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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Tag Archives: Meditation

Tempo fa al sottoscritto e ai maestri Lucio Farinelli, Silvia Barucci e Ilaria Mibelli era giunto l’invito a partecipare a una mostra virtuale organizzata dal Ikebana International Moscow chapter 256. Devo dire un’organizzazione perfetta e certosina partendo dal modulo da compilare a tutti i passi da eseguire e la prontezza di risposte ricevute. Complimenti agli amici moscoviti!

Abbiamo risposto volentieri all’invito sia in rappresentanza del Concentus Study Group sia del Chapter romano di Ikebana International.

Ognuno di noi ha cercato di omaggiare al meglio gli amici che avevano avuto la gentilezza di invitarci cercando di mostrare il nostro sentire attraverso i propri lavori. Aveva ragione un’insegnante che conobbi anni fa la quale sosteneva che gli ikebana rispecchiano sempre la nostra personalità e ci svelano agli occhi di un pubblico attento.

In effetti si vede se un ikebana è fatto con passione, con umiltà, con gioia o a volte anche con tristezza. Un sentimento negativo è di contrasto nella realizzazione di un ikebana, ma spesso la pratica ci porta a illuminare quell’attivo vuoto della nostra vita.

A forza di vedere i lavori altrui si riesce subito anche a comprendere chi ha fatto e cosa, se ne riconoscono gli stili; come si capisce se siamo al servizio dell’arte dell’ikebana o essa è un pretesto per mettere in risalto il nostro ego.

Ci siamo messi dunque a riflettere anche perché non volevamo ripetere tra di noi, per un caso qualsiasi, uno stesso tema. Era inutile che se uno avesse lavorato con le foglie ce ne fosse anche un’altro. Abbiamo subito scartato anche l’utilizzo di solo materiale non convenzionale perché, per quanto sia un tema previsto dalla Sogetsu, non vedo mai i giapponesi usarlo così tanto come avviene in Europa e poi c’è sempre il rischio di mettere solo dei pezzi di plastica o di ferro impilati, più o meno carinamente, in un vaso. Prima di avventurarci in questi contesti non sarebbe male aver studiato approfonditamente l’arte e soprattutto aver frequentato i grandi scultori come ho avuto la possibilità di fare io. Personalmente, proprio per queste conoscenze e aver visto i grandi scultori al lavoro, non mi avventuro molto spesso nel tema del solo materiale non convenzionale perché temo di fare, invece di una cosa scultorea come prevista dalla scuola, quei lavoretti di bricolage che si facevano alle scuole elementari per le feste.

Mentre tutti avevano le idee chiare sul loro lavoro io sinceramente cercavo di comprendere la strada giusta da percorrere per rendere omaggio sia all’ikebana sia alla città di Mosca che avevo visitato per la messa in scena di una Traviata di cui curavo la regia. Proprio pensando a quel lavoro l’illuminazione! Avrei sviluppato il tema degli ikebana in miniatura utilizzando una matrioska dono del soprano Elena Popovskaya con cui avevamo fatto assieme delle splendide Turandot.

E per tornare al discorso fatto prima nel mio ikebana si vede il mio mondo teatrale. L’ikebana svela di noi più di quello che potremmo pensare.

Ringrazio ancora gli amici del mondo dell’ikebana e vi invito a vedere la galleria sia su Facebook sia su Instagram perché ci sono dei lavori davvero molto ben realizzati.

Vi lascio con le nostre due prossime iniziative. La prima a cura di Fiammetta Martegani

mentre la seconda è una mostra ideata da noi. Ho personalmente inviato a tutti gli SG e Branch della Sogetsu l’invito e, con piacere, hanno aderito anche importanti rappresentanti di altre scuole. Il termine per inviare il tutto è il 21 aprile. Festeggiamo assieme la Terra!

Concentus Study Group

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Lo scorso anno riuscimmo a realizzare dei componimenti pasquali con molta difficoltà dato che si era appena usciti dalla quarantena. Quest’anno va decisamente meglio anche se, purtroppo, non siamo ancora fuori da questa brutta faccenda, ma speriamo che, come la natura si risveglia alla primavera, così accada per noi.

