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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Tag Archives: Concentus Study Group

Di recente nella sezione Ricordi di Facebook mi è stata riproposta questa fotografia che si riferisce alla prima lezione di ikebana che il fotografo Glauco Dattini fece con me.

 

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La foto ovviamente è perfetta grazie alla sua bravura, ma non è tanto il lato estetico che mi ha fatto riflettere quanto il contenuto.

Alcuni anni fa ebbi uno screzio con un’allieva del I anno che mi mandò un esercizio di ikebana via mail da correggere. Lo screzio fu dovuto alla mia correzione che lei non condivideva (io maestro lei al primo corso). Sinceramente non mi sono mai permesso di dire ad un mio maestro che non accettavo una sua correzione (anche quando andava contro le mie idee e i miei gusti) perché credo sia presuntuoso, ma al di là di questo il mio intento oggi è diverso.

Per questioni di privacy non pubblicherò quella foto (anche perché la persona in questione non è più mia allieva), ma vorrei fare un paragone.

Se analizziamo la foto di Glauco si vede un mobile marrone, uno sfondo marrone, un suiban nero, dei rami verde scuro/marroni e il colpo di colore è dato dai tulipani rossi che, paradossalmente, divevendo un punto focale si armonizzano e “legano” tutti gli altri elementi.

Quindi su una quasi monocromia insistita del marrone si va ad innestare un colore forte come il rosso.

La foto che ricevetti dall’allieva vedeva come soggetto: un mobile marrone, uno sfondo bianco, un vaso verde turchese, dei rami con infiorescenze viola e ranuncoli arancioni e bianchi.

Al di là degli errori tecnici del lavoro il mio appunto fu proprio sull’uso del colore indiscriminato (mi fu risposto che anche Mark Rothko usava quell’abbinamento di colori).

Nella scuola Sogetsu solo al III livello abbiamo 3 lezioni incentrate sui colori e non prima; questo perché non possiamo pensare di essere creativi ed innovativi quando ancora stiamo studiando le basi, le regole.

In prima elementare impariamo a scrivere le lettere ed unirle, non componiamo poesie come Ungaretti.

Mi fu anche risposto che io non avrei dovuto guardare il mobile, ma… era nella foto!

Una fotografia è un messaggio visivo che mandiamo per cui è di fondamentale importanza tutto ciò che contiene.

Dobbiamo scegliere che messaggio mandiamo.

Cosa vogliamo comunicare?

Nel caso dell’ikebana solitamente i messaggi sono due: Armonia e Spettacolarità (che non vuol dire fo la cosa figa con un ramo storto e sopra appiccicato un calzino o la collana di perle di nonna).

Per me l’incontro con Glauco fu importante perché in un’ora mi diede molte dritte.

La scorsa estate ho dovuto commissionare delle foto di ikebana e sinceramente non sono rimasto per nulla soddisfatto del lavoro eseguito non perché io spacchi il capello in quattro (è vero lo faccio… è più forte di me…), ma proprio perché è importante come ci presentiamo al pubblico con il nostro lavoro.

Per me fare una buona fotografia di un ikebana è come costruire una bella regia sul palco. Alla fine gradisco l’applauso non il fischio.

Concentus Study Group

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Eccoci al consueto consuntivo di fine anno. Un anno splendido per il Concentus che ancora una volta si è imposto tra le eccellenze del mondo dell’ikebana Sogetsu.

GENNAIO

Inizio alla grande con l’impegno presso l’Istituto Giapponese di Cultura: “Hana Monogatari” una mostra/dimostrazione che ancora una volta ci ha visti protagonisti su questo prestigioso palco. Siamo onorati e felici che questa Istitutzione ci inviti sempre a rappresentare l’ikebana Sogetsu ed essere eredi della maestra Lina Alicino che, solo lei, prima di noi ha esibito la sua arte in questo luogo. Grazie, al solito, alla presenza delle nostre allieve abbiamo potuto dare il meglio di noi stessi.

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FEBBRAIO

Il maestro Lucio Farinelli viene scelto da STAMBA per rappresentare i loro prodotti. Un importante riconoscimento internazionale.

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MARZO

In questo mese mi viene offerta una possibilità di collaborazione su cui medito molto prima di accettare perché spesso in Italia il concetto di Shibari è visto in un’ottica sessuale e non culturale e difficile da comprendere se non si hanno fatti approfonditi studi della cultura giapponese. A coinvolgermi è l’artista Luca Sarca Martello. A questo link l’articolo relativo. Non rimetto qui la foto perché in diversi rimasero perplessi da questa collaborazione. Ma il male è sempre nell’occhio (e nella mente) di come guardiamo le cose.

