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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Monthly Archives: aprile 2020

Un tema molto ricorrente negli ikebana visualizzati online in questo periodo è quello del materiale secco ed è comprensibile dato che sicuramente noi ikebanisti ne abbiamo, solitamente, varie tipologie in casa e permette di esercitarci fino a quando non potremo reperire il materiale fresco necessario.

Personalmente io secco di tutto. O almeno provo e vedere come il materiale (che sia ramo, foglia o fiore) reagisce e come sia possibile utilizzarlo.

Nella mia scuola al IV Anno alla lezione 13 (che porta il nome del titolo di questo post) si affronta questo tema. Nel libro di studio si specifica che si può utilizzare solo materiale secco o combinarlo con materiale fresco. Va anche sottolineato che negli esempi del libro di testo non ci sono foto di ikebana con il solo materiale secco come nell’esempio di copertina realizzato dall’attuale Iemoto.

Questo è comprensibile perché se è pur vero che il materiale secco può assumere forme e colori interessanti, l’ikebana è l’arte dei fiori viventi per cui tendenzialmente un contrasto tra secco e fresco lo facciamo sempre.

Cosa ben differente per i Relief Works dove si utilizza solo materiale secco come nei tre esempi sotto realizzati dal sottoscritto perché va incollato su tele o supporti come compensato o cartone.

Ma torniamo al nostro materiale secco, sbiancato o colorato.

Recentemente Louise Worner ha portato alla mia attenzione i lavori di Sophie Parker che sono davvero molto interessanti per come lei sfrutti le forme delle foglie per dargli maggior enfasi con il colore. Non è un semplice colorare le foglie, ma metterne in risalto le peculiarità spesso andando “contro” alle forme o all’andamento del materiale.

E’ innegabile che si tratti di oggetto di design, di arredamento più che di vere e proprie composzioni perché, a differenza che nel tema trattato in questo post, il protagonista è più il colore che la composzione. Consiglio di vedere i lavori di questa artista.

Ritornando al nostro tema in topic c’è da considerare che il materiale secco non ci pone le limitazioni di quello fresco che deve essere sempre a contatto con l’acqua (anche se purtroppo vedo ignorare questo principio basico). Anzi il materiale secco se bagnato potrebbe rovinarsi.

Se per esigenze di realizzazione ciò dovesse accadere possiamo o impearmeabilizzare la parte con appositi prodotti o semplicemnte avvolgerla nella pellicola per alimenti o con dello scotch trasparente.

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In questo caso i rami bianchi, essendo parzialmente immersi nell’acqua li andai a trattare con un apposito liquido isolante

mentre in quest’altro ikebana i girasoli secchi erano avvolti dalla pellicola trasparente per alimenti.

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Ricordiamoci comunque che quando andremo a disfare il nostro ikebana il materiale secco recuperato sarà sempre bene farlo asciugare.

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In Giappone si usa molto anche il materiale sbiancato come le palme nell’esempio sopra riportato che erano, in quel contesto, abbinate ad un ramo di gorgonia disidratato e colorato.

Prima dicevo che il materiale secco ci permtte anche un utilizzo più creativo di quello fresco non necessitando di acqua per cui ad esempio sotto si può notare che nell’ikebana avevo posto delle foglie seccate che si erano staccate dall’albero durante l’autunno e che per forma similare creavano un bel contrasto con le gloriose sottolineato dai rami di cotone.

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Nel caso che a rovescio, ovvero si parta da una struttura come quella che realizzò la maestra Chiara Giani e che io utilizzai per un mio ikebana natalizio potremo ricorrere ad un’elegante fialetta di vetro (che ovviamente andrà connaturata al lavoro e non lasciata come un corpo estraneo) che possa contenere l’acqua necessaria per il nostro materiale fresco.

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Utilizzando solo materiale secco o materiale secco e colorato dovremo sempre andare a mettere in risalto la linea del materiale che stiamo utilizzando.

Tempo fa con il mio gruppo realizzammo dei lavori ispirati alle acconciature realizzate da Hanayuishi Takaya  ed io personalmente utilizzai un ramo (che mi ero portato dietro da Merano!) che andai a colorare cercando anche di omaggiare l’opera Orochi di Sofu Teshigahara sempre chiedendomi quanto ci fosse di scultoreo nel mio lavoro e quanto di effettiva ikebana.

Perché al di là di tutto non ci dobbiamo mai scordare appunto che facciamo ikebana e non flower arrangement o scultura.

Per quanto si possano utilizzare materiali particolari il tutto deve essere riconducibile al percorso di studio compiuto, ai principi e gli insegnamenti della scuola. Se studiamo anche i lavori dei grandi Maestri Sogetsu o degli Iemoto difficilmente troveremo cose “strane” o che vogliano colpire con fuochi di artificio. Tutto è in perfetto, poetico equilibrio.

