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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Tag Archives: Libro

“San Giovanni non vuole inganni” è un proverbio di origine toscana e, infatti, San Giovanni Battista è patrono di Firenze. Il proverbio è di origine medievale e trae significato dalla moneta in uso a quell’epoca, il fiorino, così chiamato proprio perché da un lato era raffigurato il giglio fiorentino mentre sull’altro vi era l’effige di San Giovanni Battista, già allora patrono della città. L’espressione “San Giovanni non vuole inganni” voleva significare che, da una parte, l’immagine era garanzia di autenticità e, dall’altra, la figura del Santo rendeva difficile ogni falsificazione. Inoltre, l’immagine avvertiva che qualsiasi copia falsa della moneta era non solo un atto vergognoso, ma anche un grave reato condannabile dalla legge. 

E a San Giovanni è legata una tradizione floreale che percorre tutta la nostra penisola ovvero quella dell’infuso di fiori.

Il 23 giugno, la notte che precede la nascita di San Giovanni Battista, è da sempre considerata una notte magica, durante la quale si celebrano riti propiziatori e purificatori questo perché, come molte tradizioni cattoliche, fu innestata, per diffondersi, su riti pagani e, in questo caso, quelli legati al solstizio d’estate. Il solstizio d’estate, infatti, segna l’inizio della nuova bella stagione e cade nel giorno più lungo dell’anno quando la natura giunge al massimo splendore. Nonostante la forte rinascita, bisogna prestare attenzione agli eventi sfortunati come siccità, forti temporali o malattie delle piante, che rovinerebbero i raccolti.

Per scongiurare le avversità, si facevano (fanno) falò propiziatori che rappresentano il sole e si prepara l’acqua di San Giovanni per raccogliere la rugiada, che simboleggia la luna. L’acqua di San Giovanni porterebbe fortuna e prosperità grazie all’incredibile potenza dei fiori e sarebbe in grado di proteggere i raccolti, allontanando le calamità.

Questa acqua si prepara per sfruttare la forza e la potenza di piante e fiori intrisi della rugiada degli Dei.
Si crede infatti che durante la notte di San Giovanni cada la rugiada degli Dei, capace di influenzare piante e fiori donando loro una particolare forza: il solstizio d’estate sarebbe la porta attraverso cui gli Dei fanno passare i nuovi nati, proprio sotto forma di rugiada.

La leggenda vuole che questa acqua magica porti fortuna, amore e salute, e che sia capace di allontanare malattie e calamità e di proteggere i raccolti.
Per preparare l’acqua di San Giovanni bisogna raccogliere una misticanza di erbe e fiori spontanei. Nella scelta dei fiori e delle erbe non esiste una vera e propria regola. Generalmente ci si lascia ispirare dal proprio istinto scegliendo tra le specie che si hanno a disposizione.

Solitamente in questo periodo si raccolgono i fiori di iperico, lavanda, artemisia e malva e fiori e foglie di menta, rosmarino e salvia. Si possono trovare e raccogliere anche i fiordalisi, i papaveri, le rose o la camomilla, in base alle fioriture presenti nel proprio territorio.

Si raccomanda di rispettare la natura durante la raccolta delle erbe, di non raccogliere quantità eccessive di esemplari e di non estirpare le piante alla radice (questo per ricollegarsi proprio a quanto detto prima su improvvisi murtamenti climatici, siccità, malattie delle piante e acquazzoni).
Dopo il tramonto, le erbe raccolte vanno messe in acqua e si lasciano all’esterno per tutta la notte, così che possano assorbire la rugiada del mattino. Le erbe raccoglieranno la rugiada e da essa acquisiranno proprietà magiche.

La mattina del 24 giugno, l’acqua di San Giovanni si utilizza per lavare mani e viso, in una sorta di rituale propiziatorio e di purificazione che porterà amore, fortuna e salute.

Da me a Viareggio si fa anche il “veliero” ovvero in una caraffa colma di acqua si fa scivolare lentamente un albume e lo si lascia fuori all’aria. Se la mattina, ghiacciandosi, l’albume avrà assunto la forma di una vela questo sarà un segno propiziatorio di buona fortuna.

Ma perché vi racconto tutto ciò?

Per due motivi anzi tre.

Il primo è che credo fortmente che tutto ciò che è di tradizione vada sempre mantenuto vivo. Le tradizioni sono rituali e fanno bene alla mente e al corpo e sono lo strato di cultura da cui proveniamo.

Il secondo è che nella scuola Sogetsu abbiamo una composizione denominata ukibana (o floating) in cui i fiori recisi “galleggiano” in una ciotola d’acqua.

