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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Tag Archives: Foraldesign

Quando ancora eravamo studenti, Lucio Farinelli, paragonò la scuola Sogetsu alla Bauhaus. Questo paragone man mano che si andava avanti con lo studio pareva sempre più stretto e connesso.

Già in un mio precedente post avevo sviscerato questo connubio di due realtà artistiche nate a distanza otto anni l’una dall’altra.

Lo scorso sabato abbiamo deciso di realizzare degli ikebana cone alcune maestre del gruppo avanzato proprio ispirati a questo movimento.

Per noi è importante da sempre approfondire lo studio dell’ikebana con contaminazioni artistiche senza fermarsi alla “mera” composizione soprattutto man mano che gli anni di studio si accumulano.

Ognuno ha cercato di realizzare ikebana traendo idee dall’architettura, dalla pittura o dal design di questo importante movimento culturale.

Ringrazio il maestro Farinelli che ha accolto e condiviso, come sempre, questa mia iniziativa (anche perché l’accostamento partì da una sua idea come scritto in apertura) e le maestre che hanno potuto partecipare.

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(Ikebana di Lucio Farinelli – foto di Luca Ramacciotti)

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Lucia Coppola- contenitore del Designer Marco Rubini – foto di Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Silvia Barucci – foto di Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Ilaria Mibelli – vaso di Maria A. Listur smaltato da Luca Ramacciotti – foto di Luca Ramacciotti)

 

Concentus Study Group

 

 

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Durante il recente workshop tenuto da Mika Otani a Roma su nostro invito uno dei workshop verteva sul tema del IV livello della scuola Sogetsu: “With leaves only”. Tenevo particolarmente a lavorare con le foglie non solo perché è un tema difficile, ma spesso c’è confusione tra questa lezione e quella del III livello (“Composition of Surfaces by Using Leaves”). Infatti ricordo di una maestra (per fortuna non del nostro gruppo) che aveva partecipato ad un workshop e mi disse che, nonostante l’esempio fatto dal maestro, non aveva capito quale dei due temi avesse svolto.

Inoltre è molto difficile essere creativi utilizzando solo le foglie. Infatti ho sempre ammirato un’idea che il Maestro Farinelli ebbe nel 2017 su questo tema andando, fra l’altro, ad utilizzare come contenitore una mattonella di vetrocemento.

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(Ikebana e foto di Lucio Farinelli)

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Proprio perché fossero chiare le differenza tra i due temi abbiamo chiesto a Mika Otani sensei di fare degli esempi pratici.

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Questi sono due esempi di “With leaves only”

mentre il sottostante di “Composition of Surfaces by Using Leaves”

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In “Composition of Surfaces by Using Leaves” noi andremo a mettere il focus proprio sulle diverse superfici che caratterizzano le varie tipologie di foglie. Possiamo utilizzare tante foglie diverse o anche una sola andando a scegliere grandi foglie o piccole, l’importante è che diano una forma tridimensionale, mai piatta e non devono essere forzatamente sovrapposte. Si può aggiungere anche un fiore per mettere in risalto la superficie, i colori e la forma delle foglie.

Si può dire che “With leaves only” sia un’evoluzione della precedente. Si scelgono due o più tipi di foglie anche quelle meno utilizzate in ikebana. Qui le foglie si possono manipolare, si può mostrare anche la pagina negativa, andarle a dividere, ricomporre senza porre limiti alla fantasia. Come ha detto la stessa insegnante durante il workshop dovremo, attraverso l’uso delle foglie, andare a creare una scltura che dia anche senso di movimento, plasticità e tridimensionalità.

Tutte le foto, dove non specificato, sono di Lorenzo Palombini

Concentus Study Group

 

 

 

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Chi mi conosce sa quanto mi interessi conoscere le tipologie di ikebana realizzati dalle altre scuole e già in passato ho fatto dei post dedicati ad altre scuole come la Wafu.

Una delle scuole che maggiormente mi affascinano è la Ichiyo che nel sito di Ikebana International viene così descritta:

Gli arrangiamenti floreali stile Ichiyo School hanno lo scopo di risvegliare i nostri sensi in un modo diverso dall’Ikebana tradizionale, offrendo allo spettatore un’esperienza in rapporto con la natura che è inaspettata, stimolante e profonda.

La scuola Ichiyo incoraggia l’interpretazione personale. L’immaginazione è considerata essenziale per i progetti creativi come i materiali e i contenitori. “Se la disposizione dei fiori deve essere veramente appagante, dovrebbe essere un riflesso di noi stessi.”