Concentus Study Group

 

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Prendo a prestito per il titolo di questo blog una frase di Charles Baudelaire che, credo, ben si adatti a questo inizio di anno particolare che stiamo subendo.

Stare chiusi come topi in trappola, senza sapere cosa ci riserva il futuro è decisamente spiazzante per noi abituati a programmare ogni istante della nostra vita scordandoci le sagge parole del Maestro Oogway

Ed è inutile pensare sempre che….

per cui cosa fare tra le mura domestiche? Vediamo alcune possibilità:

The 9th Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition

Torna il contest ideato dalla Scuola Sogetsu e riservato agli studenti e i maestri di ikebana (ovviamente se uno non sta studiando ikebana non è in grado di farlo perché l’arte non si impara per osmosi. Vedere persone che si improvvisano è solo offensivo per chi studia quest’arte da anni e certi atteggiamenti servono solo a denigrarla a livello di hobby). Sarà un concorso differente dai precedenti per la sua peculiarità e modalità. Invece di annullare il concorso, saggiamente la scuola lo ha mutato. Gli ikebana (che potranno essere inviati dal 19 aprile fino al 30 giugno) si possono realizzare con i materiali che abbiamo a portata di mano (dai giardini condominiali o vicini di casa alle piante sul terrazzo) andando ad acuire l’attenzione e l’ingegno. Hanno pure pensato a quegli allievi che non hanno la possibilità di farsi fare foto professionali dai maestri (magari facendo da soli foto grigie o rumorose) per cui gli ikebana del concorso dovranno essere ambientati all’interno della casa e in questo modo potremo sfruttare la luce del sole.  Tutti i dettagli del concorso sono nel link sopra riportato ed ogni ikebanista potrà proporre tre lavori.

Maasaki Ozono Challenge

Questo giovanissimo artista giapponese ha ideato una sfida davvero semplice e creativa. Scegliere un colore e cercare in casa gli oggetti che abbiamo di quel colore. Il tutto va montato in maniera creativa ed equilibristica (possibilmente senza fare danni come il sottoscritto che ha sbriciolato un soprammobile preso in Giappone). Vi faccio vedere il mio esempio (la foto è posteriore al danno per cui nemmeno la soddisfazione di avere in foto il soprammobile rotto).

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E’ un gioco creativo senza alcuna spesa (vabbè io dovrò spendere in un viaggio per il Giappone e ricomprare il soprammobile. Pazienza 🙂 ) che fa aguzzare il cervello e ci farà passare del tempo senza pensieri.

Possiamo anche impiegare del tempo leggendo.

Di recente ho acquistato questo libro

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che consiglio a tutti coloro che hanno a che fare con la natura perché esplora sentori e storia di molte materie prime naturali.  E, sinceramente, meriterebbe anche solo per l’eccellente veste grafica e le illustrazioni di Michele Ronchetti.

O semplicemente potremmo osservare la natura che attorno a noi sta compiendo il suo percorso primaverile.

Quest’anno ho usato per la prima volta delle Peonie Coral Charm una specie dal fiore semidoppio e sorprendente. I boccioli di un bell’arancio corallo tendente al rosso, si scolorano poi verso un colore rosa salmone per poi sfumano lentamente verso un bianco “sporco” man mano che si aprono. Man mano che passa il tempo si accartocciano dando l’idea di fiori realizzati in carta velina.

In questa foto le peonie appena si erano aperte

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti)

e in questa foto i vari passaggi di colore.

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(foto di Luca Ramacciotti)

Forse gli altri anni non mi sarei soffermato a vedere questa poetica mutazione di colore o non l’avrei studiata con tanta attenzione e meraviglia come sto facendo in questi giorni. Questo non vuol dire che non abbia pensieri sul futuro, ma che preferisco perdermi nella bellezza del momento (e dovreste sentirne il profumo!!!) che nel livore. E’ sempre bene avere pensieri costruttivi, anche perché come dice Suor Angelica: “chè a lamentarsi crescono i tormenti”.

Concentus Study Group

 

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Per essere positivi il più possibile dobbiamo considerare che questo terribile periodo di clausura è capitato in un periodo storico dove con un clik non sei più solo. Purtroppo non possiamo abbracciare le persone che vediamo online, ma è anche vero che la solitudine così un poco si và a stemperare.

Oggi Mika Otani sensei ci ha fatto un bellissimo regalo perché ha ideato una diretta live su Instagram con quelli che lei ha definito i suoi amici dell’ikebana.

E’ stato un grande gesto che ci ha scaldato il cuore sia perché questa grande insegnante ci ha incluso tra le persone da presentare sia perché rappresentavamo l’Italia in una live che ha connesso persone di tutto il mondo.