La terza, e forse la più bella, che alcune mie allieve hanno preparato la loro acqua di San Giovanni compresa Fiammetta che ha mandato la sua foto da Israele dove vive.

Silvia Barucci
Fiammetta Martegani

E buona estate a tutti!

Concentus Study Group

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Quanda è nata l’idea di andare in Sicilia per fare una mostra e dimostrazione di ikebana ero felice per due motivi. Il primo, personalissimo, che sarei tornato in quella stupenda regione che amo molto e il secondo che, per la prima volta, la Sogetsu sarebbe stata rappresentata in Sicilia con le attività di un gruppo ufficiale (una delle nostre tante prime volte, dal collaborare coi profumi d’autore, all’alta moda, alla cucina stellata, agli artisti ecc.). Ci meravigliamo sempre di quante prime volte abbiamo alle spalle, cose che in Italia non ha mai fatto nessuno e che in Europa incominicano ora a eseguire invece di limitarsi semplicemente a fare un ikebana “fine a se stesso”.

Del gruppo, oltre al sottoscritto, avrebbero fatto parte Lucio Farinelli, Ilaria Mibelli e Silvia Pescetelli.

Ma come si organizza una mostra di ikebana in Sicilia? Semplice ci si rivolge ai locali ovvero nel mio caso ad un soprano (Micaela Sarah D’Alessandro) con cui ho avuto la fortuna e l’onore di lavorare più volte e il cui marito Giacomo Grippaldi è comproprietario, assieme a Carmelo indelicato, dell’Agenzia Sicilying, ovvero il non plus ultra se vogliamo davvero conoscere questa terra incantata scoprendo anche luoghi, cibi e altro che solo i locali sanno consigliare e perfettamente.

Loro ci hanno messo in contatto con l’artista Magda Fasano che ci ha ospitato nel suo atelier “Folk” mettendo a nostra disposizione i suoi meravigliosi manufatti ceramici e Francesca Giardinaro (Intrecci di fiori e d’arte) una marea di materiale vegetale spettacolare e locale (per noi fattore molto importante).

Nessuno di noi però, pur conoscendo l’ospitalità e il cuore dei siciliani, si sarebbe mai aspettato di essere investiti da una tale onda d’urto di sentimenti e gioia.

E’ stata una giornata indimenticabile piena di gioia, persone incuriosite e interessate, abbiamo lavorato con gioia e illustrato le caratteristiche della nostra scuola.

La ciliegina sulla torta il piacere della compagnia di Antonio Alessandria che ci ha accolti nel suo Boidoir 36 dove ci ha avvinto con le sue storie e profumi e io poi ho avuto la fortuna di rivedere cari amici del mondo dello spettacolo e della cultura. Il tutto annaffiato da abbonanti libagioni (di pesce che non ingrassa). vino e dolcezze tipiche per non parlare del M. Fiorenzo Napoli che ci ha aperto il suo atelier di Pupi, ma questa è un’altra storia e si va su un pezzo del mio cuore rimasto in quell’atelier di tradizioni e arte.

Vi lascio alle foto che Ilaria Mibelli ha realizzato per l’occasione.

Ikebana di Lucio Farinelli
Ikebana di Luca Ramacciotti
Ikebana di Ilaria Mibelli
Ikebana di Silvia Pescetelli
Ikebana di Ilaria Mibelli
Ikebana di Lucio Farinelli
Ikebana di Silvia Pescetelli
Ikebana di Lucio Farinelli
Ikebana di Luca Ramacciotti

A presto cara terra amata.

Concentus Study Group

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Lo scorso anno il maestro Farinelli propose al nostro gruppo Sogetsu di ideare degli ikebana ispirati alle canzoni in gara all’Eurovision Son Contest che poi fu vinto proprio dall’Italia.

Quest’anno Lucio ha allargato il tiro scrivendo ai vari Study Group Europei della Sogetsu, in qualità di nazione ospitante della gara, proponendo di fare ikebana ispirati alla canzone o alla bandiera della propria nazione o in base alle preferenze.

Credo siano giochi di buon vicinato divertenti, ma in realtà sono o poco considerati (c’è chi ci ha risposto che non vede la trasmisisone o non ha un apparecchio televisivo) o visti alla stregua di un gioco di alleanze e visibilità.

Tutto ciò è davvero triste se consideriamo che si sta facendo un’attività artistica volta al proprio accrescimento spirituale e sapienziale, ma è anche vero che se per un libro che chiede ikebana creati ad hoc mandiamo già cose edite, anche da anni, si comprende come il percorso non lo si stia compiendo nella giusta maniera.

