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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Tag Archives: Minimalism

A inizio estate vengo contattato dall’architetto Emanuela Faicchia che si dice interessata a una collaborazione con noi; infatti lei realizza degli stupendi manufatti perfetti come contenitori per i nostri ikebana.

Noi siamo sempre pronti a collaborare con altri artisti in ogni campo (lo dimostrano negli anni aver realizzato ikebana ispirati ai gioielli di Antonella Piacenti o al mondo dei profumi partendo da Campomarzio70 a tutti i Creatori di Profumi, la moda di Massimo Alba, i piatti stellati dello chef Matteo Torretta, le creazioni di Hanayuishi Takaya o Gioni David Parra o Caterina Vitellozzi per non parlare dei vari musei come MAXXI, Ara Pacis o Uffizzi o altri ceramisti come Sebastiano Allegrini, Luca Pedone o Tore Coi) per cui dopo alcune chiacchierate teleoniche ci siamo accordati sul come procedere.

Infatti io dopo l’impegno estivo al Festival Puccini sarei dovuto andare a lavorare a Liegi e poi avrei partecipato al convegno del Club Magico Italiano passando per il Carnevale di Viareggio per cui un’estate e inizio autunno (per fortuna) piuttosto impegnato.

La signora Faicchia gentilmente ha fatto arrivare i vasi da lei scelti a casa del maestro Lucio Farinelli che, non sapendosi trattenere visto che è stato anche per lui amore a prima vita, ha subito realizzato un ikebana.

Ikebana e foto di Lucio Farinelli

Successivamente, finalmente tornato a Roma, anche io ho cercato di valorizzare al meglio il lavoro della ceramista.

Ikebana e foto di Luca Ramacciotti

E per festeggiare al meglio l’inizio del nuovo corso di ikebana cosa c’era di meglio se non far utilizzare questi contenitori anche ad alcune allieve e maestre del nostro gruppo? Ecco i risultati.

Ikebana di Lucia Coppola – foto di Luca Ramacciotti
Ikebana di Daniela Anca Turdean – foto di Luca Ramacciotti
Ikebana di Rumiana Uzunova – foto di Luca Ramacciotti
Ikebana di Neicla Campi – foto di Luca Ramacciotti

Ancora una volta ringraziamo questa generosa artista sia per averci fatto ispirare dai suoi lavori sia per la proposta di collaborazione.

Concentus Study Group

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Sono stato un poco lontano da questo blog non per le ferie estive, ma perché per fotuna è ripartito il mondo del teatro e il lavoro è subito arrivato. Torno a scrivere perché…. lo scoprirete tra poco.

Prima purtoppo una nota dolente. A inizio agosto è venuta a mancare la maestra Daniela Bongiorno. Oltre al dispiacere per la sua scomparsa c’è stato quello che non ha mai avuto la possibilità di tenere fisicamente in mano il suo diploma di grado essendo arrivato quando lei era già in ospedale. Daniela si è sempre segnalata per la sua dedizione, studio, bravura. Non era una persona che si mettesse in primo piano, sempre molto dolce e discreta pur essendo sempre riuscita a maneggiare perfettamente la tecnica e gusto estetico.

Il maestro Lucio Farinelli e io la vogliamo ricordare così.

Torniamo al post e al titolo che ho messo. Confesso la mia passione per alcuni talent di cucina perché mi interessa capire le nuove tendenze dell’arte culinaria, le possibilità di sapori, le nuove tecniche e ricerche. La mia preferita è l’Antonino Chef Academy proprio i motivi sopra indicati.

Al di là delle varie dinamiche tipiche di ogni talent vengono presentati vari chef esperti in diverse discipline che illustrano il loro sapere e le loro tecniche. Uno di questi ha detto la frase che dà il titolo a questo blog.

Personalmente ho sempre cercato di praticare molto questa arte sia privatamente, sia partecipando ai workshop o lezioni online con la mia maestra Mika Otani.

Per me praticare non è (o almeno non solo) fare ikebana, ma esercitarmi tanto nelle tecniche previste dall’arte dell’ikebana. Se un allievo mi attufa i materiali nel vaso oppure, magari approfittando di un collo stretto di vaso, mi infila un fiore dandogli anche una curva particolare solo per fare la cosa figa e appariscente mi vengono i brividi.

Preparare il vaso con la giusta tecnica (che magari non useremo, ma a metà lavoro sarà difficile mettere un ancoraggio se ne avremo bisogno) è fondamentale.

Per questo amo l’alta cucina come quella dello chef Cannavacciuolo. Quando parla si comprende quanto studio, disciplina, preparazione ci siano alla base. Unite a una profonda passione per la sua arte. E la tradizione, le preparazioni base possono anche venir reinterpretate, ma mai a casaccio tanto per fare il piatto che, magari, visivamente ti fa dire WOW, ma poi quando lo assaggi….. è il nulla.

Per me non è tanto importante uscire dagli schemi quanto sapere perché potremmo, eventualmente, uscirne fuori. I grandi maestri della Sogetsu giapponesi mettono sempre al centro delle loro opere (anche le più innovative) la natura e non il proprio ego. Per me è fondamentale.

C’è chi vive di vendita di personalità e di collezionamento dei like, ma questi ultimi si mettono anche sul gattino vestito da puffo o su quello che ballando casca. Non è sinonimo di essere bravi. Se lo siamo o meno lo sappiamo coscientemente non ce lo dicono gli altri che, spesso, nemmeno conoscono bene l’ikebana. Per cui magari mettono i like a una cosa che pare figa, ma prevede tecnica 0 e che potrebbe fare anche uno che non ha mai fatto un giorno di lezione, e un altro lavoro più elegante o difficile tecnicamente rischia di essere ignorato. Devo dire che accade più facilmente su Facebook rispetto a Instagram.