Per me la Pasqua è una festa importante in questo senso; ci dona la speranza, la risurrezione dalla morte, dall’inverno, dai dolori.

Non ho chiesto alle allieve degli ikebana a tema, ma che si lasciassero ispirare da ciò che provavano al momento che, per me, in ikebana, è importante per non finire nel creare realizzazioni artificiose e prive di vita.

Come sappiamo l’uovo è associato al tema della Pasqua (per cui se si va a utilizzare deve essere intero), ma in realtà fin dall’antichità (se non erro come simbologia è presente già nei dipinti fenici ed egiziani) era utilizzato come simbolo di vita e di rinascita. In questo momento, per me, però, è importante che sia la gioia il sentimento da esprimere e trasmettere attraverso le nostre opere. Perchè di felicità, ora, ne abbiamo davvero bisogno.

Auguri da tutti noi a tutti voi.

Ikebana e foto di Silvia Barucci
Ikebana e foto di Lucio Farinelli
Ikebana e foto di Chiara Giani
Ikebana e foto di Ilaria Mibelli
Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – vaso di Akira Satake
Ikebana e foto di Neicla Campi – Vaso di Tore Coi
Ikebana e foto di Deborah Gianola – vaso di Tore Coi
Ikebana e foto di Fiammetta Martegani
Ikebana e foto di Daniela Anca Turdean – Vaso di Victoria Finala
Ikebana e foto di Rumiana Uzunova – Vaso di Pots Rome

Concentus Study Group

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Mi sono sempre stupito di come la vita intrecci il mio cammino con altre persone facendomi scoprire dei talenti inimmaginabili nei luoghi più impensabili. Iscritto ad un gruppo di appassionati di barba e baffi mi accorgo della particolarità dei ritratti che uno degli iscritti pubblica.

Per deformazione personale noto subito inquadratura, taglio di luce, l’idea che sta dietro allo scatto per cui curioso come una scimmia al mio solito lo contatto. Prima o poi qualcuno mi denuncerà per stalkeraggio, ma pazienza.

Per fortuna Vincenzo invece subisce la mia irruenza e iniziamo a parlare di fotografia, anzi delle sue foto che potete vedere nel suo profilo instagram: hens1966.

Nato a Foggia nel ’66 è da sempre appassionato di arte tanto da non ricordare un giorno senza disegno e pittura, sue prime passioni (e si vede dalle fotografie) che lo hanno condotto fino alla fotografia. Gli piace sperimentare e cercare spunti in ogni possibile situazione prediligendo i ritratti perché ama entrare in sintonia con chi ha davanti all’obiettivo della sua amatissima reflex.

Parlando con Vincenzo mi spiegava che ultimamente la sua attenzione è stata verso il mondo della natura causa anche le continue quarantene a cui siamo sottoposti.

Appassionato di arte, secondo lui, la natura rappresenta la perfezione per cui lui è andato ad analizzarla fin nel più profondo dettaglio.

Quindi riepilogando partendo da un grupo di appassionati di barba siamo passati a parlare di fotografie per poi scoprre la passione per la natura. Non è straordinaria la vita?

Ovviamente ho chiesto a Vincenzo di poter pubblicare una selezione delle sue foto dedicate ai fiori, lui gentilissimo mi ha dato la facoltà di scegliere, ma sinceramente non ne sono stato capace. Ogni foto è un mondo a parte. Descivono sensazioni, profumi, stagioni. Le trovo davvero molto teatrali e suggestive.

Prima di lasciare la parola ai mondi naturalistici di Vincenzo vi metto due fotografie a cui lui ha dato davvero un titolo molto poetico soprattutto se lo rapportiamo ai tempi che stiamo vivendo.

Ti amerò fino all’ultimo petalo
Baciami ancora

Davvero non so come ringraziare Vincenzo per la sua gentilezza e per aver acconsentito che io postassi su questo mio blog le sue opere e spero che le mie allieve vi trovino ispirazione per dei futuri ikebana (notate il velato invito a… 🙂 ).

Il mio consiglio è di seguire il suo profili Instagram se siete amanti della poesia, dell’arte e della fotografia.

