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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Monthly Archives: gennaio 2015

10403644_10152786921327509_3660505738896533842_n(vaso di Sebastiano Allegrini – © fotografico Luca Ramacciotti)

Il mio maestro di ceramica (Sebastiano Allegrini) mi ha consigliato un libro di cui sto per riportare un capitoletto. Ogni riferimento è ovviamente all’arte ceramica, ma come si vedrà spesso si parla di nozioni che riguardano l’arte tout court. Molte di queste cose scritte dall’autrice (Susan Peterson) mi sono riecheggiate in mente perché alcune già note grazie ai consigli, agli insegnamenti della mia maestra di ikebana (Valeria Raso Matsumoto) e soprattutto ai principi su cui si basa l’ikebana Sogetsu dove ricordo si va a fare delle vere e proprie sculture tridimensionali di “natura”. Credo che i passi sottostanti siano utili per ogni persona che faccia o studi arte visiva.

Fare Ceramica

di Susan Peterson

(ed. Zanichelli)

L’artista costruisce sulla base dell’esperienza. I principianti continuano ad essere tali molto a lungo. […]

L’arte è qualcosa di più della somma dei procedimenti. A volte s’incontrano delle persone che sembrano nate con la dote di trasformare in arte tutto ciò che toccano. Più spesso, però, il cammino verso l’arte appare arduo e difficoltoso.

Sia che facciamo oggetti d’uso o sculture, esistono dei principi da applicare alle forme tridimensionali, come movimento, ripetizione, contrasto, varietà, proporzione. Ci sono qualità da realizzare come morbido, duro, luminoso, pesante, fragile, robusto. Ci sono sensazioni da comunicare come eccitazione, drammaticità, potenza. Dovreste avere tutte queste parole in testa, quando lavorate. Per creare qualcosa occorre che siate in grado di visualizzarne l’immagine, trovare il modo di realizzarla e saper cambiare se si presentano nuove possibilità. Imparate a fissare l’immagine nella mente, visualizzandola dall’inizio alla fine. […]

Bisogna imparare a vedere. Esercitare l’occhio a individuare linee, forme, colori, luce nelle opere altrui e proprie non è solo possibile, ma indispensabile per ogni artista. Ogni fotografo si addestra a raggiungere questa capacità per poter cogliere le immagini; alla fine è l’immagine a cogliere lui. Questo avviene dopo una lunga esperienza nel campo della visione. Abituatevi a fissare nella mente le vostre percezioni davanti alle forme. Pochi nascono con questa abilità che, per fortuna, si può acquisire e sviluppare col tempo. Per esercitarvi a cogliere la forma, restate fermi in una stanza, in piedi o seduti, e riducete all’essenza quel che vedete. Selezionate ombre e  luci, orizzontali e verticali, senza vederle come oggetti: guardate gli spazi, senza far caso ai particolari. Le forme quadrate o rettangolari si accordano agli spazi; osservate le linee della stanza, i divisori, i mobili, le finestre; individuate le linee dinamiche e quelle statiche; le zone di luce e quelle in ombra. Questo esercizio è basilare per acquisire una sensibilità spaziale. Fatelo ovunque, sul treno, al supermercato. I chiari e gli scuri, e a volte anche i toni intermedi, determinano delle fratture in uno spazio, o possono creare zone in rilievo su una superficie piana. Fate delle scelte; pensate quali forme o tipi di chiaroscuro vi interessano di più e cercate di capire perché. Se vi abituerete a ragionare in questo modo, diventerà per voi instintivo farlo. E’ importante decidere da soli e sul momento. Prendete l’abitudine di guardare gli spazi, fuori dalla finestra, lungo la strada e in campagna – le masse formate dagli alberi e i solidi geometrici definiti dalle case. Osservate solo le sagome, in modo che gli spazi assumano una particolare importanza, mentre vi avvicinate o indietreggiate. Oltre allo spazio, imparate anche a cogliere la linea, che potrà essere una vera linea che taglia lo spazio o una forma intersecata da un’altra. Individuate le linee ovunque. Esaminate attentamente dall’inizio alla fine. Alla fine, mentre lavorate l’argilla, vedrete le direzioni della linea e definirete senza pensarci forme e piani. Si creano delle tensioni fra linee veloci e linee lente, forme grandi o piccole, toni brillanti o scuri. Di fondamentale importanza è anche il colore che spesso supera per intensità percettiva la linea o addirittura lo spazio. Studiate i colori per vedere l’effetto che fanno da soli o combinati. Una macchia rossa in un quadrato giallo crea una tensione drammatica. Cercate di immaginare l’effetto di una macchia rosa o bianca. Formatevi da soli le vostre idee, in modo che siano personali e significative.

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L’ikebana e la ceramica sono un connubio piuttosto inscindibile. E’ vero che con la Scuola Sogetsu si possono utilizzare anche vasi in vetro, plastica, ferro (etc) oppure realizzare ikebana senza contenitore, ma la ceramica resta l’abbinamento principe. Il contenitore “fa parte” dell’ikebana, non è un elemento di accessorio e nemmeno secondario. Gli Iemoto della Scuola Sogetsu son sempre stati grandi ceramisti ed hanno ideato vasi stupendi (basti vedere quelli di Hiroshi Teshigahara) e credo conoscere un poco questa antica materia sia importante. Inoltre pensiamo alla ricercatezza della ceramica giapponese dal raku alla ceramica karatsu.

