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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Monthly Archives: giugno 2014

© fotografico di Fabio Pasquarella(© fotografico di Fabio Pasquarella)

Torno a parlare di un argomento che mi sta a cuore e che si svilupperà in un II workshop (il primo si è tenuto a maggio con Giuseppe Cesareo  – Questioni di luce) a cura di Ben Huybrechts il prossimo 12 ottobre. La fotografia di un ikebana.

Non essendo un fotografo cerco di carpire segreti e trucchi del mestiere da amici fotografi a cui mi rivolgo anche per questi particolari workshop. Di contro è interessante, credo, anche per il fotografo capire come un ikebana vada inquadrato. Sicuramente vedendo la foto ci accorgeremo di particolari che il nostro occhio non ha magari notato.

Noi abbiamo un’idea dell’ikebana da fare e lo realizziamo. Quindi non ne abbiamo un giudizio obiettivo al 100% come lo ha la macchina fotografica che inquadra quel che noi andiamo a farle “vedere”. Noi abbiamo ben presente dove l’ikebana è collocato, cosa lo circonda o altro. La macchina fotografica no. Per cui ha uno sguardo parzialmente oggettivo dato che in realtà siamo noi a scegliere cosa e come inquadrare.

Siamo sempre noi l’occhio che vede e che scatta quindi, ma l’occhio meccanico metterà in rilievo cose che l’occhio umano ha magari non registrato.

Potremmo aver fatto uno stupendo ikebana, ma se lo fotografiamo male avremo vanificato tutto il nostro lavoro.

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© Mariano Soto(© Mariano Soto)

…disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
“L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripetè il piccolo principe, per ricordarselo.
“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
“È il tempo che ho perduto per la mia rosa… ” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
“Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa… ”
“Io sono responsabile della mia rosa… ” ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

(Il piccolo Principe – Antoine de Saint-Exupéry)

Ho iniziato questo post con un’opera di sumi-e di Mariano Soto ed una citazione che ho sempre molto amato e che, credo, ben si adatti al mondo dell’ikebana.

L’immagine scelta, tra le sue tante bellissime, di Soto è perché come lui osserva nel dettaglio un fiore per poi dipingerlo dandogli una nuova vita (ed anima) così si deve fare noi guardando il materiale scelto, o che si ha a disposizione, per il nostro ikebana. La frase di Saint-Exupéry invece è  sia per sottolineare quanto i fiori vadano trattati bene sia perché alla fine del nostro lavoro, “l’essenziale che è invisibile agli occhi” non lo sia al nostro animo.

Fare ikebana non vuol dire dover creare qualcosa di forzatamente particolare, usare rami “storti”, ma andare a realizzare qualcosa che dia un senso di pace, di equilibrio in chi osserva.

E’ importante la scelta del materiale perché non tutti i fiori van bene per i vari stili (anche quelli liberi), ma si deve comprendere pienamente cosa è meglio adoperare per il tema da svolgere e quale contenitore sarà più adatto. Per questo nelle mostre tendo a far usare alle mie allieve varie tipologie di fiori. E’ fondamentale che ci sia questa ricerca (oltre al fatto che se si fanno in una mostra 5 ikebana, 3 non possono avere gli stessi fiori), che si desideri farla; è per me, questo l’ikebana, non tanto la realizzazione poi terminata. Se non c’è questa premessa, questo studio faremo solo belle composizioni. Forse. O avremo sciupato del materiale. Probabilmente.

I fiori non devono sembrare messi in un vaso, devono avere una loro dignità. Determinati materiali andranno lavorati (come il pino o il papiro), altri invece “alleggeriti” da troppe foglie, altri son già pronti. La ricerca e lo studio sono parte stessa del creare ikebana. Amo da sempre fare lezione anche in esterna (con Lucio Farinelli siamo stati per primi a ideare ciò) perchè è importante che gli allievi sappiano reperire il materiale in natura, per la stagionalità, per l’osservazione. Come è importante anche avere un bel posto dove andare a lavorare.  Senza offese per sale parrocchiali od oratori, non possiamo realizzare ikebana in corridoi su tavolini di mezzo metro di diametro. L’allievo deve stare comodo, in una bella sala ed avere lo spazio per il vaso e il materiale, sennò avremo un affastallamento di cose e sarà impossibile concentrarci. Come è fondamentale che tenga pulita di continuo la sua postazione. L’ordine è sia mentale sia fisico.

