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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Tag Archives: Kenzan

 

Stamani mi è arrivato il nuovo numero della rivista riservata agli iscritti di Ikebana International, l’associazione che raccoglie le maggiori scuole di ikebana.

A Roma c’è il chapter da me presediuto, ma ancora per poco. Il testimone sta per passare a:

Lucio Farinelli (Presidente)

Romilda Iovacchini (Vice Presidente)

Silvia Barucci (Tesoriere)

Buon lavoro a tutti loro.

La rivista di Ikebana International è interessante perché oltre alle foto di ikebana (sia a “tema libero” sia dato un fiore vedere come le varie scuole lo vanno ad interpretaree) ci sono sempre articoli di luoghi, cultura e tradizione giapponese. Tutti temi che non solo possono essere di spunto per i nostri lavori, ma ci fanno maggiormente capire e “centrare” l’argomento ikebana.

Come scritto in altri post fare ikebana è una continua ricerca, sperimentazione, mettersi in gioco.

Per lo stesso motivo mi son subito preso l’ebook del nuovo libro del professore Aldo Tollini che ho già avuto la fortuna di ascoltare in conferenze presso l’Orto Botanico di Roma.

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Dopo aver amato ed adorato i precedenti libri (Lo Zen e La cultura del tè in Giappone – questo donatemi dalla maestra Silvana Mattei) ho iniziato questo bellissimo nuovo viaggio ricco di informazioni che si legge come un romanzo tanto avvince ed affascina.

Il sito Einaudi lo presenta in questo modo:

“La Via occupa un posto di particolare rilievo nella civiltà giapponese medievale, dando vita, nelle varie forme in cui si manifesta, tra le quali la Via del Guerriero, del Tè, della Poesia, al nucleo fondamentale della cultura che si sviluppò tra i secoli XII e XVII. È il periodo in cui i samurai vennero alla ribalta della scena politica e sociale, e poi anche culturale, prendendo e gestendo il potere effettivo: un’epoca di sanguinose lotte, ma pure di una grande fioritura intellettuale che ha lasciato un segno indelebile persino sulla società giapponese contemporanea. Questo libro ripercorre le principali fasi dello sviluppo dell’ideale della Via, esplorandone la storia e le principali manifestazioni all’interno del pensiero dei samurai, nella poesia e nel Buddhismo. Guerrieri, monaci e poeti sono gli attori principali della scena medievale giapponese: nella pratica della Via, nella sua forma piú elevata, essi sono uniti dall’unico ideale del perfezionamento spirituale.  “

Nell’introduzione si legge:

“”In estrema sintesi, si può affermare che la pratica costante della ricerca della perfezione da parte di chi percorre una Via comporta, per analogia, il raffinamento dello spirito, e ciò avviene attraverso l’interiorizzazione della gestualità esteriore, sia essa la gestualità ritualizzata del maestro del Tè, o del monaco che esegue una cerimonia, o allo stesso modo di un samurai impegnato a combattere, poiché mondo esteriore e mondo interiore sono in sintonia, e quello che si fa con il corpo si riverbera all’interno. E quindi diventa estremamente importante non solo quello che si fa con la gestualità, ma soprattutto come lo si fa. La ritualità dei gesti o la loro perfezione formale, entrambe acquisite con lungo esercizio, e di conseguenza la loro efficacia, sono il simbolo di una raggiunta perfezione interiore. In quest’ottica, la perfezione dei gesti del maestro del Tè che gli permettono di eseguire una «cerimonia» di alto livello artistico, o i gesti altrettanto rituali del monaco buddhista, che fanno sí che la sua «cerimonia» venga officiata secondo i canoni, o i gesti bellicosi di un samurai, minuziosamente calibrati con lunga pratica e che gli permettono di sopraffare l’avversario, possono essere considerati, nell’ideale della Via, sullo stesso piano: diversi per forma, ma tutti volti allo stesso fine ultimo. Esteriorità e interiorità si influenzano reciprocamente anche in senso contrario, poiché il perfezionamento interiore si manifesta esteriormente nell’esecuzione, la quale scaturendo da un cuore perfezionato si esplica nella perfezione formale. La Via, quindi, conduce alla creazione artistica, che è la manifestazione concreta della maturazione raggiunta nel percorrerla. Colui che «ottiene la Via», cioè, giunge a realizzare lo scopo della Via, qualunque essa sia: quando agisce crea.”

