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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Monthly Archives: novembre 2013

B&SMEsiste un bellissimo magazine italiano (qui è riprodotta la seconda di copertina dell’ultimo numero uscito) che si occupa di divulgazione delle arti, della cultura del mondo orientale: Bonsai & Suiseki Magazine. Ha una sua personale pagina su Facebook Bonsai & Suiseki Magazine (Facebook) dove oltre ai numeri della rivista è possibile avre informazioni sulle attività culturali (a tema) di tutta Italia e immagini bellissime (o video) del mondo giapponese.

Una simile realtà alla portata di tutti è testimonianza della passione, cultura e professionalità delle persone che non solo l’hanno ideata, ma che ne seguono passo passo l’evoluzione. Articoli estremamente interessanti corredati da stupende foto (una mia predilezione vanno ai capolavori di Fabio Canneta) che fanno penetrare neofiti ed appassionati in un mondo di suggestioni ed incanto.

La bellezza di questo progetto (oltre alla sua specifica fruibilità) è che i temi trattati interessano a 360°. Non c’è cesura tra bonsai, suiseki, articoli sulle tradizioni o i miei recenti apporti sull’ikebana. Ogni numero è un percorso, tappe che si intersecano con rapporti di parentela (vicina o lontana) tra questi mondi la cui radice è la medesima.

Poter scrivere di ikebana (con la piccola esperienza che ho rispetto ad altri illustri maestri) mi fornisce l’occasione per far comprendere come questa arte sia lontana dal concetto di centrotavola o di hobby per signore dell’Alta Società che non sanno come impiegare il tempo. Ci sono corsi, studi del materiale ed ella relativa lavorazione. Ad una recente conferenza dell’Ohara quell’illustre personaggio di Jenny Banti Pereira mi raccontava dei procedimenti da lei studiati per sbiancare il materiale, di quando estirpava le radici degli ulivi abbattuti per usarle e credo da sola questa immagine faccia comprendere che l’ikebana (vero) sia molto lontana dall’immagine del té delle cinque…. o almeno lo sarebbe.

B&SM

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Quello che differenzia maggiormente il mondo dell’ikebana da quello del bonsai o del suiseki è il tema dell’impermanenza. Se i bonsai durano (con le opportune cure e a volte una dose di fortuna) una vita e i suiseki sono cristallizzati nel tempo, l’ikebana no anche se è possibile riutilizzare alcuni materiali (seccando le foglie o fiori quali gli anthurium oppure i rami senza foglie etc). L’ikebana vive il momento in cui viene realizzato. Passato, presente e futuro si intersecano in quel momento ricordandoci la stagione che viviamo, o quella appena passata. C’è la possibilità di lavorare il materiale (come le foglie) e di modellarlo (i rami), ma il nostro lavoro avrà una durata stabilita sia dalla stagione sia dal tipo di materiale usato.

B&SM

Tutto questo vorrei comunicarlo e pubblicazioni come questa me ne danno l’opportunità per cui ringrazierò sempre la Redazione che permettono ad uno “piccolino” come me di poter affiancare i grandi artisti e persone di cultura che scrivono gli altri articoli. Spesso su queste arti c’è un poco di confusione generata anche dagli stessi operatori per cui riviste come questa possono essere un ottimo vademecum per chi decide di esplorare questo affascinante mondo.

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Ikebana

(Cocco, Fiori di Zucca, Pomodoro Datterino)

._Gιαρρσиє иєℓ ¢υσяє (≧O≦) è una pagina di Facebook che riporta foto, aneddoti, proverbi, curiosità sul mondo giapponese.

Oggi ha pubblicato il seguente post:

Una volta un arciere inesperto si pose di fronte al bersaglio con due frecce nella mano.
Il maestro disse:
“I principianti non dovrebbero portare con sé due frecce, perché facendo conto sulla seconda trascurano la prima. Ogni volta convinciti che raggiungerai lo scopo con una sola freccia, senza preoccuparti del successo o del fallimento.”

