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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Tag Archives: Shodo

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E’ innegabile che nel mondo attuale l’immagine sia divenuto il modello con cui sempre rapportarsi e che i social network ormai abbiano rivestito un’importanza rilevante nella vita quotidiana.

Non voler accettare questa realtà significa solo rimanere legati a modi di pensare inutilmente vetusti e non accettare la realtà o faticare nel doversi adeguare a dei mezzi espressivi in continua evoluzione. Ormai non è più quello che ci piace, ma quello che è necessario per comunicare.

Se facciamo arte è per comunicare, o almeno io così la intendo. Se è solo per darsi importanza sciorinando titoli da maestro bè lì il discorso cambia.

In questa ottica ho cercato di carpire i segreti e le tecniche da amici fotografi per poi piegarle all’ikebana dato che come la fotografa chi lo crea è ben differente da come eseguirebbe lo stesso scatto un fotografo.

Per questo ho sempre coinvolto le allieve in workshop fotografici. Non è tanto importante la qualità del mezzo fotografico (parlo di macchine non di smartphone o di tablet), quanto saperlo gestire e crearsi un piccolo spazio (anche alla bisogna) in casa.

Quindi con molto piacere ho accolto l’idea di Oriente ASD (Oriente), associazione presso cui tengo il corso di ikebana in Toscana, nel voler realizzare un workshop incentrato sulla fotografia non solo di ikebana, ma shodo, bonsai e suiseki.

Un pomeriggio in compagnia del maestro Cesareo che metterà a disposizione dei partecipanti la sua esperienza maturata anche nel campo dell’ikebana grazie a tutte le manifestazioni a cui il gruppo romano, capitanato dal sottoscritto e da Lucio Farinelli, lo ha spesso avuto come ospite.

Un’occasione quindi imperdibile per aggiornarsi, crescere imparando nuove cose perché l’arte è evoluzione e rivoluzione. Le mummie erano solo nell’antico Egitto.

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Ombra e quiete

(da sinistra Luca Ramacciotti, Silvia Orsi, Luciana Queirolo, Carlo Cipollini e Franco Pagliarulo. Foto di Silvia Barucci)

Partecipare ad una mostra è sempre impegnativo, organizzarla ancora di più soprattutto se il luogo deputato non è mai stato preso in considerazione per un’esposizione antologica sulle principali arti giapponesi. Una scommessa vinta pienamente dato l’alto numero di visitatori presenti nella due giorni torrelaghese. Le modalità, le finalità e l’idea di base le ho già scritte nel post precedente L’ombra e la quiete, qui voglio solo ringraziare chi ha appoggiato l’idea di quesa esposizione, chi ha subito detto di sì capendone scopi e finalità ed aderendovi con il cuore e la passione, gli amici passati (grazie ad Andrea Bocelli per la sua presenza) le persone venute con domande interessanti ed interessate, un grazie a chi continuamente ci diceva felice per tale iniziativa ed un grazie ai ragazzi dell’Accademia del Festival Puccini che con il loro canto hanno allietato l’inizio della manifestazione. Non voglio dilungarmi più di tanto per lasciare alla foto la parola. Sono frastornato, felice, stanco. Ma è una stanchezza talmente positiva che ricomincerei da capo domani mattina a riorganizzare un’altra esposizione. A patto che vi ripartecipino come espositori queste persone meravigliose che ho la fortuna di conoscere e le mie allieve fantastiche come sempre.

 L'ombra e la quiete - Sala Belvedere Festival Puccini

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(Sala Belvedere- Teatro Giacomo Puccini a Torre del Lago)

Sezione Bonsai (ed opere affisse alle pareti) a cura di Carlo Cipollini

Bonsai di Carlo Cipollini

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Sezione Suiseki a cura di Luciana Queirolo

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Sezione Shitakusa a cura di Silvia Orsi

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Sezione Shodo a cura di Franco Pagliarulo

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Sezione Ikebana Sogetsu a cura del sottoscritto e e sue allieva toscane.

