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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Monthly Archives: ottobre 2018

Non  ancora sopiti in noi i ricordi, le sensazioni dello scorso fine settimana tra gli amici eporediesi, in questi giorni con Lucio, Silvia ed Ilaria eravamo di nuovo a percorrere la via dei fiori. In questo caso per studio.

Infatti ci siamo recati ad Anversa da Ilse Beunen sfidando il freddo (per me talmente freddo che sembravo Grunf, di alanfordiana memoria, a giro per le strade) e la quasi perenne pioggiarella belga.

Da molti anni, come scritto più volte in queste colonne, abbiamo uno stretto rapporto con Ilse sia per essere stati i primi a farle fare un workshop internazionale sia per come lei ha sempre trattato noi del Concentus Study Group. E i suoi successi europei (e non solo) scaturiti dai nostri workshop e dal suo incredibile impegno anche con la piattaforma online di ikebana fanno sì che ci sia molto più del semplice rapporto tra insegnante ed allievo.

Infatti Ilse ha accettato di farci lezione nonostante questo fine settimana non avesse nessuna lezione internazionale per insegnanti nel suo fitto calendario. Questo perché Ilse sta ristrutturando il suo atelier e, per il momento, si appoggia alla casa del suocero. Infatti questa volta non abbiamo fatto la consueta lezione del venerdì, non siamo potuti stare a cena assieme e la domenica siamo partiti subito dopo pranzo, ma il tempo passato assieme è stato, come sempre, molto istruttivo.

Il venerdì in realtà avremmo avuto in programma di visitare l’inaugurazione della mostra organizzata dal Branch olandese

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ma il ritardo di due ore dell’aereo ce lo ha impedito. Per fortuna Silvia ed Ilaria hanno potuto sostituire me e Lucio, nel rappresentare il nostro SG.

Ilse a lezione ci ha proposto, come tema, delle tecniche di fissaggio per bamboo, rami (freschi o secchi) in vista di preparazione di strutture di qualsiasi dimensione e tipologia. Nella prima parte di lezione infatti ci siamo allenati con fili di varie dimensioni, trapani etc. Sono tre possibilità di fissaggio su cui di sicuro ci eserciteremo in vista di… no di questo ve ne parlerò più in là in un altro post 🙂

Nella seconda parte della lezione dovevamo provare a realizzare delle strutture di medie dimensioni e il maestro Lucio Farinelli ha proposto di lavorare a coppie, lui con la maestra Ilaria Mibelli ed io con la maestra Silvia Barucci.

Dopo che ognuno di noi ha lavorato e fissato il bamboo a coppie abbiamo intersecato i nostrii lavori andando anche ad aggiungere altre cose che erano state parte della nostra esercitazione precedente.

Come sempre in presenza di Ilse i nostri lavori sono stati nobilitati dalle foto di Ben Huybrechts.

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(Ilaria Mibelli e Lucio Farinelli)

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(Silvia Barucci e Luca Ramacciotti)

Stamani mattina ad attendere ognuno di noi alla postazione c’era un vaso e del materiale con cui avremmo dovuto creare la nostra struttura. Anche questo caso gli imput di Ilse sono stati fondamentali e non solo per il lavoro che dovevamo svolgere al momento.

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(Silvia Barucci)

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(Lucio Farinelli)

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(IlariaMibelli)

Luca Ramacciotti

(Luca Ramacciotti)

E’ sempre istruttivo avere insegnanti che ti spingono fuori dagli schemi, che ti insegnano nuovi passi che a tua volta riconsegnerai alle allieve che ti seguono e soprattutto è stato bello lavorare a coppie, condividere idee, passioni, entusiasmo.

Purtroppo lavorando non mi posso permettere di andare di frequente ad Anversa, ma come dicevo ad Ilse per me è sempre un piacere perché, a parte il non sentirmi arrivato, per me l’ikebana è la gioia dell’apprendere non del darmi arie o importanza.  Ognuno deve comprendere il suo posto, il suo momento. Sentirsi o darsi importanza bè… lasciamo che lo facciano gli altri quando ce lo meriteremo davvero.

