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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Monthly Archives: aprile 2014

Copertina

Durante la Mostra “Il linguaggio muto della Natura” presso l’Orto Botanico si è tenuta una tavola rotonda dove è emerso come i principi “base” delle arti orientali si rincorrano tra di loro con evidenti similitudini e, nello stesso tempo, divergenze. Ieri è uscito il nuovo libro del professor Tollini (presente durante la succitata mostra) e vorrei riportarne una parte tratta dall’introduzione in quanto è palese che lo stesso atteggiamento si dovrebbe avere anche praticando ikebana.

“Infine, vi è il desiderio di creare uno spazio-tempo lontano dai tumulti e dagli obblighi sociali della società, un luogo appartato dove assaporare l’arte senza le contaminazioni del mondo. L’ideale è una capanna isolata in mezzo alla natura*, che ricorda la dimora dei «ritirati dal mondo», coloro che isolandosi si dedicano alla  ricerca spirituale e all’arte.

Qui si celebra l’ideale dell’uchi, «l’interno, il proprio», in contrasto con il soto, «l’esterno, l’altrui». Uchi e soto sono concetti che hanno caratterizzato la cultura giapponese da sempre. La lontananza geografica dal continente e l’isolamento del paese hanno contribuito a sviluppare un forte senso di separazione tra ciò che pertiene alla propria sfera e quello che invece riguarda quella degli altri. Nel Tè¹, l’esterno è il mondo delle attività mondane, turbolento e coinvolgente, l’interno è il proprio mondo interiore: tra essi si pone una linea netta di demarcazione, con una continua tensione, talvolta risolta drasticamente verso l’uchi, visto come la dimensione genuina del proprio essere. Nel Tè, il chashitsu² rappresenta la dimensione dell’uchi dove  tutto ciò che avviene riguarda la propria interiorità. Il passaggio dal soto all’uchi avviene fisicamente in modo simbolico attraverso il cancello d’entrata che separa le due sfere, poi attraverso il giardino in cui man mano ci si inoltra verso la dimensione interiore e la purificazione alla fontanella, poiché l’interno è la sfera della non contaminazione. Per terminare con l’entrata nel chashitsu attraverso il nijiriguchi, la strettissima porta che simboleggia l’entrata nel nuovo mondo, la rinascita. Ora dentro lo chashitsu si è uomini nuovi avendo lasciato tutto quello che riguarda la vita nella società, e quello che lì avviene riguarda solo la propria interiorità: lì si trova la pace dello spirito, si trova la quiete e si trova, o si può trovare, l’illuminazione. (A. Tollini – La cultura del tè in Giappone – Piccola Biblioteca Einaudi)

*Ovviamente per l’ikebana (soprattutto Sogetsu il cui motto è che ognuno può fare ikebana in qualsiasi luogo, momento e con qualsiasi tipo di materiale) non è richiesto un rifugio in mezzo alla natura, ma posso assicurare che quando abbiamo avuto la possibilità di fare lezione in mezzo alla natura tutto acquista una nuova luce. Tendenzialmente la natura rilassa perché viene più spontaneo quel distacco dal contingente quotidiano rispetto ad una sala dove dovremo noi con forza compiere questo atto.

¹ in un precedente passaggio il professor Tollini spiega che con Tè intende il cha no yu dato che il termine cerimonia è poco appropriato

² la sala dove si svolge il cha no yu

 

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© fotografico Tiziana Biondo(© fotografico Tiziana Biondo)