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(Rosanna Lari)

Rosaria Lenti.

(Ilaria Mibelli)

Silvia Barucci

(Silvia Barucci)

Rosaria Lenti

(Rosaria Lenti)

Silvia Barucci

(Silvia Barucci)

Luca Ramacciotti

(Luca Ramacciotti)

(Inaugurazione della manifestazione con l’Assessore alla cultura di Viareggio Glauco dal Pino e il Presidente del Festival Puccini Adalgisa Mazza)

Presentazione

(Cerimonia del tè eseguita da Letizia del Magro. Assistente Maurizio Aime)

Letizia del Magro

Letizia del Magro

Letizia del Magro

Chabana

(Chabana di Luca Ramacciotti)

Esibizione di Ninjutsu – Bujutsu a cura di Maurizio Pucci e Tengu Dojo MartialAcademy Viareggio

Tengu Dojo MartialAcademy Viareggio

Tengu Dojo MartialAcademy Viareggio

Tengu Dojo MartialAcademy Viareggio

 

 

 

 

 

 

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Hinamatsuri

Il tre di marzo (terzo giorno del terzo mese) è il giorno della festività Hina (Hinamatsuri), la festa delle bambine (雛祭り). E’ un giorno dedicato alla preghiera per ottenere una buona crescita e felicità per le giovani bambine. Il giorno viene chiamato anche “Momo no sekku” (festa dei peschi) riferendosi alla stagione della fioritura dei peschi seguendo il vecchio calendario lunare.
Il 5 di maggio (quinto giorno del quinto mese) viene poi festeggiato il “Kodomo no hi“, la festa dei bambini. Nonostante quest’ultima festa viene festeggiata con un giorno festivo, Il Hinamatsuri rimane invece un giorno lavorativo.

Molte famiglie giapponesi con bambine in casa usano mettere in mostra delle speciali bambole chiamate “hina” (Hinaningyou). Solitamente disposte su cinque o sette piani (hinadan) coperti da un tappetino rosso chiamato Mousen, queste vedono in cima le bambole che raffigurano l’imperatore “Dairi” e l’imperatrice “Hina”. Ai loro lati si trovano due lampade chiamate bonbori.

L’usanza di disporre le bambole cominciò durante il periodo Heian e originariamente si pensava che possedessero la forza di fermare i cattivi spiriti.
Il Himamatsuri prende le sue origini da un’antica usanza giapponese chiamata hina-nagashi (bambola galleggiante) in cui bambole di paglia venivano messe su una barca e lasciate nelle acque del fiume. Si pensava che le bambole, scendendo il fiume e arrivando al mare, portassero via con se problemi e cattivi spiriti. Questa usanza sembra aver avuto origine a sua volta da un’usanza cinese in cui i propri peccati e la sfortuna venivano trasferiti alle bambole che venivano poi abbandonate nel fiume.

Tradizionalmente per questa festa si beve l’amazake: una versione non alcolica del sakè dal sapore dolce che si ottiene dalla fermentazione del riso insieme a questa bevanda si mangiano dei piccoli salatini di riso glutinoso detti arare che vengono conditi anche con salsa di soia.

Per l’hinamatsuri si prepara un dolce detto hishimochi ottenuto che tre sratti di riso mochi uno verde che simboleggia la terra su cui cresce l’erba, uno bianco che indica la neve e uno rosa che simboleggia i fiori di pesco insieme questi tre simboli indicano l’inizio della primavera quando si scioglie la neve inizia a crescere l’erba e germogliano i fiori di pesco.