Per cui il plauso va a tutti coloro che si sono divertiti in questo contest perché ricordiamoci che l’arte è unione e condivisione. Chi non la pensa così potrà avere tutti i like del mondo (acquistati con varie tipologie di azione), ma in realtà il suo cammino è statico.

Che la gara abbia inizio e che vinca la nazione e la canzone migliore perché, mai come ora, c’è bisogno di arte, musica e amicizia nel mondo.

ITALIA

Lucio Farinelli
Luca Ramacciotti
Ilaria Mibelli
Jaana Pirhonen
Silvia Pescetelli
Neicla Campi
Elena Palade

DANIMARCA

Inger Tibler

ESTONIA

Jaana Pirhonen

FINLANDIA

Maija Puonnas
Riitta Hurme
Tuija Nyrönen
Lucio Farinelli

FRANCIA

Do-Quyen Phan
Hélène Bricotte

GEORGIA

Silvia Barucci

ISRAELE

Fiammetta Martegani

MONTENEGRO

Tatjana Feldberg

PAESI BASSI

Alie Praamstra

ROMANIA

Daniela Anca Turdean
Elena Palade

Buon festival a tutti e sabato festeggeremo il nuovo vincitore nel segno dell’amicizia vera, e non solo a parole, tra nazioni.

L’appuntamento è per il prossimo anno e, se non saremo ancora noi a vincere, sarebbe carino che il paese ospitante del 2023 organizzi questa mostra virtuale.

Sicuramente aver partecipato al nostro gioco porterà fortuna ai concorrenti 🙂 🙂 🙂

Concentus Study Group

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Prendo a prestito questa frase di Renato Guttuso per il titolo di questo post perché credo ben racchiuda il mio pensiero su questa isola meravigliosa.

Due mesi fa rilasciai a Elena Torre, per la pagina regionale del giornale Il Tirreno, una mia intervista sui libri che avevano caratterizzato la mia vita e tra essi citavo “Il Gattopardo” che credo sia il libro che ho riletto più volte in assoluto.

Sia il libro, sia la bellissima riduzione filmica di Visconti, per me hanno sempre esplorato la fisicità e la bellezza della Sicilia e dei suoi abitanti. Terra che, se fossimo un popolo più accorto, è una miniera da sfruttare maggiormente per paesaggi, artisticità e cultura a partire dai miei amati Pupi che dovrebbero essere tutelati dallo Stato come forma di arte teatrale e artigianato.

Ho visitato la Sicilia solo due volte e, nonostante il campanilismo di noi toscani e il mio amore per Roma, è una terra che adoro e che avrei voluto visitare più spesso.

Ci tornerò prossimamente grazie a questo evento voluto fortemente da Sicilying che ringrazio pubblicamente anche perché ci sarà il “dopo” mostra e ci hanno organizzato un pacchetto vacanze non solo perfetto, ma calcolato al millimetro sulle voglie del sottoscritto e degli altri componenti della truppa di sbarco: Lucio Farinelli, Ilaria Mibelli e Silvia Pescetelli.

Inoltre ci hanno messo in contatto con le due realtà che daranno il via concretamente al tutto a partire dalle spettacolari ceramiche pop realizzate da Magda Masano alla fornitura di materiale vegetale locale da parte di Intrecci di Fiori e d’Arte.

Come sempre la grafica Silvia Barucci ha saputo ideare e realizzare la locandina dell’evento in maniera suggestiva.

Per la prima volta in Sicilia si terrà una mostra della scuola Sogetsu con dimostrazione annessa e, per noi, è emozionante anche perché non ci aspettavamo così tanto entusiasmo da parte loro e siamo felici che ancora una volta sia il nostro gruppo ad aprire un nuovo capitolo in Italia soprattutto dopo gli ultimi due anni passati.

Concentus Study Group

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Credo non ci sia immagine più iconica del Bacio Perugina, un cioccolatino dalla forma particolare, imitatissimo ed amatissimo racchiuso nel caratteristico astuccio a tubo.

E quest’anno questo orgoglio dell’ingegno, dell’imprenditoria e della gastronomia italiana compie ben 100 anni. La presentazione e il confezionamento del bonbon sono opera di Federico Seneca, direttore artistico della Perugina negli anni venti, che, rielaborando la rappresentazione del quadro di Francesco Hayez Il bacio, creò la tipica scatola blu con l’immagine di due innamorati e fu sempre sua l’idea di inserire i cartigli contenenti le frasi d’amore che ancora oggi caratterizzano lo storico cioccolatino.

