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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Monthly Archives: settembre 2018

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Prendo a prestito, per il titolo del blog, una citazione di Henri Matisse perché mi pare adatta a quanto sto per scrivere.

Oggi ho ricevuto innumerevoli (grazie!) auguri di compleanno da persone che praticano la via dei fiori, ma sinceramente il regalo più grande me lo ha fatto Ingrid Galvagni sensei che dirige la Scuola Wafu di Ivrea.

La sig.ra Galvagni stimatissima ikebanista è una persona di un entusiasmo, preparazione e gentilezza uniche e nonostante gli anni di esperienza che ci separano dalla pratica della via dei fiori lei mi ha onorato invitando il mio gruppo a partecipare alla mostra in locandina.

Come me lei ama la collaborazione tra le scuole di ikebana, il condividere per la gioia di farlo non per spirito di superiorità o altro sentimento negativo. Non mi ha chiesto il mio livello di maestro, ha solo domandato se il mio gruppo avrebbe avuto piacere a rappresentare la Sogetsu italiana alla mostra ed ovviamente la risposta è stata subito affermativa.

Questo per me è stato un dono prezioso. La condivisione fatta con gioia, con la voglia di fare un tratto di cammino della via dei fiori assieme. Noi siamo i “pulcini” del gruppo che sarà presente, con persone di alto livello che esporranno, ma lo faremo con la nostra consueta gioia e desiderio di crescita e ringrazio il maestro Lucio Farinelli, le maestre Silvia Barucci e Ilaria Mibelli e le allieve Patrizia Ferrari e Chiara Giani che parteciperanno all’esposizione. Come ringrazio le altre allieve che si erano dette disposte a partecipare, ma per esigenze di vita quotidiana, non potranno essere presenti.

Questo vedere al di là del proprio orticello, dei confini fisici e mentali per me è davvero la dimostrazione di aver compreso cosa sia la via dei fiori ed è un regalo immenso che mi viene offerto.

Grazie di cuore.

Concentus Study Group

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(Ikebana realizzato da Junga Shinozaki sensei per il Sogetsu Head Quarter)

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(Ikebana realizzato da Saito Taigo sensei per il Sogetsu Head Quarter)

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(Ikebana realizzato da Mika Otani sensei per lo sceneggiato Takane flower)

Di recente, dopo le mie tre visite al Sogetsu Head Quarter, l’incontro con Mika Otani sensei e la conferenza tenuta da Lina Alicino sensei, durante il recente workshop, mi sono accorto che c’è stato un tema ricorrente tra questi eventi distanti tra di loro per tempo e luogo.

Ho volutamente postato le foto di tre grandi allestimenti perché questi lavori sono proprio legati al tema di cui tra poco vi parlerò.

Nelle conferenze ho sempre difficoltà a spiegare cosa sia un ikebana o l’arte dei fiori giapponese. Questo perché solo per spiegare cosa sia ci vorrebbe tutto il tempo della conferenza. Io stesso che la studio da soli 14 anni a volte mi chiedo se ne abbia pienamente compreso le varie sfumature. Sarebbe come, per usare un paragone forse più accessibile a tutti, definire un bonsai una pianta nana.

Fare grandi allestimenti non vuol dire che sei un grande maestro. Vuol dire che hai imparato a farli. Durante il nostro incontro Mika Otani sensei ed io ragionavamo sul fatto che tutti vogliono fare grandi allestimenti per dimostrare che sono bravissimi ikebanisti quando magari sono carenti di tecnica.

Al workshop dello scorso anno per la prima volta in vita mia presi in mano un trapano e mi fu insegnato dalla maestra Anne – Riet Vugts come usarlo. Il problema poi alla base non è saperlo usare, ma come. Fare in modo che, come da titolo non si veda la mano dell’uomo, che non si capisca che abbiamo fatto (sia che si usino legni o materiali vegetali di vario genere) noi quel lavoro, che sembri… naturale. Sennò avremo fatto una scultura. Questa è la difficoltà. E non basta usare una volta il trapano per saper poi insegnare agli allievi. Come non è sufficiente assistere una sola volta alla realizzazione di una grande struttura per saperla poi rifare. Ci vogliono anni di pratica.

L’importante è che tutto sembri “casuale”.

Porto un esempio di un’altra scuola. Il Rimpa della scuola Ohara.

