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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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Anni fa trovai parallelismi tra il percorso dell’ikebana e il libro di Eugen Herrigel “Lo Zen e il tiro con l’arco”  perché si capiva come approcciarsi allo studio di una disciplina orientale che è molto diverso da come ci avviciniamo noi al mondo dell’arte. Ancor più fondamentale ovviamente il libro della moglie “Lo zen e l’arte di disporre i fiori” (Gusty Herrigel).

Leggendo il libro di Coelho recentemente pubblicato in Italia vi ho trovato molti spunti di riflessione che, per ovvi motivi di copyright, non posso riportare tutti, ma ne segnalo due che mi sembrano molto attinenti al tipo di mentalità e modo di agire che dobbiamo possedere nell’aprocciarsi con una disciplina artistica (soprattutto se orientale) e in questo caso personale all’ikebana.

Esistono due tipi di tiro. Il primo è quello che si affida alla precisione, ma risulta privo del trasporto dell’anima. Per quanto l’arciere possieda un’elevata padronanza della tecnica, durante l’esecuzione si concentra esclusivamente sul bersaglio: ecco perché, nonostante una lunga pratica, spesso non si è “evoluto”, non ha ottenuto grandi miglioramenti, e si è quasi cristallizzato nella ripetività. Un giorno finirà per abbandonare il cammino dell’arco, pensando che sia diventato ormai una routine. Il secondo tiro è quello che racchiude ogni stimolo dell’anima. E allora ecco che la mano dell’arciere si spalanca nell’istante più opportuno, il suono della corda stimola il canto degli uccelli, il volo della freccia custodisce e trasporta ogni sua intenzione, perché l’essenza di quel gesto – il lancio di un oggetto verso un punto lontano – paradossalmente scatena il desiderio di un ritorno e di un ritrovamento di se stessi.

Il gesto è l’incarnazione del verbo. In altre parole, un’azione raffigura la manifestazione di un pensiero. Anche il più minuscolo gesto rivela il nostro essere: di conseguenza, dobbiamo porre una grande attenzione in esso, badare a ogni dettaglio per tendere alla perfezione, affinare la nostra tecnica in modo da renderla principalmente intuitiva. Ricorda, però,  che l’intuizione esula dal concetto di routine, perché affonda le proprie radici nella disposizione dell’anima – forse nella sua stessa esistenza. Ecco perché, dopo essersi esercitati, a lungo nell’arte del tiro, i vari movimenti diventano parte dell’esistenza. Ma per raggiungere questo traguardo è indispensabile un allenamento costante e la ripetizione insita di ogni singolo gesto. Sì, la ripetizione insistita e l’allenamento costante.

Concenstus Study Group

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – vaso di Lucio Farinelli)

E’ da quando ho saputo che Kazuo Ishiguro ha vinto il premio Nobel per la letteratura di quest’anno che ho in mente di celebrarlo con un ikebana perché è uno scrittore che amo molto. Pur essendo naturalizzato inglese é giapponese fin dentro al midollo per l’equilibrio, l’essenzialità delle sue parole, le frasi perfette, visive, emozionali. Non un rigo o una parola di troppo. Mai. Immagini e sensazioni immediate come in un haiku, ugualmente musicali nel rincorrersi lungo la struttura dei suoi libri.

In particolare avevo in mente “Un artista del mondo fluttuante” che è ambientato in Giappone dopo la seconda guerra mondiale. Il protagonista èMasuji Ono, un anziano pittore, e il romanzo è tutta una riflessione sull’arte, la politica, l’ambizione, l’incomprensione tra generazioni.

Volevo quindi realizzare qualcosa di “pittorico” ed ho pensato ad un khion (in questo caso una composizione che si studia al II livello della scuola, una quarta variazione che amo molto). Questo perché desideravo che l’ikebana non fosse “troppo presente”, che si limitasse ad un omaggio e ho provato a dargli l’armonia del suo metodo di scrittura.

Ringrazio Ilse Beunen per il consiglio di utilizzare un vaso alto.

Concentus Study Group

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(Ikebana di Lucio Farinelli e Luca Ramacciotti – foto di Luca Ramacciotti)

Qualche giorno fa era il mio compleanno e tra i vari regali ho ricevuto tre nuovi vasi dal maestro Lucio Farinelli che ha comperato durante il suo recente viaggio in Argentina.

Subito mi è venuta un’idea ovvero di rinnovarli per un “renka” a due utilizzandoli anche i preziosi vasi creati da Hiroshi Teshigahara che sempre il maestro Farinelli mi aveva regalato 2 compleanni fa.