Il Bacio fu un’idea di Luisa Spagnoli. Si trattava di impastare, con altro cioccolato, i frammenti di nocciola che venivano gettati durante la lavorazione dei dolciumi. Ne venne fuori uno strano cioccolatino dalla forma irregolare, che ricordava l’immagine di un pugno chiuso, dove la nocca più sporgente era rappresentata da una nocciola intera. Fu chiamato per questo “Cazzotto”.

Giovanni Buitoni, contemporaneamente amministratore delegato della Perugina e presidente della Buitoni, non convinto che fosse una buona idea proporre dei cioccolatini da regalare denominati “cazzotto”, volle ribattezzarli con un nome più adatto. Nacque così il “Bacio” Perugina. I primi cartigli apparvero negli anni trenta, anche se Federico Seneca, l’allora direttore artistico dell’azienda, non li ritenne inizialmente romantici come quelli che conosciamo oggi.

Una versione che ha il sapore della leggenda ci racconta che Luisa avesse l’abitudine di scrivere brevi messaggi al suo amante Giovanni Buitoni, avvolgendoli attorno ai cioccolatini che poi gli mandava perché li controllasse. Pare che Federico Seneca ispirandosi alla suddetta inconfessata storia d’amore volle legare per sempre questo dolce pensiero al cioccolatino. Così oggi tra il cioccolatino e l’incarto argentato troviamo ancora un messaggio scritto in varie lingue.

Negli anni ci sono state varie versioni del celebre Bacio con edizioni limited come quella al cioccolato bianco e nocciole o al cioccolato Ruby e, per festeggiare questo importante compleanno, la Perugina ha chiamato in campo gli stilisti Dolce e Gabbana per il packaging e ha varato anche due nuove versioni per l’occasione: cioccolato bianco e cristalli di limone e quelli invece con cristalli di lampone.

Essendo da sempre diciamo un appassionato di cioccolato e anche un poco romantico non potevo lasciar passare inosservato questo anniversario per cui ho chiesto al gruppo dei maestri di realizzare degli ikebana ispirati a questa bandiera dolciaria del nostro paese.

Questo ha comportato il di dover acquistare e consumare le varie versioni del celebre cioccoltino, ma questi sono sono sacrifici che facciamo volentieri per l’ikebana.

Ringrazio le maestre che hanno potuto partecipare e l’ingegno che hanno messo nei loro elaborati.

Ikebana e foto di Luca Ramacciotti
Ikebana e foto di Lucio Farinelli
Ikebana e foto di Silvia Barucci
Ikebana e foto di Ilaria Mibelli
Ikebana e foto di Daniela Anca Turdean
Ikebana e video di Daniela Anca Turdean
Ikebana e foto di Rumiana Uzunova
Ikebana e foto di Silvia Pescetelli

Concentus Study Group

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Durante il carnevale di Viareggio del 2018 mi attirò l’attenzione una delle maschere isolate dal titolo “Al cospetto del sig. Ego”. Per un problema relativo alla sim della reflex di quella costruzione conservo solo due fotografie e me ne dispiace perché era innovativa sia per concetto sia per esecuzione. Non conoscevo l’autore, ma seppi che vinse con quel suo lavoro il primo premio.

Se quel lavoro mi era piaciuto l’anno successivò realizzò quella che per me resta ancora una delle maschere isolate insuperata per idea, bellezza e malinconia. Si trattava di “Bel Paese volo via”.

Questa figura in volo, dal volto malinconico, la cui maschera la tramutava in un uccello, lo sguardo triste di chi parte, ma anche speranzoso di ciò che l’avvenire può destinargli mi colpì talmente tanto che non ricordo nemmeno quante foto gli feci. E fu in quell’occasione che conobbi il suo costruttore: Matteo Raciti.

Non sapevo nulla di lui, ma il suo gusto innato, la sua bravura e teatralità mi avevano davvero sorpreso. Quell’anno si classificò (per me ancora resta un mistero perché non vinse) secondo.

Nel 2020 realizzò”I disagi di Gulliver” con cui vinse il primo premio accedendo così alle mascherate di gruppo per l’anno successivo. Ricordo la sua felicità per la meritatissima vittoria e io che iniziai a tampinarlo perché volevo che facesse un workshop di cartapesta alle mie allieve.

Un po’ la pandemia, un po’ Matteo che ha sempre mille progetti per la testa e, per sua fortuna, molti incarichi il progetto rimaneva latente, ma io ero più cocciuto del coronavirus a tenacia e continuavo a martellarlo di richieste 🙂

Tra una sua mostra e l’altra (è anche uno scultore non indifferente!) portava avnti il suo progetto per la prima mascherata di gruppo che avrebbe realizzato e, siccome non è uno che gioca facile, aveva portato un tema difficilissimo ovvero quello dei disturbi mentali: “Da vicino nessuno è normale”.

