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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Tag Archives: Zen. Il linguaggio muto della natura. Pots in Rome

Quando per il portale dasapere.it lessi il libro di Luigi Gatti “Il cammino del Giappone” mai mi sarei aspettato gli eventi culturali che da ciò sarebbero scaturiti.

A novembre infatti Gatti mi propose un’idea che accolsi immediatamente. Un ciclo di tre conferenze online della durata di un’ora (a basso costo per gli iscritti) con al termine discussione e confronto di opinioni. Un’idea che si è rivelata vincente e che è piaciuta molto ai partecipanti e che ha tracciato, a quanto pare, un’idea da seguire. Dopo le conferenze del 6 e 20 dicembre e del 10 gennaio su richiesta degli iscritti ne sono state messe altre due in cantiere. Questo a me ha fatto molto piacere perché premia non solo la preparazione di Gatti, ma la sua passione e la sua grande capacità di divulgazione.

Il tema è stato proposto da una delle iscritte ed accettato subito da tutti perché ricco davvero di possibili sfumature di studio.

Due piccole premesse.

Fin da piccolo subivo piacevolmente il gusto dell’attesa. Da me a Lido di Camaiore c’era la Festa della Fragola quando era la loro stagione, si ringraziava per i primi frutti estivi e da ragazzini si andava in pineta per raccogliere i pinoli (era più le volte che con i sassi mi schiacciavo le dita che quelle in cui rompevo il guscio dei pinoli, ma questa è un’altra storia). Si andava in base alla stagionalità, alle primizie. Il tempo e le stagioni ci scandivano la vita.

Alle medie incontrai la poesia di Ungaretti e ne rimasi affascinato. Poche parole, immagini che vibravano di mille altre, mai la poesia era così facile da percepire, ma su cui si doveva riflettere a lungo. Molti anni più tardi, complice la lettura del libro “Il vuoto e la bellezza. Da Van Gogh a Rilke. Come l’Occidente incontrò il Giappone” avrei fatto le somme e capito quanto ancora una volta la vita mi avesse fatto chiudere un cerchio.

Questo per far capire come possa personalmente affascinarmi il concetto di stagionalità contro il “tutto e subito” imperante oggi e questi componimenti poetici del Giappone che tanto hanno influenzato anche la nostra letteratura. O come diceva Gatti nella precedente conferenza di come negli Haiku sia bello ciò che non viene detto, ma suggerito e che sarà completato dal nostro ragionamento e/o dal nostro stato d’animo.

Sono sicuro che queste due conferenze saranno ancora ricche di fascino e cultura e ringrazio Gatti per averci coinvolto in questa prestigiosa iniziativa, la bravissima grafica Silvia Barucci per aver creato le stupende locandine e il fotografo Andrea Lippi per averci permesso di utilizzare le sue spettacolari fotografie.

Gatti organizza anche un approccio alla lingua giapponese sempre attraverso il suo metodo che, nelle conferenze di cui sopra, ha convinto tutti i partecipanti perché ci ha permesso di memorizzare molte parole e concetti della lingua giapponese.

per chi fosse interessato al corso con inizio 3 febbraio ore 20.30 può chiedere direttamente informazioni a luigigtt@gmail.com

Concentus Study Group

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Di recente ho letto questo bellisismo libro (traduzione di Laura Testaverde) che, per chi studia un’arte orientale, è sicuramente fonte di molte riflessioni.

L’autrice parla della sua esperienza nello studio della cerimonia del tè attraverso XV capitoli che sono tappe, riflessioni, esperienze. Sinceramente il libro mi aveva già conquistato nell’introduzione sia per la poesia delle immagini evocate sia per i riferimenti al mondo della natura e delle sue stagioni.

Proseguendo nella lettura mi sono accorto dei numerosi paralleli con il mondo dell’ikebana e spiego il motivo.

La protagonista inizia quasi per curiosità, a differenza di altre personaggi del racconto, lo studio e pur esercitandosi per numerosi anni si accorge che l’essenza di quell’arte le sfugge (bellisismo il paragone tra una casa ammobiliata, ma senza le pareti).

Non comprende come mai la sua maestra le dica di compiere determinati movimenti semplicemente perché quella è la forma corretta oppure che le chieda di vedere ciò che non è in superficie stando presente in quell’attimo con l’anima.

Sono tutti step che un allievo affronta durante il percorso di studio dell’ikebana. Le frustrazioni nel non comprendere certe misurazioni, abbinamenti o perché quella dimensione sia giusta rispetto ad un’altra o perché qualcosa sia armonico rispetto ad altro.

Un passaggio significativo recita così: – Imparare vuol dire mostrarsi all’altro come uno zero che non sa nulla. E invece, quante cose che mi erano di ostacolo avevo portato con me! In cuor mio, mi ero sentita in qualche modo superiore: “Sono cose facili!”, “Io ci riesco!” Che presuntuosa che ero! Quello stupido orgoglio è solo un fardello che ti ostacola. Bisogna gettarlo via, e svuotarsi completamente. Se non sei completamente vuoto non può entrarci niente.