Concentus Study Group

 

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Lo scorso weekend ad Ivrea, in attesa dell’inaugurazione, mi sono fatto una passeggiata lungo le ali del Museo dove erano esposti i vari ikebana. C’era silenzio ed ognuno dei partecipanti aveva declinato il materiale vegetale in forme differenti, in spazi e vasi diversi. Ero emozionato e felice di essere lì. Emozionato perché eravamo in un luogo prestigioso, tra grandi Maestri, ma anche perché da lì a poco il pubblico avrebbe visto, commentato, assaporato i nostri lavori. Vedere tutti quegli ikebana mi commuoveva ed emozionava. Si andava dall’immenso, suggestivo Paesaggio realizzato dalla Scuola Ohara al mio piccolo Relief work. Dimensioni, forme, colori. Per non parlare della galleria fotografica di Nicola Galvagni con quelle stupende fotografie tridimensionali. Passeggiavo, mi emozionavo e riflettevo. Ero tanto immerso nei miei pensieri che mi richiamarono all’ordine perché stava iniziando l’inaugurazione. Ecco i miei pensieri di quel momento.

Quando nel 2005 iniziai lo studio dell’ikebana devo essere sincero non avevo molta cognizione della metria nè ben comprendevo il percorso che avrei dovuto compiere, ma seguivo l’entusiasmo di Lucio Farinelli. Sapevo cosa fosse questa arte, ero incuirosito dall’utilizzo che ne avrei potuto fare per il mio lavoro, ma niente altro. (Un piccolo inciso. Fare scenografie con l’ikebana non è semplice. O le fanno i Master Instructor della Scuola o è compito di veri scenografi che hanno studiato questa arte, su certi temi non ci si improvvisa). Mi ci sono voluti cinque anni (e tanti libri) per intuire cosa sia l’ikebana. Ora continuo lo studio perché, come dice la Iemoto al termine del libro del V livello, non finisce con quello il nostro cammino di studio. In questi anni tante esperienze meravigliose, persone conosciute che mi hanno riempito il cuore di gioia e la mente di insegnamenti (anche quelli negativi servono ad imparare). Se mi volto indietro mi pare di aver fatto cose incredibili, ma so che è solo l’inizio.

Non so se questo dipenda dalla tipologia della mia scuola, ma chi fa alcune lezioni del I livello o anche tutto quel livello e basta, bè diciamo che è come se avesse preso la ciliegina in cima alla torta e trascurato il resto. Ogni lezione prevede un’evoluzione, ma è la base, si “accumulano” concezioni, nozioni tecniche che già al II livello andranno ad amalgamarsi tutte assieme.

Spesso è un’arte frustante perché non comprendiamo (con mente occidentale) concetti come pieno, vuoto, non riusciamo a dare una tridimensionalità ai nostri lavori che è la base della scuola Sogetsu (per noi anche un mazzo di fiori in un vaso all’Occidentale ha profondità, ma vi assicuro che non è così). Tecniche, tecniche ed ancora tecniche. Le mani devono ripetere gli stessi gesti fino a quando non divengongono essi stessi un prolungamento delle nostre mani. Forse per questa ormai mia deformazione ikebanistica a ceramica non mi muovo ad altre tecniche fino a che non sento di padroneggiare quella che sto studiando.

A volte leggo frustrazione negli occhi dei miei allievi, altre volte la soddisfazione di aver appreso bene i passi da compiere. E’ un’arte che se la fai bene ti insegna umiltà. Se la fai tanto per fare…. ti lascia come ti ha trovato.

Inoltre hai a che fare con materiali viventi. Se in ceramica l’argilla risponde al movimento delle tue mani (anche troppo spesso!), in ikebana devi calcolare il peso, il baricentro, la forma dei tuoi materiali. Certo ci sono le tecniche di piegamento, la possibilità di fermare i materiali tra di loro, ma è anche vero che un ramo ha una sua precisa identità e quella non la possiamo cambiare. Ed è lì, nell’unione tra la sua “volontà” e la nostra che nasce un ikebana.

Passeggiando per il Museo ero fiero delle mie allieve che erano potute venire. Delle Maestre che stavano compiendo il giusto percorso.

