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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Tag Archives: Essenziale

Quando per il portale dasapere.it lessi il libro di Luigi Gatti “Il cammino del Giappone” mai mi sarei aspettato gli eventi culturali che da ciò sarebbero scaturiti.

A novembre infatti Gatti mi propose un’idea che accolsi immediatamente. Un ciclo di tre conferenze online della durata di un’ora (a basso costo per gli iscritti) con al termine discussione e confronto di opinioni. Un’idea che si è rivelata vincente e che è piaciuta molto ai partecipanti e che ha tracciato, a quanto pare, un’idea da seguire. Dopo le conferenze del 6 e 20 dicembre e del 10 gennaio su richiesta degli iscritti ne sono state messe altre due in cantiere. Questo a me ha fatto molto piacere perché premia non solo la preparazione di Gatti, ma la sua passione e la sua grande capacità di divulgazione.

Il tema è stato proposto da una delle iscritte ed accettato subito da tutti perché ricco davvero di possibili sfumature di studio.

Due piccole premesse.

Fin da piccolo subivo piacevolmente il gusto dell’attesa. Da me a Lido di Camaiore c’era la Festa della Fragola quando era la loro stagione, si ringraziava per i primi frutti estivi e da ragazzini si andava in pineta per raccogliere i pinoli (era più le volte che con i sassi mi schiacciavo le dita che quelle in cui rompevo il guscio dei pinoli, ma questa è un’altra storia). Si andava in base alla stagionalità, alle primizie. Il tempo e le stagioni ci scandivano la vita.

Alle medie incontrai la poesia di Ungaretti e ne rimasi affascinato. Poche parole, immagini che vibravano di mille altre, mai la poesia era così facile da percepire, ma su cui si doveva riflettere a lungo. Molti anni più tardi, complice la lettura del libro “Il vuoto e la bellezza. Da Van Gogh a Rilke. Come l’Occidente incontrò il Giappone” avrei fatto le somme e capito quanto ancora una volta la vita mi avesse fatto chiudere un cerchio.

Questo per far capire come possa personalmente affascinarmi il concetto di stagionalità contro il “tutto e subito” imperante oggi e questi componimenti poetici del Giappone che tanto hanno influenzato anche la nostra letteratura. O come diceva Gatti nella precedente conferenza di come negli Haiku sia bello ciò che non viene detto, ma suggerito e che sarà completato dal nostro ragionamento e/o dal nostro stato d’animo.

Sono sicuro che queste due conferenze saranno ancora ricche di fascino e cultura e ringrazio Gatti per averci coinvolto in questa prestigiosa iniziativa, la bravissima grafica Silvia Barucci per aver creato le stupende locandine e il fotografo Andrea Lippi per averci permesso di utilizzare le sue spettacolari fotografie.

Gatti organizza anche un approccio alla lingua giapponese sempre attraverso il suo metodo che, nelle conferenze di cui sopra, ha convinto tutti i partecipanti perché ci ha permesso di memorizzare molte parole e concetti della lingua giapponese.

per chi fosse interessato al corso con inizio 3 febbraio ore 20.30 può chiedere direttamente informazioni a luigigtt@gmail.com

Concentus Study Group

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Con la scuola Sogetsu abbiamo, per i contenitori, molteplici possibilità di materiali dalla ceramica al vetro al ferro alla plastica alla carta (ovviamente con dentro qualcosa che possa contenere liquidi perché se non si usa solo materiale secco è impensabile un ikebana senza acqua). Nessun freno alla creatività in questo settore (ovviamente sempre coi limiti del buongusto e dell’intelligenza), ma è innegabile che il rapporto emotivo tra ceramica e ikebana sia notevole.

Come non pensare ai vasi realizzati dai nostri Iemoto? Contenitori figli della loro epoca o, in alcuni casi, anticipatori di gusti futuri.

Per questo motivo ho sempre spronato le mie allieve a studiare anche l’arte della ceramica perché un maestro Sogetsu dovrebbe saper fare i propri contenitori con questo materiale oppure almeno provarci. Se non tentiamo di realizzare dei vasi non capiremo mai bene, in maniera approfondita, il rapporto che essi instaurano con il materiale vegetale.

Negli anni qui ho ospitato l’intervento di alcuni ceramisti quali Luca Pedone, Akira Satake, Inger Tibler, Alexander Evans o Tore Coi come ho mostrato ikebana realizzati in vasi di artisti quali Susy Pugliese, Cer, Sabine Turpeinen o Sara Kirschen e fondato un gruppo su Facebook proprio per mettere in contatto e relazione ceramisti ed ikebanisti di tutto il mondo. E’ innegabile, però, che il rapporto maggiore lo abbia avuto con quello che è stato (il verbo al passato è da intendersi nel senso per poco tempo causa mio lavoro e pandemia, ma spero di tornare presto a studiare questa arte) il mio maestro ovvero Sebastiano Allegrini di Pots.

Il suo stile ceramistico (dati anche i suoi studi e il suo percorso) è perfetto per la nostra scuola e per questo motivo ci siamo sempre affiancati a lui fin dal dicembre del 2012. A parlarci di lui fu la maestra Romilda Iovacchini della scuola Ohara e con Sebastiano (e successivamente con sua moglie Angelica Mariani) abbiamo subito stretto un forte rapporto di collaborazione che ha portato a realizzare 3 workshop di ceramica con lui, uno di raku oltre al fatto di aver fatto sì che fosse conosciuto dai ceramisti di tutta Europa sia attraverso le nostre foto sia con la sua presenza ai workshop da noi realizzati dove ha sempre fornito i vasi da utilizzare (non amiamo che chi partecipa ai nostri workshop si debba portare i vasi da casa e questo lo abbiamo imparato dagli amici olandesi). Non ci siamo limitati a comperare dei vasi, ma abbiamo proprio avviato una vera e propria collaborazione che è durata negli anni inviando da lui anche le nostre allieve per la realizzazione dei vasi e, come dicevo prima, il poco che so fare in ceramica è merito di questo laboratorio romano.

