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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Tag Archives: sogetsuitalia

Lo scorso ottobre, la mia insegnante, sensei Lina Alicino – in arte Ran son – venne a trovarci, su nostro invito, durante il workshop internazionale tenuto da Ilse Beunen e Anne -Riet Vughts.

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(Foto realizzata dal sig. Michele Alicino fatta durante l’inizio del nostro percorso di studio con la Lina Alicino Sensei)

In quell’occasione portò a far vedere ai partecipanti alcuni libri in suo possesso e le mie allieve, oltre ad ammirarli, espressero il desiderio di conoscere meglio la storia dell’Ikebana Sogetsu in Italia.
Da qui è nata l’idea di fare alcuni articoli su come sia arrivata questa scuola nel nostro Paese e ringrazio la signora Alicino per aver accettato di farmi trascrivere qui storia, aneddoti e ricordi.

Iniziamo il viaggio.

L’Ikebana Sogetsu in Italia in realtà è arrivata indirettamente grazie al marito della signora Alicino, il signor Michele Alicino.  Spiego meglio questa mia affermazione.

Il sig. Alicino nel 1962 fu mandato dall’Alitalia in Giappone in qualità di “Interior Decoration Superintended” con l’incarico di aprire, presso il Palace Hotel, una prima sede per l’avvio dei voli di linea Italia-Giappone e vv. della nostra “Compagnia di Bandiera”..

In tale occasione conobbe il fondatore della Sogetsu School, Sofu Teshigahara, primo Iemoto, che gli consegnò un suo libro di Ikebana con dedica datata 8 maggio 1962 e di alcune pubblicazioni delle sue exhibitions, quale dono da portare in Italia alla sig.ra Alicino.

(Foto realizzate dal sig. Michele Alicino relative al libro avuto in dono da Sofu Teshigahara e l’ikebana che più di tutti emozionò la signora Lina Alicino)

La  sede Sogetsu visitata dal sig. Alicino era un edifico di tre piani, successivamente sostituito dal  grattacielo progettato dall’architetto Kenzo Tange famoso in tutto il mondo.

Nel 1966 fu allestita, sotto la direzione del sig. Alicino, nell’ambito del grande progetto di espansione della rete Alitalia nel mondo, la prestigiosa sede definitiva presso il Kasumigaseki Building nel pieno centro di Tokyo. Non si trattò di una semplice sede di una rappresentanza commerciale ma  anche di  un importante veicolo dell’arte italiana già a quel tempo molto apprezzata dai Giapponesi, tant’è che fu inaugurata alla presenza dei principi figli dell’Imperatore.

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(Foto realizzata dal sig. Michele Alicino del momento inaugurale della sede Alitalia)

In tale sede, per la prima volta fu esposta una grande gigantografia tratta dagli archivi Alinari della volta della Cappella Sistina, abbinata all’esposizione di un’opera Ikebana per la quale era stato interpellato il grande Sofu Teshigahara.

Scan1(Foto realizzata dal sig. Michele Alicino)

La signora Alicino, che da sempre  aveva una forte connessione con il mondo dei fiori, rimase talmente affascinata dalle foto delle composizioni del libro donatole da decidere di intraprendere “la via dei fiori” seguendo il metodo della Sogetsu School. Conseguì il primo livello di studi con l’insegnante scandinava Kerstin Bruno che saltuariamente veniva in Italia.

Ben presto avvertì l’esigenza di acquisire maggiore conoscenza ed esperienza dell’arte Sogetsu e a tal fine si recò molte volte in Giappone studiando presso la summenzionata sede principale in Tokyo con i più importanti maestri e dove ebbe l’onore di essere presentata dalla gran master Tanybayashi al terzo Iemoto della scuola Hiroshi Teshigahara.

Ma di questo ed altro ne parleremo prossimamente.

Concentus Study Group

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(© fotografico di Giò Tarantini)

Approfitto di questa bellissima foto che Tarantini ha scattato in Vietnam per parlare di un tema che in questi giorni, per vari motivi, mi sta balzando spesso innanzi agli occhi.

Tarantini è fotografo di professione per cui è ovvio che sappia come comunicare, ma la cosa che per primo mi colpisce vedendo l’immagine è il perfetto equilibrio, larmonia tra le forme e le sfumature di colore.

In un mio recente post ho parlato di quanto sia importante (direi fondamentale) imparare le tecniche di base per fare ikebana, come ricorda più volte lo stesso Sofu Teshigahara nel suo Kadensho.

Ma.

C’è un ma.

