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Luca Ramacciotti – Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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Chi segue il mio blog sa come da sempre io abbia apprezzato l’iniziativa della mia scuola di bandire periodicamente un concorso di ikebana. E’ un modo simpatico per entrare in contatto con i colleghi di tutto il mondo e uno sprone a dare il meglio di noi stessi sia per quanto concerne la realizzazione delle composizioni sia per l’aspetto fotografico.

Con mio piacere sia Lucio Farinelli, sia le nostre allieve, han sempre accolto con entusiasmo l’idea di partecipare, non con lo scopo di vincere, ma di mettersi alla prova. Dal I livello all’ultimo le nostre allieve han sempre rappresentato l’Italia al concorso che, per chi mi segue, sa che non mi sarei mai aspettato di vincere alla scorsa edizione.

Vedere la foto del mio lavoro, la mia foto, campeggiare anche nella pubblicità del nuovo concorso devo dire che fa sempre palpitare il cuore.

Ed ora? Si rimescolano le carte e si continua il gioco.

Il tema è davvero particolare come si legge anche nella pagina del sito della Sogetsu “The 5th Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition” on the Facebook!

Dobbiamo andare ad ideare un ikebana che rappresenti i 90 anni della scuola Sogetsu, quello che per noi rapresenta, che ci ispira, ripercorrere la storia dei grandi Iemoto: Sofu, Kasumi, Hiroshi ed Akane.

La sfida è da far tremare le vene nei polsi, ma di sicuro ci divertiremo nell’interpretare questo tema.

Ovviamente manderò anche io un ikebana perché l’importante (e il divertente) è partecipare.

Concentus Study Group

 

 

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VRM

Ufficialmente inserito nel calendario degli eventi inerenti il festeggiamento dei 90 anni della Sogetsu (Workshop con Valeria Raso Matsumoto) il workshop toccherà anche un argomento che fa parte del nuovo libro di testo in uscita per il V livello.

Valeria Raso Matsumoto è la nostra insegnante da molti anni e ci ha condotto con mano ferma e sicura fino a questa parte del nostro cammino con insegnamenti preziosi di cui le saremo sempre grati.

Come ringrazio Silvia Barucci per la splendida locandina.

Le prenotazioni per il workshop sono già aperte.

Concentus Study Group

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10072016-_MG_8063(Copertina del libro © Kodansha International)

Più volte in questo mio blog ho trattato il binomio fotografia – ikebana. Perché sia importante fotografare bene un ikebana ormai l’ho esplicato nei vari articoli precedenti e non ritornerò sul punto in questione. Anche perché davvero basta poco, una buona luce, un telo o del cartone bristol e una macchina fotografica normale. Oltre che occhio e pazienza nel provare le varie possibilità che l’apparecchio fotografico ci offre. Quindi se si fanno pessime fotografie è solo colpa nostra e non ci sono scuse alcune a giustificarci.

Recentemente ho ricevuto il nuovo numero del magazine della Sogetsu dedicato al capostipite Sofu Teshigahara nel 90 anno di fondazione della scuola

13256170_1333620073320037_8613362626663765209_n(© Sogetsu)

con un interessante articolo e alcune foto della vita e delle opere di questo grande Artista. Nello stesso numero fra l’altro, nell’articolo dedicato allo Study Group del belgio, si preannuncia già il workshop che nell’ottobre del 2017 si terrà in Italia organizzato dal Concentus Study Group (con Ilse Beunen e Anne-Riet Vugts), ma di quello avremo tempo di riparlarne.

Contemporaneamente mi è arrivato anche il libro il cui titolo è il medesimo di questo mio post. Si tratta di una raccolta di opere di Sofu Sensei tutte fotografate da Domon Ken (di cui ricordo la mostra in attuale svolgimento presso l’Ara Pacis a Roma).

