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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Quando per il portale dasapere.it lessi il libro di Luigi Gatti “Il cammino del Giappone” mai mi sarei aspettato gli eventi culturali che da ciò sarebbero scaturiti.

A novembre infatti Gatti mi propose un’idea che accolsi immediatamente. Un ciclo di tre conferenze online della durata di un’ora (a basso costo per gli iscritti) con al termine discussione e confronto di opinioni. Un’idea che si è rivelata vincente e che è piaciuta molto ai partecipanti e che ha tracciato, a quanto pare, un’idea da seguire. Dopo le conferenze del 6 e 20 dicembre e del 10 gennaio su richiesta degli iscritti ne sono state messe altre due in cantiere. Questo a me ha fatto molto piacere perché premia non solo la preparazione di Gatti, ma la sua passione e la sua grande capacità di divulgazione.

Il tema è stato proposto da una delle iscritte ed accettato subito da tutti perché ricco davvero di possibili sfumature di studio.

Due piccole premesse.

Fin da piccolo subivo piacevolmente il gusto dell’attesa. Da me a Lido di Camaiore c’era la Festa della Fragola quando era la loro stagione, si ringraziava per i primi frutti estivi e da ragazzini si andava in pineta per raccogliere i pinoli (era più le volte che con i sassi mi schiacciavo le dita che quelle in cui rompevo il guscio dei pinoli, ma questa è un’altra storia). Si andava in base alla stagionalità, alle primizie. Il tempo e le stagioni ci scandivano la vita.

Alle medie incontrai la poesia di Ungaretti e ne rimasi affascinato. Poche parole, immagini che vibravano di mille altre, mai la poesia era così facile da percepire, ma su cui si doveva riflettere a lungo. Molti anni più tardi, complice la lettura del libro “Il vuoto e la bellezza. Da Van Gogh a Rilke. Come l’Occidente incontrò il Giappone” avrei fatto le somme e capito quanto ancora una volta la vita mi avesse fatto chiudere un cerchio.

Questo per far capire come possa personalmente affascinarmi il concetto di stagionalità contro il “tutto e subito” imperante oggi e questi componimenti poetici del Giappone che tanto hanno influenzato anche la nostra letteratura. O come diceva Gatti nella precedente conferenza di come negli Haiku sia bello ciò che non viene detto, ma suggerito e che sarà completato dal nostro ragionamento e/o dal nostro stato d’animo.

Sono sicuro che queste due conferenze saranno ancora ricche di fascino e cultura e ringrazio Gatti per averci coinvolto in questa prestigiosa iniziativa, la bravissima grafica Silvia Barucci per aver creato le stupende locandine e il fotografo Andrea Lippi per averci permesso di utilizzare le sue spettacolari fotografie.

Gatti organizza anche un approccio alla lingua giapponese sempre attraverso il suo metodo che, nelle conferenze di cui sopra, ha convinto tutti i partecipanti perché ci ha permesso di memorizzare molte parole e concetti della lingua giapponese.

per chi fosse interessato al corso con inizio 3 febbraio ore 20.30 può chiedere direttamente informazioni a luigigtt@gmail.com

Concentus Study Group

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Con la scuola Sogetsu abbiamo, per i contenitori, molteplici possibilità di materiali dalla ceramica al vetro al ferro alla plastica alla carta (ovviamente con dentro qualcosa che possa contenere liquidi perché se non si usa solo materiale secco è impensabile un ikebana senza acqua). Nessun freno alla creatività in questo settore (ovviamente sempre coi limiti del buongusto e dell’intelligenza), ma è innegabile che il rapporto emotivo tra ceramica e ikebana sia notevole.

Come non pensare ai vasi realizzati dai nostri Iemoto? Contenitori figli della loro epoca o, in alcuni casi, anticipatori di gusti futuri.

Per questo motivo ho sempre spronato le mie allieve a studiare anche l’arte della ceramica perché un maestro Sogetsu dovrebbe saper fare i propri contenitori con questo materiale oppure almeno provarci. Se non tentiamo di realizzare dei vasi non capiremo mai bene, in maniera approfondita, il rapporto che essi instaurano con il materiale vegetale.

Negli anni qui ho ospitato l’intervento di alcuni ceramisti quali Luca Pedone, Akira Satake, Inger Tibler, Alexander Evans o Tore Coi come ho mostrato ikebana realizzati in vasi di artisti quali Susy Pugliese, Cer, Sabine Turpeinen o Sara Kirschen e fondato un gruppo su Facebook proprio per mettere in contatto e relazione ceramisti ed ikebanisti di tutto il mondo. E’ innegabile, però, che il rapporto maggiore lo abbia avuto con quello che è stato (il verbo al passato è da intendersi nel senso per poco tempo causa mio lavoro e pandemia, ma spero di tornare presto a studiare questa arte) il mio maestro ovvero Sebastiano Allegrini di Pots.

Il suo stile ceramistico (dati anche i suoi studi e il suo percorso) è perfetto per la nostra scuola e per questo motivo ci siamo sempre affiancati a lui fin dal dicembre del 2012. A parlarci di lui fu la maestra Romilda Iovacchini della scuola Ohara e con Sebastiano (e successivamente con sua moglie Angelica Mariani) abbiamo subito stretto un forte rapporto di collaborazione che ha portato a realizzare 3 workshop di ceramica con lui, uno di raku oltre al fatto di aver fatto sì che fosse conosciuto dai ceramisti di tutta Europa sia attraverso le nostre foto sia con la sua presenza ai workshop da noi realizzati dove ha sempre fornito i vasi da utilizzare (non amiamo che chi partecipa ai nostri workshop si debba portare i vasi da casa e questo lo abbiamo imparato dagli amici olandesi). Non ci siamo limitati a comperare dei vasi, ma abbiamo proprio avviato una vera e propria collaborazione che è durata negli anni inviando da lui anche le nostre allieve per la realizzazione dei vasi e, come dicevo prima, il poco che so fare in ceramica è merito di questo laboratorio romano.

