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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Monthly Archives: maggio 2013

Solitamente le varie mostre sulle piante e fiori si concentrano nei mesi di aprile, maggio e giugno perché la natura è nel suo pieno splendore. Ricchezza di materiale, di colori e forme.. Dopo la mostra di Lanciano e di Doozo due appuntamenti che ci vedranno scindere dato che al momento non abbiamo il dono dell’ubiquità. Il gruppo capitanato dal maestro Lucio Farinelli, che vedrà presenti le allieve che non hanno esposto a Doozo, parteciperà per il secondo anno consecutivo alla mostra di Frascati. Come sempre si cercherà di presentare i vari temi tipici della scuola Sogetsu.

Microsoft Word - BCCR locandina 2013 - v3 modificatab.doc

Microsoft Word - Cronoprogramma_Mostra_Frascati_2013.doc

Il sottoscritto invece sarà presente a Viareggio un incontro volto a far capire cosa sia l’ikebana.

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Sono felice, per una volta, di tenere una dimostrazione nella mia città natale, ma ciò avviene solo perché sarò in zona per la lezione di ikebana che terrò presso l’Associazione  Oriente. Infatti per questo genere di manifestazioni i Comuni non hanno mai soldi per poter retribuire chi, tali manifestazioni le organizza od anima. E pensare che sarebbe così istruttivo anche per le scolaresche stesse che potrebbero tornare a capire il valore e l’importanza della natura che va non solo curata, ma non bistrattata ed inquinata.

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Ikebana

(Aspidistra – Eryngium. Ceramica di Sebastiano Allegrini)

Realizzando questo ikebana con la mia maestra (Valeria Raso Matsumoto) si parlava di quanto i dettagli fossero importanti in un ikebana.  Credo che questa “regola” sia valida per tutte le scuole di ikebana, ma è fondamentale soprattutto per una scuola come la Sogetsu dove l’ikebana diviene scultura tridimensionale con un’attenzione particolare anche al luogo dove andremo a collocare il nostro lavoro. Se dietro ad esso avrà una parete bianca o colorata, un quadro od una fotografia, quale tipo di luce lo illuminerà (sole, artificiale, neon), se sarà posizionato su un mobile/tavolino di altezza normale o basso o in alto (ad esempio una scaffale di libreria). Con questo non si deve fraintendere che in ikebana si parta dai particolari o che siano il fulcro del lavoro, ma ne fanno parte in maniera imprescindibile. Se faremo una mostra un visitatore che non sa nulla di ikebana magari non noterà i particolari da noi curati, ma il suo occhio avvertirà subito se c’è un rametto fuori posto, tagliato male, o una foglia sciupata. Lo stesso avviene nel mio lavoro in teatro. Se in scena c’è un errore lo spettatore lo noterà subito, se tutto viene fatto con scrupolo e professionalità magari non si accorgerà, coscentemente, dei dettagli su cui abbiamo faticato in sala prove, ma (come nell’ikebana) gli trasmetteremo un senso di assoluta soddisfazione.

Per tale motivo quando mi chiedono se posso fare un ikebana e portarlo in dono spiego che gli ikebana si realizzano là dove verranno posizionati. Non si trasportano o spostano gli ikebana proprio per non vanificare i nostri sforzi sui sopracitati dettagli. Nella scuola Sogetsu si è soliti coprire il kenzan (il supporto che regge il materiale vegetale nel caso dei moribana) con i sassolini di fiume o di spiaggia. E vanno posizionati in maniera perfetta, sennò meglio lasciare scoperto il kenzan. Già si devono scegliere di un colore che non distragga l’occhio dal nostro lavoro (ogni elemento in un ikebana Sogetsu, contenitore compreso, deve essere in armonia con gli altri per formare un unica cosa), poi vanno posizionati da coprire completamente il kenzan senza per questo fare una massicciata pesante. Se l’occhio del solito visitatore guarderà la nostra base del lavoro, se c’è anche un solo chiodino del kenzan scoperto lo vedrà subito. Per questo motivo se spostiamo un moribana e i nostri sassolini andranno a giro per il suiban vanificheremo il lavoro svolto. Ed è bene sempre considerare questo per non fare le cose con superficialità.

