sempre vedere quali sono i fili del percorso che si allacciano tra le varie discipline, le idee che si rincorrono, che si avvicinano. Poi credo che ogni libro, saggio, romanzo legato al mondo del Giappone ci faccia scoprire, capire, avvicinare meglio una società così diametralmente diversa dalla nostra e nei nostri studi di ikebana ogni imput può essere prezioso per avvicinarsi ad una completezza di percorso (come per chi studia Sogetsu è imprescindibile conoscere l’arte moderna per certi punti di vista).

Inoltre c’è stato un brano, contenuto nel I volume, che mi ha profondamente colpito per due motivi.

Il primo è che si parla di taglio del fiore. Chi studia ikebana sa come il taglio del gambo debba essere netto, preciso. Non ci possono essere sfilacciamenti, indecisioni.

Il secondo è sulle proporzioni che con lo studio e l’esercizio divengono naturali, ci dobbiamo subito accorgere se un elemento è della giusta dimensione.

[…] “Ti piacciono i fiori?” chiese Kocha entrando.
“Fiori?”.
Gli mostrò la peonia.
“Hmmm. Graziosa”.
“Ti piace?”.
“Sì”.
“Deve essere una peonia, una peonia bianca”-
“Perché non la metti in quel vaso là?”.
“Non so disporre i fiori, io. Pensaci tu”.
“No, fallo tu. E’ meglio farlo senza pensare all’effetto che poi farà”.
“Bene, vado a prendere dell’acqua” ella disse, portando il vaso con sé.
A Musashi cadde lo sguardo sul gambo reciso del fiore. Sorpreso, inclinò la testa, benché non sapesse dire che cosa attraesse così la sua attenzione. Quell’interesse casuale divenne un intenso controllo fino a quando Kocha non fu di ritorno.
Lei mise il vaso sulla mensola e vi infilò dentro il fiore, ma con uno scarso risultato.
“Lo stelo è troppo lungo” disse Musashi. “Portalo qui, lo taglio io. Così quando lo metterai dentro sembrerà naturale”.
Kocha gli portò il fiore e glielo porse. Ma, prima che si rendesse conto di cosa stava accadendo, lasciò cadere il fiore in terra e scoppiò in lacrime. Non c’era da stupirsene, perché in una frazione di secondo, Musashi aveva estratto la spada corta, gettato un grido vigoroso, tagliato lo stelo che ella aveva tra le mani, e rinfoderato l’arma. A Kocha, il luccichio dell’acciaio e il rumore della spada ringuainata nel suo fodero parvero simultanei.
Senza curarsi di consolare la fanciulla spaventata, Musashi raccattò il pezzo di stelo che aveva reciso e confrontò un margine con l’altro. Sembrava completamente assorto. Poi, accortosi di quanto fosse stravolta la ragazza, le fece una carezza sulla testa e le chiese scusa.
Finito di consolarla le domandò: “Sai chi ha tagliato questo fiore?”.
“No. Me l’hanno regalato”.
“Chi?”.
“Una persona del castello”.
“Un samurai?”.
“No, una giovane donna”.
“Hmm. Allora secondo te il fiore proviene dal castello?”
“Sì, così lei mi ha detto”.
“Mi dispiace averti spaventata. Se più tardi ti compro dei dolcetti, mi perdoni? A ogni modo, quel fiore deve essere della misura giusta adesso. Mettilo nel vaso”.
“Così?”.
“Sì, così va bene”.

