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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Tag Archives: Zen

Premessa. Nelle scuole di ikebana abbiamo una composizione che si chiama morimono.

E’ una composizione tradizionale che nasce dall’usanza di offrire agli ospiti i frutti del raccolto (infatti non si utilizzano, ad esempio, con spine) di cui ho già parlato in altri post. Nella scuola Sogetsu si utilizzano bacche, radice e foglia non solo la frutta. Si abbinano questi materiali posizionandoli su una tavola di legno o su carta washi. In mancanza di questi va bene qualsiasi base purché delimiti lo spazio della composizione. Dobbiamo creare una forma con materiali che solitamente non vengono usati in ikebana andando a creare anche elementi come linea, massa e colore, ricordandoci che è una composizione che deve esprimere gioia essendo associata alla prosperità. “Un albero con radici che crescono nel terreno pieno di foglie e frutti” (frase tratta dal libro di testo). Nella scuola Sogetsu abbiamo anche un’altra tipologia di composizione che è Vegetables and / or Fruits in an Arrangement ovvero una forma “moderna” di morimono. Qui si può anche tagliare la frutta e combinarla con fiori (ma l’elemento di spicco deve essere la parte di frutta e verdura) per fare una composizione artistica. (ringrazio Mika Otani sensei per gli approfondimenti, su questo argomento, che mi ha fornito).

Tale composizione si ritrova anche nella scuola Ohara, come mi spiega la maestra Romilda Iovacchini: Nella scuola Ohara il morimono è unacomposizione di fiori, frutti, oggetti e verdura riuniti insieme su un ripiano in maniera armoniosa. Si possono utilizzare vari tipi di vegetali ed elementi decorativi tra cui: legni levigati dall’acqua o ricoperti di muschio, fiori e rami vari, capsule di loto, semi, frutti secchi, funghi, conchiglie. Frutti e legumi in piccole quantità quali limoni, zucchine, cocomeri cinesi, melograni, cachi, pesche, zucche nonché oggetti decorativi di vario tipo. I contenitori utilizzati devono essere bassi quasi invisibili, si possono utilizzare anche delle grandi foglie tipo di banano. Si deve mirare all’armonia dei vari elementi e non trasformare il Morimono in un insieme eterogeneo.

Quando nel 2017 visitai a Pietrasanta l’esposizione del Maestro Giuseppe Carta rimasi subito folgorato sia per questa mia base ideologica legata all’ikebana, sia perché le sue opere riuscivano a travalicare il concetto di iperrealismo, infatti i materiali utilizzati non parevano bronzo, alluminio o resina, ma realmente buccia, polpa dei frutti descritti. Nella foto di copertina di questo articolo (da me scattata) si vede parte della grande scultura che faceva da sfondo allo spettacolo “Il canto della terra” che fu messo in scena  (per la regia di Luca Tommassini) ne Il teatro del silenzio di Andrea Bocelli l’estate stessa e sono sincero con sopra i giochi di luce dello show acquistava una maggiore tridimensionalità mettendo in risalto maggiormente le forme, i pieni e i vuoti.

Successivamente ritrovai un’altra sua opera esposta innanzi al Colosseo nell’ottobre dello stesso anno.

E’ incredibile come degli elementi spesso trascurati dall’arte perché poco significanti come può essere una cipolla o un peperoncino divengano nelle mani del Maestro Carta oggetti di una bellezza, di una luce, di un fascino particolare. Viene voglia di toccarli, perdesi nei loro cromismi.

Con la sfacciataggine che a volte mi contraddistingue ho chiesto al maestro un suo breve scritto per questo mio post e lui, come solo i veri grandi sanno fare con disponibilità, me lo ha fornito.

Fin dall’infanzia ho sempre creduto che ognuno di noi, e per noi intendo tutti gli esseri della nostra amata Terra, abbia avuto in dono la Vita, questa meravigliosa e misteriosa sequenza che ci fa nascere, crescere, maturare e infine morire, e abbia avuto nascendo il compito di non sprecarla e di rispettarla: è in ciò che io vedo la vera forza della Vita, della nostra vita.

Quando feci la mia scelta di vita e di professione non ho esitato a voler raccontare la realtà delle cose, a raccoglierle, a raggrupparle in un insieme animato e a testimoniare, attraverso il mio percorso pittorico e scultoreo, la loro esistenza e il loro esserci nel nostro vissuto ordinario, quotidiano, familiare, intimo.

Nelle mie opere cerco di raccontare quel sentimento di Appartenenza, Resistenza e Resilienza che è in ognuno di noi perché in tutti gli esseri animati e in tutte le cose inanimate vi è, senza alcun dubbio, la voglia di esistere e di adattarsi pur di vivere, la Natura ogni giorno ci dà grande prova di questo.

È alla Natura e alla Terra che la genera che io da sempre mi ispiro: come un contadino la coltivo, la indago ogni giorno nelle sue continue, molteplici, miracolose trasformazioni, la porto nelle mie opere e apparecchio idealmente la mia tavola fatta di colori, pochi ed essenziali, di luce e di ombra per dare al quel mistero che è la Vita della Natura corpo e anima, non aggiungo oltre ciò che vedo, sottraggo tutto ciò che è superfluo per esaltare e celebrare la materia di cui è fatta la Natura.

Mi dicono spesso che le mie opere creano forti emozioni e che sono più vere del reale, certamente questo mi lusinga molto come uomo e come artista, in realtà io amo raccontare, attraverso una indagine meticolosa dei dettagli e dei particolari, l’imperfezione delle cose e di quanto la loro esistenza sia estremamente fragile, precaria, appesa ad un filo, un credo, una speranza.
 

