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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Tag Archives: Book

Come tutti gli anni da metà ottobre ai primi di novembre è un fiorire online di orrendi ikebana inneggianti ad Halloween.

Nel corso di studio della scuola Sogetsu si parla di ikebana per celebrazioni già al termine del I livello (Anno Nuovo, 3 Marzo, 5 Maggio, Tanabata, Crisantemo) e al V livello (Nascita, Primo giorno di scuola, Diplomi, Compleanni, Matrimoni, Inaugurazione di negozi, Natale etc.). Quindi effettivamente possiamo ideare ikebana per qualsiai momento e festa e questa è la bellezza dell’ampio ventaglio di scelte Che la scuola Sogetsu permette ai suoi membri.

Feste che portano gioia e allegria e io stesso con il mio gruppo fummo i primi a ideare degli ikebana ispirati al Carnevale (cosa che ebbe molto successo e fu ripresa da altri ikebanisti) per cui ci può stare benissimo questa festa che, come ricordiamo sia noi sia wikipedia, è una sorta di carnevale americano.

Perché allora sono contrario agli ikebana per festeggiare Halloween? Perché i social si riempiono di ikebana con strutture a tela di ragno, croci, zucche intagliate o con il cappellino o sbucciate… insomma il trionfo del cattivo gusto e del kitsch.

Se davvero vogliamo ideare degli ikebana per questa festa perché non fare qualcosa fuori dagli schemi, ma con gusto e non solo per un facile effettaccio?

Partiamo dalla base folcloristica e dal fatto che si festeggia in tutto il mondo. Potremmo fare ikebana che sono ispirati alla Santa Muerte, alle tradizioni celtiche, a quelle italiane che variano da ogni regione oppure…. sfruttiamo la lezione del IV livello Specific Scenes, Occasion and Spaces.

Mi spiego meglio, ma prima permettetemi una digressione così capirete anche il titolo di questo post.

Avevo 17 anni e l’estate lavoravo in un bar pasticceria di Forte dei Marmi; ogni giorno alle 7 del mattino salivo sull’autobus che mi avrebbe portato da Lido di Camaiore fino al luogo del lavoro. Sapevo chi fosse Stephen King da buon appassionato di horror, ma non avevo mai letto un suo libro.

Perché quindi non iniziare da uno di 1216 pagine invece che da uno più piccolo? (Lo so sono sempre stato a rovescio di tutti 🙂 )

In realtà la mia attenzione si era fissata sull’immagine di copertina di allora. Una barchetta di carta che stava scivolando verso un tombino da cui spuntavano degli artigli. Semplice, chiara e lineare.

Ogni giorno salivo sul bus e attaccavo a leggere il romanzo fino a destinazione e idem la sera, stanco e insonnolito, nella direzione opposta. Non riuscivo a staccarmi da quelle pagine. L’adolescenza con i suoi turbamenti, il bullismo, le speranze, i primi amori. L’età adulta coi fallimenti, le frustrazioni, i rimpianti, una vita a volte di successo, ma sempre con un gusto amaro in bocca. E sullo sfondo la figura di Pennywise la summa di tutto ciò che ci può essere di inquietante nella figura di un pagliaccio.

Soprattutto uno dei finali più belli che abbia mai letto in un romanzo, perfetto, commovente, liberatorio. Lo consiglio a tutti, anche a coloro che non amano l’horror perché definire IT così semplicemente sarebbe come dire che l’Odissea parla di un viaggio.

E qui ritorniamo ai nostri ikebana di Halloween perché IT ha avuto due trasposizioni filmiche. La prima una serie tv (tiepidina con un finale fatto coi piedi di cui si ricorda solo la straordinaria presenza di Tim Curry) del 1990 e il film in due parti (2017 – 2019) che, pur tradendo la trama più volte (a partire dall’ambientazione temporale), è quella che, a mio avviso, maggiormente rispetta le atmosfere del libro e soprattutto ha reso iconica la maschera da pagliaccio di Pennywise.

Ok ora arriviamo all’ikebana, un attimo di pazienza.