E’ interessante il confronto tra chi crea con la ceramica e chi con i fiori perché un conto è comprare un vaso che ben si adatti alle nostre composizioni ed un altro crearlo con un apposito scopo per cui progettarne la forma e la smaltatura. Infatti capisco bene collaborazioni come quella di Luca Pedone con la scuola Ohara o i workshop tenuti da Inger Tibler ad altre studiose della Sogetsu o di Tore Coi con la moglie Neicla Campi e per esteso a noi ora. E’ davvero un rapporto che arricchisce un maestro di ikebana. Ovviamente non è indispensabile allo studio dell’arte dell’ikebana, ma dona una marcia in più soprattutto se fatto con persone che studiano professionalmente la ceramica o che da anni portano avanti lo studio di entrambe le arti.

Un’ultima riflessione. Non faccio bonsai, ma vorrei segnalare i lavori dell’amico Tiberio Gracco perché credo che chi studia o è appassionato di ikebana o di ceramica debba ricrearsi gli occhi con i suoi stupendi manufatti.

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Ieri sera si sarebbe dovuta tenere l’aultima conferenza del ciclo ideato da Luigi Gatti sul significato semantico dei caratteri. Il condizionale è d’obbligo perché in realtà non sarà l’ultima. L’entusiasmo e le proposte dei partecipanti (quasi 30 persone tra appassionati, ikebanisti ed esperti del settore) ci spingono a proseguire.

Un’iniziativa che non si era mai svolta in italia per ciò che concerne il mondo dell’ikebana e penso sia stata apprezzata l’idea di Gatti dato che stanno spuntando già degli epigoni. Ampliare il concetto di cultura è per noi molto importante e per questo motivo abbiamo scelto un giorno (la domenica quando le persone non sono impegnate con il lavoro solitamente), un orario (dalle 20.00 alle ore 21.00) ed un costo contenuto (per quanto le professionalità e la preparazione sia giusto ricompensarle siamo sempre online e non si possono richiedere cifre alte agli utenti né sconti per i gruppi personalizzati). Inoltre le conferenze vengono registrate per cui agli iscritti resta il materiale didattico. Mi fa piacere che abbiano partecipato anche rappresentanti delle scuola Ohara e Wafu perché se si studia un’arte non possiamo avere steccati mentali con il vicino. Non possiamo sempre e solo coltivare il proprio giardino. Sarebbe sterile. Inoltre ognuno ha il proprio cammino ed esperienza, per cui è sempre importante il confronto. Confrontarsi è crescita.

Per la terza conferenza un concetto bellissimo esplicato anche attraverso le foto di Andrea Lippi che il maestro Gatti ha utilizzato durante la conferenza oltre a quelle di paesaggi del Giappone o di ikebana.

Sinceramente attraverso il metodo di Gatti sono riuscito a memorizzare (finalmente!!!) degli ideogrammi, ma soprattutto al significato delle parole usate in ikebana (o a essa correlate) ho potuto dare un maggior significato, ora i concetti sono più chiari ed approfonditi. Tutto è come se finalmente lo vedessi in una nuova luce. Prima era tutto…. Komorebi (木漏れ日)

Ma quale è questo concetto esplicato nell’ultima lezione? E’ difficile da spiegarsi in due parole come tutti i termini giapponesi che hanno diverse sfumature, si diramano come fiumi secondari. Eleganza, gusto e raffinatezza sono i significati principali di Fūryū e si declinano nei fiori, nella pioggia (anzi nelle varie tipologie di piogge), nei Karesansui, nel wabi, in tutte quelle sensazioni che porteranno eleganza, gusto e raffinatezza nella nostra anima.

Grazie ancora a Gatti per la poesia e la professionalità con cui ci insegna e…. a presto per notizie sulla nuova conferenza.

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Prima di lasciare la parola all’ospite di questo post ci tengo personalmente a ringraziarlo. Infatti per la locandina (realizzata da Silvia Barucci) della III Conferenza tenuta da Luigi Gatti scrittore, viaggiatore ed esperto di cultura giapponese ci siamo potuti avvalere di una sua fotografia,

Ho pertanto chiesto ad Andrea Lippi (questo il nome del fotografo) un suo contributo e lui mi ha mandato il testo (anche il titolo di questo post è suo) e le foto che seguono.

Per chi mi conosce sa quanto sia importante per me non parlare solo di ikebana tout court, ma di inserirla in un contesto culturale più ampio per cui ringrazio il signor Lippi per averci onorati con questo suo lavoro.

“Ricordo spesso quella mostra, alcuni anni fa a Firenze: in una sala, nell’oscurità, erano esposti alcuni lavori di Mark Rothko, grandi macchie di colore ben illuminante nella penombra dell’allestimento. Mi avvicinai ad una tela ed iniziai a fissarla ed a provare, minuto dopo minuto, un senso di distacco dallo spazio in cui ero e di contemporanea e completa attrazione verso l’opera. Con l’immaginazione trovai una nuova e inaspettata profondità nel dipinto, e fu allora che quelle macchie di colore diventarono qualcosa di meno astratto: forse un campo di grano ed un cielo? forse quello stacco sfumato tra le due campiture poteva essere la foschia all’orizzonte? Compresi che quelle due grandi campiture di colore potevano trasportare lo spettatore verso nuovi e sconosciuti livelli di profondità e che quella visione si era fatta immagine in quel momento, in quella sala e che forse, il giorno dopo ne avrei avuta un’altra o forse nessuna.

Questa sensazione, di nulla che si fa sostanza, mi è tipica in molti contesti che hanno a che fare con il Giappone. Ad esempio, davanti ai paraventi di Tōhaku Hasegawa mi perdo ad interrogarmi su cosa si celi dietro a quelle nebbie. La mano del pittore disegna il pieno per rappresentare il vuoto, dona allo spettatore, la possibilità di andare oltre al visibile e la sensazione di aver afferrato una figura o un simbolo, in questa ostentata necessità che ogni volta abbiamo, di dover “riempire”, trovare le parole, dare un significato.

Nella casa tradizionale giapponese ci si può trovare smarriti: dove sono le pareti? Dove sono gli oggetti? Lo spazio in cui sono stato seduto ieri adesso non c’è più… Nell’architettura “shinden-zukuri”, originaria del periodo Heian, le pareti scorrevoli cambiano l’organizzazione della casa e si aprono verso il giardino fondendo e confondendo l’interno con l’esterno, il finito con l’infinito.