APRILE

Mostra e dimostrazione a Pomezia in una giornata dedicata al mondo orientale. A supportare il sottoscritto e il maestro Farinelli l’allieva Silvia Sordi.

 

Nell’ambito delle concatenazioni artistiche che solo il nostro gruppo ha ideato e portato avanti negli anni in Italia realizzo, a lezione dai maestri ceramisti Sebastiano Allegrini e Angelica Mariani, dei vasi che poi saranno decorati dalla mosaicista Caterina Vitellozzi. Per la prima volta nel mondo un vaso da ikebana si sposa con un mosaico.

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Il Merano Festival consultata ancora una volta la maestra Patrizia Ferrari  per rappresentare (come lo scorso anno) l’ikebana Sogetsu e decidiamo di coinvolgere Ilse Beunen per un’installazione che vedrà la partecipazione attiva della stessa Patrizia e di Silvia Sordi. Ringraziamo Patrizia per essersi sobbarcata, a nome del Concentus, tutta l’organizzazione e la preparazione materiale e per essere riuscita ad avere un articolo relativo all’evento sulla rivista Gardenia.

MAGGIO

A maggio importante collaborazione tra di noi e l’artista Caterina Vitellozzi, ringrazio il maestro Farinelli per aver seguito tutta l’organizzazione da solo essendo io in Cina per lavoro. L’importanza della squadra si vede proprio in questi frangenti. E sono felice che se, uno dei due maestri è assente, non si fermi l’attività del gruppo.

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La nostra allieva Rumiana Uzunova viene chiamata a realizzare ancora una volta degli ikebana per vetrine di negozi lungo la prestigiosa Via dell’Aventino in Roma (tra la Piramide Cestia e il Circo Massimo) segnalandosi come l’ikebanista di riferimento della zona.

LUGLIO

In un periodo di calura che, solitamente, ci vede fermi siamo stati coinvolti nell’importante manifestazione umanitaria “Io sono Ginestra“. Ringraziamo Giacomo Puglisi per averci coinvolto.

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OTTOBRE

Ottobre ci vede impegnati in Giappone in un’esperienza che credo sarà ben difficile da scordare od eguagliare tra

incontri

lezioni

mostre

e ultime cose da organizzare per l’internazionale workshop del mese successivo

oltre ad essere fermati in metro ad Osaka da un ikebanista della Sogetsu giapponese che ci aveva riconosciuto.

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NOVEMBRE

Novembre è stato tutto sull’onda della presenza, per la prima volta in Italia, di una star internazionale dell’ikebana come Mika  Otani.

Otani sensei, su nostro invito in Italia, ha calamitato l’attenzione degli ikebanisti europei (non solo della Sogetsu) che sono venuti a Roma a seguire i vari eventi che l’hanno vista protagonista a partire dalla mostra/dimostrazione presso Campomarzio70 per il lancio dei profumi della maison Floraïku dedicati al mondo giapponese (ikebana, cerimonia del tè e cerimonia degli incensi)

all’importante dimostrazione pubblica presso l’Istituto Giapponese di Cultura (con patrocinio dell’Ambasciata del Giappone)

che ha visto collaborazioni preziose come il maestro di ceramica Sbestiano Allegrini o il designer Luca Gnizio

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per poi sfociare in tre importantissimi e stupendi workshop

Per uno dei tre workshop (Unconventional material) per la prima volta nel mondo si è potuto utilizzare dei frammenti di cartapesta derivati da uno dei  grandi carri allegorici del Carnevale di Viareggio.

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Il workshop si è caratterizzato anche per la collaborazione con l’artista Massimo Alafaioli che ha realizzato a tiratura limitata un disegno apposito che è stata donato a tutti i partecipanti.

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A seguito del successo dell’evento presso la sede romana di Campomarzio70 siamo stati chiamati a rappresentare l’ikebana Sogetsu anche nella loro filiale fiorentina dove poi la maestra Silvia Barucci ha anche realizzato la vetrina natalizia.

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Non mi resta altro che farvi gli auguri di Buone Feste, ringraziare chi ci ha seguiti e supportati e ci vediamo… il prossimo anno!

Concentus Study Group

 

 

 

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Nel libro del V livello della scuola Sogetsu nella lezione inerente gli ikebana per le festività si parla dell’utilizzo dei mizuhiki.