La scuola prevede  una combinazione di materiali attraverso un equilibrio naturale dei loro pesi, piuttosto che andare a fissare i materiali con un kenzan o un komi. Attraverso il bilanciamento dei materiali, mira a riunire materiali e contenitori in una posizione reciprocamente cooperativa.

La scuola Ichiyo utilizza un metodo di insegnamento semplificato e sistematico. Ci sono 20 lezioni per ciascuno dei sei livelli: primario, secondario, avanzato, ricerca e istruttore di livello 1 e 2. I libri di testo sono progettati per consentire agli studenti di progredire attraverso questi livelli in un breve periodo di tempo. E’ possibile anche studiare per corrispondenza presentando foto dettagliate e prendendo almeno una volta all’anno una lezione di verifica dell’apprendimento.

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La scuola fu fondata nel 1937 da due fratelli: Ichiyo Kasuya (I Iemoto) a cui successe Meikof Kasuya. Suo figlio, Akihiro Kasuya, è stato il terzo Iemoto mentre l’attuale è Naohiro Kasuya che ho avuto il piacere e l’onore di incontrare durante il mio ultimo viaggio a Tokyo.

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E’ da anni che ammiro l’operato di Naohiro Kasuya san perché oltre alla ricerca di equilibrio vi aggiunge una forte modernità di forme, un impatto visivo ed estetico notevole sempre però caratterizzato da una poesia di fondo come i lavori che realizzò lo scorso anno a Parigi di cui mi inviò delle foto su messanger.

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Ringrazio lo Iemoto perché ogni volta che gli scrivo ha la gentilezza di rispondermi e per l’aiuto che mi ha dato nel redarre questo articolo.

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Concentus Study Group

 

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Lo scorso venerdì, il sottoscritto e le maestre Silvia Barucci ed Ilaria Mibelli eravamo alla sede fiorentina di Campomarzio70 per realizzare degli ikebana ispirati ai profumi della maison Floraïku come avevamo già fatto a Roma.

Silvia aveva allestito giorni prima la vetrina ispirandosi al profumo Between Two Trees (olio di pompelmo, assoluta di mate e olio di vetiver)

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(Ikebana e foto di Silvia Barucci – vaso di Pots)

mentre io prima della dimostrazione ho realizzato un ikebana ispirato al profumo I’m not a flower (oud bianco, olio di zenzero, olio di sandalo e olio di ambra) per l’altra vetrina.

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(Ikebana e foto di  Luca Ramacciotti)

Ilaria Mibelli ed io poi abbiamo fatto una dimostrazione per il pubblico presente che si è rivelato molto competente, interessato ed attento.

Ilaria ha realizzato in diretta un ikebana ispirato al profumo One umbrella for two della linea dedicata alla cerimonia del tè e per questo ha utilizzato un cestino acquistato a Kamakura (Assoluta di ribes nero, tè genmaicha e olio di cedro).

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(Ikebana di Ilaria Mibelli – foto di Luca R amacciotti)

Il sottoscritto aveva scelto (in realtà il profumo mi era stato suggerito a Roma da Diego Comi che mi aveva detto: “Secondo me a te piace questo” e come sempre il suo intuito e professionalità ci avevano azzeccato) My love has the colour of the night (olio di gaiac, olio di patchouli ed olio di vetiver).

Dopo la conclusione del corso di Livorno che non ha prodotto alcuna attività consequenziale del nostro gruppo (è sempre un dispiacere vedere vanificati cinque anni di corso come se non si fosse mai fatto niente) non ho molte cose nella mia casa di Viareggio per cui sono ricorso all’utilizzo di un vaso realizzato da Silvia Barucci e per dare l’idea delle volute del profumo (era della linea dedicata agli incensi) sono ricorso ad un dono (corteccia di gelso) fattomi da Anne-Riet Vugts al recente workshop a Roma tenuto da Mika Otani.

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – vaso di Silvia Barucci)

Dopo la dimostrazioni molte le domande interessate del pubblico ed un incontro che mi ha fatto davvero riflettere.

Jacopo studioso di medicina cinese mi chiedeva informazioni sull’arte dell’ikebana e quando gli ho detto che poteva vedere le nostre cose su internet lui mi ha risposto che non era iscritto a nessun social media.

Una mosca bianca. Anzi bianchissima.

Poi ho riflettuto che in realtà non era così.

Siamo ormai talmente assorbiti dai social media da non capire più che lì non abbiamo un vero rapporto con la vita.

Mi spiego meglio.