Già in altri passaggi si era sottolineato il rapporto tra chi studiava l’arte della spada e il mondo dei fiori (Kimura fece notare che, siccome non si riceveva alcun shugyōsha, non poteva invitarlo nel dōjō, ma nulla gli impediva di invitarlo allo Shin’indō, a mangiare e bere qualcosa assieme. Gli iris erano già in fiore, e le azalee erano pronte per sbocciare. Avrebbero potuto fare una piccola festicciola e parlare un po’ dell’arte della spada e cose del genere), ma in questo brano che ho riportato si sottolinea come Kocha dia per scontato (come effettivamente poi accadrà) che Musashi, essendo uno spadaccino, possa capire meglio le proporzioni dell’arte dei fiori. La frase: No, fallo tu. E’ meglio farlo senza pensare all’effetto che poi farà” sottolinea che lo studio deve portare ad un’intuizione di forme che chi non pratica alcuna via non ha, non si deve fare ikebana pensando all’effetto finale, al “colpire l’attenzione di chi osserva”, ma anzi (Così quando lo metterai dentro sembrerà naturale) come tutto debba sembrare non costruito dall’uomo, non dare mai senso di artificiosità anche negli stili più particolari.

Successivamente poi si leggerà come, l’attenzione al taglio del gambo del fiore, porterà ad uno sviluppo nella storia del samurai.

Per questo alle mie allieve raccomando di avere hasami sempre perfettamente affilate  🙂

Concentus Study Group

 

 

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Recentemente ho avuto la possibilità di passare una splendida serata grazie al Presidente della Sawakami Opera Foundation: Atsuto Sawakmi.

Ero invitato presso la Residenza Paolo VI sulla cui terrazza si sarebbe svolta la cena di gala a cui avrebbero partecipato tutte le persone venute in Italia per conoscere i luoghi più belli della nostra nazione.

Già il luogo era magnifico, ma essere l’unico italiano mi ha fatto davvero emozionare soprattutto vedendo l’eleganza senza tempo delle signore in kimono.

Seduto al tavolo del Presidente della Sawakami Opera Foundation ho avuto la possibilità di chiacchierare di opera ed i ikebana con l’Ambasciatore del Giappone in Italia e l’attuale Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura che avevo avuto già l’onore di incontrare. Mi ha molto sorpreso che l’Ambasciatore avesse già sentito parlare di me in qualità di maestro di ikebana e mi ha fatto piacere spiegare cosa trovassi di affascinante nella loro arte da me studiata.

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Una serata davvero emozionante dove si è parlato di arte, cultura e di incontri di personalità tanto differenti quanto in perfetta sintonia.

Dei progetti di cui abbiamo parlato…. ne scriverò in un altro post.

Concentus Study Group

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Se nel mio precedente articolo ringraziavo internet per avermi fatto conoscere Hanayuishi Takaya, questa volta va per aver ermesso che Italia e Giappone si incontrassero nella figura di Mika Otani sensei con cui da anni chiacchiero virtualmente (e spero di incontrare a settembre)  e che Lucio Farinelli incontrò durante il suo soggiorno presso l’Head Quarter della Sogetsu a Tokyo.

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Mika Otani fa degli ikebana davvero molto belli, sospesi tra classicismo ed innovazione, non c’è mai nulla fuori posto o slegato, tutto pare nascere spontaneamente assieme nei suoi lavori e ha partecipato ad importanti progetti come poter fare ikebana… virtualmente.

E’ quindi stato per noi un onore che lei abbia accettato il nostro invito per l’ottobre del 2019 a tenere una dimostrazione ed un workshop a Roma perché siamo sicuri che sarà ancora una volta un’occasione di crescita per noi e per tutti coloro che vi parteciperanno.

Sarà la prima volta che questa prestigiosa insegnante viene in Italia.

Di lei ne ha parlato nella newsletter (realizzata insieme al marito il fotografo Ben Huybrechts) l’insegnante Ilse Beunen. Ringrazio per avermi permesso di citare il brano della loro newsletter e invito tutti coloro che sono interessati all’argomento di segnarcisi.

Ecco cosa scrivono in merito all’ultimo impegno di Mika Otani.

Takane no Hana – A new drama series about ikebana on Japanese Television

Still, a lot of people have not heard about ikebana yet, and all efforts to make ikebana known to a broader public, make me happy.

I just wanted to present the work of Mika Otani, who is spreading the word of ikebana through the Japanese media. She is like me a teacher of the Sogetsu School.

I am following her on the social media for a while now, and I am very impressed by her work in the Japanese media.

