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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Tag Archives: Suiban

Se un allievo prosegue bene sul cammino dell’ikebana è una gioia per il maestro per me. Non ho mai capito quei maestri castranti o invidiosi del successo dei propri allievi (che in realtà sarebbe anche un successo loro…).

Vedere che l’allievo riscuote attenzione dai non addetti ai lavori è importantissimo in quanto quell’ikebana ha compiuto il suo “compito” ovvero comunicare, far provare emozioni anche a chi è estraneo alle regole di questa arte.

Il lavoro di Rumiana Uzunova, che quest’anno ha completato il III livello della scuola Sogetsu, riguarda il protocollo diplomatico/affari internazionali che la porta anche ad incontri come quello che si vede in foto di copertina che riporto anche qui.

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Rumiana è davvero molto appassionata, studia seriamente quest’arte e quando le è capitato di dover esporre un suo lavoro ha chiesto sempre consiglio ai suoi maestri con un’umiltà davvero ammirevole.

Eppure le sue soddisfazioni le ha già ricevute.

Lo scorso dicembre espose un suo ikebana presso la Bottega Orafa Aventino, lungo l’omonimo viale, in occasione delle feste natalizie.

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Presso la stessa gioielleria ha esposto nuovamente per la scorsa Pasqua

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e di recente, coadiuvata dal maestro Lucio Farinelli, anche presso Casa Manfredi un’altra eccellenza di questa rinomata via.

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Sia il sottoscritto, sia il maestro Farinelli, siamo ovviamente felici di questi suoi traguardi importanti, di queste attestazioni di stima che Rumiana sta ricevendo e che premiano tanta dedizione.

Come si suol dire non c’è due senza tre e il quattro vien da sè. Avanti Rumiana! Il cammino è appena iniziato.

Concentus Study Group

 

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Se penso all’insegnante Ekaterina Seehaus la prima immagine che ho di lei è il suo sorriso. Persona dotata di fascino e gentilezza oltre che di grande professionalità e passione verso l’arte dell’ikebana e la sua divulgazione (ma di questo ne parleremo tra poco)

L’ultima volta che l’ho incontrata era seduta vicino a me e al maestro Lucio Farinelli durante il workshop che la Iemoto Akane Teshigahara tenne a Gand nel 2016 e ancora ricordo con stupore ciò che riuscì a realizzare durante il workshop “Composition of Straight and Curved lines” per l’eleganza e l’essenzialità come si vede nella foto sottostante.

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Per quanto sia importante avere un maestro fisico per studiare ikebana (come lo è per tutte le arti e mestieri!) è vero che i tutorial online possano aiutarti a comprendere meglio certi temi o vedere maestri più esperti di te come li interpretano.

Ekaterina con la passione e la generosità e l’entusiasmo che la contraddistingono da diverso tempo sta realizzando dei video accessibili a tutti essendo gratuiti attraverso le piattaforme social di facebook ed Instagram.

Tutorial molto seguiti al punto che gli stessi usufruitori  le chiedono quali temi sviluppare.

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Ekaterina non registra i video, ma sfida la diretta che, come sappiamo per esperienza di dimostrazioni pubbliche, è molto più difficile dato che un possibile incidente è sempre pronto ad accadere visto che fra l’altro mentre lei esegue l’ikebana (a rovescio proprio come in dimostrazione) interagisce con il pubblico online per cui si può spezzare la concentrazione.

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E’ anche divertente che spesso io, all’estero per lavoro, riesco a seguire le sue dirette ai più impensabili fusi orari e ci salutiamo in diretta da una parte all’altra del mondo. Ed è anche un’occasione per conoscere online altri appassionati, maestri o studiosi.

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Per potervi presentare al meglio questa insegnante le ho posto alcune domande di cui vi faccio un sunto delle risposte.

Lei stessa pone l’accento sull’importanza di seguire un maestro fisicamente quando mi risponde che sono passati 10 anni da quando partecipò al suo primo seminario di  ikebana. Fu una breve sessione introduttiva per i visitatori dell’Orto Botanico e lì incontrò la sua insegnante ed iniziò il suo viaggio lungo la via dei fiori. Per tutto questo tempo ha continuato e continua a seguire regolarmente le lezioni con la sua insegnante e frequentare seminari diversi volte all’anno.