Questo dovrebbero anche rammentarlo chi insegna o chi redige libri. La ricerca della vera perfezione e bravura deve essere compiuta con serietà e onestà intellettuale.

Il che non vuol dire che si debba fare chissà quali composizioni complicate, anzi spesso le più difficili sono quelle in apparenza semplici. Ogni elemento inserito nell’ikebana deve essere un protagonista e non capitato lì per caso. Come in una ricetta ogni ingrediente va percepito e tutti assieme danno un uovo sapore finale così deve essere per il nostro ikebana. Niente fiori messi tanto per fare show, ma slegati da tutto il resto.

Quando ho realizzato questo ikebana per un’iniziativa del Branch francese della Sogetsu ho utilizzto questo vaso da me creato che presenta diverse difficoltà di ancoraggio per cui ho dovuto scegliere come posizionare le peonie e le ortensie intrecciando i gambi dele prime con i corimbi delle seconde. Un lavoro certosino che non si vede nel risultato finale proprio per mia volontà. Perché per me deve essere la natura e i fiori il protagonista, non il mio ego. Il lavoro non deve parlare di me se non nel rispetto che io ho per questi materiali viventi.

Questo deve essere chiaro per chi viene a lezione da noi. Si può fare anche ikebana per hobby, ma questo non vuol dire che dovremo ignorare tecniche e concetti. Una ex allieva sosteneva che il vero maestro ti mostra la tua bravura e non la sua. Una persona che si affaccia allo studio con questo concetto si capisce che non ha compreso nulla dello studio di una qualsiasi disciplina. Il maestro è un esempio (o almeno dovrebbe esserlo) da seguire per il suo cammino, lo studio e la sua (eventuale) bravura. Se noi saremo bravi lo scopriremo strada facendo, ma con umiltà e studio. Se ci sentiamo già bravi che si frequenta a fare un corso? Di arrivati c’è solo l’arrotino diceva mio nonno.

Grafica di Silvia Barucci

Concentus Study Group

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Quando su Facebook la Master Instructor Koka Fukushima pubblicò la notizia che aveva scritto un suo libro le chiesi subito se avrebbe poi fatto una versione in inglese. L’argomento mi interessava e conoscendone l’espeirenza ero sicuro che sarebbe stato fondamentale leggerlo.

Purtroppo non sono mai riuscito a seguire un suo workshop in Italia (la prima volta che venne non mi fu permesso di accedervi e la seconda il suo workshop si teneva a ridosso di quello da me organizzato) nè a essere in Giappone quando lei tiene le lezioni all’Head Quarter, ma da sempre seguo il suo lavoro con stima perché si comprende quanto lei ami questa arte e, nell’introduzione al libro, dà una definizione di differenza tra ikebana e flower arrangement che io sicuramente citerò nelle mie prossime conferenze perché è perfetta.

Ora il libro è disponibile anche in inglese e si può acquistare su Amazon nei tre formati Copertina Rigida, Tascabile ed ebook (questo ultimo al momento solo dall’Amazon americano).

Come pensavo il libro è davvero molto istruttivo perché tratta di tutti materiali vegetali che l’insegnante ha conosciuto nella sua lunga carriera e sono suddivisi nelle quattro stagioni.

48 schede che analizzano i materiali sia da un punto di vista culturale sia estetico sia di come si possono lavorare e utilizzare in ikebana con consigli pratici di qualsiasi genere (compreso come rimuovere il polline delle Gloriose dai vestiti) sia di come nelle varie parti del mondo tali materiali possono differire.

Il tutto è spiegato in maniera molto chiara e precisa accompagnato da foto dei materiali e dagli ikebana eseguiti dalla signora Fukushima.

Un libro che tutti coloro che studiano ikebana dovrebbero possedere, ma anche chi è appassionato di fiori.

Spero di tornare presto in Giappone e questa volta incontrare la Master Instructor perché le chiederò di farmi una dedica sul libro.

Concentus Study Group

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Ciò che amo dello studio di un’arte è poter entrare in contatto con altri appassionati del settore. Non ho mai compreso lo studio in “solitaria”, ma non solo per l’ikebana anche in teatro o altre mie passioni (come la ceramica). Secondo me senza condivisione non c’è molta crescita.

Il problema si pone, in questa era dei social che offrono mille possibilità (nel bene come nel male) di discernere chi compie il cammino con la giusta passione e serietà e chi si improvvisa o segue un’arte solo come passatempo. Una buona parte di chi pubblica “ikebana” sui vari social non ha mai preso una lezione da un maestro oppure non gli interessa davvero imparare sentendosi già un artista. Se la gente mette i like vuol dire che ha eseguito un buon lavoro? A vedere i like che prendono certe bufale sui social c’è da domandarselo.

Per questo quando si incontrano veri artisti come Elena Karetko la strada diviene più luminosa.

Purtroppo abitando in due paesi diversi non è facile incontrarsi tutte le volte che si vorrebbe e quando venne in Italia per seguire il workshop di Mika Otani avevamo l’idea era di fare un ikebana assieme, ma purtroppo, dati i tempi stretti, non ci fu possibile.