Giuseppe Carta
Banari, 5 maggio 2020 

Gentilmente (e ringrazio anche la moglie, la signora Giovanna Licheri) il Maestro mi ha inviato anche le foto delle sue opere da pubblicare e segnalo che:

la foto della Melagrana innanzi al Colosseo, così come quella dell’installazione dei Peperoncini presso il chiostro di Sant’Agostino sono del fotografo Stefano Marinari.

mentre per il grande peperoncino “The red giant” posizionato a Pietrasanta, nella piazza del Duomo San martino, il fotografo è Tiziano Canu.

IMG_20190824_155925_resized_20200506_124800089IMG_20190824_155856_resized_20200506_124800712IMG_20190824_150504_resized_20200506_124757721IMG_20190723_213011_resized_20200506_124756940IMG_20190613_193253_resized_20200506_124759475GiuseppeCarta_Germinazione Melagrana rossa, bronzo policromo, fusione a cera persa, cm 54x51x73h_scultura_allrightsreservedGiuseppe Carta_Verso la luce, olio su tela cm. 55x80_allrightsreservedGiuseppe Carta_The Red Giant_Pietrasanta Orti della Germinazione_regia Alberto Bartalini_foto di Tiziano Canu_allrightsreservedGiuseppe Carta_Red Caroline_ Peperoncino rosso in resina e bronzo policromo cm 38x16x35h_allrightsreservedGiuseppe Carta_Orti della Germinazione_Pietrasanta_Chiostro di Sant'Agostino_regia Alberto Bartalini_allrightsreserved_Giuseppe Carta_Memorie d'autunno, 2012-2013, olio su tela cm. 55x80_allrightsreservedGiuseppe Carta_Il Monumento al Nebbiolo di Giuseppe Carta a Fontanafredda_allrightsreservedGiuseppe Carta_Grande composizione con uva su alzatina blu_2016-2017 olio su tela cm 45x55_allrightsreservedGiuseppe Carta_Grande composizione con fichi su alzatina blu_2016-2017, olio su tela cm 55x65_allrightsreservedGiuseppe Carta_Germinazione Melagrana_ la grande scultura al Colosseo di Roma_foto di Stefano Marinari_allrightsreservedGiuseppe Carta_Cipolla danzante_1998 olio su tela cm 75,5x55,5_allrightsreserved

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Concentus Study Group

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In questo periodo di quarantena si è incrementata una nuova metodologia di divulgazione che è la diretta sui social quali Facebook o Instagram.

Soprattutto, se prima ognuno faceva la propria diretta nell’ambito del suo canale, e quindi per un pubblico mirato, ora si sta vedendo l’unione di più discipline.

In Italia sono stato interpellato anche io per ciò che riguarda il mondo dell’ikebana sia con un’intervista ideata dall’artista Umberto Cinquini (che si può seguire qui) sia nell’ambito del prestigioso forum Adjiumi (visibile qui per gòi iscritti al gruppo) che si occupa del mondo dei profumi.
Ed è proprio in merito alle considerazioni nate durante questa diretta, grazie anche alle domande attente ed intelligenti dei partecipanti, che sto scrivendo questo post.

Prima di tutto è differente fare un ikebana per la propria casa ed uno per una mostra pubblica proprio dal punto di vista olfattivo.
Se noi non soffriamo di alcuna allergia in un ikebana casalingo potremo utilizzare la mimosa, il giglio (o lilium), il glicine, la tuberosa o il lillà per citarne solo alcuni (poi ci sono anche allergie tattili come per gli abeti o la tuya).
Diversamente in uno spazio chiuso perché dovremmo sempre pensare che le persone che vengono ad ammirare i nostri lavori potrebbero o avere reazioni allergiche (ad esempio con la mimosa) o essere infastiditi dai forti sentori (glicine o la tuberosa) oppure fare spiacevoli associazioni (il giglio si usa spesso per le tombe).
Nessuno ci vieta di usarli ovviamente, ma dobbiamo tener conto non solo dell’aspetto del nostro lavoro, ma di ciò che esso comunica olfattivamente alle persone.

Solitamente, per esperienza, ho sempre visto che un materiale che si abbina ad un altro propone anche un equilibrio olfattivo oltre che di forme e di colori. Infatti pensate ad un possibile ikebana con mimosa, giglio, glicine e magari come rami l’eucalipto. Non solo avrete una cacofonia di forme e colori, ma anche di odori che si urteranno gli uni con gli altri (nella nostra scuola c’è un importante ikebana che ci insegna proprio questo ovvero il Mazezashi dove si utilizzano almeno 5 materiali differenti).

Quindi realizzare un ikebana è “come comporre” un profumo. Ci devono essere equilibri, non un fuoco di artificio che esplode subito appena lo si vede e poi non lascia traccia in noi.
E lo stesso si dovrebbe tenere di conto quando utilizziamo materiale secco (anche i fiori essiccati o rami trattati hanno un loro sentore, magari poco percettibile, ma lo hanno) o soprattutto colorato (tutte le vernici hanno un odore).

Non è detto che un sentore che noi non percipiamo non sia avvertito da un’altra persona con un olfatto, magari, migliore del nostro.

