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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Tag Archives: rrangement

Mai come quest’anno la citazione di “Canto di Natale” di Charles Dickens mi pareva perfetta per il titolo del nostro consueto post di ikebana natalizi.

Solitamente chiedo alle allieve di farmi scrivere il blog prima di pubblicare online i loro lavori, ma quest’anno non ho fatto la stessa richiesta per permettere loro di partecipare a due begli eventi online organizzati dal Sogetsu Branche Française e dal Gruppo di Ikebana International di Singapore a cui siamo stati invitati personalmente.

Abbiamo cercato di seguire il più possibile le linee guida tracciate anche dalla stessa scuola Sogetsu nei due importanti seminari online che ha realizzato per gli insegnanti iscritti alla STA. Questo per dare il più possibile una giusta interpretazione del tema della festività secondo i canoni della scuola e non i nostri personali e soprattutto per trasmettere gioia e calore attraverso quest’arte. Mai come in questo caso il “famolo strano” di verdoniana memoria sarebbe stato fuori luogo.

Se a lezione cerchiamo sempre di utilizzare i materiali di stagione, e in questo anno soprattutto solo materiale italiano, la lezione di dicembre è sempre stata dedicata proprio ai materiali tipici del Natale permettendo alle allieve così di avere rami e fiori da poter poi riutilizzare a casa.

Ikebana e foto di Chiara Giani
Ikebana e foto di Lucio Farinelli
Shikibana e foto di Ilaria Mibelli
Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini
Ikebana di Rumiana Uzunova – Foto e vaso di Luca Ramacciotti
Ikebana e foto di Deborah Gianola – Vaso di Sebastiano Allegrini
Ikebana e contenitore di Silvia Pescetelli – Foto di Luca Ramacciotti
Ikebana e foto di Neicla Campi – Vaso di Tore Coi
Ikebana e foto di Fiammetta Martegani
Ikebana di Giusi Borghini – Foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini
Ikebana di Rossana Calbi – Foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Susy Pugliese
Ikebana di Silvia Massotti – Foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini

Auguri da tutti noi.

Concentus Study Group

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La conferenza che ieri sera Luigi Gatti ha tenuto su Zoom potrebbe avere come sottotitolo “Peccato per chi non c’era”. L’argomento da trattare ed affrontare in un’ora era immenso anche per tutte le sfumature che presentava.

Riconosco che io possa essere stato un allievo difficile quando studiavo ikebana, ma non mi sono mai accontentato della pratica e basta e ho sempre cercato (ahimè dovendolo fare da autodidatta) informazioni inerenti la cultura che “circondava” questa arte attraverso libri o chiedendo informazioni a maestri di ikebana che vivevano all’estero. Come mi sono sempre interessato alle idee delle altre scuole perché credo che il tutto vada a comporre un immenso quadro.

Così quando Lugi Gatti mi propose il ciclo di tre conferenze sulla semantica degli ideogrammi accettai subito e con piacere. E con altrettanto sentimento ho visto aderire curiosi estranei al mondo dell’ikebana, appassionati (ed esperti) d’oriente e rappresentanti delle scuole Ohara e Wafu (della Sogetsu purtroppo solo il mio gruppo di quelli presenti in Italia, ma evidentemente un discorso ecumenico e di crescita non interessa a tutti). Ogni conferenza è stata seguita da quasi 30 persone che poi hanno pure la possibilità di ricevere il video in quanto la conferenza viene registrata. Devo dire che questa di Gatti è stata una bellissima iniziativa ottimamente organizzata.

Un’ultima riflessione prima di toccare l’argomento di ieri sera.

Quest’anno è stato orrendo e letale, ma sinceramente a me (a parte parziali danni lavorativi) ha toccato di striscio. Senza entrare troppo nel personale diciamo che per due volte ho visto bene in volto la morte per cui la prospettiva di vita muta e si tende a comprendere la bellezza del momento senza troppo stare a pensare cosa accadrà nel futuro, a recepire il concetto di impermanenza che hanno i giapponesi mentre noi tendiamo sempre a temere il futuro. Alle dimostrazioni di ikebana la prima cosa che mi chiede il pubblico è quanto duri una composizione. La durata delle cose è il nostro costante problema. Mentre i giapponesi non si preoccupano del quanto, ma del come tanto da arrivare a rendere belle anche delle fratture. Senza questi stop obbligati probabilmente io non avrei messo in cantiere l’ebook e queste conferenze non si sarebbero mai realizzate. Questo non vuol dire che dia il benvenuto a questa orrorifica pandemia, ma che invece di stare a lamentarci o vedere complotti forse è più costruttivo cercare del bene anche nel male.