Lo scorso mese Elena mi propose di fare virtualmente assieme un ikebana e un tema che per me fu subito perfetto e nello stesso tempo una sfida: Yin e Yang.

Il Taijitu è uno dei simboli visivamente più noti al mondo e spesso usato (anche il suo significato) in maniera piuttosto banale e non era facile tradurlo in un’immagine floreale scomposta perché l’idea era proprio quella. Elena avrebbe realizzato la parte nera e io quella bianca. Due lavori a distanza che si sarebbero però integrati non solo nel nome dell’Yin e Yang, ma anche dell’ikebana e dell’amicizia.

Ecco cosa dice Elena a proposito della sua parte di progetto: “Il mondo dell’ikebana è sorprendente e vario, la filosofia dell’armonia tra uomo e natura, l’arte di creare bellezza. Attraverso l’ikebana, abbiamo l’opportunità di fare amicizia con persone di tutto il mondo, leggendo il copione dell’anima dell’altro secondo le composizioni ikebana. Ho pensato che sarebbe stato interessante creare un’ikebana con il mio amico Luca Ramacciotti. Viviamo in paesi diversi, parliamo lingue diverse, abbiamo professioni diverse, ma abbiamo una cosa in comune: è l’amore per l’ikebana. Abbiamo deciso di prendere il tema filosofico di YIN YANG – un equilibrio armonioso di opposti finalizzato alla creazione. L’idea ci sembrava molto interessante, ma come creare un ikebana comune a distanza? Abbiamo deciso che ognuno avrebbe fatto da solo la propria associazione con l’elemento-energia. Luca avrebbe preso il colore bianco con un tocco di nero come base, io il nero con un tocco di bianco. Abbiamo deciso di non limitarci nella scelta del materiale per l’ikebana e di mostrarci solo la versione definitiva dell’associazione ikebana.
Nel mio lavoro ho voluto mostrare l’energia oscura dell’acqua, della notte, dell’oscurità, del principio femminile, come un elemento mistico in movimento, destinato alla creazione, alla nascita, che attende l’incontro con l’elemento bianco. È nel buio che nasce il bianco, come se alla fine della notte apparisse uno scoppio luminoso dell’alba.
Ho avuto un grande piacere nel nostro progetto creativo, come se l’orizzonte si allargasse, un altro meraviglioso tocco sulla strada per me stesso. So che molto è possibile se è orientato alla creazione. Mille grazie a Luca per il progetto congiunto!”

Ikebana e foto di Elena Karetko

Per quanto riguarda la mia parte avevo mille dubbi perché il bianco in oriente ha connotazioni ben diverse dalle nostre (come in fin dei conti il nero che in Giappone viene associato al lutto solo a partire dal XIX secolo con il contatto delle usanze occidentali) si va dal colore del lutto a quello dell’inesperienza (nelle arti marziali la cintura del principiante è bianca, quella del maestro è nera) al simbolo (come in Occidente) della purezza e dell’innocenza ed è spesso associato alla sfera divina. Elena e io ci siamo tenuti liberi su materiali e vasi per non influenzarci a vicenda. volevamo due lavori che parlassero tanto di noi quanto descrivessero questa dualità di colori dove uno contiene una goccia di animo dell’altro. Avevo in mente chiaramente che avrei utilizzato le ortensie bianche. Ma come? Ogni contenitore mi sembrava distrarre dall’idea che tutto doveva focalizzarsi solo sui colori dei fiori consapevole che uno è l’opposto dell’altro. Il bianco riflette la luce e tutto diviene poco definito mentre il nero l’assorbe. Inoltre volevo che la forma ricordasse la parte del Taijitu a me assegnato e desideravo che Elena fosse contenta del mio lavoro. Alla fine l’idea che vedete qui sotto dove il nero diviene una goccia nel bainco circostante, ma nello stesso tempo non vie ne annullato e scaturisce dal bianco con vitalità.

Ikebana e foto di Luca Ramacciotti

Ringrazio Elena per la sua proposta e di vivere in un periodo storico dove si ha la possibilità con un clik ci conoscere persone interessanti isolando lontano tutto il rumore di sfondo.

Concentus Study Group

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Ieri dal Giappone è arrivato un pacchetto che aspettavo anche se non in così rapido tempo. Ero emozionato come non mai e lo stesso il M. Farinelli a cui era codestinato.

Con la tipica grazia ed eleganza che solo i giapponesi possiedono il tutto era accompagnato da un biglietto e da due splendidi origami a forma di gru.

Sia il sottoscritto, sia il M. Farinelli, non abbiamo mai ambito a raggiungere i vari diplomi di livello da insegnanti, non vediamo l’ikebana come una raccolta punti, ma un serio studio di questa arte. Se, e quando, ci saranno i vari diplomi saranno i benvenuti, ma non studiamo per avere quelli, lo facciamo per migliorarci su questa arte.

La scuola Sogetsu permette di ampliare il tuo percorso, la tua ottica e, per me, è sterile cristallizzarsi su una sola espressività di forme; per questo osservo sempre i lavori dei grandi insegnanti giapponesi a partire proprio dalla nostra insegnante. Non avremmo mai immaginato, quando glielo proponemmo, che una maestra così talentuosa e brava accettasse di averci come suoi allievi e ricordo sempre con gioia i suoi due atelier a Tokyo e la bellissima lezione svolta con lei.

