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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Tag Archives: Meditazione

Prima di iniziare il post ringrazio Patrizia Ferrari per l’ottima organizzazione della mostra, conferenza/dimostrazione e workshop. Ringrazio la fotografa ufficiale del gruppo Ilaria Mibelli e soprattutto l’Azienda del Turismo che ha voluto fortemente la presenza del Concentus Study Group a Merano per questa bellisisma iniziativa che ci ha visto presenti in due luoghi di benessere e lusso come le Terme e l’Albergo delle Terme.

Patrizia ha dedicato mesi e passione a questo evento dimostrando quanto la via dei fiori le stia a cuore. Avere allieve come lei fa sì che la nostra squadra abbia riconoscimenti e successi davvero in tutta Italia.

Giovedì mattina il sottoscritto e Lucio Farinelli siamo partiti in treno carichi come sherpa alla volta di Firenze dove ci attendevano Silvia Barucci e Ilaria Mibelli ed abbiamo proseguito il tragitto in macchina alla volta di Merano dove già era giunta Chiara Giani impegnata con due grosse strutture.

Dopo poco è arrivata anche una graditissima amica, Angelika Mühlbauer del Branch di Monaco. Avere Maestre del suo livello è sempre istruttivo, avere persone con il suo animo e spirito è sempre una gioia incredibile. Per me questo è fare ikebana. Condividere con gioia un percorso, con serietà e professionalità. Lo sventolamento di titoli lo lascio a chi non riesce a realizzare tutto ciò.

Angelika l’avevamo conosciuta al primo workshop internazionale (dopo lo Study Group di Alicino Sensei fummo i primi a realizzare un workshop internazionale in Italia e all’epoca non avevamo ancora il Concentus Study Group) che realizzammo con Ilse Beunen a Roma e la ritrovammo poco dopo in quello da lei organizzato dove fummo invitati. E’ una fortuna incontrare persone come lei lungo il nostro cammino, vederla realizzare i suoi ikebana, non stancarsi mai di dare una mano pratica, il sorriso, la condivisione di gruppo, di squadra è davvero una lezione importante per tutti noi.

Il venerdì mattina abbiamo iniziato a lavorare i primi ikebana che sarebbero stati esposti nella Hall delle Terme di Merano e nell’Albergo delle Terme mentre da Roma arrivavano a darci sostegno Lucia Coppola, Silvia Sordi e Rumiana Uzunova.

Tutti noi avevamo ideato, su suggerimento di Patrizia, degli ikebana ispirati ad haiku da noi scelti più degli ikebana che si richiamassero anche al luogo dove venivano esposti.

Pubblico volentieri le foto di Ilaria e di Lucia perché ben descrivono l’armonia con cui tutto ciò si è svolto e ringrazio le Terme di Merano per averci messo a disposizione una bellissima sala dove operare.

 

Stanchezza tanta (però un tuffo alle terme ha aiutato a stemperarla), felicità ancor di più e ringrazio anche i giornali che hanno scritto articoli sulla nostra partecipazione sia in italiano sia in tedesco.

Le foto degli ikebana saranno in un prossimo post. Questo è sull’amicizia, sulla condivisione, sulla qualità della condivisione, sull’armonia che tutto è confluito nella mia conferenza e dimostrazione dei maestri presenti.

Dovevo spiegare al pubblico intervenuto cosa fosse l’ikebana, la sua storia ed ovviamente quella della Sogetsu con proiezione di diapositive mentre Angelika Mühlbauer, Lucio Farinelli, Lucia Coppola, Silvia Barucci ed Ilaria Mibelli (assistite da Chiara Giani e Silvia Sordi) avrebbero realizzato una dimostrazione. Dato le affinità di pensiero e cuore mi è venuto spontaneo chiedere a loro di eseguire un Renka, uno stile che in Italia per ora abbiamo realizzato solo noi. Tutti hanno accettato e mentre io parlavo ognuno di loro ha eseguito un tema iniziando da Lucia Coppola che per nulla pavida ha realizzato un “In a Suiban without Kenzan” in dimostrazione. Ognuno di loro ha scelto uno dei meravigliosi contenitori di ceramica realizzati da Patrizia Ferrari (e messi gentilmente a disposizione) ed ha optato tra i materiali avanzati dalle nostre composizioni in mostra andando a ruota libera ed in diretta senza nulla di preorganizzato, ma realizzando tutto davanti agli occhi di un pubblico attento, interessato e che ha posto domande molto curiose ed intelligenti. Abbiamo quindi non solo ripetuto l’esperienza del Renka (dove se non si ha un animo in risonanza con gli altri si fallisce nello scopo), ma è stato internazionale grazie alla presenza di Angelika che ha creato un equlibrio incredibile con dei pesanti rami di fico (riprendendo una sfumatura dei rami usati da Lucio prima di lei per il tema Tsubo Vases) e ha unito a cerchio il suo ikebana a quello iniziale di Lucia grazie al colore dei fiori mentre Silvia ed Ilaria si erano ricollegate con l’uso di materiali uguali dimostrando come con vasi, e personalità, differenti tutto cambi.

Pubblico la foto del Renka perché mi ha davvero molto emozionato, credo sia stata una grande esperienza per tutti noi e per il pubblico convenuto che non cessava di fare foto e ciò ci ha ricompensato di ogni stanchezza. Un pubblico che non sa di ikebana e che si emoziona davanti ad essa vuol dire che il nostro gesto è arrivato al loro animo. Abbiamo comunicato, ancora una volta, con loro in armonia e ad alto livello qualitativo.