She is now doing ikebana for a new series which will start July 11th on NTV in Japan. This drama presents a love story where the girl is a daughter of a president of an Ikebana school. https://www.ntv.co.jp/takanenohana

On her website, which has an extensive English part, you can find more of her work. http://www.atelier-soka.com/english/

Enjoy, and a big thank you to Mika Otani for putting Ikebana in the spotlight.

PS: We can announce here that Mika Otani will come to Rome in October 11, 12, and 13 to give a demonstration and a workshop. I hope to meet here there or in Japan during one of my future visits.

Concentus Study Group

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Grazie ad internet (per la precisione Instagram) ho avuto la fortuna due anni fa di conocere le straordinarie opere che il giapponese Hanayuishi Takaya crea, realizza e fotografa.

Nel mio recente viaggio in Giappone ho avuto il piacere di incontrarlo di persona

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e complice un bel pomeriggio da Toraya e lo scambio di opinioni è nata nel mio cervello un’idea che ho subito riversato sulle mie allieve.  Takaya mi ha fatto dono di preziose cartoline e di un libro dei suoi lavori ed ho potuto visualizzare sul suo pc le varie collaborazioni (dalla danza alla moda) che aveva effettuato. E ovviamente si è parlato di un progetto da svolgere assieme.

Ho chiesto di inviarci a sua scelta alcune sue fotografie e io, Lucio Farinelli  ed alcune nostre allieve abbiamo tratto ispirazione da esse per ideare degli ikebana.

Ringrazio Takaya per la disponibilità e spero di reincontrarlo nel mio prossimo viaggio in Giappone a settembre.

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(© di Hanayuishi Takaya)

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(Ikebana realizzato da Luca Ramacciotti – maestro)

Quando a Merano durante il Sonne – Luna a casa della mia allieva Patrizia Ferrari ho visto questo ramo me ne sono subito innamorato perché immaginavo ciò che avrei potuto realizzare ispirandomi alla foto che Hanayuishi Takaya aveva inviato. Rompendo le scatole a Luigina Monferini per consigli relativi alla pittura del ramo, mi sono messo al lavoro ed è subito stato chiaro, per me, che la parte del ramo danzante, e che poteva dare idea del guizzo della carpa, in realtà avrebbe riportato il colore dei crisantemi.

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(Ikebana di Silvia Barucci – maestro)

La foto che ho scelto mi ha colpito per i colori che ha e per la sinuosità della Koi che da movimento a tutta la composizione. Nel mio Ikebana ho cercato di ispirarmi al movimento della carpa usando gli stessi colori su materiali diversi.

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(Ikebana di Chiara Giani – IV livello)

Ho trovato molto interessante e originale l’idea della carpa. La figura della carpa ha un bel movimento e accanto sono stati aggiunti dei fiori per creare un contrasto più soffice. Due materiali così diversi ma così bene armonizzati tra di loro che sembrano giocare assieme.

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(Ikebana e vaso di Silvia Sordi – III livello)

Ho scelto questa fotografia perché la carpa,con i suoi guizzi, disegna mutevoli forme nell’acqua; i fiori infinite possibilità di aspetto e colori. Teniamoci a mente: La diversità arricchisce l’essere umano!

 

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(© di Hanayuishi Takaya)

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(Ikebana di Lucio Farinelli – maestro)

Appena ho visto questa foto ho deciso di ispirarmi ad essa. I tulipani di quel tipo sono tra i miei fiori preferiti in assoluto. Tre parole: giallo e rosso. Bastava questo.

