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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Tag Archives: Stagioni

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Inizio questo post con un ikebana da me fatto quando studiai alla scuola… Ohara (sotto la guida della maestra Annamaria Giacomi Ratto Vaquer). Già! Presi una decina di lezioni di un’altra scuola quando ero al IV livello della mia. Questo perché di un’arte io voglio conoscerne tutte le possibili sfaccettature. Prima o poi farò anche lezioni dell’Ikenobo, come a Nizza presi una lezione della scuola Shin Enshu dalla maestra Noriko Onda (che insegna anche Sogetsu).

Quando io e Lucio Farinelli eravamo al III livello di studio della scuola Sogetsu ad una studentessa, che stava per diventare maestra, imprestammo i nostri kenzan perché eravamo quelli, del nostro gruppo di allora, che ne avevano più di tutti. Non siamo dei collezionisti (oddio io forse un poco sì ^_^), ma amiamo questa arte ed abbiamo sempre cercato di essere pronti ad ogni evenienza per cui abbiamo i classici kenzan di tutte le forme e grandezze, quelli trasparenti di plastica, quelli con base in resina, quelli verdi, quelli neri…..

E i libri… Ovviamente si va principalmente da quelli della Sogetsu a Ohara, Ikenobo, Wafu. Come scopro un nuovo libro… deve essere mio.

Perché dico questo? Per spiegare cosa vuol dire per me essere maestro. Non è aver seguito e superato i cinque livelli previsti dalla scuola, è… una costante sete di sapere, aggiornarsi, studiare. Non dico che mi alzo pensando all’ikebana e vado a letto con il medesimo pensiero, ma….

Che l’ikebana abbia influito su di me e sul mio lavoro l’ho già detto in altri post, che fin dalla prima mostra organizzata con Farinelli (ed eravamo da soli e alla fine del III livello) ad Ariccia abbiamo sempre cercato posti degni di quest’arte sia per le dimostrazioni sia per le mostre penso sia davanti gli occhi di tutti con sfide anche mastodontiche per noi che siamo un piccolo gruppo anche se animato da molta volontà (non credo sia da tutti esporre all’Ara Pacis o al MAXXI e noi siamo stati i primi della Sogetsu in Italia a farlo). Se lo scorso anno ideai l’abbinamento ikebana – profumi (ancora da finire di esplorare) e Farinelli ikebana – moda, stiamo già esplorando nuove possibilità per i prossimi anni (e che Dio ci dia la salute stiamo programmando fino al 2023). Questo non perché ci si creda i migliori, ma solo per far capire cosa voglia dire essere maestro.

Non è un foglio di carta che ti certifica maestro, è la tua disposizione d’animo.

Non ho un lavoro fisso, quindi non ho entrate fisse e sicure, ma i soldi che guadagno li reinvesto in vasi, libri, attrezzature per l’ikebana. 

Se io prendo lezioni di ceramica da Sebastiano Allegrini è non solo perché amo il suo stile estetico, la sua bravura e come sa trasmettere la sua arte, ma perché il suo laboratorio è rifornito di ogni possibile oggetto, materia, smalto, attrezzo che possa servire nell’imparare quest’arte.

Al Mercato dei Fiori di Roma sono quasi fisso da soli due fornitori perché so che lì vado a colpo sicuro (ed uno dei due è talmente social che posso ordinargli ciò che mi serve in qualsiasi orario del giorno e…  della notte. Giuro l’ho fatto via whatsapp).

Se siamo maestri di un’arte, ma questa occupa l’ultimo posto del nostro “pensare” o è collaterale a tante altre cose bè… non che non sia possibile farlo, ma….. sarà che quando studiavo non c’era la possibilità di avere tutto a disposizione di un clik (The Ikebana Shop) né esistevano facebook, instagram (quando ero alla fine del III livello comparve flickr) o piattaforme come Online Class per cui ogni briciolo di notizia che trovavo pareva di aver scoperto un continente, ma oggi con tutte queste possibilità è innegabile che non sfruttarle fa capire come noi ci si rapporti nei confronti di un’arte che siamo chiamati ad insegnare.

