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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

“Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar, quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo.” (Genesi 19 -23,26) Questa credo sia una delle immagini più terrificanti dell’Antico Testamento che testimonia in pieno la forza distruttrice e vendicativa di Dio (immagine che sarà “ribaltata” dall’ottica cristiana) e che tutti hanno ben chiara anche se con una visione di significato spesso distorta.

Quindi per me Sodoma era solo il nome di questa città distrutta in tempi antichi, ma mi sbagliavo. La fortuna di avere allieve che provengono da altre nazioni e culture è che sto imparando moltissime cose da loro e di questo ne sono molto felice.

Lascio quindi la parola a Fiammetta Martegani.

Ikebana, vaso e foto di Fiammetta Martegani

“Ogni Ikebana ha sempre una sua storia ed una sua geografia. A partire dai materiali, costituiti da contenitori, rami e fiori, fino ad arrivare alle persone che hanno dato vita ai vasi e alle piante con cui le composizioni vengono create.

La storia di questa composizione si intreccia con la storia e la geografia di Israele, dai tempi biblici ai giorni nostri.

Si tratta di una Variazione n.4 con Peonie e Melo di Sodoma, detto anche Melo del Mar Morto, luogo da cui proviene questa pianta, dal tronco che ricorda un sughero e dai frutti tanto belli quanto velenosi.

In realtà questo albero non cresce solo in aree desertiche, dove la maggior parte delle sue specie si trovano soprattutto in Medio Oriente e Nord Africa, ma anche in aree tropicali, dell’Africa tropicale al Sud Est Asiatico, fino all’Indonesia.

Eppure, ancora oggi, la Calotropis procera deve il suo nome comune alla leggenda, riportata già in epoca romana dallo storico Tito Flavio Giuseppe, legata all’episodio biblico dell’incendio di Sodoma, in seguito al quale la regione sarebbe divenuta totalmente sterile, per cui l’unica pianta a cui fu permesso di crescere dalla volontà divina sarebbe stata il “pomo di Sodoma”, i cui frutti, all’apparenza belli ed invitanti, una volta aperti contenevano solo cenere e fumo. 

Eppure, nonostante il Mar Morto sia ancora il punto più profondo del globo terrestre, alcuni impervi israeliani sono riusciti a far fiorire il deserto al punto di istituire vere e proprie comunità, con tanto di scuole elementari, basate sull’agricoltura. Queste comunità si chiamano kibbutz e al Kibbutz Almog, situato nella parte settentrionale del deserto israeliano, sulle sponde del Mar Morto, Guy Erlich, israeliano appassionato di agricoltura biblica, dal 2008 dedica la sua vita alla coltivazione di piante ed erbe che, stando alla loro descrizione nei testi biblici e nelle opere di storici tra cui Tacito, venivano un tempo adoperati come medicinali o come merci di scambio dal valore incommensurabile, come l’incenso e la mirra che i Re Magi portarono a Betlemme per celebrare la nascita di Gesù Nazareno.

Grazie alle sue ricerche ed alla sua tenacia, oggi Guy Erlich, con passione, pazienza e dedizione quasi alchemica, è riuscito a ridar vita a oltre 60 specie in via di estinzione e, con esse, a ricreare incensi, oli e profumi che un tempo venivano utilizzati da Cleopatra.

Questa storia mostra come la pratica dell’Ikebana, in ogni sua composizione, offra anche l’occasione per raccontare, attraverso i principi dell’estetica giapponese, dalla portata universale, storie locali: fatte di profumi, persone e popoli, e dal loro legame millenario con la terra ed i suoi frutti. Cosí come i vasi che, a loro volta, dall’argilla, diventano ceramica: in questo caso assemblata e dipinta dalla sottoscritta, in blu e bianco, come i colori della bandiera di Israele.

Colori, profumi e persone che, tra presente, passato e futuro, anche dopo che la composizione avrà perso il suo ultimo petalo, attraverso l’Ikebana si intrecciano insieme, in modo tanto asimmetrico quanto armonico. 

Praticare Ikebana è anche questo: raccontare la storia di un popolo, attraverso i frutti della sua terra.”

Ringrazio Fiammetta per questo bellissimo scritto e per avermi arricchito culturalmente.

Concentus Study Group

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