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(© di Hanayuishi Takaya)

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(Ikebana di Ilaria Mibelli – maestro. Vaso di Silvia Sordi)

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(Ikebana di Ilaria Mibelli – maestro. Vaso di Sebastiano Allegrini)

Al mio maestro Luca Ramacciotti piace stimolare la nostra osservazione, proporre iniziative ed assegnarci “I compiti per le vacanze” con un tema. Lo scorso anno furono i piatti dello chef Matteo Torretta, quest’anno creare degli Ikebana ispirati alle acconciature di Hanayuishi Takaya. La particolarità di queste acconciature sta che sulla testa dei modelli sono state eseguite delle composizioni di fiori, quasi degli Ikebana.
Tutte molto belle, ma una in particolare mi ha colpito: una massa di fiori di loto. Su la stessa foto ho realizzato due composizioni.
Nel primo ho sviluppato l’immediata sensazione che ho avuto, ricreare una massa di fiori rosa. La massa, insieme alle linee ed al colore, è uno dei tre elementi che fanno parte del curriculum di studio.
Ho abbinato delle rose con della carta modellata con il vinavil e ho aggiunto un ramo di salix secca (linea) per dare alla composizione maggiore carattere.
Il secondo è nato da una riflessione successiva, ponderata con più calma: i fiori di loto sarà possibile trovarli? Dopo un consulto con Luca: sì si possano avere, c’è solo da aspettare un mese e mezzo che fioriscano!
Nel secondo il soggetto della composizione sono i fiori di Loto in ka-bu-wa-ke, un inno alla bellezza di questo fiore, che ho abbinato a foglie e rami di bamboo.

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(Ikebana di Deborah Gianola – I livello)

Ho pensato ad un lavoro freestyle nel vaso preso da POTS questa primavera. Ho scelto peonie completamente sbocciate, non per contrastare i lotus ma per dare una continuità concettuale del ciclo dei fiori e ho cercato di riprendere la linea discendente da sinistra a destra del “casco” di lotus e anche la sintonia dei colori seppur di tonalità differenti messi in evidenza dal verde delle foglie.

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(© di Hanayuishi Takaya)

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(Ikebana di Luca Ramacciotti – maestro. Vaso di Alessia Nannicini)

Man mano che osservavo le foto di Takaya le suggestioni si moltiplicavano per cui ho ideato questo ikebana dove i colori delle calle richiamavano una suggestione tra il colore delle iris e del vestito della modella (avendo incluso il vestito ho pensato che per Hanayuishi Takaya fosse un’unica cosa)  a cui ho abbinato questi bocci di papavero come elemento verde che richiamasse quello in foto.

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(Ikebana di Lucio Farinelli – maestro. Vaso di Sebastiano Allegrini)

Il viola dell’iris l’ho ritrovato nei fiori Flochs e nelle sfumature dei rami di Smoke Tree. Ho volutamente disegnato quella forma, con un vistoso spazio a destra, per ricreare il movimento dell’acconciatura floreale.

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(Ikebana di Silvia Barucci – maestro)

I colori sono l’elemento che lega le due immagini.
Massa verde e accenti viola che danno movimento e carattere all’acconciatura e anche all’ikebana. Foto su sfondo nero che aggiunge drammaticità e dinamicità alla composizione con la luce radente per  aumentare il senso del movimento, come in una “sfilata”.

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(Ikebana di Patrizia Ferrari – IV livello)

Ho scelto la foto con l’acconciatura di iris perchè mi ha colpito molto il contrasto blu nero attenuato dalle diverse tonalità di verde. Per questo la scelta del vaso in vetro murano blu e lo sfondo nero. Nella composizione mi sono limitata a giocare con le tonalitá di verde e per richiamare il blu del vaso ho aggiunto una ho corteccia di vite colorandola di blu simile al vaso. Per le diverse tonalitá di verde ho usato rami di faggio, foglia di monstera, alchimilla e foglie secche di aspidistria colorate di nero.

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(Ikebana di Daniela Bongiorno – III livello)

Quello che mi ha colpito è stato l’abito, e l’acconciatura l’ho vista come accessorio.
Ho dato quindi importanza al legno, come se fosse l’abito, e il glicine e le bacche l’acconciatura.

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(© di Hanayuishi Takaya)
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(Ikebana di Luca Ramacciotti – maestro. Vaso di Sebastiano Allegrini)

Sinceramente avessi avuto tempo avrei fatto quattro ikebana, uno ispirato ad ogni foto ed ero pronto con idee anche per quello a cui solo Lucio Farinelli si è ispirato, ma sono dovuto andare a Salisburgo per una prima parte della messa in scena del Motezuma di Galuppi e il tempo mi è mancato, ma spero ci sia una prossima occasione. Appena ho visto questo lavoro di Hanayuishi Takaya ho visualizzato la struttura, i materiali e il vaso da utilizzare.