Credo che già solo questo estratto possa essere illuminante per chi studia ikebana (o un’arte orientale) e faccia comprendere, a chi si avvicina ad essa, come non ci si debba MAI stancare di ripetere gli esercizi, gli stili base, le tecniche. Quando lo scorso anno a Gand ebbi la fortuna, e l’onore, di partecipare al workshop tenuto dalla Iemoto della mia scuola Akane Teshigahara, seguii con emozione la sua dimostrazione non solo per gli stupendi ikebana che realizzò (creò è il termine più consono), ma perché pareva che eseguisse una danza. Era incredibile come spostasse la manica del kimono mentre tagliava un ramo o sistemava un elemento e, appena terminato, la manica ritornasse al suo proprio posto. Da solo questo sincronismo si capisce la preparazione intesa come nel brano sopra riportato.

Alle mie allieve da sempre consiglio non solo i libri inerenti la storia della scuola nostra (Sogetsu), ma anche di cultura generale giapponese perché sarebbe come studiare Michelangelo senza sapere in quel preciso momento storico cosa stesse accadendo in Italia.

L’ikebana non è solo disporre dei fiori, o fare una composizione strana, è un’arte a 360° come gli ikebana della Sogetsu che danno sempre idea di profondità e movimento, mai di muro. Perché al di là di essi c’è tutto un orizzonte da esplorare.

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Una lezione del V livello della Sogetsu per me è stata un po’ una “bacchettata sulle mani” e non credo solo a me.

Lo scorso anno quando ideai ed organizzai Essenza mi intestardii per l’ikebana della vetrina di usare le peonie bianche. Il mio fornitore mi avvisò che non era ancora periodo e che le poche sul mercato avrebbero avuto prezzi alle stelle (e così fu :/ ).

Però fui felice perchè, pur avendo dovuto vendere un rene per acquistarle, erano di una bellezza unica.

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(foto di Lorenzo Palombini – vaso di Sebastiano Allegrini)

Oggi il mercato internazionale dei fiori ti permette davvero di avere (quasi) tutti i fiori che vuoi in qualsiasi stagione e va benissimo, non poniamo freni alla fantasia (fondamentale poi in una scuola come la mia), ma ovviamente c’è un ma.

Recentemente in un gruppo su Facebook che si occupa anche di ikebana c’è stata un piacevole scambio di opinione su come gestire tempo e costi di un corso di ikebana. Per me è inconcepibile che un maestro di ikebana non abbia mai il desiderio di fare una composizione, di sperimentare vasi, materiali, stili. Che si “esibisca” solo in occasioni di mostre o dimostrazioni o feste comandate. Se si ama un’arte si pensa (e si investe) solo in quella come scrivevo in un mio recente post. Di contro (e tra poco chiudo questa parentesi infinita e mi ricollego al discorso iniziale) non è detto che per fare ikebana belli si debba avere chissà quali materiali spettacolari. Come dice Sofu Teshigahara nel Kadensho non è che se abbiamo fiori belli si hanno ikebana belli in automatico. Questo non vuol dire andare avanti a gerbere o rami che mentre si usano si spengono di inevitabile morte lenta e dolorosa. Agli allievi dobbiamo dare il meglio, noi maestri, invece, possiamo esercitarci con qualsiasi cosa. Ho la fortuna di lavorare con il maestro Farinelli che nell’organizzare assieme le lezioni riesce a fare un tetris di fiori da utilizzare per più ikebana dei vari livelli di studio. In questa maniera riusciamo a proporre ottimi materiali senza far ricadere la spesa sugli allievi.

E, torniamo finalmente in argomento, scusate mi son lasciato prendere dal discorso, nel V anno c’è una lezione che parla anche di questo: Seasonal Plant Materials, ovvero il godere di quei fiori che si trovano solo per quella data lezione, vedere come le piante mutino il loro aspetto durante le stagioni (il libro porta come esempio la Thunberg Spirea che è fiorita in primavera, ha foglie verdi in estate, cambia colore in autunno, perde le foglie in natura e non è facile da trovarsi nei negozi) e quindi sapere per ogni  tempo come possono essere usate nelle nostre composizioni a seconda di quando le faremo.