L’ikebana è un equilibrio di forme (anche in rapporto al vaso utilizzato che nella Sogetsu non è mai visto come un “semplice” contenitore), di colori e di sentori.
Noi dobbiamo comunicare armonia, pace, serenità a chi vede il nostro lavoro.
L’ikebana, in Giappone, fa parte delle “arti fini” e di questo dovremmo sempre tenerne conto.
Se facciamo sempre e solo una cosa strana, e non una forma naturale, c’è da chiedersi cosa si stia comunicando e soprattutto se siamo in grado di esprimerci davvero attraverso questa arte.
E’ più difficile fare un nageire base (sia per tecnica sia perché hai delle posizioni di rami obbligatorie) che frullare il materiale e reincollarlo e poi poggiarlo su un vaso.

C’è anche da capire la sottile linea di confine che esiste tra l’ikebana e il flower arrangement, una linea che spesso vedo travalicare. Non è facile fare uno stile particolare (magari utilizzando materiale non convenzionale o secco/colorato) rimanendo nell’ambito dell’ikebana. Anche perché il simbolo principale dell’ikebana è il fiore e spesso viene omesso in certe composizioni visibili online (We have ikebana because we have the flowers. Ikebana could not develop in a place with no flowers – a fact that is as true today as ever. – Sofu Teshigahara: Kadensho).
A volte ho la sensazione di vedere quei disegni in 3D che nascondono le immagini da indovinare, una grande confusione in cui non tutti possono percepire il disegno sottostante che forse non è così degno come il gioco proposto.

Parlando di pubblico dovremmo tenere conto anche del fattore colore.
Possiamo dire che in ikebana il verde è un colore primario sia per la quantità presente nei materiali vegetali sia proprio per un concetto della scuola Sogetsu dove si studiano tutte le sfumature che il colore verde possiede e che la natura ci propone (Green Plant Materials). Nella nostra ipotetica mostra dovremmo anche pensare che ad alcune tipologie di persone discromatiche l’abbinamento di materiale verde/rosso potrebbe dare fastidio agli occhi (The Sogetsu style always strives for originally. This is not necessarily the same as exocitism – the exotic and the original are usually completely different things. Relying only the exocitism can result in very crude work. – Sofu Teshigahara: Kadensho).
Non stiamo parlando, in una mostra, in un libro, su internet, a noi, ma ad un pubblico e dovremmmo pensare sempre a ciò di cui stiamo parlando, comunicando (When painting a picture, one faces the canvas and begins adding strokes one by one. At the point the painting is finished, the brush is put aside. With ikebana, the extra “brush strokes” are taken away, one by one. Leaves and flowers, overabundant in nature, are cut away, and the work is finished when the right balance and form appears. Using materials as they are found in nature is like having a painting with too many brush strokes. – Sofu Teshigahara: Kadensho).

In caso differente, se siamo chiusi nelle pareti di casa nostra possiamo fare quello che vogliamo perché la comunicazione è solo fine a noi stessi.

Credo che, come tutte le arti, anche l’ikebana (soprattutto nel caso della scuola Sogetsu) si debba porre la domanda se stiamo parlando a noi stessi o se stiamo comunicando. Le varie correnti artistiche occidentali non sono mai nate per l’idea personale di un artista, ma per ciò che stava accadendo nel mondo, le contiminazioni culturali e anche le scoperte tecnologiche.

Quando realizziamo quindi un ikebana per il pubblico dovremmo pensare a tutta la storia artistica avvenuta prima e connaturare il nostro lavoro nel mondo attuale che stiamo vivendo.

Sennò è una comunicazione tra sordi.

Concentus Study Group

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Un tema molto ricorrente negli ikebana visualizzati online in questo periodo è quello del materiale secco ed è comprensibile dato che sicuramente noi ikebanisti ne abbiamo, solitamente, varie tipologie in casa e permette di esercitarci fino a quando non potremo reperire il materiale fresco necessario.

Personalmente io secco di tutto. O almeno provo e vedere come il materiale (che sia ramo, foglia o fiore) reagisce e come sia possibile utilizzarlo.

Nella mia scuola al IV Anno alla lezione 13 (che porta il nome del titolo di questo post) si affronta questo tema. Nel libro di studio si specifica che si può utilizzare solo materiale secco o combinarlo con materiale fresco. Va anche sottolineato che negli esempi del libro di testo non ci sono foto di ikebana con il solo materiale secco come nell’esempio di copertina realizzato dall’attuale Iemoto.

Questo è comprensibile perché se è pur vero che il materiale secco può assumere forme e colori interessanti, l’ikebana è l’arte dei fiori viventi per cui tendenzialmente un contrasto tra secco e fresco lo facciamo sempre.

Cosa ben differente per i Relief Works dove si utilizza solo materiale secco come nei tre esempi sotto realizzati dal sottoscritto perché va incollato su tele o supporti come compensato o cartone.

Ma torniamo al nostro materiale secco, sbiancato o colorato.

Recentemente Louise Worner ha portato alla mia attenzione i lavori di Sophie Parker che sono davvero molto interessanti per come lei sfrutti le forme delle foglie per dargli maggior enfasi con il colore. Non è un semplice colorare le foglie, ma metterne in risalto le peculiarità spesso andando “contro” alle forme o all’andamento del materiale.

E’ innegabile che si tratti di oggetto di design, di arredamento più che di vere e proprie composzioni perché, a differenza che nel tema trattato in questo post, il protagonista è più il colore che la composzione. Consiglio di vedere i lavori di questa artista.

Ritornando al nostro tema in topic c’è da considerare che il materiale secco non ci pone le limitazioni di quello fresco che deve essere sempre a contatto con l’acqua (anche se purtroppo vedo ignorare questo principio basico). Anzi il materiale secco se bagnato potrebbe rovinarsi.

