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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Monthly Archives: gennaio 2018

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(Ikebana, foto e contenitore di Luca Ramacciotti)

Uso questa bellissima frase di Ardengo Soffici per fare il punto su alcune riflessioni che ho fatto a mente (quasi) riposata dopo un intenso weekend dedicato alla mia crescita culturale e al dedicarsi a ciò che ci fa stare bene.

Lo scorso sabato, come scritto nel post precedente, era nostro ospite Antonio Alessandria  per parlarci dell’affascinante mondo dei profumi, nel pomeriggio abbiamo tenuto lezione di ikebana e così anche ieri mattina (domenica) questa volta  ospiti del laboratorio Pots.

Organizzare eventi è sempre fonte di preoccupazioni e responsabilità sia verso chi ospitiamo sia verso coloro che partecipano. Potremmo limitarci a fare “solo” lezione di ikebana o workshop legati a questa arte. Ecco questo è, forse, il punto. L’ikebana non è SOLO una composizione di fiori. Non lo è per me, ma nemmeno per la mia scuola che invita sempre ad andare a vedere mostre d’arte, di design, a intersecare la nostra arte con ogni espressione della creatività umana.

Per questo sono davvero lieto verso le allieve che hanno compreso e condivisivo questo sentiero dove ogni possibile espressione si può riversare nel mondo dell’ikebana Sogetsu.

Fare ikebana vuol dire sì compiere un percorso di studio (molto), di pratica (molta), di osservazione (moltissima), ma anche di guardarsi attorno a 360° e trarre ispirazione da tutto ciò che ci colpisce l’animo e la mente. Essere informati di e su ogni cosa. Per questo presto volentieri alle mie allieve tutti i libri che posseggo sia sull’ikebana, sia sulla cultura giapponese.

Come maestro ho il dovere di stimolare gli allievi verso ogni possibile iniziativa, evento, mostra, tutto può essere fonte di ispirazione di apprendimento.

Per questo quando con Lucio Farinelli prepariamo (con un mese di anticipo) le lezioni studiamo attentamente quali vasi far usare, materiali etc. Poniamo agli allievi delle sfide con materiali difficili o vasi difficoltosi.

E’ una sfida far comprendere ai nuovi allievi le regole, le nozioni, ma non applicarle sterilmente come una formula di matematica, cercare di trasformarle in poesia. In fin dei conti facciamo qualcosa di estetico che deve riverberare con il nostro io più profondo e farci stare bene.

Ed è una gioia vedere quelle allieve che portano a termine il loro cammino divenendo maestre come Ilaria, Nicoletta, Rosaria, Silvia e Tiziana a cui auguro buon proseguimento lungo la via dei fiori. A loro dedico il mio ikebana in apertura.

Per me, e per Lucio, è anche gioia vedere che si accavallano gli impegni le proposte, che le nostre attività hanno una programmazione quasi mensile, che mentre è in esecuzione la mostra presso Pots (iniziata proprio oggi) già si stanno delineando gli impegni per aprile, maggio e settembre e che la programmazione per il 2019 è in atto.

In realtà abbiamo già date anche per il 2020 e 2021, ma di questo avremo, ovviamente, tempo per parlarne.

Concentus Study Group

 

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(tutte le foto sono di Giuseppe Cesareo)

Quando partecipai al Kōdō, presso l’Istituto di Cultura Giapponese in Roma, rimasi molto colpito del fatto che si parlava di “ascoltare” l’incenso, non di annusarlo.

Memorizzare le varie tipologie di profumo per comprendere se ne stavamo ascoltando di diversi, di uguali, un interessante gioco (direi più una disciplina) che poneve l’accento su cosa il profumo ci stesse comunicando.

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Dato che questa disciplina era considerata (assieme al chadō e al kadō – l’antico termine con cui si designava l’ikebana) un’arte di raffinatezza, una delle tre vie artistiche e che il sentore dei fiori è un elemento molto importante da considerarsi quando si fa una mostra rivolta al pubblico è iniziato il percorso del nostro Study Group di approfondimento di questo tema.

Oggi abbiamo avuto l’onore, il privilegio e la fortuna di ospitare Antonio Alessandria che ci ha portato per mano lungo la storia del profumo, le sue caratteristiche e peculiarità. Un racconto pieno di aneddoti e fatti storici che ci ha narrato attraverso slide chiarissime realizzate appositamente per illustrare questo percorso.

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Ci ha illustrato le tipologie delle famiglie olfattive portando l’esempio di alcuni profumi che abbiamo avuto la fortuna di assaggiare e comprendere con la sua guida per poi approdare ai suoi meravigliosi capolavori ricchi di storia, poesia e passione, spiegati anche facendoci conoscere i sentori di alcune materie prime utilizzate.