E’ interessante il confronto tra chi crea con la ceramica e chi con i fiori perché un conto è comprare un vaso che ben si adatti alle nostre composizioni ed un altro crearlo con un apposito scopo per cui progettarne la forma e la smaltatura. Infatti capisco bene collaborazioni come quella di Luca Pedone con la scuola Ohara o i workshop tenuti da Inger Tibler ad altre studiose della Sogetsu o di Tore Coi con la moglie Neicla Campi e per esteso a noi ora. E’ davvero un rapporto che arricchisce un maestro di ikebana. Ovviamente non è indispensabile allo studio dell’arte dell’ikebana, ma dona una marcia in più soprattutto se fatto con persone che studiano professionalmente la ceramica o che da anni portano avanti lo studio di entrambe le arti.

Un’ultima riflessione. Non faccio bonsai, ma vorrei segnalare i lavori dell’amico Tiberio Gracco perché credo che chi studia o è appassionato di ikebana o di ceramica debba ricrearsi gli occhi con i suoi stupendi manufatti.

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Ieri sera si sarebbe dovuta tenere l’aultima conferenza del ciclo ideato da Luigi Gatti sul significato semantico dei caratteri. Il condizionale è d’obbligo perché in realtà non sarà l’ultima. L’entusiasmo e le proposte dei partecipanti (quasi 30 persone tra appassionati, ikebanisti ed esperti del settore) ci spingono a proseguire.

Un’iniziativa che non si era mai svolta in italia per ciò che concerne il mondo dell’ikebana e penso sia stata apprezzata l’idea di Gatti dato che stanno spuntando già degli epigoni. Ampliare il concetto di cultura è per noi molto importante e per questo motivo abbiamo scelto un giorno (la domenica quando le persone non sono impegnate con il lavoro solitamente), un orario (dalle 20.00 alle ore 21.00) ed un costo contenuto (per quanto le professionalità e la preparazione sia giusto ricompensarle siamo sempre online e non si possono richiedere cifre alte agli utenti né sconti per i gruppi personalizzati). Inoltre le conferenze vengono registrate per cui agli iscritti resta il materiale didattico. Mi fa piacere che abbiano partecipato anche rappresentanti delle scuola Ohara e Wafu perché se si studia un’arte non possiamo avere steccati mentali con il vicino. Non possiamo sempre e solo coltivare il proprio giardino. Sarebbe sterile. Inoltre ognuno ha il proprio cammino ed esperienza, per cui è sempre importante il confronto. Confrontarsi è crescita.

Per la terza conferenza un concetto bellissimo esplicato anche attraverso le foto di Andrea Lippi che il maestro Gatti ha utilizzato durante la conferenza oltre a quelle di paesaggi del Giappone o di ikebana.

Sinceramente attraverso il metodo di Gatti sono riuscito a memorizzare (finalmente!!!) degli ideogrammi, ma soprattutto al significato delle parole usate in ikebana (o a essa correlate) ho potuto dare un maggior significato, ora i concetti sono più chiari ed approfonditi. Tutto è come se finalmente lo vedessi in una nuova luce. Prima era tutto…. Komorebi (木漏れ日)

Ma quale è questo concetto esplicato nell’ultima lezione? E’ difficile da spiegarsi in due parole come tutti i termini giapponesi che hanno diverse sfumature, si diramano come fiumi secondari. Eleganza, gusto e raffinatezza sono i significati principali di Fūryū e si declinano nei fiori, nella pioggia (anzi nelle varie tipologie di piogge), nei Karesansui, nel wabi, in tutte quelle sensazioni che porteranno eleganza, gusto e raffinatezza nella nostra anima.

Grazie ancora a Gatti per la poesia e la professionalità con cui ci insegna e…. a presto per notizie sulla nuova conferenza.

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Prima di lasciare la parola all’ospite di questo post ci tengo personalmente a ringraziarlo. Infatti per la locandina (realizzata da Silvia Barucci) della III Conferenza tenuta da Luigi Gatti scrittore, viaggiatore ed esperto di cultura giapponese ci siamo potuti avvalere di una sua fotografia,

Ho pertanto chiesto ad Andrea Lippi (questo il nome del fotografo) un suo contributo e lui mi ha mandato il testo (anche il titolo di questo post è suo) e le foto che seguono.

Per chi mi conosce sa quanto sia importante per me non parlare solo di ikebana tout court, ma di inserirla in un contesto culturale più ampio per cui ringrazio il signor Lippi per averci onorati con questo suo lavoro.

“Ricordo spesso quella mostra, alcuni anni fa a Firenze: in una sala, nell’oscurità, erano esposti alcuni lavori di Mark Rothko, grandi macchie di colore ben illuminante nella penombra dell’allestimento. Mi avvicinai ad una tela ed iniziai a fissarla ed a provare, minuto dopo minuto, un senso di distacco dallo spazio in cui ero e di contemporanea e completa attrazione verso l’opera. Con l’immaginazione trovai una nuova e inaspettata profondità nel dipinto, e fu allora che quelle macchie di colore diventarono qualcosa di meno astratto: forse un campo di grano ed un cielo? forse quello stacco sfumato tra le due campiture poteva essere la foschia all’orizzonte? Compresi che quelle due grandi campiture di colore potevano trasportare lo spettatore verso nuovi e sconosciuti livelli di profondità e che quella visione si era fatta immagine in quel momento, in quella sala e che forse, il giorno dopo ne avrei avuta un’altra o forse nessuna.

Questa sensazione, di nulla che si fa sostanza, mi è tipica in molti contesti che hanno a che fare con il Giappone. Ad esempio, davanti ai paraventi di Tōhaku Hasegawa mi perdo ad interrogarmi su cosa si celi dietro a quelle nebbie. La mano del pittore disegna il pieno per rappresentare il vuoto, dona allo spettatore, la possibilità di andare oltre al visibile e la sensazione di aver afferrato una figura o un simbolo, in questa ostentata necessità che ogni volta abbiamo, di dover “riempire”, trovare le parole, dare un significato.

Nella casa tradizionale giapponese ci si può trovare smarriti: dove sono le pareti? Dove sono gli oggetti? Lo spazio in cui sono stato seduto ieri adesso non c’è più… Nell’architettura “shinden-zukuri”, originaria del periodo Heian, le pareti scorrevoli cambiano l’organizzazione della casa e si aprono verso il giardino fondendo e confondendo l’interno con l’esterno, il finito con l’infinito.