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Concentus Study Group

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Grazie all’allieva Patrizia Ferrari saremo presenti nell’ambito della prestigiosa manifestazione Primavera Meranese con una mostra, workshop e conferenze.

Ma andiamo per ordine.

La mostra si terrà a partire dal prossimo fine settimana presso l’Hotel Terme Merano e le Terme di Merano e sarà dedicata agli haiku con ikebana ideati appositamente in abbinamento ai componimenti scelti dai vari partecipanti.

Oltre a ringraziare Patrizia Ferrari per la grandiosa organizzazione e coordinazione ricordo che alla mostra parteciperanno (oltre che a lei ovviamente, il sottoscritto e Lucio Farinelli):

Lucia Coppola

Silvia Barucci

Ilaria Mibelli

Chiara Giani

Silvia Sordi

Rumiana Uzunova

e l’amica Angelika Mühlbauer

Sabato 19 maggio (ore 14.30) e domenica 20 (ore 10.30) si potrà partecipare a dei workshop (Hotel Terme Merano) aperti a tutti coloro che vogliono avvicinarsi a questo affascinante mondo.

Il pomeriggio (sempre presso l’Hotel Terme Merano ore 18.00) il sottoscritto terrà una conferenza dal titolo: “Introduzione all’arte dell’ikebana” mentre Lucio Farinelli, Silvia Barucci, Lucia Coppola ed Ilaria Mibelli realizzeranno una particolare dimostrazione di ikebana.

Felici di essere stati chiamati a rappresentare la Sogetsu in una manifestazione così importante saremo pronti a condurre per mano tutti coloro che vorranno essere presenti, lungo la via dei fiori.

Concentus Study Group

 

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Inizio questo blog a Tokyo, in aeroporto, in attesa del volo che mi porterà in Italia. Lo faccio perché le emozioni non sono ancora stemperate dal velo di nostalgia che mi pervaderà a Roma quando completerò il post inserendo le foto.

Da dove iniziare non lo so sinceramente. È stato tutto improvviso, veloce ed esaltante. Non era preventivato un viaggio in Giappone, ma appena mi è stato proposto, nonostante dovessi partire due giorni dopo, ho subito detto di sì. Ma non ci ho creduto fino a quando non ho ricevuto il biglietto aereo.

La prima cosa che ho pensato è stata: “Allora vado all’headquarter della Sogetsu a fare lezione!” Questo non perché faccia figo fare lezione lì, o per darsi importanza (le lezioni sono accessibili a tutti), ma perché è il luogo dove si crea la storia della mia scuola, vi avrei trovato la casa “madre”. Ricordo ancora ciò che aveva percepito il maestro Lucio Farinelli quando vi ci si era recato. Ero sicuro che sarebbe stato emozionante anche per me e infatti…..

Nonostante il breve prevviso, grazie alla signora Kano Abiko del Course Administration Department Sogetsu School (che ha prontamente ha risposto alla mia mail) ho avuto tutte le informazioni per partecipare alla lezione del 10 maggio nella Iemoto Class.

Arrivato in aereoporto il primo segno favorevole, all’uscita…. un’installazione della Sogetsu. Impossibile non soffermarsi a guardarla. Studiarla. Il cuore emozionato per quell’inaspettato benvenuto. Scatto una foto con lo smartphone, ho la reflex ancora chiusa in valigia e son spossato da un volo lungo.

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E lì, accanto all’installazione, mi ha avvicinato una troupe televisiva della TV Tokyo Corporation capitanata dal signor Yuma Maki che gentilmente mi hanno chiesto da dove venissi e il motivo del mio viaggio. Quando ho risposto che mi occupo di opera lirica e che sono un insegnante di ikebana hanno sbarrato gli occhi sorpresi e mi han chiesto di intervistarmi. Nonostante la stanchezza del viaggio ho detto di sì.

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In Giappone mi ha accolto un tempo piuttosto freddo e piovigginoso, ma io vedevo il sole ovunque, dalle persone gentili ed educate, all’ordine, al bellissimo castello di Nagoya, ai palazzi illuminati di Ginza (per fortuna il sole mi ha accolto a Rappongi, ma di questo ne parlerò in un futuro post).

Giorni di meeting, corse, emozioni, tutti i giapponesi che ho incontrato si sono sempre molto meravigliati piacevolmente che io fossi un maestro di ikebana Sogetsu.

La sorpresa maggiore è stata quando Yuma Maki mi ha inviato una mail (grazie al maestro Lucio Farinelli che ha sempre risposto a tutto e tutti dato che io quando non avevo wifi non visualizzavo nulla) in cui mi chiedeva se poteva riprendermi mentre facevo lezione alla Sogetsu e che la scuola nel caso io dicessi di sì aveva già acconsentito.

Cerco di capire meglio, han forse creduto nel mio pessimo inglese che sia io a tenere la lezione? No hanno compreso bene che io vado ad incontrare un maestro e vorrebbero seguirmi fin dalla partenza dall’albergo intervistandomi. Ok facciamolo!

Il 10 mattina mi microfonano e si parte in metro dove a me cade dalla scala mobile la reflex, ma a parte un danno al vetro paraobiettivo (grazie maestro Serra per avermelo fatto mettere) non accade nulla.

All’uscita della metro, la troupe mi chiede se so la direzione, mostro loro le indicazioni che la signora Kano Abiko mi ha inviato per mail quando voltandomi riconosco il palazzo realizzato da Kenzo Tange. Ho un nodo alla gola. Ecco, ci sono. La troupe mi chiede se sono emozionato, assentisco, posso dare la colpa al vento freddo per gli occhi umidi.