E’ stato come fare un meeting di ikebana, di amici, provenienti da tutte le parti del mondo.
Abbiamo parlato di ikebana, dei momenti che stiamo vivendo, di come sentiamo il legame con la natura e delle nostre speranze per il futuro.
In collegamento:

Saveena dall’India
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I sottoscritti dall’Italia

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Tatjana dalla Norvegia

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Mayu dal Cile

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Gwen da Singapore

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poi si sarebbe dovuto collegare Jimmy da Londra ed invece ci sono stati problemi a fare il collegamento e….

a sorpresa….  in connessione anche la nostra allieva Rumiana Uzunova!  Un vero circolo dell’amicizia.

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Sono sincero ero emozionato e felice nello stesso tempo.

Per l’occasione il sottoscritto e il maestro Farinelli avevano realizzato due ikebana (io utilizzando due strutture acquistate due anni fa nel negozio dell’kenobo) per festeggiare questa preziosa e bellissima idea di Otani sensei.

Ringraziamo anche Edoardo Middei che ci ha fornito il materiale per poterli fare.
E’ bello quando lungo la via dei fiori incontri persone entusiaste e felici di quello che stanno studiando anche in periodi come l’attuale dove il materiale per l’ikebana può scarseggiare e ci dobbiamo accontentare di ciò che abbiamo. E forse è una lezione importante anche questa.

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti)
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(Ikebana e vaso di Lucio Farinelli)

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Oggi cade la Festa della Terra. Negli anni passati con il mio gruppo abbiamo fatto anche lezioni all’aperto per festeggiare questa ricorrenza, ma quest’anno purtroppo non è possibile.
E’ un’esperienza, questa del Covid-19, che ricorderemo tutti con molto dolore anche quando sarà finita e penso cambierà profondamente noi, la società e il mondo che ci circonda.
Credo, spero, che stare chiusi in casa senza poter vedere le persone care, gli amici, vedere che la Terra senza di noi continua il suo cammino, anzi sta ripulendosi dall’inquinamento ovunque debba farci riflettere.
Sicuramente, almeno per me, c’è il bisogno di pace, gioia, positività.
Non capisco chi, soprattuto in questo frangente, sia sempre e solo arrabbiato, continui a seminare fake news ovunque e non si fermi a riflettere, leggere libri, vedereo studiare le opere d’arte dato che i musei di tutto il mondo hanno aperto gallerie virtuali accessibili gratuitamente.
E’ un po’, in caso contrario, come mettere la testa sotto la sabbia.

Per questo apprezzai l’idea avuta da Vendrice Garvin che segnalai ad inizio mese sulla pagina Facebook del nostro gruppo.

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In questo periodo dove i fiorai sono chiusi, noi siamo barricati tra le mura credo sia un miracolo poter fare ikebana anche con il poco che troviamo e ritengo che mai come ora il fiore vada valorizzato e mai sminuito lavorandolo troppo in maniera aggressiva.
L’ikebana, come dicevo giorni fa durante una conferenza live online, deve comunicare pace, serenità. Non freddezza o distacco.
Sofu Teshigahara sosteneva che noi dipingiamo con i fiori e non dobbiamo ricreare la natura in modo pedissequo perché sarebbe banale, ma va sempre ripettata.
Per questo ho chiesto ad alcune persone se potevo pubblicare dei loro ikebana per questo post.
Credo esprimano tutti gioia, poesia, dolcezza.
Li ringrazio per avermi permesso di utilizzare i loro lavori.
E ringrazio Damiano Pierotti per le sue opere di grafica 3d che hanno impreziosito ulteriormente questo mio post a partire dalla locandina.

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Un solo invito per tutti.

Diffondete gioia, serenità non rabbia, rancore o gelosie.
Soprattutto se pensate di stare facendo un percorso artistico.
E se non lo state facendo avvicinatevi a qualsiasi tipologia di arte che possiate svolgere a casa oppure visitate i siti di arte, guardate i quadri online, leggete libri.
Diffondiamo la bellezza contro la solitudine.

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(Marie Andre – Sogetsu)

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(Tatjana Felberg – Sogetsu)

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(Antonietta Ferrari – KoryuFuori, nella porzione limitata di mondo che ci è permessa. Verdissimo il verde del convolvolo e più lucente il bianco della spirea dopo la pioggia.)

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(Enrico Nicolosi – Wafu)

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(Kosa Nishiyama – Sogetsu)

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(Shunsetsu Okawa – Sogetsu)

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(Mika Otani – Sogetsu)

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(Maasaki Ozono – Sogetsu)

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(Ingrid van Tilburg – Sogetsu)

 

Concentus Study Group

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Se in passato ho ospitato in questo blog altre scuole di ikebana o ceramisti, oggi lascio lo spazio ad un artista del flower arrangement (o come si definisce lui Floral Construction) che ci parlerà del suo approccio a questa arte: Jens Jakobsen. (sotto segue traduzione)

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For me the most important tool is Silence……. I connect with nature and flowers in that way. It’s how I create  at my Open Air Showroom. The Blewcoat. Westminster. London.