Fare una mostra è per certi versi divertente, creativo, per molti altri faticoso. Quando Cosimo Pepe e Paco Donato ci contattarono ad ottobre per chiederci di partecipare alla mostra “Il linguaggio muto della natura” ci fu chiara immediatamente una cosa: avremmo esposto nella prestigiosa cornice dell’Orto Botanico di Roma. Quindi ogni cosa andava preparata con puntiglio e scrupolosità come non mai. Ci venne proposto di fare tre installazioni nel giardino innanzi l’ingresso: i temi Aria, Terra e Acqua . Decidemmo di fare questo triplo salto carpiato dato che nessun maestro Sogetsu  in Italia aveva mai realizzato una cosa del genere. Coordinare le allieve per una mostra vuol dire decidere che stili, vasi, fiori far usare ad ognuna di loro, pianificare tutto come si stesse (come giustamente dice Sofu Teshigahara nel Kadensho) preparando uno spettacolo teatrale. Per le tre installazioni decidemmo di coinvolgere le allieve di livello più avanzato come Anne Justo. Le altre allieve avrebbero avuto il compito di allestire i loro ikebana che si sarebbero affiancati ad uno dell’Ikenobo (un rikka della maestra Yoko Kurata nella sala dedicata agli Ikebana) e due dell’Ohara (rispettivamente di Silvana Mattei nella sala dei bonsai e di Romilda Iovacchini nella sala conferenze). Questo perché ci piaceva coinvolgere le scuole presenti nel chapter romano dell’Ikebana International sia per far vedere lo sviluppo di quest’arte nel tempo.

© fotografico Lorenzo Palombini(Aria – Realizzato da Luca Ramacciotti. © fotografico di Lorenzo Palombini)

Per l’Aria ho subito avuto in mente tre canne di bambù (elemento molto usato dalla Sogetsu) e volevo ci fosse qualcosa non solo che desse l’idea di “nuvola”, di leggerezza, ma anche ricordasse la luce. Scrissi alla Swarovski ed ebbi in dono delle bustine di preziosissima polvere. L’idea iniziava a prendere corpo.

Particolare AriaAvrei colorato di blu le canne del bambù, usato del nocciolo contorto e la polvere Swarovski incollata su bacchette di vetro.

Con l’aiuto di Paco Donato si ebbe le tre canne di bambù, la possibilità di dipingerle nell’Orto stesso e di avere i sostegni in cui inserire le canne. Ed un’installazione iniziava a prendere forma nella nostra mente. Poi il 25 mattinaè iniziata la fase vera e propria di realizzazione.

© Tiziana Biondo

Per l’Acqua Lucio Farinelli avrebbe utilizzato una fontana dell’Orto e il tutto si sarebbe dovuto svilupparne al suo interno il lavoro. Causa studi dell’Università La Sapienza non è più stato possibile realizzare questo ikebana nel suo progetto ideale. Così durante un accesa discussione a pranzo con alcune allieve si giunse alla soluzione. Dato che ci veniva dato un catino per l’ikebana ed avevamo dei pannelli neri noi….

… decidemmo di dare un colore a tutto. Tiziana Biondo ci prese la tintura acrilica necessaria e Lucio iniziò a fare dripping.

© Tiziana BiondoIl risultato è stata un’installazione pittorica dove i colori usati richiamavano quelli dei fior: l’Acqua.

cqua © fotografico Lorenzo Palombini(Acqua realizzato da Lucio Farinelli. © fotografico Lorenzo Palombini)

Intanto il lavoro ferveva anche nella sala di Ikebana e i lavori delle nostre allieve iniziavano a trovare collocazione lungo il tavolo a noi destinato.

Silvia Maiozzi(ikebana di Silvia Maiozzi)

Tiziana Biondo

(Tiziana Biondo)

Cristina Mencaroni

(Cristina Mencaroni)

Man mano che gli ikebana terminavano con la nostra supervisione e l’aiuto di Anne Justo le allieve correvano a darci una mano con le installazioni esterne anche facendo lavori di manovalanza come prendere l’acqua, portare i secchi od altre incombenze.

Terra © fotografico di Lorenzo Palombini(Terra – realizzato da Luca Ramacciotti- Lucio Farinelli e Anne Justo. © fotografico di Lorenzo Palombini)

Lucio, io ed Anne abbiamo poi approntato la Terra. Con la sabbia da giardino giapponese fornita da Fast Pond ed un tronco bellissimo (la tentazione era quasi di lasciarlo spoglio) dono dell’Orto Botanico abbiamo voluto creare una massa di materiale e colori (tema caro alla Sogetsu) che desse l’idea della varietà e la bellezza di una natura come quella che ci circondava tanto splendida quanto ignorata dai più mentre una simile realtà andrebbe riscoperta e valorizzata maggiormente.