Si classifica al III posto.

Quest’anno, tra un corso e l’altro, ho continuato a tampinarlo per il workshop di ikebana sapendo quanto sia occupato e quotato a livello artistico, ma ci tenevo davvero a realizzare questo progetto.

Se lo scorso anno aveva iniziato un’idea di coreografia assieme alle mascherate quest’anno con “Qui e ora” (che gli ha valso il II posto) ha presentato un vero e proprio atto teatrale.

Finalmente sono riuscito a fargli ritagliare un fine settimana tra i suoi numerosi impegni che possa dedicare a tutti noi.

Realizzare un vaso in cartapesta seguendo l’iter classico non sarebbe fattibile in un solo fine settimana perché ci sono vari passaggi che richiedono molto tempo, ma Raciti ha escogitato una formula che ci permetterà di imparare realmente a fare la carta pesta andando ad ottimizzare i tempi.

Al termine ogni partecipante non solo avrà un suo personale vaso in cartapesta da utilizzare, ma anche sul momento vi realizzerà un ikebana.

Sono davvero felice di questo progetto che sono sicuro risulterà interessante per i partecipanti perché impareranno un’arte tradizionale e soprattutto che, dopo lo stop pandemico, torniamo di nuovo a fare un workshop legato all’arte dell’ikebana in Italia. Il workshop che la maestra Mika Otani tenne presso il Concentus Study Group fu l’ultimo realizzato in Italia. Che si sia di nuovo noi a ripartire lo vedo come un simbolo che tutta questa dollia ormai sia al termine.

Per informazioni: Sogetsu Italia

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Quando mi chiedono cosa sia l’ikebana la risposta più semplice è: arte dei fiori giapponesi. Non è facile sintetizzare anni e anni di studio senza fare una conferenza anche perché, spesso e purtroppo, l’ikebana in Europa è pensato (e purtroppo anche realizzato) come qualcosa di strano quando, se vediamo gli artisti giapponesi, in realtà è un’applicare concetti e forme in maniera creativa.

Mi spiego meglio. Se facciamo degli ikebana ispirati all’inverno metterci dei pezzi di ghiaccio è tautologico e didascalico. Dovremmo creare qualcosa che ci ricordi quella stagione. Come è abbastanza ormai noioso continuare a vedere ikebana fatti con le forchette (spesso solo mere sculture che non hanno nulla dei principi dell’ikebana realizzato con il solo materiale non convenzionale) o con stecchette o con bucce di cipolla… insomma va bene essere creativi, ma ricordiamoci sempre la grande lezione dello scultore Manzoni per criticare l’andazzo di una certa arte moderna.

Certamente è più facile fare la cosa strana, che la gente per non sembrare che non la capisca ti scrive che è bello o mette i like, che non andare a decontestualizzare gli ikebana proprio come fanno in Giappone.

Per tale motivo con il mio gruppo non siamo mai andati a fare cose forzatamente strane, ma abbiamo portato l’ikebana fuori dal suo consueto contesto (profumi, chef, moda ecc) come nessuno ha mai fatto prima in Italia (e in Europa). Questo è veramente pensare fuori dagli schemi perché se devi fare un ikebana che ricordi un determinato piatto o un profumo, la gente che lo vedrà, automaticamente, dovrà avere in mente quell’associazione.

Personalmente ho visto come i principi e l’estetica dell’ikebana abbia ormai da anni influenzato il mio lavoro anche perché volutamente ho iniziato ad applicarli alla messa in scena sia visivamente sia quando devo preparare un numero con un performer.

Partendo dall’idea vedo quali elementi tra di loro combaciano perfettamente, quali possano dare un contrasto interessante, cosa è superfluo, cosa mi dà idea di movimento ecc.

Non mi sarei mai aspetttao però di presentare queste mie idee e l’ikebana a dei prestigiatori professionisti anche perché temevo di annoiarli e invece li ringrazio per le domande molto interessanti poste al termine del mio intervento.

Il Magic Workgroup capitanato da Filippo Cignitti, mi aveva chiesto di tenere ieri un mio intervento durante la serata dove i vari prestigiatori presentavano idee ed effetti da loro creati. Incontri per me molto stimolanti perché mi danno spunti e imput inerenti al mio lavoro e sono fondamentali le discussioni che seguono ai vari numeri presentati tutti col fine di sviscerare al meglio la presentazione.