E del mio stesso avviso è il maestro Lucio Farinelli. Per questo lavoriamo assieme.

Concentus Study Group

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Ho iniziato a lavorare d’estate quando avevo 13 anni (ok non state a fare i calcoli di quanti anni siano passati ^_^ ),  e l’inverno studiavo.

Mi sono guadagnato tutto nella vita senza mai ricevere sconti o favoritismi sia nel mio lavoro principale (teatro) sia nell’ikebana. Per diplomarmi in quest’arte non ho fatto corse, mi sono sempre documentato su tutto e ho accettato consigli e critiche costruttive da grandi persone che ho avuto la fortuna di conoscere in questo ambiente senza mai concedermi sconti.

Con la stessa “severità” che mi sono riservato mi sono rivolto alle mie allieve. Se il giudizio era impietoso (il medico pietoso fa la piaga puzzolente) era sincero e motivato alla loro crescita personale. Non ho mai agito altro se non perché migliorassero, sfidassero i loro “limiti” superandoli. Volevo che consegnando loro il diploma da maestro fossi certo che se lo meritavano. Perché poi avrebbero agito nel nome di una scuola (la Sogetsu) che va sempre onorata.

Qualcuna non ha apprezzato il mio modo di fare e me ne farò una ragione, altre hanno resistito e con piacere vedo che iniziano a muovere i loro passi e in ambienti prestigiosi come La Città del Sole a Roma.

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Ideata da Anne Justo e coaudiuvata da Lucia Coppola e Giulia Piccone Italiano (e le ringrazio per l’armonia che esiste tra di loro) questa serie di lezioni si rivolgono ai bambini per stimolare la loro creatività, far conoscere il mondo della Natura, le Stagioni e il tutto in una cornice prestigiosa e famosa per gli alti giochi didattici e peculiari che propone alla clientela.

Auguro loro buon lavoro di tutto cuore e le ringrazio per il percorso fatto e che faranno.

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Kasumi Teshigahara-2

Kasumi Teshigahara è stata la seconda Iemoto della scuola Sogetsu. Figlia di Sofu e sorella di Hiroshi tra i vari apporti che portò alla scuola fondata dal padre ci fu quello di una classe per bambini (dove insegnò ikebana anche alla nipote Akane, attuale Iemoto della scuola) e gli ikebana in miniatura che divennero una delle sue cifre stilistiche fin da quando aveva diciannove anni.

Questi lavori, ispirati alle miniature che gli ammanuensi dipingevano nei libri medioevali e successivamente a piccoli ritratti portatili, non presentano tanto delle difficoltà “tecniche” come gli ikebana di maggiore dimensione, ma “estetiche”. Non è necessario essere Edward Scissorhands per fare questi ikebana, ma un ottento osservatore della natura che ci circonda…  e non solo.

Iniziamo a guardarci attentamente attorno in casa, qualunque oggetto che possa contenere (ed ovviamente trattenere) acqua e sia di piccole dimensioni fa al caso nostro, da veri e propri vasetti, alle boccette di profumo, ai posaceneri, alle scatoline. Tutto può essere reinterpretato dalla nostra fantasia.

Andremo ad utilizzare almeno cinque contenitori (meno sarebbe errato nè da considerarsi una propria interpretazione del tema) perché la difficoltà di questo tema sta anche nel fatto che dovremo “abbinare” tra di loro questi vasetti differenti e il materiale vegetale in esso contenuti da formare una piccola scenografia, un piccolo microcosmo. Sotto vi posizioneremo un vassoio, un piatto, uno specchio, della carta giapponese, ciò che ci sembra collegare al meglio il nostro lavoro. Ed ancora non siamo a nulla….

Piccoli contenitori…. quindi che materiale andremo ad utilizzare? Qui la nostra esperienza di ikebanista ci dovrebbe venire incontro. Dovremmo essere abituati ad osservare la natura, a coglierne gli aspetti peculiari, sapere quale materiale una volta reciso dura, quale subito sfiorisce, quale diviene interessante se usato in una sua parte (petalo, rametto, foglia)… dovremo analizzare un mondo microscopico per metterlo al centro della nostra attenzione.