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(Rimpa realizzato da Romilda Iovacchini sensei durante una dimostrazione a San Marino)

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(Rimpa realizzato da Silvana Mattei sensei durante una dimostrazione presso l’Archivio Centrale dello Stato a Roma)

Non mi addentra nella spiegazione di uno stile di un’altra scuola perché sicuramente direi delle inesattezze (rimando ai molti articoli presenti nel meraviglioso blog del maestro Mauro Graf), ma assistendo ad entrambe le dimostrazioni si vede con quale perizia, scelta dei materiali e posizionamento, tutto sia studiato al millimetro e con precisione. Guardando entrambe le foto noi però vediamo del materiale vegetale che sorge spontaneamente dai vasi. Tutto è collegato, in perfetta armonia di forme, equilibri, spazi, colori.

Torniamo al grande allestimento di Mika Otani sensei. Immaginiamolo senza supporto. Dove si può percepire la mano della persona che l’ha creato? Da nessuna parte tanto il materiale è unico, organico, perfetto. I colori, il movimento, i materiali sono talmente scelti alla perfezione che potrebbe essere un tratto del bosco da me fotografato e messo in copertina di questo articolo.

Idem per i due lavori realizzati all’Head Quarter della Sogetsu. Togliamo il contenitore. La stessa impressione.

Eppure in questi tre grandi lavori c’è la mano dell’uomo, si capisce dalla diversità di stili.

Come ricordava la maestra Lina Alicino durante la sua conferenza ognuno di noi deve fare un percorso che è fatto di piccoli, precisi passi. Non dobbiamo saltare le tappe perchè non le recupereremo mai.

So di essere un insegnante intransigente e duro. Lo dimostrano le allieve che sono fuggite da me dopo il diploma e che ancora serbano rancore per tutte le correzioni fatte a loro, ma non mi dispiace di questo. Mi rammarico semmai che non abbiano compreso che l’ikebana non è ricevere medaglie, ma la ricerca della perfezione sia estetica sia mentale.

Che non sia, non finirò mai di dirlo e so che viene a noia a forza di leggerlo scritto qui, una cosa strana, ma l’esatto opposto. Deve sembrare naturale anche nelle sue espressioni più azzardate. Tanto che si tratti di un ikebana minimalista

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(Ikebana della Iemoto Akane Teshigahara tratto dalla pagina Facebook della scuola Sogetsu)

quanto di un allestimento in grande.

Spesso mi viene da pensare che l’ikebana sia come il mio lavoro. In uno spettacolo il regista è al servizio della musica (un ikebanista della natura) e deve essere presente con discrezione, non si devono vedere più le sue idee del percepimento della musica. Dovrebbe, uno spettacolo, sembrare senza regia, che tutto avvenga naturalmente. Anche in regie piuttosto “presenti” come potevano essere quelle di Bob Wilson. Se c’è sintonia e non ego saremo assenti nella nostra presenza.

Un fluire costante dal mondo a noi circostante che rielaborato dal nostro spirito, in modo discreto, arriva ad altre persone. Comunicazioni di emozioni, di pensieri come, appunto, sosteneva la maestra Lina Alicino durante il recente incontro con le partecipanti del nostro workshop.

Temi della mia scuola come Composition with Branches – A Two – step Approach sono davvero difficili perché rischiamo di fare una scultura di legno quando in realtà il tutto deve sembrare naturale (ho ancora innanzi a me le immagini di questo tema sviluppato nel DVD del V° livello per insegnanti realizzato da Sozan Nakamura sensei). Il risultato deve emozionare non strabiliare. Deve commuovere non farci chiedere come sia stato realizzato.

Non bastano cinque anni di studio per diventare maestro. Servono anni di studio, di lettura di libri, di partecipazioni a workshop, mostre, dimostrazioni. Non basta splittare una volta il bambù o seguire un grande allestimento per farlo o usare un trapano o una sega per bambù solo una volta per poterlo insegnare. Ho la fortuna io di avere persone come Luigina Monferini che mi insegnano di continuo, mi danno consigli, con la sua immensa esperienza come Capo Attrezzista del Festival Puccini ed io provo, sperimento di continuo.

Perché so che devo ancora crescere ed imparare. In maniera naturale.

Concentus Study Group

 

 

 

 

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Lascio la parola nuovamente al Maestro Farinelli per l’ultimo post dedicato al nostro workshop dello scorso fine settimana.

