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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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(da sinistra Ben Huybrechts, Marianne de Wit, Lucio Farinelli, Liisa Nurminen e Douglas Holtquist, davanti Luca Ramacciotti)

Facebook stamani mi ha riproposto nei ricordi questa foto che io amo molto. La foto fu scattata la sera del 19 aprile 2013 ad Etten-Leur prima della dimostrazione di Tetsunori Kawana Sensei di cui ho parlato anche in altri post. Al di là delle persone in foto che concretizzavano anni di contatti online e che finalmente conoscevo dal vivo c’era l’emozione del nostro primo workshop internazionale ed eravamo in attesa delle allieve che dall’Italia ci avrebbero raggiunto.

Spesso io noto che i maestri di ikebana partecipano ai workshop, ai seminari e poi insegnano agli allievi ciò che hanno imparato, invece con Lucio fin da questa prima volta aprimmo l’iniziativa a tutte le nostre studentesse.

Per noi la squadra è sempre stata importante; ogni notizia che riceviamo l’abbiamo sempre comunicata a tutto il gruppo come ogni loro ikebana eseguito a lezione è riportato sulle nostre pagine con tanto di nome. In mostre particolari come quella realizzata presso Campomarzio70 dove (per l’eleganza del posto e la tipologia di esposizione) non potevamo mettere accanto agli ikebana il nome di chi lo aveva realizzato ideammo dei depliant che erano anche una mappa di percorso. Poi, naturalmente online, ogni ikebana riportava il nome dell’autore.

Non abbiamo mai molto apprezzato chi voleva fare strada a sé stante perché credo che in ogni arte ci debba essere la gioia del condividere, il calore che ti danno altre persone (oltre al fatto che non abbiamo mai impedito ogni singola iniziativa personale delle nostre allieve).

Dai grandi artisti che hanno sempre creato gruppi e cenacoli, si sono scambiati lettere dove dicevano le loro teorie, sensazioni, ai libri della Scuola Sogetsu (è un modo virtuale di stare tutti assieme). A me piace molto il laboratorio di ceramica del maestro Allegrini proprio perché si lavora in gruppo. Si scambiano idee, soddisfazioni, delusioni. Ogni manufatto può essere fonte di ispirazione, di idee per un altro. Il confronto fa parte della crescita. Il cammino in solitaria non ti da le giuste proporzioni di cambiamento.

Forse avendo fatte parte di molte associazioni (da quello hobbystiche come Star Trek a quelle professionali dei Sommeliers) ho sempre amato l’idea di comunità (per non parlare del mio lavoro di regista dove è un intero gruppo di moltissime persone che compiono tutti lo stesso percorso che porta alla messa in scena attraverso ogni singola abilità), con Lucio, abbiamo sempre spinto le allieve a partecipare a mostre, fare dimostrazioni, venire ai workshop, ma sicuramente nche per una frase che mi è sempre rimasta in mente fin da quando lessi il romanzo “Per chi suona la campana” (del mio amatissimo Hemingway) che fa da introduzione a questo capolavoro della letteratura che è di John Donne:

“Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa.”

Concentus Study Group

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(Dinamismo di un footballer – Umberto Boccioni, 1913)

La metà/fine dell’800 è stato caratterizzato dall’invenzione della fotografia e del cinema e questo non solo ha influnzato (e cambiato) tutto il mondo socialmente, ma soprattutto il mondo dell’arte.

Senza fare qui un trattato di arte è innegabile che già l’introduzione in essa di prospettiva e via di fughe diede un senso di tridimensionalità sconosciuta in epoca antica. Per adeguarsi ai nuovi mezzi espressivi si doveva anche dare il senso di movimento. Si iniziò una ricerca che portò sia all’iperrealismo sia al simbolismo, all’astrattismo. Le immagini fedeli ormai facevano parte della fotografia, si doveva arrivare direttamente all’animo del fruitore usando o forme particolari o colori che, magari non rispecchiavano ciò che rappresentavano, ma davano le “giuste sensazioni” all’osservatore.

Come scritto in precedenti articoli, la scuola Sogetsu è molto legata all’arte moderna (tanto da spronare gli insegnanti a portare o a consigliare gli allievi di vedere mostre d’arte) pur mantenendone le ideologie base e classiche di quest’arte e questo genera, a volte, difficoltà di base nel fare ikebana.

Mi spiego meglio. Le varie scuole hanno degli stili prefissati con tutti gli elementi al loro posto (a volte non c’è nemmeno la possibilità di scegliere altri materiali) mentre nella scuola Sogetsu la creatività continua è basilare.

Se ciò, ad un occhio inesperto, può sembrare una facilitazione in realtà non lo è affatto perché siamo “spinti” a cercare sempre nuove vie espressive pur mantenendo tutte le regole.