Per fare questo lavoro prima ho scelto i contenitori (dei vasetti, una boccetta da profumo, una scatolina di ferro verde ed un bicchiere per la degustazione dell’olio), ho deciso di utilizzare un’orchidea avanzata dal mio precedente lavoro (Ukibana) e di vedere cosa il mio giardino romano proponesse da abbinare non solo ad un fiore così importante e visivamente molto “presente”, ma anche ai vasetti scelti. Armato di hasami mi sono messo rasoterra ad osservare le varie piantine, erbe, fiori selvatici, fili d’erba e piano piano il disegno del mio lavoro si delineava nella mia mente. Non mi era ancora chiaro però cosa avrei messo come supporto di base per legare il tutto fino a che l’occhio non ha incrociato le riviste che la Sogetsu manda ai maestri. Per non sciuparle ho rimosso con cura le graffette metalliche e….. questo è il risultato.

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(Ukibana di Luca Ramacciotti)

Nel Secondo livello di studio della Scuola Sogetsu si affronta una composizione denominata Ukibana (o Floating). A livello empatico, spirituale e terapeutico, credo sia uno degli ikebana più di forte impatto emotivo (le mani che si muovono nell’acqua danno subito un senso di pace).

Ma anche il più difficile dato che non abbiamo a disposizione un kenzan o alcun supporto per far stare i fiori nella posizione che noi desideriamo.

In questo caso l’elemento principale può essere proprio l’acqua in cui pochi fiori fluttuano. Si può utilizzare un suiban, una ciotola di vetro, qualsiasi contenitore che ci permetta di mettere in risalto l’acqua anche creando proprio uno spazio ad essa dedicato sia posizionando i fiori sia unendovi, eventualmente, foglie o rami.

In questo vassoio proveniente da Singapore i colori ricordano un lago; il terreno scuro attorno, il blu al centro. Non è facile qui mettervi in risalto l’acqua per cui ho giocato con le forme delle foglie in maniera che posizionandole fuori e dentro l’acqua questa venisse posta in risalto, si notasse.

Tutto ciò che vi posizioniamo deve, come negli altri ikebana, avere una sua motivazione. Avessi messo le foglie sul bordo del vaso (lo stesso avessi usato un ramo) avrei decorato la ciotola, ma non vi sarebbe stato alcun collegamento con i fiori fluttuanti nell’acqua.

E se l’acqua è così importante eviteremo di metterci coloranti o polverine che la trasformino in una palude dando sì un effettone da applauso facile, ma rovinando il concetto di base dove la dfficoltà sta proprio nella sua estrema semplicità ed eleganza.

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(Ikebana di Luca Ramacciotti – Vaso Sogetsu Ceramic – esemplare unico)

Inizio questo post di auguri pasquali con un mio ikebana non per egocentrismo, ma per il vaso da me utilizzato in questa occasione. Questo è stato il primo premio del IV Concorso Internazionale 草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition  da me vinto. Sono stato il secondo europeo, e per ora siamo gli unici due ad aver vinto il primo premio, ad aver avuto l’onore e l’onere di questo titolo. Questo dono arrivò durante la mia tournée in Nicaragua per l’allestimento di Turandot; il pacco lo prese il maestro Lucio Farinelli e purtroppo mi comunicò che il vaso era arrivato danneggiato.  Il ricciolo superiore era spezzato. Potete immaginare il mio stato d’animo. Gentilmente alla Sogetsu mi dissero che avrebbero potuto sostituirlo, ma con quelli di dimensioni più piccole dato che quello era un vaso fatto appositamente. Il maestro Farinelli operò un incollaggio di fortuna, ma per me vedere quella cicatrice era doloroso. Poi, incontrando all’Orto Botanico di Roma, durante la Sakka Ten, Andrea Terinazzi e parlando della riparazione che mi aveva effettuato in precedenza tramite la tecnica del kintsugi ecco l’idea di come dare una seconda e definitiva vita a quel vaso a me così caro. Sfruttando Silvia Barucci come corriere e le abilissimi mani d’artista di Andrea il mio vaso ora ho un tocco in più perché, per chi non lo sapesse, quella breccia dorata parrebbe nativa del vaso. Un contenitore ancora più prezioso perché oltre ad essere un pezzo unico ora c’è sopra la perizia e l’amore di una persona che stimo e molto. Inizio da lui quindi a fare gli auguri di serene festività con la speranza che le passiate in famiglia o con amici, in modo religioso o laico, ma con tanta tranquillità nell’animo. Pace a tutti noi che stiamo assistendo a momenti drammatici in tutto il mondo dove la lotta per il potere, l’avidità, la falsità e la mancaza di onestà sembrerebbero spadroneggiare.