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Nella grande hall al pian terreno stanno allestendo una mostra, noi saliamo al quinto piano e quando si aprono le porte dell’ascensore la prima cosa che vedo è la gigantografia di Hiroshi Teshigara e sento un “Luca san welcome to Sogetsu.”

Mi hanno accompagnato alla postazione a me riservata come un automa tanto ero rimbambito dall’emozione. I luoghi ammirati in foto erano lì attorno a me. Le gigantografie di Sofu, di Kasumi…. e ovunque fiori, foglie e rami.

La Master Instructor Tamae Euguchi sarà la mia traduttrice.

Svolgo le pratiche di iscrizione alla lezione, mi prestano le hasami, e devo scegliere vaso e materiali. Sì ma quali? Tante possibilità, troppe di vasi bellissimi, di tutte le fogge e materiali di vario genere. Nessuno che sia banale o cheap. La troupe mi segue, mi chiede quale contenitore vorrei usare. Tutti!

Spiego loro quali sono i criteri di selezione di un vaso con il materiale che ho in dotazione. Infatti nel frattempo ho scelto dei rami di camelia, lunghi, come non ne trovo in Italia e un mazzo di lisianthus, dato che sono gli unici che si abbinano, secondo me, al ramo scelto.

Tamae Euguchi san mi segue nella scelta del contenitore, mi domanda quale tipologia di vaso non ho mai usato, di, giustamente, approfittare dell’occasione per sperimentare… e quindi prendo un vaso di ferro.

Mi viene presentata la Master Instructor che terrà la lezione (e che ha realizzato la composizione immensa per la Japanese Room) Junga Shinozaki sensei. Posso scegliere tra stile base e stile libero.

Riempio il vaso di acqua. Un vaso alto va sempre riempito prima. E comunque non si possono vedere foto di ikebana dove è palese la mancanza di un elemento così vitale.

Non so cosa fare. L’emozione continua a martellarmi in testa e son consapevole che una videocamera filmerà ogni mio gesto. Non devo sbagliare.

Inizia la prima dimostrazione della Master Instructor Junga Shinozaki. Il tema è tratto dal libro del V livello: Japanese Iris, Rabbit – ear Iris.

La Master Instructor Tamae Euguchi mi si siede accanto e mi traduce ogni parola, spiega ogni gesto, la telecamera riprende ed io ho il cuore che mi rimbomba in testa vedendo la bravura, il sorriso di Shinozaki sensei. Fa battute di spirito, ci conduce con mano sicura senza stare a darsi importanza come tutti coloro che sono davvero grandi.

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Ora tocca a noi. Osservo il materiale, lo osservo, lo osservo. Uno dei rami ha un bellissimo slancio, gli altri meno per cui quello sarà il mio elemento principale. Da una altro ramo decido di ricavare un soegi-dome. La troupe mi chiede cosa stia eseguendo. Lo spiego mentre con le hasami (non sono le mie, io sono davvero molto abituato ad usare le mie, ma non potevo portarle), mi preparo a splittare il soegi-dome e poi il ramo. Non so se c’è un santo protettore degli ikebanisti incoscienti come me che si lanciano a capofitto in queste avventure, ma eseguo tutto alla perfezione.

Inizio a lavorare il ramo, a mettere in risalto la linea principale. Il tempo scorre incredibilmente in modo veloce. Taglio, pulisco la postazione, taglio, studio la forma che sto dando al ramo, pulisco la postazione, decido cosa lasciare e cosa rimuovere, pulisco la postazione.

Guardo i lisianthus, li avrei voluti bianchi, sono lilla con alcunii boccioli bianchi, ma tutto sommato forse è meglio, creano un colpo di colore in contrasto coi boccioli della camelia e il nero del vaso. Ho la linea, ho il colore. Come posizionare i fiori va di conseguenza: una massa. Ho i tre temi della mia scuola.

Giro attorno al mio ikebana, le telecamere mi seguono, le domande fioccano. C’è un ramo secondario che mi sembra dia profondità all’ikebana, ma per come è posto al centro potrebbe sbilanciare il tutto. Dico alle telecamere che forse chiederò consiglio alla sensei, poi invece ci ripenso e lo taglio quasi tutto. Ok mi fermo.

Inizia la seconda dimostrazione.

Prima sensei Shinozaki dice alla classe che io vengo dall’Italia, il mio grado da maestro e il mio nome d’arte. Tutti applaudono ed io sono spaesato da tutte queste attenzione.

Un nageire base ed un altra composizione di iris abbinati all’acero verde sono i due ikebana che esegue la sensei. Quando io faccio lezione ripasso sempre il libro perché man mano che si va avanti si rilegge il testo con mente differente, vi si trovano nuove sfumature. Sensei Shinozaki mi dimostra che la mia teoria è giusta perché lei, su uno stile base da me ben conosciuto, aggiunge altre suggestioni. Il mio mantra costante è che non mi devo commuovere, devo resistere.

