Skip to content

Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Tag Archives: Suiban

Quando per il portale dasapere.it lessi il libro di Luigi Gatti “Il cammino del Giappone” mai mi sarei aspettato gli eventi culturali che da ciò sarebbero scaturiti.

A novembre infatti Gatti mi propose un’idea che accolsi immediatamente. Un ciclo di tre conferenze online della durata di un’ora (a basso costo per gli iscritti) con al termine discussione e confronto di opinioni. Un’idea che si è rivelata vincente e che è piaciuta molto ai partecipanti e che ha tracciato, a quanto pare, un’idea da seguire. Dopo le conferenze del 6 e 20 dicembre e del 10 gennaio su richiesta degli iscritti ne sono state messe altre due in cantiere. Questo a me ha fatto molto piacere perché premia non solo la preparazione di Gatti, ma la sua passione e la sua grande capacità di divulgazione.

Il tema è stato proposto da una delle iscritte ed accettato subito da tutti perché ricco davvero di possibili sfumature di studio.

Due piccole premesse.

Fin da piccolo subivo piacevolmente il gusto dell’attesa. Da me a Lido di Camaiore c’era la Festa della Fragola quando era la loro stagione, si ringraziava per i primi frutti estivi e da ragazzini si andava in pineta per raccogliere i pinoli (era più le volte che con i sassi mi schiacciavo le dita che quelle in cui rompevo il guscio dei pinoli, ma questa è un’altra storia). Si andava in base alla stagionalità, alle primizie. Il tempo e le stagioni ci scandivano la vita.

Alle medie incontrai la poesia di Ungaretti e ne rimasi affascinato. Poche parole, immagini che vibravano di mille altre, mai la poesia era così facile da percepire, ma su cui si doveva riflettere a lungo. Molti anni più tardi, complice la lettura del libro “Il vuoto e la bellezza. Da Van Gogh a Rilke. Come l’Occidente incontrò il Giappone” avrei fatto le somme e capito quanto ancora una volta la vita mi avesse fatto chiudere un cerchio.

Questo per far capire come possa personalmente affascinarmi il concetto di stagionalità contro il “tutto e subito” imperante oggi e questi componimenti poetici del Giappone che tanto hanno influenzato anche la nostra letteratura. O come diceva Gatti nella precedente conferenza di come negli Haiku sia bello ciò che non viene detto, ma suggerito e che sarà completato dal nostro ragionamento e/o dal nostro stato d’animo.

Sono sicuro che queste due conferenze saranno ancora ricche di fascino e cultura e ringrazio Gatti per averci coinvolto in questa prestigiosa iniziativa, la bravissima grafica Silvia Barucci per aver creato le stupende locandine e il fotografo Andrea Lippi per averci permesso di utilizzare le sue spettacolari fotografie.

Gatti organizza anche un approccio alla lingua giapponese sempre attraverso il suo metodo che, nelle conferenze di cui sopra, ha convinto tutti i partecipanti perché ci ha permesso di memorizzare molte parole e concetti della lingua giapponese.

per chi fosse interessato al corso con inizio 3 febbraio ore 20.30 può chiedere direttamente informazioni a luigigtt@gmail.com

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Con la scuola Sogetsu abbiamo, per i contenitori, molteplici possibilità di materiali dalla ceramica al vetro al ferro alla plastica alla carta (ovviamente con dentro qualcosa che possa contenere liquidi perché se non si usa solo materiale secco è impensabile un ikebana senza acqua). Nessun freno alla creatività in questo settore (ovviamente sempre coi limiti del buongusto e dell’intelligenza), ma è innegabile che il rapporto emotivo tra ceramica e ikebana sia notevole.

Come non pensare ai vasi realizzati dai nostri Iemoto? Contenitori figli della loro epoca o, in alcuni casi, anticipatori di gusti futuri.

Per questo motivo ho sempre spronato le mie allieve a studiare anche l’arte della ceramica perché un maestro Sogetsu dovrebbe saper fare i propri contenitori con questo materiale oppure almeno provarci. Se non tentiamo di realizzare dei vasi non capiremo mai bene, in maniera approfondita, il rapporto che essi instaurano con il materiale vegetale.

Negli anni qui ho ospitato l’intervento di alcuni ceramisti quali Luca Pedone, Akira Satake, Inger Tibler, Alexander Evans o Tore Coi come ho mostrato ikebana realizzati in vasi di artisti quali Susy Pugliese, Cer, Sabine Turpeinen o Sara Kirschen e fondato un gruppo su Facebook proprio per mettere in contatto e relazione ceramisti ed ikebanisti di tutto il mondo. E’ innegabile, però, che il rapporto maggiore lo abbia avuto con quello che è stato (il verbo al passato è da intendersi nel senso per poco tempo causa mio lavoro e pandemia, ma spero di tornare presto a studiare questa arte) il mio maestro ovvero Sebastiano Allegrini di Pots.

Il suo stile ceramistico (dati anche i suoi studi e il suo percorso) è perfetto per la nostra scuola e per questo motivo ci siamo sempre affiancati a lui fin dal dicembre del 2012. A parlarci di lui fu la maestra Romilda Iovacchini della scuola Ohara e con Sebastiano (e successivamente con sua moglie Angelica Mariani) abbiamo subito stretto un forte rapporto di collaborazione che ha portato a realizzare 3 workshop di ceramica con lui, uno di raku oltre al fatto di aver fatto sì che fosse conosciuto dai ceramisti di tutta Europa sia attraverso le nostre foto sia con la sua presenza ai workshop da noi realizzati dove ha sempre fornito i vasi da utilizzare (non amiamo che chi partecipa ai nostri workshop si debba portare i vasi da casa e questo lo abbiamo imparato dagli amici olandesi). Non ci siamo limitati a comperare dei vasi, ma abbiamo proprio avviato una vera e propria collaborazione che è durata negli anni inviando da lui anche le nostre allieve per la realizzazione dei vasi e, come dicevo prima, il poco che so fare in ceramica è merito di questo laboratorio romano.