E gli auguri ve li fanno anche il maestro Farinelli e quelle allieve che hanno accolto il mio invito nell’ideare un ikebana per queste festività. Ringrazio loro per l’entusiasmo, per aver aderito alla mia idea e per la passione che mettono nello studiare quest’arte e nel realizzare le foto.

Lucio Farinelli (contenitore da lui realizzato)

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Nicoletta Barbieri

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Silvia Barucci

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Tiziana Biondo

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Patrizia Ferrari (vaso di Rosi Tschenett)

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Chiara Giani (contenitore in alluminio da lei realizzato)

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Rosaria Malito Lenti (suiban di Sebastiano Allgrini)

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Ilaria Mibelli

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L’ikebana è un’arte dai ritmi lenti. Ci vuole il suo tempo per imparare. Le scorciatoie, le corse non portano a nulla, come sempre dico a lezione è la qualità non la quantità a far progredire lungo la via dei fiori. Incito gli allievi a documentarsi, a prendere libri, a confrontare gli ikebana che si vedono online dei grandi maestri. Come scritto più volte qui, non siamo a fare la raccolta dei bollini che ci portano ad ottenere un certificato, ma a crescere personalmente.

Che in due anni in Italia (prima io poi due mie allieve) solo il nostro gruppo di studio abbia avuto premi al concorso della scuolaEveryone’s Sogetsu Ikebana Exhibition fa sì che segnali a tutti il nostro giusto approccio a questa arte e che sia di sprone a noi di fare ancora meglio e non sederci su allori con un atteggiamento che porterebbe lontano dalla via dei fiori.

A lezione porto sempre esempi di ikebana che si vedono online ed incito tutti a seguire la piattaforma ideata da Ilse Beunen e Ben Huybrechts perché molto istruttiva. Ed io percorro lo stesso percorso che fanno i miei allievi perché non mi sento superiore a loro, ho solo iniziato prima.

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Se cerco nuovi stimoli in quest’arte (assiemea Lucio Farinelli) è perché crediamo in essa e vogliamo spronare gli allievi a sperimentare sempre nuove vie, a provare ogni cosa e, nello stesso tempo, lasciamo che chi ne sa veramente più di noi ci faccia progredire.

Al di là che la nostra scuola inciti veramente a fare buone foto dei nostri lavori (ricordo ciò che scrisse la nostra Iemoto per il IV Concorso della Sogetsu – quello vinto dal sottoscritto – “As I say every time, for this exhibition your works are judged on the photos submitted by you. Therefore, please think carefully about expressions that only photos can do justice to or any angle that you want to say, “Look at my work from here!” You must enjoy both arranging flowers and using your creativity to show your work more impressively.”) credo che dobbiamo sempre tendere a migliorare tutto ciò che concerne il nostro studio (come spingono a fare anche i Fifty Principles of Sogetsu o come scritto nello stesso Kadensho) con l’umiltà di colui che apprende. Giustificare le proprie negligenze con scuse serve solo a farci rimanere fermi sul nostro posto a non progredire.

