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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Tag Archives: Sogetsu

Spesso in questi miei post ho parlato del mio maestro di ceramica Sebastiano Allegrini, del rapporto tra ikebana e ceramica o di maestri come Elio Cristiani.

Oggi vorrei parlarvi di un altro maestro: Luca Pedone che dirige Claylab.

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Il maestro Pedone realizza molti manufatti dai portacandele ai piatti alle tazze ai vasi che sono l’oggetto che a noi interessano.

E’ da maggio del 2017 che seguo la sua attività su Facebook e di certo ad un toscano, come il sottoscritto, non poteva sfuggire la sua lavorazione del bucchero

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né, con il lavoro che faccio, non notare la scenografità dell’uso del colore anche in vasi dalla forma regolare come quelli che si utilizzano per realizzare uno stile heika (Ohara).

Naturalmente tiene corsi dalla ceramica più tradizionale al raku realizzando anche delle opere piuttosto particolari e affascinanti (che vende anche all’estero soprattutto America)

come quella del vaso che mi sono appena comperato ^_^

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Concentus Study Group

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Oggi non sarò io a parlare, ma una nuova maestra del Concentus Study Group ovvero Chiara Giani.

Chiara per i cinque livelli è venuta mensilmente a Roma da Mestre (come la sua collega di corso Patrizia Ferrari da Merano) macinandosi kilometri in treno per apprendere con noi l’arte dell’ikebana Sogetsu.

Siamo onorati di questa scelta e dell’impegno che sia lei, sia Patrizia, hanno profuso nel divenire maestre serie e coscienziose. Di Patrizia ne parleremo prossimamente per un post che dedicheremo al Merano Flower  Festival dove saremo presenti e che Patrizia sta coordinando da mesi.

Chiara nel suo atelier Armonie Floreali insegna sia ikebana sia flower arrangement ed è per questa tipologia di composizione che si è rivolta a lei un’allieva nostra che viene a studiare ikebana a Roma dal.. Canton Ticino.

Perché, ricordo, il nome “concentus” significa armonia di suoni e noi tutti siamo davvero in ottima sintonia.

ARMONIE FLOREALI TICINESI

Nell’Ottobre 2013 ho mosso i primi passi come allieva nell’ambito floreale iniziando a studiare floral-arrangement e, un anno più tardi, su preciso suggerimento della mia prima insegnante, ho intrapreso anche la strada dell’Ikebana e fin da subito mi sono sentita concettualmente più vicina a quest’arte.

Negli anni seguenti ho proseguito, strettamente in parallelo, lo studio di entrambe le discipline, non senza perplessità e difficoltà nel conciliare il diverso approccio, concettuale e pratico, tra le due.

Mi risulta, pertanto, più facile, da insegnante, capire le problematiche incontrate dalla mia italianissima allieva Debora, che avrà, nell’immediato futuro, l’arduo compito di applicare quanto appreso in questa intensiva settimana di apprendistato floreale nel bellissimo, nonché esigente, territorio ticinese, la Svizzera italiana.

Agosto 2015: da Morcote a Bellinzona (piove), poi a Locarno (grigio, ma almeno non piove più) ed Ascona (mezzo sole), infine alla val Verzasca (le famose “Maldive” a pochi passi da Milano – Se non fosse per le bandiere bianco-crociate sparse ovunque, tra la lingua e la tipologia di territorio, direi che il Ticino è Italia. Ma non fatevi ingannare, siamo in Svizzera… ed ecco che la dovuta precisione acquisita durante le lezioni di Ikebana torna utile.

Quando si inizia l’apprendimento di una nuova arte floreale non si deve, necessariamente, resettare la precedente, ma all’inizio è sicuramente meglio separarle (concettualmente e praticamente) aspetto, per altro, non semplice. L’Ikebana è un’arte che rispetta molto le linee e la naturalità; il floral arrangement si basa, piuttosto, su concetti diversi, come la costruzione di una composizione.

Con pazienza, tempo ed esperienza sono riuscita a fondere insieme Ikebana e floral arrangement.

Il tempo passato con la mia allieva Deborah è stata molto proficuo per entrambe: si è subito dimostrata una persona appassionata dell’arte floreale e, poco alla volta, si sta avvicinando anche al floral arrangement. Ho immediatamente notato la sua formazione di base da futura sensei di Ikebana (Deborha è al secondo anno del corso di Ikebana), perché è riuscita a creare i giusti abbinamenti di colore ed a realizzare composizioni con le corrette linee.