Da qui la decisione di iniziare un nuovo cammino sotto la supervisione di un maestro che in questi tre anni ha seguto da vicino le nostre esigenze realizzandoci splendidi contenitori e presso cui abbiamo già realizzato con le nostre allieve un workshop lo scorso novembre che sarà replicato, dato il successo riscontrato, il prossimo marzo: Sebastiano Allegrini (Anime affini) che ha il suo laboratorio/ negozio Pots nel cuore di Roma.

Penso che sia importante per un maestro di ikebana capire meglio questa metaria, la sua lavorabilità, gli smalti, che sia un sentiero collaterale a quello della via dei fiori, un percorso da non trascurare. Dobbiamo sì conoscere fiori e piante, ma anche ciò che andrà a “raccogliere” il nostro lavoro.

In tre lezioni sono stato capace di fare questa piccola tazzina storta in foto (qui appena smaltata in attesa di essere cotta) e una specie di vaso (di cui la prossima settimana deciderò la sorte). Poco? Niente affatto. Sto imparando un’arte tanto antica, quanto nobile ed affascinante. Non mi interessa ad ogni lezione di realizzare qualcosa, ma fare tecnica, tecnica, tecnica. Sbagliare, ricominciare da capo fa parte del gioco. Come dico sempre quando insegno ikebana non dobbiamo agli inizi pensare alla composizione che facciamo e a farla “carina” , ma assimilare le tecniche, le misure, lo spazio.

Nell’arte non si deve avere fretta, né scoraggiarsi sugli iniziali insuccessi, ma assaporare ogni singolo passo senza mettere innanzi il proprio ego e quello che ci piace o meno.  Se il maestro corregge si ringrazia. Se insiste nel farci fare gli stessi passi è per il nostro bene. A quello che piace a noi penseremo quando, e se, diventeremo bravi in quel compito.

La vita ormai è frenetica, compulsiva e nevrtotica. Non diamo fretta almeno all’arte.

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Ikebana di Giulia Piccone Italiano(Ikebana di Giulia Piccone Italiano – © fotografico Luca Ramacciotti)

Come ogni anno la lezione di gennaio è dedicata al ricordo della Maestra Sogetsu Maria Grazia Rosi (Ciao Il sentiero dei fiori Tra il cielo e la terra c’è l’amicizia   L’incontro   Dimora nel cuore un miracolo chiamato amicizia  La memoria  In onore) e si vanno ad utilizzare i suoi vasi che la famiglia ci ha donato durante una giornata indimenticabile per chi l’ha vissuta.

Quest’anno dati i temi della lezione abbiamo potuto usare due dei suoi vasi negli ikebana di cui pubblico le foto volentieri perché come scritto più volte sia il sottoscritto sia il maestro Farinelli eravamo molto legati a Maria Grazia e le dobbiamo l’amore verso questa particolare arte.

Ikebana di Chiara Giani(Ikebana di Chiara Giani – © fotografico Luca Ramacciotti)

Ikebana di Anne Justo

(Ikebana di Anne Justo – © fotografico Luca Ramacciotti)

Ikebana di Tiziana Biondo

(Ikebana di Tiziana Biondo – © fotografico Luca Ramacciotti)

Ikebana di Giulia Fregoli

(Ikebana di Giulia Fregoli – © fotografico Luca Ramacciotti)

Ikebana di Antonella Lefevre

(Ikebana di Antonella Lefevre – © fotografico Luca Ramacciotti)

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E’ un mondo particolare quello dei corsi d’arte. Mercoledì ho iniziato lo studio della ceramica presso Pots ed ho conosciuto belle persone, gente più avanti di me su questo percorso che di sicuro arricchirà la mia esperienza con la loro senza contare il maestro che avrà l’arduo compito di insegnarmi un’abilità manuale che mi manca. Pronto a questa nuova sfida.

Come lo sono state oggi Alba, Francesco, Irene e Patrizia che han fatto i primi passi sulle due mattonelle iniziali del percorso della scuola Sogetsu. L’inizio di un percorso a cui mi auguro si appassioneranno e vedranno come la loro vita cambierà. Per questo nuovo inizio ospite ancora una volta di Oriente asd nella bellissima Livorno. Alla lezione han partecipato con mia gioia, non solo Rosaria che oltre ad essere allieva è anche la direttrice dell’Associazione ma anche e le allieve livornesi ormai giunte già al III livello.

Le ore, come sempre, son volate via sulle punte dei fiori e tra domande, curiosità e…. un buon dolce con tè. Ringrazio Rosaria che ancora una volta mi ha dato la possibilità di conoscere belle persone, le allieve del corso avanzato che son potute venire a supportare materialmente e fisicamente, il loro entusiasmo e con gioia ho ritrovato Patrizia in un contesto difefrente da quello estivo dove ci si incrocia sempre di corsa.

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