Se per esigenze di realizzazione ciò dovesse accadere possiamo o impearmeabilizzare la parte con appositi prodotti o semplicemnte avvolgerla nella pellicola per alimenti o con dello scotch trasparente.

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In questo caso i rami bianchi, essendo parzialmente immersi nell’acqua li andai a trattare con un apposito liquido isolante

mentre in quest’altro ikebana i girasoli secchi erano avvolti dalla pellicola trasparente per alimenti.

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Ricordiamoci comunque che quando andremo a disfare il nostro ikebana il materiale secco recuperato sarà sempre bene farlo asciugare.

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In Giappone si usa molto anche il materiale sbiancato come le palme nell’esempio sopra riportato che erano, in quel contesto, abbinate ad un ramo di gorgonia disidratato e colorato.

Prima dicevo che il materiale secco ci permtte anche un utilizzo più creativo di quello fresco non necessitando di acqua per cui ad esempio sotto si può notare che nell’ikebana avevo posto delle foglie seccate che si erano staccate dall’albero durante l’autunno e che per forma similare creavano un bel contrasto con le gloriose sottolineato dai rami di cotone.

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Nel caso che a rovescio, ovvero si parta da una struttura come quella che realizzò la maestra Chiara Giani e che io utilizzai per un mio ikebana natalizio potremo ricorrere ad un’elegante fialetta di vetro (che ovviamente andrà connaturata al lavoro e non lasciata come un corpo estraneo) che possa contenere l’acqua necessaria per il nostro materiale fresco.

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Utilizzando solo materiale secco o materiale secco e colorato dovremo sempre andare a mettere in risalto la linea del materiale che stiamo utilizzando.

Tempo fa con il mio gruppo realizzammo dei lavori ispirati alle acconciature realizzate da Hanayuishi Takaya  ed io personalmente utilizzai un ramo (che mi ero portato dietro da Merano!) che andai a colorare cercando anche di omaggiare l’opera Orochi di Sofu Teshigahara sempre chiedendomi quanto ci fosse di scultoreo nel mio lavoro e quanto di effettiva ikebana.

Perché al di là di tutto non ci dobbiamo mai scordare appunto che facciamo ikebana e non flower arrangement o scultura.

Per quanto si possano utilizzare materiali particolari il tutto deve essere riconducibile al percorso di studio compiuto, ai principi e gli insegnamenti della scuola. Se studiamo anche i lavori dei grandi Maestri Sogetsu o degli Iemoto difficilmente troveremo cose “strane” o che vogliano colpire con fuochi di artificio. Tutto è in perfetto, poetico equilibrio.

Concentus Study Group

 

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Prendo a prestito per il titolo di questo blog una frase di Charles Baudelaire che, credo, ben si adatti a questo inizio di anno particolare che stiamo subendo.

Stare chiusi come topi in trappola, senza sapere cosa ci riserva il futuro è decisamente spiazzante per noi abituati a programmare ogni istante della nostra vita scordandoci le sagge parole del Maestro Oogway

Ed è inutile pensare sempre che….

per cui cosa fare tra le mura domestiche? Vediamo alcune possibilità:

The 9th Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition

Torna il contest ideato dalla Scuola Sogetsu e riservato agli studenti e i maestri di ikebana (ovviamente se uno non sta studiando ikebana non è in grado di farlo perché l’arte non si impara per osmosi. Vedere persone che si improvvisano è solo offensivo per chi studia quest’arte da anni e certi atteggiamenti servono solo a denigrarla a livello di hobby). Sarà un concorso differente dai precedenti per la sua peculiarità e modalità. Invece di annullare il concorso, saggiamente la scuola lo ha mutato. Gli ikebana (che potranno essere inviati dal 19 aprile fino al 30 giugno) si possono realizzare con i materiali che abbiamo a portata di mano (dai giardini condominiali o vicini di casa alle piante sul terrazzo) andando ad acuire l’attenzione e l’ingegno. Hanno pure pensato a quegli allievi che non hanno la possibilità di farsi fare foto professionali dai maestri (magari facendo da soli foto grigie o rumorose) per cui gli ikebana del concorso dovranno essere ambientati all’interno della casa e in questo modo potremo sfruttare la luce del sole.  Tutti i dettagli del concorso sono nel link sopra riportato ed ogni ikebanista potrà proporre tre lavori.

Maasaki Ozono Challenge

Questo giovanissimo artista giapponese ha ideato una sfida davvero semplice e creativa. Scegliere un colore e cercare in casa gli oggetti che abbiamo di quel colore. Il tutto va montato in maniera creativa ed equilibristica (possibilmente senza fare danni come il sottoscritto che ha sbriciolato un soprammobile preso in Giappone). Vi faccio vedere il mio esempio (la foto è posteriore al danno per cui nemmeno la soddisfazione di avere in foto il soprammobile rotto).

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E’ un gioco creativo senza alcuna spesa (vabbè io dovrò spendere in un viaggio per il Giappone e ricomprare il soprammobile. Pazienza 🙂 ) che fa aguzzare il cervello e ci farà passare del tempo senza pensieri.

Possiamo anche impiegare del tempo leggendo.

Di recente ho acquistato questo libro

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che consiglio a tutti coloro che hanno a che fare con la natura perché esplora sentori e storia di molte materie prime naturali.  E, sinceramente, meriterebbe anche solo per l’eccellente veste grafica e le illustrazioni di Michele Ronchetti.