Siamo tutti attenti a quanti like abbiamo su Facebook od Instagram, ma è davvero importante?

Per il sottoscritto prima di tutto in caso è più di interesse le reazioni su Instagram perché è un social meno “gridato” di Facebook e dove cerchi tu dei temi (#) e non te li ritrovi spadellati in gruppi o tra contatti come Facebook tanto è vero che molti hanno solo questo social per non disperdersi nel mare magnum caotico di Facebook.

Si dà una tale importanza a questo mezzo di comunicazione che si arriva a bloccare un utente per non far vedere gli ikebana che facciamo (dando un chiaro segno di non avere la coscienza pulita) o cercando alleanze e scambi di like come se questo determinasse o meno la bravura reale di una persona.

Anche perché mettere dei like a certi lavori ha come unica spiegazione che la persona o non conosce l’argomento o abbia problemi di vista.

Certo i social media servono a mettere in contatto le persone ai quattro angoli del mondo, a scambiare idee, ma come tutte le belle invenzioni l’uomo poi le piega ai propri fini.

E per chi non ha Facebook?

Allo scorso workshop romano le persone si sono volute presentare personalmente e hanno deciso di scambiarsi le email per rimanere in contatto.

Forse Facebook quindi non è così vitale o, semplicemente, come altri social media prima di lui (da Flickr a Myspace) sta giungendo alla sua parabola conclusiva.

Concentus Study Group

 

 

 

 

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Ultimo mio post sull’evento che ha caratterizzato internazionalmente l’ikebana in Italia la scorsa settimana, ma credo sia doveroso un punto di riflessione.

Sul mio acount Instagram personale ho postato questa foto

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con una frase che per me ha davvero un alto valore simbolico tanto da farmi aprire un nuovo album di foto dedicate all’ikebana sul mio profilo Facebook.

Perché un nuovo inizio? Mika Otani sensei ha travolto tutti con la sua bravura, la sua energia, il suo pathos senza mai perdere il sorriso, l’energia o l’allegria.

Spesso chi fa ikebana pare quasi un asceta a cui non si deve domandare nulla, va seguito in silenzio mentre dispensa perle di saggezza. In quetso modo si perde di vista che imparare un’arte richiede tanta disciplina quanto divertimento. Imparare letteralmente nel suo significato latino vuol dire “procacciarsi una nozione”, ma non è scritto da nessuna parte che questo processo debba essere noioso.

Mika Otani durante la dimostrazione all’Istituto Giapponese di Cultura ha parlato della sua vita professionale, si muoveva con eleganza e intanto creava composizioni che al di là della scuola rappresentata comunicavano emozione a tutti i presenti.

E questa è una caratteristica del suo modus operandi che mi ha sempre colpito. Quando due anni fa con il maestro Farinelli la contattammo per chiederle se volesse venire in Italia a tenere un workshop lei ancora non aveva la risonanza mediatica attuale, ma a noi non importava. Ci piaceva come creava ikebana, il suo approccio all’arte e questo a noi bastava. All’epoca nemmeno sapevo che grado da maestra avesse, ma sinceramente a me dei titoli non è mai importato molto perché non credo siano quelli a definire una persona.

Credo che la nostra intuizione fosse giusta perchè tutti i partecipanti alla dimostrazione (che Mika Otani sensei ha tenuto all’Istituto Giapponese di Cultura) e al workshop mi hanno detto che non solo hanno imparato cose nuove, ma si sono divertiti, che l’atmosfera era allegra e piacevole.

Per la prima volta mi è capitato che ci chiedessero una presentazione singola dei vari partecipanti perché magari ci si conosce sui social e non dal vivo, o di scambiarsi le email per restare in contatto.

Il titolo che ho dato al pezzo che sto scrivendo è il motto di Ikebana International, ma spesso diciamo che la realtà non corrisponde ai fatti.

Spesso, ma non stavolta.

Al termine della dimostrazione abbiamo subito fatto una foto comunitaria con chi era rimasto fino all’ultimo (pioveva a dirotto e dovevamo prendere al volo i taxi man mano che arrivavano), ma ne abbiamo fatte anche nei vari ristoranti prenotati la sera per stare tutti assieme o durante il workshop, con gli artisti che erano intervenuti.

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Se i primi giorni sentivo la tensione addosso perché per eventi del genere si spera che l’organizzazione risulti vincente e soprattutto avevamo un’importante maestra tra di noi, pian piano la tensione si è sciolta, ero rilassato, felice anche grazie al supporto morale e pratico di quel meraviglioso battaglione che sono le mie allieve.