Le tecniche, la loro padronanza ci devono portare ad essere così abili da saper utilizzare e disporre bene ogni tipologia di materiale, ma il nostro scopo finale è realizzare qualcosa che trasmetta armonia, equilibrio, non un mero esercizio di tecnica pura senza anima (come lo stesso Sofu ribadisce sia nel già citato Kadensho sia nei 50 Principi della scuola Sogetsu).

Se noi ci riteniamo dei professionisti dell’ikebana, ovviamente, si dovrebbe saper far sì che le tecniche ci portino ad avere un equilibrio di forme finali.

E qui si tocca il tema centrale di questo blog che, come scrivevo a inizio del paragrafo, in questi giorni mi si sta presentando sotto vari aspetti: l’armonia.

Cosa rende armonico un ikebana?

In una sua recente conferenza a Roma, Mauro Graf ha puntato l’attenzione sulla disposizione degli elementi principali che seguendo la Triade Buddista portavano già ad un equilibrio innato di forma (sto sintetizzando in maniera molto forte più di un’ora di interessante ed importante conferenza).

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(una delle diapositive proiettate durante la conferenza)

Quindi tecnica e disposizione. Basta? No ovviamente. C’è un terzo elemento che direi fondamentale (se non di più) dei due precedenti.

Ritorniamo alla foto di apertura. La tecnica ha fatto sì che Tarantini realizzasse una foto professionale. La disposizione degli elementi ha portato ad avere una comunicazione perfetta dove le sfumature di luce, ciò che è a fuoco e ciò che non lo è, le diverse tipologie di superfici donano diverse sensazioni.

Ora togliamo il grande albero portato dal mare. Mettiamoci che so uno schiacciasassi.

Cambia ovviamente la comunicazione, ma anche ciò che proviamo. Da una foto che induce serenità, poesia si passa ad un oggetto forte in primo piano, slegato al contesto naturale e che ci potrebbe infastidire.

Torniamo al nostro ikebana. Siamo pronti con le tecniche e sappiamo nello stile base come sia la disposizione dei fiori a triangolo (scaleno nella Sogetsu).

Ed ora? Ora viene lo scoglio più grande. Il materiale floreale.

Come si sceglie e si abbina il materiale floreale? Come per la conferenza di Graf è difficile sintetizzare in poche righe anni di studio, ma la cosa più difficile in un ikebana è proprio capire quale materiale vada bene e quale no.

Il motto della scuola Sogetsu è (come ricordato spesso qui): Ogni persona può fare ikebana con ciò che vuole e in qualsiasi luogo desideri. Ovvero vanno bene tutte le tipologie di luogo per esporre gli ikebana e non ci sono limitazioni di genere sul materiale da utilizzare. Questa frase che sembre semplificare la vita in realtà ce la complica.

Mi spiego meglio. Ho un ikebana dove so quali materiali devo usare, li prendo e li sistemo. Ho uno stile da fare, ma la scelta del materiale ricade su di me. Panico.

A lezione noi forniamo, ovviamente, il materiale agli allievi preparando mesi prima le lezioni (spesso la ormai non – stagionalità dei fiori non aiuta molto) e Lucio Farinelli segna tutto sul suo file excel. Cerchiamo da sempre di non ripetere in un anno lo stesso materiale e di contro chiediamo agli allievi di esercitarsi a casa. Qui ovviamente, i primi anni, si scontrano con la scelta dei materiali non avendo l’esperienza necessaria, ma come si dice “sbagliando si impara”. E’ difficile comprendere il giusto equilibrio necessario tra i vari materiali. Si va dai rapporti di forma (lungo, fine, grosso, tondo etc) a quelli dei colori, dei generi (un’orchidea difficilmente si abbinerà ad un materiale rustico o dei fiorellini di campo a foglie turgide e forti esteticamente), si innesta il connubio tra di loro, la forma scelta e la tipologia (e colore) del vaso, etc. Quindi è un continuo osservare, studiare comprendere. Questo probabilmente legato anche alle sue origini, all’influsso dello Zen dove ad un processo di apprendimento si “sostituisce” un’attenta osservazione che porta al comprendere, ma di fatto la nostra armonia in ikebana è un grosso punto da superare.

Questo non vuol dire che uno si deve scoraggiare, ma seguire gli imput forniti dal maestro, studiare, sperimentare fino a quando in automatico comprenderà che tecnica utilizzare, quale disposizione dare ai fiori ed allora avrà un risultato armonico dove tutto sembrerà naturale quando in realtà in ikebana di naturale non c’è proprio niente perchè la perfezione della natura viene rielaborata dall’uomo.