Nello haiku il significato, a discapito del significante, apre alla mente orizzonti lontani e diversi, crea suoni, ci trasporta da una stagione all’altra e come riesce in questo? Forse descrivendo minuziosamente una certa situazione? No, al contrario, uno Haiku lascia una sensazione di sospensione, che può farsi immagine nella nostra mente o rimanere tale come auspica Barthes:

“…le vie dell’interpretazione non possono che sciupare lo haiku: perché il lavoro di lettura che vi è connesso è quello di sospendere il linguaggio, non di provocarlo…”

Potremmo continuare per ore a parlare e meravigliarci su come il concetto del vuoto sia al centro della cultura giapponese e, in modo più ampio, nella cultura orientale. Molti degli esempi citati hanno in comune concetti come asimmetria e armonia che combinati insieme danno vita alla composizione ritmica che distribuisce pesi e misure, che crea musicalità.

Nell’ ikebana, ad esempio, proprio l’armonia si nutre del vuoto affinché essa sia percepibile. Le mani dell’artista, come se tenessero un pennello per disegnare un ideogramma, liberano dal superfluo, accostano e allontanano, partendo dallo spazio vuoto e creando grazie ad esso.

Credo sia stimolante perdersi in queste sensazioni e credo che lo sia ieri come oggi, in quanto si tratta di argomenti senza tempo. In fotografia ad esempio potremmo citare Hiroshi Sugimoto e il suo progetto “Seascapes”: fotografie di paesaggi di mare e cielo, senza persone, senza barche, natanti o altro, solo mare e cielo che si incontrano inevitabilmente su una linea a volte netta a volte sfocata. Scene vuote, molto simili tra loro ma l’artista sente la necessità di scrivere il luogo dello scatto come a volerne richiamare l’identità anche se non riscontrabile, come a ricordare che quello che apparentemente ci sembra uguale in realtà può non esserlo. In questa incertezza di base, l’occhio dell’osservatore si perde nelle mille onde del mare che ricordano il tempo che passa e che non può essere arrestato, proprio come l’acqua, proprio come il concetto di “mono no aware”, una frase giapponese che richiama la struggente e nostalgica sensazione di consapevolezza che tutto non può essere per sempre. Una sensazione che descrive bene Yoshida Kenkō, scrittore giapponese vissuto tra il XIII e XIV secolo, in questo brano:

Se l’uomo non svanisse come le rugiade di Adashino, se non si dileguasse come il fumo sopra Toribeyama, ma rimanesse per sempre nel mondo, a che punto le cose perderebbero il loro potere di commuoverci

Lo spettatore della foto di Sugimoto indaga costantemente l’immagine alla ricerca di un soggetto riconoscibile oltre al mare e il cielo: che sia una barca, una persona o la linea di terra, nella necessità, ancora una volta, di dover trasformare l’immaginazione in immagine vivida.

In fotografia da anni ormai cerco di dare forma al vuoto: che sia un paesaggio, la fitta pioggia tra i palazzi di una città o il volto di una persona. Vorrei che le mie foto fossero inconsapevoli contenitori di immagini più che immagini loro stesse e so che il Giappone può aiutarmi in questa impresa”.

Il lago Ashinoko nei pressi di Hakone, come nello Haiku di Basho:
Fitta nebbia:
invisibile, e pur suggestivo
il Fuji oggi.
Diario di viaggio sotto la pioggia e il vento (1684-85), Matsuo Basho
Shirakawa-go nella neve di Marzo, Giappone 2018 (Andrea Lippi)
Pioggia luminosa nel quartiere di Gion a Kyoto ed uno shafu in attesa di riprendere il suo cammino. (Andrea Lippi)
Nebbie estive sopra il ponte di Amanohashidate, Giappone 2016 (Andrea Lippi)

Andrea Lippi nasce in Toscana. Si avvicina alla fotografia grazie alla macchina del padre per poi occuparsene con continuità dall’età di 23 anni, realizzando una camera oscura e iniziando a stampare in proprio le sue foto.

Dal 2003, anno in cui fonda con alcuni amici il gruppo BoulevardUtopie che si occuperà di foto e video, inizia a ideare alcuni progetti fotografici, tra i quali “Ioedio”, “Presenze”, “People Met” e “Floating lights”. Dal 2008 avvia la collaborazione come video-maker e artista di scenografie digitali con alcune compagnie teatrali. Nel 2010 entra a far parte del collettivo Playsomenting creando immagini, foto e video in performance audiovisive presentate a Firenze, Milano, Roma e Mosca.

Dopo diversi viaggi in Europa e a New York, nel 2014 si reca in oriente dove, negli anni successivi, viaggerà in Cina, Vietnam e Honk Kong. Nel 2015 viaggia per la prima volta in Giappone, facendovi ritorno nel 2016, 2018 e 2019. Nel 2017 prende forma il progetto “Lights of Japan” con l’uscita del libro omonimo con la prefazione di Noriyuki Kai (Ibaraki University of Mito) e Midori Sewake. Dallo steso anno iniziano le prime mostre fotografiche del progetto e le artecipazioni a conferenze, convegni e presentazioni in tutta Italia. Dal 2018 inizia ad esporre le proprie foto in Giappone, prima ad Osaka e poi a Mito con il patrocinio dell’istituto italiano di cultura di Tokyo. Le mostre continueranno a Miyazu-Amanohaschidate (2018) e a Obu-Nagoya (2020). Le foto di Andrea continuano a viaggiare in Giappone ancora oggi.

Contatti:

www.andrealippi.it

info@andrealippi.it

instagram: andrealippi_fotografia

Grazie ancora al sig. Lippi per questo suo prezioso contributo che so quanto possa stimolare l’approfondimento culturale del Giappone da parte del sottoscritto e del suo gruppo e di tutti coloro che non limitano lo studio dell’ikebana ad una semplice realizzazione di composizioni floreali.

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Se ogni anno speriamo che il prossimo sia migliore (pare il genere umano sia perennemente insoddisfatto) è fuor di dubbio che quest’anno tale sentimento avesse radici realistiche. Non possiamo pretendere miracoli dal 2021 perché probabilmente sarà un anno di “transizione”, ma magari torneremo a vivere con meno terrore.

Nel frattempo festeggiamo la speranza e io lo faccio in primis con questa bella foto di gruppo.

Ieri con le nostre allieve (anche quelle che vivono all’estero) abbiamo organizzato un tè virtuale. Purtroppo alcune non hanno potuto partecipare per impegni familiari, ma come si vede dalla foto eravamo un bel gruppo. Tra risate, tè e dolci abbiamo parlato di progetti per esorcizzare ogni possibile impedimento. Se è vero, come scritto nel post precedente, che la nostra attività del gruppo non si è mai fermata un conto è fare le cose virtualmente e un’altra stare tutti assieme di persona.

