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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Monthly Archives: febbraio 2019

Fin da quando abbiamo iniziato la nostra attività nel 2005 (già come allievi della sensei Lina Ranson Alicino partecipavamo alle mostre e alle dimostrazioni da lei organizzate) abbiamo sempre puntato ad alzare l’asticella dell’impegno e della professionalità.

Per dirla con le parole dello stimato e grande chef Simone Ciccotti tendiamo alla #livellanza e le critiche (giuste) ci hanno sempre spronato a migliorarci sia per ciò che concerneva la grafica del sito (che il maestro Lucio Farinelli costantemente aggiorna) sia per quello che riguardava la qualità delle foto, la location dove fare lezione o la tipologia di corso (lezione storico filosofica introduttiva, riepilogo delle lezioni in excel, foto del corso) che a quanto pare è stata fonte di ispirazioni per altri.

L’elemento nostro debole erano le locandine che a detta della grafica Silvia Barucci erano carine, ma non perfette. Quindi ci è stato naturale affidarci totalmente alla sua professionalità perché effettivamente in un’epoca dove l’immagine diffusa conta è impensabile avere delle locandine difficoltose da leggere per uno sfondo sbagliato o con un font graficamente brutto o foto mezze tagliate o con scritte sopra le immagini fatte con un programma di editing standard e gratuito.

Perché la qualità ha un costo. Nessuno vieta di andare dal discount, ma quanto dà più piacere il cibo eccellente. Tra l’originale e il tarocco c’è sempre la sua bella differenza.

Questo post è quindi un ringraziamento alla maestra Silvia Barucci per aver portato la #livellanza anche nel settore locandine e depliant.

Qui vedete il nuovo depliant da lei realizzato

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e mi dispiace non possiate sentire la qualità particolare della carta che ha scelto per la stampa perché non è ovviamente la carta del proprio pc o della fotocopiatrice sotto casa.

Grazie Silvia!

Concentus Study Group.

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 E’ da sabato sera che mi frulla in testa una canzone piuttosto nota e che dà il titolo a questo mio post. E’ stato un fine settimana stancante, ma ricco di energia e felicità. Stancante perché per il sottoscritto e il maestro Lucio Farinelli è iniziato venerdì mattina all’alba quando siamo andati al Mercato dei Fiori per controllare (si ordina sempre con largo anticipo) il materiale che avevamo richiesto per la lezione ed io anche quello che avrei usato subito il giorno stesso per il mio ikebana di carnevale.

Il venerdì sera, al solito, Lucio Farinelli ha pure allestito la sala che l’Hotel dei Congressi ormai ci riserva da anni dove i nostri allievi possono stare comodi e lavorare in uno spazio che non è rimediato o angusto. Per noi l’eleganza nel mondo dell’ikebana inizia da qui.

Questo fine settimana ci raggiungevano anche le due maestre Sogetsu che ci sono in Toscana ovvero Silvia Barucci (Firenze) e Ilaria Mibelli (Livorno) ed avrebbero fatto lezione anche la domenica.

Sia il sottoscritto, sia il maestro Farinelli, non abbiamo mai chiesto nulla alle allieve che sono divenute maestre, lasciamo a loro scegliere come proseguire il loro cammino. Possono fare lezione con noi, possono insegnare con noi o venire con noi a prendere lezione da altri maestri. Come possono decidere di smettere di studiare. Per esperienza personale (e anche seguendo gli insegnamenti di Sofu Teshigahara nel Kadensho) chi si stacca da un gruppo e smette di studiare è destinato a d inaridirsi. E’ come se un ramo si staccasse dall’albero principale. Sia io, sia il maestro Farinelli non abbiamo mai smesso di studiare quest’arte, studiare ovviamente cercando di trarne profitto di imparare veramente perché se non ci si mette cervello e il cuore si possono prendere lezioni anche tutti i giorni, ma non faremo mai un ottimo lavoro, ma cose fredde e sterili. Entrambi non ci siamo nemmeno mai sentiti superiori agli altri maestri del nostro gruppo perché ognuno di noi apporta la propria esperienza, il proprio sentire, le proprie idee.

Ed è per questo che sono estremamente fiero ed orgoglioso di presentare l’attuale famiglia del Concentus Study Group.