Spesso mentre lavoravo al mio ikebana mi guardavo attorno felice perché era palpabile la bella atmosfera che c’era nella sala.

Eravamo tutti molto impegnati, ma anche felicissimi di vivere quel momento.

In un video pubblicato dalla sensei è palese tutto questo.

Come mi ha fatto piacere che le persone si fotografassero spontaneamente a vicenda durante le correzioni

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(meno piacere vedere che sono ingrassato dell’altro 🙂 🙂 🙂 ) e ringrazio Elena Karetko per questo scatto che mi vede protagonista.

Una bellissima esperienza che credo sarà difficile, molto da bissare e mi dispiace per coloro che non hanno potutto partecipare come la mia storica (e stoica, mi sopporta da molti anni) allieva Anne.

Sono felice che sul sentiero dei fiori ho rivisto vecchi amici, ce ne sono di nuovi e finalmente ho incontrato persone che conoscevo solo dai social.

Ha molto piovuto in quei giorni, ma per noi era primavera.

Concentus Study Group

 

 

 

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Come scritto nel precedente post eccomi a parlare dei temi del workshop iniziando dal  “Materiale non convenzionale” affrontato nel primo dei tre workshop tenuti da Mika Otani sensei qui in Italia.

Però prima vorrei ringraziare le nostre allieve per il supporto pratico e logistico (oltre che per l’entusiasmo) e tutti coloro che hanno partecipato al workshop per la loro simpatia, passione e bravura soprattutto chi non apparteneva alla scuola Sogetsu (Wafu ed Ohara) perché han dimostrato che davvero nel linguaggio dei fiori al di là delle regole delle composizioni si parla tutti lo stesso linguaggio. Per me è stato un onore la loro presenza perché mai in Italia c’era stata questa comunione durante un workshop.

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Marie Andre
Silvia Barucci
Mariline Bodelet
Doriana Bonafede
Daniela Bongiorno
Giuseppina Borghini
Neicla Campi
Lucia Coppola
Vesna Curk
Cristina Dagestadt
Elin Dahlin
Veronique Della Vite
Nicole Dineur
Tatjana Feldberg
Patrizia Ferrari
Ingrid Galvagni
Vendrice Garvin
Chiara Giani
Deborah Gianola
Heidi Gierschewski
Els Goos
Jei Guevara
Hanna Hiukkanen
Tiina Janhunen
Gisela Jost
Elena Katreko
Anita Kavile
Nicole Kuimel
Rianne Machielse
Paola Mantovani
Tone Marthinussen
Ines Massin
Barbara Mattei
Ilaria Mibelli
Angelika Mühlbauer
Do-Quyen Phan
Jenneke Soejoko
Tatjana Sokolova
Silvia Sordi
Vesna Stojanovic-Birovljev
Inger Tribler
Rumiana Uzunova
Marielle Van Strijp
Anne Riet Vugts
Marion Wopereis
Nanae Yabuki

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Il designer Luca Gnizio, che ci ha tenuto compagnia tutto il giorno, ha realizzato una sua scultura ispirata al tema

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ed ecco il bellissimo esempio che Mika Otani ha realizzato durante la dimostrazione precedente l’inizio dei lavori.

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Il secondo workshop prevedeva l’abbinamento di due dei tre temi di Massa, Linea e Colore.

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e questi sono gli esempi che Mika Otani sensei ha fatto prima che noi affrontassimo il tema.

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Infine l’ultimo workshop riguardava il tema dell’utilizzo di sole foglie e la sensei ha spiegato anche la differenza con l’altro tema della Sogetsu di superficie di foglie.

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Ed ecco gli esempi che Mika Otani sensei ha realizzato prima che noi si affrontasse il tema proposto.

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Purtroppo le parole non possono comunicare tutte le emozioni provate in questa settimana. L’energia, la simpatia e la bravura di questa straordinaria insegnante che in Giappone è talmente famosa da non aver tempo per muoversi, ma che ha tenuto a venire da noi che l’avevamo invitata due anni fa. Un workshop che abbiamo costruito in questi due anni con innumerevoli messaggi (come ha ricordato lei stessa ieri alla fine dei lavori), proposte, scambi di idee e collaborazioni che hanno reso il tutto unico nel suo genere qui in Italia dove non si era mai visto collaborare tanti artisti ad un unico workshop.

Vorrei ringraziare i fornitori del nostro materiale da Quattroemme di Massimo D’Ortenzi a Nebbia Fiori ad Emilio ed Edoardo Middei.