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Un lampo illumina l’aula, viene giù un diluvio, ma io sono perso nell’isola formata dalle iris e dall’acero che l’insegnante sta realizzando in un grande suiban, un luogo di pace e serenità. Lontano da ogni forma di rumore o malanimo. Siamo in pieno mono no aware (sensibilità verso ciò che è effimero inteso nel senso positivo del termine), ne sono consapevole, ma il mio animo è in pace. Questi attimi valgono come interi anni per me. Ancora una volta comprendo che la via dei fiori non si apre per chi ha l’animo travolto da sentimenti negativi, da grettezza o frustrazioni personali. È impossibile. Potremo fare composizioni di fiori, ma non saranno ikebana nemmeno quando li faremo strani per confondere le idee in chi osserva. L’ikebana emoziona, non stupisce. È un leggero battito dell’animo.

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Iniziano le correzioni. Intanto, nell’attesa del mio turno, sensei Tamae Euguchi mi suggerisce di guardare di lato l’ikebana di iris e acero. Resto sbalordito, pare un sottobosco che affonda le radici in un lago, un canneto dove tutto appare naturale ed invece è ben costruito ogni passaggio ed è questa la magia dell’ikebana. Continua l’oasi di quiete.

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Tocca al mio ikebana. Sensei Shinozaki osserva il mio lavoro. Non mi importa se mi correggerà davanti alle telecamere, sono lì per imparare. Non ho la sua preparazione ed esperienza.

Mi dice che sono stato coraggioso ad utilizzare la camelia perché è un ramo molto difficile, a lezione raramente viene scelto, e che l’abbinamento coi lisianthus è perfetto. Le piace la linea del ramo che è il punto focale di tutto e che sopratutto si comprende che il lavoro è mio ed è sentito, non ho voluto fare qualcosa per dimostrare quello che sono in grado di realizzare. Non ci sono correzioni. Non comprendo al momento; realizzo solo quando sensei Euguchi sorridendo mi fa i complimenti. Viene apposto il sigillo sulla scheda coi miei dati che attesta la mia partecipazione alla lezione.

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Proseguono le correzioni degli altri ikebana che mi sembrano tutti più belli del mio. Una stupenda classe di lavoro. Ci scambiamo opinioni a vicenda. Un allievo brasiliano che vive in Giappone viene a presentarsi.

Si parla con la sensei Euguchi di kenzan e di come vada sempre occultato (a parte quando si fanno veloci dimostrazioni come nel primo caso della giornata), a meno che non sia di quelli di plastica trasparente che con la rifrangenza dell’acqua si possono nascondere e che si può porre ovunque tranne che al centro (a meno che non si usi una coppa) del suiban.

Mi aiutano a posizionare un pannello bianco dietro l’ikebana, scatto delle foto, ma il ramo sporge.

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Mi dicono di porlo davanti alla finestra e chiudono le tende per fare la foto.

Non ho cavalletto, cerco di fare una buona foto anche se i fiori bianchi attirano la luce e sicuramente saranno troppo luminosi tra lo sfondo nero delle tende e del vaso. Pazienza.

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La troupe si fa la foto con me e l’ikebana, tranne l’operatore che prosegue nel suo lavoro senza sosta.

Pure le due Master Instructor si fanno la foto con me e l’ikebana; sensei Euguchi la vuole fatta anche con il suo smartphone. La mia confusione emozionale aumenta.

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Esco fuori dall’aula ed ecco lì la Japanese Room vista così tante volte in foto. Chiedo il permesso di entrare. È come se sentissi che mi avvicino ad un luogo sacro, ne percepisco l’energia positiva. Dentro nessun suono o rumore. Osservo il lavoro di sensei Shinozaki,

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la scultura di Hiroshi Teshigara posta lì vicina,

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il tokonoma accanto con un kakebana

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e un piccolo Karesansui.

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Resto lì immobile.

La troupe continua l’intervista, ma mi sfuggono le parole, non so più cosa rispondere tanto le emozioni si sono ormai sovrapposte a livello incredibile.

Dico a sensei Euguchi che le lascio i fiori, non posso portarli con me in Italia. Lei gentilmente i fiori avanzati li regala all’interprete della troupe. Scambio rituale dei biglietti da visita. Illustro loro il nostro logo e il significato del nome dello Study Group.

Saluto tutti e vado, ahimè 😂, al negozio della Sogetsu. La troupe è curiosa di sapere cosa vorrei comprare. Tutto rispondo.

L’addetta alle vendite dei libri ricorda il mio nome. Inizio a pensare di aver comprato tanti libri in questi anni!

Decido quali libri comperare e poi prendo un regalo per il maestro Farinelli e per me un nuovo paio di hasami, dello stesso tipo usate da Shinozaki sensei durante la dimostrazione. Mi chiedono gli operatori della televisione se non avessi altre hasami. Con imbarazzo rispondo che in realtà non ne avevo bisogno. Ma ora ogni volta che le userò rivivrò le emozioni di quel giorno. Erano anni che desideravo di recarmi lì e finalmente il mio sogno si era avverato. La domanda più difficile che mi fanno è se preferisco più l’opera o l’ikebana. Fanno entrambe parte di me in maniera profonda. Non saprei scegliere. Non potrei scegliere.

Scendiamo giù nella hall. Stanno continuando l’allestimento visto quando sono arrivato realizzando un grande ikebana mentre operai trasportano relle cariche di abiti. Vorrei presentarmi a quegli ikebanisti, ma temo di disturbare il loro lavoro. La troupe mi chiede se penso un giorno di fare qualcosa del genere. Rispondo che vorrei, ma in un futuro. Preferisco fare passi piccoli che false grosse pacchianate. Non ho fretta e non devo dimostrare nulla a nessuno se non migliorare me stesso lungo la via dei fiori.