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(枝音 – Shion)

Inizio con me per la felicità dei detrattori che dicono che mi sento superiore solo perché spesso, avendo studiato con tanta umiltà e passione, ho solo smascherato la loro carente preparazione. A volte mi chiedo se la gente ragioni sul proprio operato quando si autoloda nelle cose che fa dicendo di averle realizzate perfettamente o si mette i like da sola. Ma ognuno è libero di comportarsi secondo la propria natura e va bene così.

Mi sono ritrovato a capo del Concentus Study Group per volere del maestro Lucio Farinelli e delle allieve che continuano a sostenerci. Lavoro in teatro come regista e ho l’hobby della fotografia. Insegno a Roma e in Toscana.

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(冬花 – Toka)

Lucio Farinelli dirige con me il C.S.G. e, anzi, senza di lui io non sarei mai divenuto maestro. Lo studio continuo e l’incoraggiamente costante che ho avuto mi ha permesso di superare i vari ostacoli posti sul mio cammino come un lavoro che mi porta in giro per il mondo. Esperto di design ed architettura gestisce ed organizza il corso di Roma. Le sue zone di insegnamento sono Roma e l’Umbria.

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(水麗 – Mirei)

Anne Justo è la colonna portante del C.S.G. Lei è stata la nostra prima allieva ci ha visto (ed aiutato) a crescere. Saggia, paziente, allegra è una persona straordinaria a cui noi tutti vogliamo un bene immenso. Specializzata in ikebana per bambini le sue zone di azione sono Roma e Campania.

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(月光 – Gekkō)

Lucia Coppola è la concretezza fatta persona, se lei prende un impegno lo sostiene senza “se” e senza “ma”. E’ come la vedete in foto, sempre sorridente ed entusiasta. Anche lei è un’ottima insegnante di ikebana per bambini. Anche perché si può allenare in casa per questo! 🙂 Le sue zone di azione sono Roma e i Castelli.

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(雪見 – Yuki mi)

Giulia Piccone Italiano è la nostra giovanisisma insegnante che ha portato il glamour e l’ironia all’interno del C.S.G. Ragazza dotata di molteplici talenti potrebbe fare un ikebana mentre esegue la danza del ventre e cucina splendidi dolci. Le sue zone di azione sono Roma, Abruzzo e l’Albania dove sta ottenendo la sua seconda laurea.

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(八重菊 – Yaegiku)

Yanitsa Georgieva è il nostro membro esterno dato che risiede ed insegna in Bulgaria, ma è venuta da noi a completare il percorso per divenire maestra e con piacere ha deciso di rimanere nel nostro gruppo partecipando ai vari eventi che la distanza e il lavoro le permettono di seguire.

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(楓葉 – Fu yo)

Tiziana Biondo l’essenza della gentilezza e dell’essenzialità in ikebana. Bravissima fotografa e sommelier ci ha sempre seguito con molta passione partecipando ai più importanti eventi del C.S.G. La sua zona di insegnamento è Roma.

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(氣息龍 – Kisokuryu)

Silvia Barucci ci segue quasi da sempre. Il quasi è dovuto al fatto che all’inizio non insegnavo in Toscana, ma lei era già interessata a studiare con noi. E’ la nostra grafica che realizza tutto del C.S.G dalle locandine ai biglietti da visita ai depliant. Appassionata di orchidee ha brevettato il vaso Florero. La sua zona di insegnamento è Firenze.

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(潮風 – Chofu)

Ilaria Mibelli è l’emblema della tenacia, del seguire le regole andandole però ad applicare con innovazione e sentimento. Ha fatto un meraviglioso percorso di studio e possono essere fortunati gli allievi livornesi (Livorno è la sua zona di insegnamento) che studieranno con lei.

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(森魂 – Moritamashi)

Patrizia Ferrari è l’entusiasmo fatto persona, per 5 anni ha fatto dei viaggi non indifferenti per venire a studiare fino a Roma (lei abita a Merano) portando sempre eleganza, forza ed entusiasmo a tutti noi. Da due anni collabora con il Merano Flower Festival per ciò che concerne l’ikebana.  La sua zona di azione è il Trentino Alto Adige.