Un workshop che mi ha visto tanto spossato (ero tornato dal Giappone la sera precedente all’inizio) quanto felice sia per ciò che hanno fatto le allieve sia per la presenza, la bravura e il sorriso delle due maestre Angelika Mühlbauer e Jaana Pirhonen (oltre ad averci portato delle cioccolate buonissime!). Questo per me è fare ikebana. Condividere un percorso, imparare a vicenda senza titoli, steccati o presunzione. Si lavora su un tema assieme, si studia, ci divertiamo. Ognuno offre la parte della sua esperienza, del suo cammino. La via dei fiori è condivisione, se non camminiamo assieme il giardino diviene arido, secco e buio.

Lucio Farinelli: “Ho fatto Ikebana comes out of the closet perchè ho studiato a lungo l’abbinamento fiori – abbigliamento. E’ nato tutto da una volta in cui vidi una bellissima bouganville viola e la immaginai, per contrasto cromatico, su di una camicia arancione. Decisi di provare a realizzare il progetto e, da quella volta, mi sono organizzato studiando, ideando e creando una composizione per ogni stagione. Questo mio progetto fece sì che lo stilista Massimo Alba ci chiedesse di realizzare una mostra presso il suo punto vendita a Roma. Per rendere questo workshop davvero professionale ho pensato di noleggiare dei busti sartoriali per realizzare queste composizioni. Come dice il libro del V livello della Scuola Sogetsu questo è What Ikebana Can do Today.”

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(Ikebana comes out of the closet di Lucio Farinelli – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana comes out of the closet di Chiara Giani – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana comes out of the closet di Jaana Pirhonen© fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana comes out of the closet di Silvia Barucci – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana comes out of the closet di Angelika Mühlbauer© fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana comes out of the closet di Debora Gianola – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana comes out of the closet di Rumiana Uzunova – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana comes out of the closet di Patrizia Ferrari – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana comes out of the closet di Daniela Bongiorno – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana comes out of the closet di Anne Justo – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana comes out of the closet di Giulia Piccone Italiano – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana comes out of the closet di Ilaria Mibelli – © fotografico di Lorenzo Palombini)

Concentus Study Group

 

 

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Quando con il maestro Lucio Farinelli abbiamo deciso il tema che io avrei condotto al workshop un poco mi son tremate le mani. E’ vero che da sempre amo “pasticciare” con materiali e colori, ma è anche vero che questo tema trattato nel libro del V° livello è tutt’altro che facile.

Dopo quattro anni di materiale vegetale improvvisamente gestiamo del materiale “inorganico”.  Se la difficoltà di utilizzare carta o materiale non convenzionale in ikebana è di non mettere la pallina dell’albero di Natale su un ramo, ma di integrare il materiale “inerme” con quello vegetale (se lo circonda, lo soffoca o è in risalto rispetto a quello vegetale perché è la prima cosa che notiamo, avremo sbagliato), qui si deve fare un balzo in avanti… doppio.

Non dobbiamo scegliere del materiale e assemblarlo come fosse un Lego, ma ricrearlo, dargli una seconda vita. Quando penso a questo tema ho immediatamente in mente due artisti occidentali: Manzoni e Burri. Uno con l’uso delle tele intrise di caolino e l’altro con i “sacchi”.

Ho approfittato della preparazione di questo workshop per ripassarmi tutta la storia dell’arte moderna e contemporanea per far comprendere meglio ai partecipanti del workshop cosa dovessero fare e quale impulso ad una nuova ottica dell’arte lo abbia dato l’invenzione della fotografia.

Lo stesso Sofu Teshigahara insegnava che ikebana è composto da ikeru che vuol dire tanto far vivere quanto organizzare il materiale e che per lui era il secondo verbo ad avere un peso maggiore nell’ideare un ikebana.

“Qualcuno una volta mi chiese cosa avrei fatto se fossi vissuto in un posto come la Manciuria dove non ci sono fiori o piante. Gli risposi che forse avrei organizzato la terra…. Ovviamente è una fortuna se uno ha i fiori con cui può lavorare, però non sostengo che se si vive in un luogo dove non ci sono fiori è necessario coltivarne a tutti i costi per produrre ikebana. Va ricordato che il termine ikebana è costituito da due parole; ikeru, che significa organizzare o creare, e Hana, che designa fiori, e che tra i due, ikeru è il più importante. Ogni volta che vado a realizzare una composizione floreale, la mia prima considerazione è l’impostazione. Il mio obiettivo è sempre quello di organizzare quei materiali che ho in modo tale che si adattino armoniosamente con l’ambiente circostante.”