Per festeggiare questa ricorrenza il chapter di Roma dell’Ikebana International propone una dimostrazione di ikebana della Scuola Ikenobo come da locandina che apre questo post. Ospite speciale dal Giappone la maestra Mayumi Mezaki che sarà coaudiuvata da due sue allieve locali, le insegnanti Carla Sacco e Yoko Kurata. La dimostrazione si terrà lunedì 3 marzo (ore 19.00) prsso l’Associazione Il Fiume Via dei Dalmati 37 Roma (zona San Lorenzo)

 

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© Robert Mapplethorpe(© Robert Mapplethorpe)

Ho già trattato in passati post l’argomento inerente la fotografia di ikebana, ma ci ritorno in vista dell’organizzazione di due workshop che si terranno a Roma rispettivamente il 10 maggio e il 12 ottobre p.v. Se il re indiscusso su questo tema è Mapplethorpe è pur vero che noi, nel nostro piccolo, possiamo cercare di far sì che il nostro lavoro risulti al meglio. Nessuno ha uno studio fotografico, luci e fondali, ma possiamo tentare di rendere buono il nostro lavoro perché quell’immagine non solo è quello che comunichiamo al resto del mondo, ma è anche l’unica testimonianza che resterà del nostro ikebana.

Le tecniche fotografiche sviluppandosi hanno dato un’ampia gamma di possibilità alla portata di tutti ed un incremento incredibile delle foto che vengono costantemente pubblicate sui social network per non parlare di programmi di grafica ormai scaricabili anche sugli smartphone.

Il problema è che questo ha portato a far sì che si scattino milioni di foto di cui il 90% son da gettare via. E invece le pubblichiamo lo stesso.

Questa foto fu fatta durante una mostra ad un mio ikebana da parte di Giuseppe Cesareo che terrà il primo workshop romano.

Ikebana © fotografico di Giuseppe Cesareo (http://www.cesareofotografi.it)

Questa è la versione (mi scuso con Giuseppe in anticipo, ma è per spiegare! Lascio il copyright perché la foto originale è sua) che si potrebbe photoshoppare senza un minimo o poca esperienza.

550218_3310175951066_1168110547_32661886_1218808855_nCiò per dire che se non siamo davvero esperti meglio cercare di fare un’ottima foto piuttosto che andare ad impelagarci in risultati che magari al nostro occhio possono pure sembrare ottimi lavori, ma che…. cito: Da quando esiste Photoshop non siamo più disposti a concedere alla fotografia lo status di rappresentazione oggettiva della realtà. (Marco Pratellesi).

Un muro, un telo bianco (basta andare in un negozio di stoffe e farsi tagliare uno scampolo delle dimensioni a noi necessarie) o di un colore uniforme qualsiasi (dipende dal tipo di ikebana da fotografare ovvero dal colore dei fiori e del contenitore) sono strumenti più che ottimi per fare un buon lavoro. Ed ovviamente una buona luce.

Una volta la mia prima insegnante mi fece fare questo ikebana  per una mostra all’interno di una biblioteca, spazio trovato dall’allora mio compagno di studi Lucio Farinelli. Al di là del lavoro (ero al II livello!) come si vede la foto è brutta, come era sbagliata l’esposizione. C’è una sovrapposizione, di forme, colori, immagini al di là della grata. Non era un posto ottimale per l’esposizione e la foto scattata malamente accentua il tutto.

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L’ikebana sottostante, realizzato per una mostra successiva nel medesimo luogo, presentava lo stesso tipo di problema, ma la foto di partenza era migliore quindi lavorabile.

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Nella foto al termine di questo piccolo paragrafo la vedete  photoshoppata (grazie al fotografo Lorenzo Palombini) ovvero senza la grata retrostante.

E qui vorrei chiarire un concetto. Photoshoppare una foto non è che ti permette di prendere una foto orrenda e trasformarla in buona, ma di apportarvi correzioni diciamo di “tiro” oppure eliminare elementi di disturbo come nel caso di questa foto. Ma per farlo si deve veramente padroneggiare il mezzo. Piuttosto è meglio pubblicare la foto così come è venuta. Se siamo davvero esperti con questo programma di grafica (intendo non credere di saperlo usare, maneggiarlo veramente) vi assicuro che nessuno se ne accorgerà.