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(白露 – Shiratsuyu)

Come la sua compagna di corso, Patrizia Ferrari, anche Chiara Giani si è sobbarcata per 5 anni un bel viaggio da Mestre a Roma per studiare con noi. Chiara è la creatività fatta persona tanto è capace di insegnare ikebana quanto il flower arrangement nella sua base strategica ovvero il suo stupendo e innovativo negozio “Armonie Floreali” a Mestre. La sua zona d’azione è il Veneto – Friuli Venezia Giulia.

A questi fratelli maggiori ovviamente si uniscono tutte le allieve che stanno seguendo il medesimo percorso di studio, chi è al primo anno e chi sta per raggiungere il termine del traguardo.

Sulla nostra pagina Facebook quanto sull’account  Instagram o il nostro sito nominiamo sempre le nostre allieve (nome e cognome) sia per una questione di trasparenza sia perché credo sia onesto dire chi ha eseguito il dato ikebana che pubblichiamo senza lasciare dubbi. Perché l’onestà e la chiarezza ci hanno sempre caratterizzati, non amiamo le zone d’ombra lungo la via dei fiori, ci piace la luce del sole.

Grazie a tutte. Siete una famiglia meravigliosa!

Concentus Study Group

 

 

 

 

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Se tutto il mondo festeggia San Valentino ideando ikebana appositi per questa feste, io da buon viareggino preferisco creare ikebana dedicati ad una festa che sento a me molto più vicina: il carnevale (di Viareggio ovviamente).

Come lo scorso anno ci siamo ritrovati con le maestre di Livorno (Ilaria Mibelli) e Firenze (Silvia Barucci) per una lezione di ikebana dedicata a questo tema a cui si è aggiunto questa volta anche il Maestro Lucio  Farinelli.

Per me e il maestro Lucio Farinelli era anche l’occasione propizia per inaugurare finalmente il vaso di porcellana realizzato da Sara Kirschen. Un vaso molto particolare avendo varie parti di porcellana colorata inserite dentro (quindi non sono delle zone dipinte sul vaso) alla lastra che compone il corpo principale.

Se il vaso può far immaginare un getto di coriandoli io ho attinto ai miei ricordi quando nel gran salone dell’Hotel Royal venivano organizzati dei veglioni il cui tema era “Bianco e Nero” ovvero le maschere (con tanto di palio finale alla serata) potevano solo presentare costumi con questi due colori.

Per cui il mio materiale era costituito da bianchi anemoni e rami di salix sekka tinti di nero lucido e posizionati come fossero il getto di due stelle filanti.

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(Ikebana di Luca Ramacciotti – vaso di Sara Kirschen)

Il Maestro Lucio Farinelli invece ha proprio pensato ad un’esplosione di colori, di allegria che andasse ad esaltare i colori del vaso della Kirschen.  Per la sua foto (e le seguenti) ringrazio Silvia Barucci per l’editing.

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(Ikebana di Lucio Farinelli – vaso di Sara Kirschen)

Silvia Barucci invece ha utilizzato un tradizionale vaso a cestino giapponese andando a creare una struttura con delle sfere di filo prese dal maestro Farinelli in Argentina.

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(Ikebana di Silvia Barucci)

Ilaria Mibelli infine ha giocato con le trasparenze dei colori utilizzando uno stand come contenitore creando una maggiore dinamicità al tutto.

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(Ikebana di Ilaria Mibelli)

Ringrazio tutti e tre per aver sposato questa mia allegra idea e, dato che la Quaresima inizierà il 6 marzo…… Buon Carnevale a tutti! Vi aspetto a Viareggio ai corsi del 3 e 5 marzo.

Concentus Study Group

 

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(Ikebana e foto di Ilaria Mibelli)

Di recente in un manuale di Bob Cassidy ho letto la seguente asserzione: “Semplicità significa pulizia ed impatto. Non ha nulla a che vedere con le difficoltà del metodo impiegato. Rileggete le ultime due frasi cinquanta volte e non dimenticatevene mai.”

Cassidy non si occupava affatto di ikebana, ma credo che la sua affermazione in questione sia perfetto per il nostro percorso dei fiori e per questo ho preso ad esempio l’ikebana della maestra sogetsu che sta a Livorno Ilaria Mibelli.