Ho la fortuna di conoscere il bravissimo fotografo Luigi Matino che per Halloween sul suo profilo Instagram ha pubblicato dei suoi autoritratti ispirati proprio a IT con due tratti iconici ovvero il trucco del film e i palloncini rossi che, credetemi, sono davvero un leitmotif angosciante del romanzo. Un terzetto di foto tanto belle quanto inquietanti di cui ne scelgo una.

Questa.

© Luigi Matino

Vedendola mi è venuto in mente che quella fotografia davvero poteva essere la giusta ispirazione per un ikebana di Halloween. Una notte in cui i morti possono tornare in questo piano astrale, dove in America i ragazzini (e gli adulti) girano vestiti da mostri, scheletri e stregoni (pensiamo a ciò che accade a New Orleans in quei giorni) e che ha ispirato molti racconti e film horror. Quindi perché invece di zucche, crocefissi e ragnatele messe a casaccio non sfruttare il tema del IV anno di cui parlavo prima?

Quindi ho chiesto al buon Luigi di poter avere la sua bellissima foto in formato alta definizione per poterla stampare e ho iniziato a pensare a un ikebana da realizzare abbinato e ispirato a essa.

I colori erano il blu della tuta, il nero a destra e ovviamente il rosso e il bianco.

Per primo sono partito da un vaso da me realizzato che è smaltato a metà di blu e di nero. Ci voleva qualcosa che ricordasse i palloncini, ma non volevo un fiore tondo rosso. Nel nostro lavoro dobbiamo realizzare qualcosa che combaci con la fotografia (il ritratto, la scultura, un qualcosa di astratto o geometrico) che abbiamo vicino o alle spalle, ma non una copia (o almeno non necessariamente perché si tende al banale) di forme e colori. Quindi potevano essere dei fiori bianchi a dare la forma del palloncino. E il rosso? Il problema è che il colore rosso è molto difficile, almeno per me, da rendere in foto soprattutto i fiori tendono a “sparare” molto. Inoltre lo confesso pensavo ai palloncini quando nel romanzo scoppiano o altre scene (ho avuto il terrore del lavandino per giorni fidatevi!) in cui il sangue esplode ovunque e cercavo di rendere quell’idea. Ecco all’improvviso la folgorazione sulla strada di Damasco. Per non fare qualcosa di splatter (insomma l’ikebana deve pur esprimere sempre armonia e bellezza!) o di inquietante più del dovuto avrei utilizzato i wooden stripes.

E lo sfondo? Volevo qualcosa che con i colori si ricollegasse al tutto senza aggiungere ulteriore inquietudine.

Ecco il risultato.

Ikebana, vaso e fotografia di Luca Ramacciotti

Ringrazio davvero Luigi Matino per la sua bravura, gentilezza e disponibilità e, sicuramente, la nostra collaborazione non terminerà qui anche per potervi mostrare le bellissime fotografie che realizza e che non sono, ovviamente, solo di questo genere.

Vi aspetto per il prossimo Halloween con qualcosa del genere. Lasciamo le zucche e i ragni per altre cose ve ne prego.

Concentus Study Group

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A inizio estate vengo contattato dall’architetto Emanuela Faicchia che si dice interessata a una collaborazione con noi; infatti lei realizza degli stupendi manufatti perfetti come contenitori per i nostri ikebana.

Noi siamo sempre pronti a collaborare con altri artisti in ogni campo (lo dimostrano negli anni aver realizzato ikebana ispirati ai gioielli di Antonella Piacenti o al mondo dei profumi partendo da Campomarzio70 a tutti i Creatori di Profumi, la moda di Massimo Alba, i piatti stellati dello chef Matteo Torretta, le creazioni di Hanayuishi Takaya o Gioni David Parra o Caterina Vitellozzi per non parlare dei vari musei come MAXXI, Ara Pacis o Uffizzi o altri ceramisti come Sebastiano Allegrini, Luca Pedone o Tore Coi) per cui dopo alcune chiacchierate teleoniche ci siamo accordati sul come procedere.

Infatti io dopo l’impegno estivo al Festival Puccini sarei dovuto andare a lavorare a Liegi e poi avrei partecipato al convegno del Club Magico Italiano passando per il Carnevale di Viareggio per cui un’estate e inizio autunno (per fortuna) piuttosto impegnato.