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(Ikebana di Lucio Farinelli – maestro. Vaso di Luca Ramacciotti)

La natura apparentemente selvaggia, e di predominanza di colore verde, della composizione di Hanayuishi Takaya mi ha ispirato ad un ikebana di questo solo colore in cui i materiali si intrecciano.

Spero che Hanayuishi Takaya sia soddisfatto dei lavori che hanno tratto ispirazione dalle sue opere e ringrazio tutti coloro che hanno aderito all’iniziativa.

 

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(Ikebana realizzato nel 2011 da Luca Ramacciotti su Con-Tatto, ink su carta velina, cm 100 x 150, 2011 di Gioni David Parra)

Nella scuola Sogetsu ci sono due temi che amo molto. Il primo del “vecchio” corso di studio è: Specific Scenes, Occasion or Spaces e l’altro (presentato nel nuovo libro di testo per il livello V di studio) Complementing an Art Work.

La differenza tra i due è piuttosto notevole e non si possono confondere.

Nel primo caso, ripreso dal sottoscritto più volte anche a lezione con le allieve, dobbiamo pensare un ikebana che sia per un evento, una commissione e quindi visualizzarlo nello spazio dove andremo a porlo. E se dietro o vicino c’è una foto? Un quadro? Una scultura? Siamo alla cassa di un negozio? Nella hall di un albergo? Come ad esempio per la mostra che si fece presso Campomarzio70.

In quel caso il nostro ikebana dovrà essere perfettamente integrato con lo spazio circostante. E con la luce che su di esso cadrà (naturale? Neon? Elettrica? etc.).

Nel secondo caso, come dice il libro di testo, dovremo incorporare il nostro ikebana nello spazio dell’opera d’arte che andremo ad utilizzare.

Quindi non posto di lato o sopra o sotto, ma proprio integrato. Sennò saremo fuori tema. Avremo fatto quello precedentemente descritto.

E qui sta la difficoltà. Dobbiamo creare un’unità con qualcosa che ha una sua anima personale. Può essere un quadro, una fotografia, una cartolina, un poster, una scultura, una calligrafia, un oggetto di design. L’importante è l’inglobarsi a vicenda.

Può essere facile se scegliamo noi un oggetto che abbiamo già e ci piace, può essere interessante, ma meno facile, andare a lavorare con un artista vivente che ha una sua personalità spiccata come ho fatto io durante la mia dimostrazione alla Galleria degli Uffizi. E’ vero che con Parra ci legano anni (ho appositamente messo in apertura la foto di una nostra prima collaborazione e devo dire che lo stile di entrambi è molto cambiato da allora) di amicizia e stima, ma siamo due persone con idee e gusti precisi e l’incontro è sempre stimolante.

Ringrazio ancora una volta il collega Alexandre Evans che mi ha permesso di utilizzare un suo lavoro per il mio blog.

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Lo pubblico perché davvero è un esempio perfetto di questo tema. Con il nostro ikebana non dobbiamo ricalcare l’opera d’arte, ma assecondarla, seguirla pur dandone la nostra interpretazione e personalità. E soprattutto, dato i canoni della scuola, creare non un ikebana frontale, piatto, ma tridimensionale.

