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Luca Ramacciotti

www.ikebanado.com www.lucaramacciotti.it

Ikebana

(Thypa, Papiro, Lisianthus)

La via dei fiori ha un percorso rettilineo. Si inizia e si prosegue. Possiamo concederci delle soste, ma quando riprenderemo non troveremo scorciatoie o sentieri più facilmente percorribili, linea dritta innanzi a noi e basta. Durante questo percorso andremo a cercare una totale concentrazione che non ci distolga da ciò che stiamo compiendo. I problemi quotidiani, i dolori dovrebbero rimanere sul ciglio del sentiero. O almeno non dovremo farli portare, come zaini, alle altre persone. Alle volte tra i rami penetra un colpo di luce e può farci vacillare un poco colpendoci negli occhi, portarci, infastiditi, a discutere con i nostri compagni di viaggio, con chi ci fa guida. Ma tutto dovrebbe finire in quel punto del sentiero perché amiamo il percorso che stiamo compiendo, le persone che viaggiano con noi. Se ci sono errori durante il percorso si dovrebbe cercare di capire come fare per superarli. Alle volte un ramo caduto in mezzo al sentiero può essere di spunto per un lavoro di squadra (sia per rimuoverlo sia per studiarlo meglio e capire se lo possiamo usare a nostro vantaggio). Se invece ci si ferma, ci si scorda che siamo un gruppo, che le discussioni fanno parte del cammino di apprendimento, non si rispetta chi ci fa da guida anche se ha più esperienza di noi perché ci si sente perfetti ed infallibili allora i fiori attorno a noi seccheranno. Si può scegliere un’altra guida, ma se la scelta non è dettata dall’avere un nuovo Virgilio che ha più esperienza nel condurci, ma dalla presunzione, la vendetta e l’arroganza probabilmente troveremo solo chi ci sperderà nel bosco. E perderemo per sempre il percorso compiuto fino a quel momento e i compagni di viaggio che svaniranno come rugiada al sole, quel sole che non vedremo più.

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Ikebana

(Gloriosa, Carruba, Pepe Rosa)

Se dovessi indicare cosa amo di più dell’Ikebana Sogetsu direi che è lo stile libero. La cosa che trovo più difficile? Lo stile libero.  La Sogetsu fin dal primo anno ti permette di esprimerti creativamente e, per noi occidentali, è importante. La Sogetsu non ti impone degli stili ferrei (stili base e variazioni sono per imparare a muovere i primi passi a prendere dimestichezza tra misure, spazio, dimensioni, vuoto, armonia, colori), ma si rivolge a persone che devono tirar fuori tutta la loro creatività… senza per questo sfociare nel design. Dopo lezioni in cui si segue un diagramma improvvisamente il salto nel vuoto. Per chi lo esegue per la prima volta è difficile capire come applicare artisticamente,  “liberamente” le regole fino ad allora acquisite. Per chi lo fa da anni la difficoltà è nel cercare di non ripetersi, ma ogni volta creare qualcosa di nuovo.

Oggi il salto nel vuoto è toccato alle allieve di I livello a cui tengo il corso presso l’Associazione Oriente a Livorno. Con piacere ho visto come hanno scelto il vaso (mi ero portato appositamente da Roma vasi, fiori e foglie), osservato il materiale e in religioso silenzio si sono messe all’opera. Il materiale scelto (e i vasi) presentavano varie difficoltà tecniche ed estetiche rendendo questa lezione molto importante anche perché per la prima volta veniva “abbandonato” il suiban per testare le proprie capacità su contenitori sconosciuti.

Nessuna di loro si è arresa per questo, o scoraggiata, ma ha cercato anche di capire come aggirare gli ostacoli proposti e questo è il giusto atteggiamento.

Con soddisfazione paterna pubblico alcuni lavori.