Erano avanzati dei fiori dalle recenti lezioni di ikebana e, ovviamente, abbiamo utilizzati quelli perché come dico sempre in ikebana anche ciò che andiamo a rimuovere dal nostro materiale può diventare un altro ikebana. A lezione spesso avanza del materiale, ma va bene così per due motivi. Il primo è che non voglio fare lezione con il materiale contato perché non succeda come a me una volta che per finire il mio ikebana Lucio ha dovuto togliere dei fiori da quello da lui realizzato durante la lezione che stavamo prendendo. Inoltre se avanza del materiale l’allievo può portarlo via per fare i compiti a casa o, se lo lascia, ci esercitiamo noi. Per me è impensabile che un maestro di ikebana non faccia mai ikebana se non per mostre, dimostrazioni o altro. Ci deve essere un costante desiderio di realizzare un ikebana, sia che si tratti di uno stile base, sia di altri temi.

Questo in foto potrebbe anche essere un altro tema della Sogetsu ovvero “più contenitori”, ma è davvero un renka “ristretto” a due partecipanti perché per primo ho iniziato io in un vaso e poi ha continuato il maestro Farinelli, dopo di nuovo io in un altro e così via andando ad unire il tutto.

Il problema è stato fotografarlo per una questione di spazi per cui ringrazio le preziose lezioni del maestro Rinaldo Serra che davvero mi ha illuminato sul mondo della fotografia e mi hanno fatto conoscere meglio la mia reflex.

Concentus Study Group

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Fin dalla primissima edizione del concorso bandito dalla Sogetsu “草月みんなのいけばな展Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition”, assieme al maestro Lucio Farinelli abbiamo partecipato spronando anche le nostre allieve a farlo. L’ho trovata da subito un’idea molto carina non tanto per la gara quanto per vedere come in tutto il mondo si declinasse l’ikebana Sogetsu e i suoi principi. Certo non mi sarei mai aspettato di vincere il primo premio né che vincessero delle mie allieve. Anzi dicevo sempre a loro: “Partecipiamo che è divertente, ma non fatelo con spirito di gara perché noi, in confronto ad altri, siamo piccolini. Si deve partecipare con gioia, tanto non si vince.” E #tantononsivince ormai è il nostro mantra su questo concorso e ce lo diciamo tra di noi sorridendo. Certo ci fa piacere aver avuto un così prestigioso premio che riconosca il nostro lavoro, la sua qualità, ma per noi è importante il “fare”, non il vantare. Di certo non posso pensare che il mio primo premio valga quanto quello che ebbe (alla prima edizione) Anne – Riet Vugts. Troppi anni di studio e di preparazione ci separano, il mio l’ho sempre visto come un incoraggiamento a fare ancora meglio, a studiare maggiormente l’ikebana Sogetsu. Per questo ho detto a tutti, in accordo con Lucio, di continuare a proporre i nostri lavori al concorso, con lo spirito di sempre, la gioia di partecipare, di far parte del gruppo Sogetsu. Non si puà studiare un percorso come quello dell’ikebana (senza tradirne il vero spirito) in cerca di successo, fama. Cercando di carpire, fare, brigare o tramare. Non siamo a Game of Thrones (anche se a volte sembrerebbe), nè voglio esserci. L’ikebana è la mia oasi felice, la mia passeggiata in mezzo alla natura. Sto seguendo un cammino, passo dopo passo, non ho mai voluto correre né saltare fossati. Ogni cosa ha il suo momento.

Ringrazio le allieve che hanno partecipato. Il tema quest’anno era “Verso il futuro” ed ognuno di noi lo ha declinato in maniera differente andando dall’idea di un ikebana ispirato o che accompagni un profumo (io) ad una lavorazione più moderna dei materiali (Lucio, Silvia B., Ilaria, Nicoletta), ad una reinterpretazione della natura magari utilizando vasi più moderni esteticamente (Lucia, Daniela, Chiara. Silvia P.) o all’uso del solo materiale non convenzionale (Rosaria). Ringrazio loro per la passione, la qualità dei lavori (e delle foto) e la varietà delle interpretazioni proposte. E complimenti ai vincitori!