I mizuhiki sono dei sottilissimi cordoncini giapponesi fatti di carta washi reslizzata a mano che è strettamente avvolta, irrigidita e colorata. Il risultato è un cavo molto flessibile e resistente che rappresenta un’ottima alternativa al nastro per legare i regali. Poiché queste corde colorate mantengono bene la loro forma, possono essere piegate, attorcigliate, annodate, piegate e intrecciate in fantastici disegni.
Tradizionalmente in Giappone i mizuhiki sono usati per fare nodi ornamentali legati a regali su misura per eventi speciali.

In ikebana non è facile utilizzarli perché facilmente possono dare l’effetto di qualcosa attaccato ad un ramo, estraneo al nostro lavoro.

Vi sono due tipologie di “nodo” tradizionale: Hinode e Takenaga.

Lo scorso ottobre in Giappone chiedemmo alla maestra Mika Otani una lezione appositamente su questo tema perché essendo strettamente connesso alla tradizione giapponese, svilupparlo da noi avrebbe portato sicuramente a commettere degli errori. Infatti ho visto spesso ikebana che presentavano mizuhiki messi a nido di rondine tra i rami o due o tre fili annodati ad un ramo.

Invece prima di tutto i mizuhiki da mettere devono essere almeno un mazzo.

Mika Otani sensei ci fece trovare due mazzi uno color argento ed oro e uno bianco e rosso. Il primo lo utilizzai io con il nodo Takenaga e il secondo il maestro Lucio Farinelli ricorrendo all’Hinode.

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Lucio Farinelli – foto di Luca Ramacciotti)

La maestra Otani ci fece vedere anche foto di ikebana dove i mizuhiki erano usati “sciolti” in stile libero e poi ci mettemmo al lavoro.

Confesso di essere rimasto così entusiasta di questa lezione che alla scorsa mostra presso Campomarzio70 ho subito voluto metterla in atto.

La stessa maestra Otani li ha utilizzati durante la dimostrazione che ha tenuto presso l’Istituto Giapponese di Cultura su nostro invito.

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(Ikebana di Mika Otani – vaso di Sebastiano Allegrini – foto di Lorenzo Palombini)

Lo scorso dicembre alle maestre che ne avevano fatto richiesta a nostra volta abbiamo insegnato loro come utilizzarli.

È innegabile che per i temi dell’ikebana non ci si possa improvvisare e che senza la guida di un (vero) maestro si rischia solo di scimmiottare certi temi senza progredire sul cammino dei fiori Senza maestri, senza continuare lo studio diventeremo più aridi di un fiore secco.

E data la stagione in corso la lezione sui mizuhiki non poteva che vertere sul Natale.

Da tutti noi a tutti voi: Auguri!

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(Ilebana e foto di Luca Ramacciotti- vaso di Luca Pedone)

(Ikebana di Lucio Farinelli – vaso di Sebastiano Allegrini – foto di Luca Ramacciotti)

(Ikebana di Silvia Barucci – vaso di Sebastiano Allegrini – foto di Luca Ramacciotti)

(Ikebana di Ilaria Mibelli – vaso di Sara Kirschen – foto di Luca Ramacciotti)

Concentus Study Group

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Quando ancora eravamo studenti, Lucio Farinelli, paragonò la scuola Sogetsu alla Bauhaus. Questo paragone man mano che si andava avanti con lo studio pareva sempre più stretto e connesso.

Già in un mio precedente post avevo sviscerato questo connubio di due realtà artistiche nate a distanza otto anni l’una dall’altra.

Lo scorso sabato abbiamo deciso di realizzare degli ikebana cone alcune maestre del gruppo avanzato proprio ispirati a questo movimento.

Per noi è importante da sempre approfondire lo studio dell’ikebana con contaminazioni artistiche senza fermarsi alla “mera” composizione soprattutto man mano che gli anni di studio si accumulano.

Ognuno ha cercato di realizzare ikebana traendo idee dall’architettura, dalla pittura o dal design di questo importante movimento culturale.

Ringrazio il maestro Farinelli che ha accolto e condiviso, come sempre, questa mia iniziativa (anche perché l’accostamento partì da una sua idea come scritto in apertura) e le maestre che hanno potuto partecipare.