Proverbio del Kyudo

Questo proverbio ben si adatta al mio post precedente sull’atteggiamento mentale da avere studiando e praticando ikebana. Si va avanti per passi, non si pensa a cosa accadrà dopo, si deve “colpire il bersaglio”  quello è il nostro scopo non cercare di fare cosa strane, particolari, “zen”. Come l’arciere comprende l’equilibrio degli oggetti che ha in mano così l’ikebanista osserva attentamente il materiale visualizzandolo mentalmente, cercando di capire cosa tagliare e cosa lasciare. Non siamo essenziali perché si mettono tre rami in un contenitore, lo siamo per come li disponiamo. Fare ikebana è questo non la bella composizione finale. E’ lo studio, l’empatia con i materiali, le forme, la luce, i colori. Se partiamo dall’idea di voler ideare la cosa particolare, se fatta una lezione ci si dà allo stile libero (successo credetemi) il nostro cammino sarà pieno di buche. Avremo sempre con noi due frecce. Se studiamo il materiale, le tecniche, se ci metteremo del nostro (mica siamo a scuola che si copia) l’ikebana improvvisamente sarà innanzi a noi mostrando un’idea di movimento, di vita che le composizioni occidentali non hanno.

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Ikebana(Aspidistra, Lisianthus, Solanum mammosum)

 

Fin dal primo livello di studio della Scuola Sogetsu si affronta il tema dello “stile libero”.  Questa lezione ha una duplice funzione. L’allievo si trova improvvisamente a doversi esprimere creativamente senza seguire gli schemi del libro inerenti stili base e variazioni mentre il maestro comprende quanto l’allievo abbia assimilato argomenti quali proporzioni, spazio, movimento etc. Come scritto in un precedente post il percorso di studio della Sogetsu si articola in quattro anni, i primi due sono sullo studio degli ikebana base e variazioni mentre il terzo e il quarto affrontano vari temi. Questo non vuol dire che superati i primi due anni ci liberiamo dalle regole e si fa quel che ci pare. Dovremo andare ad applicare “liberamente” le regole che abbiamo appreso. Se negli stili base seguiamo diagrammi ed abbiamo tre rami principali (Shin, Soe, Hikae) nello stile libero andremo a “sfruttare” le conoscenze di proporzione, di colore, forma (ed altro) apprese e se anche visualmente non avremo più tre elementi principali dovremo tenerli a mente per cui l’elemento di “spicco” sarà il nostro Shin, quello secondario il nostro Soe e a seguire l’Hikae. Se utilizzeremo un vaso alto ricorreremo alle tecniche di ancoraggio studiate per il Nageire e così via.

Nella conferenza tenuta da Graf (vedasi post precedente) notavo che alcune regole “formali” sono comuni a tutte le scuole come ad esempio una compattezza dei materiali alla base che non diano idea di elementi sparpagliati sul kenzan, una forma che faccia sembrare che l’ikebana si sviluppi “naturalmente” come se non fosse una creazione dell’uomo, ma della natura. Noi diamo una “seconda vita” ai nostri materiali, li poniamo in un ambiente non naturale perché portino il calore, il colore, le forme della natura a rallegrare i nostri occhi e i nostri sensi, togliamo quegli elementi rovinati (una foglia mangiata dagli insetti, un rametto spezzato) per dare armonia al tutto, ma il nostro risultato non dovrà essere qualcosa dove i fiori, le foglie e i rami sembrino conficcati col martello nel kenzan, legati tra di loro con nodi indissolubili anche per Houdini, infilati con forza nei contenitori. Ricordiamoci sempre che cerchiamo l’armonia. Il materiale usato dovrà sembrare naturale. Se interverremo sul materiale (foglie piegate o lavorate ad esempio) questi non dovrà sembrare costretto in quella forma perché immediatamente il nostro lavoro risulterebbe sterile. E questa è la difficoltà maggiore dello stile libero.