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(Ikebana, vaso e foto di Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Lucio Farinelli – foto di Ilse Beunen)

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(Ikebana e foto di Lucia Coppola)

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(Ikebana e foto di Nicolatte Barbieri – vaso di Alessia Nannicini)

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(Ikebana e foto di Silvia Barucci)

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(Ikebana e foto di Raraia Malito Lenti)

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(Ikebana e foto di Ilaria Mibelli)

Chiara

(Ikebana e foto di Chiara Giani)

Daniela Bongiorno

(Ikebana, vaso e foto di Daniela Bongiorno)

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(Ikebana, vaso e foto di Silvia Pescetelli)

Concentus Study Group

 

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(da sinistra Nicoletta Barbieri, Silvia Barucci, Ilaria Mibelli, Lucio Farinelli, Rumiana Uzunova, Antonio Alessandria, Luca Ramacciotti e Anne Justo)

Il titolo di questo post è di Federico Garcia Lorca e ben descrive il perché ci si senta attratti da un profumo rispetto ad un altro, Se le incuriosni a Pitti Fragranze o gli sperimenti personali o la grandiosa mostra presso Campomarzio70 ci hanno aiutato ad addentrarci in questo sfuggevole ed avnescente mondo è indubbio che ancora molte suggestioni ci sono che possono stimolare il nostro animo.

Lo scorso anno con le allieve del Concentus Study Group presenti a Pitti giocammo coi profumi di Meo Fusciuni e quest’anno abbiamo deciso di provare ad ideare gli ikebana in base ai profumi di cui abbiamo ricevuto i sampler (un profumo va assaggiato più volte per comprendere come visualizzarlo) e che ci hanno particolarmente colpito.

Ogni ikebanista ha provveduto ad inviarmi la descrizione del suo processo creativo. Sono pubblicati in ordine di realizzazione.

Magic Circus – Min New York

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(Ikebana, vaso e foto di Luca Ramacciotti)

Il profumo fa parte della prima serie di SCENT STORIES (ovvero una collezione di pozioni destinate a evocare ricordi che trascendono il tempo e il luogo) ed evoca un carnevale ambientato al volgere del secolo con un’ombra di crepuscolo. Le note di testa sono bergamotto, pepe rosa, ananas e zucchero filato, di cuore invece cisto, labdano, noccioline e geranio. Le note di base patchouli, caramello e truciolato di legno. Possiamo definire il profumo un gourmand anche se è palese che vi sono sentori che appunto ricordano la polvere, il mistero, il vorticare di cose, persone ed animali. Come tradurre in ikebana tutto ciò? In mente avevo fisso lo zucchero filato. Più sentivo il profumo e più mi rapiva anche il suo cuore di tenebra. Utilizzando un mio vaso molto “pannoso” per estetica ho deciso di utilizzare dei wooden strips per riprendere l’idea del truciolato ed una massa di amaranto a ricordare sia le nocciole, sia coi loro gambi verdi le foglie di patchouli e dei rami di mitsumata come se fossero i bastoncini dello zucchero filato. Lo sfondo nero per caratterizzare l’ombra del crepuscolo.

L’Or du Sillage – Simone Andreoli (Diario Olfattivo)

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(Ikebana e foto di Nicoletta Barbieri)

Leggendo il diario olfattivo del profumo L’OR DU SILLAGE, che nasce per celebrare l’ essenza dell’estate in Costa Azzurra, mi hanno colpito queste immagini:  “navighiamo in acque color del cielo che profumano di costa e degli alberi delle lontane colline…una festa in mezzo al mare… un brindisi alla felicità… il  riflesso di una scia d’orata..”. Note olfattive Bergamotto, Petitgrain, Aghi di pino, Pepe rosa, Legno di cedro, Cypresso, Assoluta di Muschio di Quercia, Cuoio, Patchouli.

Da qui l’azzurro del vaso e dei rami blu che ricordano i colori della Costa Azzurra, il pino la sua vegetazione, la corteccia scura richiama il cuoio della piramide olfattiva così come gli aghi del pino. La  gypsophila come spuma bianca di bollicine è un inno all’allegria,  infine la mitsumata color oro è il riflesso del sole sul mare nonché la scia dorata del profumo.

Essenza Miracolosa – Peccato Originale

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(Ikebana e foto di Lucio Farinelli)

Note: Ribes, Noce Moscata, Hedione, Rosa Damascena, Maté, Labdano e Karanal.

Non mi sono soffermato sulle essenze, ma sulla sensazione che il profumo mi forniva. Il croccante di mandorle, l’essenza dellai pasticceria, quell’odore rassicurante che ci fa stare bene e ci preannuncia sapori piacevolissimi contenuti in un buon dolce. E’ veramente un essenza miracolosa che ci fa stare bene. Ho voluto rappresentare la golosa pasticceria con un bel croccante di mandorle, sul quale cola il caramello o il ciococlato fuso, con vaniglia, caramelle, dulce de leche. Viene l’acqualina in bocca solo a descriverlo.