Non si è ancora recata in Giappone (ma come sanno le mie allieve e  chi legge questi miei post io stesso l’ho visitato lo scorso anno per la prima volta essendo stato inviato là per lavoro), ma il motivo per Ekaterina è che, pur essendo sempre stato affascinata dalla cultura e dall’arte giapponese, non sente il bisogno di andarci per il momento. Si dice sicura che il desiderio arriverà ad un certo momento. Per quanto riguarda lo studio dell’ikebana, è stata estremamente fortunata a trovare la sua insegnante giapponese lì in Belgio dove risiede ed opera. È un’artista assolutamente incredibile. È considerata molto apprezzata dalla scuola Sogetsu e ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo lavoro di insegnante. Ekaterina sospetta che anche in Giappone non tutti abbiano il lusso di avere un insegnante così eccezionale.

Sinceramente la comprendo perché quando incontri un’insegnante che ti plasma e ti affascina si crea una sinergia eccezionale.

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Ekaterina ricorda che quando stava ottenendo il suo primo livello di maestra era ancora nell’ambito del suo lavoro aziendale e non era sicura di voler iniziare a insegnare. Era più interessata a sviluppare il percorso come artista.
Ma due persone si avvicinarono a lei in un seminario internazionale  di ikebana perché gli piacevano le sue composizioni e le chiesero di essere la loro insegnante. Così iniziò a dare lezioni mentre continuava il suo lavoro. Nel tempo il numero di studenti è cresciuto. Ekaterina ha notato che ci sono pochissimi giovani che prendono lezioni di ikebana. Pertanto riflettendo ha cercato un modo per presentare l’arte dell’ikebana a un pubblico più ampio. Ogni volta che ha tempo tiene seminari di “Introduzione all’ikebana” a coloro che non hanno mai provato prima. Anche l’attività sui social media ha per obiettivo il far conoscere l’ikebana a più persone.

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Ed ecco nata l’idea dei video online. Ekaterina mi racconta che è stato un processo spontaneo. Un giorno stava praticando ikebana nel suo studio e decise di andare su Instagram per avere compagnia. Sapeva di avere molti amici di ikebana sui social media e per questo pensò che potevano essere interessati a condividere quella volta un ikebana da realizzare online con lei. Fin dalla prima sessione, ricorda, che ha potuto vedere un sacco di interesse. Pensa che il sottoscritto che sta redigendo l’articolo sia stato una di quelle persone che si sono effettivamente unite alla prima sessione e hanno detto “ciao dall’Italia” 😊 .

Non so se io sono stato il primo, ma e in effetti la trovo una bellissima idea!

Ekaterina è sempre felice di vedere nomi familiari che guardano i suoi video dal vivo. Questo dà un’idea della comunità globale dell’ikebana che ci collega in profondità, da cuore a cuore, indipendentemente da dove ci troviamo.

La ringrazio perché questo pensiero di collettività è quello che caratterizza il nostro Study Group come la schietta e disinteressata divulgazione.

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Al termine le ho proposto una questione che di recente, come ricorderete, ho domandato anche alle mie allieve divenute ormai maestre.

Quando Ekaterina iniziò a frequentare le lezioni, non sapeva nulla delle diverse scuole di ikebana (pare la mia storia!). Ma ben presto capì che questa era  una scuola perfetta per lei, perché permette la libertà artistica e incoraggia la creatività e allo stesso tempo, ha uno stile molto riconoscibile. Spesso puoi dire “è Sogetsu” quando vedi una foto di una composizione. Una dei suoi studenti la trovò proprio in questo modo. Aveva visto una delle  installazioni di ikebana di Ekaterina presso un cliente di un esercizio commerciale e aveva riconosciuto lo stile Sogetsu. Era già stata una studentessa della scuola Sogetsu, ma aveva smesso di prendere lezioni per alcuni anni dopo che la sua famiglia si era trasferita in un’altra parte del paese. Ora che segue le lezioni con Ekaterina le dice che le pare impossibile che abbia vissuto senza praticare l’ikebana per diversi anni. Chiaramente  l’ikebana ha una profonda influenza sull’esperienza della vita delle persone.