Anche perché se nello spostare un ikebana (parlo sempre per esperienza della mia scuola) uno degli elementi cadrà, vi posso assicurare che non riusciremo mai (a meno che non si sia fatto un ikebana base, ma anche su quello avrei a volte dubbi) a rimetterlo nella stessa posizione.

Può anche accadere che nello spostare l’ikebana un fiore cada e si sciupi e anche questo vanificherà il nostro lavoro perché non avremo messo il primo fiore che capita, ma scelto quello esattamente adatto al nostro lavoro.

Prendiamo uno dei fiori (in apparenza) meno “complessi”: il girasole. Son tutti uguali. Ne siamo sicuri? Osserviamolo davvero (l’osservazione del materiale è FONDAMENTALE in ikebana). Un girasole avrà la corolla più aperta, un’altro più chiusa, un’altro ancora la corolla asimmetrica, uno il capo verso l’alto, un altro magari leggermente verso il basso. Non esistono mai due fiori uguali in natura e l’ikebanista lo sa.

Per tale motivo è importante non sottovalutare una composizione e spostarla come se fosse un soprammobile qualsiasi. Prima di tutto non dimostreremo rispetto verso la natura se nello spostarlo sciuperemo il materiale vegetale, poi nemmeno per chi ha eseguito il lavoro dato che negli ikebana Sogetsu c’è sempre un attento studio sui colori, le forme, le linee, il materiale usato. L’ideazione, soprattutto per una mostra, di un ikebana Sogetsu è frutto di un attento studio e questo è bene tenerlo a mente per non rovinare il lavoro svolto da chi ha eseguito l’ikebana.

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Sogetsu Italia

(Luca Ramacciotti, Anne Justo, Stefania Cornario, Giulia Piccone Italiano, Antonella Lefevre, Giulia Fregoli, Lucia Pierelli, Valeria Raso Matsumoto, Lucio Farinelli, Gisella De Donno)

Chi lo avrebbe mai detto che avrei passato una serata come questa? Che l’ikebana mi avrebbe portato a conoscere persone, amici da tutto il mondo.  Da tempo sognavo una mostra, organizzata da chi fa ikebana delle due scuole presenti a Roma: Ohara e Sogetsu. Una mostra sotto il patrocinio dell’amicizia.

Già in altri post ne ho parlato e ringraziato le persone che l’han resa possibile.

Stasera voglio che siano le immagini a parlare (e credetemi le foto non rendono minimamente giustizia alle composizioni) e solamente ringraziare TUTTI gli amici che son venuti a visitare la mostra, colleghi di lavoro, amici fotografi, poeti.

E ringraziare la mia maestra Valeria Raso Matsumoto che è stata prodiga di preziosi consigli e in compagnia nostra.

Senza scordarci di Carlo Scafuri, una persona che mette l’anima e la passione in ogni cosa che fa, venuto appositamente da Napoli per stare in nostra compagnia.

Scafuri

(Luca Ramacciotti, Lucia Pierelli e Carlo Scafuri)

(Giusy de Giorgis – Ohara)

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(Silvia Signoretti – Ohara)

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(Giulia Fregoli – Sogetsu)

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(Stella Gallas – Ohara)

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(Lucio Farinelli – Sogetsu)

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(Silvana Mattei – Ohara)

Mattei

(Edvige Lugaro – Ohara)

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(Gabriella Straini – Ohara)

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(Anne Justo – Sogetsu)

Justo

(Maria Grazia de Matteis – Ohara)

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(Romilda Iovacchini – Ohara)

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(Giulia Piccone Italiano – Sogetsu)

Piccone

(Antonella Lefevre – Sogetsu)

Le Fevre

(Lucia Pierelli – Sogetsu)

Pierelli

(Luca Ramacciotti – Sogetsu)

Io

Ad impreziosire i nostri lavori i cartoncini ideati e realizzati da Claudia de Vargas Macciucca.

