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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Tag Archives: Scultura

Sembra quasi impossibile che nel giro di un decennio sia tutto cambiato e in maniera così rapida.

Quando nel 2005 iniziai a studiare ikebana internet si stava diffondendo, ma non era di uso quotidiano come oggi. Anzi. Ricordo che per lavoro mi ero comprato un BlackBerry ed ero uno dei primi in Italia a essere sempre rintracciabile per email (con delle tariffe non indifferenti in base al consumo).

Su internet si trovava pochissimo sull’argomento ikebana e sui materiali necessari; ricordo che il mio primo kenzan me lo vendette, assieme alle hasami, la mia insegnante mentre il maestro Farinelli lo acquistò da Alicanti. Lì scoprimmo l’importanza di un kenzan con molti aghi e uno con aghi diradati, ma nessuno ci stava guidando. Alla stessa maniera imparammo quali vasi potevano essere utili per lo stile libero e quali no comprandone molti che poi rimasero inutilizzati.

Ricordo (e stiamo parlando di 12 anni fa non dell’altro secolo) che una volta a Parigi svaligiammo un negozietto che aveva il materiale per l’ikebana e che purtroppo stava chiudendo. Ci pareva il Paradiso. Aveva vasi e attrezzature divisi per le tre scuole principali (Ikenobo, Ohara e Sogetsu). Comprammo i kenzan anche per i colleghi di studio e ce li trascinammo per tutta Parigi felicissimi di quel peso perché era un tesoro inestimabile.

Il maestro Farinelli toccò il cielo con un dito quando su eBay (Amazon non si era ancora diffusa) trovò un’offerta di vasi e mini kenzan che vendeva un tedesco che se ne voleva disfare. Comprammo fieri tutto il pacchetto a scatola chiusa perché i vasi restavano il problema maggiore. All’epoca conoscevamo solo il CER come laboratorio di ceramica ed erano tanto perfetti quanto “lenti” e noi iniziavamo a dare lezione come maestri. Ci servivano suiban e vasi alti.

Trovammo un sito canadese perfetto, ma la botta ci arrivò addosso con il pagamento della dogana. Non abbiamo mai guardato alla rimessa economica perché volevamo che i nostri allievi avessero i giusti contenitori. Avevamo iniziato con un’associazione che ci insegnò molto nel gestire perfettamente i corsi, ma per i vasi ci eravamo dovuti un poco adattare e questo non ci andava bene.

Con il maestro Farinelli ci chiedemmo se fosse giusto investire in tanti vasi (e soldi) senza sapere se avremmo continuato a insegnare, ma decidemmo di rischiare. A me iniziava anche il corso a Livorno (2012) e lì facendo una lezione di prova non potevo portarmi dietro 8 suiban da Roma. Trovai al Mercato dei Fiori di Roma delle specie di suiban di plastica della dimensione giusta. L’unico problema gli spunzoni al centro su cui si doveva fissare la spugna che noi non usiamo per cui andavano tolti. Però era un’ottima soluzione e ero felicissimo.

Intanto internet cresceva, noi avevamo fondato su Flickr il primo gruppo dedicato all’ikebana Sogetsu e stavamo conoscendo ikebanisti da tutto il mondo e vedendo anche ciò che succedeva fuori dall’Italia, anzi da Roma. Avevamo anche una pagina dedicata all’ikebana su Myspace.

Però rimaneva sempre il problema del reperimento dei vasi e degli attrezzi e soprattutto agli allievi che iniziavano lo studio non volevamo far spendere cifre folli in kenzan e hasami per cui a lezione portavamo sempre tutto noi come si era fatto fin dall’inizio con il maestro Farinelli che studiava incroci di materiali, vasi e attrezzi.

In un primo negozio romano di giapponeserie comprammo un cestino di bambù senza sapere per quale composizione servisse o come si potesse utilizzare e nessuno ce lo sapeva indicare. Devo dire che tutto ciò che trovavamo si comprava un poco allo sbando, ma anche per testare le varie possibilità.

Poi conoscemmo il ceramista Sebastiano Allegrini e soprattutto nacque un sito ad hoc e nella vicina Germania. All’improvviso avevamo tutto a portata di mano e a varie fasce di prezzo. Le nostre allieve potevano acquistare, se lo volevano, kenzan giusti, ma soprattutto hasami economiche perché i primi due anni non essendo pratici ne roviniamo il filo. Tutte cose che a noi nessuno ci aveva insegnato, ma avevamo imparato sulla nostra pelle pagando attrezzi a prezzi alti per poi averli dovuti ricomprare dopo tre anni.

Alle nostre allieve, quelle che vogliono ascoltare e si fidano dei nostri giudizi e della nostra esperienza, indichiamo sempre cosa comperare sul sito tedesco affinché non spendano cifre folli mentre per i vasi preferiamo si affidino ai ceramisti in maniera da scegliere il colore che preferiscono e soprattutto avranno un vaso non industriale, ma anche lì libera scelta.

Ultimamente ci serviamo molto da Luca Pedone che è un bravissimo ceramista e riesce a realizzarci perfetti vasi da ikebana con un ottimo rapporto qualità/prezzo.

E poi arrivò Amazon.

Ora online si trova di tutto e di più. Dai vasi (anche suiban in resina che per i corsi sono meglio dato che in anni i vasi di ceramica si sono rotti e molte volte), ai kenzan, alle hasami. Tutto un mondo a portata di click.

Sicuramente oggi è più facile rispetto a quando abbiamo iniziato noi, ma c’è anche la possibilità di avere più imput visivi e compiere di testa propria le scelte sbagliate o sentirci frustrati se i maestri ci dicono che quel contenitore non è adatto.

Oggi abbiamo tutto e subito e questo ci fa dimenticare che invece l’ikebana è un’arte lenta.

Concentus Study Group

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Solitamente a fine anno faccio un resoconto delle attività del nostro gruppo e per quanto non si sia rimasti inattivi, è ovvio che non si siano potute svolgere tutte el attività prepandemia anche perché solitamente non ci organizziamo le mostre da soli, ma siamo ospitati (Campomarzio70, Uffizi, Ara Pacis, MAXXI etc.).