The philosophy behind it is to create a modern version of The Circle of The Fairies .

A wonderful ancient English romantic garden philosophy which started up on the Island Fetlar at the Shetlands Islands and which has now spread to all over the world.

To give the Fairies and Elves a place to sleep in the day and dance in the night and for us humans untouched land where we can relax and not feeling guilty of not doing anything but instead connecting with the nature again…. Thats why you still see rings in the Flower beds/Lawns specially here in The United Kingdom growing wild.

Im going a bit further at The Blewcoat Garden – Starting it up by creating nests every where and filling them with flowers -plants -trees up to the old 1600 hundred years old building. There I’m enjoying walking around in silence and ideas comes to me in a natural way – Forgetting to think and just using your instinct and fingertips …… It is a discipline which is not always  appearing as soon I start in the morning.

It’s also a business and have become a social meeting up for a chat spot for people in the neighbourhood and that is how it should be – Most of it free to use day and night – In case you need a rest in peace and let your thoughts fly away a bit …….

Do I have a special style ? No and have never had. I can’t work like that – I think of the person/company I’m doing a creation for, when Im working and an arrangement appears…..

For some years ago I asked a really good florist to come and help me with an event  and after a while she put down her knife and said: “I can’t work like this! You have no rules.”

True and Not at the same time. We all have some techniques in our bones and knowledges we unconscious are using but I got what she was saying because looking at her arrangement I realised she didn’t connected with the flowers she was using. Technical a brilliant florist but I couldn’t see “Love boozing”out of the arrangement after it was finished .

It was a really interesting moment for us both – full of frustration and a lot of passion for our work.

I never think I’m at work it’s who I’m – Only my body tells me now it’s enough, Jens. So I ask her if she would be so kind to start all over again?

WE both learned a lot there – Being patient – Connecting with nature as humans  and most important flying…. as Peter Pan and the Faires.

Yes, now you properly think. He is a bit Kuk Kuk but if we don’t dance – fly around when we are working – Losing up when arranging the flowers they break or will not sit as we first imagine …….

It is so easy and yet so difficult and I realised that’s what she meant by saying: Jens , you have No rules but I have . DON’T THINK let the flowers guide you – They are a kind of a toy for us grown ups and when they fell comfortable when  they dance with us in the play.

We had an amazing day – Both very tired in the end but God some arrangements there was created that day.

It was good for me to put words on my flower philosophy and work with an unusual situation.

I  also found out. That she actually disliked 2 type of the flowers we where using – Which I have  heard so often people saying. Of course we all have a favourite but  it is always best to meet your enemy with Love in that way, things goes much smother and the same with flowers/nature .

I often use material I’m not so keen on because through that I force / challenge myself . It can take a while before I get it right. I haven’t let go of my dislike but in the end ….. We connect and I can see you are actually not so bad – I learned something here and from you.

If you always chose your favourite – I believe you pass a lot of other options.

Have been working with flowers for over 25 years I learned so much about Life – Nature – Healing and the human nature and I think that is that feeling we all have when we are creating. No matter the flower style.

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Per me lo strumento più importante è il silenzio ……. Mi connetto con la natura e i fiori in quel modo. È così che creo nel mio Showroom all’aperto. The Blewcoat. Westminster. London.
La filosofia di base è quella di creare una versione moderna di “The Circle of The Fairies”.
Una meravigliosa e antica filosofia inglese per giardini romantici che è iniziata sull’Isola Fetlar delle Isole Shetland e che ora si è diffusa in tutto il mondo.
Per dare alle Fate e agli Elfi un posto dove dormire di giorno e ballare di notte e per noi umani una terra incontaminata dove possiamo rilassarci e non sentirci in colpa perché non stiamo facendo nulla, ma perché ci stiamo riconnettendo con la natura…. Ecco perché vedi ancora cerchi nelle aiuole / prati, specialmente qui nel Regno Unito, che crescono selvaggi.

Sto andando un po’ più in là al Blewcoat Garden – L’ho avviato creando nidi dappertutto e riempiendoli di fiori – piante – fino al vecchio edificio del 1600. Lì mi diverto a passeggiare in silenzio e le idee mi vengono in modo naturale – Dimenticare di pensare e usare solo il tuo istinto e la punta delle dita … È una disciplina che non avvienee sempre appena inizio la mattina.