Se ammiro molto il lavoro di Ilse Beunen è perché, al di là della stima professionale, ciò che sta realizzando settimanalmente ha dell’incredibile per me. Di recente avevo talmente lavorato sull’arte dell’ikebana che dovendone fare due nuovi non sapevo nemmeno da dove cominciare tanto avevo le batterie fuse. E, sinceramente, non mi andava di fare qualcosa che avevo già fatto.

Ripetere le stesse forme, per me, è tanto inutile quanto sarebbe frustrante.

Tutti gli artisti (pittori e scultori) che ho l’onore di conoscere non si ripetono mai, ma cercano continuamente nuove vie, idee.

Fortunatamente in questi anni la Nexo Digital sta portando nei cinema tutti i grandi artisti che possono essere fonte continua di suggestioni senza muoversi da casa e lasciare che mente e anima si arricchiscano.

Oltre a dover ideare nuove forme visive noi della Sogetsu dobbiamo sempre tener conto nei nostri lavori dei tre temi della scuola: linea, massa e colore. Dobbiamo dare profondità ai nostri ikebana, senso di unità ai materiali vegetali, far avere al tutto asimmetria, equilibrio, armonia e che i materiali non siano sparsi nei vasi, ma che tutto sia unito, collegato.

All’ultimo workshop a cui ho potuto partecipare nell’atelier di Ilse ci è stato chiesto di ideare ikebana seguendo i concetti dell’astrattismo.

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(foto di Ben Huybrechts)

Questo ikebana è stato realizzato da Lucio Farinelli al suddetto workshop di Ilse. Lo analizziamo assieme per meglio capire tutte le parole che ho detto fino ad ora? L’aspetto è naturalistico e non forzato perché nulla dà l’idea dell’intervento dell’uomo dato che in natura i rami si possono spezzare con il mal tempo. Ad una massiccia verticalità si contrappongono le corolle dei fiori ed un “muro” frontale è spezzato dall’elemento posto dietro a sinistra che dà al tutto profondità. Posso assicurare che, girando attorno a questo ikebana, era visibile tranquillamente da ogni lato.

Un’opera moderna nella sua… classicità. L’ikebana “figo”, ma che comunica solo figaggine, credetmi è solo fumo negli occhi.

Quando ci poniamo a relizzare un ikebana prima di tutto dobbiamo avere tempo. Non si può farlo con il cronometro in mano. Poi dobbiamo chiederci se stiamo realizzando sempre la stessa forma o un passo in avanti. E lo dobbiamo fare con sincerità non illuderci che non serve a nulla.

Poi dobbiamo preparare il vaso.

Avete presente gli ikebana che sembrano partire da un unico punto e muoversi sfidando le leggi della fisica e gravità? Ecco sono ben ancorati all’interno del vaso. Se l’ikebana che vedete vi da l’idea di fiori infilati nel vaso bé… sicuramente ha delle falle tecniche. Come se ha un muro di materiale e non la profondità. Non serve mettere qualcosa dietro a  tutto, se è un muro rimane tale, la profondità è una via di fuga prospettica o qualcosa che dà (come nel caso dell’ikebana in foto) corpo tridimensionale al tutto.

E soprattutto, e qui si arriva al punto più difficile, deve comunicare emozioni. L’ikebana non può essere solo bello, ma freddo e statico o pesante. Deve essere qualcosa di caldo, di emozionante, che dà l’idea di vita.

L’ikebana è una Monica Bellucci non Nicole Kidman.

Concentus Study Group

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Se ripenso alle tappe del mio cammino di maestro di ikebana i “grazie” che devo dire alle persone sono molti e per me la riconoscenza e la memoria sono due elementi molto importanti.

In passato ho nominato molte persone e più volte ho ricordato l’Associazione Versoriente e  i vari rappresentanti, ma oggi voglio dedicare questo post ad uno di essi che di recente è pure diventata mamma: Agnese Rollo.

Agnese ha coordinato i corsi di ikebana presso l’Associazione, ci ha aiutato a crescere, ma soprattutto mi diede l’imput per un’idea che negli anni si sarebbe sviluppata con varie collaborazioni che ci hanno resi unici in Italia.

Mi propose di ideare degli ikebana che fossero dei “display” per la colelzione di gioielli di Antonella Piacenti di Sondrigo (Vicenza).

Ovviamente dissi subito di sì (è una mia caratteristica accettare ogni sfida salvo avere incertezze subito due secondi dopo 🙂 ), poi iniziai a cercare come risolvere quella proposta.