Sinceramente non so come ringraziare Ekaterina Seehaus per aver trovato del tempo (so quanti impegni abbia) per arricchire le pagine del mio blog con la sua esperienza e passione e consiglio a tutti di contattarla e di seguirla:

Ikebana blog, free download “How to keep flowers fresh longer”

Instagram

Facebook (dove trovate anche tutti i video già andati in onda delle varie dirette)

Concentus Study Group

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Solitamente quando un Maestro tiene un workshop prima esegue una dimostrazione o pubblica o per gli iscritti al workshop. Quando nel 2012 Lina Ranson Alicino sensei invitò la Master Instructor Koka Fukushima a tenere un workshop in Roma, la sera prima dell’nizio la M.I. tenne una pubblica dimostrazione presso l’Istituto Giapponese di Cultura in Roma.

Memori di ciò quando abbiamo invitato l’insegnante Mika Otani a tenere un workshop in Italia (per l’esattezza l’unico che terrà in Europa quest’anno), consapevoli che tale importante insegnante era la prima volta che veniva nel nostro paese, con il maestro Lucio Farinelli, abbiamo pensato che sarebbe stato poco onorevole farle fare solo una dimostrazione nella sala dove si sarebbe svolto il workshop visto il suo alto grado di insegnante e la strepitosa carriera che sta facendo.

Probabilmente è carattere (anzi sono caratteri perché nel peso decisionale delle attività Lucio Farinelli conta quanto me se non di più – pare dovuto al fatto che è del segno zodiacale dei Gemelli ^_^) per cui cerco sempre la miglior soluzione a tutto, ma è anche un po’ di imprinting dovuto a Ranson Alicino sensei.

Se la sala in cui noi abbiamo tenuto le prime lezioni non la rimpiango affatto per come l’Associazione Versoriente mi abbia dato la mia prima possibilità in qualità da maestro e soprattutto insegnato a tenere e realizzare dei corsi che fossero (o tendessero al) professionali e non casalinghi è pure vero che la mancanza di finestre e lo spazio risicato un poco mi faceva soffrire.

In mente avevamo il primo atelier fondato in Italia di ikebana Sogetsu che Ranson Alicino sensei aveva creato a Roma e che noi non avevamo mai (ahimè) visto, ma di cui conoscevamo luminosità ed ampiezza. Un atelier dove i suoi allievi facevano anche ceramica e ho detto tutto.

Ovviamente ogni spazio è adatto a fare ikebana (il motto della scuola è che ovunque si può fare ikebana) e se è vero che Mark Zuckerberg & friends hanno ideato Facebook in un garage è altrettanto vero che lo hanno abbandonato subito per uffici più consoni, come molte altre società simili. Conosco molti insegnanti che la pensano come me avendo ristrutturato al massimo il loro atelier per renderlo meno casa e più spazio atto all’insegnamento.

Credo sia un desiderio naturale. Desiderio che ci ha spinto noi prima a noleggiare una sala congressi privata (al PickCenter) per poi approdare alla sala che ormai ci vede da anni ospiti con lezioni e workshop. E credo che, al momento, meglio dell’Hotel dei Congressi (per eleganza e servizi) non si possa desiderare.

Quando ho tenuto per 5 anni il corso in Toscana avrei potuto benissimo svolgere tutto nella sala condominiale di casa mia a Lido di Camaiore che è abbastanza spaziosa invece di rimetetrci di tasca mia soldi per benzina e autostrada, ma la sala (anzi le sale!) di Asd Oriente a Livorno per luce, bellezza e ampiezza non si potevano battere. Tra fare un corso in una sala anonima, scaldata da una stufetta, e una bella sala non ci pensai nemmeno due volte.

Non sono un tipo che si sa accontentare (sennò starei ancora a fare spettacoli in parrocchia) o che si giustifica o si autocompaice, ma anzi sono ipercritico per spronarmi a dare sempre di più. Sarà che in vita mia non sono mai stato mantenuto e ho iniziato a fare lavori a 14 anni, ma per me l’impegno in ogni cosa è fondamentale. Anche quando l’estate facevo il cameriere per pagarmi gli studi lavorai sodo fino a diventare capocameriere e sommelier. Non mi raccontavo favole che era bello lo stato in cui mi trovavo, ma lottavo per migliorarlo.

Ma sto divagando.

Torniamo al nostro punto.

La fortuna di collaborare da alcuni anni con Enti quali l’Ambasciata del Giappone in Italia e l’Istituto Giapponese di Cultura ha fatto sì che sposassero con entusiasmo la nostra richiesta patrocinando ed ospitando la dimostrazione pubblica che Mika Otani terrà per tutti coloro che vorranno intervenire essendo aperta a tutti e gratuita.