E’ interessante il confronto tra chi crea con la ceramica e chi con i fiori perché un conto è comprare un vaso che ben si adatti alle nostre composizioni ed un altro crearlo con un apposito scopo per cui progettarne la forma e la smaltatura. Infatti capisco bene collaborazioni come quella di Luca Pedone con la scuola Ohara o i workshop tenuti da Inger Tibler ad altre studiose della Sogetsu o di Tore Coi con la moglie Neicla Campi e per esteso a noi ora. E’ davvero un rapporto che arricchisce un maestro di ikebana. Ovviamente non è indispensabile allo studio dell’arte dell’ikebana, ma dona una marcia in più soprattutto se fatto con persone che studiano professionalmente la ceramica o che da anni portano avanti lo studio di entrambe le arti.

Un’ultima riflessione. Non faccio bonsai, ma vorrei segnalare i lavori dell’amico Tiberio Gracco perché credo che chi studia o è appassionato di ikebana o di ceramica debba ricrearsi gli occhi con i suoi stupendi manufatti.

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Ieri sera si sarebbe dovuta tenere l’aultima conferenza del ciclo ideato da Luigi Gatti sul significato semantico dei caratteri. Il condizionale è d’obbligo perché in realtà non sarà l’ultima. L’entusiasmo e le proposte dei partecipanti (quasi 30 persone tra appassionati, ikebanisti ed esperti del settore) ci spingono a proseguire.

Un’iniziativa che non si era mai svolta in italia per ciò che concerne il mondo dell’ikebana e penso sia stata apprezzata l’idea di Gatti dato che stanno spuntando già degli epigoni. Ampliare il concetto di cultura è per noi molto importante e per questo motivo abbiamo scelto un giorno (la domenica quando le persone non sono impegnate con il lavoro solitamente), un orario (dalle 20.00 alle ore 21.00) ed un costo contenuto (per quanto le professionalità e la preparazione sia giusto ricompensarle siamo sempre online e non si possono richiedere cifre alte agli utenti né sconti per i gruppi personalizzati). Inoltre le conferenze vengono registrate per cui agli iscritti resta il materiale didattico. Mi fa piacere che abbiano partecipato anche rappresentanti delle scuola Ohara e Wafu perché se si studia un’arte non possiamo avere steccati mentali con il vicino. Non possiamo sempre e solo coltivare il proprio giardino. Sarebbe sterile. Inoltre ognuno ha il proprio cammino ed esperienza, per cui è sempre importante il confronto. Confrontarsi è crescita.

Per la terza conferenza un concetto bellissimo esplicato anche attraverso le foto di Andrea Lippi che il maestro Gatti ha utilizzato durante la conferenza oltre a quelle di paesaggi del Giappone o di ikebana.

Sinceramente attraverso il metodo di Gatti sono riuscito a memorizzare (finalmente!!!) degli ideogrammi, ma soprattutto al significato delle parole usate in ikebana (o a essa correlate) ho potuto dare un maggior significato, ora i concetti sono più chiari ed approfonditi. Tutto è come se finalmente lo vedessi in una nuova luce. Prima era tutto…. Komorebi (木漏れ日)

Ma quale è questo concetto esplicato nell’ultima lezione? E’ difficile da spiegarsi in due parole come tutti i termini giapponesi che hanno diverse sfumature, si diramano come fiumi secondari. Eleganza, gusto e raffinatezza sono i significati principali di Fūryū e si declinano nei fiori, nella pioggia (anzi nelle varie tipologie di piogge), nei Karesansui, nel wabi, in tutte quelle sensazioni che porteranno eleganza, gusto e raffinatezza nella nostra anima.

Grazie ancora a Gatti per la poesia e la professionalità con cui ci insegna e…. a presto per notizie sulla nuova conferenza.

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Prima di lasciare la parola all’ospite di questo post ci tengo personalmente a ringraziarlo. Infatti per la locandina (realizzata da Silvia Barucci) della III Conferenza tenuta da Luigi Gatti scrittore, viaggiatore ed esperto di cultura giapponese ci siamo potuti avvalere di una sua fotografia,

Ho pertanto chiesto ad Andrea Lippi (questo il nome del fotografo) un suo contributo e lui mi ha mandato il testo (anche il titolo di questo post è suo) e le foto che seguono.

Per chi mi conosce sa quanto sia importante per me non parlare solo di ikebana tout court, ma di inserirla in un contesto culturale più ampio per cui ringrazio il signor Lippi per averci onorati con questo suo lavoro.

“Ricordo spesso quella mostra, alcuni anni fa a Firenze: in una sala, nell’oscurità, erano esposti alcuni lavori di Mark Rothko, grandi macchie di colore ben illuminante nella penombra dell’allestimento. Mi avvicinai ad una tela ed iniziai a fissarla ed a provare, minuto dopo minuto, un senso di distacco dallo spazio in cui ero e di contemporanea e completa attrazione verso l’opera. Con l’immaginazione trovai una nuova e inaspettata profondità nel dipinto, e fu allora che quelle macchie di colore diventarono qualcosa di meno astratto: forse un campo di grano ed un cielo? forse quello stacco sfumato tra le due campiture poteva essere la foschia all’orizzonte? Compresi che quelle due grandi campiture di colore potevano trasportare lo spettatore verso nuovi e sconosciuti livelli di profondità e che quella visione si era fatta immagine in quel momento, in quella sala e che forse, il giorno dopo ne avrei avuta un’altra o forse nessuna.

Questa sensazione, di nulla che si fa sostanza, mi è tipica in molti contesti che hanno a che fare con il Giappone. Ad esempio, davanti ai paraventi di Tōhaku Hasegawa mi perdo ad interrogarmi su cosa si celi dietro a quelle nebbie. La mano del pittore disegna il pieno per rappresentare il vuoto, dona allo spettatore, la possibilità di andare oltre al visibile e la sensazione di aver afferrato una figura o un simbolo, in questa ostentata necessità che ogni volta abbiamo, di dover “riempire”, trovare le parole, dare un significato.

Nella casa tradizionale giapponese ci si può trovare smarriti: dove sono le pareti? Dove sono gli oggetti? Lo spazio in cui sono stato seduto ieri adesso non c’è più… Nell’architettura “shinden-zukuri”, originaria del periodo Heian, le pareti scorrevoli cambiano l’organizzazione della casa e si aprono verso il giardino fondendo e confondendo l’interno con l’esterno, il finito con l’infinito.

