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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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Spesso, durante un cammino, siamo così presi dal nostro percorso da dare per scontato ciò che la gente ci ha insegnato. Stamani volevo usare un vaso fatto a lezione con il maestro di ceramica Sebastiano Allegrini che ancora non avevo utilizzato. L’idea era di unire del trachelium con un meraviglioso materiale dorato che il maestro Lucio Farinelli mi aveva portato dal Giappone. Purtroppo questo materiale se si bagna si sciupa e il vaso non si adattava all’uso di fialette per cui ho dovuto rinunciare (al momento) alla mia idea iniziale.

Quindi i primi due grazie a Sebastiano e a Lucio.

Grazie alla maestra, della scuola Ohara, Silvana Mattei che quando per la prima volta mi fu dato, durante una lezione questo fiore, e nessuno ne sapeva il nome lei lo identificò subito con la sua immensa cultura botanica (lo confesso la sfrutto spesso). Non si può usare un materiale senza saperne il nome su questo ha ragione sia lei sia la maestra Ilse Beunen.

Ringrazio entrambe che mi spronano ad uno studio che non è indifferente a questa arte.

Un grazie immenso a chi mi ha insegnato. Due visioni differenti. La prima che mi ha fatto incamminare lungo il sentiero dei fiori mi ha dato il colpo d’occhio, l’artisticità della Sogetsu e la sua tipica tridimensionalità e la seconda mi ha insegnato tutta la tecnica possibile e immaginabile.

Grazie a Ben Huybrechts. Il workshop che tenne da noi due anni fa fu illuminante per me. Per la prima volta In italia un fotografo specializzato in fotografia di ikebana ci parlò della sua esperienza, ci diede suggerimenti su luci ed editing.

Stamani ho ringraziato tutti loro (e quasi tirato giù qualche santo) perché i loro conisgli sono stati utili sia mentre cambiavo la mia idea iniziale sia perché le foto erano di una bruttura incredibile. Era sbagliata la luce, lo sfondo, il riflesso sul vaso che ne mutava il colore. Non sono un fotografo professionista, ma questo non giustificherebbe le mie manchevolezze. Anzi devo spingermi a fare sempre del meglio.

Per queste persone che mi stanno insegnando da anni.

La riconoscenza è fondamentale per progredire. Non si può solo pretendere o dare tutto per scontato perché i fiori non lo sono.

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Inizio questo post con una massima di Confucio che ben si adatta al percorso che fa uno studente di ikebana all’interno della mia scuola. V livelli di apprendimento (IV se uno non vuole diventare maestro) ognuno dei quali vanno ben assimilati, introiettati, compresi. Per questo le mie allieve fanno un livello all’anno. Fare le corse nello studio in generale, e soprattutto dell’arte, non portano ad un vero apprendimento, ma solo ad una conoscenza superficiale. Per questo io mi documento e studio di continuo, voglio che le mie allieve abbiano insegnamenti concreti non le perle di saggezza di Osho. A giorni con alcune di esse andremo a fare lezione a Merano e questo mi fa piacere perché il nostro gruppo è solido e connaturato da divertimento ed amicizia. I livori li lasciamo fuori dalla sala di ikebana, non facciamo come persone che scrivono proclami su internet per spiegare che sono brave persone illuminate vittime del fato, come si dice dalle mie parti fatti non parole.

Ma torniamo allo studio dell’ikebana e ciò, che per me, comporta.

Da due anni affianco ad esso lo studio della ceramica perché la nostra scuola prevede che un maestro sappia anche ideare, progettare e creare i vasi per i suoi ikebana. Lo stesso fanno le mie allieve e ovviamente il maestro Lucio Farinelli. Siamo gli unici in Italia ad aver dato questa impostazione importante per la nostra crescita anche se, ovviamente, prima di tutto si deve imparare l’ikebana. Troppa carne al fuoco non viene cotta bene. Non è che faccio ikebana, ceramica, cucina, abbraccio gli alberi e gite turistiche. Bisogna focalizzarci su un solo tema e ben svilupparlo. Per questo ho atteso 10 anni di studio dell’ikebana prima di cominciare i primi passi nel laboratorio del maestro Sebastiano Allegrini.