Questo post è per ringraziarli dell’ospitalità perché luogo migliore e prestigioso davvero non potevamo averlo per questo evento e, sono sicuro, che sarà una serata memorabile sia per chi ama l’ikebana sia per chi è interessato al Giappone sia per i semplici curiosi.

Segnatevi la data sarebbe un peccato perderla.

Concentus Study Group

 

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La prima volta che sentii la parola “sensei” ero ragazzino, si trattava di un film, e, per me, il sensei per eccellenza sarà sempre lui: Kesuke Miyagi.

Ma cosa vuol dire essere un sensei, un maestro? E soprattutto cosa significa essere maestro di ikebana Sogetsu? Il Maestro spesso ti chiede di fare cose che, per te, possono non avere un senso perché non hai magari la giusta esperienza oppure sei un poco arrogante o anche insicuro (spesso gli insicuri per difesa si dimostrano il contrario di quello che sono). Sinceramente mi pongo spesso questa domanda e cerco di capire cosa per me significhi il titolo di maestro.

In questi giorni ho chiesto ad alcuni maestri del Concentus Study Group anche una loro opinione. Ecco le nostre risposte (io continuo ad aver tante domande ^_^)

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(Luca Ramacciotti – autoscatto)

L’ikebana, a detta di coloro che lavorano sul palco con me, ha talmente cambiato la mia vita da far sì che le sue “nozioni” io le applichi inconsciamente alla disposzione scenica. Non so se sia vero (probabilmente sì), ma che sia parte preponderante della mia vita me ne accorgo costantemente. L’essere maestro per me è una responsabilità verso chi viene a lezione o chi mi chiama per mostre, conferenze o altro. Non potrei mai fare una cosa tanto per farla coi primi materiali reperiti o senza cercare di applicare le tecniche giuste. Sarebbe un’offesa verso questa disciplina. Mi sono sempre approcciato con molta umiltà allo studio dell’ikebana, non ho mai cercato di fare cose forzatamente fighe o di impostare tutto sul guadagno, ma di collaborare con tutte le persone che vedo realmente interessate allo studio di questa disciplina indipendentemente da che scuola frequentino. Per me essere maestro è ammettere se si sbaglia qualcosa nell’esecuzione perché è anche il suo lato “piacevole”; vuol dire che ho ancora, per fortuna, qualcosa da imparare. Sennò sai che noia….. ed io la noia l’aborro. Per questo non voglio mai fossilizzarmi su un tema o eseguire/insegnare sempre quello come se non ne sapessi altri.

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(Lucio Farinelli – foto di Luca Ramacciotti)

Per trattare questo argomento inizio da un evento di qualche anno fa: eravamo io e Luca Ramacciotti con le allieve toscane a Villa Orlando sul Lago d Massaciuccoli per la lezione di ikebana. Ci ha accompagnato in questa esperienza il fotografo Rinaldo Serra che è arrivato con la sua macchina fotografica. Luca gli disse che lo aveva invitato per stare in compagnia non per far le foto agli ikebana, ma Rinaldo è un fotografo e come un ikebanista appena vede un fiore od un ramo pensa ad un ikebana così un fotografo appena arriva in un bel posto per una bella esperienza porta con sè la macchina fotografica: questo è essere maestri di un’arte. L’arte non ti abbandona mai.
Il giorno di Pasqua come regalo mia madre mi ha donato parte delle orchidee che sono fiorite sul suo terrazzo ed io vi ho unito assieme alcune loro foglie. Non avevo idea di come utilizzarle, ma arrivato a casa ho osservato attentamente il materiale ed alcuni dei vasi che avevo a disposizione. Alla fine ho scelto il ramo di orchidea che aveva una forma più particolare da abbinare con un vaso realizzato da Sebastiano Allegrini. L’idea dell’ikebana non mi ha lasciato solo nemmeno nei giorni di festa dato che, dal momento che ho avuto le orchidee ed io ho scelto le foglie più particolari della pianta, non ho fatto altro che pensare a come avrei potuto elaborare il tutto e appena arrivato a casa ho fatto la mia composizione che ho fotografato nel giorno di Pasquetta.
Per la scuola Sogetsu ci si diploma maestri con 5 corsi. Bene, esistono persone che hanno fatto una corsa contro il tempo e che magari nel giro di due anni e mezzo si sono fatti “un’abbuffata” e sono rimasti gonfi come rospi a digerire un bagaglio di esperienze e conoscenze che già è difficile metabolizzare in soli 5 anni. Chi studia con noi obbligatoriamente deve dedicare almeno 5 anni all’apprendimento del curriculum Sogetsu, al fine di far proprie le nozioni. Ma per me c’è di più, questo non basta: essere maestro di ikebana (come penso in qualsiasi forma di arte a cui ci si dedichi con serietà) ti cambia la vita, chiunque sarà in tua compagnia (come ha detto una nostra allieva – Ilaria Mibelli) …. dovrà dividerti con l’arte che professi. Un maestro di un arte non fa risparmi a tutti i costi sulla propria passione, non la lascia in un angoletto, o le dedica poco tempo o la utilizza per mettersi in mostra perchè il maestro le è grato per avergli cambiato la vita ed avergli aperto gli occhi.