Moorea – Simone Andreoli (Diario Olfattivo)

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(Ikebana e foto di Ilaria Mibelli – vaso di Daniela Petruccioli)

Per il secondo anno consecutivo siamo stati a Pitti Fragranze, il gruppo è cresciuto si è aggiunta Rumiana. I maestri Luca Ramacciotti e Lucio Farinelli hanno fatto tre dimostrazioni ciascuno per i Profumi del Forte, ci siamo poi immersi in un percorso olfattivo, tanti e tanti ne abbiamo annusati ed ascoltato dai loro creatori le storie alle spalle. Come scegliere? Più facile di quanto si pensi. I profumi sono amore a prima vista è questione di chimica. Io ho scelto

Moorea di Simone Andreoli. Mentre il senso dell’olfatto era inebriato, il cervello era stregato dal racconto della sua nascita e tutto raggiungeva il cuore. Moorea prende il nome dall’omonima isola della Polinesia. Polinesia… Polinesia! Il Paradiso Terrestre. Ho scelto un vaso turchese come immagine della fusione del cielo con il mare, Note Marine si trovano fra le note di testa, come pure Lime e il Bergamotto, dei limoni a ricordarli. Nelle note di cuore, Lilium gialli come sono gialli i Narcisi e l’Ylang Ylang e la Phalaenopsis bianca per Neroli e Tiarè e per finire del materiale secco e intrecciato a richiamare le radici da cui si estrae l’olio essenziale del vetiver delle note di base.

Under my Skin – Francesca Bianchi

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(Ikebana e foto di Silvia Barucci)

Sentori del profumo: Pompelmo, lavanda, pepe nero, spezie varie, Rosa Bulgara, garofano, Burro di Iris, Muschio, Ambragrigia, Accordo Pelle Costus, fava Tonka, Tolu Balsam, Peru Balsam, Sandalo, Mysore (e altri legni) Vaniglia, Muschio di albero (licheni).

La corteccia di eucalipto indica la “pelle”, intesa come elemento che lascia intravedere qualcosa al di sotto, i rami di bosso forti e decisi sono ciò che è “under may skin”.  I pezzi di specchio (che si intravedono) sono un omaggio alla fresca bellezza della creatrice del profumo. Le rose, corpo e anima delle donne, insieme al pepe rosa danno una nota piccante ed elegante.

Il commento dell’autrice del profumo è stato: “E’ proprio l’eleganza che avevo in mente”.

Black IV (Journey of Love) – Widian

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(Ikebana di Rumiana Uzunova – vaso di Lucio Farinelli – foto di Luca Ramacciotti)

Note: Bergamotto, Ribes Nero, Prugna, Rosa, Fiori Bianchi, Vaniglia, Muschio, Menta, Cuoio e Sandalo.

Rumiana, che ha iniziato il II livello dello studio dell’ikebana Sogetsu e che ha svolto un lavoro da livello superiore anche già accettando l’idea di partecipare a questa ideazione di ikebana legata ad un profumo, dice della sua idea: Ho seguito la descrizione del profumo dove da un’amore al primo sguardo (fiori bianchi) si passa alla sensualità carnale (bacche rosse dl Viburno) sottolineando la sensualità orientale del legno di Sandalo con il ramo in primo piano che,  come un profumo, si inerpica ed avvolge questo amore.

Antidoto – Peccato Originale

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(Ikebana e foto di Anne Justo – vaso di Luca Ramacciotti)

Sentori: Limone, Mandarino Giallo, Petit Grain del Paraguay, Maté e Rhum.

Dice Anne del suo lavoro: Antidoto è un profumo dalle note agrumate, che dà una sferzata di buon umore. I colori giallo e arancione sono stata scelti per per questo motivo, i fiori di riso (bianchi) per l’avvolgente forza del profumo quando lo si indossa. Il bear grass invece sottolinea il lato un po’ ribelle del carattere di chi indossa questo profumo.

Chiudo questo post con un’anteprima. Mentre ancora siamo in attesa della messa in atto del  workshop con Ilse Beunen e Anne- Riet Vugts la nostra programmazione di eventi prosegue e lo fa seguendo ancora questo importante studio sul profumo grazie ad un’eccellenza italiana: Antonio Alessandria.