I risultati per ora non sono soddisfacenti per quello che mi sono prefissato, ma in due anni sto vedendo un lievissimo miglioramento dalle prime cose da me realizzate che parevano uscite fuori da Guernica…. Le tecniche per ora usate sono colombino (e qui diciamo che me la cavo) e lastra. Il tornio per me è ancora lontano, ma volutamente. La lastra per me è difficile e per questo le ultime cose le sto realizzando con questa tecnica. Non ho fretta. Devo imparare non realizzare. Sto studiando le forme che mi possono creare difficoltà tecniche, quelle che facilitano il mio compito, sto imparando come dare gli smalti, in quali combinazioni. Un lavoro che si prospetta lungo. Fortunatamente perché ho un maestro che vuole che impari non che produca vasi scadenti o che tiri a soddisfare il mio ego. E così anche la sua coinsegnante Angelica Mariani che ieri mi ha seguito nella realizzazione di un vaso a lastra con tecnica mista che mi ero incaponito nel realizzare. Studiamo forme, colori, suggestioni e ogni volta comprendo come io sia ancora una goccia in un mare immenso, come lo stesso nell’ikebana. Infatti nei 4 workshop che si terranno ad ottobre affronteremo temi mai realizzati in Italia proprio per continuare a crescere, studiare ed esercitarsi, perché, nonostante i traguardi raggiunti, io so di non sapere, non amo sedermi sugli allori o credermi  arrivato. Quello è l’arrotino… o solo uno che non ha capito cosa voglia dire studiare un’arte.

Ecco alcuni vasi da me realizzati con l’aiuto del mio maestro.

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(questo lo utilizzai per il concorso internazionale della Sogetsu che poi vinsi)

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Stamani mi è arrivato il nuovo numero della rivista riservata agli iscritti di Ikebana International, l’associazione che raccoglie le maggiori scuole di ikebana.

A Roma c’è il chapter da me presediuto, ma ancora per poco. Il testimone sta per passare a:

Lucio Farinelli (Presidente)

Romilda Iovacchini (Vice Presidente)

Silvia Barucci (Tesoriere)

Buon lavoro a tutti loro.

La rivista di Ikebana International è interessante perché oltre alle foto di ikebana (sia a “tema libero” sia dato un fiore vedere come le varie scuole lo vanno ad interpretaree) ci sono sempre articoli di luoghi, cultura e tradizione giapponese. Tutti temi che non solo possono essere di spunto per i nostri lavori, ma ci fanno maggiormente capire e “centrare” l’argomento ikebana.

Come scritto in altri post fare ikebana è una continua ricerca, sperimentazione, mettersi in gioco.

Per lo stesso motivo mi son subito preso l’ebook del nuovo libro del professore Aldo Tollini che ho già avuto la fortuna di ascoltare in conferenze presso l’Orto Botanico di Roma.

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Dopo aver amato ed adorato i precedenti libri (Lo Zen e La cultura del tè in Giappone – questo donatemi dalla maestra Silvana Mattei) ho iniziato questo bellissimo nuovo viaggio ricco di informazioni che si legge come un romanzo tanto avvince ed affascina.

Il sito Einaudi lo presenta in questo modo:

“La Via occupa un posto di particolare rilievo nella civiltà giapponese medievale, dando vita, nelle varie forme in cui si manifesta, tra le quali la Via del Guerriero, del Tè, della Poesia, al nucleo fondamentale della cultura che si sviluppò tra i secoli XII e XVII. È il periodo in cui i samurai vennero alla ribalta della scena politica e sociale, e poi anche culturale, prendendo e gestendo il potere effettivo: un’epoca di sanguinose lotte, ma pure di una grande fioritura intellettuale che ha lasciato un segno indelebile persino sulla società giapponese contemporanea. Questo libro ripercorre le principali fasi dello sviluppo dell’ideale della Via, esplorandone la storia e le principali manifestazioni all’interno del pensiero dei samurai, nella poesia e nel Buddhismo. Guerrieri, monaci e poeti sono gli attori principali della scena medievale giapponese: nella pratica della Via, nella sua forma piú elevata, essi sono uniti dall’unico ideale del perfezionamento spirituale.  “

Nell’introduzione si legge:

“”In estrema sintesi, si può affermare che la pratica costante della ricerca della perfezione da parte di chi percorre una Via comporta, per analogia, il raffinamento dello spirito, e ciò avviene attraverso l’interiorizzazione della gestualità esteriore, sia essa la gestualità ritualizzata del maestro del Tè, o del monaco che esegue una cerimonia, o allo stesso modo di un samurai impegnato a combattere, poiché mondo esteriore e mondo interiore sono in sintonia, e quello che si fa con il corpo si riverbera all’interno. E quindi diventa estremamente importante non solo quello che si fa con la gestualità, ma soprattutto come lo si fa. La ritualità dei gesti o la loro perfezione formale, entrambe acquisite con lungo esercizio, e di conseguenza la loro efficacia, sono il simbolo di una raggiunta perfezione interiore. In quest’ottica, la perfezione dei gesti del maestro del Tè che gli permettono di eseguire una «cerimonia» di alto livello artistico, o i gesti altrettanto rituali del monaco buddhista, che fanno sí che la sua «cerimonia» venga officiata secondo i canoni, o i gesti bellicosi di un samurai, minuziosamente calibrati con lunga pratica e che gli permettono di sopraffare l’avversario, possono essere considerati, nell’ideale della Via, sullo stesso piano: diversi per forma, ma tutti volti allo stesso fine ultimo. Esteriorità e interiorità si influenzano reciprocamente anche in senso contrario, poiché il perfezionamento interiore si manifesta esteriormente nell’esecuzione, la quale scaturendo da un cuore perfezionato si esplica nella perfezione formale. La Via, quindi, conduce alla creazione artistica, che è la manifestazione concreta della maturazione raggiunta nel percorrerla. Colui che «ottiene la Via», cioè, giunge a realizzare lo scopo della Via, qualunque essa sia: quando agisce crea.”

Credo che già solo questo estratto possa essere illuminante per chi studia ikebana (o un’arte orientale) e faccia comprendere, a chi si avvicina ad essa, come non ci si debba MAI stancare di ripetere gli esercizi, gli stili base, le tecniche. Quando lo scorso anno a Gand ebbi la fortuna, e l’onore, di partecipare al workshop tenuto dalla Iemoto della mia scuola Akane Teshigahara, seguii con emozione la sua dimostrazione non solo per gli stupendi ikebana che realizzò (creò è il termine più consono), ma perché pareva che eseguisse una danza. Era incredibile come spostasse la manica del kimono mentre tagliava un ramo o sistemava un elemento e, appena terminato, la manica ritornasse al suo proprio posto. Da solo questo sincronismo si capisce la preparazione intesa come nel brano sopra riportato.

Alle mie allieve da sempre consiglio non solo i libri inerenti la storia della scuola nostra (Sogetsu), ma anche di cultura generale giapponese perché sarebbe come studiare Michelangelo senza sapere in quel preciso momento storico cosa stesse accadendo in Italia.

L’ikebana non è solo disporre dei fiori, o fare una composizione strana, è un’arte a 360° come gli ikebana della Sogetsu che danno sempre idea di profondità e movimento, mai di muro. Perché al di là di essi c’è tutto un orizzonte da esplorare.

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Una lezione del V livello della Sogetsu per me è stata un po’ una “bacchettata sulle mani” e non credo solo a me.

Lo scorso anno quando ideai ed organizzai Essenza mi intestardii per l’ikebana della vetrina di usare le peonie bianche. Il mio fornitore mi avvisò che non era ancora periodo e che le poche sul mercato avrebbero avuto prezzi alle stelle (e così fu :/ ).

Però fui felice perchè, pur avendo dovuto vendere un rene per acquistarle, erano di una bellezza unica.

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(foto di Lorenzo Palombini – vaso di Sebastiano Allegrini)

Oggi il mercato internazionale dei fiori ti permette davvero di avere (quasi) tutti i fiori che vuoi in qualsiasi stagione e va benissimo, non poniamo freni alla fantasia (fondamentale poi in una scuola come la mia), ma ovviamente c’è un ma.

Recentemente in un gruppo su Facebook che si occupa anche di ikebana c’è stata un piacevole scambio di opinione su come gestire tempo e costi di un corso di ikebana. Per me è inconcepibile che un maestro di ikebana non abbia mai il desiderio di fare una composizione, di sperimentare vasi, materiali, stili. Che si “esibisca” solo in occasioni di mostre o dimostrazioni o feste comandate. Se si ama un’arte si pensa (e si investe) solo in quella come scrivevo in un mio recente post. Di contro (e tra poco chiudo questa parentesi infinita e mi ricollego al discorso iniziale) non è detto che per fare ikebana belli si debba avere chissà quali materiali spettacolari. Come dice Sofu Teshigahara nel Kadensho non è che se abbiamo fiori belli si hanno ikebana belli in automatico. Questo non vuol dire andare avanti a gerbere o rami che mentre si usano si spengono di inevitabile morte lenta e dolorosa. Agli allievi dobbiamo dare il meglio, noi maestri, invece, possiamo esercitarci con qualsiasi cosa. Ho la fortuna di lavorare con il maestro Farinelli che nell’organizzare assieme le lezioni riesce a fare un tetris di fiori da utilizzare per più ikebana dei vari livelli di studio. In questa maniera riusciamo a proporre ottimi materiali senza far ricadere la spesa sugli allievi.

E, torniamo finalmente in argomento, scusate mi son lasciato prendere dal discorso, nel V anno c’è una lezione che parla anche di questo: Seasonal Plant Materials, ovvero il godere di quei fiori che si trovano solo per quella data lezione, vedere come le piante mutino il loro aspetto durante le stagioni (il libro porta come esempio la Thunberg Spirea che è fiorita in primavera, ha foglie verdi in estate, cambia colore in autunno, perde le foglie in natura e non è facile da trovarsi nei negozi) e quindi sapere per ogni  tempo come possono essere usate nelle nostre composizioni a seconda di quando le faremo.

E non si tratta semplicemente di fare un ikebana con i materiali di stagione (per cui non useremo materiali secchi o colorati che possono “appartenere” a qualsiasi stagione), ma di far partecipare la nostra gioia di creare con qualcosa che avremo in quel solo momento cosa che ormai non accade più con fiori come le rose oppure le calle.

Per questo all’inizio parlavo di “bacchettata sulle mani” ovvero di non lasciarci tentare dalle numerose paste in esposizione, ma ricordarci ogni tanto dei principi base della nostra arte.

Sabato scorso grazie a Cristiano Genovali (Presidente dell’Associazione Nazionale Piante e Fiori d’Italia) le mie allieve di Livorno hanno potuto usufruire della Nigella, Peonie, Viburno Opulus, Delphinium e i Fiordaliso. Mentre ero nella sua serra veder arrivare i fiori appena colti per me era molto emozionante, avrei preso tutto!

Per non sciupare fiori così delicati nel trasporto fino a Livorno li ho tenuti in un secchio con l’acqua calda (cosa abbastanza pericolosa in auto da solo visto che due anni fa ad una curva mi trovai… colpito da un’onda anomala all’interno del veicolo). Arrivati a destinazione sani e salvi ho spiegato alle mie allieve cosa dovevano fare e questi sono i risultati.

Nicoletta Barbieri

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Silvia Barucci (vaso fatto da lei)

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Ilaria Mibelli (vasi fatti da lei)

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Per ultima ho tenuto Rosaria Malito Lenti proprio per il discorso che facevo all’inizio. Il primo ikebana di Rosaria è stato questo

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poi utilizzando lo stesso vaso (realizzato da Sebastiano Allegrini) e le medesime peonie lo ha trasformato in questo con l’aggiunta del dephinium.

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(da sinistra Ilaria Mibelli, Nicoletta Barbieri, Rosaria Malito Lenti, Rosanna Lari, Silvia Barucci, Luca Ramacciotti – foto di Evi Malito  Lenti)

Cito una celebre frase di Hemingway (nel titolo) perché oggi al Centro Asd Oriente di Livorno si è tenuta l’ultima lezione di ikebana delle allieve del V livello in vista della pausa estiva. Per l’occasione è venuta a trovarci Rosanna a cui abbiamo consegnato il certificato di IV livello in attesa che torni a riprendere la via dei fiori assieme a noi. Per noi rivederla è stata una festa ed è capitata proprio ad hoc per uno dei temi affrontati a lezione: Arrangements for Celebrations.

In questa lezone si va “oltre” al concetto studiato negli anni passati di un ikebana fatto per celebrare il Natale, la Pasqua o altre festività. Possiamo fare un ikebana per l’inaugurazione di un negozio, una festa di laurea, un matrimonio, tutto ciò che ci può venire in mente o richiesto ricordandoci sempre che il nostro lavoro deve esprimere felicità per l’evento in questione (sei anni fa ad esempio fui chiamato ad ideare ikebana come “display” per la collezione di gioielli della linea orientale di Antonella Piacenti a Sandrigo in provincia di Vicenza).

Sabato scorso a Roma Tiziana Biondo aveva fatto un ikebana per una laurea.

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e stamani Lucio Farinelli per tifare Francesco Gabbani in concorso all’Eurovision.

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Sia a Tiziana sia alle allieve di Livorno avevo chiesto di pensare loro a tutto, dal vaso, alla scelta della “festa” al materiale floreale.

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Nicoletta ha ideato un ikebana volto a festeggiare il prossimo solstizio d’estate

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Silvia si è lasciata ispirare da San Valentino

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Rosaria ha pensato all’inaugurazione di una gioielleria e per questo ha inserito un gioiello nell’ikebana

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e Ilaria ad una romantica cena

Faccio i complimenti a tutti loro per le idee avute.

Gli altri ikebana fatti a lezione, come sempre, saranno pubblicati sulla nostra pagina ufficiale di  Facebook, ma lasciatemi aggiungere una foto.

Sempre al V livello c’è una lezione che si chiama Using Various Locations e a Livorno l’applichiamo da anni dato che finiti gli ikebana Rosaria e Nicoletta li posizionano in vari punti del centro.

Vi lascio con la foto di due di loro.

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(Ikebana di Luca Ramacciotti – Vasi di Sebastiano Allegrini e Luca Ramacciotti)

Inizio questo post con una citazione di Georges Braque che ho utilizzato per il titolo perché stamani guardavo le ponie che avevo usato per il mio precedente ikebana e mi dispiaceva vederle lì nel vaso senza ancora una volta utilizzarle per un ikebana. Il maestro Farinelli stesso mi ha proposto, data la loro straordinaria bellezza, (e vorrei farvi sentire il loro profumo!) di non lasciarle sfiorire così e mi sono messo a riflettere.

Sofu Teshigahara nel Kadensho afferma: “C’è il fiore e c’è il vaso. Abbiamo bisogno del vaso perché abbiamo il fiore. Il tipo del vaso determina il fiore. Entrambi richiedono e definiscono l’altro. Il fiore è fatto da Dio, il vaso è fatto dagli esseri umani. Ogni cosa dipende dall’interazione di questi due oggetti. Il loro incontro sembra casuale, ma in realtà non lo è. La casualità è necessaria. L’ikebana è un mondo di incontri.

A disposizione avevo due tipi di peonie diverse per colori e forme, come potevo unirle insieme? Tra l’altro essendo molto aperte ponevano un forte problema estetico. Così mi è venuta in mente la lezione del terzo livello Two or More Containers; due vasi avrebbero potuto “reggere” l’impatto di questi importanti e un poco ingombranti fiori. Due vasi che mettessero in risalto il colore dei fiori.

Quando siamo a lezione insegnamo agli allievi l’argomento di turno, ma spesso ci si accorge come un tema in realtà spesso ne possa inglobare altri e questa è la genialità del percorso di studio ideato da Sofu. Infatti questo ikebana potrebbe appartenere tanto a Two or More Containers quanto a Color of Container (avevo deciso di usare due vasi diversi di colore), ma anche Shape of the Container perché non avrei scelto due vasi uguali o WhitnFlowers Only poichè non sarei ricorso all’aggiunta di rami o foglie o altro.

Il 48 Principio della Sogetsu afferma: Ricorda che ci sono sempre nuovi e sorprendenti temi e approcci per realizzare ikebana.

Per primo ho scelto un vaso del maestro ceramista Sebastiano Allegrini e davanti vi ho posto un mio piccolo vaso fatto a lezione da lui; ho guardato come abbinare le forme ed i colori tra di loro.

Per la foto avrei voluto lo sfondo bianco, ma… era a lavare. Per cui ho fatto ricorso a quello nero. Le peonie sono un poco sciupate è vero, ma le trovo lo stesso di una bellezza e delicatezze uniche.

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