Nello haiku il significato, a discapito del significante, apre alla mente orizzonti lontani e diversi, crea suoni, ci trasporta da una stagione all’altra e come riesce in questo? Forse descrivendo minuziosamente una certa situazione? No, al contrario, uno Haiku lascia una sensazione di sospensione, che può farsi immagine nella nostra mente o rimanere tale come auspica Barthes:

“…le vie dell’interpretazione non possono che sciupare lo haiku: perché il lavoro di lettura che vi è connesso è quello di sospendere il linguaggio, non di provocarlo…”

Potremmo continuare per ore a parlare e meravigliarci su come il concetto del vuoto sia al centro della cultura giapponese e, in modo più ampio, nella cultura orientale. Molti degli esempi citati hanno in comune concetti come asimmetria e armonia che combinati insieme danno vita alla composizione ritmica che distribuisce pesi e misure, che crea musicalità.

Nell’ ikebana, ad esempio, proprio l’armonia si nutre del vuoto affinché essa sia percepibile. Le mani dell’artista, come se tenessero un pennello per disegnare un ideogramma, liberano dal superfluo, accostano e allontanano, partendo dallo spazio vuoto e creando grazie ad esso.

Credo sia stimolante perdersi in queste sensazioni e credo che lo sia ieri come oggi, in quanto si tratta di argomenti senza tempo. In fotografia ad esempio potremmo citare Hiroshi Sugimoto e il suo progetto “Seascapes”: fotografie di paesaggi di mare e cielo, senza persone, senza barche, natanti o altro, solo mare e cielo che si incontrano inevitabilmente su una linea a volte netta a volte sfocata. Scene vuote, molto simili tra loro ma l’artista sente la necessità di scrivere il luogo dello scatto come a volerne richiamare l’identità anche se non riscontrabile, come a ricordare che quello che apparentemente ci sembra uguale in realtà può non esserlo. In questa incertezza di base, l’occhio dell’osservatore si perde nelle mille onde del mare che ricordano il tempo che passa e che non può essere arrestato, proprio come l’acqua, proprio come il concetto di “mono no aware”, una frase giapponese che richiama la struggente e nostalgica sensazione di consapevolezza che tutto non può essere per sempre. Una sensazione che descrive bene Yoshida Kenkō, scrittore giapponese vissuto tra il XIII e XIV secolo, in questo brano:

Se l’uomo non svanisse come le rugiade di Adashino, se non si dileguasse come il fumo sopra Toribeyama, ma rimanesse per sempre nel mondo, a che punto le cose perderebbero il loro potere di commuoverci

Lo spettatore della foto di Sugimoto indaga costantemente l’immagine alla ricerca di un soggetto riconoscibile oltre al mare e il cielo: che sia una barca, una persona o la linea di terra, nella necessità, ancora una volta, di dover trasformare l’immaginazione in immagine vivida.

In fotografia da anni ormai cerco di dare forma al vuoto: che sia un paesaggio, la fitta pioggia tra i palazzi di una città o il volto di una persona. Vorrei che le mie foto fossero inconsapevoli contenitori di immagini più che immagini loro stesse e so che il Giappone può aiutarmi in questa impresa”.

Il lago Ashinoko nei pressi di Hakone, come nello Haiku di Basho:
Fitta nebbia:
invisibile, e pur suggestivo
il Fuji oggi.
Diario di viaggio sotto la pioggia e il vento (1684-85), Matsuo Basho
Shirakawa-go nella neve di Marzo, Giappone 2018 (Andrea Lippi)
Pioggia luminosa nel quartiere di Gion a Kyoto ed uno shafu in attesa di riprendere il suo cammino. (Andrea Lippi)
Nebbie estive sopra il ponte di Amanohashidate, Giappone 2016 (Andrea Lippi)

Andrea Lippi nasce in Toscana. Si avvicina alla fotografia grazie alla macchina del padre per poi occuparsene con continuità dall’età di 23 anni, realizzando una camera oscura e iniziando a stampare in proprio le sue foto.

Dal 2003, anno in cui fonda con alcuni amici il gruppo BoulevardUtopie che si occuperà di foto e video, inizia a ideare alcuni progetti fotografici, tra i quali “Ioedio”, “Presenze”, “People Met” e “Floating lights”. Dal 2008 avvia la collaborazione come video-maker e artista di scenografie digitali con alcune compagnie teatrali. Nel 2010 entra a far parte del collettivo Playsomenting creando immagini, foto e video in performance audiovisive presentate a Firenze, Milano, Roma e Mosca.

Dopo diversi viaggi in Europa e a New York, nel 2014 si reca in oriente dove, negli anni successivi, viaggerà in Cina, Vietnam e Honk Kong. Nel 2015 viaggia per la prima volta in Giappone, facendovi ritorno nel 2016, 2018 e 2019. Nel 2017 prende forma il progetto “Lights of Japan” con l’uscita del libro omonimo con la prefazione di Noriyuki Kai (Ibaraki University of Mito) e Midori Sewake. Dallo steso anno iniziano le prime mostre fotografiche del progetto e le artecipazioni a conferenze, convegni e presentazioni in tutta Italia. Dal 2018 inizia ad esporre le proprie foto in Giappone, prima ad Osaka e poi a Mito con il patrocinio dell’istituto italiano di cultura di Tokyo. Le mostre continueranno a Miyazu-Amanohaschidate (2018) e a Obu-Nagoya (2020). Le foto di Andrea continuano a viaggiare in Giappone ancora oggi.

Contatti:

www.andrealippi.it

info@andrealippi.it

instagram: andrealippi_fotografia

Grazie ancora al sig. Lippi per questo suo prezioso contributo che so quanto possa stimolare l’approfondimento culturale del Giappone da parte del sottoscritto e del suo gruppo e di tutti coloro che non limitano lo studio dell’ikebana ad una semplice realizzazione di composizioni floreali.

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Se ogni anno speriamo che il prossimo sia migliore (pare il genere umano sia perennemente insoddisfatto) è fuor di dubbio che quest’anno tale sentimento avesse radici realistiche. Non possiamo pretendere miracoli dal 2021 perché probabilmente sarà un anno di “transizione”, ma magari torneremo a vivere con meno terrore.

Nel frattempo festeggiamo la speranza e io lo faccio in primis con questa bella foto di gruppo.