Lucia Coppola(Lucia Coppola)

IMG_5265

(Giulia Piccone Italiano)

Antonella Lefevre

(Antonella Lefevre)

Giulia Fregoli

(Giulia Fregoli)

La presenza costante durante l’allestimento, la mostra e lo smontaggio delle nostre allieve è stato fondamentale. Non sarebbe stato possibile fare tutto ciò senza di loro. L’interesse per le arti collaterali a noi (bonsai, shodo e suiseki) per le bellissime conferenze (Aldo Tollini, Luciana Queirolo, Edoardo Rossi, Francesco Merlo, la presentazione dei libri Veronique Brindeau e Paolo Balmas) ha dimostrato quanto le mie allieve ci tengano ad avere una cultura a 360° cosa fondamentale quando si studia un’arte così particolare. Vedere le similitudini, le differenze, saperne la storia. Per cui il mio ringraziamento va a loro perchè la nostra è una vera e propria affiatata squadra. Hanno capito che fare una mostra non è arrivare, fare un ikebana da mostrare a chi viene, ma studio ed impegno. Parafrasando una frase di Edoardo Rossi detta durante la sua conferenza sul bonsai potrei affermare che non si fa ikebana per farsi notare, per farlo sapere agli altri, ma perché ci da gioia farlo.

© Giuseppe Cesareo(© fotografico di Giuseppe Cesareo)

E all’emozione della gioia e forza delle mie allieve si è aggiunto il Diploma di ringraziamento per “l’impegno profuso nella divulgazione del rapporto tra Arte e Cultura Giapponese e Natura e per la partecipazione a sostegno della manifestazione “Il linguaggio muto della natura” firmato dal Direttore del Dipartimento di Biologia Ambientale: Prof. Carlo Blasi. Ricordo indelebile che è stato consegnato anche al maestro  Farinelli (in quanto coordinatori della sezione ikebana) e ai giganti che ci circondavano partendo da Claudia Tassoni (Shodo), Antonio Acampora, Lorenzo Agnoletti, Enzo Ferrari, Nicola Crivelli, Stefano Frisoni, Edoardo Rossi, Massimo Bandera, Alfredo Salaccione e Shin Zhong Quan (bonsai), Fabrizio Buccini, Igor Carino, Luciana Queirolo, Diego Rigotti e Daniela Schifano (suiseki).

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Allieve

Vedere anche il più piccolo dettaglio
vuol dire avere la visione,
conservare la cedevolezza
vuol dire essere forti,
usare la luce propria
per arrivare alla chiarezza
evita di esporsi alla rovina.
Questo si deve fare:
seguire solo ciò che è destinato a durare.

(Lao-Tse)

Ed io spero che a lungo duri il rapporto con le mie allieve. Qualcuna lascia il corso trovando difficoltà nel comprendere che non stiamo facendo un corso stile groupon o non siamo il circolo Bloomsbury Group, ma persone vere che vogliono imparare un linguaggio nel suo totale rispetto, che comprendono i limiti e i pro del rapporto allievo- insegnante e che per dire cavolate o divertirsi basta una cena. Una…. forse noi si esagera col numero di cene, ma ci piace stare assieme. E in questa sera di fine corso da Sakana mentre si cibava degnamente nel nome dell’Ikebana e della Sogetsu la commozione è arrivata sulla punta di un meraviglioso biglietto commissionato dalle allieve a Claudia De Vargas Macciucca valido come “buono” per un vaso da ritirare da Sebastiano Allegrini.

Nello splendido disegno vi sono raffigurati due ikebana uno realizzato da me

Claudia De Vargas Macciucca e l’altro da Lucio Farinelli

Claudia De Vargas Macciucca ed ovviamente le firme delle nostre allieve.

In questi frangenti resto come una statua di sale tanto mi commuovono questi gesti. Purtroppo le foto dei biglietti non rendono, ma ci tenevo (pur essendo le 00.46 e domani mattina levataccia per iniziare l’allestimento de Il linguaggio muto della natura) a ringraziarle subito pubblicamente. Già il biglietto personalizzato sarebbe stato più che sufficiente a renderci felici come maestri. Per cui questo post è per voi ragazze. Grazie dal più profondo del cuore.