Concentus Study Group

 

 

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Lo scorso novembre la giornalista Giorgia Marino mi mandò una mail per chiedermi se poteva attingere dal nostro sito per alcune foto dato che stava realizzando un articolo sui fiori recisi ed avrebbe fatto un piccolo focus sull’ikebana. Essere contattati da una così prestigiosa rivista di architettura dedicata al rispetto della natura e al design di alta eccellenza ci ha fatto davvero piacere per cui le abbiamo dato carta bianca sulla scelta delle immagini da inserire.

La sua scelta è caduta su una mia foto ed una di Ben Huybrechts e ringrazio la rivista che ha avuto la correttezza professionale di citarci nei crediti finali.

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E’ sempre bello quando si parla di ikebana in maniera chiara e precisa e in un contesto davvero ben realizzato per cui a tutti consiglio la rivista reperibile anche online sul sito Casa Naturale.

Ed ancora Buon Anno a tutti.

Concentus Study Group

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il fiore e l'argilla_2018_bis

Subito a ridosso del workshop sui profumi  (un mondo da conoscere bene per chi pratica l’arte dell’ikebana) con Antonio Alessandria, si partirà con una grande mostra che durerà quasi due mesi in collaborazione con il laboratorio di ceramiche Pots e i maestri Sebastiano Allegrini ed Angelica Mariani.

A Roma ci sono bravissimi ceramisti a partire dal Cer di Annamaria Apolloni (oggi purtroppo chiuso) che ci realizzò i nostri primi set base per l’ikebana a Susy Pugliese che ci accolse anni fa per una mostra a Elettra Cipriani a Paolo Porelli a Giuseppe Marcadent a Sara Kirrschen a Cristiana Vignatelli Bruni a Riccardo Monachesi a Francesco Campoli (citati in rigoroso ordine casuale), ma se noi ci siamo fermati da Pots è perché lo stile qui è perfetto per noi che amiamo l’oriente perché il primo ad esserne appassionato è lo stesso Sebastiano.

Al di là delle sue tazze da cerimonia del tè, delle sue teiere, dei suoi continui studi sulla materia, le possibilità tecniche che offre ai suoi allievi e/o clienti è innegabile che il suo interesse per il mondo dell’ikebana lo renda idoneo per ciò che noi cerchiamo e lo dimostra il recente successo internazionale che i suoi lavori, e quelli di Angelica, hanno riscosso durante il  workshop di ikebana Sogetsu da noi organizzato ad ottobre a Roma.

Su idea del maestro Lucio Farinelli, ecco quindi il Concentus Study  Group scendere in campo con una mostra maratona (credo segni un altro nostro primato italico per la sua durata) che vedrà i maestri e le allieve del gruppo esporre utilizzando le ceramiche e i luoghi di Pots. Ogni settimana una triade di maestri e/o allievi realizzarà ikebana che resteranno in mostra fino al turno successivo esplorando tutti gli stili della scuola grazie alle opere ceramiche che i due maestri ci proporranno. E non è detto che saranno unicamente dei vasi atti a tale scopo.

Concentus Study Group

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti)

Buon giorno e buon anno a tutti. Per il titolo ho preso a prestito la suggestiva idea di Rossella Funghi che sul suo profilo Facebook augura buona scrittura a tutti a partire dalla prima ed odierna pagina (su 365 pagine!) del nuovo anno.

Non so come andrà il 2018 per il Concentus Study Group. Già mi sembra incredibile il percorso degli ultimi due anni! Di nostro abbiamo impegni già a gennaio, ad aprile, a maggio e ad ottobre, vediamo che occasioni si presenteranno lungo lo svolgimento dei mesi.

Sicuramente ci metteremo il nostro impegno per portare avanti il discorso con serietà, rigore e professionalità come abbiamo sempre cercato di fare.

Ringrazio Lucio Farinelli che da anni ha trasformato casa sua in un atelier per l’ikebana visto che è stato invaso da attrezzatura, vasi, libri e riviste inerenti quest’arte oltre a tutta l’attrezzatura per fare foto. Fornire ogni volta a circa venti allievi vasi, kenzan non è semplice ed è anche pesante (in senso letterale), ma si fa volentieri. Ringrazio anche l’Hotel dei Congressi per la loro solerte pazienza e professionalità, le persone che con le loro critiche costruttive mi hanno aiutato a crescere e anche chi non sa fare critiche costruttive, ma anche quelle servono per… selezionare.

Nella vita mi son sempre dovuto sudare ogni cosa, non mi è mai piovuto nulla dal cielo ed ho sempre dovuto lavorare e molto, ma ne sono lieto perché ogni mio traguardo so di essermelo meritato davvero e questo mi fa apprezzare ogni sfumatura che vedo lungo la via dei fiori.