Abbiamo, assieme, ricominciato da capo il corso di studio della Sogetsu proprio per affinarci e vedere se avevamo delle lacune. Cosa, a volte, possibile non avendo direttamente maestri giapponesi. Si tende ad occidentalizzare l’arte dell’ikebana e farla troppo simile ai nostri gusti per quanto sia previsto lo stile libero e l’espressione della propria personalità. Noi vogliamo essere sicuri di trasmettere agli allievi i giusti concetti e non una nostra interpretazione di essi.

Quando Mika ci disse che eravamo pronti per ricevere il livello non credevamo alle nostre orecchie né, sinceramente, ce lo aspettavamo.

Non so quanti diplomi prenderemo ancora, ma, come detto prima, per noi è importante lo studio serio di questa arte e rendere fiera la nostra insegnante perché non vorremmo mai deluderla.

Sinceramente non sappiamo come ringraziarla per tutto ciò che ci sta donando lungo la via dei fiori esperiamo di poter tornare presto a fare lezione dal vivo.

Concentus Study Group

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“Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar, quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo.” (Genesi 19 -23,26) Questa credo sia una delle immagini più terrificanti dell’Antico Testamento che testimonia in pieno la forza distruttrice e vendicativa di Dio (immagine che sarà “ribaltata” dall’ottica cristiana) e che tutti hanno ben chiara anche se con una visione di significato spesso distorta.

Quindi per me Sodoma era solo il nome di questa città distrutta in tempi antichi, ma mi sbagliavo. La fortuna di avere allieve che provengono da altre nazioni e culture è che sto imparando moltissime cose da loro e di questo ne sono molto felice.

Lascio quindi la parola a Fiammetta Martegani.

Ikebana, vaso e foto di Fiammetta Martegani

“Ogni Ikebana ha sempre una sua storia ed una sua geografia. A partire dai materiali, costituiti da contenitori, rami e fiori, fino ad arrivare alle persone che hanno dato vita ai vasi e alle piante con cui le composizioni vengono create.

La storia di questa composizione si intreccia con la storia e la geografia di Israele, dai tempi biblici ai giorni nostri.

Si tratta di una Variazione n.4 con Peonie e Melo di Sodoma, detto anche Melo del Mar Morto, luogo da cui proviene questa pianta, dal tronco che ricorda un sughero e dai frutti tanto belli quanto velenosi.

In realtà questo albero non cresce solo in aree desertiche, dove la maggior parte delle sue specie si trovano soprattutto in Medio Oriente e Nord Africa, ma anche in aree tropicali, dell’Africa tropicale al Sud Est Asiatico, fino all’Indonesia.

Eppure, ancora oggi, la Calotropis procera deve il suo nome comune alla leggenda, riportata già in epoca romana dallo storico Tito Flavio Giuseppe, legata all’episodio biblico dell’incendio di Sodoma, in seguito al quale la regione sarebbe divenuta totalmente sterile, per cui l’unica pianta a cui fu permesso di crescere dalla volontà divina sarebbe stata il “pomo di Sodoma”, i cui frutti, all’apparenza belli ed invitanti, una volta aperti contenevano solo cenere e fumo. 

Eppure, nonostante il Mar Morto sia ancora il punto più profondo del globo terrestre, alcuni impervi israeliani sono riusciti a far fiorire il deserto al punto di istituire vere e proprie comunità, con tanto di scuole elementari, basate sull’agricoltura. Queste comunità si chiamano kibbutz e al Kibbutz Almog, situato nella parte settentrionale del deserto israeliano, sulle sponde del Mar Morto, Guy Erlich, israeliano appassionato di agricoltura biblica, dal 2008 dedica la sua vita alla coltivazione di piante ed erbe che, stando alla loro descrizione nei testi biblici e nelle opere di storici tra cui Tacito, venivano un tempo adoperati come medicinali o come merci di scambio dal valore incommensurabile, come l’incenso e la mirra che i Re Magi portarono a Betlemme per celebrare la nascita di Gesù Nazareno.

Grazie alle sue ricerche ed alla sua tenacia, oggi Guy Erlich, con passione, pazienza e dedizione quasi alchemica, è riuscito a ridar vita a oltre 60 specie in via di estinzione e, con esse, a ricreare incensi, oli e profumi che un tempo venivano utilizzati da Cleopatra.

Questa storia mostra come la pratica dell’Ikebana, in ogni sua composizione, offra anche l’occasione per raccontare, attraverso i principi dell’estetica giapponese, dalla portata universale, storie locali: fatte di profumi, persone e popoli, e dal loro legame millenario con la terra ed i suoi frutti. Cosí come i vasi che, a loro volta, dall’argilla, diventano ceramica: in questo caso assemblata e dipinta dalla sottoscritta, in blu e bianco, come i colori della bandiera di Israele.

Colori, profumi e persone che, tra presente, passato e futuro, anche dopo che la composizione avrà perso il suo ultimo petalo, attraverso l’Ikebana si intrecciano insieme, in modo tanto asimmetrico quanto armonico. 

Praticare Ikebana è anche questo: raccontare la storia di un popolo, attraverso i frutti della sua terra.”

Ringrazio Fiammetta per questo bellissimo scritto e per avermi arricchito culturalmente.

Concentus Study Group

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Chi scrive è appassionato del Festival di Sanremo (lo so… nessuno è perfetto) mentre il M. Lucio Farinelli da anni segue con molta passione l’Eurovision Song Contest più noto in Italia come Eurofestival.

Quest’anno ha avuto l’idea di coinvolgere il Concentus Study Group nell’ideare degli ikebana ispirati ai colori delle bandiere dei paesi partecipanti alla gara canora e, come sempre, ringraziamo chi, in questi tempi così complessi, è riuscito a ideare e realizzare qualcosa. Ognuno ha scelto il paese che preferiva.