3112598607_11ba434b07_oOnline si vedono foto di ikebana dove:

Sono inquadrati male – un ikebanista deve capire lui per primo come si fotografa il suo lavoro al fine di renderlo al meglio

L’inquadratura è storta – il vaso pare in procinto di cadere assieme al tavolo dove è posto

Problemi di inquadratura – non è che se l’inquadratura è storta si fa la foto artistica (volutamente in apertura ho usato quella foto molto “geometrica” di Mapplethorpe) e per favore che non escano dal quadro rami o fiori, non sono rette parallele che proseguono all’infinito. Se il soggetto principale è l’ikebana, ma vogliamo mostrare il contesto non dobbiamo fotografare il salotto e in un agolo sul pianoforte si scorge da lontano il nostro ikebana….

Francobolli – se si teme che copino il nostro ikebana mettiamo la foto in cassaforte, se la pubblichiamo inutile editarla in formato francobollo. Con una buona lente di ingrandimento si vedrà e rischierà ugualmente di essere copiata.

Parkinson – se la foto è mossa perchè pubblicarla?

Da qui la decisione di fare due workshop fotografici. Il primo introduttivo, e il secondo di apprfondimento. I temi che tratteremo il 10 maggio sono espressi nella stupenda locandina realizzata dallo stesso Giuseppe Cesareo.

© Giuseppe Cesareo

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Le foglie della parola
‘ti amo’, sono forse
le uniche che non mutino
neppure la sfumatura
dopo l’autunno, stagione d’oblio.
Anonimo
© fotografico di Luca Ramacciotti
Iniziare il giorno dedicato all’amore litigando su di un blog non è il massimo. Però vedere gente che senza aver fatto un giorno di ikebana pubblica foto sul proprio blog di fiori ammassati in un vaso e li definisce ikebana perché vengono dal proprio cuore o non usa fiori “già addomesticati all’edulcorazione” [sic.], ma solo quelli di campo e che si risente se faccio notare come quell’atteggiamento sia superficiale, offensivo verso un’arte e nei confronti di chi spende tempo e denaro per impararla, bè scatta il mio peggior lato toscano e poco zen…. perché non si dimostra così l’amore per la natura, ma solo mistificazione e riempirsi la bocca con paroloni…..
Poi accade che entro su Facebook e trovo un post di Biblioteca Giapponese e il cuore si rasserena. Questo blog (e la relativa pagina di Facebook) è sempre spunto di informazioni interessantissime. Anna Lisa Somma guida con professionalità e competenza il tutto (nel suo blog trovai il post sul romanzo Fiori di un solo giorno di Anna Kazami Stahl che consiglio anche se è un romanzo un poco lento a volte).
E a lei vorrei “rubare” (come già fatto in apertura) 2 citazioni del bellisimo dono di San Valentino fatto oggi a chi la segue (Speciale San valentino: l’amore nella letteratura giapponese).
Ho amato soltanto una persona, me ne sono innamorata e gli ho stretto la mano.
Quello che desidero è incontrarlo un giorno da qualche parte, per caso. Per esempio, incrociarlo
per strada, o prendendo lo stesso autobus. Un incontro casuale voluto dal destino. Mah, diciamo
così, e se succedesse gli confesserei tutto. Gli direi: nella mia vita non ho amato nessun altro che te.
Murakami Haruki, 1Q84
 

Amare, essere amato… come sono tristi le azioni umane. Quando ero al secondo o al terzo anno

del liceo femminile, durante un esame di inglese vennero fuori alcune domande sulla forma attiva

e passiva dei verbi. Colpire, essere colpito; guardare, essere guardato… mischiati tra tanti verbi

come questi, ce n’erano due che emanavano una luce speciale: amare, essere amato. Mentre

guardavamo con attenzione le domande leccando le matite, a un certo punto da dietro le spalle mi

arrivò un bigliettino, che qualcuno aveva fatto girare per gioco. Guardai, c’erano scritte due

domande: «Vuoi amare?», «Vuoi essere amata?». E sotto la frase «Vuoi essere amata?», scritti con