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Non ho ancora ben compreso quanto l’essere iscritto al gruppo di Facebook Adjiumi sia una cosa positiva o negativa per le mie finanze perché è una costante tentazione a 360° 🙂 . Infatti lo splendido gruppo capitanato da Cristian Cavagna non è solo un luogo dove si ritrovano appassionati di profumi, ma dove organizzano conferenze, corsi o segnalano libri.

Proprio Cristian ha recentemente segnalato il seguente libro:

Consiglio questo libro per più di un motivo.

L’autore (Jean-Claude Ellena) oltre alla sua fama internazionale di Naso è un poeta delle suggestioni (consiglio di lui anche “Viaggio sentimentale tra i profumi del mondo. Il diario di un profumiere d’eccellenza”). In questo libro suddivide le note olfattive (Legni/Cortecce, Foglie, Fiori, Frutti, Gomme/Resine, Semi e Radici) in un atlante personale di ricordi, annotazioni storiche, di tradizioni o sociali facendoci compiere un viaggio tra sentori che rievocheranno anche in noi particolari suggestioni.

Il libro è corredato dalle preziose illustrazioni di Karin Doering-Froger.

Ellena è affascinante come non mai e ci pare essere accanto a lui quando descrive i profumi tanto riesce ad essere evocativo.

Uno strumento per chi è appassionato di profumi, ma che gli ikebanisti troveranno interessante per come sono descritte quelle parti delle piante (cortecce, foglie, fiori, frutti o radici) che ci vedono coinvolti direttamente. Sicuramente dopo la lettura di questo libro le vedremo con occhi differenti.

Al termine un glossario realizzato in maniera esaustiva e chiara dal Naso Antonio Alessandria.

Adjiumi è davvero un gruppo di belle persone (cosa piuttosto rara sui social) e lo testimonia il libro di cui sto per parlarvi. Ornella Pastorelli (di cui vi ho già consigliato i suoi libri sui profumi e torno a farlo) con la gentilezza che la contraddistingue ha avuto il pensiero di segnalarmi un libro da lei trovato e mandarmi anche alcuni scatti da lei effettuati per illustrarmelo.

Sinceramente non conoscevo gli autori Michael Putnam e Darroch Putnam, ma il libro è davvero molto realizzato e da studiarsi attentamente.

Si tratta di un reference book che cataloga le varietà floreali per colore, indicandone la disponibilità stagionale e suggerendo schemi cromatici creativi poiché sono riprodotti in appendice su tesserine staccabili per simulare ogni possibile composizione.

Due libri particolari che a noi ikebanisti possono dare spunti in più non solo per considerare con un’altra ottica i materiali con cui lavoriamo, ma suggerire emozioni diverse da esprimere attraverso di essi.

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Durante il percorso di studio della scuola Sogetsu abbiamo la “IV variazione “dove uno dei tre elementi principali (Shin, Soe e Hikae) viene “rimosso”. Questo per dare maggiore “leggerezza” al tutto e per sottolineare che tra i tre elementi principali il primo a poter (eventualmente) essere rimosso è il Soe (il secondo elemento posizionato negli stili base). Se tra lo Shin (che comanda le misure di tutto il nostro lavoro) e l’Hikae (il terzo elemento) dobbiamo togliere ancora un elemento sarà proprio il ramo che comanda e non l’Hikae. Questo perché l’Hikae dona tridimensionalità al tutto, è quello che caratterizza l’ikebana in quanto tale dato che, solitamente, per Shin e Soe usiamo rami o foglie (più raramente fiori) mentre l’Hiake è sempre e solo un fiore.. Infatti ci sono delle composizioni anche con solo fiori (Ichirin-zashi e Chabana).

Ichirin-zashi e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini

Successivamente al IV livello c’è una lezione (Disassembling and Rearranging the Materials) dove andiamo a osservare MOLTO attentamente i materiali che abbiamo a disposizione per capire quali sia possibile tagliare per ricostruire in maniera artistica. Non tutti i materiali si prestano a questo esercizio e guardando attentamente le foto del libro di testo (delle varie edizioni in mio possesso) tutti i lavori hanno la presenza di fiori e collocati nel vaso in maniera tale che possano prendere acqua (cosa importante che spesso viene dimenticata). E’ vero che siamo in presenza di free style per cui si può fare “ciò che vogliamo”, ma io credo che non dovremmo mai scostarci troppo dalle idee rappresentate nel libro di testo perchè quella è la “Bibbia” per noi della Sgetsu e io non mi sento tanto grande da fare una controriforma e piegare i temi al mio volere.