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Un’esperienza davvero particolare che ha arricchito il nostro sentiero lungo la via dei fiori e che ci ha portato per diverse ore in un mondo tanto etereo quanto ricco di suggestioni e fascino.

Avere un Maestro del genere è stata una grande fortuna oltre il piacere di stare in compagnia con un vero e proprio signore.

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Concentus Study Group

 

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Lo scorso ottobre, la mia insegnante, sensei Lina Alicino – in arte Ran son – venne a trovarci, su nostro invito, durante il workshop internazionale tenuto da Ilse Beunen e Anne -Riet Vughts.

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(Foto realizzata dal sig. Michele Alicino fatta durante l’inizio del nostro percorso di studio con la Lina Alicino Sensei)

In quell’occasione portò a far vedere ai partecipanti alcuni libri in suo possesso e le mie allieve, oltre ad ammirarli, espressero il desiderio di conoscere meglio la storia dell’Ikebana Sogetsu in Italia.
Da qui è nata l’idea di fare alcuni articoli su come sia arrivata questa scuola nel nostro Paese e ringrazio la signora Alicino per aver accettato di farmi trascrivere qui storia, aneddoti e ricordi.

Iniziamo il viaggio.

L’Ikebana Sogetsu in Italia in realtà è arrivata indirettamente grazie al marito della signora Alicino, il signor Michele Alicino.  Spiego meglio questa mia affermazione.

Il sig. Alicino nel 1962 fu mandato dall’Alitalia in Giappone in qualità di “Interior Decoration Superintended” con l’incarico di aprire, presso il Palace Hotel, una prima sede per l’avvio dei voli di linea Italia-Giappone e vv. della nostra “Compagnia di Bandiera”..

In tale occasione conobbe il fondatore della Sogetsu School, Sofu Teshigahara, primo Iemoto, che gli consegnò un suo libro di Ikebana con dedica datata 8 maggio 1962 e di alcune pubblicazioni delle sue exhibitions, quale dono da portare in Italia alla sig.ra Alicino.

(Foto realizzate dal sig. Michele Alicino relative al libro avuto in dono da Sofu Teshigahara e l’ikebana che più di tutti emozionò la signora Lina Alicino)

La  sede Sogetsu visitata dal sig. Alicino era un edifico di tre piani, successivamente sostituito dal  grattacielo progettato dall’architetto Kenzo Tange famoso in tutto il mondo.

Nel 1966 fu allestita, sotto la direzione del sig. Alicino, nell’ambito del grande progetto di espansione della rete Alitalia nel mondo, la prestigiosa sede definitiva presso il Kasumigaseki Building nel pieno centro di Tokyo. Non si trattò di una semplice sede di una rappresentanza commerciale ma  anche di  un importante veicolo dell’arte italiana già a quel tempo molto apprezzata dai Giapponesi, tant’è che fu inaugurata alla presenza dei principi figli dell’Imperatore.

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(Foto realizzata dal sig. Michele Alicino del momento inaugurale della sede Alitalia)

In tale sede, per la prima volta fu esposta una grande gigantografia tratta dagli archivi Alinari della volta della Cappella Sistina, abbinata all’esposizione di un’opera Ikebana per la quale era stato interpellato il grande Sofu Teshigahara.

Scan1(Foto realizzata dal sig. Michele Alicino)

La signora Alicino, che da sempre  aveva una forte connessione con il mondo dei fiori, rimase talmente affascinata dalle foto delle composizioni del libro donatole da decidere di intraprendere “la via dei fiori” seguendo il metodo della Sogetsu School. Conseguì il primo livello di studi con l’insegnante scandinava Kerstin Bruno che saltuariamente veniva in Italia.

Ben presto avvertì l’esigenza di acquisire maggiore conoscenza ed esperienza dell’arte Sogetsu e a tal fine si recò molte volte in Giappone studiando presso la summenzionata sede principale in Tokyo con i più importanti maestri e dove ebbe l’onore di essere presentata dalla gran master Tanybayashi al terzo Iemoto della scuola Hiroshi Teshigahara.

Ma di questo ed altro ne parleremo prossimamente.

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(© fotografico di Giò Tarantini)

Approfitto di questa bellissima foto che Tarantini ha scattato in Vietnam per parlare di un tema che in questi giorni, per vari motivi, mi sta balzando spesso innanzi agli occhi.

Tarantini è fotografo di professione per cui è ovvio che sappia come comunicare, ma la cosa che per primo mi colpisce vedendo l’immagine è il perfetto equilibrio, larmonia tra le forme e le sfumature di colore.

In un mio recente post ho parlato di quanto sia importante (direi fondamentale) imparare le tecniche di base per fare ikebana, come ricorda più volte lo stesso Sofu Teshigahara nel suo Kadensho.

Ma.

C’è un ma.

