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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Monthly Archives: settembre 2012

(Composizione realizzata nel 2007)

Oggi è l’equinozio di autunno, la temperatura è scesa e spira il vento di settembre. Piano piano la natura si ammanterà di rossi brillanti e cupi, gialli, marroni.

Stamani, riguardando tutti i lavori da me svolti, ho ritrovato questa vecchia foto. Era la prima (e si vede) volta che lavoravo con materiale secco e colorato. Mi è sempre piaciuto (fin dall’inizio dei miei studi in questo campo) sperimentare forme, colori, contenitori. Credo sia importantissimo per uno studente di ikebana, soprattutto se Sogetsu.

Se un percorso c’è, guardando indietro vedremo sicuramente errori fatti in vecchie composizioni, noteremo che il nostro occhio, il nostro stile è mutato anche se la nostra impronta digitale, secondo me, rimane come traccia sottile che fa sì che un ikebana si capisca subito a quale persona appartiene. L’importante è sempre lavorare, studiare con onestà e passione.

Dice Paulo Coelho nel suo ultimo libro (Il manoscritto ritrovato ad Accra):  Due persone possono cucinare il medesimo cibo e usare gli stessi ingredienti, eppure una di esse ha intriso d’Amore ogni suo gesto, mentre l’altra si è preoccupata soltanto di preparare una pietanza. Alla fine, il risultato sarà completamente diverso, anche se è impossibile vedere o pesare il magico ingrediente del sentimento più nobile ed alto.

Lo stesso, come per tutte le arti o lavori, vale per l’ikebana. Chi lo fa per passione, magari andrà spesso a rimetterci di tasca propria (allestire le mostre è sempre molto dispendioso e certamente non può ricadere, tale impegno economico, sugli studenti), ma quanta soddisfazione rispetto a chi lo fa solo per mero lucro!

Quindi resto sempre basito quando sento affermare che se uno fa ikebana poi fa il vetrinista o vedo ikebana, che non sono ikebana in realtà, spacciati per ogni evento che va dalla perdita del primo dente del figlio alla cena a casa di amici. Intendiamoci gli ikebana possono essere fatti anche, come installazione, per grandi spazi come ad esempio le hall dei centri commerciali, possono aiutarti davvero ad allestire le vetrine in maniera particolare, ma c’è una bella differenza tra impiegare il proprio sapere e spacciare come finalità di studio dell’ikebana l’allestimento di vetrine o la possibilità di unire fiori e fedi per un matrimonio.

Anche in Giappone ci sono determinati ikebana che si fanno per la feste quali ad esempio dei bambini (5 maggio) e delle bambine (3 marzo), ma sono vere e proprie opere di poesia, non vengono di certo mortificati attaccandoci palloncini come ad una mongolfiera!

Quindi impariamo ad osservare oltre la superficie ciò che abbiamo davanti ai nostri occhi, pensiamo a come il materiale usato nella composizione si trova in natura, sentiamo se il nostro animo palpita con la composizione fatta o che stiamo osservando. Non limitiamoci ad una superficiale occhiata. L’ikebana non deve essere qualcosa di strano che colpisce, ma armonia, suggestione, pace dei sensi.

Quando io termino le lezioni con la mia insegnante sono stremato (e lei più di me), ma che emozione nel guardare (e fotografare) il lavoro che mi ha fatto svolgere. E questo ripaga di tanti sforzi, di arrabbiature (quando l’ikebana non viene come vorresti), di sfide di tecnica, di spese effettuate.

Perché l’ikebana è condivisione a 360°. Nei prossimi giorni incontrerò un maestro di ikebana (Hitoshi Inoue) che venendo in Italia per lavoro vuol conoscere me e l’altro maestro con cui lavoro (Lucio Farinelli), un studentessa Sogetsu che dal Giappone si trasferisce per studiare l’italiano ci ha chiesto di incontrarci e fare ikebana assieme, ad ottobre ad Hong Kong avrò la fortuna di ricevere una lezione dalla direttrice del locale Branch ed assistere alla mostra che allestiranno.

Questo per me è ikebana, un continuo fluire di passione, energia che da una persona passa ad un’altra toccando tutti gli angoli del mondo.

E buon equinozio a tutti.