Personalmente sono andato, coscentemente, un poco (tanto 🙂 ) fuori tema, ma spiego il perché. La cantante Senith partecipa per San Marino a cui Luca Tommassini ha realizzato le coreografie e Simone Guidarelli il look. Avendo la fortuna e l’onore di conoscere entrambi questi geniali professionisti ho cercato di omaggiarli attraverso il mio lavoro per cui ho ideato un ikebana che non avesse solo i colori della bandiera sanmarinese (bianco e celeste), ma che soprattutto potesse ricordare la performance, il look e il video della canzone.

Ora lascio la parola al M. Farinelli prima di aprire la galleria degli ikebana realizzati.

“L’ESC è un programma televisivo più che musicale e quindi l’effetto visivo di ogni performance è sempre di forte impatto estetico. A volte si va sul kitsch, altre è un’esibizione molto esagerata, ma anche di gran gusto e raffinatezza. La proposta musicale è variegata, ma spesso subordinata all’esibizione stessa dove conta molto il look e la tipologia di presentazione. Più di ogni altra cosa l’ESC è un’occasione per far incontrare circa 40 paesi europei tutti assieme. Molti di essi si adeguano utilizzando la lingua inglese, altri, come l’Italia, invece preferiscono sempre esibirsi con il proprio idioma. Essendo il Concentus Study Group (come vuole il significato latino del suo nome) composto da molte anime provenienti da diverse regioni italiane, ma anche da altri paesi europei, ho chiesto di ispirarasi alle bandiere e alcuni hanno legato la bandiera anche alla canzone in gara. Ancora una volta, con soddisfazione, ho visto le allieve accettare una proposta inconsueta e fuori dagli schemi pur mantenendo, nei loro lavori, le caratteristiche precipue dell’ikebana.”

Silvia Barucci – GRECIA – “Last dance
Ikebana di Lucio Farinelli – Vaso di Luca Pedone – ITALIA – “Zitti e buoni
Ikebana di Chiara Giani – GERMANIA – “I don’t feel hate
Ikebana di Ilaria Mibelli – PORTOGALLO – “Love is on my side
Luca Ramacciotti – San Marino – “Adrenalina
Giusy Borghini – MACEDONIA DEL NORD – “Here I Stand
Rossana Calbi – Vaso di Susy Pugliese – FINLANDIA – “Dark Side
Neicla Campi – Vaso di Tore Coi – DANIMARCA – “Øve Os På Hinanden
Deborah Gianola – SVIZZERA – “Tout l’universe
Ikebana e vaso di Fiammetta Martegani – Vaso di – ISRAELE – “Set me free
Silvia Pescetelli – CIPRO – “El Diablo
Daniela Anca Turdean – ROMANIA – “Amnesia
Rumiana Uzunova – BULGARIA – “Growing Up Is Getting Old

Che vinca la migliore canzone/esibizione!

Concentus Study Group

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Ikebana di Lucio Farinelli – Vaso di Sebastiano Allegrini
Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Contenitore di Lucio Farinelli e Akihiro Mashimo

In questo primo maggio dal clima incerto (per dirla con le parole di Franco Battiato: la primavera tarda ad arrivare) come lo è la vita da oltre un anno, più che mai abbiamo bisogno di poesia e bellezza e da qui il titolo di questo post che è una frase di Simone Weil.

Non penso che, presuntuosamente, i due ikebana che aprono il post siano arte e bellezza, ma è un nostro tentativo cercando di onorare al massimo la natura e ciò che ci offre. Tra l’altro, entrambi gli ikebana, sono stati creati con il materiale che era avanzato dalla lezione con le allieve proprio nel rispetto di ciò che la terra ci dona.

Lucio desiderava esprimere la forza della natura, io giocare tra il colore nero dello sfondo e quello del contenitore interno del cestino (nero su nero si annulla) come se i fiori fossero sospesi.

Non so se siano arte o belli, ma di certo sono fatti con cuore e desiderio di mettere in risalto la natura e non noi.

Mi sono anche chiesto, spesso, cosa sia il concetto di artistico in ikebana.

Per me l’artistico è ciò che ti arriva come un’onda d’urto all’animo; qualcosa che ti fa sbattere gli occhi e sorridere. Un ikebana artistico deve far comprendere come la natura sia bellissima e non sminuirla. Per questo motivo trovo molto difficile alcuni temi che la scuola Sogetsu propone nel curriculum di studio perché alle volte si rischia di non fare un ikebana, ma un incidente stradale.

La Sogetsu dallo scorso dicembre stra proponendo dei seminari online per insegnanti davvero interessanti e istruttivi che, oltre a ripassare gli stili base, affrontano proprio i temi più impervi della scuola affinchè siano meglio compresi e, non solo insegnati correttamente, ma anche realizzati.