10072016-_MG_8064(© Kodansha International)

In questo libro Sofu Sensei affema come ogni ikebana da lui ideato lo abbia pensato sempre con un ben preciso “sfondo”, una chiara ambientazione. Devo dire che infatti le opere di questo libro (come anche di altri della Sogetsu) sono strettamente legate all’ambiente in cui sono state fotografate che si tratti di una stanza,  un tokonoma, una sala da tè, un santuario, un lago o… uno sfondo “neutro”.

Da sempre nella Sogetsu c’è molta attenzione alla fotografia di un ikebana perchè quella sarà l’unica traccia del nostro lavoro.  Sia nei libri inerenti i lavori degli Iemoto, sia in quelli di testo è palese quanto studio ci sia nella fotografia da parte della mia scuola, sia per il colore degli sfondi o i luoghi in cui sono collocatia, sia per le luci (Gallery of Akane Teshigahara Works).

Il fatto stesso che Sofu Sensei si fosse affidato all’opera di Domon Ken per immortalare le sue opere la dice ben chiara su quanto considerasse il rapporto fotografia ed ikebana. I due artisti erano amici e si rispettavano a vicenda, ma è pur vero che Sofu Teshigahara si è rivolto al più grande fotografo giapponese del momento.

SofuOutdoorSculpture01(© Kodansha International)

Questo libro è molto interessante perché raccoglie varie tipologie artistiche esplorate da Sofu Sensei durante la sua strabiliante carriera dagli ikebana alle sculture e tutte fotografate da un occhio che è stato definito il maestro del realismo giapponese.

Anche Akane Sensei parlando delle fotografie giunte per il  4th Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition dice: As I say every time, for this exhibition your works are judged on the photos submitted by you. Therefore, please think carefully about expressions that only photos can do justice to or any angle that you want to say, “Look at my work from here!” You must enjoy both arranging flowers and using your creativity to show your work more impressively.

Il libro lo consiglio a tutti gli appassionati di ikebana, ma anche di ceramica perché è davvero interessante vedere anche come i vasi utilizzati negli ikebana siano di forte impatto visivo, materico e i colori (spesso terrosi) utilizzati.

Perché non si finisce mai di imparare e trovare fonti di ispirazione.

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13394048_1121513124562276_1687969790149090613_nCon molto dispiacere all’invito dell’amico Fabio Canneta di partecipare alla seconda edizione della stupenda manifestazione da lui ideata (La Forma e L’Essenza) ho dovuto dire di no causa impegni precedenti, ma il Concentus Study Group non ha rinunciato all’incontro con questi cari amici ed ha partecipato con i due maestri Lucio Farinelli e Anne Justo.

Chi ci segue nella nostra attività o ha la pazienza di leggere questi miei scritti ricorderà che da anni noi per primi, a differenza degli altri grupi di ikebana, abbiamo sempre amato un’apertura, un “legame” con tutte le altre forme artistiche giapponesi (La perfezione sta nella gioia e nell’amicizia,VII Mostra d’autunno – Roma Bonsai, Anche un albero con il tronco così grande da non riuscire ad abbracciarlo ha inizio da un delicato germoglio etc) apprezzando anche quelle associazioni la cui organizzazione è perfetta e calorosa come in questo caso.

L’estetica dei bonsai, dei suiseki, dei giardini zen si ricollegano, con le dovute differenze, a quella degli ikebana come se tutti si parlasse un’unica lingua con diverse interpretazioni di pensiero.

Partecipare a questi eventi è importante sia perché impariamo nozioni a noi sconosciute che possono benissimo essere fonte di ispirazione, sia perché assistendo i maestri si ha la possibilità di fare esperienza importante che completa ciò che si fa durante le lezioni.

Ringrazio gli amici dell’associazione Culturale Roma Bonsai ed ovviamente i maestri Lucio Farinelli e Anne Justo.

Le fotografie che seguono sono a cura di Fabio Canneta che ringrazio.