Nonostante ciò abbiamo realizzato delle splendide lezioni online con personaggi del calibro di Luigi Gatti e Andrea Lippi, il maestro Lucio Farinelli ha tenuto una dimostrazione online internazionale per Indra (che ha la sede principale a Madrid e filiali in tutto il mondo), abbiamo tenuto lezioni online e per primi siamo stati a usare il Flower Bouquet della Lego negli ikebana (bisogna sempre pensare fuori dagli schemi). Ci siamo poi addentrati nello studio della natura attraverso gli scatti di Vincenzo Salemme, ma soprattutto abbiamo indetto una mostra virtuale per il Giorno della Terra che ha visto partecipare 142 artisti di ikebana (di varie scuole) letteralmente da tutto il mondo. Inoltre ai consueti appuntamenti di ikebana legati a Natale, San Valentino o Pasqua abbiamo (nella persona del maestro Farinelli) realizzato dei lavori ispirati all’Eurovision Song Contest e ai quadri di Klimt. Personalmente io ho avuto il piacere di ideare un ikebana che si “abbinasse” a quello di Elena Karetko per il tema scelto di “Yin e Yang”.

Nel frattempo abbiamo continuato a ricevere lezioni online dalla nostra maestra Mika Otani che ci ha permesso anche di salire di livello. Sinceramente io credo di aver finalmente trovato il porto giusto non solo per l’entusiasmo e la felicità con cui Mika insegna (e su questo tema ritorneremo tra poco), ma per la sua grande preparazione sia tecnica sia artistica.

Purtroppo quest’anno il nostro gruppo è stato colpito dal lutto venendo a mancare la maestra Daniela Bongiorno vera e propria colonna portante.

L’anno è proseguito con la collaborazione con l’architetto Emanuela Faicchia (Milano) e le sue ceramiche e, personalmente, abbinando un mio lavoro ad una foto del maestro Luigi Matino ispirata a “It”.

Prima parlavo delle lezioni online che ci tiene la nostra maestra Mika Otani. Lei ci spinge molto nel valicare i nostri limiti mentali, ma sempre con attinenza all’arte che studiamo, ovvero l’ikebana. E’ molto difficile pensare fuori dagli schemi rimanendo vincolati ai principi dell’ikebana. E’ molto più facile fare una composizione astratta o svincolata da contenitori o altro per fare qualcosa che può apparire ad un primo esame superficiale artistico. La difficoltà nel fare qualcosa di innovativo, ma legato alle idee dell’ikebana è anche nella tecnica prevista da questa arte. Se io metto un mazzo di fiori pigiati in un vaso o un ramo secco appoggiato a esso sarà sempre più facile del costruire un sostegno interno e ad esso ancorare ogni cosa.

Per tale motivo consiglio a tutti di vedere il video della Iemoto della Scuola ha pubblicato sulla pagina Facebook della scuola.

E’ innegabile come i grandi artisti dell’ikebana giapponese pur ideando spesso opere in cui il materiale vegetale è connesso (parola fondamentale) a materiale inerte restino sempre nell’ambito dell’ikebana senza sfociare in quello della scultura e diano al tutto un afflato sempre di dolcezza e poesia e mai qualcosa di freddo, duro e statico.

Nella prima composizione realizzata dalla Iemoto è palese che all’interno del vaso vi sia già qualcosa predisposto per l’ancoraggio e questo deve far comprendere a tutti quanto sia fondamentale la preparazione interna del vaso. Se mettiamo un fiore appoggiato sul bordo del vaso… bè non serve studiare ikebana.

Inoltre la Iemoto fa delle affermazioni piuttosto importanti che riporto qui sotto.

Pur sottolineando che è importante cercare di uscire dai propri schemi mentali sostiene che:

Può sembrare un’affermazione banale e scontata, ma credetemi, per esperienza personale, posso affermare che non è così. Conoscevo una maestra che faceva usare i fiori o i vasi che all’allievo non piacevano e questo a ogni lezione. Se l’esercizio può essere utile (ovvero saper utilizzare tutto anche ciò che non piace), alla lunga diviene solo punitivo e mortificante.

Ma andiamo avanti. Il maestro Farinelli dice sempre a proposito degli ikebana: “Questo che hai fatto lo vorresti nel tuo salotto”? Ora probabilmente, da parte di chi ha eseguito quel lavoro, la risposta è affermativa, ma credo serva sempre vedere il proprio operato con occhio critico per cui la seguente affermazione della Iemoto è bene sia chiara nella nostra mente.

Quindi cosa vogliamo trasmettere di noi attraverso il nostro lavoro? I due ikebana che la Iemoto ha proposto sono palesemente nel suo stile, non potrebbe averli fatti un’altra persona. Si riconoscono le sue idee, le sue passioni (da qui la foto di copertina dell’opera che il Maestro Alafioli fece per noi in occasione del workshop italiano di Mika Otani) eppure la natura è la vera protagonista- Si comprende l’amore, lo studio e la passione che la Iemoto ha in quest’arte.

La stessa che speriamo di realizzare costantemente noi e il nostro gruppo.

Negli anni siamo cresciuti numericamente molto, per fortuna, ci siamo compattati (anche se con qualche scossone come in tutte le associazioni) e, soprattutto, ci divertiamo nello studiare assieme. Per mia decisione non diverremo mai un Branch (ci fu proposto nel 2019 dalla scuola) perché non ci interessa. Noi vogliamo solo adoperarci al meglio in nome della scuola con la massima onestà e trasparenza senza mai inventarci alunché. Non ci interessa fare la coda di pavone.

Personalmente so, e il maestro Farinelli condivide, che studiare con Mika ci dà una gioia mai provata con nessun insegnante prima e ogni volta che seguiamo una sua lezione non solo impariamo idee e tecniche, ma dopo abbiamo un’entusiasmo a palla.

Per questo vorrei ringraziarla pubblicamente e vi lascio con i lavori realizzati per il tema del Natale.