Ieri con le nostre allieve (anche quelle che vivono all’estero) abbiamo organizzato un tè virtuale. Purtroppo alcune non hanno potuto partecipare per impegni familiari, ma come si vede dalla foto eravamo un bel gruppo. Tra risate, tè e dolci abbiamo parlato di progetti per esorcizzare ogni possibile impedimento. Se è vero, come scritto nel post precedente, che la nostra attività del gruppo non si è mai fermata un conto è fare le cose virtualmente e un’altra stare tutti assieme di persona.

Sempre per gli auguri pubblico l’ikebana realizzato per inizio anno da Silvia Barucci che non aveva potuto essere dei nostri per gli ikebana di Natale.

Come ho detto a Silvia, lei ha realizzato un vero e proprio fuoco di artificio in ikebana. Spesso purtroppo vedo online delle ricerche sullo stupore straniante ovvero volerlo fare strambo in nome di un freestyle fuori dagli schemi (che è in primis un rendere lecito qualsiasi cosa inoltre se si fa freestyle siamo già fuori dagli schemi è inutile premere sul pedale dell’acceleratore). Un po’ come se in un ikebana augurale mettessi che so delle spine che già sanno di Passione di Cristo, ma che erano proibite anche nei morimono tradizionali e infatti nel libro Ikebana “Inspired By Emotions” i materiali con spine erano tutti negli ikebana che parlavano di Paura.

Come insegna anche la Iemoto nel bellissimo video augurale che ha realizzato per gli auguri di inizio anno la semplicità (apparente) è sempre la strada migliore da ricercare.

Buon tutto.

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Ed eccoci al consueto riassunto annuale delle attività del nostro gruppo ufficiale della scuola Sogetsu in Italia. Devo dire che il consuntivo di questo anno mi fa particolarmente piacere perché, pur non avendo potuto fare conferenze, dimostrazioni, mostre o il workshop preventivato, siamo riusciti non solo a portare avanti le lezioni del corso, ma a svolgere attività online. Credo che questo sia l’amore per l’ikebana, il sentire la necessità di praticarla anche quando è impossibile.

Prima però di lasciarvi al riassuntone il sottoscritto e il M. Farinelli vi vogliono fare gli auguri alla loro maniera.

Ikebana di Lucio Farinelli – Vaso di Luca Pedone – Foto di Luca Ramacciotti
Ikebana e Foto di Luca Ramacciotti

FEBBRAIO

Il mese è cominciato con la vittoria di Silvia Barucci (I posto) e Deborah Gianola (II posto) al concorso internazionale della Sogetsu 8th Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition

ed è proseguito con l’inizio dei festeggiamenti virtuali per il compleanno della nostra Iemoto Akane Teshigahara.

Lanciamo anche il #concentusvirus ovvero una foto al giorno per dieci giorni taggando altri ikebanisti. Non avremmo mai immaginato il successo mondiale di questo gioco, ma nemmeno che in realtà, purtroppo, un altro virus meno divertente e più terrificante stava per colpire tutti noi.

MARZO

Facciamo lezione (senza sapere che sarebbe stata l’ultima per diversi mesi) e festeggiamo il diploma di Silvia Pescetelli. Il coronavirus è già nell’aria, ci sono i primi malati, ma nessuno immaginava cosa stesse per accadere. Per fortuna la lezione era sull’arte potendo usare i capolavori di due nostri allievi Massimo Alfaioli e Marco Scarici.

Il mese di marzo si segnala proprio per il brusco risveglio che tutto il mondo ha avuto a partire da noi italiani che siamo stati quelli maggiormente colpiti. Dalla Cina arriva il covid-19 e devasta sogni e vite. La scuola Ikenobo lancia l’hastag #ikebanaforpraying con l’invito a contrastare tanto dolore con la bellezza degli ikebana sperando che siano anche di buon auspicio. Siamo l’unico gruppo ufficiale della Soegstu italiana ad accogliere l’appello realizzando i lavori con quello che avevamo a disposizione in casa, in giardino o sui terrazzi perché la realtà allucinante della quarantena era appena iniziata.

Iniziano a salire vertiginosamente le cifre dei morti in Italia e poi nel mondo. Siamo chiusi in casa, lontani da amici e parenti, la paura regna sovrana e sembriamo catapultati in un film di fantascienza. Ci sono persone che incredibilmente non comprendono la portata di questa cosa e addirittura pensano ad un complotto arrivando poi, in seguito, anche a dubitare dei vaccini. Alla follia del virus si aggiunge la loro.

APRILE

Lo stato italiano lancia l’hastag ##distantimauniti con la speranza che le persone si facciano forza attraverso il volontariato e gli amici. Propongo un’idea alle mie allieve e loro, essendo folli quanto me, ovviamente accettano. Così con la morte nel cuore cerchiamo lo stesso di donare allegria, un sentimento che di certo non proviamo. Abbattersi in certi momenti è pure peggio per cui tra il serio e il faceto realizziamo delle foto che abbiano a che fare con l’ikebana.

Sì inizia a vedere alcuni spiragli di luce e determinate attività possono riaprire compreso il Mercato dei Fiori di Roma. Uno dei nostri fornitori passa da casa a portarci del materiale. Pare un segno del destino che siano rami di camelia, il fiore principe per la Sogetsu.

Purtroppo l’isolamento non è ancora terminato ed è sempre molto pericoloso muoversi coi mezzi pubblici per cui attraverseremo un periodo pasquale davvero agghiacciante. Con le nostre allieve però vogliamo fare una mostra virtuale di nostri lavori dedicati a questa festività per non demolizzarci, per continuare a praticare. Essendo parzialmente bloccati e, spesso impossibilitati ad acquistare materiale, decidiamo di fare i lavori, ancora una volta, con ciò che abbiamo a portata di mano. Devo dire che è stato un esercizio interessante doversi lambiccare il cervello e tentare di fare ikebana solo con ciò che i dintorni ristretti offrivano. La natura, nonostante o forse proprio in seguito alla nostra chiusura, stava attraversando la primavera e noi potevamo in qualche modo approfittarne. La fortuna che potendo fare ikebana con qualsiasi materiale siamo riusciti ad andare avanti.

Cristian Cavagna il patron del gruppo Adjumi (4830 iscritti) mi invita a tenere una conferenza online in diretta per parlare dell’arte dell’ikebana e il rapporto che si può avere con il mondo dei profumi attraverso il sentore dei fiori. Un’esperienza bellissima.