Dato che la Sogetsu ribadisce più volte, nei cinque libri di testo, l’importanza del fiore tendenzialmente gli darei ragione.

Sofu Teshigahara paragonava i fiori a dei pennelli. Come il pittore usa i pennelli e i colori per fare i quadri così l’ikebanista ha i fiori per comporre ikebana. Un paragone che mi è sempre piaciuto molto ed è per questo che mi ha colpito molto il lavoro di Elena Geraskina nell’ambito di una mostra virtuale organizzata dal Branch della Sogetsu di Mosca.

Elena Geraskina

L’idea del Branch è di mettere in risalto un fiore in ogni composizione. Hanno iniziato con gli anthurium, ora è la volta dei tulipani, poi toccherà ai narcisi e infine agli iris.

Mettere in risalto un fiore vuol dire che quello deve essere il protagonista per cui se abbinato a elementi non convenzionali o a rami non dovrà essere sovrastato da essi e se “lavorato” dovrà sempre essere riconoscibile. Un gambo o una foglia di esso non rappresentano il fiore né la bellezza di esso. Sono pezzi staccati e si è perso il focus del tema. Come dice la scuola nei testi il fiore (Hikae) è importante per dare tridimensionalità al nostro lavoro e aggiunge il colore. Se lo togliamo cosa avremo?

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Ieri sera è terminato il ciclo di conferenze su “Approccio alla fotografia” tenute dal fotografo Andrea Lippi. I tre incontri (anzi diciamo i primi tre perché sicuramente ne faremo altri) sono stati fondamentali e interessantissimi anche per i continui parallelismi che il fotografo faceva con famossissimi quadri. Per imparare dobbiamo sempre andare dai professionisti e non da chi si improvvisa in un campo solo perché appassionato. Con Lippi abbiamo imparato l’importanza della luce, del background, del movimento, del ritmo, dei colori, dell aprofondità di campo e molte altre nozioni che potremo applicare nelle nostre foto di ikebana affinché non siano tutte foto in serie e impersonali. Infatti se vediamo le fotografie ufficiali della nostra scuola spesso hanno sfondi molto colorati e non solo bianchi o neri o grigi.

Lo studio dell’arte (forse per deformazione mia professionale) è stata per me molto importante e ho sempre cercato di seguire le regole anche dove non ci sono.

Nella scuola Sogetsu abbiamo la possibilità di fare free style ovvero di applicare “liberamente” le regole, le misure e i concetti imparati. Come scritto in altri post questo non vuol dire che possiamo tranquillamente spacciare qualsiasi cosa per ikebana come invece sto vedendo sempre più spesso sui social.

La cosa per me più strabiliante è vedere come ci sia confusione sui temi della nostra scuola con la “scusa” che stiamo andando fuori dagli schemi. Se per farlo mi mescoli i temi non sei andato fuori dagli schemi, ma dal tema che avevi in mente. Mi spiego meglio. Nel mio penultimo post parlavo del tema “One Kind of Material” ovvero usare un solo tipo di materiale per metterne in risalto le peculiari caratteristiche. Come potremmo pensarlo fuori dagli schemi? Semplicemente usando magari un contenitore particolare. Se il nostro materiale singolo lo smontiamo e rimontiamo si sta facendo un altro tema della scuola (“Disassembling and Reaarranging the Materials”) se usiamo materiale secco e/o è il tema “Dried, Bleached, or Colored Materials” e se usiamo materiale non vegetale si tratta del tema “Unconventional Material”.