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(Ikebana di Lucio Farinelli – foto di Luca Ramacciotti)

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Lucia Coppola- contenitore del Designer Marco Rubini – foto di Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Silvia Barucci – foto di Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Ilaria Mibelli – vaso di Maria A. Listur smaltato da Luca Ramacciotti – foto di Luca Ramacciotti)

 

Concentus Study Group

 

 

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Durante il recente workshop tenuto da Mika Otani a Roma su nostro invito uno dei workshop verteva sul tema del IV livello della scuola Sogetsu: “With leaves only”. Tenevo particolarmente a lavorare con le foglie non solo perché è un tema difficile, ma spesso c’è confusione tra questa lezione e quella del III livello (“Composition of Surfaces by Using Leaves”). Infatti ricordo di una maestra (per fortuna non del nostro gruppo) che aveva partecipato ad un workshop e mi disse che, nonostante l’esempio fatto dal maestro, non aveva capito quale dei due temi avesse svolto.

Inoltre è molto difficile essere creativi utilizzando solo le foglie. Infatti ho sempre ammirato un’idea che il Maestro Farinelli ebbe nel 2017 su questo tema andando, fra l’altro, ad utilizzare come contenitore una mattonella di vetrocemento.

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(Ikebana e foto di Lucio Farinelli)

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Proprio perché fossero chiare le differenza tra i due temi abbiamo chiesto a Mika Otani sensei di fare degli esempi pratici.

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Questi sono due esempi di “With leaves only”

mentre il sottostante di “Composition of Surfaces by Using Leaves”

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In “Composition of Surfaces by Using Leaves” noi andremo a mettere il focus proprio sulle diverse superfici che caratterizzano le varie tipologie di foglie. Possiamo utilizzare tante foglie diverse o anche una sola andando a scegliere grandi foglie o piccole, l’importante è che diano una forma tridimensionale, mai piatta e non devono essere forzatamente sovrapposte. Si può aggiungere anche un fiore per mettere in risalto la superficie, i colori e la forma delle foglie.

Si può dire che “With leaves only” sia un’evoluzione della precedente. Si scelgono due o più tipi di foglie anche quelle meno utilizzate in ikebana. Qui le foglie si possono manipolare, si può mostrare anche la pagina negativa, andarle a dividere, ricomporre senza porre limiti alla fantasia. Come ha detto la stessa insegnante durante il workshop dovremo, attraverso l’uso delle foglie, andare a creare una scltura che dia anche senso di movimento, plasticità e tridimensionalità.

Tutte le foto, dove non specificato, sono di Lorenzo Palombini

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Chi mi conosce sa quanto mi interessi conoscere le tipologie di ikebana realizzati dalle altre scuole e già in passato ho fatto dei post dedicati ad altre scuole come la Wafu.

Una delle scuole che maggiormente mi affascinano è la Ichiyo che nel sito di Ikebana International viene così descritta:

Gli arrangiamenti floreali stile Ichiyo School hanno lo scopo di risvegliare i nostri sensi in un modo diverso dall’Ikebana tradizionale, offrendo allo spettatore un’esperienza in rapporto con la natura che è inaspettata, stimolante e profonda.

La scuola Ichiyo incoraggia l’interpretazione personale. L’immaginazione è considerata essenziale per i progetti creativi come i materiali e i contenitori. “Se la disposizione dei fiori deve essere veramente appagante, dovrebbe essere un riflesso di noi stessi.”

La scuola prevede  una combinazione di materiali attraverso un equilibrio naturale dei loro pesi, piuttosto che andare a fissare i materiali con un kenzan o un komi. Attraverso il bilanciamento dei materiali, mira a riunire materiali e contenitori in una posizione reciprocamente cooperativa.

La scuola Ichiyo utilizza un metodo di insegnamento semplificato e sistematico. Ci sono 20 lezioni per ciascuno dei sei livelli: primario, secondario, avanzato, ricerca e istruttore di livello 1 e 2. I libri di testo sono progettati per consentire agli studenti di progredire attraverso questi livelli in un breve periodo di tempo. E’ possibile anche studiare per corrispondenza presentando foto dettagliate e prendendo almeno una volta all’anno una lezione di verifica dell’apprendimento.

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La scuola fu fondata nel 1937 da due fratelli: Ichiyo Kasuya (I Iemoto) a cui successe Meikof Kasuya. Suo figlio, Akihiro Kasuya, è stato il terzo Iemoto mentre l’attuale è Naohiro Kasuya che ho avuto il piacere e l’onore di incontrare durante il mio ultimo viaggio a Tokyo.

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E’ da anni che ammiro l’operato di Naohiro Kasuya san perché oltre alla ricerca di equilibrio vi aggiunge una forte modernità di forme, un impatto visivo ed estetico notevole sempre però caratterizzato da una poesia di fondo come i lavori che realizzò lo scorso anno a Parigi di cui mi inviò delle foto su messanger.