Se, come asserisce Sofu Teshigahara nel principio n. 1 della Sogetsu, un bel materiale non fa di conseguenza un bell’ikebana è vero che se andiamo ad utilizzare materiale particolare agli occhi di chi vede, soprattutto se è profano, sembra che si sia fatto chissà che cosa quando magari abbiamo solo appallottolato del materiale e infilato in un vaso in maniera carina.

E’ ovviamente più semplice infilare dei fiori in un vaso  e appoggiare ad esso un ramo per fare una cosa di impatto che scegliere un nageire base come ha fatto Ilaria.

Mi chiederete il perché.

Nello stile libero (anche se in realtà si dovrebbero andare ad applicare liberamente le regole apprese nei khion e non dimenticarle) uno può sostenere che quella è la sua idea, che ha volutamente sproporzionato il tutto (anche se ci si dovrebbe sempre attenere alle 3 misurazioni della scuola) etc mentre nei khion base hai quelle regole prefissate, le posizioni dei 3 Shushi, l’angolazione etc. Se nello stile libero puoi ingannare inzeppando l’imboccatura del vaso con dei fiori a fare da tappo, nel nageire base devi per forza utilizzare (e bene) le tecniche apprese a scuola.

Quindi niente trucco e niente inganno.  La pura maestria da maestra (scusate il gioco di parole) non è nel fare un ikebana velocemente (anche se un maestro per via delle dimostrazioni pubbliche deve poter contare su questa dote), ma farlo bene, alla perfezione.

A partire dalla scelta del materiale. Una volta un’allieva, che si riteneva pronta per essere maestra, mi portò dei finisismi rami di pitosforo e delle brassiche più grandi dei cavoli sotto cui nascono i bambini. tutto sproporzionatissimo.

Ilaria avrebbe voluto abbinare il lauro con la rosa, ma in questo periodo (San Valentino) anche le rose più brutte hanno prezzi proibitivi.  E’ quindi ricorsa a dei fiori similari alle rose per forma ovvero le brassiche, ma, a differenza della persona sopra nominata, le ha scelte piccole facendo sì che per dimensione e forma si abbinassero, senza sopravaricare, ai rami. Un maestro lo è anche nell’abbinare bene i materiali (anzi direi che è il 96% dell’essere maestro).

E nella pulizia visiva del nageire Ilaria lo ha fotografato così senza alcun effetto che potesse celare le mancanze tecniche perché l’ikebana va visto nella sua interezza, non ha un lato nascosto come la Luna.

Spesso, se a lezione avanzano i materiali (dopo averne dati alle allieve anche per portarseli a casa ed esercitarsi oltre a quelli usati durante la lezione), con il maestro Farinelli facciamo dei nageire per mantenerci esercitati. E’ impossibile esercitare un’arte senza mai allenarsi costantemente nelle tecniche perché la perdità della manualità sarebbe immediata.

Non è il saper realizzare un buon soegi-dome che fa un bel nageire, ma è quello che ce lo sorregge. E non è un compito da poco.

Concentus Study Group

 

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Chi mi segue sui vari social sa che ultimamente mi sto divertendo con l’utilizzo della lensball in fotografia.

Ma di cosa si tratta? Sono sfere di cristallo K9 ovvero lo stesso cristallo che viene utilizzato per le lenti della fotocamera e di altre ottiche per le sue caratteristiche di elevata trasmissione luminosa e rifrazione della luce. Ricorda un poco la versione tascabile delle sfere divinatorie dei chiromanti ed è ultra trasparente, un cristallo lucido e temperato, per una superficie perfetta e senza graffi. Con la lensball ci possono “giocare” tanto i principianti che i fotografi professionisti essendo ideata non solo per le  fotocamere professionali ma è anche per qualsiasi fotocamera degli smartphone.

Perché usarle?

Una mia amica mi diceva che non le piace vedere un’immagine “chiusa” in una bolla, invece per me è focalizzare un punto di vista diverso. Non tutte le foto sono belle con una lensball e nemmeno tutti i soggetti sono adatti ovviamente.

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Però a volte può essere che nel cercare un soggetto adatto noti qualcosa che distrattamente ti era sfuggito.