Il pittore Massimo Alfaioli per la stupenda cartolina da lui realizzatain esclusiva che abbiamo regalato io e Lucio Farinelli ai partecipanti, il designer Luca Gnizio per le sue stupende opere che hanno reso particolare la dimostrazione pubblica presso l’Istituto Giapponese di Cultura, i maestri Sebastiano Allegrini ed Angelica Mariani per i meravigliosi vasi che hanno messo a disposizione per la dimostrazione all’Istituto Giapponese di cultura e al workshop. A proposito di questo vorrei ringraziare Vendrice Garvin (direttore del Branch di Londra) perché ha detto una frase che mi ha fatto capire la sintonia che abbiamo su questo punto. Spesso gli organizzatori dei workshop chiedono di portare i propri vasi. Oltre ad essere un peso in valigia sono una facilitazione perché se io conosco il tema e il mio vaso non c’è quella sfida e crescita come arrivare e trovarsi dei vasi sconosciuti. Grazie Vendrice perché hai capito la nostra idea come tutti gli altri partecipanti che hanno preso di assalto i lavori realizzati da Angelica e Sebastiano.

E ringrazio davvero le rappresentanti di Wafu e Ohara che sono stati gli unici italiani presenti al nostro workshop (oltre ovviamente alle nostre fantastiche allieve) facendo ben capire che loro hanno uno spirito di crescita pari al nostro perché come ho scritto prima ogni scuola ha le sue regole, ma la passione e il cuore sono i medesimi. Grazie mi avete commosso con la vostra presenza. E avete davvero dato un significato reale al nome del nostro study group: Concentus = Armonia di suoni.

Tutte le foto sono di Lorenzo Palombini

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Oggi primo workshop con Mika Otani sensei e l’argomento era “Unconventional material” un tema molto spesso sbagliato perché assistiamo ad ikebana con attaccate sopra delle cose (stile albero di Natale) quando il materiale non vegetale deve essere l’ossatura del nostro lavoro e “fondersi” assieme a quello vegetale.

Domani pubblicherò tutte le foto effettuate da Lorenzo Palombini agli ikebana dei partecipanti e farò un apposito blog, ma stasera vorrei dedicare un pensiero a due artisti particolari… anzi tre.

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Quella che vedete in foto è un’opera che l’artista Massimo Alfaioli ha realizzato appositamente per questo workshop e solo per i partecipanti con tiratura a numero limitata, dono personale mio e del Maestro Lucio Farinelli per l’insegnante e i partecipanti. Ringraziamo questo bravissimo artista che ha creato questa suggestiva e realistica opera d’arte.

Se per caso invece vi state chiedendo perché in copertina di questoo blog c’è un carro del carnevale di Viareggio ve lo spiego subito.

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“Alta Marea” era un carro realizzato da Roberto Vannucci che denunciava il degrado ambientale dei nostri fondali marini. Vedere questa balena troneggiare sulla folla, sentirne il lamento ferito mentre la plastica la stava soffocando mi ha da subito colpito profondamente. E non credo solo me dato il gradimento di pubblico e i riconoscimenti ottenuti dall’artista anche al di fuori dell’ambito carnevalesco.

Per chi non sapesse il backstage di queste impressionanti sculture posso solo dire che finito un carnevale gli artisti iniziano a pensare a quello successivo, mesi e mesi di duro lavoro che poi si stemperano in un mese di corso dopodiché il carro viene distrutto. Al di là del tema che a me davvero stava a cuore l’idea dell’impermanenza di questi lavori mi ha sempre ricordato la flebile durata di un ikebana.

Così quando Mika Otani sensei ci propose il tema del primo workshop chiesi a Vannucci e alla sua dolce metà (e altrettanto incredibile artista) Alessandra Reggiannini se avessi potuto avere dei frammenti del loro lavoro. Nessuno mai al mondo aveva tentato in ikebana questo connubio e la sfida mi incuriosiva.

 

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Ritirato il pacco accuratamente preparato da Alessandra ho portato un pezzo della mia Viareggio ad un workshop internazionale, e ho spiegato di cosa si trattasse.

Moltissimi i partecipanti (e la stessa insegnante) sono rimasti colpiti dalla mia storia e dall’immagine della balena e qui metto solo i lavori realizzati (tra cui il mio) con questo particolare materiale.

Domani pubblicherò tutte le foto del workshop, ma intanto volevo solo dire grazie a Roberto ed Alessandra per il prezioso dono fattoci.

A domani con tutte le opere realizzate ed ovviamente i nomi degli entusiasti partecipanti.

Concentus Study Group

 

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