O semplicemente potremmo osservare la natura che attorno a noi sta compiendo il suo percorso primaverile.

Quest’anno ho usato per la prima volta delle Peonie Coral Charm una specie dal fiore semidoppio e sorprendente. I boccioli di un bell’arancio corallo tendente al rosso, si scolorano poi verso un colore rosa salmone per poi sfumano lentamente verso un bianco “sporco” man mano che si aprono. Man mano che passa il tempo si accartocciano dando l’idea di fiori realizzati in carta velina.

In questa foto le peonie appena si erano aperte

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti)

e in questa foto i vari passaggi di colore.

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(foto di Luca Ramacciotti)

Forse gli altri anni non mi sarei soffermato a vedere questa poetica mutazione di colore o non l’avrei studiata con tanta attenzione e meraviglia come sto facendo in questi giorni. Questo non vuol dire che non abbia pensieri sul futuro, ma che preferisco perdermi nella bellezza del momento (e dovreste sentirne il profumo!!!) che nel livore. E’ sempre bene avere pensieri costruttivi, anche perché come dice Suor Angelica: “chè a lamentarsi crescono i tormenti”.

Concentus Study Group

 

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Per essere positivi il più possibile dobbiamo considerare che questo terribile periodo di clausura è capitato in un periodo storico dove con un clik non sei più solo. Purtroppo non possiamo abbracciare le persone che vediamo online, ma è anche vero che la solitudine così un poco si và a stemperare.

Oggi Mika Otani sensei ci ha fatto un bellissimo regalo perché ha ideato una diretta live su Instagram con quelli che lei ha definito i suoi amici dell’ikebana.

E’ stato un grande gesto che ci ha scaldato il cuore sia perché questa grande insegnante ci ha incluso tra le persone da presentare sia perché rappresentavamo l’Italia in una live che ha connesso persone di tutto il mondo.

E’ stato come fare un meeting di ikebana, di amici, provenienti da tutte le parti del mondo.
Abbiamo parlato di ikebana, dei momenti che stiamo vivendo, di come sentiamo il legame con la natura e delle nostre speranze per il futuro.
In collegamento:

Saveena dall’India
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I sottoscritti dall’Italia

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Tatjana dalla Norvegia

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Mayu dal Cile

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Gwen da Singapore

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poi si sarebbe dovuto collegare Jimmy da Londra ed invece ci sono stati problemi a fare il collegamento e….

a sorpresa….  in connessione anche la nostra allieva Rumiana Uzunova!  Un vero circolo dell’amicizia.

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Sono sincero ero emozionato e felice nello stesso tempo.

Per l’occasione il sottoscritto e il maestro Farinelli avevano realizzato due ikebana (io utilizzando due strutture acquistate due anni fa nel negozio dell’kenobo) per festeggiare questa preziosa e bellissima idea di Otani sensei.

Ringraziamo anche Edoardo Middei che ci ha fornito il materiale per poterli fare.
E’ bello quando lungo la via dei fiori incontri persone entusiaste e felici di quello che stanno studiando anche in periodi come l’attuale dove il materiale per l’ikebana può scarseggiare e ci dobbiamo accontentare di ciò che abbiamo. E forse è una lezione importante anche questa.

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti)
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(Ikebana e vaso di Lucio Farinelli)

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Oggi cade la Festa della Terra. Negli anni passati con il mio gruppo abbiamo fatto anche lezioni all’aperto per festeggiare questa ricorrenza, ma quest’anno purtroppo non è possibile.
E’ un’esperienza, questa del Covid-19, che ricorderemo tutti con molto dolore anche quando sarà finita e penso cambierà profondamente noi, la società e il mondo che ci circonda.
Credo, spero, che stare chiusi in casa senza poter vedere le persone care, gli amici, vedere che la Terra senza di noi continua il suo cammino, anzi sta ripulendosi dall’inquinamento ovunque debba farci riflettere.
Sicuramente, almeno per me, c’è il bisogno di pace, gioia, positività.
Non capisco chi, soprattuto in questo frangente, sia sempre e solo arrabbiato, continui a seminare fake news ovunque e non si fermi a riflettere, leggere libri, vedereo studiare le opere d’arte dato che i musei di tutto il mondo hanno aperto gallerie virtuali accessibili gratuitamente.
E’ un po’, in caso contrario, come mettere la testa sotto la sabbia.

Per questo apprezzai l’idea avuta da Vendrice Garvin che segnalai ad inizio mese sulla pagina Facebook del nostro gruppo.

Screenshot_2020-04-22 (1) Concentus Study Group - Ikebana Sogetsu Italia - Foto
In questo periodo dove i fiorai sono chiusi, noi siamo barricati tra le mura credo sia un miracolo poter fare ikebana anche con il poco che troviamo e ritengo che mai come ora il fiore vada valorizzato e mai sminuito lavorandolo troppo in maniera aggressiva.
L’ikebana, come dicevo giorni fa durante una conferenza live online, deve comunicare pace, serenità. Non freddezza o distacco.
Sofu Teshigahara sosteneva che noi dipingiamo con i fiori e non dobbiamo ricreare la natura in modo pedissequo perché sarebbe banale, ma va sempre ripettata.
Per questo ho chiesto ad alcune persone se potevo pubblicare dei loro ikebana per questo post.
Credo esprimano tutti gioia, poesia, dolcezza.
Li ringrazio per avermi permesso di utilizzare i loro lavori.
E ringrazio Damiano Pierotti per le sue opere di grafica 3d che hanno impreziosito ulteriormente questo mio post a partire dalla locandina.