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13621320_1134474369932818_1118629012_o(Ikebana di Lucio Farinelli – Suiban di Sebastiano Allegrini)

13589209_1134475116599410_2086124499_o(Ikebana di Lucio Farinelli – Vaso di Sebastiano Allegrini)

13582373_1134473756599546_2083263694_o(Ikebana di Anne Justo – Vaso di Sebastiano Allegrini)

Concentus Study Group

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indexOggi ero invitato dalla Fondazione Italia Giappone, in qualità di Presidente del Chapter di Roma di Ikebana International, all’inaugurazione della mostra en plein air TOCCARE IL TEMPO dello scultore Kan Yasuda che si snoda per tutto il centro cittadino di Pisa.

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E’ paradossale come certe persone entrino continuamente nella tua vita apportando sempre bellezza, pace ed importanti lezioni di crescita.

Yasuda l’ho incontrato per la prima volta durante l’esposizione che tenne a Pietrasanta senza immaginare che anni dopo avrei avuto l’onore di lavorare con lui per la fortunata edizione di Madama Butterfly di cui lui aveva realizzato le scene(Un ikebana per Butterfly).

Yasuda è uno dei grandi artisti che ho avuto la fortuna di conoscere durante la mia carriera (come Folon) il cui incontro è un balsamo per l’anima, non solo per ciò che realizzano, ma umanamente. Sempre molto gentile, disponibile con tutti. Il suo sguardo verso le sue creature è quello di un padre amorevole. Lui vuole che le sue opere si tocchino, si percepiscano, si amino.

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Avevo anche visto la sua personale che tenne ai Mercati Traianei (Roma) e per l’occasione venne con me anche il maestro Lucio Farinelli dato che tanto gli avevo decantato questo artista di cui anche lui rimase affascinato.

La scorsa estate quando Lucio Farinelli si recò presso la Sogetsu Foundation e seguì la lezione di Okazaki Shinobu Sensei il tema si rivelò…. ispirarsi per un ikebana alle opere di Yasuda. Una combinazione? Io non ho mai creduto alle combinazioni.

13548908_10207746649438491_1881186022_o(Ikebana di Lucio Farinelli ispirato allo stile scultoreo di Kan Yasuda)

Oggi, durante il percorso fatto con le Autorità cittadine, il maestro Yasuda mi chiedeva dei miei progressi con lo studio dell’ikebana e se avevo mai avuto l’occasione di conoscere l’attuale Iemoto di cui lui conosceva bene il padre Hiroshi. Ed ecco che un altro tassello va al suo posto in un mosaico di rimandi.

30062016-20160630_184614(Luca Ramacciotti e Kan Yasuda)

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(Luca Ramacciotti, l’Ambasciatore del Giappone Kazuyoshi Umemoto, il professor Franco Mosca e Kan Yasuda)

Dato che la scuola Sogetsu invita sempre a non studiare solo ikebana, ma tutte le forme artistiche da cui possiamo trarre ispirazione ed insegnamento io invito le mie allieve a vedere questa indimenticabile esposizione. Oggi avendo con me solo lo smartphone mi sono limitato a poche fotografie, ma tornerò a ritrovare queste opere che mi parlano di un maestro e del suo amore per ciò che è bello.

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Concentus Study Group

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_MG_7944-2Con questa bellissima citazione di Henry de Montherlant torno a parlare di ikebana e profumi. Dopo la preziosa esperienza di Campomarzio70 (Essenza) mi erano rimasti in mente due profumi assaggiati durante la scorsa edizione di Pitti Fragranze.

Il primo era di Antonio Alessandria e il secondo di Meo Fusciuni. Mi ronzavano in testa, e gentilmente Alessandria e Fusciuni mi hanno dato la possibilità di ristudiare i loro lavori. Ad essi si sono inaspettatamente uniti quelli di Filippo Sorcinelli e di Oliver Valverde Risquez.

4 profumi completamente diversissimi tra di loro, ma tutti estremamente intriganti.

Fleurs et Flammes lo stesso Alessandria lo descrive così:

“Ogni anno, a metà luglio, nel quartiere dove sono nato viene organizzata una festa storica.
Una voce popolare in città dice che quello sia il periodo più caldo dell’anno.