La nostra insegnante Mika Otani idea una live con collegamenti da tutto il mondo per parlare di ikebana e come stiamo vivendo questo periodo. Un pensiero prezioso di un’umanità ed empatia uniche. Per omaggiarla prepariamo anche degli ikebana da far vedere via webcam.

Noi iniziamo a tenere lezioni online per le allieve impossibilitate a muoversi sia perché abitano fuori di Roma o dall’Italia sia perché è sempre consigliato muoversi il meno possibile. La nostra attività didattica non si ferma.

Inizia la Maasaki Ozono Challenge. Questo giovanissimo artista giapponese idea una gara dove dobbiamo impilare artisticamente gli oggetti di uno stesso colore che abbiamo in casa. Un’idea notevole perché stimola la creatività e tutti possono farla. Dei gruppi ufficiali della Sogetsu in Italia siamo solo noi a rispondere all’appello.

Lo scrittore ed artista del carnevale Umberto Cinquini mi coinvolge in una sua live per parlare del mondo del mondo dell’ikebana all’interno del ciclo Buonanotte con Il Buffone (che trae spunto dal titolo del suo ultimo romanzo).

MAGGIO

Sempre a causa del parziale blocco a cui siamo sottoposti in Italia ideo un’altra iniziativa da fare online con le nostre allieve. Dopo che il Maestro Giuseppe Carta ha onorato il mio blog con un testo scritto appositamente da lui decidiamo di realizzare delle composizione ispirate alle sue magnifiche opere. Dato che il suo tema artistico sono i frutti e le verdure ancora una volta possiamo attingere da ciò che abbiamo in casa senza dover cercare del materiale appositamente andando a gabbare lo stato sociale in cui si vive. Per me è questo quello che potrei definire giocare fuori dagli schemi.

GIUGNO

Finalmente possiamo tornare a fare lezioni de visu anche se sempre un poco contingentati. Il Maestro Farinelli apre casa alle allieve (e pure le finestre), tolte le scarpe all’ingresso, mani disinfettate, mascherina e sanificazione della stanza dopo ogni lezione e il corso prosegue. Nessuna scusa è valida nel non fare ikebana per noi. Nemmeno questo maledetto virus. Intanto il sottoscritto, Anne Justo e Patrizia Ferrari partecipano ad un interessante corso ideato da Caterina Roncati che online ci spiega, dopo aver inviato appositi kit, i misteri dei profumi. I tre ikebana ideati da noi e dedicati alle Note di testa, cuore e fondo raccolgono molto successo all’interno del gruppo.

LUGLIO

La Sogetsu lancia il concorso #akane60ikebana. Per parteciparvi serve fare ikebana nei vasi di ferro ideati dalla scuola. Indovinate dei gruppi italiani della Sogetsu chi partecipa? E vinciamo pure due dei vasi messi in palio (Lucio Farinelli e Daniela Bongiorno).

Carlo Scafuri idea Takumi lifestyle il primo portale dedicata al mondo dell’ikebana e chiede al sottoscritto di rappresentare con articoli il mondo dell’ikebana. Articoli rivolti non agli addetti ai lavori, ma a persone che possono essere interessati alle discipline orientali. Accetto con piacere perché ne condivido lo spirito dato che in quarantena mi è venuta un’idea, ma di questo ne parliamo più sotto.

AGOSTO

Il mese purtroppo inizia male. Come se ci fosse bisogno di ulteriori dispiaceri in questo anno ci lascia il Maestro Mauro Graf della scuola Ohara. Persona preparata che rispondeva sempre alle mie mille domande e curiosità sulla storia e la cultura dell’ikebana. Per fortuna i suoi allievi mantengono online il suo preziosissimo sito.

Inoltre purtroppo sono cancellati definitivamente, dopo uno speranzoso rinvio, i festeggiamenti programmati per il compleanno della Iemoto. Ma noi le mandiamo ugualmente il nostro calore con quasi tutti i nostri allievi che le fanno gli auguri.

SETTEMBRE

Il Chapter di Singapore di Ikebana International ci invita alla mostra virtuale My Inspiration: Welcome Autum. Questa sarà una cosa caratteristica di questo anno. Le mostre online. Una bella e originale idea dato che dal vivo non è possibile farle come non si possono organizzare workshop. Un modo realmente bello per cercare di sentirsi ugualmente vicini. Ancora una volta siamo noi, come gruppo ufficiale della Sogetsu, a rappresentare l’Italia. Con mio piacere partecipa anche la nostra allieva che vive a Tel Aviv.

OTTOBRE

Devo dire che ottobre ci fa quasi sperare nel meglio. Ricominciano i corsi fisici a Roma (tranne per chi vive fuori città o all’estero per loro si continua online) e soprattutto Silvia Barucci e Ilaria Mibelli iniziano un corso a Firenze. Dopo il mio corso di anni fa a Livorno tornano due maestre di un gruppo ufficiale della Sogetsu ad insegnare ikebana nella mia regione. E lo fanno partendo con stile fin dalle mascherine divenute ormai un accessorio del nostro vestire.

Inoltre vicinciamo un premio alla nona edizione del concorso internazionale “The Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition”. Questa volta il concorso è durato davvero molti mesi proprio per stimolare la creatività di coloro che erano costretti in casa. Infatti per l’occasione aveva anche un tema: Ikebana at home! E la nostra allieva Rumiana Uzunova porta a casa il II premio.

Prima di lasciarvi alle foto di tutti gli ikebana con cui abbiamo partecipato ci tengo a fare un riassunto di questo prestigioso premio.

草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition (IV Edizione): Golden Moon Prize – Luca Ramacciotti

草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition (V Edizione) – 90 Anniversario: Magazine Prize – Silvia Barucci e Anne Justo

草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition (VIII Edizione): Golden Moon Prize – Silvia Barucci. Silver Moon Prize – Deborah Gianola

草月みんなのいけばな展 Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition (IX Edizione): Silver Moon Prize – Rumiana Uzunova

NOVEMBRE

In questo mese con Lucio Farinelli decidiamo di fare anche noi una piccola mostra online dei nostri lavori in modo da coinvolgere anche le allieve fuori sede e grazie a delle bellissime foto di paesaggi inviate a tutti da Patrizia Ferrari, Chiara Giani e Neicla Campi chiediamo loro di realizzare degli ikebana ispirati ad esse. Nasce l’esposizione online: Seasonal Plant Materials.