Le tecniche, la loro padronanza ci devono portare ad essere così abili da saper utilizzare e disporre bene ogni tipologia di materiale, ma il nostro scopo finale è realizzare qualcosa che trasmetta armonia, equilibrio, non un mero esercizio di tecnica pura senza anima (come lo stesso Sofu ribadisce sia nel già citato Kadensho sia nei 50 Principi della scuola Sogetsu).

Se noi ci riteniamo dei professionisti dell’ikebana, ovviamente, si dovrebbe saper far sì che le tecniche ci portino ad avere un equilibrio di forme finali.

E qui si tocca il tema centrale di questo blog che, come scrivevo a inizio del paragrafo, in questi giorni mi si sta presentando sotto vari aspetti: l’armonia.

Cosa rende armonico un ikebana?

In una sua recente conferenza a Roma, Mauro Graf ha puntato l’attenzione sulla disposizione degli elementi principali che seguendo la Triade Buddista portavano già ad un equilibrio innato di forma (sto sintetizzando in maniera molto forte più di un’ora di interessante ed importante conferenza).

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(una delle diapositive proiettate durante la conferenza)

Quindi tecnica e disposizione. Basta? No ovviamente. C’è un terzo elemento che direi fondamentale (se non di più) dei due precedenti.

Ritorniamo alla foto di apertura. La tecnica ha fatto sì che Tarantini realizzasse una foto professionale. La disposizione degli elementi ha portato ad avere una comunicazione perfetta dove le sfumature di luce, ciò che è a fuoco e ciò che non lo è, le diverse tipologie di superfici donano diverse sensazioni.

Ora togliamo il grande albero portato dal mare. Mettiamoci che so uno schiacciasassi.

Cambia ovviamente la comunicazione, ma anche ciò che proviamo. Da una foto che induce serenità, poesia si passa ad un oggetto forte in primo piano, slegato al contesto naturale e che ci potrebbe infastidire.

Torniamo al nostro ikebana. Siamo pronti con le tecniche e sappiamo nello stile base come sia la disposizione dei fiori a triangolo (scaleno nella Sogetsu).

Ed ora? Ora viene lo scoglio più grande. Il materiale floreale.

Come si sceglie e si abbina il materiale floreale? Come per la conferenza di Graf è difficile sintetizzare in poche righe anni di studio, ma la cosa più difficile in un ikebana è proprio capire quale materiale vada bene e quale no.

Il motto della scuola Sogetsu è (come ricordato spesso qui): Ogni persona può fare ikebana con ciò che vuole e in qualsiasi luogo desideri. Ovvero vanno bene tutte le tipologie di luogo per esporre gli ikebana e non ci sono limitazioni di genere sul materiale da utilizzare. Questa frase che sembre semplificare la vita in realtà ce la complica.

Mi spiego meglio. Ho un ikebana dove so quali materiali devo usare, li prendo e li sistemo. Ho uno stile da fare, ma la scelta del materiale ricade su di me. Panico.

A lezione noi forniamo, ovviamente, il materiale agli allievi preparando mesi prima le lezioni (spesso la ormai non – stagionalità dei fiori non aiuta molto) e Lucio Farinelli segna tutto sul suo file excel. Cerchiamo da sempre di non ripetere in un anno lo stesso materiale e di contro chiediamo agli allievi di esercitarsi a casa. Qui ovviamente, i primi anni, si scontrano con la scelta dei materiali non avendo l’esperienza necessaria, ma come si dice “sbagliando si impara”. E’ difficile comprendere il giusto equilibrio necessario tra i vari materiali. Si va dai rapporti di forma (lungo, fine, grosso, tondo etc) a quelli dei colori, dei generi (un’orchidea difficilmente si abbinerà ad un materiale rustico o dei fiorellini di campo a foglie turgide e forti esteticamente), si innesta il connubio tra di loro, la forma scelta e la tipologia (e colore) del vaso, etc. Quindi è un continuo osservare, studiare comprendere. Questo probabilmente legato anche alle sue origini, all’influsso dello Zen dove ad un processo di apprendimento si “sostituisce” un’attenta osservazione che porta al comprendere, ma di fatto la nostra armonia in ikebana è un grosso punto da superare.

Questo non vuol dire che uno si deve scoraggiare, ma seguire gli imput forniti dal maestro, studiare, sperimentare fino a quando in automatico comprenderà che tecnica utilizzare, quale disposizione dare ai fiori ed allora avrà un risultato armonico dove tutto sembrerà naturale quando in realtà in ikebana di naturale non c’è proprio niente perchè la perfezione della natura viene rielaborata dall’uomo.