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Un solo invito per tutti.

Diffondete gioia, serenità non rabbia, rancore o gelosie.
Soprattutto se pensate di stare facendo un percorso artistico.
E se non lo state facendo avvicinatevi a qualsiasi tipologia di arte che possiate svolgere a casa oppure visitate i siti di arte, guardate i quadri online, leggete libri.
Diffondiamo la bellezza contro la solitudine.

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(Marie Andre – Sogetsu)

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(Tatjana Felberg – Sogetsu)

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(Antonietta Ferrari – KoryuFuori, nella porzione limitata di mondo che ci è permessa. Verdissimo il verde del convolvolo e più lucente il bianco della spirea dopo la pioggia.)

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(Enrico Nicolosi – Wafu)

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(Kosa Nishiyama – Sogetsu)

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(Shunsetsu Okawa – Sogetsu)

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(Mika Otani – Sogetsu)

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(Maasaki Ozono – Sogetsu)

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(Ingrid van Tilburg – Sogetsu)

 

Concentus Study Group

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Se in passato ho ospitato in questo blog altre scuole di ikebana o ceramisti, oggi lascio lo spazio ad un artista del flower arrangement (o come si definisce lui Floral Construction) che ci parlerà del suo approccio a questa arte: Jens Jakobsen. (sotto segue traduzione)

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For me the most important tool is Silence……. I connect with nature and flowers in that way. It’s how I create  at my Open Air Showroom. The Blewcoat. Westminster. London.

The philosophy behind it is to create a modern version of The Circle of The Fairies .

A wonderful ancient English romantic garden philosophy which started up on the Island Fetlar at the Shetlands Islands and which has now spread to all over the world.

To give the Fairies and Elves a place to sleep in the day and dance in the night and for us humans untouched land where we can relax and not feeling guilty of not doing anything but instead connecting with the nature again…. Thats why you still see rings in the Flower beds/Lawns specially here in The United Kingdom growing wild.

Im going a bit further at The Blewcoat Garden – Starting it up by creating nests every where and filling them with flowers -plants -trees up to the old 1600 hundred years old building. There I’m enjoying walking around in silence and ideas comes to me in a natural way – Forgetting to think and just using your instinct and fingertips …… It is a discipline which is not always  appearing as soon I start in the morning.

It’s also a business and have become a social meeting up for a chat spot for people in the neighbourhood and that is how it should be – Most of it free to use day and night – In case you need a rest in peace and let your thoughts fly away a bit …….

Do I have a special style ? No and have never had. I can’t work like that – I think of the person/company I’m doing a creation for, when Im working and an arrangement appears…..

For some years ago I asked a really good florist to come and help me with an event  and after a while she put down her knife and said: “I can’t work like this! You have no rules.”

True and Not at the same time. We all have some techniques in our bones and knowledges we unconscious are using but I got what she was saying because looking at her arrangement I realised she didn’t connected with the flowers she was using. Technical a brilliant florist but I couldn’t see “Love boozing”out of the arrangement after it was finished .

It was a really interesting moment for us both – full of frustration and a lot of passion for our work.

I never think I’m at work it’s who I’m – Only my body tells me now it’s enough, Jens. So I ask her if she would be so kind to start all over again?

WE both learned a lot there – Being patient – Connecting with nature as humans  and most important flying…. as Peter Pan and the Faires.

Yes, now you properly think. He is a bit Kuk Kuk but if we don’t dance – fly around when we are working – Losing up when arranging the flowers they break or will not sit as we first imagine …….

It is so easy and yet so difficult and I realised that’s what she meant by saying: Jens , you have No rules but I have . DON’T THINK let the flowers guide you – They are a kind of a toy for us grown ups and when they fell comfortable when  they dance with us in the play.

We had an amazing day – Both very tired in the end but God some arrangements there was created that day.

It was good for me to put words on my flower philosophy and work with an unusual situation.

I  also found out. That she actually disliked 2 type of the flowers we where using – Which I have  heard so often people saying. Of course we all have a favourite but  it is always best to meet your enemy with Love in that way, things goes much smother and the same with flowers/nature .

I often use material I’m not so keen on because through that I force / challenge myself . It can take a while before I get it right. I haven’t let go of my dislike but in the end ….. We connect and I can see you are actually not so bad – I learned something here and from you.

If you always chose your favourite – I believe you pass a lot of other options.

Have been working with flowers for over 25 years I learned so much about Life – Nature – Healing and the human nature and I think that is that feeling we all have when we are creating. No matter the flower style.

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Per me lo strumento più importante è il silenzio ……. Mi connetto con la natura e i fiori in quel modo. È così che creo nel mio Showroom all’aperto. The Blewcoat. Westminster. London.
La filosofia di base è quella di creare una versione moderna di “The Circle of The Fairies”.
Una meravigliosa e antica filosofia inglese per giardini romantici che è iniziata sull’Isola Fetlar delle Isole Shetland e che ora si è diffusa in tutto il mondo.
Per dare alle Fate e agli Elfi un posto dove dormire di giorno e ballare di notte e per noi umani una terra incontaminata dove possiamo rilassarci e non sentirci in colpa perché non stiamo facendo nulla, ma perché ci stiamo riconnettendo con la natura…. Ecco perché vedi ancora cerchi nelle aiuole / prati, specialmente qui nel Regno Unito, che crescono selvaggi.