E un grazie alle allieve che mi seguono, che con entusiasmo partecipano a tutte le iniziative che io e Lucio farinelli ideiamo. Perché l’ikebana Sogetsu non è solo fare composizioni.

Concentus Study Group

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Approfitto di questa vignetta segnalatami da Lucio Farinelli per fare un post che, immagino, sarà l’ultimo per il 2017 a meno che non trovi nuovi spunti di qui a qualche giorno di questo anno che per il Concentus Study Group è stato ricco di soddisfazioni e di attività con una programmazione di ampio respiro che ancora una volta ci ha ripagato dell’impegno profuso in questa arte. E nonostante i rigori del freddo invernale (qui a Viareggio siamo a 3°) siamo attivi e pimpanti più che mai. Non abbiamo tempo di riposarci perché già il 2018 è alle porte e con noi parte in quarta fin da gennaio.

Prima però di spiegare il perché del titolo di questo post vorrei ringraziare Ilse Beunen e Ben Huybrechts. Ho ricevuto stamani la newsletter di Ilse che viene inviata a chi è iscritto alla sua piattaforma online e nel ricordare il loro straordinario anno citano anche il workshop tenuto da noi in Italia a Roma. Sono due grandi professionisti, ma soprattutto due persone meravigliose che davvero amano e credono  in quello che fanno. Due grandissimi signori ed artisti. Da loro ho sempre imparato molto. Per questo mi ha fatto piacere che la mia maestra Lina Alicino li abbia incontrati quando erano a Roma.

Ma veniamo al post e alla vignetta.

Ieri al corso di Livorno abbiamo fatto un’importante ripasso sulle tecniche di ancoraggio degli ikebana nei vasi alti. Per chi non studia ikebana parlare di fissaggio non vuol dire molto, ma per noi è la base. I fiori non possono solo essere posizionati in un vaso, devono avere qualcosa che li sorregga in modo da non sembrare inermi, ma avere direzioni, profondità, forza e carattere. Le tecniche sono varie e le potete vedere qui. Ogni scuola può avere tecniche diverse, ma ognuna di esse serve appunto a far sì che il nostro lavoro sembri scaturire dal vaso in un equilibrio e movimento che contraddistinguono quest’arte da un’altra che veda la composizione di fiori in vaso (per quanto messi bene e con garbo). L’altro giorno introducendo il workshop a Lucca spiegavo come nell’ikebana è quasi più importante il percorso, lo studio che realizzare le composizioni. Mi spiego meglio su questa che è, ovviamente, una provocazione. Noi, su esempio dell’Alicino che ad ogni lezione ci faceva una piccola introduzione culturale sul Giappone, al primo incontro teniamo all’allievo una conferenza sulla storia, la filosofia e i concetti inerenti l’arte dell’ikebana o kadō (la via dei fiori come dico da sempre io qui nei miei post, frase che sembra riscuotere successo). Spieghiamo che sì faremo il primo stile della scuola Sogetsu (lo stile base verticale), che sì insegneremo come realizzarlo praticamente, MA che se noi non osserviamo il materiale, che non comprendiamo come lavorarlo al meglio e soprattutto non ci esercitiamo sempre e tanto abbiamo sbagliato tutto. Non faremo mai veramente ikebana. La pratica è fondamentale nello studio di ogni arte, ma nella cultura giapponese ancora di più. Pratica, osservazione, studio profondo (a tal proposito, e concetto, rimando alla lettura del sempre interessante “La via dei fiori : introduzione all’arte giapponese dell’ikebana” di Gusty Herrigel). Quando lo scorso novembre siamo andati al corso di Ilse con piacere abbiamo saputo che la lezione era un ripasso delle tecniche di ancoraggio in vari stili della scuola. Dico con piacere perché mi sarei esercitato con un’insegnante che ha moltissimi anni più di me (anzi approfitto per farle i complimenti per il traguardo del primo grado di Somu) e quindi un occhio più allenato ed attento del mio. E come diceva lei se non si pratica molto non si acquisirà mai la tecnica necessaria per far bene i nostri lavori.

Anzi attenzione a quei maestri che deridono la pratica e la tecnica perché vuol dire che non hanno compreso nulla del percorso che stanno facendo. Tecnica è, ad esempio, splittare alla perfezione un ramo e fare un ancoraggio resistente al primo tentativo. La pratica è ciò che ti permette di arrivare a questo livello. I nostri ikebana devono esprimere forza, vigore ed eleganza. Non l’avranno mai senza un profondo e serio studio dietro.