È anche un business e sono diventati un punto di incontro sociale, un luogo in cui chiacchierare per le persone del vicinato ed è così che dovrebbe essere – La maggior parte è gratis e ci si può stare sia di giorno sia di notte – Nel caso in cui tu abbia bisogno di riposare in pace e lasciare che i tuoi pensieri volino via un po ‘…….

Ho uno stile speciale? No e non l’ho mai avuto. Non posso lavorare in quel modo – penso alla persona / azienda per la quale sto realizzando una creazione, quando lavoro e mi viene in mente un arrangiamento …

Alcuni anni fa chiedevo a un fiorista, davvero bravo, di venire ad aiutarmi con un evento e dopo un po’ ha posò il coltello che stava usando e mi disse: “Non posso lavorare così! Non hai regole.”

Vero e non allo stesso tempo. Tutti abbiamo alcune tecniche innate in noi e conoscenze che inconsciamente stiamo usando, ma ho subito quello che il fiorista stava dicendo perché guardando la sua disposizione mi sono reso conto che era slegata ai fiori che stava usando. Era un tecnico e una fiorista brillante, ma non riuscivo a vedere “Love boozing” fuori dall’accordo dopo che è stato finito.

È stato un momento davvero interessante per noi, pieno di frustrazione e tanta passione per il nostro lavoro.

Non penso mai di essere al lavoro, è quello che sono – solo il mio corpo mi dice “che ora  è abbastanza, Jens.”  Quindi le chiedo se sarebbe così gentile da ricominciare da capo?

Entrambi abbiamo imparato molto lì – Essere pazienti – Connetterci con la natura come esseri umani e il volo più importante … come Peter Pan e le Fate.

Sì, ora pensi correttamente. È un po’ “Kuk Kuk”, ma se non balliamo – non ci scogliamo –  quando disponiamo i fiori si romperebbero o non si sistemerebbero come immaginiamo…

È così facile eppure così difficile nello stesso tempo e ho capito ciò che intendeva dire. “Jens tu non hai regole, ma io sì. NON PENSARE che i fiori ti guidino: sono una specie di giocattolo per noi adulti e quando si sentono a proprio agio quando stanno con noi nel lavoro.”

Abbiamo trascorso una giornata fantastica, entrambi molto stanchi alla fine, ma Dio ha creato alcuni accordi quel giorno.

È stato bello per me mettere le sue parole sulla mia filosofia floreale e lavorare in una situazione insolita.

Ho anche scoperto che in realtà non le piacevano 2 tipi di fiori che usavamo – cosa che ho sentito così spesso dire alla gente. Naturalmente abbiamo tutti un fiore favorito, ma è sempre meglio incontrare il tuo nemico con Amore e in quel modo le cose vanno molto più soft e lo stesso vale per i fiori o la natura.

Uso spesso materiale che non mi piace tanto perché attraverso questo mi forzo e mi metto alla prova. Può volerci un po’prima che riesca a farlo bene. Non ho lasciato andare la mia antipatia ma alla fine … “Ci connettiamo e vedo che in realtà non sei poi così male – Ho imparato qualcosa qui e da te.”

Se scegli sempre il tuo fiore preferito, credo si possano perdere molte altre opzioni.

Lavoro con i fiori da oltre 25 anni. Ho imparato molto sulla vita, la natura, la guarigione e la natura umana, e penso che sia quella sensazione che tutti proviamo quando creiamo con la natura. Non importa lo stile del fiore.

Jens Jakobsen Floral Construction
Blewcoat
23 Caxton street
Westminster
London  SW1H 0PY
0044 (0)7814040205
jens@jensjakobsen.co.uk
http://www.jensjakobsen.co.uk

Concentus Study Group

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Sono felice ed orgoglioso di essere stato chiamato a rappresentare per l’Italia la Scuola Sogetsu in una diretta live via cam nel prestigioso gruppo ADJIUMI il forum italiano per eccellenza sul mondo dei profumi.

In questa breve diretta via cam cercherò di illustrare i principi dell’arte dell’ikebana, le caratteristiche della scuola Sogetsu, come da un profumo si può ideare un ikebana e il rapporto che c’è tra il profumo dei vari materiali che utilizziamo per un ikebana. Per seguire la diretta basta essere iscritti al gruppo su Facebook.

Vi aspetto tutti online!

ok

Concentus Study Group

 

 

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Come spesso ho scritto nei miei post è interessante come Sofu Teshigahara abbia sviluppato il metodo di studio della nostra scuola concatenando tra di loro temi che percorrono più anni.