Ho riflettutto su come far comprendere cosa fosse l’ikebana e, nello stesso tempo, come l’applichi a regie e scene e, ricorrendo alle foto di alcuni miei lavori che scorrevano sul mio pc, ho delineato una scaletta con continui riferimenti alla messa in scena.

E’ stato molto stimolante fare questo percorso anche perché è una parte legata a un altro progetto che ho in dirittura d’arrivo, ma soprattutto io penso che se si fa arte o spettacolo dobbiamo essere curiosi e interessati a qualsiasi argomento che può, un giorno essere uno spunto, una riflessione per un atto teatrale.

Concentus Study Group

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Se il titolo è tratto da una celebre aria de “La forza del destino” di Verdi questa litografia è invece nota come “Bouquet of Peace“. Fu ideata da Picasso come manifesto in occasione del summit sulla pace (movimento a cui lui aveva aderito dopo la Seconda Guerra Mondiale) che si svolse a Stoccolma dal 16 al 22 Luglio 1958. Autografata da Picasso fu prodotta in 200 copie numerate.

Perché tutto questo? Ovviamente per i momenti storici che stiamo vivendo.

L’Head Quarter della Sogetsu ha lanciato il seguente appello: “With hopes of peace in each flower we touch. What we can do together now. Ikeru is the act of ikebana. Post your work with the hashtags. #ikeruforpeace #ikebanaforpeace” Quindi con alcune maestre del gruppo e allieve abbiamo deciso di esprimerci al meglio su questo tema, che non entra nello specifico, ma che, appunto invita, a stare tutti in una condizione di pace. Se consideriamo gli anni lasciati alle spalle è evidente che abbiamo sofferto molto e ci sono state tantissime morti per cui ora vorremmo respirare tutti.

Prima di lasciarvi ai nostri lavori, un piccolo pensiero musicale. Prima citavo “La forza del destino” di Verdi, noto anticlericale, perché vi è un’aria il cui titolo si presta molto al momento e che ho usato per il titolo di questo post, ma c’è anche questo celebre coro “La Vergine degli Angeli” tanto mistico quanto struggente. E ricordo che Verdi non era decisamente un uomo di chiesa, ma la pace e i sentimenti positivi sono desiderati da tutti. Proprio per tale motivo i maestri Farinelli, Barucci e Mibelli hanno ideato tre ikebana completamente differenti partendo dal medesimo contenitore.

Ikebana di Lucio Farinelli
Ikebana di Luca Ramacciotti
Ikebana di Silvia Barucci
Ilaria Mibelli
Ikebana di Silvia Pescetelli
Ikebana di Fiammetta Martegani
Ikebana di Elena Palade – suiban di Luca Pedone

Concenstus Study Group

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Il 25 gennaio scorso annunciavo il corso online che si sarebbe svolto con il fotografo Andrea Lippi organizzato dal vulcanico Carlo Scafuro ideatore anche di TAKUMI lifestyle (che ringrazio anche per la coordinazione del tutto).

Del primo incontro ho visto la registrazione perché ero impegnato, ma subito mi sono accorto che Lippi aveva condensato in un’ora e mezzo moltissimi concetti teorici e pratici che avevano rivoluzionato le poche certezze che credevo di avere sul mondo della fotografia.

Le foto all’inizio le facevo con una mia piccola compatta, la mia prima macchinetta digitale. Le opzioni di luce erano due. Nel sotterraneo della casa della mia insegnante dove c’erano due lampadine accese o a casa sfruttando la luce dalla finestra. Stop.

Ikebana realizzato a lezione da Lucio Farinelli
La mia prima macchina fotografica digitale

All’epoca ero uno dei pochi che avevano l’antesignano dell’odierno smartphone ovvero il BlackBerry Curve, ma le foto erano leggermente guardabili anche perché serviva soprattutto per telefonare e vedere la mail.

Al di là della bruttezza dell’ikebana (ma questo all’epoca passava il convento) le foto erano di questo genere.

Oltre, ripeto, la bruttezza del lavoro da me svolto e gli errori tecnici, basta vedere come sono bruciate le iris per capire gli errori, ma sia io, sia il M. Lucio Farinelli si andava a tentoni non essendo coaudiuvati da nessuno. E non vi dico che orrori pubblicammo sulla prima versione del nostro sito tentando di eliminare quadri e centrini nelle foto fatte a lezione.

Nemmeno con la seconda insegnante le cose andarono meglio dal punto di vista fotografico visto che lo spazio era abbastanza buio e con le pareti colorate, ma soprattutto nessuno (e già esistevano Flickr e Myspace) comprendeva come la fotografia si stesse per imporre a 360° diventando un mezzo di comunicazione davvero alla portata di tutti. Anzi una delle insegnanti avrebbe preferito che disegnassimo gli ikebana realizzati invece di fotografarli.