E non si tratta semplicemente di fare un ikebana con i materiali di stagione (per cui non useremo materiali secchi o colorati che possono “appartenere” a qualsiasi stagione), ma di far partecipare la nostra gioia di creare con qualcosa che avremo in quel solo momento cosa che ormai non accade più con fiori come le rose oppure le calle.

Per questo all’inizio parlavo di “bacchettata sulle mani” ovvero di non lasciarci tentare dalle numerose paste in esposizione, ma ricordarci ogni tanto dei principi base della nostra arte.

Sabato scorso grazie a Cristiano Genovali (Presidente dell’Associazione Nazionale Piante e Fiori d’Italia) le mie allieve di Livorno hanno potuto usufruire della Nigella, Peonie, Viburno Opulus, Delphinium e i Fiordaliso. Mentre ero nella sua serra veder arrivare i fiori appena colti per me era molto emozionante, avrei preso tutto!

Per non sciupare fiori così delicati nel trasporto fino a Livorno li ho tenuti in un secchio con l’acqua calda (cosa abbastanza pericolosa in auto da solo visto che due anni fa ad una curva mi trovai… colpito da un’onda anomala all’interno del veicolo). Arrivati a destinazione sani e salvi ho spiegato alle mie allieve cosa dovevano fare e questi sono i risultati.

Nicoletta Barbieri

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Silvia Barucci (vaso fatto da lei)

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Ilaria Mibelli (vasi fatti da lei)

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Per ultima ho tenuto Rosaria Malito Lenti proprio per il discorso che facevo all’inizio. Il primo ikebana di Rosaria è stato questo

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poi utilizzando lo stesso vaso (realizzato da Sebastiano Allegrini) e le medesime peonie lo ha trasformato in questo con l’aggiunta del dephinium.

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(da sinistra Ilaria Mibelli, Nicoletta Barbieri, Rosaria Malito Lenti, Rosanna Lari, Silvia Barucci, Luca Ramacciotti – foto di Evi Malito  Lenti)

Cito una celebre frase di Hemingway (nel titolo) perché oggi al Centro Asd Oriente di Livorno si è tenuta l’ultima lezione di ikebana delle allieve del V livello in vista della pausa estiva. Per l’occasione è venuta a trovarci Rosanna a cui abbiamo consegnato il certificato di IV livello in attesa che torni a riprendere la via dei fiori assieme a noi. Per noi rivederla è stata una festa ed è capitata proprio ad hoc per uno dei temi affrontati a lezione: Arrangements for Celebrations.

In questa lezone si va “oltre” al concetto studiato negli anni passati di un ikebana fatto per celebrare il Natale, la Pasqua o altre festività. Possiamo fare un ikebana per l’inaugurazione di un negozio, una festa di laurea, un matrimonio, tutto ciò che ci può venire in mente o richiesto ricordandoci sempre che il nostro lavoro deve esprimere felicità per l’evento in questione (sei anni fa ad esempio fui chiamato ad ideare ikebana come “display” per la collezione di gioielli della linea orientale di Antonella Piacenti a Sandrigo in provincia di Vicenza).

Sabato scorso a Roma Tiziana Biondo aveva fatto un ikebana per una laurea.

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e stamani Lucio Farinelli per tifare Francesco Gabbani in concorso all’Eurovision.

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Sia a Tiziana sia alle allieve di Livorno avevo chiesto di pensare loro a tutto, dal vaso, alla scelta della “festa” al materiale floreale.

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Nicoletta ha ideato un ikebana volto a festeggiare il prossimo solstizio d’estate

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Silvia si è lasciata ispirare da San Valentino

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Rosaria ha pensato all’inaugurazione di una gioielleria e per questo ha inserito un gioiello nell’ikebana

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e Ilaria ad una romantica cena

Faccio i complimenti a tutti loro per le idee avute.

Gli altri ikebana fatti a lezione, come sempre, saranno pubblicati sulla nostra pagina ufficiale di  Facebook, ma lasciatemi aggiungere una foto.

Sempre al V livello c’è una lezione che si chiama Using Various Locations e a Livorno l’applichiamo da anni dato che finiti gli ikebana Rosaria e Nicoletta li posizionano in vari punti del centro.

Vi lascio con la foto di due di loro.