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Lo scorso novembre la giornalista Giorgia Marino mi mandò una mail per chiedermi se poteva attingere dal nostro sito per alcune foto dato che stava realizzando un articolo sui fiori recisi ed avrebbe fatto un piccolo focus sull’ikebana. Essere contattati da una così prestigiosa rivista di architettura dedicata al rispetto della natura e al design di alta eccellenza ci ha fatto davvero piacere per cui le abbiamo dato carta bianca sulla scelta delle immagini da inserire.

La sua scelta è caduta su una mia foto ed una di Ben Huybrechts e ringrazio la rivista che ha avuto la correttezza professionale di citarci nei crediti finali.

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E’ sempre bello quando si parla di ikebana in maniera chiara e precisa e in un contesto davvero ben realizzato per cui a tutti consiglio la rivista reperibile anche online sul sito Casa Naturale.

Ed ancora Buon Anno a tutti.

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il fiore e l'argilla_2018_bis

Subito a ridosso del workshop sui profumi  (un mondo da conoscere bene per chi pratica l’arte dell’ikebana) con Antonio Alessandria, si partirà con una grande mostra che durerà quasi due mesi in collaborazione con il laboratorio di ceramiche Pots e i maestri Sebastiano Allegrini ed Angelica Mariani.

A Roma ci sono bravissimi ceramisti a partire dal Cer di Annamaria Apolloni (oggi purtroppo chiuso) che ci realizzò i nostri primi set base per l’ikebana a Susy Pugliese che ci accolse anni fa per una mostra a Elettra Cipriani a Paolo Porelli a Giuseppe Marcadent a Sara Kirrschen a Cristiana Vignatelli Bruni a Riccardo Monachesi a Francesco Campoli (citati in rigoroso ordine casuale), ma se noi ci siamo fermati da Pots è perché lo stile qui è perfetto per noi che amiamo l’oriente perché il primo ad esserne appassionato è lo stesso Sebastiano.

Al di là delle sue tazze da cerimonia del tè, delle sue teiere, dei suoi continui studi sulla materia, le possibilità tecniche che offre ai suoi allievi e/o clienti è innegabile che il suo interesse per il mondo dell’ikebana lo renda idoneo per ciò che noi cerchiamo e lo dimostra il recente successo internazionale che i suoi lavori, e quelli di Angelica, hanno riscosso durante il  workshop di ikebana Sogetsu da noi organizzato ad ottobre a Roma.

Su idea del maestro Lucio Farinelli, ecco quindi il Concentus Study  Group scendere in campo con una mostra maratona (credo segni un altro nostro primato italico per la sua durata) che vedrà i maestri e le allieve del gruppo esporre utilizzando le ceramiche e i luoghi di Pots. Ogni settimana una triade di maestri e/o allievi realizzarà ikebana che resteranno in mostra fino al turno successivo esplorando tutti gli stili della scuola grazie alle opere ceramiche che i due maestri ci proporranno. E non è detto che saranno unicamente dei vasi atti a tale scopo.

Concentus Study Group

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti)

Buon giorno e buon anno a tutti. Per il titolo ho preso a prestito la suggestiva idea di Rossella Funghi che sul suo profilo Facebook augura buona scrittura a tutti a partire dalla prima ed odierna pagina (su 365 pagine!) del nuovo anno.

Non so come andrà il 2018 per il Concentus Study Group. Già mi sembra incredibile il percorso degli ultimi due anni! Di nostro abbiamo impegni già a gennaio, ad aprile, a maggio e ad ottobre, vediamo che occasioni si presenteranno lungo lo svolgimento dei mesi.

Sicuramente ci metteremo il nostro impegno per portare avanti il discorso con serietà, rigore e professionalità come abbiamo sempre cercato di fare.

Ringrazio Lucio Farinelli che da anni ha trasformato casa sua in un atelier per l’ikebana visto che è stato invaso da attrezzatura, vasi, libri e riviste inerenti quest’arte oltre a tutta l’attrezzatura per fare foto. Fornire ogni volta a circa venti allievi vasi, kenzan non è semplice ed è anche pesante (in senso letterale), ma si fa volentieri. Ringrazio anche l’Hotel dei Congressi per la loro solerte pazienza e professionalità, le persone che con le loro critiche costruttive mi hanno aiutato a crescere e anche chi non sa fare critiche costruttive, ma anche quelle servono per… selezionare.

Nella vita mi son sempre dovuto sudare ogni cosa, non mi è mai piovuto nulla dal cielo ed ho sempre dovuto lavorare e molto, ma ne sono lieto perché ogni mio traguardo so di essermelo meritato davvero e questo mi fa apprezzare ogni sfumatura che vedo lungo la via dei fiori.

E un grazie alle allieve che mi seguono, che con entusiasmo partecipano a tutte le iniziative che io e Lucio farinelli ideiamo. Perché l’ikebana Sogetsu non è solo fare composizioni.

Concentus Study Group

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