Nel frattempo era morta (letteralmente) la mia compattina e passavo alla mia prima reflex comperandone una, su consiglio di Lorenzo Palombini, adatta alle mie esigenze mentre mio fratello per Natale mi regalava un cavalletto. Da un negozio di stoffa al metro comprai dei lenzuoli neri, bianchi e blu e quelli furono i nostri primi sfondi. Ma eravamo ancora di luce naturale anche se tra reflex e cavalletto la sfangavamo… tanto che io ci vinsi il concorso della Sogetsu.

Per l’occasione avevo utilizzato un mobiletto di cucina nerp come base, il telo nero e la luce che arrivava dalla finestra di destra.

Rispetto al passato ci sentivamo già più bravini, ma per fare una foto si accendeva un cero alla Madonna e si diceva il rosario nell’attesa che arrivasse la grazia e uno degli scatti fosse pubblicabile.

Poi fu la luce con ombrellini e softbox! Alternavamo i teli (che andavano sempre stirati!) ai fondali, che mi regalò sempre mio fratello, ai fogli di cartoncino bristol come ci aveva insegnato Palombini.

Perché tutto questo amarcord? Perché oggi abbiamo smartphone sofisticati e ci illudiamo di poterli sostituire alle macchine fotografiche (i cui costi nel tempo sono andati davvero ad abbassarsi soprattutto se comprendiamo che non ci serve un’attrezzatura da National Geographic) e qui mi ricollego al corso (dove comunque Lippi ha spiegato pro e contro degli smartphone e anche come usarli).

Ho seguito vari corsi di fotografi professionisti e anche di persone hobbiste e siceramente tra i due c’è non un divario, ma un burrone. I primi (i professionisti) sanno insegnarti in maniera pratica e anche adottando soluzioni piuttosto economiche o “casalinghe”, i secondi ti fanno comperare di botto attrezzature sofisticate che forse utilizzerai al 45% proprio perché non hanno l’esperienza sul campo. Lippi stesso ci sta aiutando ad utilizzare ciò che abbiamo a portata di mano proprio perché non tutti possono dotarsi di determinate attrezzature.

Ieri sera seconda lezione di Lippi con esempi pratici di come andare a illuminare i fiori e i bonsai e il mondo ha assunto nuove spettacolari sfumature anche perché con pazienza ha risposto a tutte le nostre domande e dubbi.

Andrea ci ha fatto vedere con passaggi step by step come andare a mettere in risalto trasparenze, colori e dettagli dandoci davvero dei notevoli imput. Certo ci si “complica” la vita perché non ci accontentiamo di ciò che abbiamo a portata di mano, ma credo anche in questo si dimostri se amiamo davvero un’arte. Anche l’ikebana (o il bonsai) più bello fotografato male diviene brutto.

M dispiace che il 4 marzo sia l’ultima lezione prevista. Spero tanto in un nuovo ciclo di lezioni e che Lippi possa venire anche a tenerci un workshop dal vivo. Nel frattempo dovrò imparare a memoria le registrazioni delle lezioni online effettuate perché già rivedendo la prima sessione per la seconda volta ho notato nozioni che mi erano sfuggite. Perché Lippi è davvero molto generoso in questi meravigliosi incontri.

© Andrea Lippi

www.sogetsu.it

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Questo è il titolo della lezione conclusiva del V libro della scuola Sogetsu (edito nel 2016), quello che ci accompagna al grado di diploma. In questa lezione si invita il futuro maestro a portare l’ikebana fuori dall’aula o dalla propria casa. Dobbiamo far conoscere alle persone questa arte attraverso le mostre, esposizioni in qualsiasi luogo dai caffè/ristoranti, alle hall degli alberghi o in altri ambiti. Non dice di fare la “cosa strana”, ma di far conoscere a tutti questa arte nella sua realtà… vera.

Voglio dire se io metto insieme dei pezzi di platica oppure un ramo in un vaso non spiegherò alle persone una beata cippa di questa arte. Certo è più facile conquistare le persone con la composizione strana o mettere due rami e un fiore e far comprendere che tutti possono fare quella composizione, MA non è onesto. L’ikebana, come tutte le arti ha delle sue regole e principi e non è facile farla se non la si studia correttamente.