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(Ikebana di Luca Ramacciotti – Vasi di Sebastiano Allegrini e Luca Ramacciotti)

Inizio questo post con una citazione di Georges Braque che ho utilizzato per il titolo perché stamani guardavo le ponie che avevo usato per il mio precedente ikebana e mi dispiaceva vederle lì nel vaso senza ancora una volta utilizzarle per un ikebana. Il maestro Farinelli stesso mi ha proposto, data la loro straordinaria bellezza, (e vorrei farvi sentire il loro profumo!) di non lasciarle sfiorire così e mi sono messo a riflettere.

Sofu Teshigahara nel Kadensho afferma: “C’è il fiore e c’è il vaso. Abbiamo bisogno del vaso perché abbiamo il fiore. Il tipo del vaso determina il fiore. Entrambi richiedono e definiscono l’altro. Il fiore è fatto da Dio, il vaso è fatto dagli esseri umani. Ogni cosa dipende dall’interazione di questi due oggetti. Il loro incontro sembra casuale, ma in realtà non lo è. La casualità è necessaria. L’ikebana è un mondo di incontri.

A disposizione avevo due tipi di peonie diverse per colori e forme, come potevo unirle insieme? Tra l’altro essendo molto aperte ponevano un forte problema estetico. Così mi è venuta in mente la lezione del terzo livello Two or More Containers; due vasi avrebbero potuto “reggere” l’impatto di questi importanti e un poco ingombranti fiori. Due vasi che mettessero in risalto il colore dei fiori.

Quando siamo a lezione insegnamo agli allievi l’argomento di turno, ma spesso ci si accorge come un tema in realtà spesso ne possa inglobare altri e questa è la genialità del percorso di studio ideato da Sofu. Infatti questo ikebana potrebbe appartenere tanto a Two or More Containers quanto a Color of Container (avevo deciso di usare due vasi diversi di colore), ma anche Shape of the Container perché non avrei scelto due vasi uguali o WhitnFlowers Only poichè non sarei ricorso all’aggiunta di rami o foglie o altro.

Il 48 Principio della Sogetsu afferma: Ricorda che ci sono sempre nuovi e sorprendenti temi e approcci per realizzare ikebana.

Per primo ho scelto un vaso del maestro ceramista Sebastiano Allegrini e davanti vi ho posto un mio piccolo vaso fatto a lezione da lui; ho guardato come abbinare le forme ed i colori tra di loro.

Per la foto avrei voluto lo sfondo bianco, ma… era a lavare. Per cui ho fatto ricorso a quello nero. Le peonie sono un poco sciupate è vero, ma le trovo lo stesso di una bellezza e delicatezze uniche.

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Inizio questo post con un’immagine che aveva pubblicato su Facebook la mia allieva Silvia Barucci e il titolo è parte di una citazione di Aldous Huxley che nella sua interezza recita: “Anche l’arte ha la sua moralità, e molte delle regole di questa moralità sono le stesse dell’etica comune, o perlomeno analoghe.”

Di carattere sono sempre stato portato (forse anche per i miei travagliati primi 24 di anni di vita per ciò che concerneva la salute) al “subito”, a non rimandare nulla perché come diceva un certo Lorenzo de’ Medici “di doman non c’è certezza.”  Per carità non voglio fare come il frate predicatore del film Non ci resta che piangere, anzi vi lancio un trekker augurio di Live long and prosper, ma l’ikebana stesso ci insegna l’impermanenza della vita e la sua bellezza proprio in quanto transitoria.

Ieri mentre fotografavo questo mio ikebana

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mi si presentava un problema immanente, ad gni scatto le peonie gialle si aprivano sempre di più (non vi dico ora che cosa sono di grandezza!). Una difficoltà per me, ma sarebbe stato bello filmare questo processo e “registrare” il profumo che aprendosi diffondevano nell’aria andando ad unirlo a quello del Lathyrus odoratus.

Per questo quando ero a metà del primo livello di studio (e nemmeno sapevo se avrei proseguito il cammino) avevo già il set base: suiban, mezzo suiban e vaso alto. E come me il maestro Lucio Farinelli (deve essere per quello che non solo abbiamo studiato assieme, ma lavoriamo con i medesimi intenti ideologici).