Le comprensibili difficoltà che Deborah ha incontrato consistono nel capire come sviluppare una composizione compatta, dandole naturalezza e movimento, senza utilizzare le linee ed il movimento tipici delle composizioni Ikebana.

Deborah ha dovuto imparare ed assimilare, in breve tempo, quante più nozioni possibili: non facile condensare in una sola settimana di corso nozioni teoriche e pratiche che, solitamente, acquisisci in un tempo più lungo. Prova, fai, disfa e rifai: la strada per imparare l’arte floreale sembra è tosta e spinosa anche se non si utilizzano le rose…

I risultati, a mio avviso molto buoni, li potete vedere e valutare nelle foto seguenti.

Ringrazio Chiara per questo suo scritto e per aver spiegato anche le differenze nell’apprendere due arti così diverse legate al mondo floreale.

Ma l’armonia non è solo tra Chiara e Deborah, ma anche con la maestra Silvia Barucci di Firenze che, essendo grafica, ha ideato e realizzato il logo per Chiara.

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Elegantemente bello vero?

 

Concentus Study Group

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In questi giorni mi sono fermato spesso a pensare al concetto di arte e come questa possa essere percepita dal pubblico.

Il primo regista a cui feci da assistente (Beni Montresor) mi insegnò: “Il tuo committente è il pubblico. Se il pubblico applaude è perché il tuo messaggio è arrivato. Se non approva vuol dire che tu non hai saputo comunicare e hai sbagliato il lavoro.”

Nel corso della storia ci sono stati tantissimi esempi di artisti che hanno realizzato opere che, per la loro portata, si sono comprese solo successivamente. Hanno quindi sbagliato il loro rapporto col pubblico?

Credo si debba essere consapevoli di quando si fa qualcosa di nuovo, se si realizzano opere che potrebbero essere fraintese o meno. Se si ha il coraggio di creare qualcosa di particolare.

Credo che l’importante sia l’onestà intellettuale con cui si realizza. Non l’anteporre il nostro EGO, il voler fare per forza una cosa fuori dagli schemi, ma solo se si presenta l’occasione e l’idea.

Conosco da anni il performer Sarca Luca Martello e so come la sua arte possa essere travisata se non si conosce la storia di questa disciplina.

Abbiamo spesso fantasticato di una possibile collaborazione assieme, ma non sapevo come inquadrare il tutto.

Di recente ho letto il bellissimo trattato di Christian Russo: Hojō Jutsu (Edizioni Yoshin Ryu) che spiega questa tipologia di disciplina soffermandosi appunto anche sul Kinbaku (Shibari o Sokubaku) sottolineando il contesto storico (periodo Edo) e il luogo (teatro Kabuki ove erano messe in scena la catture con tecniche Hojōjutsu di eroine ed eroi storici letterari). Il libro di Russo è  interessante perché fa notare come la “corda” sia un oggetto che pervade la cultura giapponese. L’introduzione  al suo saggio sottolinea come il concetto di “legare” sia basico nella cultura giapponese dai tatami (realizzati intrecciando paglia di riso), agli obi, la pratica di nodi complessi (mizuhiki), gli origami, o gli Shimenawa (simbolo della presenza del sacro).

Senza considerare le varie tecniche usate in ikebana per legare i rami, canne di bamboo etc.

Come legare (scusate il gioco di parole) però l’ikebana al Kinbaku?

Non lo volevo semplicemente (col)lègare, ma volevo ci fossero legàmi. Per questo ho iniziato anche ad ossservare le opere pittoriche di Seiu Ito.

Sarca possiede una stanza che ricorda (per la parete posteriore) una casa tradizionale giapponese e per le sue sospensioni utilizza delle enormi canne di bamboo.

Insieme abbiamo pensato a come sviluppare il progetto sia per la forma sia per i colori e più si rifletteva e maggiormente io sostenevo che non potevo utilizzare i fiori, li vedevo fuori contesto.

Volevo realizzare qualcosa che si protendesse verso il corpo della modella coinvolta nel Kinbaku, ma che non fosse troppo grande od invasivo. Nello stesso tempo doveva realizzare un ikebana che non venisse visivamente schiacciato da un’immagine forte come quella di un corpo legato.

L’unica certezza era che non avrei utilizzato un vaso.