Il tempo delle ultime domande, mi tolgono il microfono, li ringrazio e li saluto. Mi incammino, non mi volto, ora non ce la farei davvero più a trattenere la commozione. Ha smesso di piovere.

Concentus Study Group

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Il titolo del blog è una citazione di Jean Baptiste Massieu che amo e a cui ieri ho pensato molto.

Come scritto in altri due post, di questo blog, ieri Silvia Barucci ed Ilaria Mibelli hanno tenuto una dimostrazione pubblica per celebrare il raggiungimento del livello di maestre Sogetsu. Una bella sfida, un grosso impegno nel decidere da sole 5 temi e i materiali da usare oltre a tenere una conferenza inerente la storia dell’ikebana e della scuola Sogetsu. Il tutto in un lugo di gran classe e bellezza: il Tepidarium Del Roster.

Se loro erano emozionate io non lo ero da meno. Mi sentivo come un padre che lascia la mano del figlio che muove i primi passi pronto a correre nel caso di una caduta. Ma ieri non ho dovuto correre. Nonostante il caldo (molto) e l’emozione Silvia ed Ilaria sono state impeccabili come la loro assistente che, con classe ed eleganza, le ha seguite in questa fase importante del loro cammino: l’allieva Patrizia Ferrari (venuta appositamente da Merano). Da Roma erano arrivati i due maestri Lucio Farinelli e Anne Justo.

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Quello che mi ha riempito di felicità sono stati tutti i messaggi di augurio ricevuti da colleghi del nostro Study Group e da esponenti esteri della nostra scuola oltre a rappresentanze della Scuola Ohara. È bello vedere le persone partecipare a questa festa anche virtualmente dimostrando che il vero percorso lungo la via dei fiori non può che presentare sentimenti positivi di amicizia e felicità serena.

È stato davvero un peccato per chi non è stato presente perché la giornata di ieri è stata un’iniezione di positiva felicità.

Pubblico attento, ed amici come il Maestro Rinaldo Serra che alle due neodiplomate ha regalato delle foto come solo lui sa fare anche in condizione non facile. È una fortuna avere grandi professionisti per amici. Grazie Rinaldo.

Pur essendo entrambe mia allieve uno dei diplomi è stato consegnato anche da Lucio Farinelli perché Silvia ed Ilaria hanno preso spesso lezione a Roma e partecipato sempre a tutte le nostre iniziative per cui era giusto presenziasse alla consegna.

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(Moribana di Silvia Barucci e Nageire di Ilaria Mibelli poi trasformato in Variation No. 8 Combined Styles – Contenitori di Sebastiano Allegrini – Foto di Rinaldo Serra)

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(“Tsubo” vases di Silvia Barucci – Tsubo di Sebastiano Allegrini – Foto di Rinaldo Serra)

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(Dried, Bleanched, or Colored Materials di Silvia Barucci – Foto di Rinaldo Serra)

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(Using Both Fresh and Unconventional Materials di Silvia Barucci – Foto di Rinaldo Serra)

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(Arrangement on a stand di Silvia Barucci – Foto di Rinaldo Serra)

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(With Flowers Only di Ilaria Mibelli – Contenitore di Luca Ramacciotti – Foto di Rinaldo Serra)

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(Composition of Mass and Line di Ilaria Mibelli – Contenitore di Sebastiano Allegrini – Foto di Rinaldo Serra)

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(A Variety of Materials – Maze-zashi di Ilaria Mibelli – Contenitore di Cer – Foto di Rinaldo Serra)

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(Making a Container with Tubes di Ilaria Mibelli – Foto di Rinaldo Serra)

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Al termine ero stanco come l’avessi fatta io, ma l’impegno non era finito.

Silvia ed Ilaria han voluto fare un ikebana a sei mani ovvero con me e il tema scelto è stato Senza Kenzan. Fare ikebana tutti e tre assieme è stata la ciliegina su una magnifica torta. Grazie a tutti, come dice il titolo il mio cuore ne terrà memoria.

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(In a Suiban without Kenzan di Silvia Barucci, Ilaria Mibelli e Luca Ramacciotti – Contenitore di Sebastiano Allegrini – Foto di Rinaldo Serra)

Concentus Study Group

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E domani sarà un grande giorno per Silvia Barucci ed Ilaria Mibelli.

Non solo perché hanno raggiunto il livello di insegnante Yonkyu Shihan, ma perché terranno una dimostrazione pubblica.

Quando si divenne maestri con la signora Alicino, sia io sia Lucio si tennero le dimostrazioni pubbliche perché l’insegnante lo richiedeva a tutti gli allievi che divenivano maestri. Dopo di noi due nessuno, per vari motivi, raggiunto il livello da maestro, ha tenuto questo incontro pubblico che è tanto temerario quanto entusiasmante.

Ci mettiamo alla prova, decidiamo quali composizione fare e le eseguiremo davanti ad un pubblico creandole, come richiede la scuola Sogetsu, a rovescio ovvero non abbiamo noi il davanti della composizione, ma il pubblico.

Silvia (vincitrice del The “Sogetsu Magazine” Prize al 草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition – 5 edizione) e Ilaria sono da anni che ci seguono in tutte le nostre iniziative e, a casa dopo ogni lezione, si sono sempre esercitate con molta assiduità e le ringrazio di questo.

Per l’occasione parteciperanno da Roma i maestri Lucio Farinelli ed Anne Justo e l’allieva Patrizia Ferrari da Merano; questa condivisione, questa amicizia tra i membri del gruppo mi fa davvero piacere e mi rende felice perché lungo la via dei fiori (se fatta correttamente) non ci può essere spazio per sentimenti negativi.

