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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Tag Archives: Zen. Ikebana International

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Apro questo mio post riproponendo un mio ikebana non perché sono a corto di idee ( come potrebbe far sembrare un’azione del genere), ma per parlare di un tema (Abstract Composition using paper and other materials) che era programma di studio del IV livello nel testo precedente a quello attuale sul quale studiai io.
Vi erano altre lezioni (Abstract Composition using a box, tin can or other common, everyday items e Arrangement combining fresh and unconventional materials) che, assieme a questa, nel nuovo corso di studio sono state “riassunte” nella lezione, sempre del IV livello, Using both Fresh and Unconventional Materials.
Al V livello, in attesa di partire col nuovo programma di studio che per regolamento della scuola si potrà effettuare dalla fine di gennaio prossimo (anche se si riprendono alcuni temi del passato o se ne approfondiscono altri, ce ne sono anche di nuovi) tra le varie lezioni ho deciso, alle mie allieve toscane, di proporre anche l’analisi di questo tema.
Nell’ottica di uno studio effettivo (e non solo per fare una bella composizione a lezione) abbiamo guardato come gli ikebana possano cambiare se al materiale principale (dei bellissimi rami con licheni che ci ha portato Silvia Barucci) e alla carta lavorata si abbinavano anche i fiori che ovviamente avessere un carattere “forte” da non essere deboli visivamente rispetto al resto del materiale.
Ovviamente la carta doveva essere ben integrata nel lavoro per non sembrare una decorazione, un corpo estraneo perché stavamo sempre facendo ikebana e non una cosa messa lì al solo scopo di farlo… strano.

Ecco i risultati.

Ikebana di Nicoletta Barbieri (vaso di Alessia Nannicini)

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Ikebana di Silvia Barucci

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Ikebana di Rosaria Malito Lenti

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Ikebana di Ilaria Mibelli

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946485_764195063627443_5956133266122873178_n(© fotografico di Mario Boccia – Japan Foundation Roma)

Come già scritto in altri articoli ogni scuola ha un proprio iter di apprendimento che prevede degli stili, degli anni di studio e dei diplomi di livello. La scuola Sogetsu ha un percorso di quattro livelli più un quinto per diventare maestro. Non sto qui a parlare di ciò che per me significa diventare davvero maestro e la responsabilità che ciò comporta perché non dobbiamo fare ikebana come ci piace a noi, ma seguire pedessiquamente le linee direttive della scuola dato che noi operiamo in loro nome. E ciò vuol dire farlo nei migliori dei modi possibili. Per questo noi (non è plurale maiestatis, ma intendo io e Lucio Farinelli) abbiamo sempre cercato di avere sale ottime dove fare il corso, puntato sulla fotografia degli ikebana (tema talmente importante per la scuola che non solo lo uniamo alle lezioni di ikebana, ma chiediamo alle allieve di progredire anche in questoo settore) e sulla diffusione online andando, per primi in Italia (come rappresentanti Sogetsu), a divulgare l’ikebana sui social ed utilizzando gli hastag (poi diffusisi, i medesimi nostri, tra gli altri ikebanisti). Volevo qui affrontare il tema del V anno.

I quattro livelli sono divisi in due bienni

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mentre del V livello non si aveva libri di testo anche se vi erano indicazioni chiare su come svolgerlo. Dopo 4 anni (e si spera nozioni e tecniche acquisite) si andava nuovamente a ripassare tutto il programam di studio. Questo permetteva di comprendere non solo meglio il percorso seguito ma la genialità del fondatore della scuola, Sofu Teshigahara, nell’idearlo e realizzarlo. Dal prossimo gennaio la scuola Sogetsu editerà anche un libro del V livello (ai maestri iscritti alal STA sono già stati rivelati i temi contenuti) per far sì che non ci siano fraintendimenti sul modo di procedere lungo un anno così cruciale che non ha nemmeno un numero di lezioni prestabilite se non quelle “minime”.