Sempre per gli auguri pubblico l’ikebana realizzato per inizio anno da Silvia Barucci che non aveva potuto essere dei nostri per gli ikebana di Natale.

Come ho detto a Silvia, lei ha realizzato un vero e proprio fuoco di artificio in ikebana. Spesso purtroppo vedo online delle ricerche sullo stupore straniante ovvero volerlo fare strambo in nome di un freestyle fuori dagli schemi (che è in primis un rendere lecito qualsiasi cosa inoltre se si fa freestyle siamo già fuori dagli schemi è inutile premere sul pedale dell’acceleratore). Un po’ come se in un ikebana augurale mettessi che so delle spine che già sanno di Passione di Cristo, ma che erano proibite anche nei morimono tradizionali e infatti nel libro Ikebana “Inspired By Emotions” i materiali con spine erano tutti negli ikebana che parlavano di Paura.

Come insegna anche la Iemoto nel bellissimo video augurale che ha realizzato per gli auguri di inizio anno la semplicità (apparente) è sempre la strada migliore da ricercare.

Buon tutto.

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Ed eccoci al consueto riassunto annuale delle attività del nostro gruppo ufficiale della scuola Sogetsu in Italia. Devo dire che il consuntivo di questo anno mi fa particolarmente piacere perché, pur non avendo potuto fare conferenze, dimostrazioni, mostre o il workshop preventivato, siamo riusciti non solo a portare avanti le lezioni del corso, ma a svolgere attività online. Credo che questo sia l’amore per l’ikebana, il sentire la necessità di praticarla anche quando è impossibile.

Prima però di lasciarvi al riassuntone il sottoscritto e il M. Farinelli vi vogliono fare gli auguri alla loro maniera.

Ikebana di Lucio Farinelli – Vaso di Luca Pedone – Foto di Luca Ramacciotti
Ikebana e Foto di Luca Ramacciotti

FEBBRAIO

Il mese è cominciato con la vittoria di Silvia Barucci (I posto) e Deborah Gianola (II posto) al concorso internazionale della Sogetsu 8th Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition

ed è proseguito con l’inizio dei festeggiamenti virtuali per il compleanno della nostra Iemoto Akane Teshigahara.

Lanciamo anche il #concentusvirus ovvero una foto al giorno per dieci giorni taggando altri ikebanisti. Non avremmo mai immaginato il successo mondiale di questo gioco, ma nemmeno che in realtà, purtroppo, un altro virus meno divertente e più terrificante stava per colpire tutti noi.

MARZO

Facciamo lezione (senza sapere che sarebbe stata l’ultima per diversi mesi) e festeggiamo il diploma di Silvia Pescetelli. Il coronavirus è già nell’aria, ci sono i primi malati, ma nessuno immaginava cosa stesse per accadere. Per fortuna la lezione era sull’arte potendo usare i capolavori di due nostri allievi Massimo Alfaioli e Marco Scarici.

Il mese di marzo si segnala proprio per il brusco risveglio che tutto il mondo ha avuto a partire da noi italiani che siamo stati quelli maggiormente colpiti. Dalla Cina arriva il covid-19 e devasta sogni e vite. La scuola Ikenobo lancia l’hastag #ikebanaforpraying con l’invito a contrastare tanto dolore con la bellezza degli ikebana sperando che siano anche di buon auspicio. Siamo l’unico gruppo ufficiale della Soegstu italiana ad accogliere l’appello realizzando i lavori con quello che avevamo a disposizione in casa, in giardino o sui terrazzi perché la realtà allucinante della quarantena era appena iniziata.

Iniziano a salire vertiginosamente le cifre dei morti in Italia e poi nel mondo. Siamo chiusi in casa, lontani da amici e parenti, la paura regna sovrana e sembriamo catapultati in un film di fantascienza. Ci sono persone che incredibilmente non comprendono la portata di questa cosa e addirittura pensano ad un complotto arrivando poi, in seguito, anche a dubitare dei vaccini. Alla follia del virus si aggiunge la loro.

APRILE

Lo stato italiano lancia l’hastag ##distantimauniti con la speranza che le persone si facciano forza attraverso il volontariato e gli amici. Propongo un’idea alle mie allieve e loro, essendo folli quanto me, ovviamente accettano. Così con la morte nel cuore cerchiamo lo stesso di donare allegria, un sentimento che di certo non proviamo. Abbattersi in certi momenti è pure peggio per cui tra il serio e il faceto realizziamo delle foto che abbiano a che fare con l’ikebana.

Sì inizia a vedere alcuni spiragli di luce e determinate attività possono riaprire compreso il Mercato dei Fiori di Roma. Uno dei nostri fornitori passa da casa a portarci del materiale. Pare un segno del destino che siano rami di camelia, il fiore principe per la Sogetsu.

Purtroppo l’isolamento non è ancora terminato ed è sempre molto pericoloso muoversi coi mezzi pubblici per cui attraverseremo un periodo pasquale davvero agghiacciante. Con le nostre allieve però vogliamo fare una mostra virtuale di nostri lavori dedicati a questa festività per non demolizzarci, per continuare a praticare. Essendo parzialmente bloccati e, spesso impossibilitati ad acquistare materiale, decidiamo di fare i lavori, ancora una volta, con ciò che abbiamo a portata di mano. Devo dire che è stato un esercizio interessante doversi lambiccare il cervello e tentare di fare ikebana solo con ciò che i dintorni ristretti offrivano. La natura, nonostante o forse proprio in seguito alla nostra chiusura, stava attraversando la primavera e noi potevamo in qualche modo approfittarne. La fortuna che potendo fare ikebana con qualsiasi materiale siamo riusciti ad andare avanti.

Cristian Cavagna il patron del gruppo Adjumi (4830 iscritti) mi invita a tenere una conferenza online in diretta per parlare dell’arte dell’ikebana e il rapporto che si può avere con il mondo dei profumi attraverso il sentore dei fiori. Un’esperienza bellissima.

La nostra insegnante Mika Otani idea una live con collegamenti da tutto il mondo per parlare di ikebana e come stiamo vivendo questo periodo. Un pensiero prezioso di un’umanità ed empatia uniche. Per omaggiarla prepariamo anche degli ikebana da far vedere via webcam.