Sarà una grande festa e per le due neomaestre sarà molta l’emozione e non è detto che per un ikebana… non si sia in tre a crearlo. Perché tutti noi stiamo percorrendo assieme questo percorso.

I legami più profondi non sono fatti né di corde, né di nodi,

eppure nessuno li scioglie.

(Lao Tzu)

Concentus Study Group

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Inizio questo post con una bella citazione di Jacques Deval come titolo perché fa al caso nostro.

Studiare un’arte come quella dell’ikebana è molto impegnativo e richiede una pratica costante; si vive per quest’arte e tutte le nostre idee sono focalizzate su di essa (come ogni nostra spesa!).

Per chi studia ikebana Sogetsu sa quanto il vaso (non considerato un mero contenitore di fiori né avendo forme obbligatorie per i vari stili) sia importante al fine della composizione. Possiamo partire dai materiali e poi abbinarvi il vaso giusto o viceversa, iniziare dal contenitore e decidere materiali e forme. Resta comunque parte del nostro lavoro perché, come detto prima, non è appunto un contenitore, ma fa parte del tutto.

Se è vero che possiamo usare contenitori realizzati da noi con carta, plastica o metallo, o vasi di vetro è anche vero che l’elemento basico rimane la ceramica. Non c’è limite alla fantasia per forme e colori se non il buongusto. Un vaso non adatto (tecnicamente o per forma o per altezza, ad esempio nel caso dei suiban se il bordo è più basso del kenzan) o esteticamente brutto o pesante dimostrerà solo poco interesse per il nostro studio.

Che il contenitore sia importante lo dimostra anche la frase che la Iemoto Akane Teshigahara scrisse nella motivazione del mio primo premio al concorso internazionale “The 4th Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition on Facebook“: He captures the characteristics of individual plants well and blends them with his own style so that this work is full of confidence. This, plus the sense of unity with the container he created, lends this beautiful work a very strong impact. As shown by the creator, I can feel a refreshing breeze blowing through the work, with rays of light.

Ma come si idea un vaso per l’ikebana?

Quando ho cominciato a studiare ikebana io li comperavo dai siti online, poi ho conosciuto vari ceramisti di Roma come il Cer, Susy Pugliese e Sebastiano Allegrini ed ho iniziato ad utilizzare quelli che loro creavano per me su mia richiesta od idea. Con il maestro Sebastiano sto prendendo lezioni di ceramica (i vasi più difficili o particolari li continuo a commissionare a lui che comunque mi sprona sempre a provare nuove tecniche, materiali etc) perché voglio proporre alle mie allieve le mie idee e coinvolgere esse stesse nella realizzazione dei loro vasi grazie alla guida di un vero e bravo maestro di ceramica come è appunto il mio che studia e pratica da anni questa arte (ora affiancato da Angelica). Ad inizio lezione il maestro mi chiede che idea voglio sviluppare, poi mi “abbandona” o meglio lascia che io svolga il mio lavoro e se ho dubbi o necessità sa che tanto chiederò a lui o ad Angelica, ma mi lascia libertà di movimento. Sebastiano ha tenuto anche che dei workshop con le mie allieve.

Per me un maestro di ikebana deve comprendere se quella forma (soprattutto interna) se quell’imboccatura del vaso possono creare problemi oppure sono idonei alle varie forme e tecniche da utilizzare. Ma io è pochi anni che studio ceramica (nemmeno due per la precisione e in maniera saltuaria dato il mio lavoro) ed ancora devo imparare molto. Spesso la forma che vorrei fare diventa un’altra oppure se riesco nel mio intento devo stare attento a non rovinare il tutto durante la rifinitura e la smaltatura. Solitamente prediligo vasi di forte impatto, materici mentre per i colori tendenzialmente non ho vie di mezzo vado da vasi completamente scuri a molto chiari.

Sebastiano dice che miglioro, non so, sinceramente vedo i lavori che fanno gli altri suoi allievi e mi pare di essere sempre molto indietro. Non ho ancora mai affrontato il tornio perché voglio essere sicuro sulle tecniche a colombino e lastra. Non ho fretta. Negli ulltimi tempi mi sono dedicato a realizzare i vasi che dono alle mie allieve quando divengono maestre. Per ognuna di loro ho ideato, forme e colori differenti. Per me è una sfida anche creare vasi per appositi progetti come quello sopra riportato del concorso della Sogetsu o per la pubblicazione nel libro “Ikebana inspired by Emotions” perché davvero è “pensare” nel tempo (realizzare il vaso, farlo asciugare, prima cottura, smaltatura, seconda cottura) e sperare di trovare tutti gli elementi vegetali che ho in mente per la mia idea.

Mi piace sperimentare e lavorare l’argilla è rilassante da quando inizio a impastare allo scegliere la tecnica, i colori. Solitamente in tre o quattro lezioni termino un vaso.

Ma come ho detto è poco che ho affiancato la ceramica all’ikebana per cui ho chiesto anche l’opinione, la loro storia ad altri tre maestri di ikebana Sogetsu che realizzano i propri vasi.

Iniziamo da Inger Tribler.