Ikebana di Lucio Farinelli – Vaso di Sebastiano Allegrini – Foto di Luca Ramacciotti
Ikebana e foto di Luca Ramacciotti

e per l’Anno Nuovo.

Ikebana e foto di Lucio Farinelli – Vaso Mono Sogetsu
Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Luca Pedone

Nell’augurio di tornare finalmente a respirare vi lascio con un’immagine emblematica tratta dal bellissimo lavoro di Davide Livermore “A teatro si respira la vita“.

Buon 2022!

Concentus Study Group

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Con l’esposizione Klimt. La Secessione e l’Italia l’artista austriaco torna a Roma, dove 110 anni fa, dopo aver partecipato con una sala personale alla Biennale di Venezia del 1910, fu premiato all’Esposizione Internazionale dʼArte del 1911.

La mostra ripercorre le tappe dell’intera parabola artistica di Gustav Klimt, ne sottolinea il ruolo di cofondatore della Secessione viennese e – per la prima volta – indaga sul suo rapporto con l’Italia, narrando dei suoi viaggi e dei suoi successi espositivi anche attraverso cartoline con dedica che l’artista inviò da varie città italiane.

Il maestro Lucio Farinelli, da sempre appassionato di Klimt e del periodo artistico di quell’epoca, ha quindi ideato, dopo aver visitato la mostra, una sfida per i maestri del gruppo e le allieve che avevano terminato il quinto livello, ovvero ideare degli ikebana ispirati a un quadro di questo straordinario artista.

Come si può vedere dal nostro album “Special Lessons” non è la prima volta che proponiamo al nostro gruppo questa tipologia di lavoro perché ci piace che pensino fuori dagli schemi pur sempre ideando degli ikebana perché è facile fare la cosa “aristica” creando qualcosa di bizzarro che può essere spacciato per originalità quando non lo è il più delle volte.

Ogni persona ha scelto un quadro che lo ispirasse e, coordinandosi, con il maestro Farinelli ha ideato e realizzato il proprio lavoro indagando bene sulle origine e le caratteristiche del quadro opzionato.

Ed ecco il risultato.

Giardino Fiorito – Ikebana di Lucio Farinelli – Vaso di Luca Pedone

Le Sorelle – Ikebana di Luca Ramacciotti

L’albero della Vita – Ikebana di Silvia Barucci – Vaso Sogetsu Ceramic Klin

Fregio di Beethoven (particolare) – Ikebana e vaso di Patrizia Ferrari

Il bacio – Ikebana di Chiara Giani – Vaso di Sebastiano Allegrini

Hygieia – Ikebana di Anne Justo

Le tre età della donna – Ikebana di Ilaria Mibelli

Biscia d’acqua – Ikebana di Silvia Pescetelli – Vaso di Sebastiano Allegrini

Ritratto di signora in nero – Ikebana di Rumiana Uzunova – Vaso di Sebastiano Allegrini

Ringrazio chi ha potuto partecipare a questa iniziativa e vi dico già che è in programma un’altra per fine gennaio, questa volta da me ideata, ma quella è in mano al mistero insondabile del futuro.

Concentus Study Group

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Recentemente mi sono imbattuto, su Facebook, in questo scritto di Andrea Zen-a di cui riporto una parte:

“Nell’apprendimento, teorico e pratico, di un’Arte Marziale, cronologicamente la pratica viene prima: nei primi elementi basilari come indossare l’uniforme ( Keikogi 稽古着 o dōgi 道着), il corretto modo di entrare nel dōjo o praticare il saluto. Poi, le posizioni fondamentali , gli esercizi propedeutici e le prime tecniche. Nel frattempo vengono inseriti gli elementi teorici quali i nomi nella lingua madre dell’Arte, la genealogia dei Maestri, la filosofia che ne è essenza e svariati elementi storici. Il cammino che si fa segue il principio (circolare) del continuo miglioramento Shu-ha-ri (守破離). Ma via via che la padronanza aumenta, la riflessione e l’introspezione su quanto appreso diventano una parte importante della pratica personale. […] Questo perchè alla base dei “vuoti” personali vi è di fatto l’ignoranza (Avidyā अविद्या o mumyō 無明 ) che porta a compiere gli stessi errori, le stesse situazioni di sofferenza (giorno dopo giorno, vita dopo vita).Per questo un’Arte Marziale Tradizionale necessita di un solido impalcato teorico e spirituale per permettere la progressione degli allievi. Infine citando le parole d Bruce Lee: Knowing is not enough, we must apply. Willing is not enough, we must do. “

Tutto ciò può essere benissimo riferito al mondo dell’ikebana e all’apprendimento di questa arte.

Il Concentus Study Group per primo, almeno in Italia, ha ideato il corso di ikebana prevedendo una prima lezione di storia e teoria seguita da due lezioni pratiche. Questo perché è importante inquadrare storicamente la nostra scuola (la Sogetsu) e comprendere il cammino che l’arte dell’ikebana ha compiuto dalle origini fino a oggi oltre a dare quei primi concetti teorici atti allo svolgimento della parte pratica. Questo con la rassicurazione che, man mano che le lezioni proseguiranno, la teoria si amplierà sempre di più come i cerchi concentrici sull’acqua dopo che è stata colpita da un sasso rimbalzante.

Ma come si deve compiere questo cammino? Fondamentalmente con la voglia di farlo realmente. Mi spiego meglio. Prima di tutto dovremo scegliere la scuola di ikebana che si avvicina maggiormente al nostro essere. Non c’è una scuola migliore o superiore all’altra. Per personale curiosità ho preso alcune lezioni della scuola Ohara e seguii un workshop dell’Ikenobo, ma il tutto solo a livello culturale perchè è IMPENSABILE seguire più scuole. Le scuole di ikebana hanno modalità, idee e stili talmente differenti tra di loro che seguirne più in contemporanea, non dimostra che noi siamo bravi o artisti, ma semplicemente che non prendiamo seriamente quel percorso. Lo facciamo tanto per fare qualcosa, per accarezzare il nostro ego. Personalmente ho sempre scoraggiato questo atteggiamento o non accettato allievi che seguono anche altre scuole perché è una perdita di tempo per il sottoscritto e di soldi per l’allievo. Inoltre è palese che le loro composizioni non sono né carne nè pesce. Possono essere corrette tecnicamente, ma non esprimono emozioni.