Nello haiku il significato, a discapito del significante, apre alla mente orizzonti lontani e diversi, crea suoni, ci trasporta da una stagione all’altra e come riesce in questo? Forse descrivendo minuziosamente una certa situazione? No, al contrario, uno Haiku lascia una sensazione di sospensione, che può farsi immagine nella nostra mente o rimanere tale come auspica Barthes:

“…le vie dell’interpretazione non possono che sciupare lo haiku: perché il lavoro di lettura che vi è connesso è quello di sospendere il linguaggio, non di provocarlo…”

Potremmo continuare per ore a parlare e meravigliarci su come il concetto del vuoto sia al centro della cultura giapponese e, in modo più ampio, nella cultura orientale. Molti degli esempi citati hanno in comune concetti come asimmetria e armonia che combinati insieme danno vita alla composizione ritmica che distribuisce pesi e misure, che crea musicalità.

Nell’ ikebana, ad esempio, proprio l’armonia si nutre del vuoto affinché essa sia percepibile. Le mani dell’artista, come se tenessero un pennello per disegnare un ideogramma, liberano dal superfluo, accostano e allontanano, partendo dallo spazio vuoto e creando grazie ad esso.

Credo sia stimolante perdersi in queste sensazioni e credo che lo sia ieri come oggi, in quanto si tratta di argomenti senza tempo. In fotografia ad esempio potremmo citare Hiroshi Sugimoto e il suo progetto “Seascapes”: fotografie di paesaggi di mare e cielo, senza persone, senza barche, natanti o altro, solo mare e cielo che si incontrano inevitabilmente su una linea a volte netta a volte sfocata. Scene vuote, molto simili tra loro ma l’artista sente la necessità di scrivere il luogo dello scatto come a volerne richiamare l’identità anche se non riscontrabile, come a ricordare che quello che apparentemente ci sembra uguale in realtà può non esserlo. In questa incertezza di base, l’occhio dell’osservatore si perde nelle mille onde del mare che ricordano il tempo che passa e che non può essere arrestato, proprio come l’acqua, proprio come il concetto di “mono no aware”, una frase giapponese che richiama la struggente e nostalgica sensazione di consapevolezza che tutto non può essere per sempre. Una sensazione che descrive bene Yoshida Kenkō, scrittore giapponese vissuto tra il XIII e XIV secolo, in questo brano:

Se l’uomo non svanisse come le rugiade di Adashino, se non si dileguasse come il fumo sopra Toribeyama, ma rimanesse per sempre nel mondo, a che punto le cose perderebbero il loro potere di commuoverci

Lo spettatore della foto di Sugimoto indaga costantemente l’immagine alla ricerca di un soggetto riconoscibile oltre al mare e il cielo: che sia una barca, una persona o la linea di terra, nella necessità, ancora una volta, di dover trasformare l’immaginazione in immagine vivida.

In fotografia da anni ormai cerco di dare forma al vuoto: che sia un paesaggio, la fitta pioggia tra i palazzi di una città o il volto di una persona. Vorrei che le mie foto fossero inconsapevoli contenitori di immagini più che immagini loro stesse e so che il Giappone può aiutarmi in questa impresa”.

Il lago Ashinoko nei pressi di Hakone, come nello Haiku di Basho:
Fitta nebbia:
invisibile, e pur suggestivo
il Fuji oggi.
Diario di viaggio sotto la pioggia e il vento (1684-85), Matsuo Basho
Shirakawa-go nella neve di Marzo, Giappone 2018 (Andrea Lippi)
Pioggia luminosa nel quartiere di Gion a Kyoto ed uno shafu in attesa di riprendere il suo cammino. (Andrea Lippi)
Nebbie estive sopra il ponte di Amanohashidate, Giappone 2016 (Andrea Lippi)

Andrea Lippi nasce in Toscana. Si avvicina alla fotografia grazie alla macchina del padre per poi occuparsene con continuità dall’età di 23 anni, realizzando una camera oscura e iniziando a stampare in proprio le sue foto.

Dal 2003, anno in cui fonda con alcuni amici il gruppo BoulevardUtopie che si occuperà di foto e video, inizia a ideare alcuni progetti fotografici, tra i quali “Ioedio”, “Presenze”, “People Met” e “Floating lights”. Dal 2008 avvia la collaborazione come video-maker e artista di scenografie digitali con alcune compagnie teatrali. Nel 2010 entra a far parte del collettivo Playsomenting creando immagini, foto e video in performance audiovisive presentate a Firenze, Milano, Roma e Mosca.

Dopo diversi viaggi in Europa e a New York, nel 2014 si reca in oriente dove, negli anni successivi, viaggerà in Cina, Vietnam e Honk Kong. Nel 2015 viaggia per la prima volta in Giappone, facendovi ritorno nel 2016, 2018 e 2019. Nel 2017 prende forma il progetto “Lights of Japan” con l’uscita del libro omonimo con la prefazione di Noriyuki Kai (Ibaraki University of Mito) e Midori Sewake. Dallo steso anno iniziano le prime mostre fotografiche del progetto e le artecipazioni a conferenze, convegni e presentazioni in tutta Italia. Dal 2018 inizia ad esporre le proprie foto in Giappone, prima ad Osaka e poi a Mito con il patrocinio dell’istituto italiano di cultura di Tokyo. Le mostre continueranno a Miyazu-Amanohaschidate (2018) e a Obu-Nagoya (2020). Le foto di Andrea continuano a viaggiare in Giappone ancora oggi.

Contatti:

www.andrealippi.it

info@andrealippi.it

instagram: andrealippi_fotografia

Grazie ancora al sig. Lippi per questo suo prezioso contributo che so quanto possa stimolare l’approfondimento culturale del Giappone da parte del sottoscritto e del suo gruppo e di tutti coloro che non limitano lo studio dell’ikebana ad una semplice realizzazione di composizioni floreali.

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Se ogni anno speriamo che il prossimo sia migliore (pare il genere umano sia perennemente insoddisfatto) è fuor di dubbio che quest’anno tale sentimento avesse radici realistiche. Non possiamo pretendere miracoli dal 2021 perché probabilmente sarà un anno di “transizione”, ma magari torneremo a vivere con meno terrore.

Nel frattempo festeggiamo la speranza e io lo faccio in primis con questa bella foto di gruppo.

Ieri con le nostre allieve (anche quelle che vivono all’estero) abbiamo organizzato un tè virtuale. Purtroppo alcune non hanno potuto partecipare per impegni familiari, ma come si vede dalla foto eravamo un bel gruppo. Tra risate, tè e dolci abbiamo parlato di progetti per esorcizzare ogni possibile impedimento. Se è vero, come scritto nel post precedente, che la nostra attività del gruppo non si è mai fermata un conto è fare le cose virtualmente e un’altra stare tutti assieme di persona.