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(Papiro)

La retta è  illimitata in entrambe le direzioni e contiene infiniti punti, cioè è infinita. Questa la definizione euclidea che impariamo a scuola. In Giappone si dice che ogni persona quando nasce porta un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra. Seguendo questo filo si potrà trovare la persona che ne porta l’altra estremità legata al proprio mignolo: essa è la persona cui siamo destinati, il nostro unico e vero amore, la nostra anima gemella.

Tutte queste linee sono i percorsi della nostra vita e noi siamo i punti che incontrano. Sia per amicizia sia per sentimento, sia per condividere un cammino come può essere quello dell’ikebana.

La linea da me iniziata quando presi la prima lezione di ikebana ha portato al punto dove ho incontrato i miei allievi e amici che amano l’ikebana da tutto il mondo.

Solo un comportamento sbagliato farà si che la linea vada all’infinito senza incontrare punti, che il filo rosso legato al mignolo si spezzi o ci costringa a dover accettare persone che non stimiamo pur di non rimanere soli.

Ieri dalla matina alla sera la linea mi ha portato a ricominciare il corso di ikebana incontrando prima i rivenditori del Mercato dei Fiori di Roma con cui ho ormai da anni un rapporto di reciproca stima, poi i miei allievi ritrovati con piacere dopo la pausa estiva e nel pomeriggio nella splendida cornice di Villa Borghese, Silvana Mattei che teneva un workshop per bambini sull’ikebana Ohara.

Giornate come ieri ti fanno apprezzare i sorrisi del mondo e mi fanno gustare il fatto che io rappresenti in Italia una scuola prestigiosa come la Sogetsu.

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(Ortensia, contenitore donato dal maestro Lucio Farinelli)

L’autunno si avvicina e con esso l’inizio dei corsi di ikebana Sogetsu tenuti da me e dal maestro Lucio Farinelli. Nuovi amici cominceranno a percorrere il sentiero dei fiori e ed altri son già avanti che attendono di fare un nuovo tratto di strada assieme. Altri ancora si son fermati in attesa che il volgere della vita quotidiana permetta loro di continuare. Ed io li attendo con piacere.

Durante il cammino dello scorso anno c’è stata la possibilità di trovare lungo la strada sentieri che hanno portato a meravigliose conoscenze come Silvana Mattei, I Master della Scuola Ohara, Group leader dell’ Ikebana Ohara Alto Lazio e Umbria Study Group, con cui è nata una piacevole amicizia e si sono aperte possibilità di interazione delle due scuole.

E come scordare tutti gli amici della mostra di Frascati? Le ceramiche di Susy Pugliese che ci han permesso di celebrare l’amica Maria Grazia Rosi? O le ospitali persone di Lanciano e Viterbo?

Nuovi ne arriveranno e questo è di conforto perchè l’ikebana non è un’arte semplice, un cammino facile.

Imbonitori con finte vestaglie  giapponesi che pur di far proseliti chiudono gli occhi e nemmeno correggono i lavori eseguiti dagli allievi li lasciamo alle televendite. Noi crediamo in questa poetica arte che ci fa scoprire una natura che spesso con occhi distratti abbiamo tralasciato e cerchiamo di metterci in gioco con tecniche e visioni che provengono da un mondo a noi alieno, ma per questo suggestivo. E  sentiremo, se davvero seguiamo questo studio con serietà ed impegno, che i problemi del mondo restano fuori dalla porta. Noi saremo solo con i fiori e il nostro animo.

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(Ibisco)

Dopo giorni di pioggia e temperature basse il sole è tornato a riscaldare le spiagge del litorale versiliese. Mia cugina Cinzia ha trovato lungo la battima dei rami e me ne ha fatto dono. Nasce così l’idea di questo ikebana dove i rami stanno sospesi sull’acqua che avvolge i fiori leggermente colpiti dalle intemperie dei giorni passati, ma che presentano anche i boccioli di una futura fioritura prima della stagione invernale.

Quando ho realizzato questo ikebana, la mia fidata reflex Canon era con la batteria scarica, quindi in attesa che si ricaricasse ne ho fatta una versione utilizzando il mio tablet. Sicuramente una foto meno nitida, ma volete mettere quel colpo di sole che è comparso solo in quel momento?

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