Ieri ad esempio ero ad un ristorante dove mi sono recato più volte percorrendo il giardino di ingresso, dove ho sempre notato le varie piante (anzi più volte li ho “minacciati” di arborizzamenti), ma non ero mai sceso nei dettagli. Ho osservato il muschio sulla panchina, sul terreno, sul muro.

Era come se in mano avessi una lente di ingrandimento.

Ma non è solo questo. Se si osservano le meravigliose foto di Stefen Lanz, autore anche di una breve, ma intensa guida sull’argomento, si evince che possiamo creare dei nuovi mondi dove la sfera è nelle nostre mani o diviene il soggetto/oggetto/sguardo della nostra foto.

Se prendiamo la foto di apertura di questo articolo e la ribaltiamo (chi ce lo vieta? Anzi su instagram l’ho proprio pubblicata così.)

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avremo, ovviamente un effetto più naturalistico e meno estraniante.

Un gioco? Forse. Per me è uno stimolo verso un altro punto di vista, una nuova ricerca.

Vi chiederete cosa ci incastra tutto ciò in un blog sull’ikebana.

Con la seguente motivazione.

Il cammino dei fiori deve avere sempre occhi nuovi, cercare idee (che comunichino non esibizioni di egocentrismi dobbiamo parlare agli altri non a noi), osservare la natura non solo con i nostri occhi, vedere se delle immagini di una natura “diversa” ci suggeriscono nuove interpretazioni dei temi proposti dalla nostra scuola, osservare come le linee si curvano nella lensball, comprendere come i colori possano mescolarsi o risaltare, vedere un riflesso che ci cambia la prospettiva,

non

fossilizzarsi

MAI

sulle stesse cose

diventando ripetitivi

RIMBALZANDO

sui soliti temi

Se pensiamo (per me cosa molto utopica) di essere bravi su un tema, che questi non abbia più nessun sviluppo per noi, passiamo un altro.

Non dobbiamo diventare fotocopie di noi stessi.

Perché nessun fiore, ramo o foglia è uguale all’altro.

Concentus Study Group

 

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Se ci hanno sempre fatto piacere le innumerevoli collaborazioni che in Italia, solo il nostro Study Group ha realizzato dai gioielli, ai profumi, ai prodotti di bellezza, alla moda, alla scultura, ai mosaici, alla cucina, al design etc., ancor maggior soddisfazione accade quano un’importante realtà come quella della Stamba chiede al maestro Lucio Farinelli il permesso di condividere un suo ikebana sulla loro pagina Facebook ed Instagram e soprattutto ciò che ci colpisce è la frase che accompagna il post. Un riconoscimento al lavoro e all’impegno che profondiamo nella divulgazione dell’arte dell’ikebana con umiltà e studio.

Ovviamente moltissimi complimenti al maestro Farinelli.

Concentus Study Group

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Nella Sogetsu Teachers Association Members Guide al capitolo “After completion of the texbook” il punto 11 recita: “Take an interest in others Arts – The world of art is infinite: by broadening you experience of other arts you will increase your sensibility, so encurage students to experience as much of the arts world as possible.” Fortunatamente questo concetto non lo devo ribadire alle mie allieve perché sono tutte interessate all’arte di ogni periodo storico anche se, ovviamente, quella moderna è, con le sue peculiarità, quella per noi più vicina come fonte di ispirazione.

L’arte è davvero fondamentale nella mia scuola a partire da temi quali: Complementing an Art Work (più volte sviluppato in Italia solo dal mio Study Group con eccellenti collaborazioni professionali) a propri specifici riferimenti all’interno del Kadensho scritto da Sofu Teshigahara.

Sofu sostiene che chi è legato al rispetto della tradizione non è soggiogato da esse e la ricerca di nuove idee e strade è fondamentale per un ikebanista, perché l’ikebana è un’arte in evoluzione come la pittura, la scultura etc.

Più volte, anche per questo, nelle nostre conferenze, il sottoscritto e il maestro Lucio Farinelli, abbiamo definito la Sogetsu la Bauhaus d’Oriente per diversi motivi. Definizione piaciuta molto, di recente, ad una giornalista del Corriere della Sera.