Da bambino, al mattino presto nel giorno di festa, andavo con mio padre al mercato sotto casa a comprare un mazzo di fiori. I gambi venivano recisi e i fiori venivano tenuti in una piccola camera fino al tardo pomeriggio quando, al passaggio del corteo festivo, i fiori venivano lasciati cadere dai balconi.

Molti ospiti venivano per assistere alla festa ed erano accolti con un rinfrescante bicchiere di latte di mandorle.  A notte fonda si aspettavano i fuochi d’artificio.

Finita la festa, a letto, nei sogni di bambino, i fiori si trasformavano in fiamme e l’odore pungente dei fuochi d’artificio si sublimava nel profumo dei fiori custoditi all’ombra mentre fuori ardeva il sole.”

Ho quindi cercato di ricreare queste sensazioni visive ed olfattive. Sono partito dai sentori del profumo (Bergamotto, Limone, Frutta, Galbano, Note Verdi e Minerali, Garofano, Rosa, Giglio, Fiori Bianchi, Latte di Mandorla, Legni Biondi, Note Muschiate), ma anche dalla suggestione visiva creata dalla descrizione e dall’immagine pubblicitaria dove tra i fiori c’erano i Leucosperma. Questo non è un fiore che ami molto in quanto, come tutti i fiori tropicali, ha un gambo duro, molto vistoso che è di difficile utilizzazione con l’ikebana. Intanto pensavo all’idea dei fuochi di artificio, ai fiori percepiti in questo profumo, alle note verdi, al giallo degli agrumi. Immediata l’associazione tra il solidago e il leucosperma, ma come unire il tutto? La mattina al mercato dei fiori ho trovato (presso Quattroemme di Massimo d’Ortenzi) la soluzione: le foglie di Anthurium Renaissance. Se all’inizio avevo pensato ad un moribana poi l’idea si è concretizzata su un nageire e come vaso ho utilizzato quello del maestro Sebastiano Allegrini che meglio mi dava l’idea di materico, del “terroso” da cui si elevavano i fiori ed i fuochi di artificio andando a sviluppare il tutto in altezza come dei fuochi veri e propri.

_MG_7721a(Ikebana di Luca Ramacciotti – vaso di Sebastiano Allegrini – ispirato al profumo Fleures et Flammes di Antonio Alessandria)

Per Meo Fusciuni ero diviso tra Narcotico e Odor 93. Alla fine ha prevalso il primo perché mi dava un’idea di “passato che non ritorna”, una malinconia dolce. Meo Fusciuni lo descrive così:

Come ogni indelebile segno ricordo bene ogni passo.
Il viaggio è iniziato nella città di Palermo, sugli scalini di una chiesa, in un settembre passato. Sapevo che stavo cercando qualcosa che mi facesse iniziare a scrivere e a sentire. L’odore incessante di quella soglia che non ho mai varcato è ancora nella mia memoria olfattiva. Palermo come inizio, un viaggio in diversi luoghi alla ricerca di un significato a tutto il cammino. Il mio destino ha segnato un percorso olfattivo su cui l’anima ha il dovere di camminare, l’opera massima è diventata il viaggio, la ricerca. Narcotico racconta un inizio, un nuovo  ciclo  che avviene. Un  profumo  che  diventa  rito,  primo  capitolo  di  un  nuovo  percorso  di  ricerca,
poetico-olfattivo, il “Ciclo della Mistica”.
Un viaggio fisico e mentale in luoghi sacri e trasfigurati dell’Odore, dell’animo umano.
L’iconografia olfattiva è ricercata nell’odore profondo, che riconduce come ogni memoria ad una via, già percorsa dall’uomo, già vissuta dalla nostra anima. Profumi, odori, stati mistici intrecciati che vestono il corpo. Incenso, Oud, Benzoino, Patchouli, Fava Tonka…
L’incontro con l’immagine sacra, come ogni preghiera è culla di un nostro bisogno. Immagine dopo immagine, il volto si ferma, il capo si china sulla resina odorosa.
Il ricordo rimane. Narcotico.
Mi immaginavo un muro coperto da muschio, ombreggiato dall’umidità e dei fiori che cercavano la luce del sole. Tra il luminoso e l’oscuro. Mi sono avvalso di tre piccoli contenitori realizzati dal maestro Sebastiano Allegrini e vi ho visto qualcosa di fiore luminoso (girasole), ma che segnasse il passaggio del tempo e il fatto che questo profumo non contiene fiori (quindi li ho utilizzati secchi). Il pitosforo stabilizzato mi ha aiutato a ricreare l’idea delle resine utilizzate in questo profumo. Il Dianthus verde invece ha chiuso il tutto con una nota di verde muschiosa come il passaggio del tempo che questo profumo evoca.
 _MG_7734a(Ikebana di Luca Ramacciotti – vaso Sebastiano Allegrini- ispirato al profumo Narcotico di Meo Fusciuni)