Al termine del primo biennio di studio (Kakei) abbiamo la Variazione N°8 dove si vanno a combinare due ikebana (moribana con moribana, moribana e nageire, nageire e nageire). Si può usare il medesimo materiale per Shin e Soe in entrambi gli ikebana (nei due moribana) scegliendo anche di farli basandoci su  Hongatte e Gyakugatte, mentre andremo a porre una maggiore attenzione su profondità e spazio nel rapporto moribana e nageire e in quello tra i due nageire potremo anche giocare con le misure (un nageire eseguirlo con la misura standard e l’altro la doppia per esempio). E’ un iniziare a muoverci nello spazio ed ampliare le nostre possibilità non rimanendo legati ad un solo contenitore. Potremo anche scegliere contenitori simili o diversi per tipologia e colore.

E’ ovvio che al di là della disposizione del materiale all’interno dell’ikebana sia importante i rapporti da tra le due composizioni, capire come si abbinino al meglio e come vdano a occupare lo spazio a loro circostante. Và da sè che a lezione non avremo un luogo fisico (se non il tavolo dove si scattano le foto), ma se posizioniamo in casa, in vetrina, in una hall due ikebana dovremo rapportarci a ciò che abbiamo attorno.

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(Dall’alto in basso esempii fatti a lezione. Moribana/moribana di Jei Guevara – vasi di Lucio Farinelli. Moribana/ Nageire di Rumiana Uzunova – vasi di Maria Grazia Rosi e Lucio Farinelli. Nageire/Nageire di Rumiana Uzunova – vasi di Lucio Farinelli e Sebastiano Allegrini)

Questo è la base dello studio sul rapporto tra due o più contenitori che possiamo sviluppare con qualsiasi tema.

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Questo ad esempio è un ikebana fatto a quattro mani con il Maestro Farinelli in vasi ideati da Hiroshi Teshigahara

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mentre in quest’altro credo balzi abbastanza agli occhi la differenza di contenitori tra quello realizzato da Angelica Mariani e quello dell’industria della Coca Cola.

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La difficoltà di utilizzare due o più contenitori è di dover far sì che tutti i materiali e i vasi (soprattutto se diversi) si rapportino tra di loro come si evince dall’ikebana sopra del maestro Lucio Farinelli. Sennò avremo solo una serie di vasi con dei rami messi dentro (e fra l’altro non dovranno mai dare l’idea di essere infilati nel vaso “e ciao” senza alcuna forza)

Questi tipolgie di studio su più contenitori vanno a sfociare in due grandi temi.

Il primo lo affrontò in Italia per la prima volta il mio gruppo nel 2017: Renka. Una tipologia di composizione ideata da Hiroshi Teshigara sui cui dettagli rimando al mio articolo omonimo dove troverete anche la “costruzione” della composizione di cui qui sotto vedete il risultato finale.

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L’altro è Miniature ikebana introdotto da Kasumi Teshigahara di cui ho già trattato in questo blog in varie occasioni.

Per questo tema non è detto che si debba utilizzare per forza vasi, si può usare contenitori di diverso tipo come astucci di rossetto, piccoli sampler di profumo, uova di quaglia (come fece per Pasqua anni fa dalla maestra Ilaria Mibelli) o come feci io pennelli da barba.

La differenza tra due o più contenitori e miniature ikebana sta.. vediamo gli esempi

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Qui abbiamo un ikebana del maestro Lucio Farinelli che non è Miniature ikebana (anche se ad una prima occhiata superficiale potrebbe sembrare)

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come non lo è questo della maestra Nanae Yabuki

mentre lo è questo della maestra Patrizia Ferrari

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Svelo l’arcano. In Miniature ikebana i contenitori non devono superare i sei centimetri di altezza. Per essere sicuri dell’altezza del vostro contenitore prendete come unità di misura un burro di cacao Labello (no, non mi pagano per la pubblicità, seguo l’esempio della mia scuola nel corso di aggiornamento sul V livello).

In entrambi i casi dobbiamo riuscire a fare sì che i materiali tra di loro siano in rapporto come i vasi. Possiamo metterli sfalsati come nell’esempio della maestra Ferrari sopra o in linea come ho di recente fatto io

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depredando il giardino delle poche cose che aveva dato che la primavera non era ancora arrivata ed ero già in quarantena. Almeno ho avuto la soddisfazione di utilizzare dei vasetti fatti appositamente da me.

Che sia due o più contenitori del corso di studio, stile libero, Miniature ikebana o Renka l’importante, ripeto, è costruire una piccola scenografia, rapportare i materiali tra di loro. Il nostro lavoro deve trasmettere empatia, unione e poesia. Sennò avremo solo dei rametti o fiori messi, magari in maniera carina, nei vasi e basta. Non sarà un ikebana.