 

(Ivana Bosimini)

Ivana

 

(Rosanna Lari)

Rosanna

 

(Rosaria Lenti)

Rosaria

 

(Nicoletta Barbieri)

Nicoletta

 

(Silvia Barucci)

Silvia

 

E dato che ci si salutava in vista di settembre…

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Ikebana

(Pandano, Eryngium, Areca)

Definire l’ikebana un hobby può essere riduttivo (nei suoi confronti), ma va bene, dipende da cosa ci si aspetta imparando quest’arte e compiendo un ben preciso tipo di cammino. Si può passeggiare, guardarsi attorno, esplorare con calma i fiori, gli alberi, le foglie che ci circondano, perdersi in essi, non prestare eccessiva attenzione al cammino che stiamo imparando che è tanto tecnico quanto estetico (sebbene siano due termini più adatti ad un’ottica occidentale che orientale).

Oppure possiamo fare jogging lungo la via dei fiori, allora si procede a passo più spedito perché abbiamo una “meta” da raggiungere. Teniamo un passo ed un fiato regolari, ci si impegna a non inciampare a non perdere inutile tempo e riusciamo lo stesso ad osservare la natura che ci circonda, imparare ciò che è necessario perché la nostra via sia dritta e fruttifera.

Possiamo anche correre, o meglio diciamo che possiamo provare a correre, ma perderemo di vista, fiori, nozioni, idee perché non è tanto il percorso da compiere, la meta da raggiungere che ci interessa, quanto la velocità con cui si avanza. E di sicuro inciamperemo prima o poi e sarà difficile allora rialzarsi.

Per chi passeggia va bene qualsiasi cosa, ma deve capire che non può ottenere lo stesso risultato di chi fa jogging che prevede un impegno diverso, è un passeggio in forma di corsa a passo lento e piacevole. Lo scopo principale dell’attività è aumentare il benessere fisico di chi la intraprende senza però subire lo stress derivato dalla corsa vera e propria che, come detto prima, ci porterà solo a cadere lungo la via dei fiori.

Chi passeggia non può pensare di arrivare alla stessa meta di chi fa jogging perché questi si allena di continuo e sa cosa voglia dire l’impegno.

Tutta questa metafora sportiva, fatta da uno che dopo due passi stramazza al suolo stanco, per spiegare che se nel corso di studio c’è un impegno differente ci saranno anche risultati diversi e lo studente ne deve essere consapevole.

Quando io ero studente da Viareggio scendevo a Roma a prendere, tutte le settimane, lezione di ikebana facendo salti mortali sia per il tempo sia per il lato economico (noi teatranti siamo sempre in balia di burrasche). Avevo la fortuna di poter usufruire dei passaggi in macchina di un altro studente (l’attuale maestro Lucio Farinelli che lavora con me) che usciva prima dal lavoro dato che la nostra insegnante dell’epoca non faceva concessioni di orario per chi lavorava.

La nostra giornata si svolgeva così: la sera prima arrivavo da Viareggio, la mattina alle 7 andavamo con Lucio a prendere il materiale per la lezione al Mercato dei fiori (già la nostra insegnante non ce lo procurava…), poi io tornavo a casa a sistemare le cose comperate e Lucio al lavoro portandosi parte del materiale dato che poi io lo avrei raggiunto in bus fino al suo posto di lavoro che non era nè vicino al Mercato dei fiori nè alla casa della nostra insegnante.

Una volta, si stava andando a prendere in campagna dei rami di castagno, una ragazza non vedendo uno stop (era al telefono) ci prese in pieno sfasciando la macchina di Lucio. Il giorno dopo eravamo di mattina presto al Mercato dei fiori ugualmente a comperare i fiori e dato che non si era potuti andare a prendere i rami di castagno, comperammo delle piante di mandarini giapponesi e il tutto in bus.

Questo lo racconto non perché siamo degli eroi, ma per far capire quanto l’ikebana ci avvincesse, nessun ostacolo fermava il nostro percorso, non abbiamo mai corso, ma nemmeno passeggiato.

