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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Monthly Archives: febbraio 2012

(Viole)

Nel sentiero montano,
la grazia:
un cespo di viole.

(M. Basho)

Stamani, dopo la mia abituale passeggiata sulla spiaggia nizzarda, come sempre, mi son recato al Marché aux Fleurs che è proprio sotto alla casa dove abito.  Qui tutti i giorni, tranne il lunedì che fanno il mercato antiquario, ci sono sempre innumerevoli banchetti di fiori recisi e piante, oltre che frutta e verdura, pesce e spezie.

Mi piace passeggiare assaporando i profumi, lasciandomi distrarre da forme e colori. Al momento c’è una preponderanza di mimosa, ranuncoli e anemoni. Ma non mancano le rose, i garofani, i tulipani di tutte le specie.  I venditori ti invitano a guardare i loro mazzolini, ti chiedono di cosa hai bisogno non con fare pressante, ma da amico a cui rivolgersi per un consiglio ed anche se comperi un solo fiore te lo avvolgono come se fosse il bene più prezioso del mondo. E forse lo è davvero.

Camminando tra i banchetti, in realtà stamani volevo comperare solo un mazzetto di lavanda essiccata sapendo che il giovedì trovo di sicuro il banchetto migliore a cui mi son già rivolto in passato, il mio occhio è stato catturato da un piccolo bouquet che timidamente faceva capolino tra fiori sgargianti e dalle forme imperiose.

In un vasetto avevano posto dei mazzolini di violette.  Questi teneri fiorellini, che nel linguaggio dei fiori significano fedeltà, vengono avvolti per protezione tra delle foglie di campo e legati dolcemente con del filo d cotone nero.

Subito ho pensato di utilizzare il mazzolino per un acquatico, ma poi mi son ricordato che in casa qui a Nizza non ho il necessario.

A malincuore ho riposato il mazzolino e la venditrice mi ha sussurrato con fare complice che era davvero un mazzolino “joli” e che le violette da sempre hanno un fascino romantico che ha ispirato poeti ed amanti.

Sorridendo ho acconsentito e la ragazza mi ha avvolto nel cellophane i fiori. Rientrando a casa ho sciolto il mazzolino e messo i fiorellini in un bicchiere per dar loro acqua. Mentre compivo queste operazioni mi è comparso nel campo visivo l’incensiere da viaggio in grès. Ormai è logorato dai viaggi, ma quel nero screziato di grigio (segni dei tanti incensi passati) mi ha dato l’idea per questa composizione.

Ho tolto alcuni fiorellini dal bicchiere e li ho composti in un angolo dell’incensiere per rispettare la loro delicatezza, la loro modestia; questo fiore che si protegge con le foglie, che si sciupa facilmente, ma che dona un profumo immenso.

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(Edera Rampicante, Brassica Oleracea)

Nel 2008 ebbi la possibilità di visitare Nizza per un lavoro teatrale in cui facevo da assistente.  Al Museo di Arte Orientale seppi che, presso di loro, si tenevano lezioni della scuola Sogetsu, ma poichè stavo ripartendo non ebbi la possibilità di incontrare la maestra. Quando io viaggio cerco sempre di sapere se nel luogo che visiterò ci sono gruppi di studio della Sogetsu sia per incontrare colleghi sia per prendere lezioni da maestri.

Questa volta, prima di tornare a Nizza, ho contattato il Museo di Arte Orientale che, gentilmente, mi ha dato il recapito della signora Noriko Onda che ha il grado di maestra sia della scuola Sogetsu sia della Enshu.

A lei ho chiesto se c’era la possibbilità di fare una lezione.

Il giorno precedente alla lezione sono andati a visitare il Parc Phoenix (è sempre bene osservare le piante, le loro forme, anche in habitat ricostruiti come quello) e dopo al Museo di Arte Orientale dove mi ero prenotato per assistere alla Cerimonia del tè.

Avevo già assistito due volte al Cha no yu (o Chado).  La prima volta presso l’Istituto di Cultura Giapponese a Roma, e il secondo durante la manifestazione Le Camelie della Lucchesia dove esponevo degli ikebanana. E’  sempre molto interessante seguire questa cerimonia e la signora che l’ha eseguita si è profusa in molte spiegazioni ed ho  imparato nuove cose oltre ad assaggiare un Matcha perfettamente preparato.

La salai n cui si è svolta la Cerimonia del tè è molto luminosa e sia durante lo svolgimento della Cerimonia, sia nel momento delle spiegazioni eravamo avvolti dalla calma e dal silenzio più assoluti.

Il Mattino dopo mi sono recato presso l’atelier della sensei Onda che si trova al sesto piano di una palazzina situata tra Piazza Garibaldi e il porto di Nizza.

La maestra mi ha accolto sulla porta  con un formale inchino e mi ha fatto entrare in una bella stanza bianca e luminosa.

Per me aveva preparato del materiale e mi ha detto di sceglierlo e di osservarlo a lungo per capirne le forme e quali erano le possibilità per esaltarne le linee. Mi ha poi spiegato le differenze tra la scuola Enshu (ikebana più tradizionali) e la Sogetsu. Il materiale a disposizione erano dei fiori di Brassica Oleracea (Cavolo ornamentale), Ranuncoli gialli,  Lilyum rossi e rami di Edera Rampicante.