Ero fresco di nomina di maestro, avevo per anni fatto solo ikebana senza mai pensare a questa tipologia di impiego. Quindi esperienza zero. Di certo l’ikebana era, in quel caso, al servizio dei gioielli per cui non poteva essere “invasivo”, il gioiello doveva essere l’elemento che spiccava senza però distrubare l’ikebana o sembrare la famosa (ormai l’ho ripetuto tante volte) pallina dell’albero di Natale.

Con la poca esperienza di allora ideai alcuni ikebana, mi diressi a Sondrigo e partecipai ad una serata emozionante con tanto di sfilata di moda e la mia esposizione di ikebana e gioielli. Era la prima volta in Italia che veniva fatta una cosa del genere, ikebana, gioielli e sfilate.

Pubblico con nostalgia alcune foto dei miei ikebana e anche con un sorriso perché oggi con maggior esperienza avrei adottato soluzioni diverse anche se sono felice di vedere che non creai ikebana che fossero pesanti, statici o che annientavano i gioielli.

Con l’esperienza di oggi avrei fatto anche altre foto, ma all’epoca avevo una macchina fotografica da poco e Agnese che teneva il lenzuolo 🙂

Però le pubblico perché è un caro ricordo ed attraverso quello voglio dire grazie ad Agnese.

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Durante la mia recente tournée in Nicaragua per la regia di Rigoletto, mentre si provava nella Sala dei Cristalli del Teatro Nacional Rubén Darío, mi sono accorto di un quadro esposto che mi ha davvero colpito per l’energia che trasmetteva. Gli ho fatto una foto (ahimè con lo smartphone e non con la reflex) e l’ho whatsappata al maestro Lucio Farinelli con la didascalia: Ho trovato il quadro per la lezione “Specific Scenes, Occasions or Spaces”. Il sole che batteva sulla vetrata della sala faceva risplendere i colori, la forza emotiva di quell’impasto di colori.

Così Lucio ha condiviso via mail la foto con le allieve che avrebbero dovuto abbinarci l’ikebana ed ha seguito le loro idee e proposte dato che io ero all’estero (e lo ringrazio per tutto il lavoro che ha svolto).

Come sempre anche io e Lucio abbiamo dato la nostra interpretazione, ma vorrei ringraziare le allieve per l’impegno (Patrizia anche fisico data la grandezza e la pesantezza del contenitore che ha portato da Merano in treno appositamente per questa lezione) e la ricerca di materiali e idee. Sinceramente oggi mi sono molto emozionato per quello che loro mi hanno dato emotivamente (e tecnicamente ricordiamoci che è sempre la base dell’ikebana) legando la mia passione per lo studio dell’ikebana alla mia seconda patria: il Nicaragua.

Spero che l’autore del quadro apprezzi le nostre emozioni che si sono mescolate alle sue, al sole, all’azzurro del cielo, al caldo cuore del Nicaragua.

Quadro di James Hernandez

foto per lezione

Ikebana e vaso di Lucio Farinelli (Foto di Luca Ramacciotti)

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Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – vaso di Sebastiano Allegrini

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Ikebana di Patrizia Ferrari (Foto di Luca Ramacciotti)

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Ikebana di Chiara Giani – vaso e foto di Luca Ramacciotti

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Ikebana di Nanae Yabuki

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Nel mio precedente post parlavo degli impegni prossimi del nostro Study Group a cui se ne è aggiunto un altro che comunico con molto piacere.

Prima di tutto ringrazio Valentina Chiani per averci contattato e per l’organizzazione di questa piccola mostra di ikebana che si svolge nel cuore di Roma, in uno dei quartieri più famosi al mondo a due passi da San Pietro.

Questo bellissismo club ci ospiterà durante una serata aperitivo per parlare in maniera divulgativa e non pomposa di questa arte che il fondatore Sofu Teshigahara volle aperta ed accessibile a tutti.

Per l’occasione esporranno il sottoscritto, Lucio Farinelli ed Anne Justo.

Vi attendiamo domenica prossima lieti ancora una volta di rappresentare la scuola Sogetsu nella capitale.

Concentus Study Group

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Se l’inizio d’anno non è stato di riposo tra mostre e lezioni non da meno si prospettano, per fortuna, i mesi successivi.

Iniziamo con il primo grosso appuntamento che ci vedrà coinvolti.

La nostra insegnante Lina Ranson Alicino chiedeva che al termine del nostro percorso si tenesse una dimostrazione pubblica di ikebana, invito che, con dispiacere mio e di Lucio Farinelli, non è mai stato accolto da nessuna allieva divenuta maestra. Ed è un peccato perché al di là dello sforzo organizzativo, emotivo e mentale è un bel ricordo di chiusura di un percorso.

