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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Monthly Archives: giugno 2013

Ikebana

(Gloriosa, Acacia, Pepe Rosa)

Questo non è un post bello.

E’ un post polemico ed arrabbiato.

Per una volta fuoriesco dal sentiero dei fiori, depongo le hasami e non guardo i fiori, ma la realtà. Sono stufo di organizzazioni che richiedono conferenze e dimostrazioni di ikebana e poi ignorano totalmente le necessità che si hanno di materiali, spazi e tavoli. Probabilmente non sanno bene cosa sia l’ikebana, ma se io chiedo due tavoli con tovaglia bianca e ne trovo uno lungo di ferro….

La cosa che maggiormente mi infastidisce è vedere continui post di “colleghi” dove si parla di “stile ikebana” o che so “stile Sogetsu”. L’ikebana non è uno stile, è un’arte (poi se ci aggiungiamo anche il lato filosofico è ancora più complesso il discorso). La Sogetsu (l’Ohara e l’Ikenobo per parlare delle scuole presenti in Italia) sono scuole, non stili!!! Mi domando, ma io allievo vengo da te maestro che mi sbagli persino la terminologia? Ma che serietà si dimostra? Ci si lamenta di articoli di giornale e blog e poi siamo i primi ad essere imprecisi?

L’ikebana non è mettere foglie piegate, rami contorti in un vaso, è creare forme, percepirle dentro di noi, vedere come la natura accosta colori, forme, linee. E’ un continuo studio, non ci si deve mai sentre bravi od arrivati, ma continuare a stupirci come bambini di fronte alle possibilità che la natura ci mostra attraverso materiali vegetali e lignei e abbinarli alla maestria umana che crea contenitori meravigliosi (perchè fare mostre con vassoi di Ikea e mortificare un’arte?).

Tutto questo non nasce dalla superbia di sentirsi maestri di ikebana per cui si fanno cose per forza strane, ma dal cuore.

Se ce lo abbiamo.

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Ikebana

(Thypa, Papiro, Lisianthus)

La via dei fiori ha un percorso rettilineo. Si inizia e si prosegue. Possiamo concederci delle soste, ma quando riprenderemo non troveremo scorciatoie o sentieri più facilmente percorribili, linea dritta innanzi a noi e basta. Durante questo percorso andremo a cercare una totale concentrazione che non ci distolga da ciò che stiamo compiendo. I problemi quotidiani, i dolori dovrebbero rimanere sul ciglio del sentiero. O almeno non dovremo farli portare, come zaini, alle altre persone. Alle volte tra i rami penetra un colpo di luce e può farci vacillare un poco colpendoci negli occhi, portarci, infastiditi, a discutere con i nostri compagni di viaggio, con chi ci fa guida. Ma tutto dovrebbe finire in quel punto del sentiero perché amiamo il percorso che stiamo compiendo, le persone che viaggiano con noi. Se ci sono errori durante il percorso si dovrebbe cercare di capire come fare per superarli. Alle volte un ramo caduto in mezzo al sentiero può essere di spunto per un lavoro di squadra (sia per rimuoverlo sia per studiarlo meglio e capire se lo possiamo usare a nostro vantaggio). Se invece ci si ferma, ci si scorda che siamo un gruppo, che le discussioni fanno parte del cammino di apprendimento, non si rispetta chi ci fa da guida anche se ha più esperienza di noi perché ci si sente perfetti ed infallibili allora i fiori attorno a noi seccheranno. Si può scegliere un’altra guida, ma se la scelta non è dettata dall’avere un nuovo Virgilio che ha più esperienza nel condurci, ma dalla presunzione, la vendetta e l’arroganza probabilmente troveremo solo chi ci sperderà nel bosco. E perderemo per sempre il percorso compiuto fino a quel momento e i compagni di viaggio che svaniranno come rugiada al sole, quel sole che non vedremo più.

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Se dovessi indicare cosa amo di più dell’Ikebana Sogetsu direi che è lo stile libero. La cosa che trovo più difficile? Lo stile libero.  La Sogetsu fin dal primo anno ti permette di esprimerti creativamente e, per noi occidentali, è importante. La Sogetsu non ti impone degli stili ferrei (stili base e variazioni sono per imparare a muovere i primi passi a prendere dimestichezza tra misure, spazio, dimensioni, vuoto, armonia, colori), ma si rivolge a persone che devono tirar fuori tutta la loro creatività… senza per questo sfociare nel design. Dopo lezioni in cui si segue un diagramma improvvisamente il salto nel vuoto. Per chi lo esegue per la prima volta è difficile capire come applicare artisticamente,  “liberamente” le regole fino ad allora acquisite. Per chi lo fa da anni la difficoltà è nel cercare di non ripetersi, ma ogni volta creare qualcosa di nuovo.

Oggi il salto nel vuoto è toccato alle allieve di I livello a cui tengo il corso presso l’Associazione Oriente a Livorno. Con piacere ho visto come hanno scelto il vaso (mi ero portato appositamente da Roma vasi, fiori e foglie), osservato il materiale e in religioso silenzio si sono messe all’opera. Il materiale scelto (e i vasi) presentavano varie difficoltà tecniche ed estetiche rendendo questa lezione molto importante anche perché per la prima volta veniva “abbandonato” il suiban per testare le proprie capacità su contenitori sconosciuti.