Ecco per la tecnica mi riallaccio a quanto scritto sopra per le arti marziali. Lo studio dell’ikebana non sono un insieme di tecniche, di posizioni del materiale o del kenzan. E’ osservazione del materiale (a lungo), capire attentamente cosa va rimosso o tento dai rami, come utilizzare al meglio le foglie e quale grandezza, l’andamento di un fiore rispetto a un altro o come si utilizzano gli strumenti in nostro possesso dalle hasami al kenzan. E mentre si compie ciò noi andremo a creare un ikebana.

Studiare ikebana non vuol dire avere molta esperienza dei concetti o perizia nell’applicare le tecniche, ma saper compiere la pratica giusta.

Si deve comprendere quanto sia importante continuamente esercitarsi, ma seguendo le lezioni svolte a scuola. Se stiamo ancora realizzando gli stili base è opportuno a casa fare pratica su di essi e non sullo stile libero anche perché non abbiamo abbastanza frecce al nostro arco per eseguirlo correttamente.

Chi non si esercita costantemente (o tutte le volte che può) non imparerà mai abbastanza; questo deve essere un concetto chiaro. Poi, magari, incontreremo insegnanti che ci dicano quanto siamo bravi e speciali, ma ricordo che il medico pietoso fa la piega purulenta e se siamo già così bravi… abbiamo bisogno di prendere lezioni da un maestro? A che scopo? Per prendere il diploma finale?

L’arroganza personale si deve lasciare sulla soglia dell’aula di apprendimento anche quando la mascheriamo da falsa modestia salvo poi nel privato comportarci in maniera opposta.

Non è semplice camminare in linea retta un po’ perché noi si vorrebbe tutto e subito poi perché le correzioni ci infastidiscono quando in realtà servono a farci crescere.

Ho perso diverse allieve che non volevano essere corrette, ma alla fine non so chi tra di noi abbia davvero perso perché sarebbe tanto più facile per me passare per buona ogni composizione e lodare l’allievo, ma non sarebbe onesto.

Sarà che ogni cosa, sia nel lavoro sia in ikebana, me la sono guadagnata a costo di sacrifici personali e impegno senza contare su legami familiari o di amicizia ad agevolare il mio cammino e le mie collaborazioni, ma ho sempre messo tutto me stesso in questa arte e donato al meglio il mio sapere alle allieve affinché potessero camminare sulle loro gambe.

Per tale motivo sulle foto fatte a lezione non metto loghi o altro del nostro gruppo. Per me non è importante far vedere quante allieve ho o ciò che insegno, ma che loro possano mostrare ciò che hanno creato a lezione.

E del mio stesso avviso è, ovviamente, il M. Farinelli.

Non si fa ikebana per fare la coda di pavone o attirare con loghi o altri mezzi gli allievi. Se noi realizziamo una mostra non è mai organizzata da noi, ma siamo sempre invitati. Sono sempre state tutte collaborazioni vere. Non organizziamo una mostra come Luca Ramacciotti e Lucio Farinelli e poi ringraziamo il Concentus Study Group per la collaborazione….

Le nostre allieve da sempre, e anche qui siamo stati i primi a farlo in Italia, ricevono dopo la lezione tutte le foto degli ikebana e il report dei vasi e materiali usati con la preghiera, per chi vuole o può, di esercitarsi a casa e mandarci le foto per le eventuali correzioni. Naturalmente questi compiti casalinghi non hanno un costo dato che l’allievo si acquista da solo i materiali e noi ci “limitiamo” a delle correzioni su di una foto.

Pratica, studio, pratica e ancora pratica per fare un cammino coerente.

Sennò ci ritroveremo tra superbie, studi che si moltiplicano su vari fronti e maestri “tolleranti” a compiere un cammino così….

Concentus Study Group

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Per titolo ho utilizzato una frase di Oscar Wilde che perfettamente racchiude tutta la concezione che io ho del mondo dell’arte in senso generale (ovvero dalla pittura al teatro, alle arti performative… all’ikebana).

Per stile, non so Wilde, intendo che l’arte deve esprimere eleganza, magari anche essere brutale, ma sempre veicolando una sensazione, un’emozione. Non deve essere fine a se stessa o per soddisfare l’ego di chi la crea. In questo ultimo caso non si crea un vero impatto universale, è uno sbrodolarsi addosso. Ovviamente è importantissimo lo stile e l’idea dell’artista, ma non deve prevalere sul risultato finale.

Questo concetto è molto importante e, infatti, cerco sempre di applicarlo sul lavoro (mettendomi nei panni del pubblico per comprendere cosa una messa in scena potrebbe comunicare loro) sia nell’ikebana perché il mio scopo è mettere in risalto la natura e non il mio essere. Sarà che entrambi questi lavori li porta avanti con passione e felicità e non per mostrarmi agli altri, anzi il mio è proprio un lavoro in quinta per quello.

Tutto questo per arrivare al vero protagonista di questo blog perché ogni volta che vedo una sua opera resto sinceramente ammirato tanto è vero che già gli avevo dedicato uno spazio precedente. Il suo stile è inconfondibile, ma ti sperdi nei suoi lavori, loro parlano del suo sentire senza che la sua personalità risulti più forte dell’immagine che crea.

Sto parlando del fotografo Vincenzo Salemme che è mooooolto restio nel parlare di sè o a divulgare le sue opere (fece degli scatti per la scorsa Pasqua che io avrei voluto pubblicare ovunque tanto erano potenti e suggestivi, ma non fu possibile) e per questo lo ringrazio maggiormente per aver accettato questo secondo post e che quando vuole qui ci sarà sempre spazio per lui perché credo che le sue opere d’arte possono benissimo essere un’ispirazione per tutti noi.