Noi iniziamo a tenere lezioni online per le allieve impossibilitate a muoversi sia perché abitano fuori di Roma o dall’Italia sia perché è sempre consigliato muoversi il meno possibile. La nostra attività didattica non si ferma.

Inizia la Maasaki Ozono Challenge. Questo giovanissimo artista giapponese idea una gara dove dobbiamo impilare artisticamente gli oggetti di uno stesso colore che abbiamo in casa. Un’idea notevole perché stimola la creatività e tutti possono farla. Dei gruppi ufficiali della Sogetsu in Italia siamo solo noi a rispondere all’appello.

Lo scrittore ed artista del carnevale Umberto Cinquini mi coinvolge in una sua live per parlare del mondo del mondo dell’ikebana all’interno del ciclo Buonanotte con Il Buffone (che trae spunto dal titolo del suo ultimo romanzo).

MAGGIO

Sempre a causa del parziale blocco a cui siamo sottoposti in Italia ideo un’altra iniziativa da fare online con le nostre allieve. Dopo che il Maestro Giuseppe Carta ha onorato il mio blog con un testo scritto appositamente da lui decidiamo di realizzare delle composizione ispirate alle sue magnifiche opere. Dato che il suo tema artistico sono i frutti e le verdure ancora una volta possiamo attingere da ciò che abbiamo in casa senza dover cercare del materiale appositamente andando a gabbare lo stato sociale in cui si vive. Per me è questo quello che potrei definire giocare fuori dagli schemi.

GIUGNO

Finalmente possiamo tornare a fare lezioni de visu anche se sempre un poco contingentati. Il Maestro Farinelli apre casa alle allieve (e pure le finestre), tolte le scarpe all’ingresso, mani disinfettate, mascherina e sanificazione della stanza dopo ogni lezione e il corso prosegue. Nessuna scusa è valida nel non fare ikebana per noi. Nemmeno questo maledetto virus. Intanto il sottoscritto, Anne Justo e Patrizia Ferrari partecipano ad un interessante corso ideato da Caterina Roncati che online ci spiega, dopo aver inviato appositi kit, i misteri dei profumi. I tre ikebana ideati da noi e dedicati alle Note di testa, cuore e fondo raccolgono molto successo all’interno del gruppo.

LUGLIO

La Sogetsu lancia il concorso #akane60ikebana. Per parteciparvi serve fare ikebana nei vasi di ferro ideati dalla scuola. Indovinate dei gruppi italiani della Sogetsu chi partecipa? E vinciamo pure due dei vasi messi in palio (Lucio Farinelli e Daniela Bongiorno).

Carlo Scafuri idea Takumi lifestyle il primo portale dedicata al mondo dell’ikebana e chiede al sottoscritto di rappresentare con articoli il mondo dell’ikebana. Articoli rivolti non agli addetti ai lavori, ma a persone che possono essere interessati alle discipline orientali. Accetto con piacere perché ne condivido lo spirito dato che in quarantena mi è venuta un’idea, ma di questo ne parliamo più sotto.

AGOSTO

Il mese purtroppo inizia male. Come se ci fosse bisogno di ulteriori dispiaceri in questo anno ci lascia il Maestro Mauro Graf della scuola Ohara. Persona preparata che rispondeva sempre alle mie mille domande e curiosità sulla storia e la cultura dell’ikebana. Per fortuna i suoi allievi mantengono online il suo preziosissimo sito.

Inoltre purtroppo sono cancellati definitivamente, dopo uno speranzoso rinvio, i festeggiamenti programmati per il compleanno della Iemoto. Ma noi le mandiamo ugualmente il nostro calore con quasi tutti i nostri allievi che le fanno gli auguri.

SETTEMBRE

Il Chapter di Singapore di Ikebana International ci invita alla mostra virtuale My Inspiration: Welcome Autum. Questa sarà una cosa caratteristica di questo anno. Le mostre online. Una bella e originale idea dato che dal vivo non è possibile farle come non si possono organizzare workshop. Un modo realmente bello per cercare di sentirsi ugualmente vicini. Ancora una volta siamo noi, come gruppo ufficiale della Sogetsu, a rappresentare l’Italia. Con mio piacere partecipa anche la nostra allieva che vive a Tel Aviv.

OTTOBRE

Devo dire che ottobre ci fa quasi sperare nel meglio. Ricominciano i corsi fisici a Roma (tranne per chi vive fuori città o all’estero per loro si continua online) e soprattutto Silvia Barucci e Ilaria Mibelli iniziano un corso a Firenze. Dopo il mio corso di anni fa a Livorno tornano due maestre di un gruppo ufficiale della Sogetsu ad insegnare ikebana nella mia regione. E lo fanno partendo con stile fin dalle mascherine divenute ormai un accessorio del nostro vestire.

Inoltre vicinciamo un premio alla nona edizione del concorso internazionale “The Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition”. Questa volta il concorso è durato davvero molti mesi proprio per stimolare la creatività di coloro che erano costretti in casa. Infatti per l’occasione aveva anche un tema: Ikebana at home! E la nostra allieva Rumiana Uzunova porta a casa il II premio.

Prima di lasciarvi alle foto di tutti gli ikebana con cui abbiamo partecipato ci tengo a fare un riassunto di questo prestigioso premio.

草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition (IV Edizione): Golden Moon Prize – Luca Ramacciotti

草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition (V Edizione) – 90 Anniversario: Magazine Prize – Silvia Barucci e Anne Justo

草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition (VIII Edizione): Golden Moon Prize – Silvia Barucci. Silver Moon Prize – Deborah Gianola

草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition (IX Edizione): Silver Moon Prize – Rumiana Uzunova

NOVEMBRE

In questo mese con Lucio Farinelli decidiamo di fare anche noi una piccola mostra online dei nostri lavori in modo da coinvolgere anche le allieve fuori sede e grazie a delle bellissime foto di paesaggi inviate a tutti da Patrizia Ferrari, Chiara Giani e Neicla Campi chiediamo loro di realizzare degli ikebana ispirati ad esse. Nasce l’esposizione online: Seasonal Plant Materials.