Più osservavo le immagini di Sarca maggiormente, ovviamente, le idee si facevano strada in me.

Avrei utilizzato del nocciolo contorto che per la sua forma è molto drammatico e poteva ben sostenere l’immagine di un corpo legato.

E poi?

Sicuramente qualcosa in contrasto con l’ambiente circostante di colore marrone.

Ecco farsi strada un’idea… i colori della bandiera giapponese. Un grande drappo bianco su cui avrei riversato una montagna di coriandoli dello stesso colore e posizionata la struttura di rami di nocciolo circondata da una rete bianca. I coriandoli sarebbero poi stati il collegamento con il corpo scivolando a getti fino a lei.

Naturalmente una struttura di rami (per quanto bella e scenografica) da sola bè… non sarebbe stato un ikebana (anzi per la precisione uno zen’eibana), ma solo un intreccio di rami qualsiasi per cui non serve studiare ikebana. L’ikebana è qualcosa di più dove ogni elemento (in questo caso coriandoli, rete e rami) deve essere collegato visivamente, non deve dare l’idea di oggetti messi vicini.

La soluzione più ovvia… il mio focus sarebbero state le corde. Rosse ovviamente in modo da completare la bandiera giapponese abbinandole al bianco dei coriandoli, del telo e della rete.

Ho cercato quindi due tipologie di cordone: un vero e proprio cordoncino rosso ed una fettuccia.

Lo stesso performer sarebbe ricorso alla corda rossa per la sua scultura vivente.

Per immortalare la performance ci voleva un professionista e sono ricorso all’amico fotografo Rinaldo Serra che ormai ci segue da tempo.

Devo dire che a lavoro finito l’immagine è molto di impatto. Credo, senza ombra di smentita futura, che questa sia l’abbinata più particolare che ho fatto tra ikebana ed un’altra tipologia di arte, ma sono felice di aver compiutoquesto passo perché a volte anche le cose azzardate insegnano qualcosa di nuovo e in questo caso di particolare ed unico.

Ringrazio Sarca Luca Martello, la modella Winter e naturalmente il maestro Rinaldo Serra.

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(Ikebana, vaso e foto di Luca Ramacciotti – editing fotografico di Silvia Barucci)

Massimo D’Ortenzi, uno dei nostri principali fornitori, mi aveva fatto avere alcuni rami bellissimi di Hamamelis ed ovviamente per ringraziarlo volevo farci un ikebana.

In questo, come nel mio lavoro di regista, solitamente non sono istintivo. O meglio. Posso passare dall’idea fulminante vedendo del materiale alla più attenta progettazione. In entrambi i casi non lascio mai nulla al caso. Piuttosto che realizzare (e pubblicare) un ikebana che sembri fatto tanto per fare preferisco soprassedere.

Un telefilm fantasy che ho molto amato è stato Da Vinci’s Demons e lì si vedeva graficamente il processo creativo di Da Vinci

ti facevano comprendere come osservando un dato oggetto o situazione andasse a realizzare la sua idea con tutti gli elementi che andavano a trovare il loro posto.

Lo stesso accade con me.

Avevo i rami, non erano stati programmati e desideravo, ovviamente, provare ad usarli al meglio per ringraziare Massimo.

Sabato al mercato dei fiori vedo dei bellissimi Fiori di cera. Iniziano gli incastri. Ho dei rami tanto eleganti quanto molto “drammatici”, i fiori di cera potrebbero ammortizzare e collegarsi benissimo a questi (ricordo che l’ikebana deve dare idea non di materiali messi in un vaso, ma tutto deve essere collegato come se fossero un’unica “pianta”).

Li prendo.

Vaso? Tema da sviluppare? Ancora nulla.

Sempre da Ortenzi trovo dell’Asparagus tinto di nero ed instintivamente lo scelgo. Potrebbe essermi utile. Anzi per alcuni istanti accarezzo l’idea di usare solo l’hammamelis con l’asparagus, ma comprendo che verrebbe una cosa fredda, senza molto vigore. L’ikebana non deve mai dare idea di una cosa ferma, statica, caduta sul bordo del vaso o presentare una confusione di linee. Come direbbe il mio conterraneo Damiano Carrara, non deve essere “pionza”  🙂

Decido di usare un vaso realizzato a lezione dal maestro Sebastiano Allegrini (per la precisione a lui si deve la smaltatura) con l’aiuto dell’insegnante Angelica Mariani.