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(thanks to Sensei Mika Otani for the photo)

Per chi è già in “corsa” verrà realizzato anche un dvd di aggiornamento e/o corsi e nel frattempo noi del Concentus proseguiamo come sempre fatto ovvero partendo da uno stile base o da un tema e poi lo andiamo a trasformare, a concatenare ad un altro in modo da creare i nessi logici che un maestro dovrebbe sempre avere e far sì che certi temi si sappiano bene.

Ad esempio una Variazione No.4 del II livello di studio (in questo caso lo stile Hanging)

14976841_1252049701504850_47024723794588500_o(Ikebana di Ilaria Mibelli- tsubo di Sebastiano Allegrini – © fotografico di Silvia Barucci)

può essere il punto di partenza, l’ispirazione per il tema Massa e Linea (III livello di studio) andando a riutilizzare lo stesso vaso e i medesimi materiali dandogli un proseguimento ideale.

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(Ikebana di Ilaria Mibelli- tsubo di Sebastiano Allegrini – © fotografico di Silvia Barucci)

In questa maniera l’allievo fa uno sforzo maggiore (una sola lezione comporta due ikebana), ma riesce maggiormente a ricollegare i vari temi e i khion di base.

Sabato scorso al corso di Livorno (presente anche il Maestro Lucio Farinelli) abbiamo sviscerato due temi di cui uno a me stava particolarmente a cuore poichè volevo evitare che non si avesse le idee chiare dopo che avevo visto fare confusione su di esso in un workshop.

Ecco alcuni degli ikebana fatti sabato scorso.

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(Ikebana di Silvia Barucci – Composition of Straight and Curved Lines – vaso di Sebastiano Allegrini)

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(Ikebana di Nicoletta Barbieri – Composition of Straight Lines – vaso di Alessia Nannicini)

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(Ikebana di Nicoletta Barbieri – Composition of Straight and Curved Lines – vaso di Alessia Nannicini)

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(Ikebana di Ilaria Mibelli – Composition of Surfaces by Using Leaves)

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(Ikebana di Ilaria Mibelli – With Leaves Only)

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(Ikebana di Rosaria Malito Lenti – Composition of Surfaces by Using Leaves)

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(Ikebana di Rosaria Malito Lenti – With Leaves Only)

Ringrazio Silvia Barucci per le foto.

Concentus Study Group

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_mg_9757Durante l’ultima edizione di Pitti Fragranze come ricorderete con alcune allieve siamo andati per continuare lo studio di un affascinante abbinamento che si era cominciato grazie agli splendidi amici di Campomarzio70 che ci avevano ospitati per la mostra Essenza.Abbiamo incontrato varie personalità con cui sono entrato in contatto in questo ultimo anno ed una di esse devo dire che ci ha dedicato tantissimo tempo per parlarci del suo mondo, delle sue visioni, per farsi assaggiare le sue creazioni parlandone con quel tenero orgoglio che un padre riserva al proprio figlio: Meo Fusciuni.Mesi fa avevo avuto la possibilità di trasformare già le sensazioni di un suo profumo in ikebana e questa volta il tutto è stato allargato ai presenti ognuno dei quali ha scelto quel lavoro di Meo con cui maggiormente entrava in sintonia.Ringrazio Meo Fusciuni per il tempo che ci ha dedicato, per come ha saputo condurci nel suo mondo incantato e tutti coloro che hanno aderito a questo progetto e lascio la parola a loro e ai profumi.

1# nota di viaggio (rites de passage)

Il nostro primo profumo nasce ad Istanbul, nella porta d’Oriente, nella nota di pepe nero, la magia dei bazar, la nostalgia del ritorno, la gioia di luoghi sacri.
La prima opera di Meo Fusciuni ci accompagna in un viaggio delicato e vibrante. Ogni porta, ogni momento è segnato nella profumazione, trova nella metamorfosi il suo cammino, dalla Nota di Testa di Pepe nero, Pompelmo e bergamotto, alla nota di Cuore di Ylang-Ylang e Geranio; la profonda Nota di Base e intima preghiera del Sandalo e dell’Incenso.
Lo zampillo che spande… mille tremule foglie… tanti zampilli lasciano cadere memorie nella terra d’Oriente, nella porta che dona passaggi, nella porta dove lo sguardo è anche amaro, speziato.
Radica nella terra lavorata, scavata, massacrata dall’uomo, il Vetiver, dalla quale zampilla enorme e rosso e carnoso il legno del Sandalo, porta in grembo le resine divine, il sacro incenso e la dolcezza del Benzoino, la potenza del Patchouli.

Anne Justo

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(vaso di Luca Ramacciotti)

Silvia Barucci

Ho spruzzato il profumo, ho chiuso gli occhi e ho ascoltato. La storia che mi trasmette 1# nota di viaggio è quella di un caldo pomeriggio nelle strette e anguste strade di una medina. Tutto in questo profumo è armonia, un sogno dai colori caldi e rotondi con la promessa di un’esperienza unica.
In questa realizzazione sono riuscita ad unire tante cose del mio percorso sulla via dei fiori: gli anni di studio con il mio Maestro Luca Ramacciotti, le lezioni di Ilse Beunen del suo canale “Online Ikebana” e l’emozione che mi ha trasmesso il profumo di Meo Fusciuni.

2_04-12_16w(vaso di Silvia Barucci)

2# nota di viaggio (shukran…)

Nel secondo viaggio si scoprono i profumi del Marocco.
L’incanto è l’incontro, lo spazio di Luce che percorre il tempo dell’arrivo dal lungo viaggio, dalla Turchia al Marocco.
“Ebrezza, leggero navigo, tra i colori e i profumi, tra il mare e la sabbia.
Cosa ricordare del Marocco? Cosa portare via con me?”
Nato dall’incontro della Menta con il Tabacco, Shukran… celebra la leggerezza di un popolo, di un luogo magico; qui si incontrano gioia e attesa, nasce la cura del tempo, il tempo per un tè alla menta.
Shukran è una dedica ad un popolo, un luogo speciale per il mio passato, in questo paese ho fatto la maggior parte delle mie ricerche di etnobotanica, ho voluto raccontare il lato più gioioso della mia esperinza in Marocco, i momenti di quiete che passavo bevendo tè alla menta marocchino e scrivendo i miei diari di viaggio. Il tè alla menta è anche il mezzo attraverso il quale gli uomini si incontrano, decidono di sostare e raccontarsi, magari anche solo attraverso gli sguardi, è un profumo molto importante per me, anche se nella composizione può sembrare semplice racchiude un mondo di emozioni.

Lucio Farinelli

Il profumo #2 nota di viaggio è delicato e affascinante, mi ha subito attratto il sentore della menta che quindi ho deciso fosse presente nell’ikebana. Il profumo mi ha fatto pensare al colore verde; la foglia secca che quasi fa parte del contenitore a forma di tetraedro che sembra a sua volta composto con foglie secche rappresenta il tabacco.
Ho voluto fare una composizione che visualizzil’impressione che ho ricevuto da Meo: una persona che fa attenzione alle piccole cose, piccole cose che però fanno la differenza. Pertanto il mio ikebana è piccolo, delicato, come una goccia di questo profumo di classe.

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3#nota di viaggio (ciavuru d’amuri)

 

Il terzo viaggio di Meo Fusciuni si compone di memorie olfattive, dei miei amori, dei miei profumi.
La Terza nota di viaggio nasce in Sicilia a sud del mondo, dove la nota di fico, celebra l’avvento della luce, l’arrivo del caldo pomeriggio, l’attesa della notte.

Apre il cuore del bianco fiore narcotico del Gelsomino. Santuario della felicità, nella luce che splende e porta al mare;  l’attesa nel bianco abito della cerimonia, della Santa Festa dell’amore, nel Santo aroma dell’incenso.
La mescolanza ancora una volta porta l’alchimia al compimento, un incontro segnato dal desiderio, dal segreto svelato di un sogno… profumare la vita della propria intimità.
Le note dapprima intime, divengono tricotomia del dialogo, del triplice corpo di un profumo…base, cuore e testa.”

 

Alla fine ho ritrovato la mia terra…”. 

Ilaria Mibelli

Luca Ramacciotti, Il mio maestro di Ikebana, non si limita ad insegnarci con pazienza e rispetto questa arte, ma stimola la nostra creatività sempre con nuove sfide.
All’inizio dell’estate ha proposto di seguirlo a Pitti Fragranze per farci conoscere i più grandi profumieri. Sotto questo innocente invito si celava però già un disegno…realizzare un Ikebana su un profumo a nostra scelta, esperienza molto positiva già fatta nella primavera a Campomarzio70 a Roma.
Abbiamo conosciuto Perris, Antonio Alessandria, Homo Elegans, Profumi del Forte, ma quello che ha stregato tutti indistintamente è stato Meo Fusciuni. Uomo particolare, un alchimista con un’aurea mistica quasi un’asceta.
Ha iniziato a farci sentire , annusare i suoi lavori, tutti unici, ma in particolare sono stata stregata da “Nota di viaggio 3”. Inizialmente l’odore è leggero, delicato, percettibile appena. Sa di buono. Piano, piano le molecole entrano e si espandono nelle cavità nasali, ti senti riempire dentro e avvolgere fuori come in un abbraccio. Lo annusi, lo annusi di nuovo e non smetteresti più, ne sei inevitabilmente dipendente.
Per questo Ikebana userò come “vaso” una scatola di ferro ispirandomi a quelle in esposizione nel suo stand. Rami di fico, note di testa, phalaenopsis bianca e sisal, fibra estratta dalle fogle dell’agave a richiamo dell’incenso, nota di base.

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(foto di Silvia Barucci)

Notturno

Nel tempo della notte, nel tempo della poesia e della ricerca intima nasce Notturno. Racchiuso in cinque momenti poetici autobiografici, la piramide olfattiva di Notturno vive in un accordo di inchiostro e rhum, frutti lasciati maturare a lungo, come memorie. Il legno, del bosco, presente, bagnato; nel cammino a piedi nudi del poeta, alla ricerca, al continuo tendere. Tema fondante di questo lavoro è la poesia: Rilke, Holderlin, Celan, Neruda e De la Cruz. La piramide poetica/olfattiva di Notturno è un’opera buia, che lacera, che protegge e di sensuale odore ti avvolge. Il Rhum, nota di testa, è memoria olfattiva delle notti insonni; balzo alcolico iniziale che abbraccia la nota gourmand. Il liquido ambrato, compagno di notte, unico, fedele. Sul cuore si posa l’Inchiostro, la poesia, nota olfattiva dello scrittore, dell’animo umano; accanto a lui l’odore del Cuoio, la materia che da sempre avvolge il vecchio diario. A terra, nella base di Notturno, dove il poeta ha camminato, i legni, la Betulla e il Cedro, le resine dimenticate e amate, l’Incenso, l’Ambra, il Muschio. La metamorfosi odorosa di Notturno, svela nottetempo la sua poetica essenza.
 
“Ho aspettato che tutto passasse,
che la moltitudine diventasse unicità.
Architettura olfattiva del cuore”.

Luca Ramacciotti

“Tema fondante di questo lavoro è la poesia: Rilke, Holderlin, Celan, Neruda e De la Cruz.” Questa era la frase che mi rimbalzava in animo mentre fin dal primo istante questo profumo mi trascinava via. Pareva il riassunto della mia vita, la passione per la poesia, le notti insonni della mia giovinezza passate a terminare romanzi, le passeggiate nei boschi delle Alpi Apuane che svettano sulla mia terra natia, i bicchieri di Flor de Caña bevuti a Managua dopo una giornata di lavoro in teatro. E poi l’incenso che da sempre mi accompagna sia nelle chiese che in viaggi come quello in Oman. Un sentore secco, davvero oscuro, ma avvolgente, riflessivo con una punta di luce finale.
Riprendendo un’attività spesso dimenticata (lo scrivere a mano) sono andato a trascrivere parti di poesie degli autori, nominati nella descrizione del profumo, su un foglio che poi ho bagnato con del tè per dargli una patina di vecchio ricorrendo ad una tecnica teatrale insegnatami da Luigina Monferini. Per me era importante che le parole, l’inchiostro fossero presenti in questo ikebana come estensioni del vaso (scelto per il suo color cuoio), come un’altra tipologia di foglie da abbinare alla Cordilina black, una foglia notturna su cui si stagliano delle dalie ambrate, luminose come il preludio del termine di una notte tanto oscura quanto affascinante.

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(Vaso di Jeff Shapiro – Smaltato da Sebastiano Allegrini)

Odor  93
 
Nel viaggio onirico ho racchiuso l’essenza di questo secondo capitolo della mistica.
Nell’immaginario del non trovarsi, del perdersi e soltanto lontano da quel luogo decifrare il significato.
Come al centro di un sogno il corpo fiorito di Narciso e Tuberosa raccontano passo dopo passo il cammino nella foresta di betulle, dove vive l’animale e si celebra il rito della favola, luogo mentale e spirituale del profumo.
Vi sono luoghi del mondo lontanissimi, legati fra loro da un filo sottile, immaginario, ho provato a dare un odore a questo legame invisibile, ho trovato un cuore fiorito nella foresta, ho ascoltato l’animale parlare, ho visto la fine del giorno, ho scoperto segni odorosi del passato, ho ritrovato nella mia terra il significato. Ho raggiunto Thelema. Nel segreto delle parole si nasconde la magia della natura. Il numero 93 rappresenta la chiave mistica di questo viaggio.

L’odore è un’anima che disegna la nostra ombra. 

Nicoletta Barbieri

Ispirata dalle parole di Meo Fusciumi ho immaginato un viaggio, un sogno : trovarmi in un bosco fatato con qualche segreto in esso racchiuso, una luce rassicurante intravista ad indicare la strada e  dare serenità all’anima.

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(Vaso di Alessia Nannicini)

… e il viaggio continua….

Concentus Study Group

 

 

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Carlo Scafuri è un nome ben noto nell’ambito dell’arte bonsaistica sia per la sua bravura sia per la passione e l’animo che vi mette.
Come sa, chi mi conosce o legge queste mie righe, da sempre ho collaborato volentieri con le associazioni bonsaistiche e, come ikebanista, credo di essere stato il primo che ha cercato di abbattere quegli steccati che esistevano tra queste tipologie di arti. Questo perché, pur presentando forme e tecniche differenti, i concetti alla base si rincorrono, viaggiano paralleli, si intrecciano.
Carlo che ho avuto il piacere di incontrarlo più volte, di ammirare il suo operato (anche in veste di fotografo sa catturare il mondo con sguardo particolare) e che non finirò mai di ringraziarlo abbastanza per l’appoggio che ha sempre dato al mondo dell’ikebana e alla mia persona, oggi ha scritto su Facebook un suo pensiero inerente l’arte del Bonsai.
Leggendolo, ancora una volta se ce ne fosse stato bisogno, mi sono accorto di come avrei potuto sostituire il termine bonsai con ikebana e il concetto non sarebbe mutato. Carlo mi ha dato il permesso di fare questo “gioco” ed ecco il risultato.

L’arte dell’ikebana è disciplina, è percorso. L’ikebana è un silenzioso insegnante.
Con lo scorrere dei giorni diviene la versione speculare di ciò che siamo. A patto di essere sinceri con noi stessi, possiamo scoprire in essa i nostri difetti ed i nostri pregi, le nostre indecisioni e le nostre certezze.
L’ikebana è compassione, è perdono.
Se col passare del tempo scopriamo di aver fatto degli errori, ed abbiamo la serenità giusta per accettarli, possiamo ritornare sui nostri passi e correggerli.
L’ikebana è maestro di umiltà, è virtuosa simbiosi.
Ci insegna a vivere il presente senza rincorrere l’illusione del futuro, ma mostrandoci che è solo ciò che facciamo oggi che costruisce il domani. Nel momento stesso in cui inizia ad appartenerci, comincia la nostra educazione, la nostra evoluzione come uomini.
L’ikebana è armonia…. è amore.

 

 

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Lo scorso 12 novembre nella newsletter che Ilse Beunen invia agli iscritti della sua piattaforma online assieme a Ben proponevano un’interessante idea.
Sottolineando come: ” In quasi ogni libro di fotografia troverete un capitolo sull’importanza delle linee. La ragione principale è che sono le linee a guidare l’occhio attraverso una foto. Anche in ikebana le linee sono uno degli elementi legati al design degli arrangiamenti floreali. Credo che sia questo uno dei motivi per cui ultimamente sono attratto dalle linee in natura. Durante il nostro viaggio in Svezia la scorsa estate per il Göteborg Green World Festival, ho fatto diverse foto delle linee dei rami degli alberi. Anche durante l’autunno, di recente, passeggiando a piedi  nel parco di una Abbazia, le linee create dai rami degli alberi hanno subito attratto la mia attenzione. Vi consiglio quando camminate in mezzo alla natura di osservare le linee. L’autunno e la primavera sono eccellenti stagioni per questo compito, ci sono ancora alcune foglie sugli alberi, ma si può vedere chiaramente i rami. Si possono anche trovare linee ad esempio in rami rovinati dalle intemperie o in alberi morti.”
Venivano poi proposti alcuni esempi fotografici e l’articolo proseguiva così: ” Ecco alcuni suggerimenti:    

  1. Fate una passeggiata nei vostri dintorni.
  2. Utilizzare diverse angolazioni nel fare le foto.   
  3. Cambiate lo zoom dell vostro obiettivo.
  4. Andate anche in ginocchio, sdraiatevi sul’erba e guardate in alto.
  5. Non scattate una, ma dieci foto.
  6. Ricordate che non si realizza quasi mai una buona immagine al primo scatto.     
  7. Provate a trovare uno sfondo che faccia un contrasto con le linee dei rami.     
  8. Se non si trova un buon background, allontanarsi dal posto per allargare l’inquadratura.     
  9. Poi tornate a casa per selezionare gli scatti migliori, e mostrate solo quelli ai vostri amici. Come spesso si dice tra i fotografi un buon fotografo mostra solo le sue foto più belle.”

Da qui l’idea di coinvolgere in questa iniziativa le allieve di ikebana oltre a tentare questo esperimento sia io sia Lucio Farinelli. Ecco i risultati di chi ha potuto provare questo esercizio. Ringrazio Silvia Barucci per l’aiuto grafico inerente la mia foto.

Luca Ramacciotti

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(Vaso di Sebastiano Allegrini)

Lucio Farinelli

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(Vaso di Sebastiano Allegrini)

Nicoletta Barbieri

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(Vaso di Alessia Nannicini)

Silvia Barucci

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(Suiban di Sebastiano Allegrini)

Ilaria Mibelli

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(Vasi di Sebastiano Allegrini)

Chiara Giani

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(Tsubo di Chiara Giani)

Patrizia Ferrari

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(Vaso e background di Patrizia Ferrari)

Ringrazio loro e…. l’appuntamento è per la prossima primavera con questo utile esercizio.

Concentus Study Group

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Di recente ho trovato questa massima che mi ha fatto molto riflettere sia sul mio essere insegnante di ikebana, sia nel rapporto con gli allievi.
In ikebana io ho avuto due insegnanti molto diverse tra di loro sia come modo di fare sia per come vedevano l’ikebana e da entrambe ho appreso ciò di cui necessitavo; da una il lato creativo dell’ikebana, dall’altra il lato tecnico.
Non mi sono mai sentito arrivato, né orgoglioso di ciò che ho realizzato. Anzi abbiamo realizzato. Questo percorso è stato compiuto con Lucio Farinelli che ha condiviso con me gioie, speranze e dolori di questo cammino iniziato senza il supporto di nessuno e, credo le nostre attività lo testimonino, in 6 anni abbiamo compiuto un bel tratto di strada sempre stringendo i denti ed andando controvento.
Abbiamo creato dei gruppi di lavoro, spronato le allieve a dare il meglio di loro stesse, ad esercitarsi a casa e seguirle anche in quell’ambito, a fare mostre, dimostrazioni (un’allieva del secondo livello la segui tutto il giorno via pc perché faceva una mostra a Vicenza correggendole i suoi lavori in diretta), a partecipare ai vari concorsi.
Come le abbiamo redarguite se vedevamo che non si impegnavano abbastanza, che realizzavano solo quei temi per loro facili, che non preparavano il vaso (passo cruciale per realizzare un buon lavoro) o che si lamentavano se han dovuto fare delle lezioni in più perché non erano pronte per diventare maestre.
Riconosco di essere una persona molto esigente con me stesso (lo sono anche sul lavoro) e forse per questo mi aspetto sempre altrettanto dalle altre persone, come credo nella sincerità dei rapporti.
Resto sempre stupefatto quando scopro allieve che vanno avanti solo per mettersi in mostra, salire di “titolo” (tanto da non poter aspettare che glielo dia io, ma andando da altri insegnanti), ma non con lo scopo di migliorare, di proseguire nel cammino nella corretta maniera, ma solo di acquistare visibilità e “potere”.
Recentemente una maestra (di un’altra scuola) mi ha ripreso sulla pronuncia di un nome che avevo detto male e l’ho ringraziata perché non sapevo di sbagliare nel dirlo e e perché grazie a lei non farò più questo errore.
Non ho mai capito la superbia di persone che, diplomate pochi mesi fa, si sentono un dio (minore) in terra, nè comprenderò mai chi diplomati anni fa si sentano lo stesso degli dei.
Nel nostro percorso incontreremo sempre chi sa meglio di noi una cosa e per questo dovremo ringraziarlo del “dono” che ci fa.
Se questo non si comprende, bé non mi dispiace vedere andare via delle persone. La mala erba non deve crescere sulla via dei fiori perché seminerebbe solo zizzania.
E citando il Vangelo ecco cosa fare con la zizzania:
“[..] Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio.”
E questo per ringraziare chi ha compreso questa mia visione dell’arte.
L’altra sera al termine della conferenza al MAXXI (e chi mi conosce sa quanto parlare in pubblico mi emozioni, mi terrorizzi e mi porti via energia), mi sono voltato e la stanchezza di tutta la giornata è svanita perché ero sinceramente commosso.
Le nostre Maestre Anne, Giulia e Lucia che facevano la dimostrazione (dopo averla studiata e provata con noi con un vero amore e studio verso quest’arte), Chiara che era venuta appositamente da Venezia, tutto il mio gruppo toscano (Ilaria, Nicoletta, Rosaria e Silvia) a farci da assistenti e supporto come Daniela (che non salta mai un appuntamento) o Patrizia che era presente virtualmente come le altre allieve impegnate col lavoro che però ci hanno mandato messaggi.
Ecco io quella sera ho capito che avrei potuto anche lasciare il mondo dell’ikebana perché nuovi fiori sono spuntati.

_mg_2237( Anne Justo – © fotografico di Fabio Uggeri)

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(Lucia Coppola © fotografico di Fabio Uggeri)

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(Giulia Piccone Italiano © fotografico di Fabio Uggeri)

Concentus Study Group

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Venerdì 18 scorso c’è stata la giornata dedicata all’evento che si svolgeva al MAXXI. L’emozione era molta perché abbiamo avuto accesso ad un museo italiano famoso in tutto il mondo dove hanno esposto i più grandi artisti  contemporanei provenienti dai quattro angoli del globo.

La mia fortuna, come ho sempre scritto in altri post, è di avere una squadra ben compattata, forse ancora di più ultimamente che sono rimaste solo quelle  persone che comprendono come lo studio della via dei fiori richieda impegno ed umiltà. Nel prepararmi alla conferenza da me tenuta ho riflettutto su una frase della nostra Iemoto Akane Teshigahara: “Ikebana is arranged by putting your heart into it.” L’arrivismo, la mancanza di uno studio serio, non possono far centrare la via dei fiori per quanto ci si possa illudere.

E l’impegno per noi era doppio in questo caso.

Ci era stata offerta l’opportunità di utilizzare la bellissima scultura/fontana di Francesco Venezia che, essendo all’aperto, poteva prevedere solo una tipologia di lavoro ovvero l’ikebana astratto (Zenei-Bana) data la sua lunga permanenza. Esporre un nostro lavoro in una cornice così importante ed andando addirittura ad unirla ad un’altra opera d’arte ci è sembrato un grande onore per cui dovevamo essere all’altezza della scuola che rappresentiamo. Tipologie di questi lavori spesso comportano dei rischi perché si può facilmente uscire fuori dal percorso nel tentativo di fare una cosa troppo particolare od eccentrica oppure utlizzzare e disporre dei materiali messi a casaccio o slegati tra di loro.

Analizzando la scultura e le foto che Lucio Farinelli aveva fatto durante un sopralluogo e trasmesso alle allieve abbiamo deciso come operare. Per l’occasione sono stato aiutato dalle maestre Lucia Coppola, Giulia Piccone Italiano e dalle allieve Silvia Barucci ed Ilaria Mibelli.

Avevo scelto dei rami di Corylus Avellana Contorta ed un grande ramo di Pyrus ricoperto di licheni perché volevo del materiale che per colore ricordasse la fontana ed un altro che rimembrasse il passaggio del tempo con un leggero accenno al concetto di wabi-sabi. Non potendo utilizzare dei fiori freschi (che avrei dovuto cambiare spesso) nè secchi (già c’erao i rami) mi sono indirizzato verso il materiale non convenzionale. Ma cosa abbinarci? La fortuna mi è venuta incontro facendomi trovare sul cammino delle stuoie di plastica perfette.

Il 18 mattina ci siamo messi tutti all’opera (ringrazio Ilaria Mibelli che è letteralmente entrata a piedi nudi nell’acqua) ed ogni maestra ed allieva ha dato il suo contributo non solo pratico arricchendo e migliorando la mia idea. L’impegno era nel realizzare un ikebana legato all’opera di Venezia, ma che si integrasse con l’ambiente circostante.

Il risultato lo vedete in queste foto.

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_mg_2186(© fotografico di Fabio Uggeri)

La sera, davanti ad un folto ed attento pubblico (purtroppo molti non han potuto accedere perché in meno di un’ora son terminati i biglietti previsti) si è svolta la mia conferenza mentre gli altri facevano dimostrazioni di tipologie di ikebana Sogetsu. Lucio Farinelli (stile base verticale per far comprendere da dove si inizia il percorso Sogetsu e uno stile libero ispirato per forma all’Architettura esterna del MAXXI ad opera di Zaha Hadid), Lucia Coppola (Superficie di linee), Anne Justo (Orizzontalle) e Giulia Piccone Italiano (Più contenitori)  Al termine io stesso ho eseguito un ikebana ispirato ad un lavoro della nostra Iemoto che aveva realizzato durante il workshop tenuto da lei a Gand. Ringrazio Silvia Barucci, Ilaria Mibelli e Nicoletta Barbieri che ci hanno fatto da assistenti e Rosaria Malito Lenti, Chiara Giani e Daniela Bongiorno venute ad apportare tifo di squadra.

Stanchisismi e felici non ci rimaneva altro che ringraziare tutto il personale del museo di una cortesia e professionalità incredibili e ritirarci… per una bella cena di squadra.

Ringrazio tutta la squadra per le ore, le giornate, l’amore dedicato all’ikebana e a me, che sono un maestro fortunato ad avere tutte loro e il maestro Farinelli.

Concentus Study Group

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