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Ma perché avvicinare la scuola Sogetsu proprio alla realtà artistica della scuola Bauhaus?

Non sto qui a ricordarvi le peculiarità del movimento Bauhaus che sicuramente conoscerete, ma l’importanza che ebbe per i temi proposti (e per come lo erano effettuati) e la rivoluzione che portò nel campo artistico, architettonico e di design. Cambiò l’arte occidentale come la Sogetsu fece con l’ikebana andando a frantumare schemi e tradizioni cristallizzate senza però mai negare o respingere l’esperienza del passato. In entrambi i casi il “sentire personale” era tanto importante quanto le tecniche apprese.

Inoltre pensiamo ad uno dei più noti esponenti di questo gruppo ovvero Vasslij Kandinskij e al suo “Punto, linea, superficie”:

“Il punto geometrico è un’entità invisibile. Deve quindi essere definito come un’entità immateriale. Pensato materialmente, il punto equivale a uno zero. Ma in questo zero si nascondono diverse proprietà, che sono «umane». Noi ci rappresentiamo questo zero – il punto geometrico – come associato con la massima concisione, cioè con un estremo riserbo, che però parla. In questo modo, nella nostra rappresentazione, il punto geometrico è il più alto e assolutamente l’unico legame fra silenzio e parola. E perciò il punto geometrico ha trovato la sua forma materiale, in primo luogo, nella scrittura – esso appartiene al linguaggio e significa silenzio.

La linea geometrica è un’entità invisibile. è la traccia del punto in movimento, dunque un suo prodotto. Nasce dal movimento – e precisamente dalla distruzione del punto, della sua quiete estrema, in sé conchiusa. Qui si compie il salto dallo statico al dinamico. La linea è, quindi, la massima antitesi dell’elemento pittorico originario – il punto. La linea può essere definita come elemento secondario.

Il punto è il risultato del primo scontro tra lo strumento e la superficie materiale, la superficie di fondo. Carta, legno, tela, stucco, metallo, eccetera, possono essere il materiale di questa superficie di fondo. Lo strumento può essere matita, bulino, pennello, penna, punta, eccetera. Attraverso questo primo scontro viene fecondata la superficie di fondo.

Anche in un altro regno di elementi puri – nel regno della natura – ci si presenta spesso l’accumulazione di punti; ed essa è sempre funzionale e organicamente necessaria. Queste forme della natura sono, in realtà, piccoli corpi nello spazio e si trovano, in rapporto a un punto astratto (geometrico), nella stessa relazione del punto pittorico. A dire il vero, d’altra parte, tutto quanto il « mondo» può essere considerato come una composizione cosmica in sé conchiusa, che è formata a sua volta di infinite composizioni autonome, anch’esse in sé conchiuse e sempre più piccole; e questo mondo, nel grande e nel piccolo, fu creato, in definitiva, da punti; e con ciò, d’altra parte, il punto ritorna al suo stato originario di entità geometrica. Si tratta, infatti, di complessi di punti geometrici che stanno sospesi in diverse figure regolari nell’infinito geometrico. Le più piccole di queste figure in sé conchiuse sono figure puramente centrifughe e si presentano di fatto al nostro occhio poco esperto come punti, che stanno in rapporto fra loro attraverso connessioni allentate. Lo stesso aspetto hanno alcuni semi: e se noi apriamo la capsula del papavero (che è, in definitiva, un punto sferico ingrandito), così bella, liscia e levigata come avorio, scopriamo in questa calda sfera delle miriadi di freddi punti azzurro-grigi, che obbediscono a un piano di composizione e portano in sé la latente quieta forza generatrice, proprio come il punto pittorico. Qualche volta forme del genere nascono nella natura per smembramento e disgregazione dei complessi già menzionati – si può dire, come slancio verso la figura originaria della condizione geometrica. Se il deserto è un mare di sabbia, composto esclusivamente di punti, non a caso la capacità di movimento invincibile e tempestosa di questi punti « morti» ha effetti terrificanti. Anche nella natura il punto è un’entità chiusa in se stessa, piena di possibilità.”