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(Anne Justo – foto di Giuseppe Cesareo)

Essere maestra per me :
Quando posso far conoscere o condividere quest’arte per la sua bellezza e serenità con le persone più diverse possibile al fine di diffonderlo.

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(Lucia Coppola- foto di Luca Ramacciotti)

Diventare maestro ha rappresentato il raggiungimento di una tappa importante nel mio percorso di crescita personale, testimonianza della mia passione per quest’arte, profonda e duratura. Ma è solo una tappa, il viaggio continua, con la guida insostituibile dei miei maestri e insieme alle compagne che ho avuto la fortuna di conoscere lungo questo percorso.

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(Silvia Barucci – foto di Cristina Tofani)

Diventare Maestro per me è stato un punto fermo del mio percorso di studio dell’Ikebana. All’inizio è stato il tempo d’imparare ciò che non conoscevo, poi il tempo d’imparare in modo nuovo quello che avevo studiato nei cinque anni precedenti. Penso che studiare un’Arte con passione e serietà, renda questa parte integrante della tua vita. Per me è stato, ed è così, con l’Ikebana. Non posso e non voglio, scindere le due cose, quindi essere Maestro d’Ikebana Sogetsu mi ha insegnato ad affrontare la lo studio e la vita in  modo più maturo, consapevole del fatto che fino a quando sarò disposta ad imparare crescerò nella vita e in quest’Arte. Grazie Maestro per avermi insegnato.

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(Ilaria Mibelli – foto di Cristina Tofani)

Cosa significa per te essere maestro di Ikebana?
Prima di rispondere, vorrei fare un passo indietro.
Fino a circa sei anni fa, non sapevo dell’esistenza dell’Ikebana.
La mia vita scorreva in altri universi, potrei dire che ho inciampato nell’Ikebana e ci sono finita dentro, un’attrazione fatale, qualcosa che era già in me non avendone la percezione. E’ stato amore, amore a prima vista, il sostegno per uscire da un periodo buio.

Ah già, sono maestra di Ikebana!
Tendo a dimenticalo, perché? Perché l’appellativo non ha un grande significato, studiare Ikebana cambia la prospettiva dell’osservazione, la percezione, diventi un accumulatore seriale, tutto potrebbe esserti utile in un futuro Ikebana.
Sempre con la testa a progettare possibili composizioni, le smonto, le rimonto, cambio vaso, cambio fiore, torno indietro al punto di partenza, ci vorrebbe un ramo che curva così e così, e… ho fatto 20 km, sono arrivata in ufficio e non me ne sono neppure accorta! Ho guidato come un automa, uno di questi giorni farò un incidente!
E poi non sono convinta, ci rimugino prima di addormentarmi, non prendo sonno, e poi arriva l’idea, l’ikebana è pronto nel mia testa, lo vedo, devo solo realizzarlo.
Mi piace studiare e ristudiare gli stili base e le loro variazioni. Sono così belli c’è tutto quello che mi serve. Gli elementi, sempre gli stessi tre, Shin, Soe e Hikae, si muovono in uno spazio ristretto, mantengono le stesse proporzioni, si scambiano di posto, variano l’inclinazione, se ogni stile base e variazione fosse un fotogramma di una pellicola, potremmo osservare una armoniosa danza nella trasformazione, sembra impossibile, ma sono sempre loro tre!
Non mi sento maestro, maestro livello base, non mi sento arrivata da nessuna parte, ho ancora così tanto da apprendere, non ho da insegnare a nessuno, quel poco che ho imparato lo metto volentieri a disposizione degli altri, mi sento più Ikebana-dipendente.
Un giorno avrò degli allievi? Forse, non so, possibile, non per adesso. Una responsabilità per la quale non mi sento ancora pronta.
Ringrazio i maestri Luca Ramacciotti e Lucio Farinelli per gli insegnamenti, consigli, per quello detto anche senza dirlo, per avermi donato il loro tempo, hanno generato un discreto numero di maestri, non tutti sono restati, alcuni hanno deciso di allontanarsi, e ribadisco deciso volontariamente di allontanarsi, ma con gli altri siamo affiatati e ci stimiamo, siamo un gruppo e questa è la cosa più bella.