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(© fotografico di Claudia de Vargas Macciucca)

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(© fotografico di Claudia de Vargas Macciucca)

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(© fotografico di Claudia de Vargas Macciucca)

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Mattei

Ieri mattina si è tenuta presso la nostra scuola di Ikebana Sogetsu una lezione di ikebana Ohara continuando così questo scambio di esperienze ideato dalla stessa Silvana Mattei I Master della scuola Ohara.

La lezione si è articolata in tre fasi.

La prima riguardava un excursus sulla botanica. Silvana ha parlato della storia ed evoluzione di questa disciplina, delle famiglie delle piante, ha portato fiori e piante per far vedere le differenze tra di loro e spiegarne le varie tipologie. Ha sottolineato quanto sia importante conoscerne anche il nome scientifico dato che sia regionalmente in Italia, sia nel mondo, spesso i fiori vengono indicati con nomi differenti. Un viaggio interessante ed affascinante da ripetere sicuramente.

Successivamente si è parlato della storia della scuola Ohara e della tipologia di composizione che si sarebbe realizzato.

Silvana ha quindi effettuato la dimostrazione a cui sarebbe seguita la prova delle mie studentesse presenti.

Ohara

Lo stile da lei scelto (che non presentasse troppe difficoltà per le nostre allieve abituate ad un approccio differente al mondo dell’ikebana, data la tipologia di scuola che stanno seguendo, ma che nello stesso tempo non fosse troppo simile a quelli da loro studiati a lezione con me) era il Kansui-kei (ramo che si riflette sull’acqua).

Ohara

Silvana ha spiegato, anche grazie ad una piccola dispensa da lei redatta per le allieve presenti, le posizioni dei rami e dei fiori realizzando l’ikebana verso gli studenti e non verso sé stessa.

Ohara

(Ikebana di Silvana Mattei)

Al termine della sua dimostrazione, le mie allieve, con materiali differenti rispetto alla Mattei, hanno realizzato i loro ikebana che la maestra ha poi corretto facendo capire eventuali errori di proporzione o di inclinazione dei rami.

Ecco alcuni dei lavori svolti.

Anne

(Ikebana di Anne Justo)

Giulia

(Ikebana di Giulia Piccone Italiano)

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(Ikebana di Lucia Pierelli)

Antonella

(Ikebana di Rita Civitarese)

Rita

(Ikebana diAntonella Lefevre)

A nome mio, del maestro Lucio Farinelli, e delle mie allieve ringrazio Silvana Mattei per questo interessante, istruttivo ed indimenticabile incontro.

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Doozo

L’ikebana, l’arte giapponese di disporre i fiori, è una delle forme artistiche che meglio ha saputo adattarsi alla storia e all’evoluzione dei costumi di questo popolo. A differenza del flower arrangement occidentale, che ha solo una configurazione estetica, l’ikebana prevede un percorso dove l’uomo e la natura costituiscono un’unica realtà. Attraverso gli ikebana andremo quindi ad omaggiare, a distillare, a reinterpretare ciò che la natura ci mostra quotidianamente e che molto spesso, immersi come siamo in ritmi di vita frenetici, non riusciamo più a vedere.

Esistono moltissime scuole di ikebana, le più celebri sono la Ikenobo (che è anche la più antica), la Ohara e la Sogetsu. In questa occasione, proporremo l’esposizione di composizioni Ohara e Sogetsu per dare vita a una mostra nata dal desiderio delle due scuole di condividere le loro esperienze e lavorare insieme nello spirito dell’ikebana.