Quando nel 2011 organizzammo (io e Lucio) per la prima volta un corso in maniera autonoma si fece una spesa immediata che non si sapeva se sarebbe stata vana o meno (potevamo in futuro non riuscire più ad organizzare degli altri corsi, ma per fortuna non è andata così): comprammo i vasi da dare a lezione agli allievi (ovvero i suiban e i vasi alti più altri per lo stile libero), i kenzan e le hasami. Ovviamente si notava subito chi seguisse davvero con passione (andando a dotarsi di tutta l’attrezzatura necessaria), chi con interesse (ma seguendo solo le lezioni) e chi era venuto tanto per dire che faceva una cosa particolare. A chi è maestro questo salta subito agli occhi, come (spero!) risulti a chi viene da noi di non trovarsi davanti ad un corso casalingo o amatoriale nemmeno quando si fa un workshop perché anche li dotiamo gli iscritti di vasi idonei. Non potrei mai usare dei vassoi di Ikea dove il kenzan è quasi più alto del bordo (e l’acqua che deve coprire le punte del kenzan?) o del materiale che non si “parla” nè per forma o colore perché il “tanto per fare” non è nel mio stile nè mai lo sarà. Nè, per pura piaggeria o interesse, andrei a lodare colleghi che lo fanno. Proprio perché “Anche l’arte ha la sua moralità” e direi che un maestro ha anche una deontologia da tener presente e trasmettere.

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(anche questa immagine l’ho prelevata dal profilo Facebook di Silvia Barucci)

Ho sempre ammirato allieve che ogni loro risparmio lo versano lungo il cammino dei fiori, allieve del I livello che hanno partecipato con gioia ad ogni nostra proposta, allieve che ci chiedono di ripetere delle lezioni (come è successo lo scorso sabato) perché comprendi quanto loro siano davvero animate da sincera passione. Non parlo di talento, ma di cuore. Ed è importante perché è il nostro cuore a fare sì che si facciano ikebana e non delle composizioni di fiori. E per tale motivo con gioia e riconoscenza pubblico i loro lavori fatti a lezione con tanto di nome e cognome, perché lo meritano. Non li pubblico come se fossero laovri miei i di anonime persone. L’ikebana trasmette sempre qualcosa, non è solo un esercizio di stile o di tecnica. Non è un equilibrismo, è poesia.

Il terminare i cinque livelli della Sogetsu e diventare Maestro non significa nulla se non ami davvero comunicare e farlo nei migliori die modi. Per me sarebbe tanto più semplice (e la mia schiena martoriata mi ringrazierebbe) portare vassoi invece di vasi, niente annaffiatoio (tanto non si mette l’acqua nel vaso), niente sassi per coprire il kenzan etc. Sarebbe anche facile lasciare che l’allievo faccia a lezione quel che gli pare (così lo rendiamo felice e non rischiamo di perderlo) o smontare il suo lavoro senza considerare la sua idea, ma trasformandolo secondo il nostro gusto. E se all’inizio ci siamo dotati di vasi industriali, poi abbiamo avuto la fortuna di conoscere ottimi ceramisti ed affidarci a loro. Fotografi che ci hanno fatto comprendere come migliorare le nostre foto e il nostro sito (spero nessuno si ricordi dei nostri terribili esordi 🙂 )

In questi giorni di battuta finale per il workshop che abbiamo organizzato per il prossimo ottobre siamo felici di constatare l’interesse suscitato (grazie ovviamente alla professionalità nota delle due maestre coinvolte Ilse Beunen e Anne- Riet Vugts) anche fuori dai confini europei e questo ci ripaga di qualsiasi fatica che stiamo facendo o del fatto che stiamo già organizzando un workshop per il prossimo gennaio ed un altro per l’ottobre 2018…

E proprio perché per me l’ikebana è poesia sono felicissimo che uno dei temi del workshop di ottobre sarà il wabi-sabi in ikebana. Siete uttti invitati a scoprire la bellezza dove non la si penserebbe.

Concentus Study Group

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(a sinistra installazione di Sofu Teshigahara a destra opera di Marcel Duchamp)

Quando al MAXXI tenni la conferenza inerente l’ikebana Sogetsu sottolineai come l’arte moderna avesse molto influito sul percorso artistico della nostra scuola. Se l’Occidente ha subito la fascinazione del mondo orientale (vedasi Van Gogh) è innegabile che sia accaduto anche l’inverso (nella conferenza paragonavo alcune installazioni di Sofu alla land art oltre al surrealismo come si può vedere nel montaggio fotografico di apertura del post).