DICEMBRE

Dicembre inizia con una bellissima iniziativa che mi propone Luigi Gatti scrittore, viaggiatore ed esperto di cultura giapponese. Un ciclo di tre conferenze sul signifiato semantico, filosofico e culturale degli ideogrammi legati al mondo dell’ikebana. Il primo tema scelto da Gatti è Kadō 華道 ed io ho un tuffo al cuore (ma ne riparliamo tra qualche riga) e si fissa la data del 6 dicembre. Gatti terrà una conferenza via Zom e la registrerà in modo che gli interessati possano averla come materiale didattico o non perderla in caso di impegni (anche se al momento con il coprifuoco molti impegni purtroppo non ne abbiamo). Con gioia vedo iscriversi curiosi, esperti di Oriente e rappresentanti delle scuole Ohara e Wafu. Purtroppo della Sogetsu partecipa solo il mio gruppo. Evidentemente non c’è interesse di una crescita culturale (e di amicizia) da parte di altri.

Silvia Barucci realizza la locandina sia della prima conferenza, sia della II (stavolta il tema è Ma 間). In attesa della locandina per la terza conferenza (dobbiamo ancora decidere l’immagine) che si terrà il 10 gennaio intanto vi svelo il tema: Fūryū 風流. Delle serate davvero interessanti anche per i commenti e gli scambi di opinione post diretta. Che bello essere in tanti a condividere questo percorso in amicizia e senza barriere.

Ed eccoci all’argomento di cui accennavo sopra. Figlia della clausura l’idea mia di realizzare un libro di ikebana. In realtà sono anni che mi frullava in testa l’idea ed avevo scritto anche appunti che diedi da leggere ad una mia ex allieva che ora insegna per conto suo. Però non riuscivo mai a focalizzare bene il tema e come affrontarlo. Poi nei giorni di prigionia, come dicevo all’inizio, tra stare a fare le geremiadi e studiare e pensare ho preferito la seconda opzione, mi si accese la lampadina. Avrei realizzato qualcosa che avrei voluto avere io da studente. Un libro che non fosse tecnico (sinceramente adoro i libri della Maestra Banti e li ho tutti, ma credo siano un po’ difficili per un neofita) e che presentasse la storia e la caratteristica di diverse scuole. Non un libro autoreferenziale, ma di comunicazione vera. Prima di tutto domandai ad amici ed esperti se volessero essere della partita e il mio grazie va a loro che dissero subito di sì: Romilda Iovacchini, Regi Bockhorni e Ingrid Galvagni. Poi si decise per il formato ebook. Non esistevano libri sulle scuole in questo formato che è accessibile a tutti ovunque e senza bisogno di spese di spedizione e di attesa dell’arrivo del pacco. Sarebbe stato bilingue (italiano e inglese) e Silvia Barucci avrebbe creato tutto dalla copertina all’editing. Un dono prezioso per la copertina il disegno di Shoko Okumura. E finalmente anche la Sogetsu compare in un libro in lingua italiana. Direi un bel modo di finire un anno orrendo che però ci ha visti fare sempre molta attività. Perché a noi l’ikebana ci dà davvero gioia.

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Mai come quest’anno la citazione di “Canto di Natale” di Charles Dickens mi pareva perfetta per il titolo del nostro consueto post di ikebana natalizi.

Solitamente chiedo alle allieve di farmi scrivere il blog prima di pubblicare online i loro lavori, ma quest’anno non ho fatto la stessa richiesta per permettere loro di partecipare a due begli eventi online organizzati dal Sogetsu Branche Française e dal Gruppo di Ikebana International di Singapore a cui siamo stati invitati personalmente.

Abbiamo cercato di seguire il più possibile le linee guida tracciate anche dalla stessa scuola Sogetsu nei due importanti seminari online che ha realizzato per gli insegnanti iscritti alla STA. Questo per dare il più possibile una giusta interpretazione del tema della festività secondo i canoni della scuola e non i nostri personali e soprattutto per trasmettere gioia e calore attraverso quest’arte. Mai come in questo caso il “famolo strano” di verdoniana memoria sarebbe stato fuori luogo.

Se a lezione cerchiamo sempre di utilizzare i materiali di stagione, e in questo anno soprattutto solo materiale italiano, la lezione di dicembre è sempre stata dedicata proprio ai materiali tipici del Natale permettendo alle allieve così di avere rami e fiori da poter poi riutilizzare a casa.

Ikebana e foto di Chiara Giani
Ikebana e foto di Lucio Farinelli
Shikibana e foto di Ilaria Mibelli
Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini
Ikebana di Rumiana Uzunova – Foto e vaso di Luca Ramacciotti
Ikebana e foto di Deborah Gianola – Vaso di Sebastiano Allegrini
Ikebana e contenitore di Silvia Pescetelli – Foto di Luca Ramacciotti
Ikebana e foto di Neicla Campi – Vaso di Tore Coi
Ikebana e foto di Fiammetta Martegani
Ikebana di Giusi Borghini – Foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini
Ikebana di Rossana Calbi – Foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Susy Pugliese
Ikebana di Silvia Massotti – Foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini

Auguri da tutti noi.

Concentus Study Group

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La conferenza che ieri sera Luigi Gatti ha tenuto su Zoom potrebbe avere come sottotitolo “Peccato per chi non c’era”. L’argomento da trattare ed affrontare in un’ora era immenso anche per tutte le sfumature che presentava.

Riconosco che io possa essere stato un allievo difficile quando studiavo ikebana, ma non mi sono mai accontentato della pratica e basta e ho sempre cercato (ahimè dovendolo fare da autodidatta) informazioni inerenti la cultura che “circondava” questa arte attraverso libri o chiedendo informazioni a maestri di ikebana che vivevano all’estero. Come mi sono sempre interessato alle idee delle altre scuole perché credo che il tutto vada a comporre un immenso quadro.

Così quando Lugi Gatti mi propose il ciclo di tre conferenze sulla semantica degli ideogrammi accettai subito e con piacere. E con altrettanto sentimento ho visto aderire curiosi estranei al mondo dell’ikebana, appassionati (ed esperti) d’oriente e rappresentanti delle scuole Ohara e Wafu (della Sogetsu purtroppo solo il mio gruppo di quelli presenti in Italia, ma evidentemente un discorso ecumenico e di crescita non interessa a tutti). Ogni conferenza è stata seguita da quasi 30 persone che poi hanno pure la possibilità di ricevere il video in quanto la conferenza viene registrata. Devo dire che questa di Gatti è stata una bellissima iniziativa ottimamente organizzata.

Un’ultima riflessione prima di toccare l’argomento di ieri sera.