Lo Zenei- bana che lui introdusse alla fine degli anni ’20, e che teneva di conto le avanguardie, era proprio inteso in tal senso.

Ma quale è la differenza tra questa tipologia di composizione ed una scultura? Prima di tutto che possiamo anche utilizzare un contenitore come si facesse un vero e proprio ikebana naturalistico.  La seconda differenza è che terremo bene a  mente i principi e le regole dell’ikebana classico. Di questo affascinante tema ne ho già parlato in alcuni articoli tra cui segnalo gli ultimi due, di cui uno riguarda una mia esperienza personale e l’altro di un contatto di Facebook che spero di conoscere presto.

La difficoltà maggiore in tutto ciò che, forse proprio perché applichiamo i concetti e le regole dell’ikebana, se non faremo una cosa davvero sentita, ma tenteremo solo di fare qualcosa di strano, storto, per colpire il pubblico avremo solo una cosa informe innanzi a noi.

Dallo scorso aprile ho iniziato a raccogliere del materiale sia andandolo a comperare (il maestro Farinelli ha trovato anche ottime cose a Tokyu Hands) sia recuperando imballaggi di polistirolo o bottiglie di plastica o cartoni delle uova (grazie ad Alberto Paciaroni, il pasticcere di Uovo a Pois che anche quest’anno ci ha permesso di regalare ai partecipanti dei meravigliosi mignon).

E’ un tema che permette alla nostra creatività di ampliare i propri confini, di vedere l’ikebana con occhi diversi, ma che pone molte difficoltà lungo il cammino della realizzazione perché appunto non stiamo creando solo una scultura o un collage o un bricolage.

Ad esempio per il mio lavoro ho utilizzato un vaso creato da Pots a cui ho unito dei pezzi di polistirolo, delle spugnette colorate, un filo con anima in fil di ferro dello stesso colore delle spugnette ed una colata di colla a caldo sempre arancione a unificare il tutto. Perchè, proprio come in ikebana, il materiale deve essere tutto collegato.

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(Composition Using Unconventional Materials di Luca Ramacciotti – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Debora Gianola – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Patrizia Ferrari – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Chiara Giani – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Angelika Mühlbauer – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Rumiana Uzunova – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Jaana Pirhonen – © fotografico di Lorenzo Palombini)_MG_6993

(Composition Using Unconventional Materials di Silvia Barucci – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Ilaria Mibelli – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Giulia Piccone Italiano – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Daniela Bongiorno – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Composition Using Unconventional Materials di Silvia Sordi – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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Per una volta (anche in uno dei post successivi in realtà) lascio la parola al Maestro Lucio Farinelli che ci spiega il perché di questo tema nella recente due giorni romana “What Ikebana can do today”.

Ho deciso di realizzare un workshop su questo tema perchè da quando ero studente, complici le piante di aloe nel terrazzo dei miei genitori, ho continuamente studiato e sperimentato l’utilizzo di questa tipologia di materiale nell’ikebana. Il mio più grande successo in questo percorso è stato veder pubblicato un mio ikebana con aloe nel libro internazionale “Ikebana inspired by emotions”.

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(Ikebana di Anne Justo – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Silvia Barucci – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Ilaria Mibelli – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Silvia Sordi – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Debora Gianola – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Rumiana Uzunova – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Giulia Piccone Italiano – Vaso di Pots)

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(Ikebana di Daniela Bongiorno – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Patrizia Ferrari – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Angelika Mühlbauer – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Chiara Giani – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Ikebana di Jaana Pirhonen – Vaso di Pots – © fotografico di Lorenzo Palombini)