Sempre per gli auguri pubblico l’ikebana realizzato per inizio anno da Silvia Barucci che non aveva potuto essere dei nostri per gli ikebana di Natale.

Come ho detto a Silvia, lei ha realizzato un vero e proprio fuoco di artificio in ikebana. Spesso purtroppo vedo online delle ricerche sullo stupore straniante ovvero volerlo fare strambo in nome di un freestyle fuori dagli schemi (che è in primis un rendere lecito qualsiasi cosa inoltre se si fa freestyle siamo già fuori dagli schemi è inutile premere sul pedale dell’acceleratore). Un po’ come se in un ikebana augurale mettessi che so delle spine che già sanno di Passione di Cristo, ma che erano proibite anche nei morimono tradizionali e infatti nel libro Ikebana “Inspired By Emotions” i materiali con spine erano tutti negli ikebana che parlavano di Paura.

Come insegna anche la Iemoto nel bellissimo video augurale che ha realizzato per gli auguri di inizio anno la semplicità (apparente) è sempre la strada migliore da ricercare.

Buon tutto.

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Ed eccoci al consueto riassunto annuale delle attività del nostro gruppo ufficiale della scuola Sogetsu in Italia. Devo dire che il consuntivo di questo anno mi fa particolarmente piacere perché, pur non avendo potuto fare conferenze, dimostrazioni, mostre o il workshop preventivato, siamo riusciti non solo a portare avanti le lezioni del corso, ma a svolgere attività online. Credo che questo sia l’amore per l’ikebana, il sentire la necessità di praticarla anche quando è impossibile.

Prima però di lasciarvi al riassuntone il sottoscritto e il M. Farinelli vi vogliono fare gli auguri alla loro maniera.

Ikebana di Lucio Farinelli – Vaso di Luca Pedone – Foto di Luca Ramacciotti
Ikebana e Foto di Luca Ramacciotti

FEBBRAIO

Il mese è cominciato con la vittoria di Silvia Barucci (I posto) e Deborah Gianola (II posto) al concorso internazionale della Sogetsu 8th Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition

ed è proseguito con l’inizio dei festeggiamenti virtuali per il compleanno della nostra Iemoto Akane Teshigahara.

Lanciamo anche il #concentusvirus ovvero una foto al giorno per dieci giorni taggando altri ikebanisti. Non avremmo mai immaginato il successo mondiale di questo gioco, ma nemmeno che in realtà, purtroppo, un altro virus meno divertente e più terrificante stava per colpire tutti noi.

MARZO

Facciamo lezione (senza sapere che sarebbe stata l’ultima per diversi mesi) e festeggiamo il diploma di Silvia Pescetelli. Il coronavirus è già nell’aria, ci sono i primi malati, ma nessuno immaginava cosa stesse per accadere. Per fortuna la lezione era sull’arte potendo usare i capolavori di due nostri allievi Massimo Alfaioli e Marco Scarici.

Il mese di marzo si segnala proprio per il brusco risveglio che tutto il mondo ha avuto a partire da noi italiani che siamo stati quelli maggiormente colpiti. Dalla Cina arriva il covid-19 e devasta sogni e vite. La scuola Ikenobo lancia l’hastag #ikebanaforpraying con l’invito a contrastare tanto dolore con la bellezza degli ikebana sperando che siano anche di buon auspicio. Siamo l’unico gruppo ufficiale della Soegstu italiana ad accogliere l’appello realizzando i lavori con quello che avevamo a disposizione in casa, in giardino o sui terrazzi perché la realtà allucinante della quarantena era appena iniziata.

Iniziano a salire vertiginosamente le cifre dei morti in Italia e poi nel mondo. Siamo chiusi in casa, lontani da amici e parenti, la paura regna sovrana e sembriamo catapultati in un film di fantascienza. Ci sono persone che incredibilmente non comprendono la portata di questa cosa e addirittura pensano ad un complotto arrivando poi, in seguito, anche a dubitare dei vaccini. Alla follia del virus si aggiunge la loro.

APRILE

Lo stato italiano lancia l’hastag ##distantimauniti con la speranza che le persone si facciano forza attraverso il volontariato e gli amici. Propongo un’idea alle mie allieve e loro, essendo folli quanto me, ovviamente accettano. Così con la morte nel cuore cerchiamo lo stesso di donare allegria, un sentimento che di certo non proviamo. Abbattersi in certi momenti è pure peggio per cui tra il serio e il faceto realizziamo delle foto che abbiano a che fare con l’ikebana.

Sì inizia a vedere alcuni spiragli di luce e determinate attività possono riaprire compreso il Mercato dei Fiori di Roma. Uno dei nostri fornitori passa da casa a portarci del materiale. Pare un segno del destino che siano rami di camelia, il fiore principe per la Sogetsu.

Purtroppo l’isolamento non è ancora terminato ed è sempre molto pericoloso muoversi coi mezzi pubblici per cui attraverseremo un periodo pasquale davvero agghiacciante. Con le nostre allieve però vogliamo fare una mostra virtuale di nostri lavori dedicati a questa festività per non demolizzarci, per continuare a praticare. Essendo parzialmente bloccati e, spesso impossibilitati ad acquistare materiale, decidiamo di fare i lavori, ancora una volta, con ciò che abbiamo a portata di mano. Devo dire che è stato un esercizio interessante doversi lambiccare il cervello e tentare di fare ikebana solo con ciò che i dintorni ristretti offrivano. La natura, nonostante o forse proprio in seguito alla nostra chiusura, stava attraversando la primavera e noi potevamo in qualche modo approfittarne. La fortuna che potendo fare ikebana con qualsiasi materiale siamo riusciti ad andare avanti.

Cristian Cavagna il patron del gruppo Adjumi (4830 iscritti) mi invita a tenere una conferenza online in diretta per parlare dell’arte dell’ikebana e il rapporto che si può avere con il mondo dei profumi attraverso il sentore dei fiori. Un’esperienza bellissima.

La nostra insegnante Mika Otani idea una live con collegamenti da tutto il mondo per parlare di ikebana e come stiamo vivendo questo periodo. Un pensiero prezioso di un’umanità ed empatia uniche. Per omaggiarla prepariamo anche degli ikebana da far vedere via webcam.