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(Patrizia Ferrari – foto di Luca  Ramacciotti)

Essere maestra é solo l’inizio di un percorso lungo la via dei fiori. Un percorso pieno di fascino, meraviglia, gioia e meditazione.
La natura, grande maestra, lungo questo percorso un pó per volta svela i suoi segreti e apre la finestra su un mondo in perfetto equilibrio e ed armonia.
Mentre sto seduta nel bosco a contemplare questa bellezza inizio a vedere rami, radici, fiori e foglie, pietre e massi ma riesco a percepire anche profumi e suoni, vedere chiaro-scuri e penombre ognuno nei loro dettaglio, ognuno in armonia con gli altri. Mille sfumature di forme e colori si integrano in un unico quadro finito. E nella mia mente inizio a creare ikebana.
A volte mi porto qualche ramo dal bosco, ma il più delle volte lasvio ogni cosa al suo posto felice dei mille ikebana creati nella mia mente.

Ma la cosa piú bella e poter condividere questa passione con persone care conosciute lunga la via dei fiori, persone altrettanto sensibili che riescono a cogliere queste mille sfumature di colori, forme e profumi.
Grazie maestri per avermi accompagnata.

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(Chiara Giani – foto di Luca Ramacciotti)

Un percorso arduo e non breve, 5 anni, per diventare maestra ikebanista. Un punto di arrivo, ma un ulteriore passaggio, dove coesistono umiltà e consapevolezza delle conoscenza acquisite. La continua ricerca e sperimentazione di materiali e forme costituisce un’ulteriore spinta all’accrescimento formativo. Insegnare ai futuri allievi, cercando di trasmettere loro la conoscenza ed esperienza, nonché umiltà e consapevolezza, rappresenta un nuovo ed intetessante traguardo non privo di responsabilità.

Come sempre ringrazio le mie preziose allieve, pardon maestre, che nonostante i mille impegni non dicono mai no alle mie proposte.

E per coloro che amano e si annotano i miei tag: #wearefamily

Concentus Study Group

 

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Nell’ottica di una possibile mostra, o nella realizzazione di un ikebana per uno spazio espositivo diverso come può essere la hall di un albergo o la vetrina bassa di un negozio la Sogetsu propone questa tipologia di ikebana. Può essere tanto un ikebana piccolo come grande, ma è importante comprendere che va visto dall’alto.

Per capirci meglio, noi stiamo passando in una stanza ed ecco lì il nostro ikebana che non è posto su un tavolino né su un supporto basso. Porto tre miei ikebana come esempio “sbagliato”.

Non è questa situazione

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né queste altre due

 

 

Cosa vuol dire che è posizionato a terra quindi?

Ovviamente non che lo metti in terra e ciaone. Non serve nemmeno sdraiarsi in terra e fotografarlo da lontano come fosse sulla Luna. Va ideato un ikebana che vedendolo dall’alto sia ben inquadrato nell’ambiente circostante, che passando non si abbia un senso di instabilità, ma che dia l’idea di essere ben posizionato a terra e che non rovini il pavimento con eventuale perdite di acqua (nel caso vi posizioneremo qualcosa sotto che non dia l’idea della tovaglietta o della toppa, ma che sia integrato nel tutto).

Può essere in orizzontale, in verticale, grande o piccolo come dicevo prima, ma l’importante è che appunto dia senso di stabilità e che sia interessante da ogni lato o almeno tre nel caso fosse innanzi ad una parete. Ovviamente non dobbiamo mettere due fiori in un vaso senza alcun fissaggio e magari aggiungere un ramo o una foglia secca per dare il tocco artistico, ma (al solito) dare un senso di uniformità al tutto e soprattutto, lo ripeto ancora una volta, di solidità.