Come dicevo agli inizia a questi due profumi che mi giravano nel cuore dallo scorso settembre se ne sono uniti altri due. Il primo di un personaggio eclettico come Filippo Sorcinelli che così racconta il suo lavoro:

Chi vive in una cerimonia non può che immaginare il divino. Ma divino è Bellezza, è mistero, è gotico sale dal sapore dell’elevato.
L’Incenso degli incensi in un armonico contatto con qualcosa che sottrae il quotidiano senza eccezioni e che annulla ogni forma di carattere temporale.
LAVS, l’atelier con eccellenti fondamenti rituali di Palissandro, ragione di custodia dei sensi, con gli inni liturgici d’oro dell’Opoponax, con il misterioso modulare delle fibre nobili dell’Ambra, con la sinfonia mistica della Fava Tonka.
Un culmine estremo dell’impossibile che diventa ampiezza del determinato, totalità dell’esserci senza toccare, dell’unicum che non ci lascia mai vuoti.
Acume della tenerezza e aspra rivendicazione del tesoro trasfigurato nel colore delle volte pungenti dell’Elemi, nella connessione armonica e stagliante dei chiodi di Garofano, del Labdano sacrale e dello speranzoso Coriandolo.
E il suono olfattivo celebra gli eventi, trascinando i tessuti verso le vette più alte del pensiero, dove il materiale diventa contrappunto solenne delle volontà del Pepe Nero, compiendo la vera metamorfosi dello Spirito.
Il canto dei colori, la gemmatura della nuvola del Cardamomo senza stanchezza, il bere dalla fonte pulsante del sogno misterioso… L’attimo assoluto e la fame dell’uomo sono un unico corpo, velluto senza romanticherie ma gotica rappresentazione di un’urgenza interiore, volte aperte, nel sensuale consacrato di un Gelsomino che evoca sogni assoluti.
L’essere in cammino significa avere fame mentre tutti dormono, guardare mentre qualcuno chiude il cuore, toccare mentre non si è disponibili…
Il nuovo nell’antico, il moderno ma con sentimento medievale si staglia, nell’apertura di un nuovo linguaggio. La tradizione dei simboli si svecchia ricercando l’infinito in una fase parabolica, distaccata e ricca di ogni pregio luminoso e invasa di difetti con un eco primitivo di una preghiera silente.
La vetta celebrativa dell’olfatto nasce dal tempo puro che oltrepassa quello reale, dove sconfina l’Arte perché ricca di un mistico canto, mistero che nessuna parola può raggiungere. Perché il mistero è così profondo ed intimo da non toccare il linguaggio umano, è il non conoscibile senza ragione, è il profumo che avvolge l’incanto e che evoca l’Infinito. E’l’Incenso degli incensi.
Qui l’immagine per me è stata immediatamente netta. Bianco e Nero (questo fra l’altro colore molto amato dal Sorcinelli). Volevo qualcosa che ricordasse le volute dell’incenso e nello stesso tempo che rammentasse il biancore luminoso e carnoso del gelsomino. Date le condizioni climatiche di quest’anno il mio gelsomino non è ancora fiorito e in giro si trova solo del Rincospermo per cui ho avuto l’idea di ricorrere ad una Phalaenopsis e al mio vaso realizzato a lezione con il maestro Allegrini che pare percorso da volute di fumo. Come elemento che ricordi i fumi dell’incenso ho utilizzato dell’Asparagus Sprengeri che ho colorato di nero.
 _MG_7754a(Ikebana e vaso di Luca Ramacciotti ispirato al profumo Lavs di Filippo Sorcinelli)
Ultimo, ma non ultimo M.O.U.S.S.E di Oliver & Co. Ideato da Oliver Valverde Risquez ecco la descrizione:
Il suo nome deriva dalla mousse de chene (muschio di quercia), che fu il primo ingrediente da profumo scoperto da Oliver. Il suo profumo evocò in lui qualcosa di selvaggio e al contempo sofisticato. Una “Atmosfera” energico, stimolante e confortante che lo portò a comporre la sua prima formula. Cercando di racchiudere quell’atmosfera “in una bottiglia” , Oliver selezionò altre  essenze naturali come le aldeidi, chiodi di garofano, lime e lavanda. Tutto combinato per riflettere queste sensazioni. La molecola di iso e super amplifica questo mood, facendo di M.O.U.S.S.E una fragranza allegramente edonistica.
Ascoltando i vari sentori, da profano quale sono, (aldeidi, assoluta di lavanda, chiodi di garofano, iso e super, lime, muschi bianchi, muschio di quercia e sandalo di Mysore) la lavanda mi ha colpito immediatamente (un profumo che, assieme a gelsomino ed incenso, ha su di me da sempre un forte ascendente) per cui senza alcun dubbio sarebbe stata presente nel mio ikebana. Così i vari muschi, quel sentore di erba bagnata, di “foresta verde” che percepivo sarebbe stata ricreata con l’utilizzo dell’Asparagus Sprengeri che fa “massa”, ma con leggerezza (se lavorato ovviamente). La difficoltà si è presentata nella scelta del vaso. Mi serviva qualcosa che risuonasse con questi due materiali e con le sensazioni che il profumo mi evocava. Credo di averne provati (e scartati) almeno 5 diversi. Poi l’illuminazione e da lì tutto è volato via come la scia di un profumo.
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(Ikebana di Luca Ramacciotti – vaso Sebastiano Allegrini – ispirato al profumo M.O.U.S.S.E di Oliver & Co.)