La signora Faicchia gentilmente ha fatto arrivare i vasi da lei scelti a casa del maestro Lucio Farinelli che, non sapendosi trattenere visto che è stato anche per lui amore a prima vita, ha subito realizzato un ikebana.

Ikebana e foto di Lucio Farinelli

Successivamente, finalmente tornato a Roma, anche io ho cercato di valorizzare al meglio il lavoro della ceramista.

Ikebana e foto di Luca Ramacciotti

E per festeggiare al meglio l’inizio del nuovo corso di ikebana cosa c’era di meglio se non far utilizzare questi contenitori anche ad alcune allieve e maestre del nostro gruppo? Ecco i risultati.

Ikebana di Lucia Coppola – foto di Luca Ramacciotti
Ikebana di Daniela Anca Turdean – foto di Luca Ramacciotti
Ikebana di Rumiana Uzunova – foto di Luca Ramacciotti
Ikebana di Neicla Campi – foto di Luca Ramacciotti

Ancora una volta ringraziamo questa generosa artista sia per averci fatto ispirare dai suoi lavori sia per la proposta di collaborazione.

Concentus Study Group

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Sono stato un poco lontano da questo blog non per le ferie estive, ma perché per fotuna è ripartito il mondo del teatro e il lavoro è subito arrivato. Torno a scrivere perché…. lo scoprirete tra poco.

Prima purtoppo una nota dolente. A inizio agosto è venuta a mancare la maestra Daniela Bongiorno. Oltre al dispiacere per la sua scomparsa c’è stato quello che non ha mai avuto la possibilità di tenere fisicamente in mano il suo diploma di grado essendo arrivato quando lei era già in ospedale. Daniela si è sempre segnalata per la sua dedizione, studio, bravura. Non era una persona che si mettesse in primo piano, sempre molto dolce e discreta pur essendo sempre riuscita a maneggiare perfettamente la tecnica e gusto estetico.

Il maestro Lucio Farinelli e io la vogliamo ricordare così.

Torniamo al post e al titolo che ho messo. Confesso la mia passione per alcuni talent di cucina perché mi interessa capire le nuove tendenze dell’arte culinaria, le possibilità di sapori, le nuove tecniche e ricerche. La mia preferita è l’Antonino Chef Academy proprio i motivi sopra indicati.

Al di là delle varie dinamiche tipiche di ogni talent vengono presentati vari chef esperti in diverse discipline che illustrano il loro sapere e le loro tecniche. Uno di questi ha detto la frase che dà il titolo a questo blog.

Personalmente ho sempre cercato di praticare molto questa arte sia privatamente, sia partecipando ai workshop o lezioni online con la mia maestra Mika Otani.

Per me praticare non è (o almeno non solo) fare ikebana, ma esercitarmi tanto nelle tecniche previste dall’arte dell’ikebana. Se un allievo mi attufa i materiali nel vaso oppure, magari approfittando di un collo stretto di vaso, mi infila un fiore dandogli anche una curva particolare solo per fare la cosa figa e appariscente mi vengono i brividi.

Preparare il vaso con la giusta tecnica (che magari non useremo, ma a metà lavoro sarà difficile mettere un ancoraggio se ne avremo bisogno) è fondamentale.

Per questo amo l’alta cucina come quella dello chef Cannavacciuolo. Quando parla si comprende quanto studio, disciplina, preparazione ci siano alla base. Unite a una profonda passione per la sua arte. E la tradizione, le preparazioni base possono anche venir reinterpretate, ma mai a casaccio tanto per fare il piatto che, magari, visivamente ti fa dire WOW, ma poi quando lo assaggi….. è il nulla.

Per me non è tanto importante uscire dagli schemi quanto sapere perché potremmo, eventualmente, uscirne fuori. I grandi maestri della Sogetsu giapponesi mettono sempre al centro delle loro opere (anche le più innovative) la natura e non il proprio ego. Per me è fondamentale.

C’è chi vive di vendita di personalità e di collezionamento dei like, ma questi ultimi si mettono anche sul gattino vestito da puffo o su quello che ballando casca. Non è sinonimo di essere bravi. Se lo siamo o meno lo sappiamo coscientemente non ce lo dicono gli altri che, spesso, nemmeno conoscono bene l’ikebana. Per cui magari mettono i like a una cosa che pare figa, ma prevede tecnica 0 e che potrebbe fare anche uno che non ha mai fatto un giorno di lezione, e un altro lavoro più elegante o difficile tecnicamente rischia di essere ignorato. Devo dire che accade più facilmente su Facebook rispetto a Instagram.