Sul tavolo aveva preparato dei barattoli di vetro pieni di acqua, dove riporre i fiori scelti, e dei kenzan. Mi ha chiesto di lavorare il materiale a quello che ritenevo fosse il 50% della forma che volevo ottenere e poi di scegliere il contenitore prima di proseguire. Su un mobiletto accanto a me aveva predisposto diversi contenitori, tutti fatti a mano, di varie forme e colori. Quello da me scelto aveva, da subito, catturato la mia attenzione pur sapendo che di sicuro per la sua forma avrebbe presentato delle difficoltà. E così è stato, ma è anche vero che se non affrontiamo queste sfide quando abbiamo accanto a noi un maestro che ci può insegnare come superarle, rimarremo sempre fermi al nostro stesso punto di apprendimento. Qualsiasi sia la nostra storia, il nostro percorso, il nostro livello non dovremo offenderci se un maestro ci farà delle osservazioni o correzioni al nostro lavoro o se farà notare che l’ikebana di un allievo ha centrato maggiormente un tema rispoetto ad un altro. I consigli e i confronti ci permettono di capire e di proseguire sul cammino che staimo intraprendendo.

Come fiore avevo scelto i Ranuncoli gialli dato che il contenitore dava l’impressione di qualcosa di “molto pesante” e volevo alleggerirlo utilizzando questi fiori. La sensei Onda stava alle mie spalle, seguiva silenziosamente il mio lavoro, mci osservava, raramente dava alcuni consigli. Immerso nel silenzio totale abbiamo lavorato tutti e due dato che la signora Onda ha realizzato un ikebana con il materiale che io avevo scelto di non utilizzare. La maestra è rimasta molto contenta del mio lavoro, ma mi ha fatto notare che se avessi, invece dei Ranuncoli, utilizzato la Brassica avrei perso l’effetto di contrasto che io volevo ottenere, ma il tutto sarebbe stato più armonico.

Insieme ci siamo messi di nuovo a rifare il lavoro ed ho avuto la fortuna di imparare anche una nuova tecnica. Il risultato lo vedete nella foto che è all’inizio di questo post.  E’ stato un bellissimo incontro, molto suggestivo ed interessante.

Al termine ho ripulito la sala e la maestra mi ha salutato con un inchino molto solenne.

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(Mimosa, Gypsofila)

In questi giorni mi trovo a Nizza per l’allestimento de La Bohème (scene Jean-Michel Folon, regia Maurizio Scaparro) e l’appartamento che mi è  stato assegnato è sopra al celebre Marché aux Fleurs.

Non credendo alle combinazioni, penso che sia sempre un segnale del cammino che sto compiendo. Impossibile, mentre vado in teatro, non notare tutta la distesa di banchetti, di fiori, di profumi.

Purtroppo lavorando non ho quasi mai (a parte il lunedì giorno di riposo che sfrutto per conoscere questa meravigliosa terra) l’occasione di fermarmi. L’altro giorno trovo un banchetto che sta riponendo le ultime cose e compero le uniche due cose che aveva ancora in vista. La mimosa (a cui sono allergico) e la gypsofila. Vorrei dei fiori in casa. So già che con la mimosa piangerò, starnutirò e mi verrà l’emicrania… ma volevo qualcosa di floreale e soprattutto sfruttare una struttura metallica che ho nell’appartamento e di cui mi sfugge il reale utilizzo.

Non c’è un ripiano adatto per creare e fotografare il tutto così me lo creo complice un asciugamano che dispongo su un tavolino. Prendo un antistaminico per combattere la mimosa e mi metto al lavoro. Il risultato lo avete davanti agli occhi. Un ikebana? Non so. Ho lasciato che la mente e le mani agissero felice di avere dei fiori in casa.

E’ rimasta soddisfatta anche la padrona di casa perché dopo le foto ho radunato tutta la mimosa, ho realizzato un mazzolino che le ho regalato non potendo più stare in casa con la mimosa e le finestre aperte per poter respirare. Fa freddo in questi giorni.

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Recentemente ho dovuto scrivere un articolo inerente il morimono (letteralmente  cose ammucchiate) per la rivista Aroma.

Per un occhio occidentale, abituto alle nature morte pittoriche, può essere difficile comprendere  quanto questo modo di disporre il materiale (frutta, fiori, verdura, radici etc) sia solo in apparenza molto semplice. Ci vogliono idee che colpiscono l’occhio di chi osserva, creare pieni e vuoti equilibrati, luci ed ombre, contrasti di colore o sfumature e, come per l’ikebana, che comunichino all’osservatore del nostro lavoro, non siano un mero e sterile esercizio estetico.

E quanto più il lavoro, osservandolo, potrà sembrare semplice da farsi più in realtà da parte di chi lo ha realizzato ci sarà stata molta attenzione ai particolari. Insomma il famoso “uovo di Colombo”.

Rientrando un poco nello stile libero della Scuola Sogetsu non è facile capire pienamente subito questo lavoro e a volte si rischia che sembri solo che abbiamo rovesciato la busta della spesa sul tavolo.

La nostra fantasia e le nozioni apprese durante lo studio dell’ikebana di certo ci faciliteranno nel comporre il morimono che non è affatto, come potrebbe sembrare, l’equivalente delle nostre “natura morte” occidentali.

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