l’inchiostro o con la matita blu e rossa, c’erano molti cerchietti, mentre nella colonna del «Vuoi

amare?» non c’era nemmeno il più piccolo segno di adesione. Anch’io non feci eccezione e aggiunsi

il mio cerchietto sotto «Vuoi essere amata?». Perfino le ragazze di sedici, diciassette anni, che

capiscono ben poco di cosa quelle parole «amare», «essere amato» possano significare, intuiscono

già per istinto che la felicità sta nel fatto di essere amate. Solo la ragazza seduta accanto a me,

quando le passai il biglietto, vi diede una rapida occhiata e subito, a colpo sicuro, con un deciso

tratto di matita tracciò un grande cerchio nella colonna bianca ignorata da tutte le altre. Lei voleva

amare.

Inoue Yasushi, Il fucile da caccia

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Il Linguaggio Muto della Natura

(25-27 Aprile 2014 Museo Orto Botanico Largo Cristina di Svezia, 24 Roma)

L’innovazione di una mostra parte dal suo titolo. La natura non è silenziosa, i suoi fruscii, gorgoglii, schianti son ben udibili, ma ha un modo di rapportarci a noi senza parole, in un mutismo di contemplazione arriviamo a comunicare, dobbiamo non fare silenzio, ma annullare qualsiasi suono per poter entrare in comunicazione con le piante (bonsai), le ossa della natura (suiseki), i sorrisi che essa ci dona (fiori).

Ed ecco che viene organizzata questa stupenda mostra dove per la prima volta i Bonsai, i Suiseki e l’Ikebana germoglieranno assieme come un dono verso i visitatori. Dono magnificamente “incartato” dalle opere di shodo.

Quando lo scorso anno Cosimo Pepe e Paco Donato proposero questa avventura l’entusiasmo nostro fu immediato. Una sfida non indifferente per noi ikebanisti dato che allestiremo tre spazi all’ingresso oltre ad una mostra delle nostre allieve e delle altre scuole coinvolte nell’Ikebana International.

L’Associazione Culturale ‘Shizuka Bonsai e Suiseki’  ha organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Biologia Ambientale Università la Sapienza di Roma questa mostra/evento che si svolgerà nel Museo Orto Botanico di Roma. Situato tra Trastevere e le pendici del Gianicolo, i visitatori seguiranno un percorso che si snoderà tra le piante in pieno rigoglio primaverile.

Claudia Tassone coordinerà la sezione dedicata allo shodo (Scuola Romana Shodō Bokushin) presentando calligrafie realizzate dai propri allievi insieme a alcune del M° Norio Nagayama.

Aldo e Fabio Pasquarella cureranno una mostra fotografica sempre incentrata sulle meraviglie della natura
Segnalo anche l’esposizione dei tavoli per bonsai e suiseki realizzati da Sergio Biagi, di cui spesso utilizzo le radiche per l’esposizione dei miei ikebana, che pur ispirandosi ai modelli più classici della produzione giapponese  dà vita ad un oggetto sempre unico ed originale dopo attento studio, disegno e progettazione (vedere il suo studio è un’esperienza unica); ed i giardini giapponesi realizzati da Fast Pond, azienda specializzata nella realizzazione di progetti verdi con laghetti e carpe koi.

Alla mostra/esposizione si affiancheranno le seguenti conferenze:

“Forme, suoni e sensazioni nell’arte dei bonsai e dei giardini giapponesi”, alla presenza dei  relatori  F.Merlo, A.Tollini, E.Rossi, L.Queirolo e M.Bandera.
“Dal Kaiy ū-shiki-teien al moderno karesansui, ascoltando la voce dei giardini”, a cura di Francesco Merlo
“La natura nel pensiero artistico giapponese”, a cura di Aldo Tollini
“Il bonsai artistico ed il bonsai naturale”, a cura di Edoardo Rossi
“La forma come ispiratrice di sensazioni”, a cura di Luciana Queirolo
“Bonsai Therapy: il valore educativo e riabilitativo della via bonsai”, a cura di Massimo Bandera