Sinceramente ancor prima dell’uscita di questo libro con il mio gruppo già avevamo portato (i primi in Italia) l’ikebana in altri ambiti come nel 2011 a Vicenza (Gioielli Antonella Piacenti) o a Roma (i profumi di Campomarzio70) o Milano (Chef Matteo Torretta) o in trasmissioni come “Banzai” su Ryar Webradio (2014) o l’ikebana per il Gran Teatro Giacomo Puccini (2011) per elencare solo alcune delle collaborazioni.

A me piacciono queste commistioni perché ci arricchiscono personalmente, ci fanno crescere e danno nuove idee e stimoli.

Sinceramente con il mio gruppo abbiamo sempre trovato fortunatamente persone straordinarie che ci hanno aiutato in questo senso con collaborazione di alto livello che hanno dato nuovi imput alla nostra arte.

In questo mese e nel prossimo avrò l’onore di due eventi davvero molto particolari in cui portare l’arte dell’ikebana.

Il primo sarà una diretta live mercoledì prossimo 16 febbraio alle ore 18.30 che si svolgerà sulla piattaforma di Instagram. Sarò ospite di Stregadelcastello alias Caterina Roncati. Il nome vi suona familiare? Sì ho già parlato di questa straordinaria creatrice di profumi.

Un piccolo inciso prima di proseguire sempre sul significato della lezione del V anno di cui ho parlato. Da sempre appassionato di profumi quando nel 2014 lessi il romanzo di Cristina Caboni “Il sentiero dei profumi” trovai in appendice nei ringraziamenti due nomi allora per me sconosciuti ovvero quelli di Caterina e di Marika Vecchiattini e decisi di conoscerle. E si spalancò un mondo.

Caterina si segnala non solo per la particolarità dei suoi lavori, ma anche per come svolge e porta avanti la sua passione. Chi mi conosce sa che, se esprimo una mia opinione, lo faccio con molta onestà e sincerità perché non riesco a dire qualcosa di diverso da ciò che penso e Caterina davvero schiude mondi particolari nell’ambito dei profumi.

Infatti con lei ho seguito due suoi corsi online nati dall’obbligo di non potersi incontrare causa pandemia, ma che, personalmente, mi hanno permesso di poter partecipare cosa che dal vivo, probabilmente non sarebbe stato possibile. Il secondo corso si svolse infatti mentre io lavoravo a Modena al Teatro “Pavarotti Freni” per cui sarebbe stato impossibile andare da lei. I suoi corsi online sono perfettamente organizzati perché arriva a casa un kit (a me arrivò in teatro per quella occasione e ricordo le felici corse a fine prova per arrivare al mio appartamento e partecipare al seminario) con tutto il necessario.. e di più! Infatti Catrina ha sempre inserito anche stoffe o fotografie o altro materiale tattile che ci aiutasse nel percorso di studio partendo, giustamente, inizialmente dalle materie prime. Mi accorsi quando negli anni ’80 feci il corso da sommelier, che molte persone non sapevano riconoscere nel vino sentori basici come la crosta del pane, frutta tropicale, albicocche o more. Abbiamo perso il senso dell’olfatto in un mondo industrializzato dove si trovano le peonie anche a dicembre e le fragole a novembre. Per cui uno start importantissimo.

Mercoledì prossimo quindi i nostri due canali si uniranno online proprio per parlare di profumi e ikebana e delle prossime iniziative che la vulcanica artista ha in programma per tutti noi.

Potete collegarvi dal suo profilo instagram o dal nostro.

A fine marzo (per la precisione il 25) invece parlerò de visu di ikebana ai soci del Magic Workgroup di Roma.

Perché l’abbinamento ikebana e magia? Per due motivi.

Il primo ho constato che spesso gli ikebana hanno qualcosa di magico sembrando in equilibri impossibili in natura e, come sanno gli artisti dell’ikebana, ci sono tecniche di ancoraggio invisibili all’occhio. Insomma il trucco c’è ma non si vede.

Inoltre, da quando studio i principi dell’ikebana, senza che me ne accorgessi è cambiato il mio modo di visualizzare la messa in scena. Non solo nell’ambito di un’estetica di spazio sul palcoscenico, ma anche di come vado a realizzare una regia. Nel primo caso sul palcoscenico tengo solo lo stretto necessario stando attento agli equilibri e agli spazi, nel secondo cercando di levare quei gesti, le parole non necessari e, soprattutto andando sul particolare per unire assieme il tutto e dare senso di unità.

Sarà interessante vedere prestigiatori professionisti che ne penseranno della mia idea perché, il bello di quel gruppo capitanato da Filippo Cignitti, è proprio che ognuno fa interventi e gli altri dopo li commentano. Un’altra occasione personale di arricchimento.

Due appuntamenti importanti in cui apprenderò, sicuramente, molto.

Concentus Study Group

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