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Mai come quest’anno il Triduo Pasquale è stato così emblematico e ricco di riflessione per tutti credenti e meno.
Tutti chiusi, isolati, immobili nell’attesa di poter nuovamente uscire di casa.  Di risorgere a vita dopo aver sconfitto questo terribile virus che sta seminando dolore e morte in tutto il mondo.
Ringrazio quelle maestre e allieve che sono riuscite a reperire materiale floreale per poter fare un ikebana a casa loro in modo da poter augurare a tutti voi tanta serenità.
Alcune di loro hanno persino rimediato spazi improvvisati in casa pur di essere presenti con ikebana ideati per l’occasione.
Grazie, siete meravigliose.
Da tutti noi a tutti voi.
Auguri per ogni cosa a venire.

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(Ikebana e foto di Silvia Barucci – vaso di Pots)

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(Ikebana e foto di Neicla Campi – vaso di Tore Coi)

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(Ikebana di Lucio Farinelli)

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(Ikebana e foto di Patrizia Ferrari)

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(Ikebana e foto di Jei Guevara)

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(Ikebana e foto di Ilaria Mibelli)

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(Ikebana e foto di Marialuisa Pederzoli)

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(Ikebana e foto di Silvia Pescetelli – vaso di Veronika Thurin)

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – vaso di Pots)

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(Ikebana e foto di Roberta Santeusanio)

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(Ikebana e foto di Rumiana Uzunova – vaso di Angelica Mariani)

Concentus Study Group

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“In ikebana, we cannot escape from the fact that we use flowers. Ikebana is a drama played between man and flowers.”

 “Ikebana is born trough the union of divine flowers and human spirit. This should not produce something that looks mechanical. Even if one’s tecnique is so elaborate that the result looks machine-perfect, the ikebana must retain a human nature. Human limitation is a unique characteristic of ikebana. Ikebana setting must maintain a balance between the perfection of techinique and the imperfection of the human heart.”

 “Setting ikebana, however, is not like mixing ingredients for a meal.”

(Sofu Teshigahara – Kadensho)

“Among the three main steams (Shin, il ramo principale, Soe il secondario che sono solitamente la stessa tipologia di ramo o di foglia o di fiore differenziandosi dal terzo -Hikae- che è sempre e solo un fiore e diverso da quelli eventualmente usati per gli altri due n.d.a.), Hikae actually plays the most important role. The space created by plancing the other main stems can never be perfected without Hikae. The composition made only by Shin and Soe, no matter how beautifully they arranged, loses stability without Hikae from the three-dimensional from point of view. In short, it is impossible to make ikebana without Hikae.  (Akane Teshigahara – Kakei)

In questi giorni di clausura forzata quando non avevo accesso ai materiali vegetali (per fortuna ora che il Mercato dei fiori di Roma ha riaperto e molti stanno facendo delivery noi ikebanisti di Roma tiriamo un respiro di sollievo dato che possiamo fare nuovi ikebana e non guardare le foto di quelli vecchi con malinconia) ho svolto un’attività a cui mi dedico sempre molto volentieri ovvero rileggermi i libri di testo della scuola e il Kadensho e The Fifty Principles of Sogetsu (da cui ho preso il titolo di questo articolo). E’ incredibile come questi libri ad ogni rilettura siano continuamente ricchi di spunti di riflessione.

E proprio in questi giorni di quarantena dove la natura non era ancora nel fulgore della primavera sentivo proprio la mancanza di fiori.

Vero con la Sogetsu abbiamo la possibilità di fare composizioni son solo foglie o materiale secco, sbiancato o colorato o addirittura con del materiale non vegetale, ma diciamoci la verità, l’ikebana è la gioia, il colore, il profumo dei fiori.

Sinceramente ho eseguito in passato questi temi anche spingendomi verso azzardi non indifferenti

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come questo ikebana dove utilizzai le palline da ping pong, la mitsumata bianca e del solidago, ma tendenzialmente vado verso la natura perché l’ikebana è quello come si evince anche dalle frasi sopra riportate del fondatore della Scuola.

E questo lo sanno bene le mie allieve che cerco sempre di far fare loro cose naturalistiche.

La cosa strana può essere bella una volta, forse una seconda, ma insistere sempre e solo su certi temi dove tutto è forzato, freddo e distaccato… bè siamo davanti al flower arrangement allora. Si sta cercando solo di stupire il pubblico con un triplo salto mortale carpiato.

L’ikebana è hana-no-kokoro ovvero la comunicazione tra il fiore e l’artista di ikebana e da qui deve riverberare verso chi guarda. Un ikebana deve far riflettere, emozionare, non è solo un continuo e costante fuoco di arificio. Anche i fuochi più belli e colorati alla lunga divengono tutti uguali.

E in questi terribili giorni che viviamo chiusi in casa mentre il sole, la primavera ci circondano apriamo i nostri cuori alla bellezza e ai profumi di fiori, ne trarremo giovamento di sicuro.