Nessuna di loro si è arresa per questo, o scoraggiata, ma ha cercato anche di capire come aggirare gli ostacoli proposti e questo è il giusto atteggiamento.

Con soddisfazione paterna pubblico alcuni lavori.

(Ivana Bosimini)

Ivana

(Rosanna Lari)

Rosanna

(Rosaria Lenti)

Rosaria

(Nicoletta Barbieri)

Nicoletta

(Silvia Barucci)

Silvia

E dato che ci si salutava in vista di settembre…

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Ikebana

(Pandano, Eryngium, Areca)

Definire l’ikebana un hobby può essere riduttivo (nei suoi confronti), ma va bene, dipende da cosa ci si aspetta imparando quest’arte e compiendo un ben preciso tipo di cammino. Si può passeggiare, guardarsi attorno, esplorare con calma i fiori, gli alberi, le foglie che ci circondano, perdersi in essi, non prestare eccessiva attenzione al cammino che stiamo imparando che è tanto tecnico quanto estetico (sebbene siano due termini più adatti ad un’ottica occidentale che orientale).

Oppure possiamo fare jogging lungo la via dei fiori, allora si procede a passo più spedito perché abbiamo una “meta” da raggiungere. Teniamo un passo ed un fiato regolari, ci si impegna a non inciampare a non perdere inutile tempo e riusciamo lo stesso ad osservare la natura che ci circonda, imparare ciò che è necessario perché la nostra via sia dritta e fruttifera.

Possiamo anche correre, o meglio diciamo che possiamo provare a correre, ma perderemo di vista, fiori, nozioni, idee perché non è tanto il percorso da compiere, la meta da raggiungere che ci interessa, quanto la velocità con cui si avanza. E di sicuro inciamperemo prima o poi e sarà difficile allora rialzarsi.

Per chi passeggia va bene qualsiasi cosa, ma deve capire che non può ottenere lo stesso risultato di chi fa jogging che prevede un impegno diverso, è un passeggio in forma di corsa a passo lento e piacevole. Lo scopo principale dell’attività è aumentare il benessere fisico di chi la intraprende senza però subire lo stress derivato dalla corsa vera e propria che, come detto prima, ci porterà solo a cadere lungo la via dei fiori.

Chi passeggia non può pensare di arrivare alla stessa meta di chi fa jogging perché questi si allena di continuo e sa cosa voglia dire l’impegno.

Tutta questa metafora sportiva, fatta da uno che dopo due passi stramazza al suolo stanco, per spiegare che se nel corso di studio c’è un impegno differente ci saranno anche risultati diversi e lo studente ne deve essere consapevole.

Quando io ero studente da Viareggio scendevo a Roma a prendere, tutte le settimane, lezione di ikebana facendo salti mortali sia per il tempo sia per il lato economico (noi teatranti siamo sempre in balia di burrasche). Avevo la fortuna di poter usufruire dei passaggi in macchina di un altro studente (l’attuale maestro Lucio Farinelli che lavora con me) che usciva prima dal lavoro dato che la nostra insegnante dell’epoca non faceva concessioni di orario per chi lavorava.

La nostra giornata si svolgeva così: la sera prima arrivavo da Viareggio, la mattina alle 7 andavamo con Lucio a prendere il materiale per la lezione al Mercato dei fiori (già la nostra insegnante non ce lo procurava…), poi io tornavo a casa a sistemare le cose comperate e Lucio al lavoro portandosi parte del materiale dato che poi io lo avrei raggiunto in bus fino al suo posto di lavoro che non era nè vicino al Mercato dei fiori nè alla casa della nostra insegnante.

Una volta, si stava andando a prendere in campagna dei rami di castagno, una ragazza non vedendo uno stop (era al telefono) ci prese in pieno sfasciando la macchina di Lucio. Il giorno dopo eravamo di mattina presto al Mercato dei fiori ugualmente a comperare i fiori e dato che non si era potuti andare a prendere i rami di castagno, comperammo delle piante di mandarini giapponesi e il tutto in bus.

Questo lo racconto non perché siamo degli eroi, ma per far capire quanto l’ikebana ci avvincesse, nessun ostacolo fermava il nostro percorso, non abbiamo mai corso, ma nemmeno passeggiato.

Quando c’era una mostra da fare andavamo al Mercato dei fiori a prendere il materiale per noi (e spesso per la nostra insegnante) e questo semplicemente perché a differenza che dal fioraio avevamo il doppio della scelta, la freschezza del prodotto, si imparava a conoscere materiali, i rivenditori a cui rivolgersi, era un’esperienza importante anche se in realtà non si dovrebbe far da soli, come è successo a noi, ma con l’insegnante.

Se un allievo non vuol venire al Mercato dei fiori nessun problema, capiamo che sta passeggiando, come chi non si esercita a casa o non comprende che fare una mostra di ikebana non è arrivare sul luogo designato e montare la sua composizione.

Per me aver seguito la realizzazione di mostre, di cerimonie per la consegna dei diplomi dei maestri è stato altamente formativo perché pur non essendo, come scritto prima, uno sportivo amavo quel tipo di jogging. E lo amo ancora.

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