Sto andando un po’ più in là al Blewcoat Garden – L’ho avviato creando nidi dappertutto e riempiendoli di fiori – piante – fino al vecchio edificio del 1600. Lì mi diverto a passeggiare in silenzio e le idee mi vengono in modo naturale – Dimenticare di pensare e usare solo il tuo istinto e la punta delle dita … È una disciplina che non avvienee sempre appena inizio la mattina.

È anche un business e sono diventati un punto di incontro sociale, un luogo in cui chiacchierare per le persone del vicinato ed è così che dovrebbe essere – La maggior parte è gratis e ci si può stare sia di giorno sia di notte – Nel caso in cui tu abbia bisogno di riposare in pace e lasciare che i tuoi pensieri volino via un po ‘…….

Ho uno stile speciale? No e non l’ho mai avuto. Non posso lavorare in quel modo – penso alla persona / azienda per la quale sto realizzando una creazione, quando lavoro e mi viene in mente un arrangiamento …

Alcuni anni fa chiedevo a un fiorista, davvero bravo, di venire ad aiutarmi con un evento e dopo un po’ ha posò il coltello che stava usando e mi disse: “Non posso lavorare così! Non hai regole.”

Vero e non allo stesso tempo. Tutti abbiamo alcune tecniche innate in noi e conoscenze che inconsciamente stiamo usando, ma ho subito quello che il fiorista stava dicendo perché guardando la sua disposizione mi sono reso conto che era slegata ai fiori che stava usando. Era un tecnico e una fiorista brillante, ma non riuscivo a vedere “Love boozing” fuori dall’accordo dopo che è stato finito.

È stato un momento davvero interessante per noi, pieno di frustrazione e tanta passione per il nostro lavoro.

Non penso mai di essere al lavoro, è quello che sono – solo il mio corpo mi dice “che ora  è abbastanza, Jens.”  Quindi le chiedo se sarebbe così gentile da ricominciare da capo?

Entrambi abbiamo imparato molto lì – Essere pazienti – Connetterci con la natura come esseri umani e il volo più importante … come Peter Pan e le Fate.

Sì, ora pensi correttamente. È un po’ “Kuk Kuk”, ma se non balliamo – non ci scogliamo –  quando disponiamo i fiori si romperebbero o non si sistemerebbero come immaginiamo…

È così facile eppure così difficile nello stesso tempo e ho capito ciò che intendeva dire. “Jens tu non hai regole, ma io sì. NON PENSARE che i fiori ti guidino: sono una specie di giocattolo per noi adulti e quando si sentono a proprio agio quando stanno con noi nel lavoro.”

Abbiamo trascorso una giornata fantastica, entrambi molto stanchi alla fine, ma Dio ha creato alcuni accordi quel giorno.

È stato bello per me mettere le sue parole sulla mia filosofia floreale e lavorare in una situazione insolita.

Ho anche scoperto che in realtà non le piacevano 2 tipi di fiori che usavamo – cosa che ho sentito così spesso dire alla gente. Naturalmente abbiamo tutti un fiore favorito, ma è sempre meglio incontrare il tuo nemico con Amore e in quel modo le cose vanno molto più soft e lo stesso vale per i fiori o la natura.

Uso spesso materiale che non mi piace tanto perché attraverso questo mi forzo e mi metto alla prova. Può volerci un po’prima che riesca a farlo bene. Non ho lasciato andare la mia antipatia ma alla fine … “Ci connettiamo e vedo che in realtà non sei poi così male – Ho imparato qualcosa qui e da te.”

Se scegli sempre il tuo fiore preferito, credo si possano perdere molte altre opzioni.

Lavoro con i fiori da oltre 25 anni. Ho imparato molto sulla vita, la natura, la guarigione e la natura umana, e penso che sia quella sensazione che tutti proviamo quando creiamo con la natura. Non importa lo stile del fiore.

Jens Jakobsen Floral Construction
Blewcoat
23 Caxton street
Westminster
London  SW1H 0PY
0044 (0)7814040205
jens@jensjakobsen.co.uk
http://www.jensjakobsen.co.uk

Concentus Study Group

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Sono felice ed orgoglioso di essere stato chiamato a rappresentare per l’Italia la Scuola Sogetsu in una diretta live via cam nel prestigioso gruppo ADJIUMI il forum italiano per eccellenza sul mondo dei profumi.

In questa breve diretta via cam cercherò di illustrare i principi dell’arte dell’ikebana, le caratteristiche della scuola Sogetsu, come da un profumo si può ideare un ikebana e il rapporto che c’è tra il profumo dei vari materiali che utilizziamo per un ikebana. Per seguire la diretta basta essere iscritti al gruppo su Facebook.

Vi aspetto tutti online!

ok

Concentus Study Group

 

 

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Come spesso ho scritto nei miei post è interessante come Sofu Teshigahara abbia sviluppato il metodo di studio della nostra scuola concatenando tra di loro temi che percorrono più anni.

Al termine del primo biennio di studio (Kakei) abbiamo la Variazione N°8 dove si vanno a combinare due ikebana (moribana con moribana, moribana e nageire, nageire e nageire). Si può usare il medesimo materiale per Shin e Soe in entrambi gli ikebana (nei due moribana) scegliendo anche di farli basandoci su  Hongatte e Gyakugatte, mentre andremo a porre una maggiore attenzione su profondità e spazio nel rapporto moribana e nageire e in quello tra i due nageire potremo anche giocare con le misure (un nageire eseguirlo con la misura standard e l’altro la doppia per esempio). E’ un iniziare a muoverci nello spazio ed ampliare le nostre possibilità non rimanendo legati ad un solo contenitore. Potremo anche scegliere contenitori simili o diversi per tipologia e colore.