Inoltre (e quindi doppio grazie) oggi ho imparato una nuova cosa ovvero il concetto di Fine Art che è alla base dei suoi lavori. Questo termine può essere tradotto come Fotografia d’Arte. Il che implica che uno debba immaginare e concepire il lavoro come se fosse già stampato, incorniciato e appeso in una galleria d’arte. Arte per il gusto dell’arte era il motto della corrente Estetista in cui il prodotto artistico era visto come la rappresentazione di se stesso per il gusto di essere ammirato. La Fine Art quindi si può applicare a ogni genere dal ritratto, al macro, al paesaggio, all’architettura; l’importante è che rifletta il totale gusto e fantasia del fotografo che non è finalizzato a creare opere per depliant o cataloghi o per clienti etc. Attraverso la post produzione, l’aggiunta di effetti e/o cromatismi la fotografia viene quasi “stravolta” dalla sua visione.

Per me il senso estetico è sempre stata una dominante nel mio lavoro (vabbè diciamo che mi comanda un po’ su tutto) tanto da amare molto la corrente estetista fino a portare Gabriele D’Annunzio come autore scelto alla maturità. Una corrente spesso fraintesa o banalizzata, ma molto più complessa di quello che potrebbe apparire a una prima visione.

Vincenzo ama la bellezza in tutte le sue forme, ed è sempre alla ricerca di uno scatto che gli faccia percepire delle belle sensazioni. Molte volte gli capita di immaginare e visualizzare lo scatto finito già prima di effettuarlo e di avere la fortuna di questa percezione. Ormai la foto oggi è una delle sue passioni principali. L’affascina la Fine Art, ha avuto la fortuna di incontrare grandi persone in questo settore e tutt’oggi studia e si documenta su questo stile. Perché l’arte senza studio e tecnica non esiste o almeno non la vera arte.

La Natura

Natura morta (idea per un morimono?)

© Vincenzo Salemme

Ritratti e Natura

Ritratti

Vincenzo Salemme

© Vincenzo Salemme

Ringrazio davvero molto Vincenzo per la sua arte, per avermi concesso la pubblicazione dei suoi lavori che spero possano essere di ispirazione per coloro che esercitano l’arte dell’ikebana o anche altre arti legate alla natura.

Inoltre più lo rileggo i concetti sopra espressi e maggiormente mi accorgo di quanto la Fine Art sia vicina a molte idee della scuola Sogetsu.

Concentus Study Group

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Come tutti gli anni da metà ottobre ai primi di novembre è un fiorire online di orrendi ikebana inneggianti ad Halloween.

Nel corso di studio della scuola Sogetsu si parla di ikebana per celebrazioni già al termine del I livello (Anno Nuovo, 3 Marzo, 5 Maggio, Tanabata, Crisantemo) e al V livello (Nascita, Primo giorno di scuola, Diplomi, Compleanni, Matrimoni, Inaugurazione di negozi, Natale etc.). Quindi effettivamente possiamo ideare ikebana per qualsiai momento e festa e questa è la bellezza dell’ampio ventaglio di scelte Che la scuola Sogetsu permette ai suoi membri.

Feste che portano gioia e allegria e io stesso con il mio gruppo fummo i primi a ideare degli ikebana ispirati al Carnevale (cosa che ebbe molto successo e fu ripresa da altri ikebanisti) per cui ci può stare benissimo questa festa che, come ricordiamo sia noi sia wikipedia, è una sorta di carnevale americano.

Perché allora sono contrario agli ikebana per festeggiare Halloween? Perché i social si riempiono di ikebana con strutture a tela di ragno, croci, zucche intagliate o con il cappellino o sbucciate… insomma il trionfo del cattivo gusto e del kitsch.

Se davvero vogliamo ideare degli ikebana per questa festa perché non fare qualcosa fuori dagli schemi, ma con gusto e non solo per un facile effettaccio?

Partiamo dalla base folcloristica e dal fatto che si festeggia in tutto il mondo. Potremmo fare ikebana che sono ispirati alla Santa Muerte, alle tradizioni celtiche, a quelle italiane che variano da ogni regione oppure…. sfruttiamo la lezione del IV livello Specific Scenes, Occasion and Spaces.

Mi spiego meglio, ma prima permettetemi una digressione così capirete anche il titolo di questo post.

Avevo 17 anni e l’estate lavoravo in un bar pasticceria di Forte dei Marmi; ogni giorno alle 7 del mattino salivo sull’autobus che mi avrebbe portato da Lido di Camaiore fino al luogo del lavoro. Sapevo chi fosse Stephen King da buon appassionato di horror, ma non avevo mai letto un suo libro.

Perché quindi non iniziare da uno di 1216 pagine invece che da uno più piccolo? (Lo so sono sempre stato a rovescio di tutti 🙂 )

In realtà la mia attenzione si era fissata sull’immagine di copertina di allora. Una barchetta di carta che stava scivolando verso un tombino da cui spuntavano degli artigli. Semplice, chiara e lineare.

Ogni giorno salivo sul bus e attaccavo a leggere il romanzo fino a destinazione e idem la sera, stanco e insonnolito, nella direzione opposta. Non riuscivo a staccarmi da quelle pagine. L’adolescenza con i suoi turbamenti, il bullismo, le speranze, i primi amori. L’età adulta coi fallimenti, le frustrazioni, i rimpianti, una vita a volte di successo, ma sempre con un gusto amaro in bocca. E sullo sfondo la figura di Pennywise la summa di tutto ciò che ci può essere di inquietante nella figura di un pagliaccio.

Soprattutto uno dei finali più belli che abbia mai letto in un romanzo, perfetto, commovente, liberatorio. Lo consiglio a tutti, anche a coloro che non amano l’horror perché definire IT così semplicemente sarebbe come dire che l’Odissea parla di un viaggio.

E qui ritorniamo ai nostri ikebana di Halloween perché IT ha avuto due trasposizioni filmiche. La prima una serie tv (tiepidina con un finale fatto coi piedi di cui si ricorda solo la straordinaria presenza di Tim Curry) del 1990 e il film in due parti (2017 – 2019) che, pur tradendo la trama più volte (a partire dall’ambientazione temporale), è quella che, a mio avviso, maggiormente rispetta le atmosfere del libro e soprattutto ha reso iconica la maschera da pagliaccio di Pennywise.