Un tema piuttosto particolare, che non credo abbia nessun’altra scuola, è Disassembling and Rearranging the Materials. La lezione nel libro di testo viene così spiegata: l’ikebana si realizza prendendo dal terreno dei materiali che vengono tagliati e riassemblati tra di loro nella nostra disposizione floreale. (Quindi un processo che la gente non sa o non percepisce, ma che è conosciuto dall’autore. Questo perché nell’ikebana il materiale deve avere una disposizione che dia sempre un idea di naturalezza.) Dobbiamo quindi, in questa lezione, osservare ogni ramo che utilizzeremo per analizzarne gli elementi che lo compongono e la sua struttura al fine di creare una composizione che possa essere armonizzata con il contenitore (per cui solitamente non deve essere omesso in questa tipologia di lavoro) e quale sia il modo più efficace per “smontare” il ramo o il materiale che abbiamo a disposizione. Questa operazione permette anche di osservare e scoprire alcune caratteristiche del nostro materiale che potrebbero essere sorprendenti o riservarci delle sorprese. Quello che scopriamo dovrà essere il focus della nostra composizione. Ovviamente i fiori che andremo a utilizzare dovranno stare a contatto con l’acqua.

Vedendo le foto allegate alla lezione è palese che il materiale venga “smontato” ma non ridotto a pezzi perché deve sempre conservare una sua forza e bellezza.

Questo tema non viene spesso affrontato perché ci deve essere un intento artistico nel realizzarlo ed è solo uno dei temi proposti dalla scuola. La difficoltà è nel creare qualcosa che dia sempre il senso di naturalezza e mai qualcosa che è stato ridotto al minimo comun denominatore, un tema da studiare attentamente prima di affrontarlo.

lo stesso tema realizzato da Lucio Farinelli

Il problema è affrontare questo tema a lezione perché l’allievo fino a quella lezione (del IV livello) ha sempre trattato il materiale vegetale nella forma in cui si trovava e la tentazione di fare qualcosa di “strano” è subito a portata di mano mentre dobbiamo evitare cantieri di costruzioni o il mostro del dottor Frankestein. E’ un tema già di suo fuori dagli schemi che non dovremo premere il pedale sull’acceleratore.

Riporto qui alcune composizioni fatte a lezione da tre maestre del nostro gruppo e lo faccio con gioia frammista a nostalgia perché fu l’ultima in armonia pre covid.

Ikebana di Silvia Barucci – Vaso di Lucio Farinelli – Foto di Luca Ramacciotti
Ikebana di Patrizia Ferrari – Vaso di Sebastiano Allegrini – Foto di Luca Ramacciotti
Due versioni di Ilaria Mibelli – Vaso di Sebastiano Allegrini – Foto di Luca Ramacciotti

Concentus Study Group

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Locandina realizzata da Silvia Barucci

Carissimo Amico, questo anno è stato doloroso, spaventoso e triste. Molte persone hanno visto morire parenti, amici, conoscenti. Altre persone hanno perso il lavoro o sono state impossibilitate a svolgerlo. Anche il mondo dell’ikebana ha visto un’interruzione delle attività de visu e l’impossibilità di organizzare workshop o dimostrazioni. Per fortuna viviamo in un’epoca dove la tecnologia ci permette di portare avanti le lezioni online con gli allievi di livello avanzato oppure di organizzare esposizioni virtuali. Ce ne sono state molte in questo periodo ed è stato bello vedere lo spirito di partecipazione degli ikebanisti di tutto il mondo. Abbiamo deciso di organizzarne una anche noi con la speranza che sia una delle ultime perché inizieremo a realizzare di nuovo mostre e workshop dal vivo. Ti preghiamo di mandare un ikebana mai pubblicato prima e che rispecchi il titolo della mostra che vorremmo realizzare ovvero: “A new hope”. Infatti ti chiediamo di mandare il tuo lavoro entro il 20 aprile perché noi inizieremo la pubblicazione il 22 aprile ovvero il Giorno della Terra del 2021. Insieme alla foto ti preghiamo di inviarci il tuo nome e la scuola di appartenenza. Non è richiesto nessun altro dato. Ti ringraziamo della tua partecipazione certi che vorrai dare un tuo contributo in onore all’arte che professi.

Dearest friend, this year has been painful, scary and sad. Many people have seen relatives, friends, acquaintances die. Other people have lost their jobs or been unable to do it. Even the world of ikebana has faced an interruption of face-to-face activities and the impossibility of organizing workshops or demonstrations. Fortunately, we live in an era in which technology allows us to carry out online lessons with advanced level students or to organize virtual exhibitions. There have been many of these during this time and it was great to see how ikebanists from all over the world gladly partecipated. We have decided to organize one ourselves with the hope that it will among the last ones because this would mean that we would start carrying out live exhibitions and workshops again. Please send an ikebana picture that has never been published before and that reflects the title of the exhibition we would like to create: “A new hope”. We ask you to submit your work by April 20 because we will start publishing on April 22 or Earth Day 2021. Together with the photo please send us your name and the school you belong to. No other data is required. We thank you for your participation, and we are sure that you will send your contribution in honor of the art you profess.

Questo è stato l’invito (e la locandina) diffusi online sulle nostre pagine ufficiali legate all’ikebana, sui profili Instagram e ripostati gentilmente da Ikebana Sogetsu Toscana, Pagine Zen e Takumi Lifestyle. Un invito alla speranza, al risveglio personale nel momento in cui la Terra esce dall’inverno nel pieno dell’esplosione di colori e forme. Ci sembrava molto simbolico festeggiare in tale modo il Giorno della Terra. Ringrazio tutti coloro che hanno accolto l’invito dimostrando di comprendere e amare la nostra idea e li ringrazio per le meravigliose parole che hanno accompagnato i loro straordinari lavori. Hanno dimostrato, in tale modo, di amare questa arte e ciò che significa e non di usarla per mettere in mostra il proprio ego. Questo è il giusto approccio al mondo dell’arte dell’ikebana e ringrazio tutti coloro che hanno partecipato a questa grande festa. Gli ikebana sono postati in rigoroso ordine di arrivo.