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Ho sempre ascoltato i consigli di Lorenzo Palombini, Ben Huybrechts, Giuseppe Cesareo per ciò che concerne la fotografia, come è anche vero che appena scendono in campo loro io mi ritiro in sordina e sto ad ascoltare ed apprendere.

Così come quando Rinaldo Serra ci fa i piacere e l’onore di stare ad una nostra lezione. Ascolto i consigli che dà, osservo come lui fotografa e posso solo ringraziare per avere amici così preziosi che mi aiutano a crescere.

E lascio la parola all’arte di Rinaldo dicendogli ancora e solo grazie.

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E un grazie anche a Silvia Testa per averci ospitato nella cornice di Villa Orlando.

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Nel precedente post ho parlato delle prime due lezioni fatte con le allieve toscane che stanno studiando il quinto anno della scuola Sogetsu.

La terza lezione era particolare ed avevo assegnato loro il compito di scegliere tutto dai vasi al materiale da utilizzare alla forma.

Fin dal primo anno di studio chiedo agli allievi di acquistare il “Kadensho” (un libro che dovrebbe essere conosciuto a memoria da tutti i maestri Sogetsu perché fonte di ispirazione) e “The Fifty Principles of Sogetsu”, 50 idee, spunti, ispirazioni (raggruppati in varie sezioni tematiche) per compiere la via dei fiori.

Una lezione del libro del V livello verte proprio su questi principi ed è stata questa che ho chiesto alle allieve di preparasi da sole, come se fosse un piccolo esame in cui mi dimostravano la loro preparazione tecnica ed estetica e quanto riuscissero a focalizzare un tema.

La correzione poi è stata effettuata dal maestro ospite Lucio Farinelli.

Nicoletta Barbieri

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(vaso di Alessia Nannicini)

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Nicoletta aveva scelto come principio:

(N° 48 – Essence of Creativity) “Remember there are always new, surprising themes and approaches to arranging ikebana.”

Nicoletta aveva in mente un ikebana dall’aspetto visivo etnico e per questo è andata a selezionare del materiale che, seccandolo e colorondaolo, si sposasse pienamente alla sua idea. Se nel primo ikebana l’importante vaso pare di legno, nel secondo caso lo è veramente e per forma e decorazione ci catapulta nel mondo ideato da Nicoletta che nel primo esempio è messo in risalto anche dal tipo di orchidea da lei scelta.

Silvia Barucci

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Silvia aveva scelto come principio:

(N° 39 – Rules of Display) “Ikebana must appear as if it is a product of the environment in which it is displayed.”

Silvia, sapendo il luogo in cui si sarebbe svolta la lezione (Villa Orlando a Torre del Lago ospiti di Silvia Testa) si è documentata guardando online le foto del posto. Quindi ha scelto le piante, i fiori che crescono in prossimità di laghi e fiumi andando a selezionare quelli che si armonizzavano tra di loro. Il vaso scelto è di vetro proprio per ricordare l’acqua del lago. Essendo trasparente ha coperto il kenzan con dei sassi monocromatici di granito.

Rosaria malito Lenti

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Rosaria come principio aveva scelto:

(N° 34 – Rules of Display) ” The harmony of flowers and container should fill the entire space.

Rosaria ha utilizzato dei vasetti donati dalla sorella ed ha realizzato un ikebana che andasse a muoversi e nello stesso tempo le rievocasse il vento che spesso corre sulle coste labroniche dove vive.

Ilaria Mibelli

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Ilaria come principio aveva scelto:

(N° 32 – Containers) ” Green bamboo tubes and simple rustic jars also make the best containers.”

Ilaria non solo ha letto il principio che le interessava, ma è andata sviscerarlo al meglio proprio nel libro sopra indicato. Dato che le piace sperimentare, anche usando dei contenitori non convenzionali come il vasetto rosso che in realtà è un profumatore per ambienti, ha deciso di giocare con i colori sia dei vasi sia dei materiali floreali. Così ha scelto delle fresie bianche e dell’asparagina che ha tinto di bianco (per creare tensione tra gli elementi) e d blu (che andava ad armonizzare con uno dei tre contenitori).

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