Il connubio arte – ikebana non era una novità, basti pensare alla scuola Ohara e alla composizione Rimpa (un tipo di ikebana ideato dal terzo direttore della scuola, Houn Ohara, e che si basa sulle opere altamente decorative della Scuola Rimpa, che fiorì durante il periodo Edo. L’obiettivo è quello di catturare nell’ikebana le qualità decorative dei materiali e gli effetti complessivi di design tipici delle opere d’arte del Rimpa).

La Sogetsu però pare andare a prediligere soprattutto l’arte occidentale moderna (basti pensare all’incontro tra Sofu Teshigahara e Andy Warhol nel 1970) nel suo sperimentare forme, colori e materiali pur rimanendo sempre nel solco della tradizione secolare dell’ikebana.

Nel regolamento per gli insegnanti viene chiesto non solo di sfruttare le doti personali di ogni appartenente del gruppo, ma di ampliare il proprio sguardo partecipando ad eventi, mostre etc. e per questo coinvolgo sempre le mie allieve in tali proposte, ma accolgo volentieri anche inviti, come quello di ieri, dell’Istituto Giapponese di Cultura per l’inaugurazione della mostra il cui titolo è il medesimo di questo mio scritto.

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Riporto il comunicato stampa ricevuto:

“AMANO Kazumi, Ay-Ō, FUKAZAWA Yukio, FUKITA Fumiaki, HIWASAKI Takao, KAMIYA Shin, KANAMORI Yoshio, KIMURA Kōsuke, KUROSAKI Akira, KUSAMA Yayoi, KIYOTSUKA Noriko, NAGAI Kazumasa, NODA Tetsuya, OKABE Kazuhiko, ONOGI Manabu, ONOSATO Toshinobu, OZAKU Seishi SAITO Yoshishige, TAKAMATSU Jirō, TAMURA Fumio, YAYANAGI Go, YOKOO Tadanori, YOSHIDA Katsurō, Lee U-FAN
Dal BOOM economico degli anni ‘60 al BEAT post68, fino alla bolla speculativa, la BUBBLE (economy) nata negli anni ‘80 ed esplosa nel decennio a seguire: il racconto per icone di un paese che si guarda attorno concentrandosi su se stesso. Il mezzo è l’incisione, arte in cui i giapponesi sono maestri dalla notte dei tempi, i temi sono mille, le opere 54, i nomi 24. In collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, dalla collezione dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma; storia nella storia, tra acquisizioni e motivazioni, museologia, sociologia e relazioni internazionali. E arte, sopra e nonostante i tempi.”
Con il maestro Lucio Farinelli abbiamo non solo osservato bene queste opere (in esposizione fino al 12 ottobre), ma anche notato le descrizioni di come sono state eseguite. O di materiali utilizzati dagli artisti in altre tipologie di opere rispetto all’incisione come tavole di compensato che venivano traforate con il trapano per poi aggiungervi materiali vari.
Questo subito ci ha ricordato una lezione presente sui nostri vecchi libri di studio del IV livello (Dried Material Relief on Playwood or Cardboard) e di recente ripresa nel nuovo testo del V livello (Relief Works) dove si vanno a creare dei “quadri” tridimensionali. Materiale secco, colorato si va a comporre in maniera artistica e seguendo le “regole” dell’ikebana.
Nel 2011, presso il Gran Teatro Giacomo Puccini, tenni una dimostrazione di ikebana per celebrare la Madama Butterfly proveniente dal Giappone per la regia di Takao Okamura, scene di Naoji Kawaguci e costumi di Yasuhiro Ciji.
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Per l’occasione feci anche un ikebana nella hall del teatro ed una parte dell’allestimento era costituito proprio da un pannello in cui cercavo di “unire” la bandiera del Giappone (quindi un quadrato di legno che avevo colorato con vernice bianca mescolata a sabbia per renderlo materico e al centro delle canne tinte di rosso) a quella dell’Italia (simboleggiata da tre giunchi verdi che si univano ai colori della precedente).
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