E’ ovvio che al di là della disposizione del materiale all’interno dell’ikebana sia importante i rapporti da tra le due composizioni, capire come si abbinino al meglio e come vdano a occupare lo spazio a loro circostante. Và da sè che a lezione non avremo un luogo fisico (se non il tavolo dove si scattano le foto), ma se posizioniamo in casa, in vetrina, in una hall due ikebana dovremo rapportarci a ciò che abbiamo attorno.

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(Dall’alto in basso esempii fatti a lezione. Moribana/moribana di Jei Guevara – vasi di Lucio Farinelli. Moribana/ Nageire di Rumiana Uzunova – vasi di Maria Grazia Rosi e Lucio Farinelli. Nageire/Nageire di Rumiana Uzunova – vasi di Lucio Farinelli e Sebastiano Allegrini)

Questo è la base dello studio sul rapporto tra due o più contenitori che possiamo sviluppare con qualsiasi tema.

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Questo ad esempio è un ikebana fatto a quattro mani con il Maestro Farinelli in vasi ideati da Hiroshi Teshigahara

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mentre in quest’altro credo balzi abbastanza agli occhi la differenza di contenitori tra quello realizzato da Angelica Mariani e quello dell’industria della Coca Cola.

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La difficoltà di utilizzare due o più contenitori è di dover far sì che tutti i materiali e i vasi (soprattutto se diversi) si rapportino tra di loro come si evince dall’ikebana sopra del maestro Lucio Farinelli. Sennò avremo solo una serie di vasi con dei rami messi dentro (e fra l’altro non dovranno mai dare l’idea di essere infilati nel vaso “e ciao” senza alcuna forza)

Questi tipolgie di studio su più contenitori vanno a sfociare in due grandi temi.

Il primo lo affrontò in Italia per la prima volta il mio gruppo nel 2017: Renka. Una tipologia di composizione ideata da Hiroshi Teshigara sui cui dettagli rimando al mio articolo omonimo dove troverete anche la “costruzione” della composizione di cui qui sotto vedete il risultato finale.

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L’altro è Miniature ikebana introdotto da Kasumi Teshigahara di cui ho già trattato in questo blog in varie occasioni.

Per questo tema non è detto che si debba utilizzare per forza vasi, si può usare contenitori di diverso tipo come astucci di rossetto, piccoli sampler di profumo, uova di quaglia (come fece per Pasqua anni fa dalla maestra Ilaria Mibelli) o come feci io pennelli da barba.

La differenza tra due o più contenitori e miniature ikebana sta.. vediamo gli esempi

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Qui abbiamo un ikebana del maestro Lucio Farinelli che non è Miniature ikebana (anche se ad una prima occhiata superficiale potrebbe sembrare)

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come non lo è questo della maestra Nanae Yabuki

mentre lo è questo della maestra Patrizia Ferrari

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Svelo l’arcano. In Miniature ikebana i contenitori non devono superare i sei centimetri di altezza. Per essere sicuri dell’altezza del vostro contenitore prendete come unità di misura un burro di cacao Labello (no, non mi pagano per la pubblicità, seguo l’esempio della mia scuola nel corso di aggiornamento sul V livello).

In entrambi i casi dobbiamo riuscire a fare sì che i materiali tra di loro siano in rapporto come i vasi. Possiamo metterli sfalsati come nell’esempio della maestra Ferrari sopra o in linea come ho di recente fatto io

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depredando il giardino delle poche cose che aveva dato che la primavera non era ancora arrivata ed ero già in quarantena. Almeno ho avuto la soddisfazione di utilizzare dei vasetti fatti appositamente da me.

Che sia due o più contenitori del corso di studio, stile libero, Miniature ikebana o Renka l’importante, ripeto, è costruire una piccola scenografia, rapportare i materiali tra di loro. Il nostro lavoro deve trasmettere empatia, unione e poesia. Sennò avremo solo dei rametti o fiori messi, magari in maniera carina, nei vasi e basta. Non sarà un ikebana.

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Mai come quest’anno il Triduo Pasquale è stato così emblematico e ricco di riflessione per tutti credenti e meno.
Tutti chiusi, isolati, immobili nell’attesa di poter nuovamente uscire di casa.  Di risorgere a vita dopo aver sconfitto questo terribile virus che sta seminando dolore e morte in tutto il mondo.
Ringrazio quelle maestre e allieve che sono riuscite a reperire materiale floreale per poter fare un ikebana a casa loro in modo da poter augurare a tutti voi tanta serenità.
Alcune di loro hanno persino rimediato spazi improvvisati in casa pur di essere presenti con ikebana ideati per l’occasione.
Grazie, siete meravigliose.
Da tutti noi a tutti voi.
Auguri per ogni cosa a venire.

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(Ikebana e foto di Silvia Barucci – vaso di Pots)

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(Ikebana e foto di Neicla Campi – vaso di Tore Coi)

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(Ikebana di Lucio Farinelli)

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(Ikebana e foto di Patrizia Ferrari)

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(Ikebana e foto di Jei Guevara)

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(Ikebana e foto di Ilaria Mibelli)

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(Ikebana e foto di Marialuisa Pederzoli)

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(Ikebana e foto di Silvia Pescetelli – vaso di Veronika Thurin)

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – vaso di Pots)

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(Ikebana e foto di Roberta Santeusanio)

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(Ikebana e foto di Rumiana Uzunova – vaso di Angelica Mariani)

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