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Ringrazio lo Iemoto perché ogni volta che gli scrivo ha la gentilezza di rispondermi e per l’aiuto che mi ha dato nel redarre questo articolo.

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Lo scorso venerdì, il sottoscritto e le maestre Silvia Barucci ed Ilaria Mibelli eravamo alla sede fiorentina di Campomarzio70 per realizzare degli ikebana ispirati ai profumi della maison Floraïku come avevamo già fatto a Roma.

Silvia aveva allestito giorni prima la vetrina ispirandosi al profumo Between Two Trees (olio di pompelmo, assoluta di mate e olio di vetiver)

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(Ikebana e foto di Silvia Barucci – vaso di Pots)

mentre io prima della dimostrazione ho realizzato un ikebana ispirato al profumo I’m not a flower (oud bianco, olio di zenzero, olio di sandalo e olio di ambra) per l’altra vetrina.

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(Ikebana e foto di  Luca Ramacciotti)

Ilaria Mibelli ed io poi abbiamo fatto una dimostrazione per il pubblico presente che si è rivelato molto competente, interessato ed attento.

Ilaria ha realizzato in diretta un ikebana ispirato al profumo One umbrella for two della linea dedicata alla cerimonia del tè e per questo ha utilizzato un cestino acquistato a Kamakura (Assoluta di ribes nero, tè genmaicha e olio di cedro).

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(Ikebana di Ilaria Mibelli – foto di Luca R amacciotti)

Il sottoscritto aveva scelto (in realtà il profumo mi era stato suggerito a Roma da Diego Comi che mi aveva detto: “Secondo me a te piace questo” e come sempre il suo intuito e professionalità ci avevano azzeccato) My love has the colour of the night (olio di gaiac, olio di patchouli ed olio di vetiver).

Dopo la conclusione del corso di Livorno che non ha prodotto alcuna attività consequenziale del nostro gruppo (è sempre un dispiacere vedere vanificati cinque anni di corso come se non si fosse mai fatto niente) non ho molte cose nella mia casa di Viareggio per cui sono ricorso all’utilizzo di un vaso realizzato da Silvia Barucci e per dare l’idea delle volute del profumo (era della linea dedicata agli incensi) sono ricorso ad un dono (corteccia di gelso) fattomi da Anne-Riet Vugts al recente workshop a Roma tenuto da Mika Otani.

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – vaso di Silvia Barucci)

Dopo la dimostrazioni molte le domande interessate del pubblico ed un incontro che mi ha fatto davvero riflettere.

Jacopo studioso di medicina cinese mi chiedeva informazioni sull’arte dell’ikebana e quando gli ho detto che poteva vedere le nostre cose su internet lui mi ha risposto che non era iscritto a nessun social media.

Una mosca bianca. Anzi bianchissima.

Poi ho riflettuto che in realtà non era così.

Siamo ormai talmente assorbiti dai social media da non capire più che lì non abbiamo un vero rapporto con la vita.

Mi spiego meglio.

Siamo tutti attenti a quanti like abbiamo su Facebook od Instagram, ma è davvero importante?

Per il sottoscritto prima di tutto in caso è più di interesse le reazioni su Instagram perché è un social meno “gridato” di Facebook e dove cerchi tu dei temi (#) e non te li ritrovi spadellati in gruppi o tra contatti come Facebook tanto è vero che molti hanno solo questo social per non disperdersi nel mare magnum caotico di Facebook.

Si dà una tale importanza a questo mezzo di comunicazione che si arriva a bloccare un utente per non far vedere gli ikebana che facciamo (dando un chiaro segno di non avere la coscienza pulita) o cercando alleanze e scambi di like come se questo determinasse o meno la bravura reale di una persona.

Anche perché mettere dei like a certi lavori ha come unica spiegazione che la persona o non conosce l’argomento o abbia problemi di vista.

Certo i social media servono a mettere in contatto le persone ai quattro angoli del mondo, a scambiare idee, ma come tutte le belle invenzioni l’uomo poi le piega ai propri fini.

E per chi non ha Facebook?

Allo scorso workshop romano le persone si sono volute presentare personalmente e hanno deciso di scambiarsi le email per rimanere in contatto.

Forse Facebook quindi non è così vitale o, semplicemente, come altri social media prima di lui (da Flickr a Myspace) sta giungendo alla sua parabola conclusiva.

Concentus Study Group

 

 

 

 

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