Ok ora arriviamo all’ikebana, un attimo di pazienza.

Ho la fortuna di conoscere il bravissimo fotografo Luigi Matino che per Halloween sul suo profilo Instagram ha pubblicato dei suoi autoritratti ispirati proprio a IT con due tratti iconici ovvero il trucco del film e i palloncini rossi che, credetemi, sono davvero un leitmotif angosciante del romanzo. Un terzetto di foto tanto belle quanto inquietanti di cui ne scelgo una.

Questa.

© Luigi Matino

Vedendola mi è venuto in mente che quella fotografia davvero poteva essere la giusta ispirazione per un ikebana di Halloween. Una notte in cui i morti possono tornare in questo piano astrale, dove in America i ragazzini (e gli adulti) girano vestiti da mostri, scheletri e stregoni (pensiamo a ciò che accade a New Orleans in quei giorni) e che ha ispirato molti racconti e film horror. Quindi perché invece di zucche, crocefissi e ragnatele messe a casaccio non sfruttare il tema del IV anno di cui parlavo prima?

Quindi ho chiesto al buon Luigi di poter avere la sua bellissima foto in formato alta definizione per poterla stampare e ho iniziato a pensare a un ikebana da realizzare abbinato e ispirato a essa.

I colori erano il blu della tuta, il nero a destra e ovviamente il rosso e il bianco.

Per primo sono partito da un vaso da me realizzato che è smaltato a metà di blu e di nero. Ci voleva qualcosa che ricordasse i palloncini, ma non volevo un fiore tondo rosso. Nel nostro lavoro dobbiamo realizzare qualcosa che combaci con la fotografia (il ritratto, la scultura, un qualcosa di astratto o geometrico) che abbiamo vicino o alle spalle, ma non una copia (o almeno non necessariamente perché si tende al banale) di forme e colori. Quindi potevano essere dei fiori bianchi a dare la forma del palloncino. E il rosso? Il problema è che il colore rosso è molto difficile, almeno per me, da rendere in foto soprattutto i fiori tendono a “sparare” molto. Inoltre lo confesso pensavo ai palloncini quando nel romanzo scoppiano o altre scene (ho avuto il terrore del lavandino per giorni fidatevi!) in cui il sangue esplode ovunque e cercavo di rendere quell’idea. Ecco all’improvviso la folgorazione sulla strada di Damasco. Per non fare qualcosa di splatter (insomma l’ikebana deve pur esprimere sempre armonia e bellezza!) o di inquietante più del dovuto avrei utilizzato i wooden stripes.

E lo sfondo? Volevo qualcosa che con i colori si ricollegasse al tutto senza aggiungere ulteriore inquietudine.

Ecco il risultato.

Ikebana, vaso e fotografia di Luca Ramacciotti

Ringrazio davvero Luigi Matino per la sua bravura, gentilezza e disponibilità e, sicuramente, la nostra collaborazione non terminerà qui anche per potervi mostrare le bellissime fotografie che realizza e che non sono, ovviamente, solo di questo genere.

Vi aspetto per il prossimo Halloween con qualcosa del genere. Lasciamo le zucche e i ragni per altre cose ve ne prego.

Concentus Study Group

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A inizio estate vengo contattato dall’architetto Emanuela Faicchia che si dice interessata a una collaborazione con noi; infatti lei realizza degli stupendi manufatti perfetti come contenitori per i nostri ikebana.

Noi siamo sempre pronti a collaborare con altri artisti in ogni campo (lo dimostrano negli anni aver realizzato ikebana ispirati ai gioielli di Antonella Piacenti o al mondo dei profumi partendo da Campomarzio70 a tutti i Creatori di Profumi, la moda di Massimo Alba, i piatti stellati dello chef Matteo Torretta, le creazioni di Hanayuishi Takaya o Gioni David Parra o Caterina Vitellozzi per non parlare dei vari musei come MAXXI, Ara Pacis o Uffizzi o altri ceramisti come Sebastiano Allegrini, Luca Pedone o Tore Coi) per cui dopo alcune chiacchierate teleoniche ci siamo accordati sul come procedere.

Infatti io dopo l’impegno estivo al Festival Puccini sarei dovuto andare a lavorare a Liegi e poi avrei partecipato al convegno del Club Magico Italiano passando per il Carnevale di Viareggio per cui un’estate e inizio autunno (per fortuna) piuttosto impegnato.

La signora Faicchia gentilmente ha fatto arrivare i vasi da lei scelti a casa del maestro Lucio Farinelli che, non sapendosi trattenere visto che è stato anche per lui amore a prima vita, ha subito realizzato un ikebana.

Ikebana e foto di Lucio Farinelli

Successivamente, finalmente tornato a Roma, anche io ho cercato di valorizzare al meglio il lavoro della ceramista.

Ikebana e foto di Luca Ramacciotti

E per festeggiare al meglio l’inizio del nuovo corso di ikebana cosa c’era di meglio se non far utilizzare questi contenitori anche ad alcune allieve e maestre del nostro gruppo? Ecco i risultati.

Ikebana di Lucia Coppola – foto di Luca Ramacciotti
Ikebana di Daniela Anca Turdean – foto di Luca Ramacciotti
Ikebana di Rumiana Uzunova – foto di Luca Ramacciotti
Ikebana di Neicla Campi – foto di Luca Ramacciotti

Ancora una volta ringraziamo questa generosa artista sia per averci fatto ispirare dai suoi lavori sia per la proposta di collaborazione.

Concentus Study Group

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Sono stato un poco lontano da questo blog non per le ferie estive, ma perché per fotuna è ripartito il mondo del teatro e il lavoro è subito arrivato. Torno a scrivere perché…. lo scoprirete tra poco.