Il talento ne è solo la conseguenza. Faccio un esempio culinario. Un cuoco che non sa la giusta chimica (in senso letterale! Vi consiglio il libro di Hervé This “La scienza in cucina”) per cui un certo cibo cuoce ad una data temperatura e ha una reazione a questo processo come potrebbe saper creare piatti da essere stellato? Ma se uno pratica molto, studia bè.. il talento è solo la somma di tecnica e pratica ed è impossibile non svilupparlo. Sennò rinunciamo all’alta cucina (e mangeremo formaggio) o all’ikebana e possiamo sederci su una panchina a deridere il percorso altrui sulla via dei fiori per nascondere le nostre manchevolezze o qualcosa che non riusciamo a comprendere di questa arte (come si vede fin dalla prima lezione con l’attitudine di un allievo verso la correzione).

Nel titolo manca un altro elemento fondamentale per lo studio dell’ikebana. L’umiltà.

Nella mia breve, per ora si spera, carriera di ikebanista i veri maestri che ho incontrato non si davano mai arie in tal senso, anzi! Il rapporto tra studente e allievo era quasi paritario ovvero entrambi si lavorava assieme lungo la via dei fiori. Chi si sente arrivato ahimè è ben lontano in realtà da esserlo. L’essere maestro, insegnare è una responsabilità grossa. Devi essere davvero sicuro di sapere il più possibile da trasmettere, non ti devi mai accontentare del percorso effettuato, ma ampliarlo. Tempo fa con Lucio Farinelli abbiamo passato un’intera giornata a fare tecnica sul tema degli tsubo vases e ci è piaciuto molto. Non ci siamo nemmeno preoccupati di fare le foto, abbiamo splittato i rami, incastrati, fissati, tutte le tecniche provate ad Anversa da Ilse.

E ci siamo sentiti felici e soddisfatti come se avessimo fatto uno dei nostri migliori ikebana. Perchè questa è la via dei fiori. Non ciò che vediamo, ma ciò che sta dietro all’ikebana che comparirà in foto che potrà piacere o meno. Ma noi in cuor nostro sappiamo la verità. Che ci piaccia o meno.

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Come già anticipato in un precedente mio post, oggi ero ospite presso Spazio Offcina a Lucca. Dicevo stamani nel mio video su Facebook che il luogo è davvero molto grande e bello. Per me questo è fondamentale. Non si può fare ikebana in spazi non idonei, ricavati da altre situazioni. Se ci dedichiamo ad un’arte di raffinatezza di certo non andremo ad allestire il nostro atelier in un luogo che ad esso non si confa perché nato per altri scopi a volte meno nobili. Forse questo concetto mi è stato inculcato negli anni del mio studio da Lina Alicino sensei che per PRIMA a Roma creò un atelier dedicato all’ikebana Sogetsu. Per cui si parla di colei che ha portato l’ikebana Sogetsu in Italia e non di certo poco tempo fa visto che lo Study Group da lei fondato ha più di 25 anni. Sempre a Roma come spazi dedicati interamente o parzialmente a questa arte si segnalano il Chapter Roma della Scuola Ohara e lo studio Arti Floreali che anche essi da anni sono attivi nella capitale italiana e degni di rispetto per tutto ciò che hanno saputo creare e portare avanti. E’ bene anche, facendo ikebana in Italia, conoscere e rispettare la storia di chi ci ha proceduto lungo quella che io definisco da sempre la via dei fiori.

Ritornando alla giornata di oggi ringrazio le organizzatrici dello spazio e le persone convenute per il workshop. Le ideatrici di questo appuntamento, oltre a procurare pratici suiban in plastica verde delle giuste dimensioni e i kenzan, mi hanno seguito nell’ordinazione dei materiali da usare sia durante la lezione sia per la mia dimostrazione pomeridiana. Le ringrazio perché sono riuscite a reperire dei buoni contenitori che andavano bene per forma e dimensioni in maniera tale che le allieve potessero ben comprendere posizione del kenzan e dei rami.

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Dopo un’introduzione storico filosofica (che da sempre ha caratterizzato i nostri corsi) siamo passati a realizzare la prima composizione della nostra scuola mentre il grande fotografo Rinaldo Serra immortalava questi attimi. Ho molto apprezzato come abbiano compreso l’importanza di osservare il materiale, lavorarlo e posizionarlo perché l’ikebana come sanno gli addetti ai lavori è tutto ciò che si fa “prima” del realizzare la nostra composizione.

Ciliegina sulla torta la presenza di Masaki Kuroda di Serendepico, il suo staff e le sue leccornie.

 

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