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San Giovanni Rotondo(San Giovanni Rotondo)

Per i casi della vita, che spesso sfuggono alla nostra comprensione, capita che una delle mie prime allieve di ikebana debba lasciare Roma e trasferirsi a San Giovanni Rotondo. Un’allieva il cui amore per i fiori si ritrova sia nei quadri che ha in casa, sia nel suo giardino sia nei sacrifici fatti per proseguire il cammino dell’ikebana con viaggi fino a Roma per portare avanti il percorso, riuscire ad arrivare a metà del III livello nonostante molte difficoltà e quindi iniziare ad intravedere la possibilità, che pareva remota, di terminare lo studio dell’ikebana “base”.

A casa si esercita, manda foto, accetta le correzioni anche quando i gusti personali andrebbero in un’altra direzione. Se non c’è da paerdere di vista il rapporto insegnante-allievo è ovvio che spesso si instauri amicizia, confidenza. Che lei manchi a noi quanto noi siamo nel cuore suo.

Ed accade anche che improvvisamente con il maestro Farinelli si decida di andarle a fare visita proprio per poterle fare delle lezioni ed io anche per rivedere un posto a me caro e molto dove ero stato più di venti anni prima. Le date scelte son quelle delle feste pasquali. Inutile dire i giorni passati in armonia, rilassatezza ed ikebana…. Ospitati e nutriti con affetto e calore abbiamo fatto sì che il cammino di Rachele sulla via dei fiori continuasse per un altro tratto ed io ho potuto sperdermi in un luogo tanto amato che in venti anni è mutato, ma il cui spirito di pace aleggia ancora ed ovunque.

Via Crucis

(Via Crucis)

Via Crucis

(Via Crucis)

Tra una visita al Santuario di Padre Pio, una poetica passeggiata in mezzo la natura alle pendici del monte  Castellano dove si dipana la Via Crucis con le 14 stazioni bronzee realizzate da Francesco Messina, ci siamo poi dedicati all’ikebana approfittando di un piacevole sole primaverile per stare nel giardino di Rachele utilizzando sia i suoi fiori sia quelli portati appositamente da Roma.

E il tempo è volato via con una piacevolezza ed una serenità che solo certi luoghi ed amici cari ti sanno dare.

Ikebana di Rachele Pennelli(Ikebana di Rachele Pennelli)

Ikebana di Rachele Pennelli

(Ikebana di Rachele Pennelli)

Ikebana di Rachele Pennelli

(Ikebana di Rachele Pennelli)

Ikebana di Rachele Pennelli

(Ikebana di Rachele Pennelli)

Ikebana di Rachele Pennelli

(Ikebana di Rachele Pennelli)

 

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L’aspetto meraviglioso di una relazione non consiste nelle caratteristiche fisse e immutabili di un compagno, ma nel mistero del tempismo: questa seconda verità si manifesta spesso negli eventi sincronistici che costellano la nostra esistenza affettiva, poichè accadono in particolari momenti della nostra vita nei quali riusciamo a vedere chi è una certa persona, e non soltanto cio’ che potrebbe darci sotto il profilo emotivo e materiale.

[…]

Ogni rapporto è una specie di sincronicità: un evento unico in cui un incontro esterno di individui assume rilevanza emotiva, simbolica e trasformativa. Molti degli eventi sicronistici mostrano che siamo collegati agli altri con legami molto più forti di quanto spesso non siamo in grado di riconoscere, e che ognuna delle coincidenze significative conferma il concetto junghiano di inconscio collettivo, secondo cui ogni essere umano condivide a livello piscologico e spirituale un legame con tutti gli altri esserei umani.

(Robert Hopke)

Ikebana di Luca Ramacciotti

Questa introduzione e questo mio ikebana è un omaggio a una di ikebana che ha abbattuto, con me, una barriera invisibile, eppur reale, tra le due scuole di ikebana presenti sul territorio romano al punto di creare assieme il Chapter romano dell’Ikebana International. Grazie Silvana (Mattei).

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