Ho lavorato con l’Ikebana per 35 anni, e non è facile trovare contenitori interessanti in Danimarca, infatti 20 anni fa ho iniziato a creare i miei vasi per questa arte. Ho frequentato molti corsi, e per alcuni anni ho avuto un insegnante. Sto ancora partecipando a diversi corsi, ma ora ho il mio meraviglioso laboratorio con un forno elettrico. Realizzo tutti i miei contenitori di ceramica usando il gres. Mi ispiro alla natura e anche, molto, alla ceramica giapponese. Faccio da me gli smalti, ora sto usando diversi smalti a base di cenere. A novembre voglio fare un tour in Giappone per visitare diversi ceramisti e seguire dei workshop.

Ora lasciamo, momentaneamente, l’Europa e facciamo un salto direttamente a Murrumbateman, New South Wales. Ecco ciò che mi scrive Alexander Evans che ho già citato in un mio precedente post.

“Lavorando per l’arte.

L’Ikebana è un’arte straordinaria. L’apprezzamento della bellezza e della natura sono molto importanti, così come il rispetto per le tradizioni della forma. Quando si pratica Ikebana al di fuori del Giappone, una sfida spesso da affrontare è quella di trovare contenitori appropriati. Ci sono un certo numero di soluzioni che si presentano di fronte a questo problema, uno dei quali è quello di creare i propri contenitori. La cosa meravigliosa della Sogetsu è che incoraggia chi pratica nel provare cose nuove, nello sperimentare e sviluppare la comprensione che quasi ogni oggetto o elemento può essere riciclato e avere un nuovo utilizzo nel nostro lavoro o addirittura diventando parte essenziale dell’ikebana stesso. Tuttavia, alla fine non c’è niente come lavorare con un contenitore che ha un’estetica inerente alla sua forma per l’ikebana  – da qui la popolarità di specifici progetti di vasi.

Vivere in Australia ha le sue sfide quando si tratta di ikebana. Uno dei principali è che la maggior parte dei rivenditori giapponesi di prodotti per l’ikebana non spediscono i loro prodotti qui. Spesso mi trovo a desiderare contenitori con determinate caratteristiche o proporzioni che semplicemente non posso comprare qui e quindi rivolgo le mie capacità creative verso la ceramica con l’idea di creare i miei vasi. Questo sforzo non è senza sfide. Le abilità di apprendimento nella ceramica, la ricerca di forniture e l’accesso alle attrezzature e ai forni sono tutte cose che devono essere elaborate. Nel mio caso specifico ho iniziato a studiare ceramica e vasi nella scuola secondaria come materia extra scelta personalmente nella scuola che frequentavo. Mi rendo conto ora che questa è stata una fortuna. Dentro e fuori nella mia vita, molto prima che iniziassi a studiare ikebana, cercavo altre anime creative a cui piacesse fare cose, per compagnia e amicizia e anche per una gioia condivisa nel creare e imparare con un’altra persona. E così il mio impegno con la ceramica, con l’argilla come mezzo espressivo è sempre stato con me. Naturalmente quando non ho potuto procurarmi contenitori specifici per l’ikebana qui in Australia ho deciso subito che dovevo farne un po’ io; chi altro poteva capire meglio di me cosa volevo o di cosa necessitavo? Poco dopo aver preso questa decisione, ho avuto la fortuna di diventare amico di una ceramista locale che mi ha invitato molto gentilmente nel suo studio a realizzare alcune cose. Il suo studio è un grande capannone di sua proprietà ed è sempre un alveare di attività. Vasi da cuocere, da smaltare, caraffe, rulli per lastre e tanti scaffali per l’asciugatura, non c’è spazio per la parete. In mezzo a tutto un grande forno che, come i muscoli muovono un corpo, sforna i vasi che andranno per il mondo. Ovviamente il cuore dell’operazione è la mia cara amica Susan Hill, una grande artista, realizzatrice di contenitori e anima creativa. Questa donna è come un vulcano, mi incoraggia sempre a realizzare di più, a fare di più, a iniziare un progetto e allo stesso tempo mi fornisce un esempio come modello a cui guardare. A volte lavoro nello studio di Susan e mentre chiacchieriamo io lavoro lentamente e metodicamente su uno o due pezzi in tutto un pomeriggio mentre Susan avrà nel frattempo abilmente preparato intere serie di tazze e ciotole, aggiunto maniglie e beccucci alle cose e mi farà sembrare a confronto un lavoratore molto lento.

Ma ci sono delle differenze in ciò che facciamo; le mie creazioni sono un progetto unico, mai ripetuto, in cui lascio che l’argilla mi parli come parte del processo mentre Susan si concentra sulla produzione e fa affidamento alla produzione delle sue ceramiche per averne un reddito. io ho il lusso del tempo a mia disposizione e non ho bisogno di guadagnare dai miei manufatti, anche se non credo che diminuisca il loro valore.

Spesso comincio con un disegno e un piano di lavoro, solitamente ispirato a qualcosa che ho visto. Lavorando con il rullo o l’estrusore e costruendo manualmente la forma inizia a materializzarsi. Molto spesso, ad un certo punto lungo la lavorazione accade qualcosa di inaspettato e l’argilla vuole andare per la sua strada. Piuttosto che combattere questo e lottare verso il perfezionismo, abbraccio la lezione che mi dà l’argilla ovviamente se rimane il cuore del mio design e la funzione del contenitore non viene compromessa. Penso che questo porti ad alcune opere deliziose. Sono il primo ad ammettere che, in termini di ceramiche, le mie abilità e tecniche sono tutt’altro che avanzate, onestamente forse sono un po’ sopra al livello base, ma lasciando che l’argilla mi guidi piuttosto che costringerla a sottomettersi sono in grado di creare pezzi che forse incarnano l’essenza dell’ikebana almeno tanto quanto le linee molto nitide e altamente raffinate dei alcuni dei contenitori realizzati in serie.