Per farlo possiamo fare qualsiasi scelta tematica dal tono su tono (ovvero materiali della stessa sfumatura di colore, il contenitore invece può essere anche di colore differente essendoci un’apposito tema su questo), o con colori in contrasto, massa e linea, slancio verticale, orizzontale, solo rami, solo colore verde e chi più ne sa più può sbizzarrirsi nella creazione.

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In questo caso io dovetti realizzarne uno per la mia regia di Madama Butterfly in Nicaragua con quel che trovai al momento (vaso compreso!). Lì dovevo pensare anche che avevo sì il punto di vista dei cantanti, ma anche quello (più basso – platea- e più alto – galleria) degli spettatori. Il tutto con pochi fiori. Ricorsi a tutto il mio possibile scibile sull’argomento.

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Questo invece fu realizzato da Ilaria Mibelli durante la lezione che si svolse a Livorno e sinceramente non fui molto buono a darle quell’amgolo del centro da gestire sia per ciò che c’era a terra sia dietro (e i vari colori!), ma Ilaria Riuscì a creare il giusto ikebana.

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Anche questo è stato realizzato a lezione (vaso di Sebastiano Allegrini). E’ del corso di Roma ed è stato eseguito da Nanae Yabuki che scelse i materiali proprio pensando alla posizione in cui le avevamo chiesto di posizionarlo. Alla stessa lezione partecipò Tiziana Biondo il cui lavoro lo vedete nella copertina dell’articolo. Ovvero il sottostante.

Tiziana

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Silvia Barucci ideò questo ikebana (vaso di Sebastiano Allegrini) contestualizzandolo in questo ingresso di porta romana (ricordiamoci non abbiamo limiti di fantasia per dove andare a posizionare il nostro lavoro. Rammentiamolo per quando un committente ci fa le più curiose richieste).

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Lucio Farinelli invece ebbe l’ingrato compito alle Terme di Merano di svolgere questo tema con alle spalle una vetrata per cui dovette fare realmente una composizione a 360 ° e, ahimè, posizionarla in un punto di passaggio. Per fortuna a Merano sono civili e, capendo che quella era un’opera d’arte, nessuno ci montò sopra.

Quindi come si vede le possibilità sono infinite. L’unica condizione è di comprendere bene il tema e non semplicemente di fare un ikebana e poi posizionarlo sul pavimento perché la prospettiva al 99% (voglio essere clemente) sarà sbagliata.

Concentus Study Group

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Ogni anno al termine del percorso di studio dell’ikebana il sottoscritto e il Maestro Farinelli ricevono un dono dalle allieve. In realtà saremmo noi a dover fare un dono a loro per tutte le ore passate assieme, per le gioie condivise, per il loro impegno lungo la via dei fiori e perché  dicono sempre di sì con entusiasmo ad ogni nostra iniziativa. Allieve che tutti conoscono perché, giustamente, mettiamo sempre i nomi alle foto di chi ha realizzato gli ikebana durante le lezioni. E’ solo riconoscerne il merito.

Quest’anno le allieve ci hanno regalato un bellissimo e prezioso vaso in porcellana realizzato da Sara Kirschen.

Con Lucio abbiamo deciso subito di inaugurarlo. Quando un ikebanista ha un nuovo vaso credo sia impossibile tenerlo lì senza sperimentarne subito ogni possibilità. E’ un po’ come per un goloso avere innanzi una pasta e non mangiarla.

Sabato ci siamo recati al Mercato dei Fiori perché abbiamo deciso che ognuno avrebbe utilizzato, per rendere onore alle allieve, il proprio fiore preferito. Il Maestro Farinelli avendone due (tulipani e godesie) è andato di stagionalità, io bé… per chi mi conosce sa già che fiore avessi in mente 🙂 .

Speriamo che le nostre allieve siano felici di questo nostro “grazie” verso di loro ed ovviamente questi sono solo due dei molteplici ikebana che verranno eseguiti in questo bellissimo vaso.

Grazie!!!!

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(Ikebana e foto di Lucio Farinelli – Vaso di Sara Kirschen)

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Sara Kirschen)

 

Concentus Study Group

 

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Tempo fa per la composizione ideata per il Carnevale mi dedicai ad uno studio del bianco e nero. Considerando che uno dei tre temi portanti della scuola è il colore (gli altri due sono massa e linea) e che al  V livello c’è uno studio sulle sfumature del colore verde è innegabile che comprendere la tavolozza di colori e saperla utilizzare è la base di un buon ikebana.