Questi gli ikebana che il sottoscritto e il maestro Lucio Farinelli hanno realizzato per  celebrare la primavera.

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(Ikebana di Lucio Farinelli – vaso Sogetsu Ceramic Klin)

Lucio Farinelli ha sviluppato il tema della scuola “Shape of container” una lezione dove si va a sottolineare la forma del contenitore andando per similitudine di forme o di contrasto.

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini)

Il sottoscritto invece è partito dalla “Variazione N. 4” ovvero una lezione del corso del II livello per poi trasformarlo in una sua idea del tema di “Composition of Masses and  Line” del III livello del percorso di studio.

E’ sempre bello cominciare realizzano uno stile base e poi trasformarlo perché comprendiamo la genialità del percorso di studio ideato da Sofu Teshigahara.

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“Ikebana can be seen in terms line, color, or mass. These three elements measure in various way and express infinite possibilities. One of the reasons I like the camelia is that it contains a wonderful balance of these three elements.” (Sofu Teshigahara – Kadensho)

La camelia (per elementi storici e artistici vi rimando a questo articolo di Mauro Graf) è un fiore che ha un suo ben preciso carattere tanto che spesso viene utilizzata come monomateriale nella scuola Sogetsu.

Riprendendo la frase del fondatore possiamo dire che abbiamo:

i rami come linea (questo perché anche se spogli da foglie hanno una loro interessante forma sia dritta sia in sinuosità e soprattutto non paiono scarni).

i fiori come colore (un colore forte, ma mai sfacciato o invasivo, si spalma nelle pieghe dei petali dandogli compattezza. E’ come il colore nei quadri di Van Gogh: forte, pastoso, ma ti ci perderesti dentro).

foglie come massa (sono compatte – nella massa non deve passare luce o aria-, ma hanno movimento non sono pesanti e la loro forma è perfetta per creare una massa in movimento.

Proprio perchè dotata di tre importanti caratteristiche la camelia non è un materiale facile da utilizzare.

Inoltre dobbiamo considerare la pesantezza dei fiori aperti rispetto al ramo e quindi bilanciare bene il nostro lavoro.

Molti anni fa partecipai alla manifestazione “Le camelie della lucchesia” e devo dire che lì ebbi a disposizione una quantità immensa di rami a cui attingere e fu un’esperienza molto interessante anche perché parlando coi vari produttori mi spiegarono le caratteristiche e le differenze fra le varie tipologie. E poi quel prfumo tanto delicato quanto persistente.

Inoltre la camelia si ricollega al mio lavoro e ad un’opera in particolare…..

In questo periodo di quarantena forzata con il mio gruppo abbiamo cercato di arrangiarsi e realizzare ikebana con quello che avevamo a portata di mano dai giardini ai propri terrazzi.

Lucio Farinelli ha approfittato di una piccola pianticella che aveva a disposizione e che era da poco fiorita per creare una piccola composizione (quasi un chabana)

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(Ikebana di Lucio Farinelli)

mentre io ho avuto decisamente più fortuna perché, con la riapertura del Mercato dei Fiori di Roma, ho approfittato di un servizio delivery e grazie ad Edoardo Middei ho avuto la possibilità di avere un bel mazzo di rami di questa pianta.

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(Ikebana, vaso e foto di Luca Ramacciotti)

Per prima cosa sono andato a trattare i rami come descritto nel libro della maestra Banti: ho messo i rami di camelia a riposare per un’ora in un litro di acqua con mezzo cucchiaio di sale da cucina, infine ho cosparso gli stami del fiore con il sale umido.

Avevo deciso di utilizzare un vaso che avevo realizzato a lezione da Pots. Un vaso che per quel materiale non era semplice da usare in quanto non ha né la possibilità di inserire dei kenzan né dei soegi-dome né un jumonji-dome e i rami non erano abbastanza spessi per fare un jika-dome dato che li volevo posizionare verticali (è facile mettere un ramo sdraiato che sta in bilico sull’imboccatura del vaso, ma al 90% è sconnesso dal resto dell’ikebana e invece di trasmettere forza alla nostra composizione darà un senso di precarietà) per cui mi sono inventato un sistema che mi ha permesso di realizzare ciò che avevo in mente.

Dopo mesi che non potevo toccare un fiore ero tanto felice quanto emozionato per cui ho osservato come non mai i rami e scelto accuratamente quelli che avrei lavorato.

Su questo sono stato molto più fortunato del maestro Farinelli che ha dovuto esprimersi al meglio con il poco materiale che aveva a disposizione.

Entrambi ci siamo messi con umiltà a disposizione di questa pianta che non è facile da domare, ma che, sinceramente, a me dona molta soddisfazione lavorare.

“Ikebana is not just about flowers, it is also about the person who arrange them.” (Sofu Teshigahara – Kadensho)

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