Noi iniziamo a tenere lezioni online per le allieve impossibilitate a muoversi sia perché abitano fuori di Roma o dall’Italia sia perché è sempre consigliato muoversi il meno possibile. La nostra attività didattica non si ferma.

Inizia la Maasaki Ozono Challenge. Questo giovanissimo artista giapponese idea una gara dove dobbiamo impilare artisticamente gli oggetti di uno stesso colore che abbiamo in casa. Un’idea notevole perché stimola la creatività e tutti possono farla. Dei gruppi ufficiali della Sogetsu in Italia siamo solo noi a rispondere all’appello.

Lo scrittore ed artista del carnevale Umberto Cinquini mi coinvolge in una sua live per parlare del mondo del mondo dell’ikebana all’interno del ciclo Buonanotte con Il Buffone (che trae spunto dal titolo del suo ultimo romanzo).

MAGGIO

Sempre a causa del parziale blocco a cui siamo sottoposti in Italia ideo un’altra iniziativa da fare online con le nostre allieve. Dopo che il Maestro Giuseppe Carta ha onorato il mio blog con un testo scritto appositamente da lui decidiamo di realizzare delle composizione ispirate alle sue magnifiche opere. Dato che il suo tema artistico sono i frutti e le verdure ancora una volta possiamo attingere da ciò che abbiamo in casa senza dover cercare del materiale appositamente andando a gabbare lo stato sociale in cui si vive. Per me è questo quello che potrei definire giocare fuori dagli schemi.

GIUGNO

Finalmente possiamo tornare a fare lezioni de visu anche se sempre un poco contingentati. Il Maestro Farinelli apre casa alle allieve (e pure le finestre), tolte le scarpe all’ingresso, mani disinfettate, mascherina e sanificazione della stanza dopo ogni lezione e il corso prosegue. Nessuna scusa è valida nel non fare ikebana per noi. Nemmeno questo maledetto virus. Intanto il sottoscritto, Anne Justo e Patrizia Ferrari partecipano ad un interessante corso ideato da Caterina Roncati che online ci spiega, dopo aver inviato appositi kit, i misteri dei profumi. I tre ikebana ideati da noi e dedicati alle Note di testa, cuore e fondo raccolgono molto successo all’interno del gruppo.

LUGLIO

La Sogetsu lancia il concorso #akane60ikebana. Per parteciparvi serve fare ikebana nei vasi di ferro ideati dalla scuola. Indovinate dei gruppi italiani della Sogetsu chi partecipa? E vinciamo pure due dei vasi messi in palio (Lucio Farinelli e Daniela Bongiorno).

Carlo Scafuri idea Takumi lifestyle il primo portale dedicata al mondo dell’ikebana e chiede al sottoscritto di rappresentare con articoli il mondo dell’ikebana. Articoli rivolti non agli addetti ai lavori, ma a persone che possono essere interessati alle discipline orientali. Accetto con piacere perché ne condivido lo spirito dato che in quarantena mi è venuta un’idea, ma di questo ne parliamo più sotto.

AGOSTO

Il mese purtroppo inizia male. Come se ci fosse bisogno di ulteriori dispiaceri in questo anno ci lascia il Maestro Mauro Graf della scuola Ohara. Persona preparata che rispondeva sempre alle mie mille domande e curiosità sulla storia e la cultura dell’ikebana. Per fortuna i suoi allievi mantengono online il suo preziosissimo sito.

Inoltre purtroppo sono cancellati definitivamente, dopo uno speranzoso rinvio, i festeggiamenti programmati per il compleanno della Iemoto. Ma noi le mandiamo ugualmente il nostro calore con quasi tutti i nostri allievi che le fanno gli auguri.

SETTEMBRE

Il Chapter di Singapore di Ikebana International ci invita alla mostra virtuale My Inspiration: Welcome Autum. Questa sarà una cosa caratteristica di questo anno. Le mostre online. Una bella e originale idea dato che dal vivo non è possibile farle come non si possono organizzare workshop. Un modo realmente bello per cercare di sentirsi ugualmente vicini. Ancora una volta siamo noi, come gruppo ufficiale della Sogetsu, a rappresentare l’Italia. Con mio piacere partecipa anche la nostra allieva che vive a Tel Aviv.

OTTOBRE

Devo dire che ottobre ci fa quasi sperare nel meglio. Ricominciano i corsi fisici a Roma (tranne per chi vive fuori città o all’estero per loro si continua online) e soprattutto Silvia Barucci e Ilaria Mibelli iniziano un corso a Firenze. Dopo il mio corso di anni fa a Livorno tornano due maestre di un gruppo ufficiale della Sogetsu ad insegnare ikebana nella mia regione. E lo fanno partendo con stile fin dalle mascherine divenute ormai un accessorio del nostro vestire.

Inoltre vicinciamo un premio alla nona edizione del concorso internazionale “The Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition”. Questa volta il concorso è durato davvero molti mesi proprio per stimolare la creatività di coloro che erano costretti in casa. Infatti per l’occasione aveva anche un tema: Ikebana at home! E la nostra allieva Rumiana Uzunova porta a casa il II premio.

Prima di lasciarvi alle foto di tutti gli ikebana con cui abbiamo partecipato ci tengo a fare un riassunto di questo prestigioso premio.

草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition (IV Edizione): Golden Moon Prize – Luca Ramacciotti

草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition (V Edizione) – 90 Anniversario: Magazine Prize – Silvia Barucci e Anne Justo

草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition (VIII Edizione): Golden Moon Prize – Silvia Barucci. Silver Moon Prize – Deborah Gianola

草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition (IX Edizione): Silver Moon Prize – Rumiana Uzunova

NOVEMBRE

In questo mese con Lucio Farinelli decidiamo di fare anche noi una piccola mostra online dei nostri lavori in modo da coinvolgere anche le allieve fuori sede e grazie a delle bellissime foto di paesaggi inviate a tutti da Patrizia Ferrari, Chiara Giani e Neicla Campi chiediamo loro di realizzare degli ikebana ispirati ad esse. Nasce l’esposizione online: Seasonal Plant Materials.