Questo è One Kind of Material
Questo è Dried, Bleached, or Colored Materials anche se ho usato un solo tipo di materiale
Questo è Disassembling and Reaarranging the Materials anche se ho utilizzato un solo tipo di materiale
Questo è Unconventional Material (di Lucio Farinelli) anche se ha utilizzato un solo tipo di materiale

Credo che il dovere di noi maestri sia insegnare in maniera corretta i temi indicati dalla scuola e non mutarli a seconda del proprio piacimento o di quello dell’allievo sennò si rischia solo di creare confusione e banalizzare un’arte a cui, in teoria, si dovrebbe portare rispetto anche perché, come visto dagli esempi, i temi che la scuola Sogetsu propone sono già fuori dagli schemi rispetto alle altre scuole di ikebana per cui perché calcare forzatamente la mano? Perché voler fare la cosa strana a forza? Non è che se facciamo una cosa bizzarra siamo più artisti di chi la fa canonica.

Di strano io amo solo il gruppo della Famiglia Addams, loro erano davvero fuori dagli schemi, ma in maniera geniale.

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Come sa chi frequenta questo mio blog non parlo solo di ikebana o delle iniziative del mio gruppo di studio, ma ho ospitato personaggi legati al mondo dell’arte o del flower arrangement e articoli di cultura varia sempre legata al mondo giapponese. Oggi mi fa piacere esplorare un argomento che data la mia follia carnacialesca mi attira molto.

Il nome di Giorgio Amitrano (no non è il signore in foto di copertina, di lui ci occuperemo tra poco) è celebre per tutti coloro che leggono romanzi giapponesi perché il suo nome compare sempre come traduttore, ma ovviamente la sua attività non è limitata a questo. Per De Agostini è uscito il libro da lui scritto dove tra ricordi ed esperienze personali descrive le variegate sfaccettature del mondo giapponese.

Il termine “iro” in giapponese significa colore. Nella doppia forma “Iro iro”, signifca qualcosa di più articolato, di colorato, di sorprendente. Una definizione che calza perfettamente al mondo e alla società giapponese sospesa tra una poetica estetica visiva e la realtà multicolor dell’odierno. Per certi aspetti il Giappone affascina, per altri sorprende, per molti altri può sembrare snervante (per noi occidentali) o illogico, ma la sua realtà è talmente sfaccettata che è impossibile avere una linea sentimentale unica con questa cultura. Non si ama alla follia nè si odia. Ci si lascia affascinare e trasportare tra alti e bassi. Questo libro, scritto in maniera sapiente, scorrevole e affascinante porta il lettore in un viaggio obiettivo e, per certi versi, molto inaspettato lungo il sentiero iridescente che caratterizza la vita, la cultura e le contraddizioni di un Paese che esprime forse più di qualsiasi altro l’inesauribile varietà delle emozioni, delle atmosfere dei possibili modi di essere anche quando cercano di celare tutto dietro una mano che copre il volto per nascondere le emozioni provate. Un popolo capace del più innocente stupore infantile espresso attraverso anche coloratissimi disegni antropomorfi (anche sulla cartellonistica segnaletica) e allo stesso tempo di lasciarsi trasportare da inquietanti perversioni; se è celebre il loro stupore innanzi alla fioritura dei ciliegi lo è altrettanto la loro corsa verso un futuro tecnologico impensabile mentre magari eseguono una cerimonia del té o si esibiscono al Karaoke.

Interessantissimo anche l’esperienza dell’autore con la calligrafia tradizionale giapponese perché descrive ciò che un occidentale prova innanzi a queste arti e alla loro metodologia di insegnamento perché Amitrano avendo vissuto il Giappone non da turista ce lo svela per quello che è nei pregi come nei difetti rendendolo, se possibile, ancora più interessante ai nostri occhi.

Ma oggi non voglio parlarvi solo di lui, ma anche della persona che avete visto in immagine di apertura accanto alla copertina del libro di Amitrano perché credo che nessuno incarni meglio l’ideale di “Iro iro” di lui e inoltre la sua passione per il Giappone è proprio iniziata in seguito alla lettura di un autore che è tra quelli a cui Amitrano ha dato voce in italiano.

Grazie all’associazione L’altro Giappone per questa foto

Gabriele de Risi classe 1976 è di professione copywriter vive e lavora a Milano. Appassionato di subculture giapponesi e di viaggi si è avvicinato al Giappone leggendo i libri di Banana Yoshimoto durante il servizio civile nel 1998. Da lì ha iniziato a interessarsi della cultura e della società giapponese.