Come accomunare il tutto?

Ora per quanto io sia appassionato dei film di Dario Argento ed abbia avuto la fortuna di riprendere una sua regia lirica e i giapponesi vadano pazzi per “Suspiria” cerco sempre di non citarlo nell’ikebana facendo cose del genere…

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Quindi devo ammorbidire e rendere lineare il tutto.

Vado dai registi Buffetti perché non ho a disposizione i soliti sfondi e scopro che dopo più di un mese e mezzo non ha ancora i cartonicini bristol bianchi e neri. Ne ha solo uno oro.

Oro??? Potrebbe funzionare con quei colori? Tento l’azzardo.

Inizio il gioco degli incastri perché ho realizzato un vaso (coscientemente fra l’altro!) che non permette nessun tipo di aggancio del materiale o kenzan, ma sembra che ogni elemento mi aiuti nel lavoro collocandosi dove desidero.

Sfoltisco i rami, li piego e….

il risultato lo vedete in apertura del mio post.

Concentus Study Group

 

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Fin da quando abbiamo iniziato la nostra attività nel 2005 (già come allievi della sensei Lina Ranson Alicino partecipavamo alle mostre e alle dimostrazioni da lei organizzate) abbiamo sempre puntato ad alzare l’asticella dell’impegno e della professionalità.

Per dirla con le parole dello stimato e grande chef Simone Ciccotti tendiamo alla #livellanza e le critiche (giuste) ci hanno sempre spronato a migliorarci sia per ciò che concerneva la grafica del sito (che il maestro Lucio Farinelli costantemente aggiorna) sia per quello che riguardava la qualità delle foto, la location dove fare lezione o la tipologia di corso (lezione storico filosofica introduttiva, riepilogo delle lezioni in excel, foto del corso) che a quanto pare è stata fonte di ispirazioni per altri.

L’elemento nostro debole erano le locandine che a detta della grafica Silvia Barucci erano carine, ma non perfette. Quindi ci è stato naturale affidarci totalmente alla sua professionalità perché effettivamente in un’epoca dove l’immagine diffusa conta è impensabile avere delle locandine difficoltose da leggere per uno sfondo sbagliato o con un font graficamente brutto o foto mezze tagliate o con scritte sopra le immagini fatte con un programma di editing standard e gratuito.

Perché la qualità ha un costo. Nessuno vieta di andare dal discount, ma quanto dà più piacere il cibo eccellente. Tra l’originale e il tarocco c’è sempre la sua bella differenza.

Questo post è quindi un ringraziamento alla maestra Silvia Barucci per aver portato la #livellanza anche nel settore locandine e depliant.

Qui vedete il nuovo depliant da lei realizzato

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e mi dispiace non possiate sentire la qualità particolare della carta che ha scelto per la stampa perché non è ovviamente la carta del proprio pc o della fotocopiatrice sotto casa.

Grazie Silvia!

Concentus Study Group.

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 E’ da sabato sera che mi frulla in testa una canzone piuttosto nota e che dà il titolo a questo mio post. E’ stato un fine settimana stancante, ma ricco di energia e felicità. Stancante perché per il sottoscritto e il maestro Lucio Farinelli è iniziato venerdì mattina all’alba quando siamo andati al Mercato dei Fiori per controllare (si ordina sempre con largo anticipo) il materiale che avevamo richiesto per la lezione ed io anche quello che avrei usato subito il giorno stesso per il mio ikebana di carnevale.

Il venerdì sera, al solito, Lucio Farinelli ha pure allestito la sala che l’Hotel dei Congressi ormai ci riserva da anni dove i nostri allievi possono stare comodi e lavorare in uno spazio che non è rimediato o angusto. Per noi l’eleganza nel mondo dell’ikebana inizia da qui.

Questo fine settimana ci raggiungevano anche le due maestre Sogetsu che ci sono in Toscana ovvero Silvia Barucci (Firenze) e Ilaria Mibelli (Livorno) ed avrebbero fatto lezione anche la domenica.