Nei nostri lavori conta quindi anche la tipologia di vaso che andiamo ad utilizzare perché cromaticamente si unisce al materiale e anche l’ambiente circostante (per questo per fotografarli solitamente si utilizzano sfondi monocromatici).

Proprio la lezione sul colore verde ci  fa comprendere come si sbaglierebbe se si utilizzasse per un ikebana un solo materiale (secco o fresco che sia) e tutto del medesimo colore. Sarebbe una cosa inerme e piatta soprattutto se non si andassero a cercare forme differenti.

Il colore verde è quindi quasi un colore “primario” nell’ikebana Sogetsu tanto da dedicargli appunto una lezione. Quindi quando andiamo a sceglierlo valutiamo bene anche i vari abbinamenti e soprattutto pensiamo agli occhi di chi li vedrà.

Se a del verde poniamo assieme delle rose blu o delle gloriose viola potremmo infastidire gli occhi di un eventuale osservatore discromatico (e sono più di quello che pensiamo) per cui si dovrebbe attenuare il tutto con un colore bianco o rosa che, attirando la luce, distraggono il nostro occhio e lo fanno “riposare”.

Ad esempio per questo mio ikebana piuttosto aggressivo visivamente tra il colore del vaso e delle gloriose ho inserito dello Smoke Tree proprio perché l’occhio avesse un luogo dove respirare.

Troppe cose a cui pensare? In realtà no, se le studiamo per i cinque anni canonici della scuola le assimileremo con calma e non faremo mai errori.

Credo che un basilare aiuto in tutto ciò sia leggersi libri di storia dell’arte moderna e contemporanea o i vari epistolari dei grandi pittori dell’800 e ‘900. E’ inutile che io sappia tutte le tecniche base della scuola dell’ikebana se poi vado ad utilizzare il materiale a caso. L’ikebana come dico spesso non è “famolo strano” è “facciamo una cosa poetica ed armonica che risuoni in noi e negli altri”.

L’ikebana non è divertimento. L’ikebana è studio serio e rigoroso. Il tempo del divertimento viene dopo quando si cena assieme.

Ora porto qui alcuni esempi dei lavori che le nostre allieve hanno fatto durante l’ultima lezione che ha sostenuto il M. Lucio farinelli essendo io in Cina per il mio lavoro.

Green Pant Materials

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(Ikebana di Anne Justo – Vaso di Sebastiano Allegrini – Foto di Ilaria Mibelli)

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(Ikebana e foto di Ilaria Mibelli – Vaso di Sebastiano Allegrini)

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(Ikebana di Patrizia Ferrari – Vaso di Sebastiano Allegrini – Foto di Ilaria Mibelli)

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(Ikebana di Chiara Giani – Vaso di Sebastiano Allegrini – Foto di Ilaria Mibelli)

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(Ikebana di Nane Yabuki – Foto di Ilaria Mibelli)

Bianco e Nero

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(Ikebana di Silvia Barucci – Vaso di Sebastiano Allegrini – Foto di Ilaria Mibelli)

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(Ikebana di Lucia Coppola – Vaso di Luca Ramacciotti – Foto di Ilaria Mibelli)

E’ innegabile che dovendo solo focalizzarsi su di un colore (verde) o al massimo due (bianco e nero dove il bianco attira molta luce e  il nero l’assorbe tanto da essere spesso considerato un “non colore” e dove ciò che è bianco su sfondo nero tende a sembrare più grande e viceversa) il lavoro è molto più “difficile” rispetto a questa composizione che eseguii io lo scorso anno per un lavoro su Dir Essentia

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dove la moltitudine di colori si affastella e si insegue, ma in tutti i casi aver la possibilità di dipingere con il materiale vegetale è una fortuna non indifferente e abbiamo la responsabilità di farlo al meglio. Siamo noi al servizio della natura, non lei del nostro ego e per questo dobbiamo saperla utilizzare al meglio.

Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori.
(Cesare Pavese)

I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni.
(Pablo Picasso)

Il colore è un potere che influenza direttamente l’anima.
(Wassily Kandinsky)

Non c’è blu senza giallo e senza arancione, e se si aggiunge del blu, bisogna aggiungere anche del giallo e dell’arancione.
(Vincent Van Gogh)

Quando non c’è energia non c’è colore, non c’è forma, non c’è vita.
(Caravaggio)

 

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