Gli piacciono le storie delle persone e questo si evince da molti contenuti del suo blog. Ha studiato design (IED Istituto Europeo di Design), ma senza alcun legame al mondo giapponese. L’unico suo studio riguarda i corsi di lingua.

L’idea di tenere un blog è nata dopo il suo primo viaggio. GiapponeTVB è un blog che tratta gli argomenti più disparati e impensabili dove, senza salire in cattedra per fare il professore, Gabriele riesce a descrivere perfettamente i vari argomenti con accuratezza e profondità sempre con un sottofondo di divertimento.

E che lui si diverta è palese anche dalle fotografie che gli scatta un fotografo e che poi sono elaborate da alcuni grafici con cui Gabriele collabora.

Il lavoro svolto da Gabriele è molto importante al pari del libro sopra citato perché si può imparare divertendosi, non è detto che i testi debbano essere solo cattedratici e non affascinanti anche perché lo stesso Giappone è una grande macedonia di serietà, divertimento, follia, colori, monocromia, poesia… insomma è Iro Iro!

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Ieri a una nuova allieva di ikebana spiegavo come è suddiviso il percorso di studio della Scuola Sogetsu mostrando anche ciò che stavano realizzando le altre allieve dei livelli più avanzati.

Più studio il percorso della mia scuola e maggiormente noto sfumature e sottigliezze.

Al IV livello ci sono una serie di lezioni (With Flowers Only, With Leaves Only, With Branches Only) che puntano l’accento sull’osservazione del particolare per conferire alla nostra composizione ritmo, colore e movimento.
Queste lezioni sono propedeutiche per quella denominata Only One Kind of Material che ieri abbiamo affrontato a lezione con la maestra Anne Justo e l’allieva Silvia Pescetelli.

Quindi dato che questo tema viene insegnato dopo queste tre è naturale pensare che il materiale non ricordi altre tipologie di lezioni o che, tendenzialmente, va a creare una summa delle tre lezioni precedenti. Ovviamente non è una regola, ma, per me un modo corretto di inquadrare il tema.

Quello che amo del percorso della Sogetsu è come, mettendo assieme il primi due livelli base e, i vari temi proposti a III e IV livello si abbia una possibilità infinita di espressività pur seguendo le regole.

Mi spiego meglio. Only One Kind of Material prevede che si utilizzi un solo tipo di materiale senza nemmeno mescolarlo ad altre varietà o colori della stessa specie. Quindi se sceglierò i crisantemi, per essere chiari, ne sceglierò una sola tipologia e colore.

Noi dovremo andare a mettere in risalto la peculirità di quel materiale, la forma, il colore, l’andamento senza però snaturarlo. Per cui non sarà nè secco o colorato né smontato e rimontato o troppo lavorato. Deve avere un impatto naturalistico.

In caso contrario avremo svolto un altro tema rispetto a questo che serve proprio ad affinare il proprio sguardo, capire il bilanciamento del materiale e come uno solo possa, in realtà, avere molte sfumature o forme di cui magari non ci potremmo accorgere ad un primo sguardo superficiale.

E’ un tema che io amo molto tanto che a casa mi ero esercitato utilizzando la camelia. Una camelia non perfettissima, perché i molti sbilanciamenti climatici di questo periodo tra caldo e improvvise gelate, un poco hanno danneggiato i raccolti, ma che, proprio sfruttandone queste problematiche, mi ha permesso di poter mettere in risalto il tutto (lasciando anche alcune foglie in parte gialle, ma non rovinate).

Vi lascio ora alla nostra proposta del tema.

Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini
Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Angelica Mariani
Ikebana di Lucio Farinelli – Foto di Luca Ramacciotti
Ikebana di Anne Justo – Vaso di Sebastiano Allegrini – Foto di Luca Ramacciotti
Ikebana di Silvia Pescetelli – Vaso e fotografia di Luca Ramacciotti

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“Ikebana without Water” è il tema della nuova mostra organizzata dall’Headquarter per fronteggiare il prolungarsi dell’emergenza sanitaria. Per ovvi motivi organizzativi e di costo, la mostra è riservata solo a coloro che abitano in Giappone e prevede l’invio di un’opera che possa essere riassemblata nella hall espositiva della scuola Tokyo.