Nella Sogetsu l’accostamento dei materiali si fa in base a forma, colore, movimento per cui c’è un’ampia possibilità creativa ed espressiva ed ognuno di noi ha un carattere ed una propria personalità che riversa nei suoi lavori. La difficoltà per il maestro, nel correggere, sta proprio nel rispettare l’idea dell’allievo, il suo carattere ed eseguire le correzioni senza snaturare questi concetti. Non stiamo creando cloni personali, ma sviluppando il lato artistico di altre persone. Le loro caratteristiche non devono però diventare delle limitazioni né l’allievo devo dire che quella è una sua personale interpretazione, ma comprendere come la sua idea si possa sviluppare correttamente.

A volte possiamo anche rimaner male che il maestro ci corregga un ikebana dove abbiamo messo il cuore e l’impegno e ci sembri perfetto, ma come scritto spesso il cammino dei fiori è molto lungo. Quando vado all’estero per lavoro se possibile cerco sempre maestri Sogetsu a cui chiedere lezioni perché ognuno di noi ha un percorso, esperienze diverse e in questo modo ci si arricchisce, non si smette mai di imparare, non ci si sente mai arrivati. Questo lo spiego sempre a chi mi chiede informazione sui corsi di ikebana. Una volta una signora mi chiese dopo quante lezioni si diventava bravi.  Le risposi che non lo sapevo perché erano solo otto anni che io studiavo ikebana e continuavo a prendere lezioni. Non dobbiamo essere impazienti di precorrere le tappe, non dobbiamo credere di poter fare gli autodidatti (su Facebook nei gruppi di ikebana ci sono autodidatti che postano i loro lavori e si vede che non hanno nessuna cognizione). Esistono i libri che spiegano come fare ikebana, ma la presenza del maestro è importantissima (come in tutte le arti o le varie discipline scolastiche). Picasso non è nato cubista, se abbiamo fatto le prime due lezioni della Sogetsu non si può pensare di andare a casa e fare uno stile libero. Questa è presunzione e superficialità. Per quanto, come detto alla fine dei primi due anni, ci siano lezioni di stile libero a casa dovremo esercitarci su stili base e variazioni (moribana e nageire) fino a quando non li facciamo “automaticamente”. I castelli di carte se non hanno una base, crollano.

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Ohara e Sogetsu(Silvana Mattei, Lucio Farinelli, Jenny Banti Pereira, Luca Ramacciotti, Mauro Koran Graf)

Oggi presso l’Associazione Studio Arti Floreali si è tenuta una conferenza di Mauro Koran Graf Ass. I Master presidente del Chapter Ohara di Milano. Il titolo dell’incontro era Heika o Nageire.

L’evento organizzato da Silvana Mattei (anche se la presentazione ufficiale ci sarà a gennaio) era il primo ideato dal Chapter di Roma dell’associazione Ikebana International
E presente all’incontro era Jenny Banti Pereira. Incontrare di persona questo grande personaggio è stato inetressantissimo; avevo portato un suo libro che mi aveva regalato la mia amica Elettra a cui tengo moltissimo e mentre mi faceva la dedica, riguardava le foto dei suoi lavori spiegandoci le tecniche, rammentando in che occasioni le aveva realizzate.

Conferenza

Dire che la conferenza di Graf era sull’Heika o il Nageire è estremamente riduttivo. Attraverso una serie di slide chiarissime ha ripercorso le origini dell’ikebana, partendo dai Kuge per poi passare ai Tatebana, al Rikka, allo Shoka, ha spiegato dettagliatamente le differenza di pronuncia degli ideogrammi (pronuncia cinese o giapponese),  come venivano esposti gli ikebana nei tokonoma, un excursus bellissimo che ha avuto il solo difetto di finire.

E’ palese come Graf abbia perfetta conoscenza di usi, costumi, filosofia, tradizioni di un mondo di cui spesso si hanno notizie discordanti o superficiali e come ne sia appassionato tanto da incantare l’uditorio che silenziosamente ha seguito questo brillante excursus.

Per chi non ha mai fatto ikebana è stato interessante perché ha avuto un’introduzione storica difficilmente bissabile e per chi invece studia e pratica quest’arte è stato palese come si faccia parte di una stessa famiglia. Una famiglia che ha mutato usi e costumi dividendosi in rami differenti, ma medesima la radice.

Ed è bello fare ikebana con persone che amano quest’arte veramente, che fanno le cose con serietà, passione e professionalità. Una famiglia che va in accordo, dove i “cugini” non si litigano, anzi dopo se ne vanno serenamente a mangiare assieme.

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logo

Gli ikebana Sogetsu non sono degli stili fissi, permettono di esprimersi liberamente tanto che il loro ambito non è solo la casa, ma le vetrine, i palcoscenici, e vari altre possibilità in cui poter mostrare la bellezza e il potere delle piante.

Come arrivare a fare ciò? Il percorso lo scegliamo noi in base alle nostre esigenze, se desideriamo solo avvicinarci al mondo dell’ikebana, se desideriamo compiere tutto il cammino, se divenire maestri…. Spesso abbiamo dell’ikebana un’idea preconcetta per cui a chi mi chiede di fare il corso propongo sempre tre lezioni. Una introduttiva di storia e cultura dell’ikebana e le prime due lezioni previste dal corso. Non esistono “corsi introduttivi” all’ikebana. O si fa il corso o non lo si fa, ma lezioni singole sì affinchè uno possa capire se è il tipo di ikebana che sta cercando. Perché spesso chi viene a lezione nemmeno sa che ci sono diverse scuole. Anche se in Italia le principali presenti sono Ohara e appunto Sogetsu (c’è anche un piccolo gruppo dell’Ikenobo). Se poi l’allievo deciderà di proseguire le lezioni effettuate ovviamente faranno parte del corso non andranno perse.

Il corso della Sogetsu si sviluppa in 4 Livelli o curriculum:

Curriculum 1: Kakei 20 lezioni

Le basi dell’ikebana  si studiano attraverso il metodo ideato dalla Sogetsu denominato Kakei-ho. Al termine di esse si può richiedere il primo certificato (Yonkyu)

Curriculum 2: Kakei 20 lezioni

E’ un estensione, un completamento, del Kakei, Vengono studiate le variazioni degli stile base.  Al termine di esso si può richiedere il secondo  certificato (Sankyu).

Questi due primi anni sono fondamentali per imparare le tecniche, i concetti e per capire come miuoversi nello “spazio”.

Curriculum 3: Composizione di linea, colore e massa 20 lezioni

Un livello dove si vanno ad appllicare liberamente le nozioni imparate con il Kakei-ho di base. Fare stile libero non vuol dire infatti dimenticarsi di ciò che abbiamo imparato nei due livelli precedenti, ma sfruttare la nostra conoscenza per sviluppare i  temi proposti. Se non avremo ben assimilato il corso base avremo grosse difficoltà nello svolgere questo terzo e soprattutto qui entra in ballo, ancor più che nei precedenti due dove seguivamo degli schemi, la nostra creatività. L’ikebana diviene scultura a 360°. Al termine di esso si può richiedere il terzo certificato (Nikyu).

Curriculum 4: Materiali e spazio  20 lezioni
Si apprende un livello più alto di espressione approfondendo la comprensione del materiale (secco, non convenzionale etc) e dello spazio. Al termine di esso si può richiedere il quarto certificato (Ikkyu).

Le venti lezioni si svolgeranno nell’arco di sei mesi (tre al mese). All’interno del libro vi è una cedolina con 20 caselle dove il maestro apporrà il proprio timbro o la propria firma. Questa scheda ha anche quattro caselle riservate a lezioni che deciderà il maestro se sono o meno necessarie all’allievo nel caso qualche tema non sia stato ben compreso. Quindi ogni anno consta di 20 lezioni più eventualmente quattro, ma SOLO se l’allievo ne avrà davvero necessità.

Il maestro poi invierà al Sogetsu Headquarters questa scheda debitamente compilata per la richiesta del certificato.

I libri di testo sono raggruppati per biennio dato che primo e secondo danno le basi e terzo e quarto fanno sì che si aprano innanzi a noi le molteplici possibilità che l’ikebana Sogetsu ci offre. Tenete sempre a mente questo promemoria quando richiederete informazione sullo svolgimento dei corsi di ikebana Sogetsu.

Textbook

(notizie riprese dal sito Sogetsu)

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