Sia il sottoscritto, sia il maestro Farinelli, non abbiamo mai chiesto nulla alle allieve che sono divenute maestre, lasciamo a loro scegliere come proseguire il loro cammino. Possono fare lezione con noi, possono insegnare con noi o venire con noi a prendere lezione da altri maestri. Come possono decidere di smettere di studiare. Per esperienza personale (e anche seguendo gli insegnamenti di Sofu Teshigahara nel Kadensho) chi si stacca da un gruppo e smette di studiare è destinato a d inaridirsi. E’ come se un ramo si staccasse dall’albero principale. Sia io, sia il maestro Farinelli non abbiamo mai smesso di studiare quest’arte, studiare ovviamente cercando di trarne profitto di imparare veramente perché se non ci si mette cervello e il cuore si possono prendere lezioni anche tutti i giorni, ma non faremo mai un ottimo lavoro, ma cose fredde e sterili. Entrambi non ci siamo nemmeno mai sentiti superiori agli altri maestri del nostro gruppo perché ognuno di noi apporta la propria esperienza, il proprio sentire, le proprie idee.

Ed è per questo che sono estremamente fiero ed orgoglioso di presentare l’attuale famiglia del Concentus Study Group.

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(枝音 – Shion)

Inizio con me per la felicità dei detrattori che dicono che mi sento superiore solo perché spesso, avendo studiato con tanta umiltà e passione, ho solo smascherato la loro carente preparazione. A volte mi chiedo se la gente ragioni sul proprio operato quando si autoloda nelle cose che fa dicendo di averle realizzate perfettamente o si mette i like da sola. Ma ognuno è libero di comportarsi secondo la propria natura e va bene così.

Mi sono ritrovato a capo del Concentus Study Group per volere del maestro Lucio Farinelli e delle allieve che continuano a sostenerci. Lavoro in teatro come regista e ho l’hobby della fotografia. Insegno a Roma e in Toscana.

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(冬花 – Toka)

Lucio Farinelli dirige con me il C.S.G. e, anzi, senza di lui io non sarei mai divenuto maestro. Lo studio continuo e l’incoraggiamente costante che ho avuto mi ha permesso di superare i vari ostacoli posti sul mio cammino come un lavoro che mi porta in giro per il mondo. Esperto di design ed architettura gestisce ed organizza il corso di Roma. Le sue zone di insegnamento sono Roma e l’Umbria.

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(水麗 – Mirei)

Anne Justo è la colonna portante del C.S.G. Lei è stata la nostra prima allieva ci ha visto (ed aiutato) a crescere. Saggia, paziente, allegra è una persona straordinaria a cui noi tutti vogliamo un bene immenso. Specializzata in ikebana per bambini le sue zone di azione sono Roma e Campania.

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(月光 – Gekkō)

Lucia Coppola è la concretezza fatta persona, se lei prende un impegno lo sostiene senza “se” e senza “ma”. E’ come la vedete in foto, sempre sorridente ed entusiasta. Anche lei è un’ottima insegnante di ikebana per bambini. Anche perché si può allenare in casa per questo! 🙂 Le sue zone di azione sono Roma e i Castelli.

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(雪見 – Yuki mi)

Giulia Piccone Italiano è la nostra giovanisisma insegnante che ha portato il glamour e l’ironia all’interno del C.S.G. Ragazza dotata di molteplici talenti potrebbe fare un ikebana mentre esegue la danza del ventre e cucina splendidi dolci. Le sue zone di azione sono Roma, Abruzzo e l’Albania dove sta ottenendo la sua seconda laurea.

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(八重菊 – Yaegiku)

Yanitsa Georgieva è il nostro membro esterno dato che risiede ed insegna in Bulgaria, ma è venuta da noi a completare il percorso per divenire maestra e con piacere ha deciso di rimanere nel nostro gruppo partecipando ai vari eventi che la distanza e il lavoro le permettono di seguire.

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(楓葉 – Fu yo)

Tiziana Biondo l’essenza della gentilezza e dell’essenzialità in ikebana. Bravissima fotografa e sommelier ci ha sempre seguito con molta passione partecipando ai più importanti eventi del C.S.G. La sua zona di insegnamento è Roma.

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(氣息龍 – Kisokuryu)

Silvia Barucci ci segue quasi da sempre. Il quasi è dovuto al fatto che all’inizio non insegnavo in Toscana, ma lei era già interessata a studiare con noi. E’ la nostra grafica che realizza tutto del C.S.G dalle locandine ai biglietti da visita ai depliant. Appassionata di orchidee ha brevettato il vaso Florero. La sua zona di insegnamento è Firenze.