Qui è possibile vedere il video pubblicato dalla scuola sulla loro pagina Facebook e a questa pagina invece l’idea base della mostra.

Spesso per noi occidentali è difficile da comprendere come un’arte floreale, come quella appunto dell’ikebana, possa divenire qualcosa di diverso, più materico, senza elementi vegetali freschi.

Probabilmente avendo avuto una storia dell’arte e uno sviluppo diverso da quello giapponese diamo quasi “per scontato” certi meccanismi e troviamo difficile comprendere questo gap.

Credo, sinceramente, che il problema maggiore sia, attraverso queste installazioni, trasmettere emozioni.

Il fatto è che per realizzare queste opere si deve essere davvero artisti, avere un background notevole perché non basta mettere dei pezzi di ghiaccio nella neve per creare un’opera d’arte; si deve riuscire innanzitutto a ideare una forma che ricordi i principi dell’ikebana e che non ci faccia pensare a elementi messi a casaccio con la scusa che stiamo facendo qualcosa fuori dagli schemi. Questo genere di cose possono piacere solo a chi non frequenta davvero il mondo dell’arte. Il nostro lavoro deve essere prima di tutto esteticamente interessante e di forte impatto emotivo e di ritmo sia per forma sia per colori.

Un’opera d’arte vera non ha bisogno di spiegazioni perché parla da sola, non deve far vedere la personalità (se si nota allora qualcosa è stato sbagliato nel processo creativo) di chi la esegue perché ha un suo percorso proprio una volta che l’artista l’ha conclusa.

L’idea è divenuta forma e vive autonomamente.

Se ti chiedono cosa sia e tu la devi giustificare hai fallito il tuo lavoro.

Pensiamo all’opera “Chicken” di Sofu Teshigahara.

E’ innegabile che la forma, il bilanciamento, l’asimmetria, i pieni ei vuoti siano tutti concetti che, qui presenti, rimandino all’arte dell’ikebana.

Se osserviamo sempre di Sofu l’opera “Orochi” vedremo come tutto è ben connaturato con ciò che gli sta attorno. E’ quasi naturale che lì, in mezzo ad una natura spoglia, vicino all’acqua ci sia quel tronco colorato in maniera vivacissima e molto Pop. Non è qualcosa che ci parla di Sofu, ma si lascia ammirare.

In questa mostra ci sono delle opere bellissime per cui vi consiglio di cercare le varie fotografie e filmati online, io ne pubblico qui tree perché ho avuto direttamente dagli artisti il permesso di farlo e saranno citati in stretto ordine alfabetico.

Eien Arai
Mika Otani
Saihou Ozono

Come si vede sono tre opere completamente differenti tra di loro

Si va da una struttura molto “leggera” a due lavori che mi hanno rammentato la Pop Art (da qui l’immagine di copertina), ma è anche innegabile che seguono tutti i concetti del mondo dell’ikebana Sogetsu dalla forma, al movimento, all’asimmetria, ai pieni e vuoti, il ritmo del colore e ciò che nel 2021 può essere un ikebana creativo.

Se io non avessi messo il nome degli autori o non ne conoscessi lo stile le opere qui esposte avrebbero parlato da sole perché hanno una propria vita, un loro significato e si intuisce una manualità vera. Si comprende che dietro ci sono studi, riflessioni, concetti. Nulla è lasciato al caso.

Dal creare una struttura dove la luce passa attraverso creando un gioco di forme e prfondità a colororare ogni singola noce (e non di un solo colore!) all’utilizzo di Ultraman (ricordate quale era la sua durata di volo?)

Vorrei che osservaste, in queste le opere, il rimando dei colori tra di loro oppure, come nel primo caso, il gioco di forme, l’abbinamento, l’energia che questi lavori esprimono, la creatività e l’impatto emotivo che trasmettono.

Ringrazio Arai san Otani san e Ozono san per avermi concesso l’utilizzo di queste due foto e le emozioni che costantemente ci donano con il loro lavoro.