Prima purtoppo una nota dolente. A inizio agosto è venuta a mancare la maestra Daniela Bongiorno. Oltre al dispiacere per la sua scomparsa c’è stato quello che non ha mai avuto la possibilità di tenere fisicamente in mano il suo diploma di grado essendo arrivato quando lei era già in ospedale. Daniela si è sempre segnalata per la sua dedizione, studio, bravura. Non era una persona che si mettesse in primo piano, sempre molto dolce e discreta pur essendo sempre riuscita a maneggiare perfettamente la tecnica e gusto estetico.

Il maestro Lucio Farinelli e io la vogliamo ricordare così.

Torniamo al post e al titolo che ho messo. Confesso la mia passione per alcuni talent di cucina perché mi interessa capire le nuove tendenze dell’arte culinaria, le possibilità di sapori, le nuove tecniche e ricerche. La mia preferita è l’Antonino Chef Academy proprio i motivi sopra indicati.

Al di là delle varie dinamiche tipiche di ogni talent vengono presentati vari chef esperti in diverse discipline che illustrano il loro sapere e le loro tecniche. Uno di questi ha detto la frase che dà il titolo a questo blog.

Personalmente ho sempre cercato di praticare molto questa arte sia privatamente, sia partecipando ai workshop o lezioni online con la mia maestra Mika Otani.

Per me praticare non è (o almeno non solo) fare ikebana, ma esercitarmi tanto nelle tecniche previste dall’arte dell’ikebana. Se un allievo mi attufa i materiali nel vaso oppure, magari approfittando di un collo stretto di vaso, mi infila un fiore dandogli anche una curva particolare solo per fare la cosa figa e appariscente mi vengono i brividi.

Preparare il vaso con la giusta tecnica (che magari non useremo, ma a metà lavoro sarà difficile mettere un ancoraggio se ne avremo bisogno) è fondamentale.

Per questo amo l’alta cucina come quella dello chef Cannavacciuolo. Quando parla si comprende quanto studio, disciplina, preparazione ci siano alla base. Unite a una profonda passione per la sua arte. E la tradizione, le preparazioni base possono anche venir reinterpretate, ma mai a casaccio tanto per fare il piatto che, magari, visivamente ti fa dire WOW, ma poi quando lo assaggi….. è il nulla.

Per me non è tanto importante uscire dagli schemi quanto sapere perché potremmo, eventualmente, uscirne fuori. I grandi maestri della Sogetsu giapponesi mettono sempre al centro delle loro opere (anche le più innovative) la natura e non il proprio ego. Per me è fondamentale.

C’è chi vive di vendita di personalità e di collezionamento dei like, ma questi ultimi si mettono anche sul gattino vestito da puffo o su quello che ballando casca. Non è sinonimo di essere bravi. Se lo siamo o meno lo sappiamo coscientemente non ce lo dicono gli altri che, spesso, nemmeno conoscono bene l’ikebana. Per cui magari mettono i like a una cosa che pare figa, ma prevede tecnica 0 e che potrebbe fare anche uno che non ha mai fatto un giorno di lezione, e un altro lavoro più elegante o difficile tecnicamente rischia di essere ignorato. Devo dire che accade più facilmente su Facebook rispetto a Instagram.

Questo dovrebbero anche rammentarlo chi insegna o chi redige libri. La ricerca della vera perfezione e bravura deve essere compiuta con serietà e onestà intellettuale.

Il che non vuol dire che si debba fare chissà quali composizioni complicate, anzi spesso le più difficili sono quelle in apparenza semplici. Ogni elemento inserito nell’ikebana deve essere un protagonista e non capitato lì per caso. Come in una ricetta ogni ingrediente va percepito e tutti assieme danno un uovo sapore finale così deve essere per il nostro ikebana. Niente fiori messi tanto per fare show, ma slegati da tutto il resto.

Quando ho realizzato questo ikebana per un’iniziativa del Branch francese della Sogetsu ho utilizzto questo vaso da me creato che presenta diverse difficoltà di ancoraggio per cui ho dovuto scegliere come posizionare le peonie e le ortensie intrecciando i gambi dele prime con i corimbi delle seconde. Un lavoro certosino che non si vede nel risultato finale proprio per mia volontà. Perché per me deve essere la natura e i fiori il protagonista, non il mio ego. Il lavoro non deve parlare di me se non nel rispetto che io ho per questi materiali viventi.

Questo deve essere chiaro per chi viene a lezione da noi. Si può fare anche ikebana per hobby, ma questo non vuol dire che dovremo ignorare tecniche e concetti. Una ex allieva sosteneva che il vero maestro ti mostra la tua bravura e non la sua. Una persona che si affaccia allo studio con questo concetto si capisce che non ha compreso nulla dello studio di una qualsiasi disciplina. Il maestro è un esempio (o almeno dovrebbe esserlo) da seguire per il suo cammino, lo studio e la sua (eventuale) bravura. Se noi saremo bravi lo scopriremo strada facendo, ma con umiltà e studio. Se ci sentiamo già bravi che si frequenta a fare un corso? Di arrivati c’è solo l’arrotino diceva mio nonno.

Grafica di Silvia Barucci

Concentus Study Group

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Quando su Facebook la Master Instructor Koka Fukushima pubblicò la notizia che aveva scritto un suo libro le chiesi subito se avrebbe poi fatto una versione in inglese. L’argomento mi interessava e conoscendone l’espeirenza ero sicuro che sarebbe stato fondamentale leggerlo.

Purtroppo non sono mai riuscito a seguire un suo workshop in Italia (la prima volta che venne non mi fu permesso di accedervi e la seconda il suo workshop si teneva a ridosso di quello da me organizzato) nè a essere in Giappone quando lei tiene le lezioni all’Head Quarter, ma da sempre seguo il suo lavoro con stima perché si comprende quanto lei ami questa arte e, nell’introduzione al libro, dà una definizione di differenza tra ikebana e flower arrangement che io sicuramente citerò nelle mie prossime conferenze perché è perfetta.

Ora il libro è disponibile anche in inglese e si può acquistare su Amazon nei tre formati Copertina Rigida, Tascabile ed ebook (questo ultimo al momento solo dall’Amazon americano).

Come pensavo il libro è davvero molto istruttivo perché tratta di tutti materiali vegetali che l’insegnante ha conosciuto nella sua lunga carriera e sono suddivisi nelle quattro stagioni.