Al termine del nostro percoro realizzeremo quindi il nostro ikebana. Se naturalistico dovrà sembrare che i materiali usati non siano messì lì a casaccio, ci deve essere unità tra di loro. Se l’ikebana invece sarà più scultoreo (che so andando ad inserire materiale non convenzionale) allora ancora di più l’aspetto “naturalistico” dovrà venir fuori sennò avremo solo messo nel nostro lavoro un foglio di plastica, una rete o che so carta. Nulla deve essere lasciato al caso. La mia maestra insiste continuamente su questo concetto come la scelta del materiale da usare ed ogni volta il suo consiglio è illuminante per me (gli anni di pratica che ci distanziano hanno una loro valenza).

Perché facciamo ikebana.

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/racconti/narrativo/racconto-5311-6>

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Ikebana di Luca Ramacciotti

Sto dipingendo con l’entusiasmo di un marsigliese nel mangiare la bouillabaisse, che non ti sorprenderebbe se ti dicessi che sto dedicandomi ad alcuni girasoli.

Se riesco a portare avanti questa idea si tratterà di una dozzina di dipinti.

(Vincent van Gogh)

Trattandosi di girasole questo post non poteva cominciare se non con un omaggio ad uno dei miei pittori preferiti. Quando il ceramista Sebastiano Allegrini ha realizzato la chiacchierata con me inerente il rapporto tra ceramica ed ikebana (La lavorazione della ceramica e il suo legame con l’ikebana) realizzò il vaso che si vede in foto. Un vaso, dono prezioso, che mi ha rammentato quelli realizzati da Hiroshi Teshigahara sia per il colore sia per la morbidezza della forma. Un vaso particolare, molto bello che nel desiderio di utilizzarlo in questi giorni di canicola estiva mi ha suggerito l’uso del girasole.  Ma, per sottolineare, il caldo, l’estate ho deciso di metterne uno che contrastasse con la freschezza dell’altro.

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© fotografico di Silvia Barucci(ikebana di Luca Ramacciotti © fotografico di Silvia Barucci)

L’ikebana è l’attimo in cui hai innanzi a te un contenitore e il materiale. E’ in questo istante che si crea il tutto. Certo pianifichi il materiale, puoi avere un’intuizione che potrai mettere più o meno in pratica, ma sempre da questo punto nevralgico si dovrà passare.

L’attimo di vuoto. Quando guardo gli amici di shodo osservo affascinato il momento che precede il primo “colpo” di pennello, in quell’istante di silenzio, immobilità loro affrontano il vuoto e dopo poco lo riempiranno.

Così accade per me quando faccio ikebana.

Ieri durante l’ultima lezione del corso di Livorno avevo chiesto che portassero un loro vaso per lo stile libero; vedendo quello di Nicoletta ed osservando il materiale a disposizione subito ho avuto in mente l’ikebana che si vede in foto. Intuizione? Esperienza? Non so… credo osservazione del contenitore, della sua forma, del colore e delle foglie di phormium e dei fiori di agapanthus. L’osservazione è fondamentale anche più, esagerando, del risultato finale.

Il mio vuoto ora non era più tale.

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Consegna diploma

Consegna diploma

ikebana di Lucio Farinelli

(ikebana di Lucio Farinelli)

Ikebana di Luca Ramacciotti

(ikebana di Luca Ramacciotti)

Dono

(dono della nostra insegnante, un vaso in due)

Credo le parole non siano necessarie in questo post.

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Luca Ramacciotti, Fabio Pasquarella, Lucio Farinelli Aldo Pasquarella

(Festival dell’Oriente – “1” fotografia di Fabio Pasquarella – ikebana Sogetsu di Luca Ramacciotti, “Genesi” fotografia di Aldo Pasquarella – ikebana Sogetsu di Lucio Farinelli)

In quel gran mercato che è il Festival dell’Oriente (Nuova Fiera di Roma) c’era un’isola felice organizzata dall’Associazione Shizuka Bonsai e Suiseki. Lì erano esposte opere di sumi-e, bonsai e suiseki.  Al sottoscritto e al maestro Farinelli il compito di realizzare due ikebana “abbinati” alle splendide fotografie di Fabio ed Aldo Pasquarella (per la tipologia di studio vedasi anche Specific scenes, Occasion or Spaces). Contornati da splendidi bonsai, suiseki e dalle opere di sumi-e di Sandro Segneri abbiamo vissuto la manifestazione in questo angolo di bellezza cercando di fare un discorso culturale ben preciso. Si è tentato di far comprendere che professionalità e studio non vanno a braccetto con il fare “spettacolo” stile Amici di Maria.

Il sabato c’è stata la dimostrazione di ikebana del Maestro Lucio Farinelli e la domenica un bellissimo workshop di bonsai curato dal Club Bonsai di Napoli. Vedere queste opere risollevava il cuore e l’animo dal contingente quotidiano fatto di rumore.

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