This is the invitation (and the poster) published online on our official pages related to ikebana, on Instagram profiles and kindly reposted by Ikebana Sogetsu Toscana, Pagine Zen and Takumi Lifestyle. An invitation to hope, to personal awakening when the Earth comes out of winter in the midst of the explosion of colors and shapes. It seemed very symbolic to us to celebrate Earth Day in this way. I thank all those who accepted the invitation by demonstrating that they understand and love our idea and I thank them for the wonderful words that accompanied their extraordinary works. In this way they have shown that they love this art and what it means and not use it to show off their ego. This is the right approach to the world of ikebana art and I thank all those who participated in this great party. The arrangements are posted in strict order of arrival.

Puoi vedere qui tutte le foto oppure alla nostra pagina Facebook

You can watch all the photos here or in our Facebook page.

Sandy Mangels (Sogetsu)
Rino Manfroni (Ohara)
Marcel Vrignaud (Ohara Grandmaster Founder of the second Ohara Chapter in Europe)
Purnima Shah (Ohara)
Anna Budich (Sogetsu)
Ursula Altenbach (Sogetsu)
Nicole Kruimel-Rosselle (Sogetsu)
Leslie Weinstein (Sogetsu)
Ji Lin (季琳)(Sogetsu)
Lucia Veldeman (Sogetsu)
Ping Wei (Sogetsu)
Mit Ingelaere (Sogetsu)
Inger Tribler (Sogetsu)
Bernardetta Coënon (Sogetsu)
Kuhn Bodil (Ikenobo)


Jessica Hajj (Sogetsu)
Ilaria Mibelli (Sogetsu)
Marie Andre (Sogetsu)
DoQuyenPhan (Sogetsu)
Deborah Gianola (Sogetsu)
Aliya Suleymenova (Sogetsu)
Ingrid Galvagni (Wafu)
Nimal Kurukulasurya (Wafu)
Doriana Bonafede (Wafu)
Marta Lanfranco (Wafu)
Robert Obermaier (Sogetsu)
Valeria Brinkers (Sangetsu)
Erisson Thompson (Sangetsu)
Leonard Brinkers (Sangetsu)
Angelika Denig (Sogetsu)
Annelie Wagner (Ohara)
Miyako Ballesteros (Sogetsu)
Ana Luisa Quinones (Sogetsu)
Gulshakhar Suraubaeva (Sogetsu)
Svetlana Mishina (Sogetsu)
Armelle Duchamp (Sogetsu)
Brigitte Léonard (Sogetsu)
Soazic Le franc (Sogetsu)
Yvette Petit (Sogetsu)
Peggy Loh (Sogetsu)
Elena Karetko (Sogetsu)
Yoshie Iijima (Sogetsu)
Neena Verma (Sogetsu)
Chiara Giani (Sogetsu)
Daria Yazeva (Sogetsu)
Tatjana Felberg (Sogetsu)
Silvia Barucci (Sogetsu)
Penny Poh (Sogetsu)
Sandhya Agrawal (Sogetsu)
Taruna Mahesh Agarwal (Sogetsu)
Christine Guillemot (Sogetsu)
Farah Fazrina (Sogetsu)
Lucio Farinelli (Sogetsu)
Shoko Koizumi-Hanson (Sogetsu)
Antje Klatt (Sogetsu)
Irene Gomulka (Sogetsu)
Neonila Efimova (Sogetsu)
Neicla Campi (Sogetsu)
Olga Yudina (Sogetsu)
Shoan Lo (Sogetsu)
Jeroen Vermaas (Ichiyo)
Svetlana Zamrii (Sogetsu)
Viola Francesca Yong (Sogetsu)
Ragini Kakkar (Ohara)
Kasia Purton-Dmowski (Sogetsu)
Enrico Tosatto (Wafu)
Silvia Chiuminatti (Wafu)
Enrico Nicolosi (Wafu)
Tiziana Malvasio (Wafu)
Paola Mantovani (Wafu)
Bernard Tay (Sogetsu)
Shiromi Soosaipillai (Sogetsu)
Roberta Santagostino (Ohara)
Rumiana Uzunova (Sogetsu)
Silvia Pescetelli (Sogetsu)
Luca Ramacciotti (Sogetsu)
Riitta Hurme (Sogetsu)
Daniela Anca Turdean (Sogetsu)
Daniela Bongiorno (Sogetsu)
Pablo Sanahuja (Enshu)
Giusi Borghini (Sogetsu)
Elena Sharkova (Sogetsu)
Tatiana Tsoy (Sogetsu)
Anna Massari (Ohara)
Elena Kilchevskaya (Sogetsu)
Michael Beedenbender (Sogetsu)
Vesna Curk (Sogetsu)
KidChing Ong (Sogetsu)
Angelika Mühlbauer (Sogetsu)
Fiammetta Martegani (Sogetsu)
Vendrice “Jimmi” Garvin (Sogetsu)
Nelly Torri (Sogetsu)
Nadia Vivanco (Sogetsu)
Maria Mercedes Granja (Sogetsu)
Mariella Granja (Sogetsu)
Sara Granja (Sogetsu)
Yu Mei Montalvo (Sogetsu)
Silvia Naranjo de Durán (Sogetsu)
María Gloria Miño (Sogetsu)
Pepita Sosa (Sogetsu)
Silvia Larrea de Malo (Sogetsu)
Ana Dolores Román (Sogetsu)
Sonia Rovayo (Sogetsu)
Rita Paredes (Sogetsu)
Mónica Herrera (Sogetsu)
Chinara Munduzbaeva (Sogetsu)
Larisa Sarycheva (Sogetsu)
Patricia Liu (Sogetsu)
Thai Thomas Mai Van (Ikenobo)
Olga Ignateva (sogetsu)
Patrizia Ferrari (Sogetsu)
Olga Tomina (Sogetsu)
Brigitta Buse (Sogetsu)
Irina Egay (Sogetsu)
Hiromi Owen (Sogetsu)
Olga Lapshina (Sogetsu)
Helene Lanz (Sogetsu)
Rita Nagelkerke (Sogetsu)
Elena Rogacheva (Sogetsu)
Heiko Adriana (Sangetsu)
Toda Munehiro (Sangetsu)
Shony Tanaka (Sangetsu)
Sharon Chou (Sogetsu)
Urana Kuular (Sogetsu)
Antonietta Ferrari (Koryu)
Ursula Winand (Sogetsu)
Jan Goehring (Sogetsu)
Randa Muammar (Sogetsu)
Tuija Nyrönen (Sogetsu)
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Mc Renault (Ikenobo)
Lara Kawar (Sogetsu)
Inès Massin (Sogetsu)
Sato Wienczyslawa (Sogetsu)
Regi Bockhorn (Ikenobo)
Rudaina Muammar Haddadin (Sogetsu)
Ekaterina Seehaus (Sogetsu)
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Gayatri Bajaj (Sogetsu)
Rosa Bunetto (Ohara)
Elena Yakovleva (Sogetsu)
Elena Geraskina (Sogetsu)