Concentus Study Group

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Quando Lucio Farinelli mi propose di tenere noi un workshop di ikebana la mia prima risposta fu no. Un conto era insegnare alle allieve, un altro ideare dei temi da poterci innestare sopra un workshop. Non mi sentivo all’altezza. Sinceramente devo dire che se in questi anni ho realizzato qualcosa di ikebana è perchè ho sempre avuto il maestro Farinelli a spingermi a superare i miei confini. Probabilmente senza di lui nemmeno mi sarei diplomato maestro. Per me l’insegnamento è davvero una cosa importante. Non mi basta un diploma per sentirmi maestro, devo studiare continuamente, sperimentare, partecipare a workshop, andare da insegnanti. Mi sento la responsabilità addosso verso chi viene da me per prendere lezioni. Non avessi mai partecipato a workshop, studiato a casa, consultato libri in continuazione non avrei ma insegnato soprattutto se non avessi padroneggiato le tecniche base e le variazioni o compreso temi come l’utilizzo del materiale non convenzionale. Forse è questo mio atteggiamento che ha fatto allontanare alcune allieve, ma purtroppo per me insegnare ikebana è davvero una cosa seria ed importante e lo faccio con tutta l’umiltà di cui sono capace. O forse sono solo consapevole che devo ancora percorrere un lungo cammino. L’arroganza di sentirsi un maestro pronto non l’ho mai posseduta e mai credo ne sarò dotato. Di contro le allieve che continuano a sopportarmi da anni vincono concorsi internazionali e sono stimate da tutti con mio sommo piacere.

Tornando a noi, su insistenza di Lucio alla fine acconsentii. Lui avrebbe tenuto due workshop ed io uno sia perché l’idea era stata sua sia perché ci sono due temi che lui ha studiato ed approfondito nel corso degli anni ovvero l’utilizzo dell’aloe in ikebana e gli abiti uniti all’ikebana. Scelsi di tenere un workshop sull’utilizzo del Materiale non convenzionale e questo mi ha dato la possibilità di ristudiarmi tutta l’arte moderna (impensabile toccare questo tema senza aver minimamente idea di cosa sia stato il percorso dell’arte negli ultimi due secoli) con libri che mi sono portato dietro anche durante il mio recente viaggio in Giappone.

Lorenzo Palombini è stato chiamato come fotografo (data la sua eccellenza nel realizzare le nostre foto scelte per il libro Ikebana ispired by Emotions) e, ormai da tradizione,  Sebastiano Allegrini ha fornito i suoi bellissimi vasi e Albero Paciaroni ci ha realizzato dei mignon (con i colori dello Study Group) per il pranzo del sabato.

Nonostante fossi stravolto dalla stanchezza di 21 giorni giapponesi e il maestro Farinelli di essersi sobbarcato da solo, data la mia assenza, l’organizzazione e la gestione dell’intero workshop, siamo riusciti ad andare in scena complice una meravigliosa atmosfera creata dalle nostre allieve e da due guest star internazionali come Angelika Mühlbauer (Germania) e Jaana Pirhonen (Finlandia) che, come il sottoscritto, non stanno a guardare titoli o altro, ma la passione nel condividere un percorso e le proprie esperienze.

In attesa delle foto ufficiali dei lavori realizzati qui posto le foto del backstage perchè credo Lorenzo abbia saputo ben catturare l’atmosfera, la passione, la gioia che ha animato questi due giorni (e i relativi pranzi e cene).

Grazie a tutte le partecipanti!

(Workshop Utilizzo dell’Aloe – © fotografico di Lorenzo Palombini)

(Workshop Ikebana comes out of the closet – © fotografico di Lorenzo Palombini)

(Workshop: Unconventional Material – © fotografico di Lorenzo Palombini)

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(Autoscatto di Lorenzo Palombini )

Concentus Study Group

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Come spesso accade il titolo del mio blog è una citazione, ma mai come in questo caso descrive bene ciò che è accaduto stamani quando è iniziata la due giorni del workshop tenuto da Lucio Farinelli e dal sottoscritto.

Questa mattina infatti abbiamo iniziato con una conferenza tenuta da Lina Alicino Ranson Sensei che ha ripercorso la storia dell’ikebana Sogetsu in Italia (che lei ha diffuso) e in generale che lei ha visto evolversi negli anni della sua illustre carriera oltre a spiegare ai presenti cosa sia per lei il concetto di ikebana, come rapportarsi ad esso, l’umiltà che ci vuole nell’avvicinarsi a questa arte e il continuo studio.

Ha permesso ai presenti anche di osservare i preziosi libri (autografati dai vari Iemoto che si sono succeduti nella scuola) in suo possesso.

Nell’immagine di copertina compaiono anche due maestre venute appositamente dall’estero per questo workshop: Angelika Mühlbauer e Jaana Pirhonen. Questo a sottolineare l’importanza del saper davvero condividere quest’arte perché in realtà sarei io a dover prendere lezioni da loro.

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Abbiamo approfittato dell’occasione per la consegna di alcuni diplomi.

Per ciò che concerne i lavori svolti nel pomeriggio….  seguiranno foto.

Concentus Study Group

 

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