DICEMBRE

Dicembre inizia con una bellissima iniziativa che mi propone Luigi Gatti scrittore, viaggiatore ed esperto di cultura giapponese. Un ciclo di tre conferenze sul signifiato semantico, filosofico e culturale degli ideogrammi legati al mondo dell’ikebana. Il primo tema scelto da Gatti è Kadō 華道 ed io ho un tuffo al cuore (ma ne riparliamo tra qualche riga) e si fissa la data del 6 dicembre. Gatti terrà una conferenza via Zom e la registrerà in modo che gli interessati possano averla come materiale didattico o non perderla in caso di impegni (anche se al momento con il coprifuoco molti impegni purtroppo non ne abbiamo). Con gioia vedo iscriversi curiosi, esperti di Oriente e rappresentanti delle scuole Ohara e Wafu. Purtroppo della Sogetsu partecipa solo il mio gruppo. Evidentemente non c’è interesse di una crescita culturale (e di amicizia) da parte di altri.

Silvia Barucci realizza la locandina sia della prima conferenza, sia della II (stavolta il tema è Ma 間). In attesa della locandina per la terza conferenza (dobbiamo ancora decidere l’immagine) che si terrà il 10 gennaio intanto vi svelo il tema: Fūryū 風流. Delle serate davvero interessanti anche per i commenti e gli scambi di opinione post diretta. Che bello essere in tanti a condividere questo percorso in amicizia e senza barriere.

Ed eccoci all’argomento di cui accennavo sopra. Figlia della clausura l’idea mia di realizzare un libro di ikebana. In realtà sono anni che mi frullava in testa l’idea ed avevo scritto anche appunti che diedi da leggere ad una mia ex allieva che ora insegna per conto suo. Però non riuscivo mai a focalizzare bene il tema e come affrontarlo. Poi nei giorni di prigionia, come dicevo all’inizio, tra stare a fare le geremiadi e studiare e pensare ho preferito la seconda opzione, mi si accese la lampadina. Avrei realizzato qualcosa che avrei voluto avere io da studente. Un libro che non fosse tecnico (sinceramente adoro i libri della Maestra Banti e li ho tutti, ma credo siano un po’ difficili per un neofita) e che presentasse la storia e la caratteristica di diverse scuole. Non un libro autoreferenziale, ma di comunicazione vera. Prima di tutto domandai ad amici ed esperti se volessero essere della partita e il mio grazie va a loro che dissero subito di sì: Romilda Iovacchini, Regi Bockhorni e Ingrid Galvagni. Poi si decise per il formato ebook. Non esistevano libri sulle scuole in questo formato che è accessibile a tutti ovunque e senza bisogno di spese di spedizione e di attesa dell’arrivo del pacco. Sarebbe stato bilingue (italiano e inglese) e Silvia Barucci avrebbe creato tutto dalla copertina all’editing. Un dono prezioso per la copertina il disegno di Shoko Okumura. E finalmente anche la Sogetsu compare in un libro in lingua italiana. Direi un bel modo di finire un anno orrendo che però ci ha visti fare sempre molta attività. Perché a noi l’ikebana ci dà davvero gioia.

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

La nostra allieva Fiammetta Martegani, antropologa e curatrice al Museo Eretz  Israel di Tel Aviv, tempo fa mi parlò di un libro di ikebana che aveva trovato al Mercato delle pulci di Jaffo, la città vecchia di Tel Aviv. Ha rintracciato Ilan, il figlio della maestra di ikebana che aveva scritto il libro e mi ha inviato le impressioni che questa arte suscita in lei e il suo percorso svolto. Lascio a lei la parola e la ringrazio per questo prezioso ed emozionante contributo.

The most accurate translation of the Japanese word Ikebana is “the way of flowers”.

For every student, Ikebana is always the beginning of a journey, and not necessarily in Japan. I started my journey in Australia in 2006, where I spent six sabbatical months between the end of my MA and the beginning of my Ph.D in Anthropology. In Sydney, one of my flatmates used to practice Ikebana. Every week, she would bring home a beautiful “Japanese flower arrangement”, sparkling joy in the entire apartment.

As an Italian, arriving from the country of the Renaissance, I immediately recognized in this “flower composition” a piece of art, a “creation”.  Not surprisingly, the word “Ikebana” is combined with hana, “flower”, and ikeru, a verb that can be translated as “life”, “to live”, “to give birth”, “to create”. Hence, from this meaning, every artwork is also a creative act in itself. As an anthropologist, I immediately realized that I wanted to explore and dive much deeper into the world of Ikebana. 

Luckily, once I came back to Milan, my hometown, I found a Japanese Ikebana Sensei (“Master”), Keiko Ando Mei. She introduced me to the fascinating world of Ikebana, together with a deep study of the most celebrated Japanese poets: Basho, Kenko, Ryokan. According to Keiko, the best attitude to discover the “way of flowers” was through a literary journey. This was how I discovered Japan, many years before my first visit to the Land of the Rising Sun.

However, this was just the beginning of my journey because, three years later, my postdoctoral program brought me to Israel, where I have lived ever since. Once I arrived in Israel, I immediately looked for an Ikebana Master – her name was Erika Shomrony. In 1947, shortly after the end of World War II, she escaped to Israel from Austria. Erika passed away in 2018 at 100, still practicing Ikebana. She wrote the first, and so far the only, book in Hebrew about Ikebana, entitled “Arranging Flowers”, published in 1974. The book is a beautiful tribute to the Japanese art of flower arrangement with particular attention to Israeli nature and environment.

Following her passing, I approached the Japanese Embassy in Tel Aviv. This is when I discovered that I was currently the sole Ikebana expert in the country. Hence, the journey brought me to another level. I started to learn more about Japanese aesthetic and harmony in general as this is the very essence of Ikebana, a natural, asymmetrical, and humble flower arrangement, created to bring nature and harmony in your own home.

These are the three words that I always use to describe the feeling of practicing Ikebana: beauty, nature and harmony. This last word in particular, wa, in Japanese, is also a philosophy of life. Thus, once you discover the core principles of Ikebana’s aesthetic, you can easily apply it to every aspect of your life from home to family, as well as from your desktop to your entire company.