Concentus Study Group

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Tempo fa al sottoscritto e ai maestri Lucio Farinelli, Silvia Barucci e Ilaria Mibelli era giunto l’invito a partecipare a una mostra virtuale organizzata dal Ikebana International Moscow chapter 256. Devo dire un’organizzazione perfetta e certosina partendo dal modulo da compilare a tutti i passi da eseguire e la prontezza di risposte ricevute. Complimenti agli amici moscoviti!

Abbiamo risposto volentieri all’invito sia in rappresentanza del Concentus Study Group sia del Chapter romano di Ikebana International.

Ognuno di noi ha cercato di omaggiare al meglio gli amici che avevano avuto la gentilezza di invitarci cercando di mostrare il nostro sentire attraverso i propri lavori. Aveva ragione un’insegnante che conobbi anni fa la quale sosteneva che gli ikebana rispecchiano sempre la nostra personalità e ci svelano agli occhi di un pubblico attento.

In effetti si vede se un ikebana è fatto con passione, con umiltà, con gioia o a volte anche con tristezza. Un sentimento negativo è di contrasto nella realizzazione di un ikebana, ma spesso la pratica ci porta a illuminare quell’attivo vuoto della nostra vita.

A forza di vedere i lavori altrui si riesce subito anche a comprendere chi ha fatto e cosa, se ne riconoscono gli stili; come si capisce se siamo al servizio dell’arte dell’ikebana o essa è un pretesto per mettere in risalto il nostro ego.

Ci siamo messi dunque a riflettere anche perché non volevamo ripetere tra di noi, per un caso qualsiasi, uno stesso tema. Era inutile che se uno avesse lavorato con le foglie ce ne fosse anche un’altro. Abbiamo subito scartato anche l’utilizzo di solo materiale non convenzionale perché, per quanto sia un tema previsto dalla Sogetsu, non vedo mai i giapponesi usarlo così tanto come avviene in Europa e poi c’è sempre il rischio di mettere solo dei pezzi di plastica o di ferro impilati, più o meno carinamente, in un vaso. Prima di avventurarci in questi contesti non sarebbe male aver studiato approfonditamente l’arte e soprattutto aver frequentato i grandi scultori come ho avuto la possibilità di fare io. Personalmente, proprio per queste conoscenze e aver visto i grandi scultori al lavoro, non mi avventuro molto spesso nel tema del solo materiale non convenzionale perché temo di fare, invece di una cosa scultorea come prevista dalla scuola, quei lavoretti di bricolage che si facevano alle scuole elementari per le feste.

Mentre tutti avevano le idee chiare sul loro lavoro io sinceramente cercavo di comprendere la strada giusta da percorrere per rendere omaggio sia all’ikebana sia alla città di Mosca che avevo visitato per la messa in scena di una Traviata di cui curavo la regia. Proprio pensando a quel lavoro l’illuminazione! Avrei sviluppato il tema degli ikebana in miniatura utilizzando una matrioska dono del soprano Elena Popovskaya con cui avevamo fatto assieme delle splendide Turandot.

E per tornare al discorso fatto prima nel mio ikebana si vede il mio mondo teatrale. L’ikebana svela di noi più di quello che potremmo pensare.

Ringrazio ancora gli amici del mondo dell’ikebana e vi invito a vedere la galleria sia su Facebook sia su Instagram perché ci sono dei lavori davvero molto ben realizzati.

Vi lascio con le nostre due prossime iniziative. La prima a cura di Fiammetta Martegani

mentre la seconda è una mostra ideata da noi. Ho personalmente inviato a tutti gli SG e Branch della Sogetsu l’invito e, con piacere, hanno aderito anche importanti rappresentanti di altre scuole. Il termine per inviare il tutto è il 21 aprile. Festeggiamo assieme la Terra!

Concentus Study Group

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