Quando c’era una mostra da fare andavamo al Mercato dei fiori a prendere il materiale per noi (e spesso per la nostra insegnante) e questo semplicemente perché a differenza che dal fioraio avevamo il doppio della scelta, la freschezza del prodotto, si imparava a conoscere materiali, i rivenditori a cui rivolgersi, era un’esperienza importante anche se in realtà non si dovrebbe far da soli, come è successo a noi, ma con l’insegnante.

Se un allievo non vuol venire al Mercato dei fiori nessun problema, capiamo che sta passeggiando, come chi non si esercita a casa o non comprende che fare una mostra di ikebana non è arrivare sul luogo designato e montare la sua composizione.

Per me aver seguito la realizzazione di mostre, di cerimonie per la consegna dei diplomi dei maestri è stato altamente formativo perché pur non essendo, come scritto prima, uno sportivo amavo quel tipo di jogging. E lo amo ancora.

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Solitamente le varie mostre sulle piante e fiori si concentrano nei mesi di aprile, maggio e giugno perché la natura è nel suo pieno splendore. Ricchezza di materiale, di colori e forme.. Dopo la mostra di Lanciano e di Doozo due appuntamenti che ci vedranno scindere dato che al momento non abbiamo il dono dell’ubiquità. Il gruppo capitanato dal maestro Lucio Farinelli, che vedrà presenti le allieve che non hanno esposto a Doozo, parteciperà per il secondo anno consecutivo alla mostra di Frascati. Come sempre si cercherà di presentare i vari temi tipici della scuola Sogetsu.

Microsoft Word - BCCR locandina 2013 - v3 modificatab.doc

Microsoft Word - Cronoprogramma_Mostra_Frascati_2013.doc

Il sottoscritto invece sarà presente a Viareggio un incontro volto a far capire cosa sia l’ikebana.

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Sono felice, per una volta, di tenere una dimostrazione nella mia città natale, ma ciò avviene solo perché sarò in zona per la lezione di ikebana che terrò presso l’Associazione  Oriente. Infatti per questo genere di manifestazioni i Comuni non hanno mai soldi per poter retribuire chi, tali manifestazioni le organizza od anima. E pensare che sarebbe così istruttivo anche per le scolaresche stesse che potrebbero tornare a capire il valore e l’importanza della natura che va non solo curata, ma non bistrattata ed inquinata.

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Ikebana

(Aspidistra – Eryngium. Ceramica di Sebastiano Allegrini)

Realizzando questo ikebana con la mia maestra (Valeria Raso Matsumoto) si parlava di quanto i dettagli fossero importanti in un ikebana.  Credo che questa “regola” sia valida per tutte le scuole di ikebana, ma è fondamentale soprattutto per una scuola come la Sogetsu dove l’ikebana diviene scultura tridimensionale con un’attenzione particolare anche al luogo dove andremo a collocare il nostro lavoro. Se dietro ad esso avrà una parete bianca o colorata, un quadro od una fotografia, quale tipo di luce lo illuminerà (sole, artificiale, neon), se sarà posizionato su un mobile/tavolino di altezza normale o basso o in alto (ad esempio una scaffale di libreria). Con questo non si deve fraintendere che in ikebana si parta dai particolari o che siano il fulcro del lavoro, ma ne fanno parte in maniera imprescindibile. Se faremo una mostra un visitatore che non sa nulla di ikebana magari non noterà i particolari da noi curati, ma il suo occhio avvertirà subito se c’è un rametto fuori posto, tagliato male, o una foglia sciupata. Lo stesso avviene nel mio lavoro in teatro. Se in scena c’è un errore lo spettatore lo noterà subito, se tutto viene fatto con scrupolo e professionalità magari non si accorgerà, coscentemente, dei dettagli su cui abbiamo faticato in sala prove, ma (come nell’ikebana) gli trasmetteremo un senso di assoluta soddisfazione.