Practicing Ikebana daily is also a wonderful way to meditate and be more focused in every aspect of our lives, just as the Samurais used to do. As in every other Japanese Zen practice and arts, including martial arts, the main purpose is not the final result, but the process itself. In other words, it is not about what to do, but how to do it. And this is, to me, the most fascinating part of the journey because it is never ending.

Eventually, I made the real journey to Japan and after this I started to study the Japanese language. This led me to discover another art, shodo, “the way of calligraphy”. During my studies, I realized that Ikebana and Shodo are deeply connected and intertwined with one other. Sofu Teshigara, the “Picasso of Japan”, used to practice them both and successfully combined them together. He was the founder of the Sogetsu School, one of the most avant-garde schools of Ikebana. I belong to this School and am currently studying, under the supervision of the masters Lucio Farinelli and Luca Ramacciotti, in order to become the first official Sogetsu Master in Israel, an extraordinary country where different cultures, religions and traditions live next to each other. Like the art of Ikebana, which is born from the encounter between nature and humans: it can be practiced anywhere and by anyone, with no national or ethnic boundaries. It crosses borders and brings us back to our original roots in nature, since the purpose of practicing Ikebana is to create in the flower vase the same harmony that we need in our minds.

This is why, after travelling all around the world, I feel that only when practicing Ikebana I can be deeply connected to the place where I live. Ikebana makes me feel grounded and connected with life.

To me, this is the essence of practicing Ikebana. A beautiful and never ending journey: “the way of flowers”.

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Di recente ho letto questo libro di Rino Panetti (per tutt’altri scopi rispetto allo studio dell’ikebana) che consiglio caldamente sia a chi si occupa di arte sia a chi studi ikebana con la scuola Sogetsu.

Spesso ci sono confusioni su cosa sia effettivamente creativo nell’ikebana Sogetsu eseguita nel mondo occidentale e questo libro, è per me, una guida su come si possa definire ed affermare il concetto di ikebana per chi studia nella mia scuola.

Premettendo che, pur essendo una scuola dove c’è il concetto di freestyle ed è innegabile il suo legame con l’arte moderna occidentale (come spesso ho trattato in questi miei post), la scuola Sogetsu è pur sempre nata in Giappone con una mentalità, una cultura e, di conseguenza, un approccio alla giapponese. Quindi va studiata e realizzata pensando alla giapponese non all’occidentale. Dovremmo ricordare sempre bene questo concetto perché ad esso sono legate le tradizioni del mondo dell’ikebana su cui Sofu Teshigahara apportò delle innovazioni (e di quale portata!), ma non creò qualcosa ex abrupto.

Questo ci riporta ad un concetto ben espresso nel libro dove si evidenziano le differenze ideologiche e di inquadramento tra un mondo occidentale giudaico-cristiano e quello orientale. Ovviamente non si fanno differenze teologiche, ma proprio come ci si approcci a determinati concetti, quale ad esempio novità, inquadrandoli nella giusta ottica.

Concetti come SUN e FUN qui espressi (non vi spiego ovviamente cosa significhino non per obbligarvi a leggere il libro, ma perché come riportato più volte nel testo è il percorso che compiamo importante non arrivare all’immediata meta) possono davvero essere la base di partenza per quando, ogni volta, ci accingiamo a praticare un tema freestyle della scuola Sogetsu.

Ho cercato di fare gli esercizi proposti nel libro (inizialmente, lo confesso, un poco frustranti, ma poi piano piano gli ingranaggi iniziano a girare) nella mia duplice ottica ovvero quella teatrale e quella inerente l’ikebana (le mie personali “abbazie”) scoprendo spesso come arrivassi a risultati similari.

Questo libro fa comprendere molto bene le differenze tra avere talento ed essere creativo e come, eventualmente, indirizzare bene il nostro talento. Come avere una visione d’insieme e non solo parziale oltre al fatto che si sproni spesso a prendere appunti su di un taccuino.

Sembra una sciocchezza, ma non lo è. Un esercizio manuale come la scrittura ha una ben diversa valenza dal digitare su una tastiera come sto facendo in questo momento. Spesso mi accorgo di come si abbia ormai difficoltà nello scrivere a mano.

Per quanto io prenda appunti durante il lavoro o faccia annotazioni sullo spartito è molto ben diverso dallo scrivere a lungo e questo lo capii quando eseguii l’ikebana ispirato al profumo Notturno di Meo Fusciuni dovendo trascrivere le poesie di Rilke, Holderlin, Celan, Neruda e De la Cruz in una buona grafia anche se consapevole che, probabilmente, e così fu, a fine lavoro non si sarebbe ben visualizzata la mia scrittura.

Inoltre avremo un diario del nostro percorso.

Nulla accade per caso potrebbe essere il sottotitolo di questo prezioso manuale (in realtà è un vero e proprio workshop da compiere guidati dall’autore). “Non chiederti cosa può fare la creatività per te, chiediti cosa puoi fare tu per la tua creatività” – allargare lo sguardo, spronare, provocar(ci)e, muoversi sono tutti verbi usati in questo libro per meglio descrivere come dovremo rapportarci con ciò che dovremo realizzare (imparando a cambiare i nostri schemi mentali usuali).

Un consiglio, non mio, ma dell’autore. Spegnete il telefono o evitate di guardarlo durante la lettura. Concentratevi su ciò che leggete e gli esercizi perché è davvero una lettura piacevole e spesso vi ritroverete a pensare “perché questo non l’ho capito prima?”

Dovremo avere ben evidenti i percorsi e i concetti espressi in questo manuale pratico (leggendolo capirete perché lo definisco così) quando la prossima volta ci appresteremo a realizzare un ikebana per comprendere se siamo sulla giusta via, se ciò che stiamo realizzano è davvero creativo, se “dice” qualcosa, se è un passo avanti e poi di lato che compiamoo o semplicemente continuiamo a citarci addosso.

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Di recente ho avuto la bella notizia dell’uscita, a fine mese, della seconda fatica letteraria di Roberta Santagostino. Tre anni fa il suo bellissimo libro “Piante e fiori dell’ikebana” (dedicato in realtà non solo all’ikebana, ma a tutte le tradizioni culturali del Giappone legate alla natura) ed ora un saggio inerente una tipologia di composzione che personalmente adoro molto.