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(Foto e grafica di Silvia Barucci)

Antonio Alessandria, reduce dal successo riscontrato dal suo nuovo capolavoro dedicato al Gattopardo di tomasiana memoria, verrà da noi per parlarci del mondo dei profumi, delle famiglie olfattive approfondendo così il percorso iniziato due anni fa con Marika Vecchiattini e proporrà un gioco particolare.

Anni fa presso l’Istituto Giapponese di Cultura a Roma partecipai ad una gara di Kōdō arrivando secondo (quindi gli altri partecipanti avevano un naso peggiore persino del mio 🙂 ) ed Antonio Alessandria appunto giocando ci insegnerà come stimolare il nostro olfatto nel riconoscere e memorizzare i sentori. Lo ringrazio fin da ora, ma avremo modo di riparlare con calma di questo prossimo incontro.

Concentus Study Group

 

 

 

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Tra poco ripartono i corsi di ikebana Sogetsu a Roma dove noi, Concentus Study Group gruppo riconosciuto dalla Sogetsu, teniamo lezione fin dal 2011. Siamo gli UNICI che possono documentare la loro presenza costante ed ininterrotta a Roma salvo sporadici spostamenti per workshop (Milano), mostre per occasioni di moda (Vicenza) o per il corso in Toscana (Livorno).

Nel nostro sito (che già fu quello della maestra che portò in Italia la Sogetsu la sig.ra lina Alicino) tutte le informazioni con la chiarezza che da SEMPRE ci contraddistingue. Ci sono i nomi dei Maestri da noi diplomati (a cui se ne stanno per aggiungere altri), il nostro curriculum (mostre in posti come MAXXI, Ara Pacis, Istituto Giapponese di Cultura, Concorsi internazionali vinti da me e dalle nostre allieve – gli unici ad avere questi traguardi in Italia – e workshop internazionali da noi organizzati) e le foto dei lavori miei e del maestro Lucio Farinelli. Non abbiamo mai avuto problemi a dire in quanti anni abbiamo studiato (di certo non abbiamo fatti i cinque anni in due come gli studenti che bocciano alle superiori), con chi ci siamo diplomati etc.

E poi ci sono le foto dei corsi, delle cose fatte dalle allieve durante gli anni. Perché noi siamo onesti e trasparenti. Chi siano le nostre allieve lo sanno tutti e ogni cosa da noi detta ha testimonianze. E’ facile dire che si fanno lezioni a Rocca Cannuccia quando poi i fatti non lo dimostrano o non si dice chi le fa. Ogni ikebana da noi pubblicato porta il nome di chi lo ha realizzato, se il vaso è di un ceramista e chi ci ha fornito i fiori.

Se si fa ARTE se si CREDE in essa dobbiamo esserne al servizio con UMILTÀ non usarla per i nostri scopi. Per questo come dicevo nel mio precedente articolo (Senza fare passi falsi) non mi sono mai avventurato in cose di cui non sapessi di averne la competenza al 200% anche perché tanto si sa la superbia va cavallo e torna a piedi e si vedono i risultati. Magari per chi non sa possiamo aver gettato fumo negli occhi, ma per chi sa…

Prendiamo ad esempio le grandi installazioni tipiche della scuola Sogetsu.

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In questa foto di Tiziana Biondo la Iemoto Akane Teshigahara stava completando la grande installazione che fece a Gand durante la sua dimostrazione (e successivo workshop dove dall’Italia era presente SOLO il nostro Study Group e nessun altro maestro o allievo). Invidiavo chi l’ha potuta assistere e comprendere da vicino questo grandioso modo di operare.

In “sintesi” è come se l’ikebana di medie dimensioni che si fa in vaso venisse posto sotto un raggio che ingrandisce e diventasse di enormi proporzioni. Mi spiego meglio. Le caratteristiche tipiche dell’ikebana Sogetsu sono l’asimmetria (il simmetrico da idea di finito, di “morto”), il movimento, i pieni e i vuoti, l’armonia (di forme, di colori, di masse, di materiale) e soprattutto l’equilibrio finale. In questa installazione più la Iemoto aggiungeva materiale e più la struttura si alleggeriva, diveniva tutto omogeneo, perfetto e tridimensionale. E soprattutto era in perfetta unicità. Questa è la cosa più difficile in ikebana; far sembrare che il tutto sia in perfetta armonia, ci sia un’unione tra i materiali come se fosse “spontane” che fossero lì. Avete presente quando si vede un campo, una pineta, un qualsiasi pezzo di terra? Ecco come osserviamo lì la natura dobbiamo trasporla in ikebana anche se andremo a mescolare gli elementi vegetali tra di loro. Ovviamente più si va nel grande, senza saperlo fare, più si rischia di uscire dall’ikebana e avvicinarsi a questo…