Quest’anno è stato orrendo e letale, ma sinceramente a me (a parte parziali danni lavorativi) ha toccato di striscio. Senza entrare troppo nel personale diciamo che per due volte ho visto bene in volto la morte per cui la prospettiva di vita muta e si tende a comprendere la bellezza del momento senza troppo stare a pensare cosa accadrà nel futuro, a recepire il concetto di impermanenza che hanno i giapponesi mentre noi tendiamo sempre a temere il futuro. Alle dimostrazioni di ikebana la prima cosa che mi chiede il pubblico è quanto duri una composizione. La durata delle cose è il nostro costante problema. Mentre i giapponesi non si preoccupano del quanto, ma del come tanto da arrivare a rendere belle anche delle fratture. Senza questi stop obbligati probabilmente io non avrei messo in cantiere l’ebook e queste conferenze non si sarebbero mai realizzate. Questo non vuol dire che dia il benvenuto a questa orrorifica pandemia, ma che invece di stare a lamentarci o vedere complotti forse è più costruttivo cercare del bene anche nel male.

Nella conferenza di ieri sera Gatti ha affrontato i temi di Spazio e Tempo. Un tempo circolare, una ciclicità di stagioni, di sensazioni, di idee. L’importanza del concetto di vuoto, di spazio, la circolazione del KI. Un vuoto che non ha una concezione negativa come in occidente (spesso nel mio lavoro si parla di “vuoto scenico” quando spesso in realtà c’ è troppo in scena e non si permette al pubblico di assimilare e godere ciò che accade sul palco).

La contrapposizione di pieni e vuoti, un vuoto che è sinonimo di mobilità e non di staticità permettendoci di avere uno spazio che possiamo andare a cambiare in base alle esigenze fino ad arrivare a parlare di importanti luoghi come il Tokonoma e ciò che può contenere. Una serie di concetti che racchiudono altri, che si mescolano, si disvelano fino a toccare anche concretamente poi la natura e il significato dei fiori in Giappone o il concetto di apprendimento che va a colmare dei nostri vuoti di sapere.

Una conferenza importantissima di cui non posso (e non voglio) entrare maggiormente nei dettagli perché non sarebbe giusto verso coloro che hanno speso il loro tempo per seguirla, ma so che da ieri sera molti concetti mi sono molto più chiari ed ampi.

Credo fondamentalmente che ognuno di noi possegga una parte di sapere per cui unendoci tutti assieme creeremo un puzzle più completo come un sasso lanciato in acqua che forma cerchi concentrici. Non si finisce mai di imparare e, magari trovando anche concetti che già conoscevamo, ne avremo un’interpretazione diversa perché ognuno ha il proprio cammino e i propri interessi.

Ringrazio i partecipanti anche per le importanti riflessioni fatte post conferenza.

Concentus Study Group

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Dieci anni fa iniziavo, assieme al maestro Farinelli, il cammino da maestro di ikebana Sogetsu. Dopo dieci anni, ieri sera, per caso, mi sono ritrovato nella zona romana dove tenevo il corso a quei tempi (Associazione Versoriente) reicontrando la prima ceramista che collaborò con noi ospitandoci per una mostra (Susy Pugliese). Pareva quasi un appuntamento nel giorno che precedeva l’uscita dell’ebook che avevo ideato e di cui mi occupavo per ciò che riguardava lo spiegare la tipologia della mia scuola nell’ambito dell’ikebana (per vedere specifiche su questo progetto rimando al mio precedente articolo). Dieci anni di attività, nove di blog, molti i traguardi raggiunti da soli, con le nostre forze, ma con il costante supporto di tutto il gruppo di allievi che in questi anni non ci hanno mai abbandonato.

In realtà per me non si è trattato di traguardi, ma di scalini saliti, di mete raggiunte. Per cui si continua con lo studio, l’approfondimento. Come con la prossima conferenza di Luigi Gatti che toccherà un tema davvero molto importante.

Proprio nell’ottica dell’approfondimento dello studio con il M. Farinelli non abbiamo mai smesso di continuare lo studio della scuola Sogetsu. Purtroppo, secondo me, anche con il miglior maestro europeo di ikebana Sogetsu abbiamo il “racconto del racconto” magari filtrato attraverso il suo gusto o le sue idee. Per cui abbiamo deciso di andare alla fonte del racconto. Di non prenderne uno “riportato”. Vogliamo fare un corretto ikebana come si fa in Giappone. Non un’edizione nostrana.

La fortuna che, costantemente ci ha seguito in questi 10 anni, ancora una volta è stata dalla nostra parte perché Mika Otani ha accettato di farci lezione. Purtroppo al momento abbiamo dovuto fare lezione via Zoom, ma speriamo presto di poter tornare nella sua bellissima classe di studio a Tokyo.

Quando Otani sensei ci ha chiesto quali temi della scuola volessimo trattare con lei, durante le lezioni, abbiamo risposto che desideravamo ricominciare dalle prime due lezioni della scuola, quelle per principianti e ci trattasse come tali. Volevamo avere dalla “fonte” la sicurezza di aver sempre trasmesso le giuste nozioni alle nostre allieve e non, magari, leggere variazioni. Ci tengo molto al tempo (e anche ai soldi) impiegati dalle mie allieve e non vorrei mai insegnar loro una cosa sbagliata perché a mia volta l’ho imparata male. Nel tempo studiando su vari libri e, partecipando a seminari, infatti ho spesso “raddrizzato” le mie nozioni di base.

Sinceramente ero un po’ preoccupato di questo. Temo ci venisse detto che sbagliavamo qualcosa di concetti o di esecuzione. Questo sentimento però non mi ha impedito di godermi la lezione. Anzi! Otani sensei ha una tale energia e gioia nel fare ikebana che è impossibile non lasciarci contagiare.

Solo in passato ho avuto angoscia nel prendere lezione di ikebana perché ogni soddisfazione veniva costantemente mortificata dall’insegnante che frequentavo. Ma per fortuna quell’epoca è distante.

All’ora convenuta, felici ed elettrizzati ci siamo collegati online. Avrei eseguito lo Stile Base Verticale sia a moribana sia a Nageire e Lucio Farinelli lo Stile Base inclinato.

