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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Monthly Archives: marzo 2012

(Instagram photos)

Nell’epoca della riproducibilità nemmeno un’arte di riflessione come l’ikebana può sottrarsi a questo processo.

Ma sarebbe giusto se non ne facesse parte? All’inizio la trasmissione era solo orale e per una ben determinata classe sociale. Poi si ebbe il primo “manuale” di ikebana (il Sedenshô miscellanea di testi compilati tra il 1445 e il 1536). Immagino che impatto devastante possa essere stato lo svelamento di segreti frutto di pratica secolare e studio. L’ikebana da arte riservata solo a sacerdoti, nobili e samurai diviene con il passare del tempo accessibile a tutti, buon ultime le donne.

I libri si moltiplicano, sia fotografici che veri e propri manuali che forniscono dettagliatamente schemi su come fare ikebana.  Schemi che, per sperienza personale, servono ben a poco se non hai un maestro che ti segue. Questa arte a non è solo un insieme di regole e misure da  seguire, come già ricordato in altri post.

L’ikebana è divenuto soggetto di studi fotografici (su tutti Robert Mapplethorpe e il bellissimo libro di sue foto “Flowers”), di presentazioni televisive e di articoli di giornali oltre che, ovviamente, mostre e dimostrazioni che si tenevano e tengono in tuto il mondo. Poi è arrivato il ciclone internet e soprattutto le nuove tecnologie che han trasformato tutti in fotografi.

“Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti.” – aveva profetizzatoAndy Warhol senza sapere che i social network avrebbero realizzato questo suo assioma.  Le macchine fotografiche digitali con funzioni preimpostate, la possibilità di scattare centinaia di foto, rielaborarle e diffonderle senza doverle più stampare, i cellulari e gli smartphone dotati di macchine fotografiche più o meno sofisticate hanno fatto sì che il mondo che dalla piazza si era trasferito nella televisione ora sia in “rete”.

Abbiamo avuto il sito fotografico flickr dove gli ikebanisti hanno postato i loro lavori conoscendo altri colleghi che stavano anche dall’altra parte del mondo. Confrontare, materiali, utilizzo, idee. Poi è comparso Facebook. Gruppi a tema, foto, video, link e blog hanno trovato un unico canale di diffusione ancora più rapido, articolato e meno esclusivo di flickr che si rivolgeva soprattutto ai fotografi. Altri canali sono twitter e tumblr (brevi messaggi e foto). Con i cellulari e gli smartphone fotografiamo e carichiamo le foto online. L’ultima rivoluzione è il programma Instagram che permette una veloce lavorazione fotografica artistica prima di postare le nostre foto sui social network. Un bene? Un male?

Non tutti sono grandi fotografi o grandi ikebanisti, ma se questa arte deve portare in noi un rispetto della natura, poesia, comunicazione allora possiamo anche trasmettere tutto ciò ai nostri amici. E’ sbagliato pubblicare foto fin dal primo ikebana fatto? Ci dobbiamo “vergognare” rispetto ad altri che vediamo online o sui libri? No. Ognuno ha un suo percorso, una sua storia. Se rivedo i miei primi lavori posso storgere la bocca, ma con la consapevolezza che quello era il massimo risultato per me a quel livello, con i mezzi e le tecniche che avevo in quel momento.

L’ikebana andrebbe disegnato una volta eseguito. Vero, bello ed importante. Ma se noi lo fotografiamo bene, l’occhio obiettivo della foto ci permetterà magari di cogliere dei dettagli che ad un’osservazione “emotiva” ci potrebbero sfuggire e si possono correggere. Non è mai male fare uno schizzo dell’idea che abbiamo in mente da realizzare ben sapendo che poi il materiale che useremo ha una sua forma e personalità e che a volte dovremo rivedere la nostra idea iniziale.

Dato che le macchinette digitali di qualsiasi tipo e dimensione e gli smartphone hanno ormai tutte delle funzioni preimpostate evitiamo di colpire  nostri lavori con flash (subito i fiori sembrano freddi e compare un’inestetica ombra alle loro spalle), inquadrature sbagliate o con un’esposizione errata.

E poi fin dal primo ikebana se siamo così felici del cammino intrapreso, perché non condividerlo online? Agli amici sembrerà una cosa fuori dall’ordinario (e lo è se pensiamo alle solite composizioni casalinghe o a quelle classiche dei fiorai), e gli ikebanisti più esperti accoglieranno con gioia la notizia che una nuova persona ha incominciato a muovere i primi passi lungola via dei fiori.

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Fin da quando ho iniziato a studiare ikebana mi sono sempre interessato anche alle altre scuole diverse alla mia, sia per una questione di storia,  di cultura,  sia perchè credo non si possa studiare un’arte senza vedere al di là del proprio steccato.

Purtroppo in Italia ho spesso notato una cura del proprio giardino personale ritenendolo più bello di quello del vicino senza accorgersi invece che è solo coltivato in modo diverso.

Alcuni mesi orsono ho avuto la fortuna di conoscere Silvana Mattei maestra della scuola Ohara che è a capo dello Study Group Alto Lazio ed Umbria. Anche lei la pensava come me e questo mi ha confortato dato che ha molti anni di esperienza al suo attivo. La sua cultura sul tema è molto vasta così come la passione che mette nello svolgere e insegnare questa arte. Mi propose di fare una lezione presso la sua associazione per presentare ai suoi allievi la scuola Sogetsu ed analizzare assieme le differenze tra la mia scuola e la sua.

Ho accettato volentieri per l’onore di rappresentare e parlare della mia scuola ben consapevole anche dell’onere che mi sarebbe toccato.

La signora Mattei ha ideato due gruppi di allievi di vario livello compreso anche altri maestri della scuola Ohara ed assieme abbiamo scelto un tema stilistico che non fosse presente nella sua scuola o che non ricordasse stili da loro studiati.

Dopo scambio di numerose mail e foto siamo arrivati alla scelta sia dell’argomento sia del materiale da usare. Alle persone che sarebbero intervenute alla lezione toccava il duro compito di affrontare un modo di vedere e comporre l’ikebana a cui non erano abituati ed io avrei dovuto spiegare come mai un elemento che magari, secondo i dettami della scuola Ohara era posizionato bene, invece per la Sogetsu sarebbe dovuto essere in un’altra posizione.

Dopo una piccola introduzione siamo passati alle spiegazioni e alla pratica diretta.

Confesso che ero tanto emozionato quanto felice di questa esperienza e di questo ponte che si stava creando tra le due scuole.

Al termine delle due lezioni ho avuto anche la gradita sorpresa di venir omaggiato di un libro meraviglioso sul Giappone con illustrazioni e foto incredibili.

Qui di seguito inserisco le foto di alcuni lavori effettuati oggi e mi scuso per non aver messo tutti, ma è stato solo una scelta dovuta allo spazio fisico di questo post e perché alcuni hanno smontato il loro lavoro prima che avessi la possibilità di fotografarlo. Ma spero che ci sia la possibilità di reincontrare presto questi nuovi amici dato che il germoglio ormai è stato non solo piantato, ma già sta spuntando tra i nostri due giardini.

                                  

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(Solidago, Calla)

In questi giorni ci stiamo avvicinando all’arrivo della Primavera e i segni attorno a noi son già visibili.

Il sole è più caldo, la natura si sta ammantando di mille colori.

Vorrei in anticipo augurare a tutti una buona primavera ricordando che come la natura anche noi possiamo rinnovarci lasciandoci alle spalle le spoglie dell’inverno.

Per me sarà così, si prosepetta una primavera di attività ikebanistica con allievi ed un evento, per me importantissimo, dove per la prima volta in Italia due scuole di ikebana collaboreranno. E questa forse è pure un po’ di estate…

E che dire della mostra al Circolo Pickwick a Lanciano dove saremo accolti nel meraviglioso locale di Rita Civitarese, mia allieva del II corso di ikebana?

Spero che la primavera sia fiorita così anche per tutti i miei amici, cari e voi che mi seguite su questo blog.

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(Narciso, Ginestra)

Il mio soggiorno nizzardo è quasi al termine. Domenica va in scena La Bohème ed io ritorno in Italia. E’ buffo come sia relativo lo scorrere del tempo; quando sono giunto a Nizza un mese mi pareva destinato a non trascorrere mai, ora mi sembra di essere qui da soli pochi giorni.

Anche stamani mi sono recato al Marché aux Fleurs con il preciso scopo di comperarmi una pianta di Gelsomino. Spesso in commercio si trova il Trachelospermum jasminoides (o Rincospermo) mentre qui avevano proprio le piante di Gelsomino e quindi, desiderandolo da sempre, ho avuto la possibilità di acquistarlo.

Accanto all’esposizione di piante vi erano dei piccoli Narcisi avvolti in carta trasparente assieme e due ciuffetti di Ginestra. Ho comprato il tutto senza nemmeno pensarci due volte. Il Narciso (o Giunchiglia) è un fiore lieve, il colore giallo mi ricordava lo splendido sole che mi ha accompagnato per tutta la durata della mia trasferta e si prestava bene per uno stile della scuola Sogetsu che  è la “massa in movimento” ovvero dare l’idea non di un gruppo di fiori messi a bouquet, ma come un cespuglio smosso dal vento. Il vaso a disposizione non era dei migliori, ma mi sarebbe dispiaciuto lasciare Nizza senza omaggiarla con un ultimo ikebana dato la costante compagnia che mi ha fatto con i suoi fiori.

(particolare del Marché aux Fleurs)

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