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Il maestro Lucio Farinelli oggi ha tenuto una dimostrazione di ikebana via Teams per conto della sua azienda di lavoro che si chiama Indra e la cui sede principale è a Madrid. Tale azienda ha chiesto ai vari dipendenti di presentare delle attività culturali da proporre nel programma denominato “Core Teams”. Vedendo il materiale video e curriculare del maestro Farinelli subito gli è stato chiesto di allestire una dimostrazione online come presentazione dell’Indra Ikebana Club da lui gestito.

Il maestro Farinelli ha tenuto la dimostrazione sia in italiano sia in inglese per le persone collegte sia dall’Italia sia dalla Spagna ed altri paesi dato che l’Azienda ha filiali in tutto il mondo.

Dopo un’attenta pianificazione di temi, vasi e materiale vegetale da proporre per delineare, a grandi tappe, il percorso della scuola Sogetsu oggi è arrivato il gran giorno. Il maestro Farinelli aveva deciso di puntare sulla stagionalità e la bellezza della natura perché è sempre più difficile realizzare (soprattutto facendo una dimostrazione a rovescio come in questo caso) composizioni naturalistiche che qualcosa strano (o fuori dagli schemi che dir si voglia) perché in qualsiasi maniera potremo sempre appellarci che volevamo realizzare qualcosa di strano e storto…

Quindi ha iniziato con un Nageire per poi toccare temi quali il Ka-bu-wa-ke, Colors in the Same Tonal Range, Colors in Contrast, e You in ikebana.

Il sottoscritto aveva il compito di portare al dimostrante i vasi e il materiale vegetale nel giusto ordine e sistemare poi gli ikebana realizzati per fotografarli.

Ringraziamo Silvia Barucci che ha scattato le foto allo schermo del pc e le altre persone del gruppo che hanno potuto seguire la dimostrazione.

Moltissimi i ringraziamenti internazionali al termine della dimostrazione.

Ora lascio la parola alle composizioni realizzate da Lucio.

Ma prima una piccola nota sulle fotografie.

Come scritto nel precedente post noi stiamo organizzando un ciclo di tre conferenze proprio sulla fotografia con il bravissimo professionista Andrea Lippi. Credo sia sempre importante rivolgersi ai professionisti per imparare e migliorarsi. Quel poco che so di fotografia lo devo a fotografi quali Lorenzo Palombini, Giuseppe Cesareo, Lorenzo Montanelli o Rinaldo Serra. Tutti fotografi provenienti da diverse realtà per cui ogni loro punto di vista è stato un importante insegnamento per il sottoscritto e li ringrazierò a vita. La mia maggiore difficoltà durante lo scatto di una foto è, per me, la luce. Avendo una matrice teatrale spesso mi accorgo che do un significato alla luce molto particolare. Solo di lato (controluce) o che so una pioggia spiovente dall’alto per me è qualcosa che crea una sensazione di freddezza, di “pericolo” o nel secondo caso qualcosa legato alla morte, all’aldià. Una luce bianca se frontale può illuminare, sottolineare ciò che illumina, dall’alto come dicevo prima invece farebbe delle ombre a terra dando appunto l’idea di qualcosa non naturale perché noi viviamo o nella luce o nell’ombra, ma in situazioni così non naturalistiche. Infatti in teatro solitamente l’occhio di bue dall’alto è utilizzato per una morte, un scena di dolore, qualcosa che porta all’al di là e di solito si usa prima dello spengimento totale della scena o la chiusura del sipario. Come una luce dal basso ci ricorda la luce dagli inferi (la luce naturalmente cade dall’alto), il verde è straniante, il rosso dà pericolo, il blu è notturno etc. Quindi per me è molto importante la direzione della luce, i colori, gli sfondi etc.

Ma torniamo agli ikebana realizzati dal maestro Farinelli che propongo subito.

Nageire – Vaso di Susy Pugliese
Ka-bu-wa-ke
Colors in the Same Tonal Range – Vaso di Sebastiano Allegrini
Colors in Contrast – Vaso di Luca Pedone
You in ikebana Vaso Sogetsu vinto al concorso internazionale.

Facciamo i complimenti al maestro Farinelli che in un’ora esatta è riuscito ad illustrare il percorso della scuola Sogetsu.

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