Quando si tratta di smaltare mi piace provare e mantenere le cose relativamente semplici. Il mio obiettivo è creare contenitori che non siano in concorrenza con le composizioni, ma piuttosto complementari o fornire un punto di partenza, anche se mi piace per uno smalto avere un certo grado di casualità nel modo in cui si sviluppa nella cottura – da qui il mio amore per lo smalto “shino”. La ceramica è fondamentalmente un processo chimico guidato da molte variabili, il tentativo di controllare ogni aspetto diventa un compito oneroso che preferisco non affrontare, ma invece accolgo una certa quantità di casualità e variazione. Gli smalti si comportano in modo diverso a seconda della velocità del forno, alla sua temperatura, della posizione dell’oggetto nel forno, della quantità di ossigeno presente nel forno, di ciò che vi è accanto, della velocità con cui si raffredda e di tanti altri fattori che a meno che non si voglia ripetere esattamente  in ogni cottura ogni singola variabile, si è destinati a ottenere una certa quantità di casualità, non importa quale. Non la combatto, l’abbraccio. Ogni manufatto è una sorpresa alla fine della lavorazione, alcuni sono ben fatti ed altri no, ma questo fa parte del processo di apprendimento, la gioia della ceramica e la gioia di combinarla con l’arte che è quella dell’ikebana.”

Chiudiamo con Louise Worner anello di congiunzione tra Alexander e noi europei (leggendo il suo scritto comprenderete il perché 🙂 )

“Ho iniziato a studiare ceramica a Madrid, in Spagna, nel novembre 2017, quindi solo 5 mesi fa. Sentivo di essere finalmente in grado di parlare bene lo spagnolo e che quindi potevo frequentare corsi di ceramica in un’altra lingua. Il mio insegnante di ceramica si attiene a una filosofia di classi aperte in cui siamo incoraggiati a creare cose che siano rilevanti per ognuno di noi. Come novizio in ceramica, i miei disegni di vasi sono dettati dall’apprendimento di tecniche di base, dalla sperimentazione di smalti, tessiture superficiali e diversi tipi di argilla.

La forma, la linea e il colore dei vasi che realizzo non solo colmano le lacune nella mia collezione di vasi, ma riflettono anche il mio stile di ikebana. Ho una preferenza per un ikebana forte, audace e contemporaneo con elementi strutturali e/o architettonici e penso che i tipi di vasi che creo riflettano questo.

I miei vasi sono anche ispirati dagli ambienti in cui sono cresciuto e ora vivo. Ho creato delle tessiture superficiali su vasi che riflettono il paesaggio secco, arido, arido del Lago George (appena fuori Canberra, dove vivevo una volta), così come il vento e le rocce erose dal mare sulla costa della Galizia, nel nord ovest della Spagna .”

Ovviamente ringrazio Inger, Alexander e Louise per aver partecipato al mio post, spero vogliano ancora parlare prossimamente del loro rapporto tra ikebana e ceramica, li ringrazio anche per le foto dei loro bellissimi manufatti e spero che anche altri maestri di ikebana (non solo Sogetsu) che realizzano i loro vasi mi mandino le loro idee.

E’ bella la condivisione vera lungo la via dei fiori, è puro arricchimento.

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Oggi a Livorno si è tenuta la conferenza “Sakura. Il fiore di ciliegio nella cultura giapponese” a cura della Dott.ssa Rossella Marangoni.

Un appuntamento a cui non sarei mai potuto mancare per la stima verso la docente nata in seguito a tutte le sue molteplici attività culturali, ai suoi articoli e libri letti. Segnalo qui il suo ultimo interessantissimo trattato

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Ma andiamo per ordine.

Per festeggiare la Terra stamani mi sono trovato a casa di Ilaria Mibelli con Silvia Barucci ed abbiamo terminato di provare gli ikebana che faranno sabato prossimo durante la loro prima dimostrazione da Maestre Sogetsu da poco nominate.

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Mi congratulo con loro per aver ideato l’iniziativa e per lo spirito con cui hanno affrontato la via dei fiori. Dopo di me (nel 2011) e Lucio Farinelli (nel 2010) nessuno, in Italia, aveva più realizzato una dimostrazione pubblica per festeggiare la nomina a maestro. Eseguiranno diversi stili della Scuola con un finale a sorpreesa da triplo salto mortale  🙂

Dopo un loculliano pranzetto e gelato, rifocillati nello spirito e nel cuore, ci siamo recati a seguire una conferenza che ha avuto solo il difetto di finire troppo presto perché il tempo è davvero volato. la Dott.ssa Marangoni ci ha illustrato ciò che concerne di cultura, poesia, tradizioni e storia il mondo dei ciliegi giapponesi dalle origini storico/culturali della sua importanza legata ai Kami alla diffusione in pitture, poesie, stampe, kimono, scenografie, armature, tsuba, agli ōka. Un viaggio affascinante fatto con tono divulgativo che ha offerto molti spunti su cui riflettere ed ha apportato conoscenze che prima non possedevo (grazie!). Il tutto corredato da magnifiche diapositive e soprattutto fotografie che ci han portato in un mondo fatto di morbidissimi petali portati via dal vento.

20180421_175715.jpg(da sinistra Silvia Barucci, Rosaria Lenti, Rossella Marangoni, il sottoscritto e  Ilaria Mibelli)

 

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