Questo dovrebbero anche rammentarlo chi insegna o chi redige libri. La ricerca della vera perfezione e bravura deve essere compiuta con serietà e onestà intellettuale.

Il che non vuol dire che si debba fare chissà quali composizioni complicate, anzi spesso le più difficili sono quelle in apparenza semplici. Ogni elemento inserito nell’ikebana deve essere un protagonista e non capitato lì per caso. Come in una ricetta ogni ingrediente va percepito e tutti assieme danno un uovo sapore finale così deve essere per il nostro ikebana. Niente fiori messi tanto per fare show, ma slegati da tutto il resto.

Quando ho realizzato questo ikebana per un’iniziativa del Branch francese della Sogetsu ho utilizzto questo vaso da me creato che presenta diverse difficoltà di ancoraggio per cui ho dovuto scegliere come posizionare le peonie e le ortensie intrecciando i gambi dele prime con i corimbi delle seconde. Un lavoro certosino che non si vede nel risultato finale proprio per mia volontà. Perché per me deve essere la natura e i fiori il protagonista, non il mio ego. Il lavoro non deve parlare di me se non nel rispetto che io ho per questi materiali viventi.

Questo deve essere chiaro per chi viene a lezione da noi. Si può fare anche ikebana per hobby, ma questo non vuol dire che dovremo ignorare tecniche e concetti. Una ex allieva sosteneva che il vero maestro ti mostra la tua bravura e non la sua. Una persona che si affaccia allo studio con questo concetto si capisce che non ha compreso nulla dello studio di una qualsiasi disciplina. Il maestro è un esempio (o almeno dovrebbe esserlo) da seguire per il suo cammino, lo studio e la sua (eventuale) bravura. Se noi saremo bravi lo scopriremo strada facendo, ma con umiltà e studio. Se ci sentiamo già bravi che si frequenta a fare un corso? Di arrivati c’è solo l’arrotino diceva mio nonno.

Grafica di Silvia Barucci

Concentus Study Group

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Quando su Facebook la Master Instructor Koka Fukushima pubblicò la notizia che aveva scritto un suo libro le chiesi subito se avrebbe poi fatto una versione in inglese. L’argomento mi interessava e conoscendone l’espeirenza ero sicuro che sarebbe stato fondamentale leggerlo.

Purtroppo non sono mai riuscito a seguire un suo workshop in Italia (la prima volta che venne non mi fu permesso di accedervi e la seconda il suo workshop si teneva a ridosso di quello da me organizzato) nè a essere in Giappone quando lei tiene le lezioni all’Head Quarter, ma da sempre seguo il suo lavoro con stima perché si comprende quanto lei ami questa arte e, nell’introduzione al libro, dà una definizione di differenza tra ikebana e flower arrangement che io sicuramente citerò nelle mie prossime conferenze perché è perfetta.

Ora il libro è disponibile anche in inglese e si può acquistare su Amazon nei tre formati Copertina Rigida, Tascabile ed ebook (questo ultimo al momento solo dall’Amazon americano).

Come pensavo il libro è davvero molto istruttivo perché tratta di tutti materiali vegetali che l’insegnante ha conosciuto nella sua lunga carriera e sono suddivisi nelle quattro stagioni.

48 schede che analizzano i materiali sia da un punto di vista culturale sia estetico sia di come si possono lavorare e utilizzare in ikebana con consigli pratici di qualsiasi genere (compreso come rimuovere il polline delle Gloriose dai vestiti) sia di come nelle varie parti del mondo tali materiali possono differire.

Il tutto è spiegato in maniera molto chiara e precisa accompagnato da foto dei materiali e dagli ikebana eseguiti dalla signora Fukushima.

Un libro che tutti coloro che studiano ikebana dovrebbero possedere, ma anche chi è appassionato di fiori.

Spero di tornare presto in Giappone e questa volta incontrare la Master Instructor perché le chiederò di farmi una dedica sul libro.

Concentus Study Group

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