Certo in tanti anni ci sono stati anche dissidi e dissapori (anche le rose hanno le spine), ma credo facciano parte della natura umana. Del non voler imparare l’umiltà dell’ikebana. Il fatto che la maggior parte dell’allieve sia rimasta e sia fiera di far parte del nostro gruppo (anche a grosso di grandi sacrifici viste le distanze e le spese che affrontano per venre a Roma a prendere lezione) vuol dire che il cammino è giusto. Che un piccolissimo numero di loro si sia allontanata post diploma, bè me ne dispiace perché non hanno compreso cosa io volessi davvero loro insegnare, ma siamo in un mondo libero ed ognuno decide come affrontare il suo percorso se con o meno rigore. Tanto gli ikebana rivelano sempre come è il nostro animo e questa è una “legge” innegabile ad un occhio esperto. Possono magari essere esteticamente belli (difficle), ma se il cuore non è in sintonia con la natura, non emozioneranno.

Per questo a Ivrea ero commosso. Si comprendeva la gioia di ognuno di noi di essere lì in quel momento. Lo studio e la passione che c’erano in quei piccoli mondi in vaso.

Voglio chiudere questo mio post con delle foto non di Ivrea, ma della mostra a Merano dello scorso maggio. Questo perché… le ho ricevute ieri. Le foto dei nostri ikebana sono bellissime, ma quello che davvero mi ha riempito di commozione sono gli scatti che il fotografo Karlheinz Sollbauer ci ha fatto a sorpresa. Ringrazio lui e le mie allieve/maestre perché in quelle foto si comprende cosa sia per loro la via dei fiori.

Concentus Study Group

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(da sinistra Neicla Campi, Enrico Nicolosi, Lucio Farinelli, Ingrid Galvagni, Luca Ramacciotti)

Sinceramente questa volta non so da dove cominciare. Tre giorni di emozioni, di amicizia, di studio. Tutto principia con Enrico Nicolosi, mio amico su Facebook. Lui è della scuola Wafu ed io da tempo cercavo di contattare la signora Ingrid Galvagni sensei e capogruppo della scuola “nostra cugina” con sede ad Ivrea. Già dovevamo collaborare nel 2016, ma poi l’occasione ci sfuggì tra le dita per cui quando la sensei ha ideato la mostra ad Ivrea e ci ha chiesto se volevamo rappresentare la Sogetsu la risposta è stata unica ed immediata.

Per la prima volta in Italia più scuole sarebbero state presenti in una mostra a spiegare cosa sia l’ikebana in tutte le sue sfaccettature.

Per quanto riguarda la Sogetsu sarebbero potute intervenire le  maestre Silvia Barucci (Firenze), Ilaria Mibelli (Livorno) e le allieve Patrizia Ferrari (Merano) e Chiara Giani (Venezia) oltre ovviamente al sottoscritto e al maestro Lucio Farinelli (a me e a Lucio anche l’onore e l’onere della vetrina del Museo) .

Essendo insieme ad altre scuole di stampo più tradizionale (Ohara) o innovativo, ma sempre poetico (come la stessa Wafu) abbiamo deciso di realizzare alcuni temi della Sogetsu senza spingere troppo il pedale sulle cose più estreme però, nello stesso tempo, mostrando anche le sfaccettature più particolari.

Lucio Farinelli infatto ha usato tanto dei contenitori di plastica acquistati in Giappone quanto un bellissimo vaso dei monaci di Bose, imprestato da Galvagni sensei, io uno stand in metallo e il Relief work, Silvia Barucci l’importanza dell’acqua e struttura di rami, Ilaria Mibelli il tema del verde e secco e fresco, Patrizia Ferrari un nageire a stile libero e Chiara Giani un morimono.

Il complimento più bello che abbiamo ricevuto è stato il seguente: “Con voi ho compreso che la Sogetsu non è quella delle cose strane, ci avete mostrato una  Sogetsu che non pensavamo.” Eppure abbiamo presentato solo alcuni dei temi della scuola, non abbiamo cambiato le carte in tavola.

La direttrice del museo Garda, la signoraPaola Mantovani, ci ha accolto con professionalità e passione. Un museo interessante, ben disposto, con parti interattive e un’illuminazione spettacolare. Siamo stati felici che per tre giorni gli sofrzi organizzativi siano stati ricompensanti da un grande flusso costante di visitatori e dalla presenza di personalità del Gam di Torino e del MAO sempre di Torino.

Noi siamo stati emozionati per l’accoglienza, la convivialità, i doni. Ieri quando ho lasciato il museo ero davvero immalinconito perché sono stati dei giorni dove l’amicizia, la passione per questa arte, nuovi amici, “vecchi amici” reincontrati sono state una costante.

A proposito di “vecchie” conoscenze riporto, con il suo permesso, una frase che mi ha scritto Roberta Santagostino e che ben caratterizza l’atmosfera che ci ha tutti avvolto: “E’ stata davvero una bella esperienza per tutti, ci siamo divertiti. Ripensandoci è stato particolare il fatto che tante persone, con tanto materiale, rami fiori vasi acqua ecc. non abbia fatto rumore e non si sia per nulla disturbata vicendevolmente. Un bellissimo clima di collaborazione con un pizzico di eccitazione e molta gioia!

Tutte le foto dei nostri ikebana sono di Ilaria Mibelli. Le foto delle altre scuole di Silvia Barucci (e ringrazio entrambe!)

Per la scuola Wafu hanno esposto: Ingrid Galvagni sensei, Marta Lanfranco, Tiziana Malvasio, Paola Mantovani, Silvia Chiuminatti, Neicla Campi,  Doriana Bonafede, Enrico Nicolosi e Nimal Kurukulasurya.

 

Per la scuola Ohara hanno esposto: Maria Masera, Anna Massari, Angela Passon, Roberta Santagostino e Mariella Silva.

 

Per la scuola Ichyō hanno esposto: Geraldine Freyling e Alix Dufaud.

 

Per la scuola Kagei Adachi hanno esposto: Marta Bachmann, Eduard Helfer, Anton Schmuki e Dominique Landolt.

 

Per la scuola Sogetsu hanno esposto:

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Lucio Farinelli: Using Both Fresh and Unconventional Materials

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Lucio Farinelli: Fruiting Plant Materials

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Luca Ramacciotti: To be Viewed from All Angles

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Luca Ramacciotti: Relief Works

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Silvia Barucci: Composing with Branches

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Silvia Barucci: Focusing on the Use of Water

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Ilaria Mibelli: Dried, Bleached or Colored Materials

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Ilaria Mibelli: Green Plant Materials

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Patrizia Ferrari: Free style Nageire

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Chiara Giani: Morimono

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Complementing an Art Work: Patrizia Ferrari e Chiara Giani

Ringrazio le allieve e le maestre del gruppo che si sono potute unire a noi in questa emozionante ed indimenticabile esperienza, alle persone che erano presenti e che hanno lavorato con armonia e felicità e Neicla e Salvatore non solo per l’ottimo epiacevole pranzo assieme, ma per averci fatto da guida turistica ad Ivrea nel mondo Olivetti.

Concentus Study Group

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(da sinistra in alto Luca Ramacciotti, Lucio Farinelli, Silvia Barucci, Ilaria Mibelli, Chiara  Gianie Patrizia Ferrari)

Ed è iniziato il conto alla rovescia per la mostra di ikebana che sta per aprire i battenti ad Ivrea. Una mostra di cui sento molta “responsabilità” addosso perché andiamo a rappresentare la nostra amata scuola e siamo con grandi ikebanisti maestri di altre prestigiose scuole di ikebana.

Nel decidere quali ikebana realizzare abbiamo, ovviamente, tenuto conto dei posti assegnati (l’organizzazione è stata eccellente e ringrazio di cuore la signora Marta Lanfranco per come ci ha seguito), ma anche di offrire un ventaglio di temi della nostra scuola.

Recentemente ero a colloquio con il dott. Masuo Nishibayashi (Direttore del Japan Cultural Institute a Roma) e si parlava delle caratteristiche della scuola Sogetsu e come, erroneamente, sia abbinata spesso al vaso particolare o alla composizione strana.

Se è vero che la scuola Sogetsu offre un’infinità di opportunità non dobbiamo mai scordare che abbiamo da tener presente regole base come pieno/vuoto, asimmetria, equilibrio, armonia. Non è necessario fare la cosa strana, i fuochi di artificio per forza.  A volte è solo perché non sappiamo ben realizzare una tecnica, abbinare i materiali per cui gettiamo brillantini negli occhi dello spettatore aggiungendo cose che sviano lo sguardo. Se è stile libero ed è strano vuol dire che va bene così si potrebbe pensare. Invece no. I temi della scuola son lì proprio perché si possano interpretare con libertà espressiva, fantasia, ma senza piegarli ai nostri voleri. La natura  (fresca, secca, colorata) è pur sempre la nostra protagonista principale.

Così, come forse non mai, ho rotto le scatole alle allieve, instradato i loro pensieri, idee affinché tutto fosse ben congeniato. So di essere un insegnante molto severo e intransigente, ma per me insegnare ikebana in nome di una scuola è responsabilità allo stato puro. Non parlo a nome mio. Ciò che dico, insegno, è sotto il marchio della scuola Sogetsu e non posso prenderlo sottogamba. Gli ikebana non sono di Luca Ramacciotti, ma di Luca Ramacciotti insegnante della scuola Sogetsu. Su questo devo dire che il Maestro Farinelli si è sempre sentito in sintonia con me (alcuni sostengono che lui sia più cattivo di me nelle correzioni ^_^).

Ho chiesto alle persone che parteciperanno alla mostra di fare ikebana che sentono loro, anche particolari, ma non forzatamente particolari, di seguire i temi della scuola. Non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno se non che amiamo questa arte e la scuola che rappresentiamo ricordandoci i 50 Principi che la caratterizzano.

Concentus Study Group

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Come scritto in un mio precedente post, prossimamente il Concentus Study Group sarà impegnato in una mostra collettiva di scuole di ikebana come rappresentante, ovviamente, della Scuola Sogetsu in Italia. Questo ci fa piacere e ci onora soprattutto visto che esporremo con dei grandi rappresentanti delle scuole Wafu, Kagei Adachi, Ichiyō e Ohara. Per noi sarà occasione di crescita e di imparare tante nuove cose da persone così esperte il tutto nell’armonia insita nel nome da noi scelto per lo Study Group.

Siamo lieti che, nonostante ognuno di noi abbia impegni familiari o di lavoro, saranno presenti maestre ed allieve del gruppo nostro che per l’occasione converranno ad Ivrea non solo da Roma, ma da Firenze, Livorno, Mestre e Merano e ringrazio chi ha realizzato il comunicato stampa (che sotto riporto) che ha segnalato, con decisione autonoma rispetto alla locandina, tutte le città di provenienza del nostro gruppo proprio a sottolineare l’impegno che mettiamo nel diffondere questa arte.

Sarà l’occasione di incontrare nuovi amici e di reincontrare persone bellissime come Roberta SantagostinoAngela Passon e Maria Masera. Non so cosa dire se non che siamo tutti emozionati e felici di questa opportunità.

Comunicato stampa ricevuto.

IKEBANA
La via dei fiori

Ivrea, Museo Civico P.A. Garda
19, 20 e 21 ottobre 2018

Colui che si dedica con amore e serietà all’arte dell’Ikebana intraprende, secondo la cultura Giapponese, la via spirituale dei fiori, detta Kadō.

L’arte orientale continua ad essere di casa al Museo Garda che ospiterà, dal 19 al 21 ottobre p.v. “Ikebana – la via dei fiori”, la mostra di portata internazionale, realizzata con il contributo della Fondazione CRT e della Fondazione Guelpa, con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone in Italia e della Regione Piemonte.

Artisti della scuola Wafu Kai di Ivrea guidata da Ingrid Galvagni Tosei, le scuole Ohara di Milano, Kagei Adachi di Zurigo, Sogetsu di Roma, Firenze, Venezia e Merano, e Ichiyo di Ginevra, insieme per la prima volta in Italia, esporranno le loro ikebana al museo civico P.A. Garda.
Ospite d’onore della mostra sarà Geneviève Kokera Ausenda, Grand Master Ohara, che, per tutta la sua vita con grande passione e impegno, ha contribuito a diffondere l’arte dell’ikebana.

Un valore aggiunto di rilievo sarà offerto dalle immagini di Nicola Galvagni, fotoreporter italiano che vive e lavora a Parigi.

L’ikebana, l’arte giapponese di disporre i fiori, s’identifica con la rappresentazione simbolica della natura, del suo ciclo vegetativo e dell’alternarsi delle stagioni. La parola Ikebana significa “rendere visibile la vita dei fiori“. Gli elementi principali che compongono un ikebana sono tre: l’acqua, i vegetali ed i recipienti che possono essere di diversa natura: ceramica, vetro, raku, legno e materiali plastici e metallici e rappresentano un elemento molto importante, tant’è che alcuni artisti nell’arte dell’ikebana sono anche ceramisti o collezionisti di vasi di pregevole fattura.

Le origini dell’ikebana si fanno risalire al VI-VII secolo d.C. Se ne ha memoria dall’epoca di Ono no Imoko, un ambasciatore che fu inviato presso la corte imperiale cinese e che, impressionato dalla bellezza dei giardini e delle offerte floreali nei templi, al suo rientro in patria si ritirò sulle colline di Kyoto e divenne monaco, trasformando la spontanea e semplice offerta floreale al Buddha in una vera e propria forma d’arte.
Nella seconda metà del XV secolo fu il monaco Senkei Ikenobo a cogliere, con ancora superiore sensibilità artistica, gli insegnamenti del suo illustre predecessore. La sua fama era tale che richiamava nel suo tempio di Kyoto pellegrini da tutto il Giappone. Decise così di fondare una propria scuola sull’arte della composizione floreale che, in origine, era praticata esclusivamente da monaci e da nobili e, solo in un secondo momento, si diffuse trasversalmente in tutti i ceti con il nome di ikebana.

In una fase successiva si svilupparono in Giappone molte altre scuole ognuna con il proprio stile.
Wafu Kai
La scuola Wafu fu fondata nel 1896 da Wafu Teshigahara. Nel 1946 il direttore della scuola (iemoto), figlio primogenito del fondatore, ha introdotto uno nuovo stile di ikebana. Artista instancabile, ha presentato le sue opere in tutto il mondo, volendo trasmettere tramite l’ikebana un messaggio di pace e comprensione tra i popoli. La sua personale visione dell’arte dell’ikebana, riassunta nel motto “arrange flowers that you like – suitably – in a container that you like” , si diffuse in Giappone, Stati Uniti e Sud America. Dal 1992, l’attuale iemoto segue le orme dei suoi due predecessori.

Ohara
La scuola Ohara, fondata da Unshin Ohara alla fine del XIX secolo ma ufficialmente solo nel 1912, enfatizza le caratteristiche stagionali, i processi di crescita naturale e la bellezza degli ambienti naturali. Si tratta di un indirizzo che ha sviluppato, in particolare, lo stile definito moribana per rappresentare attraverso le composizioni floreali un’idea di paesaggio con connotazioni letterarie e pittoriche e definiti Bunjin e Rimpa.

Kagei Adachi
Choka Adachi, fondatore della scuola Kagei Adachi nel 1912, aveva come scopo liberare l’ikebana dalle forme e dagli stili tradizionali. I criteri da lui propugnati erano enfatizzare l’asimmetria, l’acqua in quanto elemento vitale delle piante, doveva essere visibile come parte della composizione.

Sogetsu
La Scuola Sogetsu (letteralmente “Erba e Luna”) venne fondata nel 1927 da Sofu Teshigahara, artista interessato al mondo moderno e fortemente influenzato dall’apertura delle frontiere del Giappone. Egli “tolse” l’ikebana dalla sua posizione abituale: il tokonoma. Utilizzando nuovi materiali e tecniche innovative affermò che: l’ikebana può essere fatto da tutti in ogni momento, in qualsiasi luogo con qualsiasi materiale.

Ichiyō
La scuola Ichiyo , fondata nel 1937 da Meikof Kasuya e sua sorella Ichiyo, ha cercato di adattare l’ikebana al modo di vivere contemporaneo pur mantenendo tradizioni e insegnamenti del passato. Nel 1983, Akihiro Kasuya divenne il terzo iemoto della scuola e introdusse performance teatrali, realizzando ikebana in cui predomina equilibrio e tecnica della tensione.

INFO

tel. 0125 410512
e-mail musei@comune.ivrea.to.it
http://www.museogardaivrea.it

Inaugurazione venerdì 19 ottobre dalle 17,00 alle 19,00
Giorni apertura dell’esposizione :
sabato 20 ottobre: dalle 15.00 alle 19.00
domenica 21 ottobre: dalle 15,00 alle 17,00

Ingresso Museo e Mostre: intero € 5,00 Ridotto € 4,00
Il Museo Civico P.A. Garda aderisce all’Abbonamento Torino Musei Piemonte

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Se da buon toscano reputo la mia regione la migliore d’Italia non ho mai negato la mia travolgente passione per la Sicilia. Visitata due volte (sole per ora) mi è rimasta nell’animo per la sua storia, paesaggi, colori, profumi, arte, persone.

Ne ho ricordi legati a fresche spremute  di aranci, granite, dolci, arancini (o arancine), mare, venti caldi, un Etna innevato che pareva un paesaggio dantesco, il sole, i templi, i mosaici, il miele, i fiori.

Di recente sull’altro mio blog ho parlato del nuovo profumo di Antonio Alessandria: Fara. Descrivendo allo stesso Alessandria le mie impressioni mi risponde dicendo che gli piacerebbe vedere come lo visualizzerei con un ikebana.

La scelta data la complessità del profumo non è semplice. Si va dal fresco, al salino, al cedro, al muschio, all’ambra, al cumino.

Penso alla “mia” Sicilia, all’aria che diviene a volte quasi flou, i pezzetti di ghiaccio delle granite, i fiori che spuntano dai muri, dalle rocce sotto cui ripararsi.

E nasce un ikebana particolare per me dove ho utilizzato un vaso di Iittala disegnato da Alvar Aalto, frammenti di Swarovski ed ho cercato di dare un senso di estate e freschezza nello stesso tempo.

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Con piacere Alessandria mi dice che vi ritrova la parte fresca del profumo. Mi chiede come potrei evocare, e se è possibile, il sentore acuto dato nel suo profumo dal cumino. Un parte del profumo che sa di corpi accaldati stesi in riva al mare.

Nasce così il mio secondo lavoro. Penso subito ad un morimono. I sentori di limone e lime mi daranno il senso dell’estate, dei succhi rinfrescanti, di rotondità voluttuose. Come base del morimono scelgo un piatto di Kosta Boda che ricorda il frangersi del mare. E il cumino? Mando un messaggio (di domenica sera notate bene ^_^ ) a Fabio Gizzi dell’Emporio delle Spezie. Ovvio che ha il cumino in grani!

Ma come legare il tutto? Ecco che mi viene in mente una spiaggia scogliosa, il mare che si rifrange e che muove la sabbia (il cumino), la disegna, la getta tra gli scogli.

E nasce la seconda anima di Fara.

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(Bottiglietta della Coca-Cola/Nagoya dono di Marco Pacini – vaso di Angelica Mariani dono di Silvia Sordi)

Ultimamente mi accorgo che uso sempre citazioni come titoli dei miei post, ma questa del grande bardo è perfetta per illustrare l’ikebana in foto.

Quando lo scorso settembre ero a Nagoya il collega Marco Pacini mi donò una bottiglietta della Coca-Cola commemorativa del castello davanti al quale stavamo realizzando la Tosca. Un pensiero davvero molto gentile per cui decisi di portarmi dietro in viaggio la bottiglietta e pensare a come avrei potuto usarla per un ikebana. Cosa non facile data la peculiarità del metallo e le scritte.

Quando il maestro Sebastiano Allegrini ha portato al nostro workshop dei vasi realizzati da lui e da Angelica Mariani mi è caduto l’occhio su uno nero che poi mi è stato donato dall’allieva Silvia Sordi. Lì subito ho capito che la strana coppia che vedete in foto si sarebbe creata. Per ammortizzare la bottiglietta di Coca – Cola ed unirla al vaso sono ricorso al mio fiore preferito (la Gloriosa se ancora non si fosse compreso ^_^ ) a cui ho abbinato dell’Alchemilla. Fiori particolari, vasi diversi, tutto un contrasto che porta all’unione, all’amicizia tra persone diverse, che nemmeno si conoscono, ma che mi hanno reso felice.

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