DICEMBRE

Dicembre inizia con una bellissima iniziativa che mi propone Luigi Gatti scrittore, viaggiatore ed esperto di cultura giapponese. Un ciclo di tre conferenze sul signifiato semantico, filosofico e culturale degli ideogrammi legati al mondo dell’ikebana. Il primo tema scelto da Gatti è Kadō 華道 ed io ho un tuffo al cuore (ma ne riparliamo tra qualche riga) e si fissa la data del 6 dicembre. Gatti terrà una conferenza via Zom e la registrerà in modo che gli interessati possano averla come materiale didattico o non perderla in caso di impegni (anche se al momento con il coprifuoco molti impegni purtroppo non ne abbiamo). Con gioia vedo iscriversi curiosi, esperti di Oriente e rappresentanti delle scuole Ohara e Wafu. Purtroppo della Sogetsu partecipa solo il mio gruppo. Evidentemente non c’è interesse di una crescita culturale (e di amicizia) da parte di altri.

Silvia Barucci realizza la locandina sia della prima conferenza, sia della II (stavolta il tema è Ma 間). In attesa della locandina per la terza conferenza (dobbiamo ancora decidere l’immagine) che si terrà il 10 gennaio intanto vi svelo il tema: Fūryū 風流. Delle serate davvero interessanti anche per i commenti e gli scambi di opinione post diretta. Che bello essere in tanti a condividere questo percorso in amicizia e senza barriere.

Ed eccoci all’argomento di cui accennavo sopra. Figlia della clausura l’idea mia di realizzare un libro di ikebana. In realtà sono anni che mi frullava in testa l’idea ed avevo scritto anche appunti che diedi da leggere ad una mia ex allieva che ora insegna per conto suo. Però non riuscivo mai a focalizzare bene il tema e come affrontarlo. Poi nei giorni di prigionia, come dicevo all’inizio, tra stare a fare le geremiadi e studiare e pensare ho preferito la seconda opzione, mi si accese la lampadina. Avrei realizzato qualcosa che avrei voluto avere io da studente. Un libro che non fosse tecnico (sinceramente adoro i libri della Maestra Banti e li ho tutti, ma credo siano un po’ difficili per un neofita) e che presentasse la storia e la caratteristica di diverse scuole. Non un libro autoreferenziale, ma di comunicazione vera. Prima di tutto domandai ad amici ed esperti se volessero essere della partita e il mio grazie va a loro che dissero subito di sì: Romilda Iovacchini, Regi Bockhorni e Ingrid Galvagni. Poi si decise per il formato ebook. Non esistevano libri sulle scuole in questo formato che è accessibile a tutti ovunque e senza bisogno di spese di spedizione e di attesa dell’arrivo del pacco. Sarebbe stato bilingue (italiano e inglese) e Silvia Barucci avrebbe creato tutto dalla copertina all’editing. Un dono prezioso per la copertina il disegno di Shoko Okumura. E finalmente anche la Sogetsu compare in un libro in lingua italiana. Direi un bel modo di finire un anno orrendo che però ci ha visti fare sempre molta attività. Perché a noi l’ikebana ci dà davvero gioia.

Concentus Study Group

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Recentemente abbiamo ricevuto questo invito che abbiamo subito rivolto alle allieve e maestre del nostro gruppo. Il Concentus Study Group, e lo dico con estremo orgoglio, non si è MAI fermato quest’anno realizzando lezioni online o creando anche delle sfide (come utilizzare i materiali vegetali che avevamo a portata di mano durante la quarantena) al nostro gruppo di lavoro o partecipando ad esposizioni virtuali internazionali. Un poco ci piace rimanere sempre attivi (anche perché se studi un’arte non puoi eseguirla ad ogni morte di papa e basta soprattutto se hai allievi); inoltre essendo un gruppo ufficiale della Sogetsu ci teniamo ad essere sempre sul pezzo.

Per la precisione il nostro gruppo ha attività a Roma e in Toscana, ma avendo allieve e maestre da tutta Italia (e non solo) l’area di attività tende ad allargarsi. Ufficialmente la sede però è a Roma. A Roma ci sono due Study group ufficiali della Sogetsu e come tale riconosciuti. L’Artikebana Ranson Study Group (che fu creato da Lina Alicino sensei) che attualmente dirige Maria Domenica Castrì che vive a Caserta e il Concentus Study Group tenuto da noi.

Abbiamo chiesto, quindi, alle allieve che potevano essere presenti di partecipare. La data di scadenza è fissata per il prossimo 30 settembre ed alcuni ikebana (come quello della Maestra Patrizia Ferrari di Merano) devono essere ancora pubblicati per cui questo articolo sarà prossimamente aggiornato ed arricchito.

Ci tengo personalmente a ringraziare Fiammetta Martegani perché nella sua zona (Tel Aviv) non è facile in questo momento reperire materiale e, nonostante questo lei si industri al meglio, e Neicla Campi a cui, con soddisfazione, non abbiamo fatto nessuna correzione inerente il lavoro proposto per questa occasione. Non è facile correggere mantenendo l’idea e lo stile di un allievo. Spesso si intuisce se la mano del maestro è stata leggera o totale trasformando un lavoro secondo i propri gusti personali. Un po’ come quando vedi degli ikebana attribuiti a dei bambini e sai bene che un bambino di età inferiore ai dieci anni non potrebbe mai concepire quella tipologia di ikebana.

Ma ecco la galleria dei nostri lavori a cui, come già detto, aggiungerò quelli mancanti. Potevamo mandare fino a 3 ikebana a testa e ho chiesto a tutti di idearne di nuovi. Trovo sempre piuttosto brutto (e inutile) per iniziative come questa (per non parlare di foto per libri) riciclare cose già fatte come se non avessimo idee a sufficienza.

My Inspiration:
The end of Summer. Among the dry branches of broom, burnt by the summer sun, the flowers return before the arrival of winter.

Arrangement by: Silvia Barucci, Italy
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Garofano, hibiscus, astrantia and ginestra branches
Vessel: Ceramic Vase.
My Inspiration:
A modern arrangement with a quirky container and with disassembled and reassembled material (Physalis Alkechengi and Dahlia) showing a strong contrast of shapes and colour with the container.

Arrangement by: Lucio Farinelli, Italy
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Dahlia and alchechengi
Vessel: Handcrafted vase
My Inspiration:
What if we invented ikebana? What if ikebana was invented on the Mediterranean sea? What Greeks, Romans, Etrurians would have made? I used a vase which is a reproduction of an old vase with materials that are original from the Mediterranean sea. Pistacia lentiscus (mastic) and Matricaria Chamomilla are from here and they can be found easily in Southern Europe.