La scuola Ohara nasce nel 1912 e ad essa si deve la creazione di una forma compositiva estremamente innovativa per l’epoca: il Moribana. Da allora la scuola Ohara ha proseguito il suo percorso innovativo basato su un’attenta e rispettosa osservazione della natura, mantenendo al tempo stesso ben saldi i  legami con il suo retaggio storico e con la cultura giapponese.

La scuola Sogetsu viene fondata da Teshigahara Sōfu nel 1927 con lo slogan: «Tutti, si incita l’allievo a far emergere la propria creatività individuale. Infatti, Teshigahara Sōfu ideò possono fare ikebana Sogetsu, in qualsiasi momento, luogo, con qualsiasi materiale», distaccandosi così nettamente dalla tradizione. In questa scuola, sempre attenta anche al mondo occidentale, si incita l’allievo a far emergere la propria creatività individuale. Infatti, Teshigahara Sōfu ideò degli ikebana il cui posto era al di fuori del tokonoma della casa tradizionale giapponese e che potevano essere realizzati ed esposti ovunque lo suggerisse la fantasia dell’artista di ikebana.

Questo è il comunicato stampa redatto da me, Lucio Farinelli, Romilda Iovacchini e Silvana Mattei per far capire esattamente su cosa si articolerà la mostra che sarà ospitata da  Doozo nel pieno centro di Roma.  Doozo, che in giapponese vuole dire prego, è allo stesso tempo ristorante giapponese, sala da tè, libreria, cornice di incontri e seminari ma anche e soprattutto galleria d’arte contemporanea dedicata alla fotografia. Infatti parallelamente alla mostra di ikebana si svilupperà quella fotografica Udaka Sensei, fotografie di Fabio Massimo Fioravanti dedicato al maestro giapponese Udaka Michishige, uno dei più grandi attori viventi del teatro Nō.

Negli anni passati (ricordo anche post workshop e dimostrazione nell’ambito della Notte bianca presso l’Istituto di Cultura Giapponese in Roma dove per me iniziò tutto) ci sono state all’interno dello stesso Istituto di Cultura Giapponese mostre in cui erano presenti la scuola Ohara e la scuola Sogetsu, ma l’importanza di questo avvenimento è dovuta al fatto che quattro maestri di due scuole differenti si sono ritrovati attorno ad un tavolino di Doozo per decidere in totale libertà, amicizia e rispetto reciproco di far sì che due sentieri paralleli divenissero un unico.

Silvana Mattei è stata promotrice del titolo proprio per far capire (e per questo si è tirato in ballo il termine Kadō meno consueto di Ikebana) come la “strada” di questa arte sia unica nonostante le molteplici diramazioni.

Assieme ad alcune delle rispettivei allieve cercheremo, per chi verrà alla mostra, di far comprendere le differenze estetiche fra le due scuole, il percorso che va da composizioni basilari ad altre più complesse se non per forma per concettualità, studio e preparazione anche dei materiali stessi su cui c’è sempre un’accurata ricerca e lavorazione che spesso sfugge ad un occhio distratto.

E qui io vorrei ringraziare tutti coloro che hanno reso questo sogno possibile perché l’arte, per me,  è passione (in tutte le sue molteplici discipline), condivisione di studi, idee e non possiamo stare avvolti solo nel nostro bozzolo. Ringrazio Romilda Iovacchini e Silvana Mattei maestre di alto livello della Scuola Ohara di esporre assieme a me e a Lucio Farinelli che abbiamo iniziato da pochi anni il nostro percorso da maestri, Angela Verdini che ha subito tutte le mie mail e Sebastiano Allegrini che metterà a disposizione di noi tutti le sue opere in ceramica.

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Foto di gruppo

Il legame che unisce la tua vera famiglia non è quello del sangue, ma quello del rispetto e della gioia per le reciproche vite. Di rado gli appartenenti ad una famiglia crescono sotto lo stesso tetto. (Richard Bach)

Da poche ora è terminata la “due giorni” a Lanciano presso il Circolo Pickwick. Sabato mostra di alcune allieve, dimostrazione ed oggi lezione finale per le allieve del III livello ed un’allieva che, per cause di forza maggiore, è rimasta di qualche passetto indietro, ma che con tenacia, passione e volontà è riuscita a terminare il II livello.