Ovviamente abbiamo eseguito le due composizioni come si fosse stati in una dimostrazione per cui a rovescio, ovvero io e Lucio vedevamo il dietro della composizione e Otani sensei il davanti. Per quanto si fosse due nuovi neofiti ( 🙂 ) siamo pur maestri e qualche abilità l’abbiamo acquisita col tempo.

Otani sensei, ci guidava passo passo con consigli, suggerimenti ed esempi pratici. Avevamo anche preparato il set fotografico per cui man mano che si pensava che il lavoro potesse essere guardabile lo portavamo in postazione, scattavo le foto e le mandavamo all’insegnante che ci diceva cosa correggere. Che bellissima lezione! Ora so di avere le basi solide, ma per cementificarle bene vorrei continuare a studiare con la mia maestra giapponese tutte (o almeno quelle più ostiche) le variazioni.

Lo stile libero (per quanto spesso per tale siano spacciati due rami secchi in un vaso e saluti) è da interpretare mentre uno stile base dove si devono seguire regole ben precise e dimensioni o è corretto o non lo è. Per questo desidero, e il M. Farinelli la pensa come me, continuare a ripassare le idee, le tecniche delle basi del nostro percorso di studio. Anche perché questa volta avremo, finalmente, il racconto in diretta.

Stile Base Inclinato Moribana di Lucio Farinelli – Suiban di CER
Stile Base verticale Moribana di Luca Ramacciotti – Suiban di Sebastiano Allegrini
Stile Base Inclinato Nageire di Lucio Farinelli – Vaso di Sebastiano Allegrini
Stile Base Verticale Nageire di La Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini

Un bellissimo nuovo inizio!

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Immagine di copertina “Tsubaki” di Shoko Okumura (Pigmenti, acquerello, inchiostro di china su carta giapponese)-
Grafica di copertina di Silvia Barucci

Da studente mi sono sempre rammaricato che non ci fossero libri in italiano inerenti la scuola Sogetsu come invece accadeva per la scuola Ohara. Libri interessantissimi per uno studioso di ikebana perché l’autrice, la signora Banti Pereira, dava sempre nozioni di storia, cultura di questa arte e preziosi consigli sui vari mizuage (ovvero le tecniche per prolungare la vita dei fiori e rami) di cui nessuno mi aveva mai parlato.

Il prossimo ottobre questo blog festegegrà 10 anni di vita e, negli anni, ha raccolto persone che erano tanto esperti quanto neofiti del mondo dell’ikebana facendomi comprendere che c’era della curiosità e dell’interesse verso questa arte che spesso, purtroppo, viene svilita come l’arte in cui si taglia tutto e si lascia il materiale scarno. Da qui la decisione di ideare un libro che non fosse tecnico o per addetti ai lavori, ma un invito a… Volevo che la persona curiosa di questa forma di arte la vedesse declinata nelle varie sfaccettature che la compongono.

Ma come fare? Come ideare il tutto? Come pubblicarlo?

Guardando sui vari siti mi sono accorto che alcuni libri di ikebana già editati da tempo erano stati messi in vendita anche nel formato ebook, ma non esistevano ebook scritti appositamente e che presentassero più scuole assieme per cui ho deciso per questo formato che è leggibile sugli ereader, pc, smartphone e tablet e si può scaricare da qualsiasi parte del mondo. Da qui l’esigenza anche di tradurlo in inglese. Grazie a Susanna di Sera per aver tradotto i testi, a Lucio Farinelli per aver revisionato tutto ciò che riguardava la Sogetsu e a Marta Lanfranco che ha curato la parte ienerente la Wafu.

Ma chi far salire a bordo?

In un libro autoprodotto, che fosse un invito per i curiosi e non un libro per addetti ai lavori (devo dire che questo me lo hanno ispirato i due libri di Roberta Santagostino che sono chiari, comunicati ed esaustivi e alla portata di tutti) ci volevano persone che conoscevo da tempo e con cui fosse un piacere collaborare.

La prima a cui ho pensato per la scuola Ohara è stata la maestra Romilda Iovacchini. Romilda è una delle persone più belle che io abbia conosciuto in questi anni. La sua passione per l’ikebana è davvero infinita e studia e pratica quest’arte per la gioia di farlo. Abbiamo avuto la possibilità di condividere esperienze assieme come una splendida dimostrazione a San Marino e più volte ci siamo incontrati per degli aperitivi. Inoltre è l’attuale presidente del Chapter romano di Ikebana International e mi pareva giusto coinvolgerla.

Per l’Ikenobo, non avendo contatti in Italia, mi sono rivolto all’amico Regi Bockhorni. Regi ha subito accolto l’idea con entusiasmo e disponibilità. Una persona straordinaria, collaborativa che ci ha aiutato in ogni istante del progetto con entusiasmo e disponibilità totali.

Solitamente queste sono le tre scuole che compaiono maggiormente nei libri sull’ikebana, ma io ho voluto inserire anche una scuola con cui abbiamo avuto il piacere di collaborare quando ci invitarono a esporre ad Ivrea e che sono stati presenti anche al nostro workshop di Mika Otani. Poi in fin dei conti usciamo, noi della Sogetsu e loro, dalla stessa costola. Ed ecco entrare in ballo la Wafu. Grazie alla signora Galvagni che con simpatia ha subito aderito all’idea.

I mesi si sono succeduti mentre cercavamo la formula migliore per realizzare i nostri lavori, i permessi chiesti alle varie scuole, le traduzioni, le correzioni, ancora le correzioni e di nuovo le correzioni. E speriamo di aver tolto tutti gli errori. Non avere un correttore di bozze è stata dura, ma dalla nostra parte avevamo Ilaria Mibelli e le sarò eternamente grato.

Per la parte grafica non potevo non rivolgermi a Silvia Barucci data la sua eccellenza nel settore. A lei ho affidato tutta l’impaginazione e realizzazione del libro.

E poi un dono meraviglioso, di quelli che ti commuovono. La straordinaria artista Shoko Okumura ci ha concesso di scegliere tra i suoi capolavori l’immagine di copertina.

Ringrazio i miei tre meravigliosi couatori per aver fatto in modo che il mio sogno andasse in porto e che anche in lingua italiana finalmente ci fosse un libro sull’ikebana che toccasse le varie scuole.

Regi Bockhorni
Romilda Iovacchini
Ingrid Galvagni

Le scuole all’interno dell’ebook (che sarà disponibile su Amazon, Kobo e IBS) sono presentate in ordine alfabetico.

Amazon

Kobo

Buona lettura

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