Arrangement by: Lucio Farinelli
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Pistacia lentiscus (mastic) and Matricaria Chamomilla
Vessel: Handcrafted vase
My Inspiration:
Leftovers: we should never discard leftovers. We should never throw
them away, just wait for the right moment and for the right idea. I had
these Strelitzia flowers and this Limonium, then I noticed that dry
lotus leaf I had on the shelf and the idea arrived. Strelitzia,
Limonium, Dry lotus leaf

Arrangement by: Lucio Farinelli, Italy
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Strelitzia, limonium, dried lotus leaf
Vessel: Ceramic vase by Sebastiano Allegrini
My inspiration:
The reeds of Arundo line the road, the peaks are moved by the wind. I was very stimulated and made an arrangement in a glass vase that remembers their movement.

Arrangement by: Ilaria Mibelli, Toscana, Italy
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower Materials: Arando and anthurium
Vessel: Glass vase
My Inspiration:
We will remember 2020 in a negative as well as a positive way. If we have suffered a lot, it is also true that we have invented new solutions to be able to move forward also thanks to the technologies we have at our disposal. My work wants to be a symbol of joy and rebirth through the use of bleached palms that can look like a flower and the strelitzia that, with the colors of autumn, arise from them. For this composition, I used a ceramic vase I made myself.

Arrangement by: Luca Ramacciotti, Italy
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Bleached palm and strelitzia
Vessel: Self-Made ceramic vase
My Inspiration:
This handcrafted vase was given to me by Maestro Lucio Farinelli after his trip to Puglia. The particular sea urchin shape inspired me for a vertical work that would give light and joy. I chose the dahlias because the color and shape are reminiscent of those of the vase and I put some purple tips to enliven everything.

Arrangement by: Luca Ramacciotti
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Dahlia and limonium
Vessel: Handcrafted vase from Maestro Lucio Farinelli
My Inspiration:
Chestnuts dancing with dahlias. Not yet autumn, no more summer.

Arrangement by: Neicla Campi, Italy
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower Materials: Castaneda Sativa, dahlia
Vessel: Ceramic vase
My Inspiration:
Since I live in Israel, and this time of the year is the Jewish New Year, I wanted to use the typical elements of this holiday: pomegranates, which bring good luck and prosperity and roses, a typical Middle Easter flower, to celebrate the beauty of a new year starting. The vase I used is made by the Israeli local artist Merav Waldman who made it under my supervision to emphasize the “wabi-sabi” naturalness typical of the Nageire Style.

Arrangement by: Fiammetta Martegani, Israel
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Pomegranates, roses
Vessel: Ceramic vase by Israeli local artist Merav Waldman
My Inspiration:
I live in Tel Aviv, a very unique town for the amount of public and private gardens that make this city a very “green” one. I got the bitter oranges from my neighbors and the Aster from the local flower market which is literally 200 meters from my house. I consider them part of my family since the neighbor where I live is one of the oldest in Tel Aviv and we will all feel like part of a big family, where we can share flowers and products coming from our own backyard.
The vase I used is the same one made by the Israeli local artist Merav Waldman who made it under my supervision to emphasize the “wabi-sabi” naturalness typical of the Nageire Style.

Arrangement by: Fiammetta Martegani, Israel
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Bitter oranges and aster
Vessel: Ceramic vase by Israeli local artist Merav Waldman Mostra meno
My Inspiration:
I made this composition with all material that I got from different friends (coming from different countries) including the vase, which was found in the Flea Market of Jaffa, one of the oldest towns in Israel and the Middle East. To me, this composition represents the very unique value of friendship and how Ikebana can be a bridge between cultures and countries.
As much I live in Israel, I am originally Italian and I belong to the Ikebana Sogetsu Concentus (Italy), under the supervision of Master Lucio Farinelli and Luca Ramacciotti.

Arrangement by: Fiammetta Martegani, Israel
Name of School: Sogetsu-Ryu
Flower materials: Anthurium, Craspedia
Vessel: Ceramic Vase

Concentus Study Group

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Di recente ho letto questo bellisismo libro (traduzione di Laura Testaverde) che, per chi studia un’arte orientale, è sicuramente fonte di molte riflessioni.

L’autrice parla della sua esperienza nello studio della cerimonia del tè attraverso XV capitoli che sono tappe, riflessioni, esperienze. Sinceramente il libro mi aveva già conquistato nell’introduzione sia per la poesia delle immagini evocate sia per i riferimenti al mondo della natura e delle sue stagioni.

Proseguendo nella lettura mi sono accorto dei numerosi paralleli con il mondo dell’ikebana e spiego il motivo.

La protagonista inizia quasi per curiosità, a differenza di altre personaggi del racconto, lo studio e pur esercitandosi per numerosi anni si accorge che l’essenza di quell’arte le sfugge (bellisismo il paragone tra una casa ammobiliata, ma senza le pareti).

Non comprende come mai la sua maestra le dica di compiere determinati movimenti semplicemente perché quella è la forma corretta oppure che le chieda di vedere ciò che non è in superficie stando presente in quell’attimo con l’anima.

Sono tutti step che un allievo affronta durante il percorso di studio dell’ikebana. Le frustrazioni nel non comprendere certe misurazioni, abbinamenti o perché quella dimensione sia giusta rispetto ad un’altra o perché qualcosa sia armonico rispetto ad altro.

Un passaggio significativo recita così: – Imparare vuol dire mostrarsi all’altro come uno zero che non sa nulla. E invece, quante cose che mi erano di ostacolo avevo portato con me! In cuor mio, mi ero sentita in qualche modo superiore: “Sono cose facili!”, “Io ci riesco!” Che presuntuosa che ero! Quello stupido orgoglio è solo un fardello che ti ostacola. Bisogna gettarlo via, e svuotarsi completamente. Se non sei completamente vuoto non può entrarci niente.

In fin dei conti cosa ci vorrà mai a preparare una tazza di tè o a realizzare una composizione di fiori?

Semplicemente umiltà,tenacia ed intelligenza. Il percorso che compie la protagonista del libro.

E se seguiremo questi percorsi con anima, cuore e davvera voglia di imparare improvvisamente arriverà un click in noi e tutti quei passaggi, quelle tecniche, quegli insegnamenti che ci parevano forzati o inutili si allineeranno come tanti segmenti in fila e allora vedremo il disegno nella sua interezza.

E non ci sarà sentimento che ci renderà più felici.

Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Maria A. Listur smaltato da Luca Ramacciotti

Concentus Study Group

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Ciò che amo del mondo dell’ikebana è che ti permette di entrare in contatto con altre discipline o, come in questo caso, incontrare un’allieva (Neicla Campi di Ivrea) e… trovare un ceramista. Ma lasciamo a Salvatore Coi la parola.

Molte cose ti capitano per caso.
Ti può capitare di avere una moglie appassionata di ikebana e, se stravedi per lei, ti capita di pensare a come risolvere un problema non da poco: metterle a disposizione i vasi adatti per coltivare la sua passione.
Così ho iniziato a fare il vasaio. All’età di 64 anni mi sono guardato intorno e mi sono detto “non dovrei avere problemi a trovare chi mi può insegnare, vivo vicino a Castellamonte, città di antica tradizione ceramica”.
Appresi i primi rudimenti di manipolazione ho capito che dovevo trovare la mia strada da solo. Non ero interessato alla maiolica. Ero più attratto dal RAKU e dalla sperimentazione degli smalti ad alta temperatura.
Ho così scoperto i grandi ceramisti giapponesi (Shoji Hamada), francesi (Daniel de Montmollin) e inglesi (Bernard Leach). Grazie a loro ho appreso, da autodidatta, il senso estetico e il rigore metodologico di un’arte tra le più nobili e ricche di umanità.

Con delusione ho preso atto che in Italia non c’è traccia delle grandi scuole di ceramica, anche a livello universitario, presenti in Francia, Gran Bretagna, Australia e USA. Ma così è. La cultura ceramica artigiana in Italia non gode di grande attenzione a livello istituzionale ed è delegata a poche, apprezzabili, botteghe artigiane.
Durante le mie escursioni in montagna e i miei viaggi in giro per il mondo ho iniziato a raccogliere terre e minerali. Ho iniziato a preparare le ceneri e a calcinare ossa per dare vita ai miei smalti. Con un solo scopo: liberare l’energia e la grande bellezza di materiali poveri e trascurati, eppure così preziosi.

La formulazione degli smalti è ad alto tasso di imprevisti: ho studiato chimica, fisica e mineralogia per conoscere la composizione dei minerali che adopero ma il margine di incertezza con le materie grezze è sempre elevato. Questa però è una parte affascinante del mestiere.
Per non andare troppo al buio adotto il metodo della griglia (grid method) inventato da Ian Currie, un grande ceramista australiano. Mescolo i materiali grezzi con percentuali variabili di silice e allumina su una piastrella che contiene 35 caselle. Lo studio dei risultati mi fornisce le ricette più interessanti per lo smalto dei miei vasi.

Il mio è un mestiere d’alchimista, ma non cerco la formula per fabbricare l’oro, cerco una materia molto più preziosa: l’emozione di un colore, di una texture, di una superficie inaspettata e unica.

A suggello delle parole di Tore e dei bellissimi ikebana di Neicla metto un mio ikebana fatto nel vaso realizzato da questo appassionato e bravissimo ceramista il cui laboratorio è tanto perfetto, pulito quanto incredibile per il materiale che sta raccogliendo di argille e minerali. Persone come Tore e Neicla è una fortuna averli nel proprio gruppo.

Concentus Study Group

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Ideazione e realizzazione di Silvia Barucci

La grossa novità dell’autunno italiano della Sogetsu è la partenza di un corso di ikebana nella città di Firenze guidato da Silvia Barucci e Ilaria Mibelli. Dopo il corso tenuto dal sottoscritto anni fa a Livorno, torna l’ikebana Sogetsu condotta da maestre appartenenti ad un gruppo ufficiale e riconosciuto dalla scuola e che terranno un corso canonico. Silvia (che ha vinto due premi al concorso internazionale Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition) e Ilaria sono due maestre da sempre molto attive nel nostro gruppo e che hanno partecipato ad ogni iniziativa (lezioni, dimostrazioni, mostre o workshop). Per loro lo studio dell’ikebana è sempre stato molto serio e coscienzioso e non un passatempo o qualcosa per potersi mettere in mostra. Siamo felici di questo loro successo.

Abbiamo sempre spronato ogni nostra allieve a darsi da fare durante e dopo il percorso di studio iniziale documentando il tutto sia sul nostro sito sia sulla nostra pagina Facebook l’attività del gruppo per evitare (come vedo fare) che nelle occasioni importanti compaiano misteriosi allievi spuntati dal nulla come funghi e presenti solo in alcune occasioni. Un gruppo è costituito da ogni singolo partecipante che deve sempre essere messo in risalto non solo quando vogliamo metterci in esposizione per far sapere che siamo vivi.

Ideazione e realizzazione di Silvia Barucci

E anche noi da Roma ripartiamo, anzi per la precisione non ci siamo mai fermati. Siamo stati l’UNICO gruppo in Italia che ha continuato a fare iniziative online sia durante la quarantena sia dopo. Siamo riusciti a portare a termine il corso dello scorso anno alternando lezioni de visu a lezioni online per chi viene da altre parti d’Italia o

dall’estero (e non solo Europa!). Già iniziamo ad avere un gruppo nutrito di persone che dall’estero ci chiedono lezioni e, al momento, purtroppo, è solo possibile farle online. Non è una metodologia che io ami molto perché, secondo me, il rapporto tra allievo e insegnante non può essere solo virtuale e inoltre è l’allievo che deve reperire il materiale e spesso su questo ci possono essere delel problematiche. Per cercare di minimizzare il distacco durante le lezioni via Zoom scattiamo foto (al video) dell’ikebana che l’allievo sta realizzando e sopra ci facciamo delle correzioni. Inoltre chiediamo all’allievo di fare dei video a 360° proprio per poter correggere bene il lavoro. Tutto questo nell’attesa di reincontrarci presto dal vivo seguendo tutte le norme relative alla sanificazione e alla sicurezza.

Per essere più in tema possibile io mi sono attrezzato anche con una mascherina ideata e realizzata da Simone Guidarelli.

Foto di Lorenzo Montanelli

Concentus Study Group

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