L’ikebana non è fare belle composizioni, cose strabilianti. Quello è il flower arrangement. L’ikebana è un percorso di crescita comunitario, ci si sente una famiglia unita nella gioia della condivisione. Se questo concetto non è chiaro, per quanto magari bravi, non ci evolveremo MAI nel nostro cammino. Faremo belle composizioni, ma non trasmetteranno il nostro cuore alle persone che guardano. L’ikebana è comunicazione tra noi, l’universo circostante e l’animo di chi vedrà i nostri lavori. Se non ci sentiamo parte della famiglia che frequentiamo allora siamo isolati anche dal mondo della natura, recidiamo il cordone che lega tutto il mondo a noi.

Fare una mostra è faticoso sia per chi organizza, sia per chi coordina, sia per chi svolge i lavori non solo di composizione, ma anche di preparazione che vuol dire tanto ricercare il materiale da utilizzare quanto preparare i tavoli, la logistica, la sala. E fare una mostra non è per far fare la coda di pavone al maestro è per dare soddisfazione agli allievi che compiono un cammino e che imparano a loro volta come realizzare tutto ciò se sognano di diventare maestri. Perché fare il maestro non è solo saper fare composizioni carine. E’ sacrificarsi anche nelle organizzazioni di mostre, eventi collaterali al corso o cambiare i piani di viaggio come ha fatto di recente la mia insegnante per venire incontro alle mie esigenze. E’ affrontare viaggi per fare una lezione. Questo è il cuore dell’ikebana. Non sedersi ad un tavolino dando tutto per scontato e aspettarsi solo lodi che non servono a niente.

E’ andare a Lanciano per compensare tutte le volte che l’allieva di Lanciano è venuta a Roma a fare lezione, “festeggiare” il suo locale che vede la presenza di moltissime attività culturali. Cercare di far capire a lei cosa può andare o non andare in un’organizzazione sapendo che un giorno sarà lei a proseguire il nostro cammino e lo farà con l’entusiasmo che da sempre la caratterizza. E’ mettere la propria macchina a disposizione per portare fiori e rami da usare da Roma a Lanciano. E’ vedere una ragazza giovanissima partecipare con felicità assoluta alla cosa o un’allieva divenuta cara amica, già da tre anni, che pensa con entusiasmo a nuove possibilità di realizzazione di ikebana dimostrando la serietà del cammino che sta realizzando.

Queste cose riempiono il cuore di noi maestri e possiamo solo dire: Grazie.

Rita & Lucio

Elegantissima Rita Civitarese patron del locale ha introdotto la serata con parole cariche di affetto per poi lasciare spazio a Lucio Farinelli che ha avuto l’onore e l’onere di fare la dimostrazione per far comprendere ai presenti cosa sia l’ikebana, e nello specifico la scuola Sogetsu. Al termine domande pertinenti e ricche di spunti di riflessione e approfondimento.

Rita

(Ikebana di Rita Civitarese)

Anne

(Ikebana di Anne Justo)

Lucia P

(Ikebana di Lucia Pierelli)

Giulia

(Ikebana di Giulia Piccone Italiano)

Lucio

(Ikebana di Lucio Farinelli)

Ikebana

(Ikebana di Luca Ramacciotti)

Lucio

(Ikebana di Lucio Farinelli)

Ikebana eseguiti a lezione

Rachele

(Ikebana di Rachele Pennelli)

Rita

(Ikebana di Rita Civitarese)

Anne

(Ikebana di Anne Justo)

Lucia

(Ikebana di Lucia Pierelli)

Anne

(Ikebana di Anne Justo)

Rita

(Ikebana di Rita Civitarese)

Rachele

(Ikebana di Rachele Pennelli)

Lucia

(Ikebana di Lucia Pierelli)

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