Tra l’altro nel nuovo libro del V livello si parla proprio di come uno insegnante di ikebana Sogetsu debba saper fare le dimostrazioni a rovescio ovvero si deve realizzare il “davanti” dell’ikebana verso il pubblico e non verso di noi affinché chi assiste veda come si realizza un lavoro. Fare l’ikebana verso di noi e poi girarlo al pubblico è come farlo in un’altra stanza. Un maestro della Sogetsu non può non saper fare ciò.

Quindi con molta gioia e felicità sia da parte mia, sia da parte di Lucio abbiamo appreso la notizia che Silvia Barucci ed Ilaria Mibelli terranno la loro dimostrazione di ikebana per celebrare il diploma di maestre della scuola Sogetsu.

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Qui nella locandina realizzata da Silvia Barucci i dettagli dell’evento a cui mi fa piacere che parteciperanno anche altri ikebanisti del gruppo per tifare due colleghe che davvero hanno fatto questo percorso con molta passione e impegno.

Per due maestre che han terminato il cammino c’è chi quasi alla fine si è già fatta notare nella sua zona per competenza e passione tanto da far sì che il nostro gruppo sia invitato alla prestigiosa mostra Primavera Meranese come rappresentante italiano della scuola Sogetsu. Ringraziamo Patrizia Ferrari per l’ottima organizzazione ed impegno e il gruppo di ikebanisti che parteciperanno a questo importante evento.

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Ultimo, ma non ultimo un appuntamento che vede scendere in campo direttamente il sottoscritto e Lucio Farinelli.

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Due giorni di workshop introdotti da una conferenza della maestra Lina Alicino Ranson che illustrerà la storia dell’ikebana Sogetsu in Italia come sto anche narrando qui nel mio blog.

I tre temi scelti sono i seguenti:

1 – Ikebana con Aloe. Un materiale tanto affascinante quanto difficile da usare in quanto rigido e non lavorabile.

2 – Ikebana e moda. Non si tratterà di ideare ikebana per delle vetrine, ma di rendere un abito (ringrazio gli stilisti che ci aiuteranno in questo workshop) parte di un ikebana.

3- Materiale non convenzionale. Un tema molto difficile da trattare e spiegare in quanto, come dice Ilse Beunen, non dobbiamo prendere del materiale inerme ed assemblarlo (non facciamo mica le costruzioni del Lego), ma trasformarlo in qualcosa d’altro sempre seguendo i dettami base della nostra scuola: linea, massa e colore. Perché il nostro lavoro sarà sviluppato secondo i principi dell’ikebana.

Concentus Study Group

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Lo scorso 19 gennaio ho iniziato a ripercorrere la storia dell’ikebana Sogetsu in Italia introducendo lo scenario che ha portato la signora Lina Alicino ad occuparsi di questa arte.
Proseguiamo il cammino lungo la via dei fiori.

Negli anni a cavallo tra il 1962 e il 1980 fu un periodo di studio autodidattico e di ricerche su questa arte partendo dai libri avuti in dono dall’allora Iemoto Sofu Teshigahara.
Grazie a questo suo interesse, e alla signora Gelpi che fornì la location, si formò un gruppo di persona interessate a questa arte (1980-’85). La fonte dell’ispirazione erano proprio i libri in possesso della signora Alicino.

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(una delle prime composizioni della signora Alicino)

Tutto ciò però alla Signora Alicino non bastava dato che sentiva il bisogno di una guida costante e sicura e non poteva più accontentarsi solo degli incontri saltuari con l’insegnante Kerstin Bruno che le aveva conferito il I livello della scuola.

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(In foto il primo gruppo di studio a cui apparteneva la signora Alicino)

La signora Alicino aveva fitti rapporti con il Giappone anche grazie al marito Mike che ebbe l’incarico di seguire la realizzazione del Padiglione italia all’EXPO di Osaka del 1970 e quindi decise di recarsi in Giappone per l’approfondimento di questo percorso artistico storico e culturale e per comprendere meglio le peculiarità e la filosofia del popolo che aveva dato il via a quest’arte.

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(Il Padiglione italiano all’Expo di Osaka del 1970)

La signora Alicino quindi studia nell’Head Quarter della scuola in Tokyo seguita dai più grandi maestri e completando i cinque livelli per diventare Maestra di Quarto Grado. Le vine conferito il nome da Maestra: Ran Son.

Inizia per sensei Lina Alicino Ran son un iter, ancor lungi dal terminare, di rapporti con insegnanti Sogetsu di ogni parte del mondo, con istituzioni come l’Ambasciata del Giappone in Italia o l’istituto Giapponese di Cultura presso cui tiene conferenze, dimostrazioni e mostre.

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(In foto noi con Sensei Lina Alicino Ran son durante una conferenza all’Istituto Giapponese di Cultura)

Ma di tutto questo ne parleremo nella prossima tappa di questo percorso.

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