Concentus Study Group

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(locandina realizzata dalla scuola Sogetsu e pubblicata sul sito ufficiale per il lancio della nuova edizione del contest)

da sinistra in alto alcuni dei vincitori dei precedenti Contest:

Lue, fang-yun(Taiwan)-  Golden Moon Prize – VI Edizione

Luca Ramacciotti (Italia) –  Golden Moon Prize – IV Edizione

Hiraiwa Hisae (Giappone)  –  Golden Moon Prize – V Edizione

Amanai Chiko(Kanagawa)-  Golden Moon Prize – III Edizione

Anne-Riet Vugts (Paesi Bassi) –  Golden Moon Prize – I Edizione

Randa Muammar kawar(Jordan)-  Golden Moon Prize – II Edizione

Honda Kanako(11 years old)Best Ikeru-chan Prize VI Edizione

Noriko Hirose(Chiba) – Silver Moon Prize – II Edizione

Fa sempre una certa impressione vedere il mio piccolo ikebana spuntare tra le foto dei vincitori del contest che la Scuola Sogetsu ogni anno bandisce. Fa effetto sia per l’aver portato per la prima volta un premio in Italia (gli altri soli premi italiani, fino ad ora, l’anno successivo al mio a due mie allieve: Anne Justo e Silvia Barucci) sia perché son circondato da nomi di maestri di altissimo livello e preparazione per cui, come sempre ho detto, vedo quella vittoria come un incitamento a fare meglio e studiare con sempre maggior impegno lungo la via dei fiori. Come sanno le mie allieve il motto con cui si partecipava sempre era: “tanto non si vince”. Questo proprio per l’alto livello dei partecipanti, la consapevolezza che abbiamo ancora tanti passi da fare.

Ho sempre spinto le mie allieve a parteciparvi perché era bello essere presenti, vedere cosa gli ikebanisti di tutto il mondo realizzano, era entusiasmante far parte del coro.

Questo però ci spingeva ugualmente a cercare un’idea che ci rappresentasse, a realizzare buone foto e ringrazio tutte le allieve che vi hanno sempre partecipato in numero massiccio. Siamo stati sempre una bella rappresentanza per la bandiera italiana anche prima di diventare Study Group (ed eravamo sempre i soli). Anzi la mia vittoria è stata proprio antecedente al nostro gruppo ufficiale. Non eravamo nessuno e il nostro livello di maestro non è di alto grado per cui proprio non ce lo saremmo mai sognato un simile traguardo.

Forse sono stati apprezzati l’impegno, la serietà con cui abbiamo affrontato tutto da sempre e quindi ho sempre contestualizzato i nostri tre premi come premi cumulativi dove confluivano tutte le allieve, Lucio Farinelli che ha sempre cogestito ogni iniziativa nostra, i fotografi che continuamente ci danno consigli,  Lina Alicino Sensei che ci ha diplomato maestri e che ha creduto in noi, le varie maestre da cui ho preso lezione a giro per il mondo.

Ed ora si riparte, per cui Lucio ed io chiederemo nuovamente alle nostre allieve di scendere in campo con la gioia e la voglia che han sempre contraddistinto il loro cammino. Perché nonostante la vittoria ho continuato a partecipare proprio perché il mio fine era la condivisione.

E per parafrasare lo chef Mauro Colagreco: Tre, due, uno… giù le hasami!

Concentus Study Group

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(Ikebana di Ilse Beunen – foto di Ben Huybrechts)

Oggi doppio post sul mio blog (tranquilli poi parto per Salisburgo e per un poco non posterò), ma stamani ci sono state due fatti stimolanti che voglio condividere tra di voi.

Il primo è la foto che vedete e che illustra l’ultimo video realizzato da Ilse Beunen nel suo corso online. Ilse Beunen sensei recentemente ha trattato i seguenti temi nel suo corso: Colore delle stesse tonalità di sfumature, Colori in contrasto tra di loro, Colore del vaso. Ora affronta uno dei temi, per me, più difficili ovvero Molti colori differenti mescolati tra di loro.

Al IV livello di studio della scuola Sogetsu si impara uno stile (Maze-zashi) che prevede l’uso di almeno cinque materiali differenti proprio per comprendere come approcciarli tra di loro per forma e cromia, se sono in armonia, se si abbinano perfettamente al colore (e anche alla texture) del contenitore, ogni colore può essere l’accento che viene posto sull’insieme. Ci devono essere colori che danno luce, movimento, equilibrio. Non può essere tutto spento e buio. Da questo stile si parte appunto per imparare come miscelare i colori ed ovviamente non basta farlo una volta solo per saperlo fare.

Questo esempio di Ilse è bellissimo perché abbiamo colore, luce, movimento, armonia ed equilibrio. A vederlo sembra molto facile. Sembra. Ricordo una mia allieva al I livello che smise di frequentare il corso dopo una mia correzione ad un ikebana che aveva eseguito a casa. Il vaso da lei usato era celeste e i ranuncoli erano rossi, gialli, bianchi, arancioni tutti messi senza equilibrio e su una base marrone. Ripeto era al I livello per cui aveva eseguito i primi due stili liberi della scuola e stava ancora imparando le basi (ovvero le mancava anche il II livello per avere almeno un minimo di cognizione). Quando le feci le correzioni mi rispose che anche Rothko mescolava i colori. Se la scuola prevede che solo al IV anno si usino cinque materiali e diversi colori vuol dire che prima non abbiamo abbastanza esperienza per farlo. E dovremmo avere l’umiltà di comprenderlo. Stamani quando io ho visto il lavoro di Ilse mi sono chiesto quando anche io avrei potuto concepire e realizzare un simile ikebana di così perfetto impatto estetico ed emotivo.

Mentre riflettevo su ciò ho letto su Facebook un pensiero di Lorenzo Casadei che mi ha permesso di riportare:

Commentando un post dell’amico e sempai Fabrizio Ruta circa la funzione del maestro, dove molto giustamente avvertiva del pericolo di credersi maestri di se stessi, ho svolto queste riflessioni che vorrei qui riprendere.

Circa l’essere maestri di sé stessi la confusione è dovuta al fatto che il vero guru è e non può essere altro che una proiezione esteriore del guru interiore. E il suo compito dev’essere proprio mettere il discepolo nelle condizioni di entrare in contatto con questo centro, che ovviamente è una sola cosa con il vero Sé. Di qui la necessita di “uccidere l’ego” per “rinascere nel Sé”. La confusione quindi in definitiva è sempre tra l’io e il Sé. Confusione del resto inestricabile rimanendo in una prospettiva direi profana, che non sappia ergersi oltre la sfera psichica e “psicologica” dei molteplici stati dell’essere, in ogni essere. “Il Regno dei cieli è dentro di voi” diceva qualcuno. E pure O Sensei ne parla in molte conferenze. Sul come riconoscere i veri e i falsi maestri poi è ancora un’altra storia. La nostra epoca è caratterizzata da una grande molteplicità di false vie, dove immancabilmente regna sovrana proprio la confusione tra psichico e spirituale. E a volte l’abbandono (e la disintegrazione progressiva dell’io) è a favore di un caos profondo molto diverso dal vero Sé, il suo riflesso invertito nello stagno dei bassifondi psichici. Occorre vigilare.

Aggiungerei che una precondizione inequivocabile per riconoscere un maestro è che questi appartenga ad una tradizione ben definita, che si ricolleghi ad una catena di maestri reale, e che non stravolga la tradizione a cui appartiene. Affidarsi ad un maestro è come mettere un seme nella terra, se si sbagliano tempi e terreni non potrà sbocciare una seconda volta.
Anche rimanendo all’ambito tecnico dell’arte che pratichiamo (l’aikido) sappiamo che i difetti presi all’inizio sono difficili da recuperare e correggere.

気をつけて

(ki o tsukete) ovvero “abbi cura del tuo ki”

Nello stesso giorno due importanti insegnamenti (anche se Lorenzo parla in merito alla disciplina che segue penso sia estendibile tranquillamente anche all’ikebana) e spunti di riflessione. L’ikebana, anche il più estremo e particolare, deve sempre dare un senso di poesia, di naturalezza, non deve “vedersi” la mano dell’uomo, il materiale deve sembrare nato assieme in modo spontaneo. Questo anche (o forse soprattutto) nelle grandi installazioni. Deve sembrare facile da farsi. Ovviamente non lo è. Ma se ben fatto saprà comunicare al nostro cuore.

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