In fin dei conti cosa ci vorrà mai a preparare una tazza di tè o a realizzare una composizione di fiori?

Semplicemente umiltà,tenacia ed intelligenza. Il percorso che compie la protagonista del libro.

E se seguiremo questi percorsi con anima, cuore e davvera voglia di imparare improvvisamente arriverà un click in noi e tutti quei passaggi, quelle tecniche, quegli insegnamenti che ci parevano forzati o inutili si allineeranno come tanti segmenti in fila e allora vedremo il disegno nella sua interezza.

E non ci sarà sentimento che ci renderà più felici.

Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Maria A. Listur smaltato da Luca Ramacciotti

Concentus Study Group

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(Ikebana, vaso e foto di Luca Ramacciotti – editing fotografico di Silvia Barucci)

Massimo D’Ortenzi, uno dei nostri principali fornitori, mi aveva fatto avere alcuni rami bellissimi di Hamamelis ed ovviamente per ringraziarlo volevo farci un ikebana.

In questo, come nel mio lavoro di regista, solitamente non sono istintivo. O meglio. Posso passare dall’idea fulminante vedendo del materiale alla più attenta progettazione. In entrambi i casi non lascio mai nulla al caso. Piuttosto che realizzare (e pubblicare) un ikebana che sembri fatto tanto per fare preferisco soprassedere.

Un telefilm fantasy che ho molto amato è stato Da Vinci’s Demons e lì si vedeva graficamente il processo creativo di Da Vinci

ti facevano comprendere come osservando un dato oggetto o situazione andasse a realizzare la sua idea con tutti gli elementi che andavano a trovare il loro posto.

Lo stesso accade con me.

Avevo i rami, non erano stati programmati e desideravo, ovviamente, provare ad usarli al meglio per ringraziare Massimo.

Sabato al mercato dei fiori vedo dei bellissimi Fiori di cera. Iniziano gli incastri. Ho dei rami tanto eleganti quanto molto “drammatici”, i fiori di cera potrebbero ammortizzare e collegarsi benissimo a questi (ricordo che l’ikebana deve dare idea non di materiali messi in un vaso, ma tutto deve essere collegato come se fossero un’unica “pianta”).

Li prendo.

Vaso? Tema da sviluppare? Ancora nulla.

Sempre da Ortenzi trovo dell’Asparagus tinto di nero ed instintivamente lo scelgo. Potrebbe essermi utile. Anzi per alcuni istanti accarezzo l’idea di usare solo l’hammamelis con l’asparagus, ma comprendo che verrebbe una cosa fredda, senza molto vigore. L’ikebana non deve mai dare idea di una cosa ferma, statica, caduta sul bordo del vaso o presentare una confusione di linee. Come direbbe il mio conterraneo Damiano Carrara, non deve essere “pionza”  🙂

Decido di usare un vaso realizzato a lezione dal maestro Sebastiano Allegrini (per la precisione a lui si deve la smaltatura) con l’aiuto dell’insegnante Angelica Mariani.

Come accomunare il tutto?

Ora per quanto io sia appassionato dei film di Dario Argento ed abbia avuto la fortuna di riprendere una sua regia lirica e i giapponesi vadano pazzi per “Suspiria” cerco sempre di non citarlo nell’ikebana facendo cose del genere…

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Quindi devo ammorbidire e rendere lineare il tutto.

Vado dai registi Buffetti perché non ho a disposizione i soliti sfondi e scopro che dopo più di un mese e mezzo non ha ancora i cartonicini bristol bianchi e neri. Ne ha solo uno oro.

Oro??? Potrebbe funzionare con quei colori? Tento l’azzardo.

Inizio il gioco degli incastri perché ho realizzato un vaso (coscientemente fra l’altro!) che non permette nessun tipo di aggancio del materiale o kenzan, ma sembra che ogni elemento mi aiuti nel lavoro collocandosi dove desidero.

Sfoltisco i rami, li piego e….

il risultato lo vedete in apertura del mio post.

Concentus Study Group

 

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Sogetsu Ikebana Seminar Rome

I posti a disposizione per questo workshop ormai si contano sulle dita di… mezza mano!

Siamo felicissimi e ringraziamo le persone che hanno aderito, fino ad ora, da Danimarca, Svezia, Norvegia, Francia, Bulgaria e Spagna. Fa piacere vedere che dall’estero siano così interessati al nostro workshop, che stimano il nostro operato ed ovviamente il merito va all’alta qualità ed esperienza delle insegnanti (Ilse Beunen ed Anne-Riet Vugts) che hanno accettato il nostro invito.

Ottobre si avvicina…..

Concentus Study Group

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