48 schede che analizzano i materiali sia da un punto di vista culturale sia estetico sia di come si possono lavorare e utilizzare in ikebana con consigli pratici di qualsiasi genere (compreso come rimuovere il polline delle Gloriose dai vestiti) sia di come nelle varie parti del mondo tali materiali possono differire.

Il tutto è spiegato in maniera molto chiara e precisa accompagnato da foto dei materiali e dagli ikebana eseguiti dalla signora Fukushima.

Un libro che tutti coloro che studiano ikebana dovrebbero possedere, ma anche chi è appassionato di fiori.

Spero di tornare presto in Giappone e questa volta incontrare la Master Instructor perché le chiederò di farmi una dedica sul libro.

Concentus Study Group

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Ciò che amo dello studio di un’arte è poter entrare in contatto con altri appassionati del settore. Non ho mai compreso lo studio in “solitaria”, ma non solo per l’ikebana anche in teatro o altre mie passioni (come la ceramica). Secondo me senza condivisione non c’è molta crescita.

Il problema si pone, in questa era dei social che offrono mille possibilità (nel bene come nel male) di discernere chi compie il cammino con la giusta passione e serietà e chi si improvvisa o segue un’arte solo come passatempo. Una buona parte di chi pubblica “ikebana” sui vari social non ha mai preso una lezione da un maestro oppure non gli interessa davvero imparare sentendosi già un artista. Se la gente mette i like vuol dire che ha eseguito un buon lavoro? A vedere i like che prendono certe bufale sui social c’è da domandarselo.

Per questo quando si incontrano veri artisti come Elena Karetko la strada diviene più luminosa.

Purtroppo abitando in due paesi diversi non è facile incontrarsi tutte le volte che si vorrebbe e quando venne in Italia per seguire il workshop di Mika Otani avevamo l’idea era di fare un ikebana assieme, ma purtroppo, dati i tempi stretti, non ci fu possibile.

Lo scorso mese Elena mi propose di fare virtualmente assieme un ikebana e un tema che per me fu subito perfetto e nello stesso tempo una sfida: Yin e Yang.

Il Taijitu è uno dei simboli visivamente più noti al mondo e spesso usato (anche il suo significato) in maniera piuttosto banale e non era facile tradurlo in un’immagine floreale scomposta perché l’idea era proprio quella. Elena avrebbe realizzato la parte nera e io quella bianca. Due lavori a distanza che si sarebbero però integrati non solo nel nome dell’Yin e Yang, ma anche dell’ikebana e dell’amicizia.

Ecco cosa dice Elena a proposito della sua parte di progetto: “Il mondo dell’ikebana è sorprendente e vario, la filosofia dell’armonia tra uomo e natura, l’arte di creare bellezza. Attraverso l’ikebana, abbiamo l’opportunità di fare amicizia con persone di tutto il mondo, leggendo il copione dell’anima dell’altro secondo le composizioni ikebana. Ho pensato che sarebbe stato interessante creare un’ikebana con il mio amico Luca Ramacciotti. Viviamo in paesi diversi, parliamo lingue diverse, abbiamo professioni diverse, ma abbiamo una cosa in comune: è l’amore per l’ikebana. Abbiamo deciso di prendere il tema filosofico di YIN YANG – un equilibrio armonioso di opposti finalizzato alla creazione. L’idea ci sembrava molto interessante, ma come creare un ikebana comune a distanza? Abbiamo deciso che ognuno avrebbe fatto da solo la propria associazione con l’elemento-energia. Luca avrebbe preso il colore bianco con un tocco di nero come base, io il nero con un tocco di bianco. Abbiamo deciso di non limitarci nella scelta del materiale per l’ikebana e di mostrarci solo la versione definitiva dell’associazione ikebana.
Nel mio lavoro ho voluto mostrare l’energia oscura dell’acqua, della notte, dell’oscurità, del principio femminile, come un elemento mistico in movimento, destinato alla creazione, alla nascita, che attende l’incontro con l’elemento bianco. È nel buio che nasce il bianco, come se alla fine della notte apparisse uno scoppio luminoso dell’alba.
Ho avuto un grande piacere nel nostro progetto creativo, come se l’orizzonte si allargasse, un altro meraviglioso tocco sulla strada per me stesso. So che molto è possibile se è orientato alla creazione. Mille grazie a Luca per il progetto congiunto!”

Ikebana e foto di Elena Karetko

Per quanto riguarda la mia parte avevo mille dubbi perché il bianco in oriente ha connotazioni ben diverse dalle nostre (come in fin dei conti il nero che in Giappone viene associato al lutto solo a partire dal XIX secolo con il contatto delle usanze occidentali) si va dal colore del lutto a quello dell’inesperienza (nelle arti marziali la cintura del principiante è bianca, quella del maestro è nera) al simbolo (come in Occidente) della purezza e dell’innocenza ed è spesso associato alla sfera divina. Elena e io ci siamo tenuti liberi su materiali e vasi per non influenzarci a vicenda. volevamo due lavori che parlassero tanto di noi quanto descrivessero questa dualità di colori dove uno contiene una goccia di animo dell’altro. Avevo in mente chiaramente che avrei utilizzato le ortensie bianche. Ma come? Ogni contenitore mi sembrava distrarre dall’idea che tutto doveva focalizzarsi solo sui colori dei fiori consapevole che uno è l’opposto dell’altro. Il bianco riflette la luce e tutto diviene poco definito mentre il nero l’assorbe. Inoltre volevo che la forma ricordasse la parte del Taijitu a me assegnato e desideravo che Elena fosse contenta del mio lavoro. Alla fine l’idea che vedete qui sotto dove il nero diviene una goccia nel bainco circostante, ma nello stesso tempo non vie ne annullato e scaturisce dal bianco con vitalità.

Ikebana e foto di Luca Ramacciotti

Ringrazio Elena per la sua proposta e di vivere in un periodo storico dove si ha la possibilità con un clik ci conoscere persone interessanti isolando lontano tutto il rumore di sfondo.

Concentus Study Group

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