Sofu nell’ikebana introduce i temi di: linea, massa e colore dove, dei tre, la linea è l’elemento più importante. Sempre nel Kadensho scrive: “Ikebana can be see in terms line, color, or mass. These three elements measure in various ways and express infinite possibilities. […] In ikebana, two or more types of flowers are often combined or matched. This is a good way to make use of these three elemts. Branches excel in lines, while flowering plants excel in color and mass. […] Ikebana is an art of space – the space between branches, the space between flowers and leaves and the spaces between masses. In other words, the space between the branches and flowers come alive. This space is a plentiful void projecting tension and power.”

Pensiamo anche ad un altro grande esponente pittorico della scuola Bauhaus (di cui quest’anno ricorre il centenario dalla fondazione ovvero otto anni prima della nascita della Sogetsu) ovvero Paul Klee e al suo senso ritmico e musicale che riversò in pittura. Se Klee  sviluppò i concetti di proporzioni, immagini riflesse, delle forme e colori primari e la loro percezione, Kandinskij invece si basò principalmente sul disegno analitico la composizione cromatica, seguendo i principi dell’analisi e della sintesi e dando importanza agli effetti del colore nelle sovrapposizioni tra di essi e nella loro percezione.

Pensiamo alla frase sopra riportata a proposito della linea dove Kandinskij scrive: “Nasce dal movimento – e precisamente dalla distruzione del punto, della sua quiete estrema, in sé conchiusa. Qui si compie il salto dallo statico al dinamico. ” Se la natura la consideriamo la nostra “linea” l’ikebana nasce dall’atto dinamico, dalla recidere (distruzione) una parte di un elemento originario (fiore, ramo, foglia) per dargli una nuova forma. Sofu afferma che un crisantemo quando viene reciso e posto in un ikebana non è più un crisantemo, ma qualcosa di nuovo.

Se invece riflettiamo sulla frase: “Carta, legno, tela, stucco, metallo, eccetera, possono essere il materiale di questa superficie di fondo. Lo strumento può essere matita, bulino, pennello, penna, punta, eccetera.” come non andare col pensiero ai Relief Works o agli Zenei-Bana o all’uso di materiale non convenzionale in ikebana da parte della mia scuola?

Sempre leggendo il Kadensho vi ritroviamo spesso concetti che vanno in parallelo a molte idee della Bauhaus ponendo attenzione sull’abbinamento di materiali (Setting ikebana, however, is not like mixing ingredients for a meal), la pesantezza di alcuni fiori tropicali (…resulting in a superficial ikebana that is shallow and saccharine) o il rapporto che ci deve essere tra i fiori (potrebbero essere il nostro punto) e il vaso (che potrebbe corrispondere alla superficie). L’argomento di Sofu nel Kadensho che mi ha sempre fatto venire in mente i due pittori sopra menzionati è però il seguente: In ikebana, it is important to try to find ways to confer movement to branches and flowers that are normally static. […] Movement is the sense of motion that arises from perfect stability – movement based on a solid sense of equilibrium.

Quindi per Sofu Teshigahara l’ikebana oltre ad avere linea, massa e colore deve trasmettere un senso di movimento, possedere un suo peculiare ritmo.  Infatti poche righe dopo sosterrà che “Pilling flowers into a massive arrangement without rhyme or reason is really distasteful to me. It is taboo to stick too many flowers into a vase. Especially with nageire, only one or two stems will suffice.”

Questi gli aspetti più pertinenti (detti con molta sintesi) per me che legano la scuola Sogetsu ad una rivoluzione culturale ed artistica come quella della scuola Staatlitches Bauhaus per non parlare poi di concetti come l’architettura o il design che la Sogetsu ha sempre introdotto nel campo dell’ikebana, basti pensare al lavoro che svolse Kasumi Teshigahara assieme al suo gruppo di giovani artisti o all’importanza architettonica della Sede della scuola stessa e la sua elegante essenzialità.

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Recentemente nella grande esposizione FLOWERS BY NAKED ci sono stati anche giochi di proiezioni (quindi non più solo luci come si faceva prima) su un grande allestimento realizzato dalla Sogetsu, una continua evoluzione di questa meravigliosa arte seguendo il motto dell’attuale Iemoto Akane Teshigahara: Into the Ocean of Diversity.

Concentus Study Group

 

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