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_MG_7700Akino Shinobu, docente presso l’Istituto Centrale di Ricerca Ikenobo e responsabile del Laboratorio di Rikka tradizionale in questi giorni ha tenuto una serie di eventi presso  l’Istituto Giapponese di Cultura in Roma.  L’evento il cui titolo apre l’articolo ha visto un’interessante dimostrazione lo scorso martedì 14 e una mostra a cura dell’Ikenobo Study Group Italia. Ad essi erano collegati due workshop di avvicinamento all’ikebana della scuola Ikenobo. Per l’occasione il maestro Akino Shinobu ha fatto effettuare degli stili liberi spiegando come la scuola non preveda in essi delle misurazioni, ma tutto venga esplicato attraverso il nostro sentire e la ricerca di una profondità degli elementi per quanto l’Ikenobo solitamente abbia una visione frontale (questo non esclude che gli ikebana siano ugualmente interessanti visti di lato o dietro). Il mio lavoro lo ha giudicato buono per il movimento e la profondità e mi ha corretto la posizione di uno dei rami. Pubblico qui di seguito la foto affinchè dopo averla vista possiate godervi invece i bellissimi ikebana della mostra.

_MG_7708(Ikebana di Luca Ramacciotti realizzato durante il workshop del maestro Akino Shinobu)

E’ sempre interessante, ed istruttivo, conoscere anche i modi di comporre delle altre scuole e le idee che vi sono alla base. Le differenze con la propria scuola, l’evoluzione dei vari stili nel corso dei secoli.

Ikebana della mostra presso l’Istituto Giapponese di Cultura in Roma

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