Per tale motivo quando mi chiedono se posso fare un ikebana e portarlo in dono spiego che gli ikebana si realizzano là dove verranno posizionati. Non si trasportano o spostano gli ikebana proprio per non vanificare i nostri sforzi sui sopracitati dettagli. Nella scuola Sogetsu si è soliti coprire il kenzan (il supporto che regge il materiale vegetale nel caso dei moribana) con i sassolini di fiume o di spiaggia. E vanno posizionati in maniera perfetta, sennò meglio lasciare scoperto il kenzan. Già si devono scegliere di un colore che non distragga l’occhio dal nostro lavoro (ogni elemento in un ikebana Sogetsu, contenitore compreso, deve essere in armonia con gli altri per formare un unica cosa), poi vanno posizionati da coprire completamente il kenzan senza per questo fare una massicciata pesante. Se l’occhio del solito visitatore guarderà la nostra base del lavoro, se c’è anche un solo chiodino del kenzan scoperto lo vedrà subito. Per questo motivo se spostiamo un moribana e i nostri sassolini andranno a giro per il suiban vanificheremo il lavoro svolto. Ed è bene sempre considerare questo per non fare le cose con superficialità.

Anche perché se nello spostare un ikebana (parlo sempre per esperienza della mia scuola) uno degli elementi cadrà, vi posso assicurare che non riusciremo mai (a meno che non si sia fatto un ikebana base, ma anche su quello avrei a volte dubbi) a rimetterlo nella stessa posizione.

Può anche accadere che nello spostare l’ikebana un fiore cada e si sciupi e anche questo vanificherà il nostro lavoro perché non avremo messo il primo fiore che capita, ma scelto quello esattamente adatto al nostro lavoro.

Prendiamo uno dei fiori (in apparenza) meno “complessi”: il girasole. Son tutti uguali. Ne siamo sicuri? Osserviamolo davvero (l’osservazione del materiale è FONDAMENTALE in ikebana). Un girasole avrà la corolla più aperta, un’altro più chiusa, un’altro ancora la corolla asimmetrica, uno il capo verso l’alto, un altro magari leggermente verso il basso. Non esistono mai due fiori uguali in natura e l’ikebanista lo sa.

Per tale motivo è importante non sottovalutare una composizione e spostarla come se fosse un soprammobile qualsiasi. Prima di tutto non dimostreremo rispetto verso la natura se nello spostarlo sciuperemo il materiale vegetale, poi nemmeno per chi ha eseguito il lavoro dato che negli ikebana Sogetsu c’è sempre un attento studio sui colori, le forme, le linee, il materiale usato. L’ideazione, soprattutto per una mostra, di un ikebana Sogetsu è frutto di un attento studio e questo è bene tenerlo a mente per non rovinare il lavoro svolto da chi ha eseguito l’ikebana.

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Sogetsu Italia

(Luca Ramacciotti, Anne Justo, Stefania Cornario, Giulia Piccone Italiano, Antonella Lefevre, Giulia Fregoli, Lucia Pierelli, Valeria Raso Matsumoto, Lucio Farinelli, Gisella De Donno)

Chi lo avrebbe mai detto che avrei passato una serata come questa? Che l’ikebana mi avrebbe portato a conoscere persone, amici da tutto il mondo.  Da tempo sognavo una mostra, organizzata da chi fa ikebana delle due scuole presenti a Roma: Ohara e Sogetsu. Una mostra sotto il patrocinio dell’amicizia.

Già in altri post ne ho parlato e ringraziato le persone che l’han resa possibile.

Stasera voglio che siano le immagini a parlare (e credetemi le foto non rendono minimamente giustizia alle composizioni) e solamente ringraziare TUTTI gli amici che son venuti a visitare la mostra, colleghi di lavoro, amici fotografi, poeti.