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Concentus Study Group

 

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Qualcuno una volta mi chiese cosa avrei fatto se fossi vissuto in un posto come la Manciuria dove non ci sono fiori o piante. Gli risposi che forse avrei organizzato la terra…. Ovviamente è una fortuna se uno ha i fiori con cui può lavorare, però non sostengo che se si vive in un luogo dove non ci sono fiori è necessario coltivarne a tutti i costi per produrre ikebana. Va ricordato che il termine ikebana è costituito da due parole; ikeru, che significa organizzare o creare, e Hana, che designa fiori, e che tra i due, ikeru è  il più importante. Ogni volta che vado a realizzare una composizione floreale, la mia prima considerazione è l’impostazione. Il mio obiettivo è sempre quello di organizzare quei materiali che ho in modo tale che si adattino armoniosamente con l’ambiente circostante.

(Sofu Teshigahara)

 

Per natura son sempre stato molto restio nel compiere un passo in avanti e mi son affidato a chi ne sa più di me. Pur studiando continuamente e partecipando a workshop internazionali sono sempre stato timoroso nell’espormi in prima persona non sentendomi mai così preparato come io vorrei. Né mi sono mai improvvisato in nessun campo. Sarà che nel mio lavoro spesso, purtroppo, ci si imbatte in persone che grazie a vari escamotage fanno un lavoro per cui non sono preparati, ma io mi sento sempre al punto di partenza. Da sempre. Quando al MAXXI mi chiesero di ideare un ikebana “adattabile” alla scultura/fontana di Francesco Venezia osservai a lungo l’opera e il luogo prima di dire di sì. E ho passato giorni a disegnare schizzi, gettare giù idee. Eppure con il mio lavoro mastico un po’ di scenografia, con i miei studi universitari ho ben chiaro il concetto di arte dalla pittura, alla scultura alla videoarte. Però, nel caso del MAXXI, mi sarei messo a fare qualcosa che attingeva dalla mia esperienza, ma che nessun insegnante aveva avuto modo di farmi conoscere. Pensavo alle grandi strutture di Sofu e Hiroshi, alle loro sculture, alla loro versione di land – art (segnalo in questo contesto gli interessanti articoli di Lennart Persson), alla frase che apre il post che ho estrapolato dal Kadensho.  Pensavo alle contaminazioni tra l’arte occidentale ed orientale.

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(Sofu Teshigahara)

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(Marchel Ducamp)

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E’ innegabile, però, che per fare sculture come questa scultura di Sofu o quella che il medesimo realizzò nel 1960 per il Gam di Torino

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si deve aver studiato e praticato tanto. Se non vogliamo fare una catasta di rami e radici dobbiamo esercitarci con scultori, artigiani del legno, giardinieri per sapere bene come muoverci, piegare la materia al nostro volere. Non è che se facciamo una cosa storta, strana per forza sia arte (Alberto Sordi de “Le vacanze intelligenti” docet). Se invece ci improvvisiamo… bè io ammiro queste persone che fanno delle solenni porcherie, le spacciano per arte e magari ne sono (in superficie, in cuor loro sanno la verità, è impossibile il contrario) pure tronfi e soddisfatti. Io, no, non riesco. Faccio il passo quando non solo sono sicuro, ma quando tutti mi danno forza riconoscendo la mia preparazione. Anche perché poi si vedono video in cui comprendi se un maestro usi la giusta tecnica oppure no. Può ingannare il popolino, ma non chi studia e sa. Preferisco non fare che fare male. Questo è sempre stato il mio pensiero in anni di regia e di ikebana. Questo impongo alle mie allieve. Solitamente chi lascia il mio percorso è perché richiedo serietà e disciplina, ma a me i finti pavoni non son mai piaciuti.

Il Corvo s’adornò tutto di penne di Pavone, dapoi parendogli esser bello lasciò andare i suoi, e andò ai Pavoni. Quali come intesero le fraude, tutte le penne gli cavarono, e con molte busse lo cacciarono via.
Sentenza della favola.
Questa favola insegna a quelli, i quali vogliono alzarsi più di quelli, con i quali vivono.
(Esopo)

Concentus Study Group

 

 

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