Lorenzo Casadei presenterà l’ultima opera di Veronique Brindeau “L’elogio del muschio”.
Inoltre si segnalano le seguenti conferenze :

Per i bonsai avremo: Antonio Acampora, Lorenzo Agnoletti, Massimo Bandera, Nicola Crivelli, Enzo Ferrari, Stefano Frisoni, Edoardo Rossi, Alfredo Salaccione e Shin Zhong Quan.
I suiseki in mostra saranno di Fabrizio Buccini, Igor Carino, Luciana Queirolo, Diego Rigotti e Daniela Schifano.
Per l’Ikebana, Lucio Farinelli e Luca Ramacciotti, della scuola Sogetsu, le loro allieve ed esponenti della Scuola Ohara ed Ikenobo.

Quindi per tre giorni il Giappone sarà racchiuso nel cuore di Roma.

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(Lorenzo Palombini al lavoro)

In altri post (L’importanza di una foto, Trucchi fotografici, Ikebana e Multimedialità) ho parlato di quanto sia importante saper fotografare un ikebana e di come Robert Mapplethorpe sia stato uno dei pochi a saper esaltare questa arte attraverso il suo obiettivo che passava dalle geometrie dei corpi umani a quelle dei fiori cogliendone la particolarità, le suggestioni con un’impronta personale ben specifica.

Ho sempre fatto tesoro dei consigli fotografici di amici fotografi quando faccio la fotografia ad un mio ikebana, ma ovviamente quando scende in campo un professionista è tutt’altro risultato.

Mia aveva contattato Lorenzo Palombini (www.lorenzopalombini.com) perché interessato allo studio dello still life e quindi degli ikebana. Vedendo il suo portfolio appare immediatamente evidente come il suo occhio sappia scavare oltre alla realtà del quotidiano mettendo spesso in risalto i disagi che le persone possono vivere sotto un’apparente tranquillità, ma anche le geometrie del mondo costruito dalla mano dell’uomo, i paesaggi, i colori che balzano fuori dalle sue foto per avvolgerci e frastornarci.

Ci siamo quindi incontrati per un primo approccio. Lo still life è un tema molto impegnativo (si deve stare attenti alla tipologia delle ombre, a non rendere il tutto piatto, a dare un senso a ciò che si propone attraverso il nostro occhio) e in particolare lo è se il soggetto è l’ikebana che va vista nella sua totalità d’insieme, dove ogni linea, movimento ha un suo preciso posto.

Lorenzo ha disposto tutta la sua attrezzatura ed è iniziata la sessione fotografica durata ben 3 ore per un solo ikebana.

E’ stato molto interessante vedere come studiava i riflessi, le ombre, i colori, come rendere tridimensionale un ikebana che per come lo avevo strutturato di certo non facilitava il suo lavoro.

Mi ha ricordato più volte che quello non era un lavoro definitivo, ma un primo approccio. Mi ha consentito comunque di poter pubblicare il risultato della mattinata di lavoro.

(Anthurium, Cyperus © fotografico Lorenzo Palombini)

Come si vede dalla foto le linee erano piuttosto essenziali e “dure” salvo per il ciuffetto di Cyperus che per la sua conformazione poteva semmai presentare problemi sulla messa a fuoco. Lorenzo però ha saputo “ammorbidire” il contenitore piramidale (tipico della scuola Sogetsu) e far sì che l’ombra dell’anthurium fosse ben definita, interessante, quasi un altro elemento dell’ikebana, non una cosa in più.

Della stessa composizione ha realizzato anche una versione più artistica, da un punto di vista fotografico, molto interessante e dove ancora di più forse si vede la sua bravura, non solo fotograficamente parlando,  nell’aver compreso lo spirito dell’ikebana. E spero che ci siano presto altre sue sessioni fotogrfichee.

(© fotografico Lorenzo Palombini)

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