E ringraziare la mia maestra Valeria Raso Matsumoto che è stata prodiga di preziosi consigli e in compagnia nostra.

Senza scordarci di Carlo Scafuri, una persona che mette l’anima e la passione in ogni cosa che fa, venuto appositamente da Napoli per stare in nostra compagnia.

Scafuri

(Luca Ramacciotti, Lucia Pierelli e Carlo Scafuri)

(Giusy de Giorgis – Ohara)

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(Silvia Signoretti – Ohara)

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(Giulia Fregoli – Sogetsu)

Fregoli

(Stella Gallas – Ohara)

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(Lucio Farinelli – Sogetsu)

Lucio

(Silvana Mattei – Ohara)

Mattei

(Edvige Lugaro – Ohara)

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(Gabriella Straini – Ohara)

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(Anne Justo – Sogetsu)

Justo

(Maria Grazia de Matteis – Ohara)

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(Romilda Iovacchini – Ohara)

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(Giulia Piccone Italiano – Sogetsu)

Piccone

(Antonella Lefevre – Sogetsu)

Le Fevre

(Lucia Pierelli – Sogetsu)

Pierelli

(Luca Ramacciotti – Sogetsu)

Io

Ad impreziosire i nostri lavori i cartoncini ideati e realizzati da Claudia de Vargas Macciucca.

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(© fotografico di Claudia de Vargas Macciucca)

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(© fotografico di Claudia de Vargas Macciucca)

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(© fotografico di Claudia de Vargas Macciucca)

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Mattei

Ieri mattina si è tenuta presso la nostra scuola di Ikebana Sogetsu una lezione di ikebana Ohara continuando così questo scambio di esperienze ideato dalla stessa Silvana Mattei I Master della scuola Ohara.

La lezione si è articolata in tre fasi.

La prima riguardava un excursus sulla botanica. Silvana ha parlato della storia ed evoluzione di questa disciplina, delle famiglie delle piante, ha portato fiori e piante per far vedere le differenze tra di loro e spiegarne le varie tipologie. Ha sottolineato quanto sia importante conoscerne anche il nome scientifico dato che sia regionalmente in Italia, sia nel mondo, spesso i fiori vengono indicati con nomi differenti. Un viaggio interessante ed affascinante da ripetere sicuramente.

Successivamente si è parlato della storia della scuola Ohara e della tipologia di composizione che si sarebbe realizzato.

Silvana ha quindi effettuato la dimostrazione a cui sarebbe seguita la prova delle mie studentesse presenti.

Ohara

Lo stile da lei scelto (che non presentasse troppe difficoltà per le nostre allieve abituate ad un approccio differente al mondo dell’ikebana, data la tipologia di scuola che stanno seguendo, ma che nello stesso tempo non fosse troppo simile a quelli da loro studiati a lezione con me) era il Kansui-kei (ramo che si riflette sull’acqua).

Ohara

Silvana ha spiegato, anche grazie ad una piccola dispensa da lei redatta per le allieve presenti, le posizioni dei rami e dei fiori realizzando l’ikebana verso gli studenti e non verso sé stessa.

Ohara

(Ikebana di Silvana Mattei)

Al termine della sua dimostrazione, le mie allieve, con materiali differenti rispetto alla Mattei, hanno realizzato i loro ikebana che la maestra ha poi corretto facendo capire eventuali errori di proporzione o di inclinazione dei rami.

Ecco alcuni dei lavori svolti.

Anne

(Ikebana di Anne Justo)

Giulia

(Ikebana di Giulia Piccone Italiano)

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(Ikebana di Lucia Pierelli)

Antonella

(Ikebana di Rita Civitarese)

Rita

(Ikebana diAntonella Lefevre)

A nome mio, del maestro Lucio Farinelli, e delle mie allieve ringrazio Silvana Mattei per questo interessante, istruttivo ed indimenticabile incontro.

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