Il Chabana spesso viene travisato in Occidente dandogli delle forme che non sono propriamente sempre corrette per cui sicuramente questo libro sarà illuminante e di insegnamento in tal senso. Inoltre credo che recuperare la delicatezza di certe tipologie di composizioni possa sempre fare bene.

In passato ho fatto ahimé cose eccipibili, ma sinceramente non per colpa mia, ero ancora studente, e veniva fatta leva sul dover fare un ikebana sempre strano, mettere un fiore a testa in giù (peccato poi non prenda acqua per cui si infrange il comandamento supremo dell’arte dell’ikebana destinando il fiore ad appassire. All’Headquarter Sogetsu quando fai lezione non appena scegli il vaso te lo fanno riempire subito d’acqua) o composzioni “scenografiche” che in realtà non avevano né capo né coda, ma solo presunzione.

Questo è uno degli “ikebana” fatti senza una guida appropriata e, addirittura, lo eseguii per una mostra.

Come si vede nella foto sopra si può dire qualsiasi cosa tranne affermare che fosse realmente un ikebana. Era un guazzabuglio e lo riconosco senza alcuna difficoltà con l’esperienza che ho oggi. Poter vedere costantemente, anche attraverso i social, ciò che i grandi maestri del Giappone creano mi è servito come guida per cambiare rotta (e insegnante) e comprendere che non siamo artisti se mettiamo del materiale slegato che va in due o più direzioni o qualcosa di “strano”. Un’altra lezione importante possono essere i 50 Principi della Sogetsu che oltre ad essere consigli pratici sono proprio delle guide stilistiche. Basta assimilarli e capirli appieno.

Forse io, sapendo di non sapere, non mi distacco dalle linee guida della Sogetsu che è una scuola molto creativa e permette di realizzare ikebana anche particolari (materiale non convenzionale, sculture di rami, materiale secco etc-), ma sempre con la natura come protagonista.

La difficoltà, con la mia scuola è che conserva principi legati all’ikebana tradizionale, ma portandoli nella modernità dell’arte contemporanea per cui dobbiamo sempre tenere un giusto equilibrio con dei concetti (come quelli ben espressi in questo articolo del compianto Mauro Graf) molto “giapponesi”, ma universalizzati.

Forse io limito un po’ le mie allieve durante le lezioni come il signore nella vignetta sottostante…

ma è anche vero che le mie allieve sono quelle che al concorso Sogetsu hanno preso più premi in Europa per cui forse la via che percorriamo è quella corretta o, la scuola, comprende che cerchiamo di metterci al servizio dell’ikebana e della natura per fare composizoni che pur essendo artistiche sembrino naturali, come se dietro non ci fosse la mano dell’uomo. Come è doveroso che sia.

“Flowers become me” è il motto della nostra Iemoto. Pensiamoci quando facciamo un ikebana perché quello sarà la nostra trasposizione in natura. Cosa vogliamo raccontare di noi?

Anche perché per mettere in un vaso un fiore a testa in giù o un rametto secco storto non serve studiare ikebana.

Cocnetus Study Group.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Ciò che mi affascina dello studio di un’arte è che c’è sempre la possibilità di contaminarla con altre discipline. Realizzando la messa in scena di opere liriche non mi sono mai settorializzato sullo studio del melodramma, ma il mio interesse è sempre andato anche ad altri settori dello spettacolo, dell’arte, del fumetto, del cinema, di tutto ciò che mi incuriosiva e solleticava. Questo aspetto io, coaudiuvato dal M. Lucio Farinelli che la pensa esattamente come me, l’ho riportato anche in ikebana. Per me è impensabile studiare “solo” l’arte floreale giapponese senza mescolarvi altre possibili discipline perché tutte insieme vanno poi a formare un substrato culturale che noi riverseremo nei nostri lavori. Devo dire che sono anche fortunato avendo un pool di allieve, maestre del mio gruppo o amici di altre scuole che la pensano come il sottoscritto.

Recentemente ho avuto la fortuna di conoscere (purtroppo al momento solo virtualmente) Luigi Gatti autore del libro di cui ho parlato in un precedente articolo. Gatti è una persona di un entusiasmo unico pari alla sua passione e alla voglia di ampliare la conoscenza e l’interesse cosa che può accadere solo con contatti tra persone perché i vari sentieri non si percorrono mai da soli. Lo scambio delle proprie esperienze o di ciò che conosciamo porta sempre ad una crescita. Parlando con lui è nata l’iniziativa di cui vedete la locandina ideata e realizzata dalla grafica Silvia Barucci.

Prima di spiegare di cosa si tratti vorrei ringraziare Gatti (lui non vuole essere nominato come professore, ma per noi in questa occasione lo sarà dato che ci porterà la sua conoscenza) per la proposta che ci ha fatto di cui siamo tanto felici quanto onorati. Come vorrei ringraziare tutte le persone che si sono subito dimostrate entusiaste. In questo anno così devastante e particolare il mio gruppo non ha mai cessato di fare attività anche se la maggior parte delle iniziative sono state a livello “online”, ma non importa. Vuol dire che la nostra mente desidera combattere tutto ciò che ci sta accadendo solo con cose positive e belle.

Ma veniamo a noi e alla conferenza che Gatti terrà via Zoom su prenotazione.

Kadō 華道 è, come sappiamo. una parola giapponese, da decenni in uso anche nella nostra lingua, con la quale si indica generalmente il percorso da compiersi per imparare l’arte floreale giapponese nota maggiormente con un altro termine (più recente) ovvero l’ikebana. Come spesso accade con le parole giapponesi, il suo significato va ben oltre a questo. Con Luigi Gatti, scrittore, viaggiatore ed esperto di cultura giapponese, vedremo come Kadō sia un concetto capace di guidarci lungo sentieri e percorsi inaspettati, in un viaggio che ci farà attraversare la filosofia e lo spirito del popolo giapponese.

Avremo quindi un approccio diverso alla materia che stiamo studiando andando ancora maggiormente a comprendere il significato nascosto, profondo nelle parole che utilizziamo costantemente. Un aspetto spesso trascurato, ma che invece reputo molto importante e che ci darà ancora nuovi imput per continuare con gioia il sentiero dei fiori.

Per informazioni concentusstudygroup@gmail.com

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: