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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Tag Archives: Fotografia

Per una volta (anche in uno dei post successivi in realtà) lascio la parola al Maestro Lucio Farinelli che ci spiega il perché di questo tema nella recente due giorni romana “What Ikebana can do today”.

Ho deciso di realizzare un workshop su questo tema perchè da quando ero studente, complici le piante di aloe nel terrazzo dei miei genitori, ho continuamente studiato e sperimentato l’utilizzo di questa tipologia di materiale nell’ikebana. Il mio più grande successo in questo percorso è stato veder pubblicato un mio ikebana con aloe nel libro internazionale “Ikebana inspired by emotions”.

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(Ikebana di Anne Justo – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Silvia Barucci – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Ilaria Mibelli – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Silvia Sordi – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Debora Gianola – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Rumiana Uzunova – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Giulia Piccone Italiano – Vaso di Pots)

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(Ikebana di Daniela Bongiorno – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Patrizia Ferrari – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Angelika Mühlbauer – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Chiara Giani – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Jaana Pirhonen – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

Concentus Study Group

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Quando Lucio Farinelli mi propose di tenere noi un workshop di ikebana la mia prima risposta fu no. Un conto era insegnare alle allieve, un altro ideare dei temi da poterci innestare sopra un workshop. Non mi sentivo all’altezza. Sinceramente devo dire che se in questi anni ho realizzato qualcosa di ikebana è perchè ho sempre avuto il maestro Farinelli a spingermi a superare i miei confini. Probabilmente senza di lui nemmeno mi sarei diplomato maestro. Per me l’insegnamento è davvero una cosa importante. Non mi basta un diploma per sentirmi maestro, devo studiare continuamente, sperimentare, partecipare a workshop, andare da insegnanti. Mi sento la responsabilità addosso verso chi viene da me per prendere lezioni. Non avessi mai partecipato a workshop, studiato a casa, consultato libri in continuazione non avrei ma insegnato soprattutto se non avessi padroneggiato le tecniche base e le variazioni o compreso temi come l’utilizzo del materiale non convenzionale. Forse è questo mio atteggiamento che ha fatto allontanare alcune allieve, ma purtroppo per me insegnare ikebana è davvero una cosa seria ed importante e lo faccio con tutta l’umiltà di cui sono capace. O forse sono solo consapevole che devo ancora percorrere un lungo cammino. L’arroganza di sentirsi un maestro pronto non l’ho mai posseduta e mai credo ne sarò dotato. Di contro le allieve che continuano a sopportarmi da anni vincono concorsi internazionali e sono stimate da tutti con mio sommo piacere.

Tornando a noi, su insistenza di Lucio alla fine acconsentii. Lui avrebbe tenuto due workshop ed io uno sia perché l’idea era stata sua sia perché ci sono due temi che lui ha studiato ed approfondito nel corso degli anni ovvero l’utilizzo dell’aloe in ikebana e gli abiti uniti all’ikebana. Scelsi di tenere un workshop sull’utilizzo del Materiale non convenzionale e questo mi ha dato la possibilità di ristudiarmi tutta l’arte moderna (impensabile toccare questo tema senza aver minimamente idea di cosa sia stato il percorso dell’arte negli ultimi due secoli) con libri che mi sono portato dietro anche durante il mio recente viaggio in Giappone.

Lorenzo Palombini è stato chiamato come fotografo (data la sua eccellenza nel realizzare le nostre foto scelte per il libro Ikebana ispired by Emotions) e, ormai da tradizione,  Sebastiano Allegrini ha fornito i suoi bellissimi vasi e Albero Paciaroni ci ha realizzato dei mignon (con i colori dello Study Group) per il pranzo del sabato.

Nonostante fossi stravolto dalla stanchezza di 21 giorni giapponesi e il maestro Farinelli di essersi sobbarcato da solo, data la mia assenza, l’organizzazione e la gestione dell’intero workshop, siamo riusciti ad andare in scena complice una meravigliosa atmosfera creata dalle nostre allieve e da due guest star internazionali come Angelika Mühlbauer (Germania) e Jaana Pirhonen (Finlandia) che, come il sottoscritto, non stanno a guardare titoli o altro, ma la passione nel condividere un percorso e le proprie esperienze.

In attesa delle foto ufficiali dei lavori realizzati qui posto le foto del backstage perchè credo Lorenzo abbia saputo ben catturare l’atmosfera, la passione, la gioia che ha animato questi due giorni (e i relativi pranzi e cene).

Grazie a tutte le partecipanti!

(Workshop Utilizzo dell’Aloe – © fotografico di Lorenzo Palombini)

(Workshop Ikebana come out of the closet – © fotografico di Lorenzo Palombini)

(Workshop: Unconventional Material – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Autoscatto di Lorenzo Palombini )

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Come spesso accade il titolo del mio blog è una citazione, ma mai come in questo caso descrive bene ciò che è accaduto stamani quando è iniziata la due giorni del workshop tenuto da Lucio Farinelli e dal sottoscritto.

Questa mattina infatti abbiamo iniziato con una conferenza tenuta da Lina Alicino Ranson Sensei che ha ripercorso la storia dell’ikebana Sogetsu in Italia (che lei ha diffuso) e in generale che lei ha visto evolversi negli anni della sua illustre carriera oltre a spiegare ai presenti cosa sia per lei il concetto di ikebana, come rapportarsi ad esso, l’umiltà che ci vuole nell’avvicinarsi a questa arte e il continuo studio.

Ha permesso ai presenti anche di osservare i preziosi libri (autografati dai vari Iemoto che si sono succeduti nella scuola) in suo possesso.

Nell’immagine di copertina compaiono anche due maestre venute appositamente dall’estero per questo workshop: Angelika Mühlbauer e Jaana Pirhonen. Questo a sottolineare l’importanza del saper davvero condividere quest’arte perché in realtà sarei io a dover prendere lezioni da loro.

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Abbiamo approfittato dell’occasione per la consegna di alcuni diplomi.

Per ciò che concerne i lavori svolti nel pomeriggio….  seguiranno foto.

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Con questa citazione del titolo chiudo, spero solo per quest’anno, i miei post dal Giappone con una giornata densa di insegnamenti ed incontri.

Nonostante il workshop romano incombente, Lucio Farinelli per una volta si è sobbarcato tutta l’organizzazione finale per permettermi di stare di più a Tokyo e poter così prendere due lezioni all’Head Quarter della Sogetsu.

Se la prima volta ero stato emozionato (e frastornato dalla tv giapponese che stava facendo il programma su di me), non è che la seconda o terza volta siano state da meno. Essere lì dove tutto è “nato”, dove viene presa ogni decisione, dove ci sono grandi maestri è per me sempre un’enorme coinvolgimeno emotivo.

Se alla mia prima ero arrivato in tempo per la lezione (avendo la troupe televisiva che si fermava durante il viaggio per pormi delle domande), l’altro giorno sono giunto all’Head Quarter che stava aprendo e stamani… doveva ancora aprire!

Infatti ho avuto il N° 1 per la consegna dei materiali.

Il posto era il mio usuale (c’è un fila per chi non parla giapponese ed ha bisogno dell’interprete) e mi sono messo ad osservare i materiali vegetali ed i vasi.

Sono sceso anche al piano inferiore per osservare quelli in vetro e i cestini che sono vicini al negozio interno della scuola (che anche stavolta mi ha visto fare acquisti…)

Tra i materiali, a disposizione per la lezione,  c’erano dei rami che non avevo mai visto e tra i fiori le gloriose. Un’insegnante che conoscevo sosteneva che agli allievi si devono dare i fiori che non piacciono perché si devono abituare ad usare ogni tipologia di fiore (vero), ma ritengo che si debba anche soddisfare (e non mortificare) il proprio cuore e poi per me le gloriose sono un po’ come la luce per le falene…..

Guardo i rami, che l’addetto ai fiori, mi dice che si chiamano Castor oil (in italiano ahimé ha un nome famigerato per la storia) e che mutano di colore in autunno diventando rossi da verdi. Li osservo e credo che le gloriose, per il colore che hanno, potrebbero ben accoppiarsi e poi le foglie del Castor oil hanno una forma quasi simile ai fiori di gloriosa.

Per il vaso azzardo e ne scelgo uno dai colori ancor più vividi del mio materiale.

A farmi da traduttrice e a seguirmi c’è Iwabuchi Koka sensei che mi chiede se mi ricodo di lei (ci eravamo incontrati alla lezione di maggio) e la lezione è tenuta dalla Master Instructor Junga Shinozaki che è felicissima di rivedermi. Entrambe, molto gentilmente, mi domandano notizie del mio lavoro svolto a Nagoya.

Inizia la lezione. Come tecnica, data la tiplogia di vaso, scelgo di fare il Jumonji-dome, ma i rami di Castor oil sono cavi dentro e morbidi come il rabarbaro per cui si spaccano facilmente. Non so che fare. So che molti usano il kenzan anche per i vasi di quel genere, ma vorrei evitare. Una delle assistenti mi indica un secchiello dove ci sono avanzi di rami proprio per chi non li ha adatti e ricorro a quelli.

Eseguo il mio lavoro. Sono indeciso se levare un fiore o meno e Koka sensei mi dice di pensare allo spazio che sto creando. Così lo recido (sinceramente ho molto sacrificato del mio “ego” nel rimuovere tutte quelle gloriose).

Alla dimostrazione della Master Instructor Junga Shinozaki  seguono le correzioni degli ikebana e del mio dice che le piace la scelta dei colori ben combinati di vaso e materiali, del movimento, della sensazione di freschezza e “movimento del vento” che trasmette. Poi si ferma un attimo e lo guarda dietro. Annuisce pensierosa e poi mi indica il ramo che va a sinistra sulla cui sommità ci sono tre foglie. Mi dice di guardare quel ramo da dietro, come le foglie sovrapponendosi fanno sì che il mio ikebana sia interessante a 360°.

La ringrazio e dono i miei materiali alle assistenti non potendoli portare con me in Italia.

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(con la Master Instructor Junga Shinozaki  e Iwabuchi Koka sensei)

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Finita la lezione con piacere ho incontrato il sig. Yuji Takakura che è il Manger dell’Overseas Affairs Department con cui ho avuto una piacevole ed interessante conversazione sul mondo dell’ikebana ed i nostri progetti come Study Group.

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Ma la mia giornata all’insegna dell’ikebana non era ancora giunta al termine.

Cena con Mika Otani sensei che il prossimo anno terrà un workshop a Roma organizzato da noi. Sia che stiate un solo giorno a Tokyo sia diversi, non dovete perdervi il Ninja Akasaka Restaurant perché è davvero divertente e ci si mangia molto bene.

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Parlare con Mika Otani sensei di ikebana è gioia allo stato puro per la passione, la serietà e il cuore che mette in questa arte (e i recenti successi televisivi ne sono la conferma). Persone come lei sono la linfa vitale di questa arte ed è stato bellissimo sviscerarne ogni aspetto, idea e possibilità. Non so come ringraziarla di avermi fatto l’onore di venire a cena con me.

E come dice il Ninja:

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spero di tornare ancora qui in questo meraviglioso paese.

Concentus Study Group

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La scelta dell’albergo per il mio soggiorno a  Tokyo è stata obbligata con la vicinanza al Sogetsu Headquarter.

Stamani avrei avuto una lezione da Sozan Nakamura sensei, uno dei maestri che compare nel dvd di aggiornamento per il V livello da maestro. Andando a piedi mi sono alzato per tempo per paura di sbagliare strada con il risultato che sono arrivato prima dell’apertura!

All’ingresso della sala per le lezioni ho preso il numero per poi mettermi in coda a prendere il materiale vegetale e le hasami.

Intanto nella sala grande stavano preparando un ikebana per sia lo spazio centrale, sia per il tokonoma. In attesa di iniziare la lezione ho chiesto se potevo rimanere ad osservarli lavorare perché è sempre molto istruttivo vedere maestri all’opera. Sarà che io non mi son mai sentito pronto od arrivato nella mia professione, sarà che in casa mia son tutti militari per cui son cresciuto a pane e disciplina, ma non capirò mai chi invece di studiare, di meravigliarsi delle abilità altrui si sente già pronto dopo aver ricevuto un certificato in mano. Per cui per me ogni imput dei maestri è sempre il benvenuto.

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La difficoltà più grande nel fare lezione alla Sogetsu è che… hai un mondo di vasi a disposzione. Come per la scorsa volta  ho avuto l’onore di avere la Master Instructor Tamae Euguchi come traduttrice.

Scelto il vaso ho osservato il materiale che si sarebbe potuto adattare ed inizio il mio lavoro.

Ho sempre la difficoltà di “creare” d’istinto ai workshop o alle lezioni di questo tipo perché a meno che non abbia l’idea fulminante devo ragionare molto su ciò che potrei realizzare e studiarmi con calma il tutto.

Eseguo il mio ikebana e poi è il momento della dimostrazione da parte di Sozan Nakamura sensei che pubblicamente mi saluta (per me è sempre fonte di imbarazzo l’alzarmi in piedi innanzi a tutti).

Esegue e spiega una variazione 4, un Kakebana ed un Ikebana visto dal basso.

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Al termine iniziano le correzioni ed attendo trepidante la mia sia perché ho fatto qualcosa di insolito per me (non sono molto “costruttivo”) sia perché fino all’ultimo sono stato indeciso se mettere i fiori uno vicino all’altro o uno dietro alla composizione a dare profondità. La profondità è tipica della scuola Sogetsu, è impossibile vedere ikebana piatti come muri, sono (salvo eccezioni)  errati.

Alla fine li ho messi vicini perché temevo che dietro pur dandomi profondità avrebbe appesantito il tutto.

E’ il mio turno. Il Maestro mi dice che la composizione è piccola, pensava io facessi qualcosa di grande, ma che ho saputo creare una tale compattezza di maeriali da far sì che il “piccolo” divenga grande e subito sia in perfetto equilibrio con il vaso di cui mette in risalto la forma.

Poi mi chiede se può fare una correzione. Ovviamente, sono lì per imparare. Prende il secondo fiore e lo pone dietro. Mi dice he ho saputo creare un bel movimento con l’equiseto e che mettendo il fiore in quel modo, l’equiseto avrebbe circondato entrambi i Leucospermum e accentuata la profondità del lavoro. Avrei dovuto assecondare il mio istinto iniziale! Istinto e dogma della profondità.

Scatto la foto e

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smonto il tutto deciso a regalare alla mia traduttrice i fiori quando tutti mi dicono di non gettare la mia struttura di equiseto, anzi una signora mi chiede se può averla.

La dono volentieri non potendo portare il tutto con me in albergo e poi in Italia.

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Quando a giugno si è diffusa online la notizia dell’apertura di questo museo ho subito desiderato vederlo e grazie a Lucio Farinelli (lui lo aveva visitato ad agosto), che mi ha regalato il biglietto (i biglietti sono terminati da tempo per questo periodo), ho potuto farlo oggi.

Mi scuso per la pessima qualità delle foto, ma sono fatte con lo smartphone (le foto con la reflex le scaricherò con calma e post workshop). La mia faccia invece è per chi fa gli screenshot dei miei post 😁

In un blog sull’ikebana cosa ci incastra un post su un museo digitale? Semplice io credo, lo applico sempre nel mio lavoro, che tutto è fonte di ispirazione e che dobbiamo “rubare con gli occhi”. Senza considerare tutte le proiezioni di fiori che sbocciano, si moltiplicano, si intersecano, svaniscono senza soluzione di continuità. Sono mondi in collisione. Persone, fiori, ideogrammi, cascate di acqua….

Il tutto in un gioco di pieni e vuoti, asimmetrie, equilibri, armonie….

In alcuni momenti le emozioni sono state forti come nella foresta di papiri o sdraiato su un’immensa rete sospesa nel vuoto (e io soffro di vertigini!) dove attorno a te girano ed esplodono costellazioni.

Vi ho passato circa cinque ore immerso in colori, suoni e musica e avrei voluto qui il mio gruppo di ikebana perché sono esperienze che accrescono. Per me è impensabile voler insegnare senza aver mai fatto molti workshop, mostre, visitato musei, sperimentato. Si deve sempre camminare, studiare, mutare. Non è un diploma che ci rende maestri. È il nostro cuore.

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Anche ieri è stata una giornata ricca di emozioni qui in Giappone. Alcuni mesi fa avevo realizzato (assieme a Lucio Farinelli) alcuni ikebana ispirati ai profumi di Di Ser.

Il naso della linea è il signor Yasuyuki Shinohara e dei suoi splendidi lavori ne avevo parlato nel post appunto dedicato al nostro progetto.

Venendo in Giappone gli avevo scritto che avrei avuto il piacere di incontrarlo, ma mai mi sarei aspettato che prendesse l’aereo (sta a Sapporo che è il capoluogo di Hokkaido) per venire appositamente a Nagoya per conoscermi.

Purtroppo il cattivo tempo ha un poco infelicitato l’incontro dato che ha visto le scenografie sotto la pioggia e il cast non era vestito (e da lì poco sarebbe stata annullata la recita della serata), ma è stato ugualmente un bello scambio di idee, sensazioni ed emozioni a partire dal dono fattomi di un campione del suo ultimo profumo Mizu che mi ha detto che significa a acqua e di cui ne parlo qui.

Sinceramente non mi sarei mai aspettato tanto onore e gentilezza. Possiamo tranquillamente dire che noi italiani lo faremmo difficilmente.

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