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(潮風 – Chofu)

Ilaria Mibelli è l’emblema della tenacia, del seguire le regole andandole però ad applicare con innovazione e sentimento. Ha fatto un meraviglioso percorso di studio e possono essere fortunati gli allievi livornesi (Livorno è la sua zona di insegnamento) che studieranno con lei.

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(森魂 – Moritamashi)

Patrizia Ferrari è l’entusiasmo fatto persona, per 5 anni ha fatto dei viaggi non indifferenti per venire a studiare fino a Roma (lei abita a Merano) portando sempre eleganza, forza ed entusiasmo a tutti noi. Da due anni collabora con il Merano Flower Festival per ciò che concerne l’ikebana.  La sua zona di azione è il Trentino Alto Adige.

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(白露 – Shiratsuyu)

Come la sua compagna di corso, Patrizia Ferrari, anche Chiara Giani si è sobbarcata per 5 anni un bel viaggio da Mestre a Roma per studiare con noi. Chiara è la creatività fatta persona tanto è capace di insegnare ikebana quanto il flower arrangement nella sua base strategica ovvero il suo stupendo e innovativo negozio “Armonie Floreali” a Mestre. La sua zona d’azione è il Veneto – Friuli Venezia Giulia.

A questi fratelli maggiori ovviamente si uniscono tutte le allieve che stanno seguendo il medesimo percorso di studio, chi è al primo anno e chi sta per raggiungere il termine del traguardo.

Sulla nostra pagina Facebook quanto sull’account  Instagram o il nostro sito nominiamo sempre le nostre allieve (nome e cognome) sia per una questione di trasparenza sia perché credo sia onesto dire chi ha eseguito il dato ikebana che pubblichiamo senza lasciare dubbi. Perché l’onestà e la chiarezza ci hanno sempre caratterizzati, non amiamo le zone d’ombra lungo la via dei fiori, ci piace la luce del sole.

Grazie a tutte. Siete una famiglia meravigliosa!

Concentus Study Group

 

 

 

 

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Se tutto il mondo festeggia San Valentino ideando ikebana appositi per questa feste, io da buon viareggino preferisco creare ikebana dedicati ad una festa che sento a me molto più vicina: il carnevale (di Viareggio ovviamente).

Come lo scorso anno ci siamo ritrovati con le maestre di Livorno (Ilaria Mibelli) e Firenze (Silvia Barucci) per una lezione di ikebana dedicata a questo tema a cui si è aggiunto questa volta anche il Maestro Lucio  Farinelli.

Per me e il maestro Lucio Farinelli era anche l’occasione propizia per inaugurare finalmente il vaso di porcellana realizzato da Sara Kirschen. Un vaso molto particolare avendo varie parti di porcellana colorata inserite dentro (quindi non sono delle zone dipinte sul vaso) alla lastra che compone il corpo principale.

Se il vaso può far immaginare un getto di coriandoli io ho attinto ai miei ricordi quando nel gran salone dell’Hotel Royal venivano organizzati dei veglioni il cui tema era “Bianco e Nero” ovvero le maschere (con tanto di palio finale alla serata) potevano solo presentare costumi con questi due colori.

Per cui il mio materiale era costituito da bianchi anemoni e rami di salix sekka tinti di nero lucido e posizionati come fossero il getto di due stelle filanti.

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(Ikebana di Luca Ramacciotti – vaso di Sara Kirschen)

Il Maestro Lucio Farinelli invece ha proprio pensato ad un’esplosione di colori, di allegria che andasse ad esaltare i colori del vaso della Kirschen.  Per la sua foto (e le seguenti) ringrazio Silvia Barucci per l’editing.

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(Ikebana di Lucio Farinelli – vaso di Sara Kirschen)

Silvia Barucci invece ha utilizzato un tradizionale vaso a cestino giapponese andando a creare una struttura con delle sfere di filo prese dal maestro Farinelli in Argentina.

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(Ikebana di Silvia Barucci)

Ilaria Mibelli infine ha giocato con le trasparenze dei colori utilizzando uno stand come contenitore creando una maggiore dinamicità al tutto.

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(Ikebana di Ilaria Mibelli)

Ringrazio tutti e tre per aver sposato questa mia allegra idea e, dato che la Quaresima inizierà il 6 marzo…… Buon Carnevale a tutti! Vi aspetto a Viareggio ai corsi del 3 e 5 marzo.

Concentus Study Group

 

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