Nella conferenza di ieri sera Gatti ha affrontato i temi di Spazio e Tempo. Un tempo circolare, una ciclicità di stagioni, di sensazioni, di idee. L’importanza del concetto di vuoto, di spazio, la circolazione del KI. Un vuoto che non ha una concezione negativa come in occidente (spesso nel mio lavoro si parla di “vuoto scenico” quando spesso in realtà c’ è troppo in scena e non si permette al pubblico di assimilare e godere ciò che accade sul palco).

La contrapposizione di pieni e vuoti, un vuoto che è sinonimo di mobilità e non di staticità permettendoci di avere uno spazio che possiamo andare a cambiare in base alle esigenze fino ad arrivare a parlare di importanti luoghi come il Tokonoma e ciò che può contenere. Una serie di concetti che racchiudono altri, che si mescolano, si disvelano fino a toccare anche concretamente poi la natura e il significato dei fiori in Giappone o il concetto di apprendimento che va a colmare dei nostri vuoti di sapere.

Una conferenza importantissima di cui non posso (e non voglio) entrare maggiormente nei dettagli perché non sarebbe giusto verso coloro che hanno speso il loro tempo per seguirla, ma so che da ieri sera molti concetti mi sono molto più chiari ed ampi.

Credo fondamentalmente che ognuno di noi possegga una parte di sapere per cui unendoci tutti assieme creeremo un puzzle più completo come un sasso lanciato in acqua che forma cerchi concentrici. Non si finisce mai di imparare e, magari trovando anche concetti che già conoscevamo, ne avremo un’interpretazione diversa perché ognuno ha il proprio cammino e i propri interessi.

Ringrazio i partecipanti anche per le importanti riflessioni fatte post conferenza.

Concentus Study Group

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Dieci anni fa iniziavo, assieme al maestro Farinelli, il cammino da maestro di ikebana Sogetsu. Dopo dieci anni, ieri sera, per caso, mi sono ritrovato nella zona romana dove tenevo il corso a quei tempi (Associazione Versoriente) reicontrando la prima ceramista che collaborò con noi ospitandoci per una mostra (Susy Pugliese). Pareva quasi un appuntamento nel giorno che precedeva l’uscita dell’ebook che avevo ideato e di cui mi occupavo per ciò che riguardava lo spiegare la tipologia della mia scuola nell’ambito dell’ikebana (per vedere specifiche su questo progetto rimando al mio precedente articolo). Dieci anni di attività, nove di blog, molti i traguardi raggiunti da soli, con le nostre forze, ma con il costante supporto di tutto il gruppo di allievi che in questi anni non ci hanno mai abbandonato.

In realtà per me non si è trattato di traguardi, ma di scalini saliti, di mete raggiunte. Per cui si continua con lo studio, l’approfondimento. Come con la prossima conferenza di Luigi Gatti che toccherà un tema davvero molto importante.

Proprio nell’ottica dell’approfondimento dello studio con il M. Farinelli non abbiamo mai smesso di continuare lo studio della scuola Sogetsu. Purtroppo, secondo me, anche con il miglior maestro europeo di ikebana Sogetsu abbiamo il “racconto del racconto” magari filtrato attraverso il suo gusto o le sue idee. Per cui abbiamo deciso di andare alla fonte del racconto. Di non prenderne uno “riportato”. Vogliamo fare un corretto ikebana come si fa in Giappone. Non un’edizione nostrana.

La fortuna che, costantemente ci ha seguito in questi 10 anni, ancora una volta è stata dalla nostra parte perché Mika Otani ha accettato di farci lezione. Purtroppo al momento abbiamo dovuto fare lezione via Zoom, ma speriamo presto di poter tornare nella sua bellissima classe di studio a Tokyo.

Quando Otani sensei ci ha chiesto quali temi della scuola volessimo trattare con lei, durante le lezioni, abbiamo risposto che desideravamo ricominciare dalle prime due lezioni della scuola, quelle per principianti e ci trattasse come tali. Volevamo avere dalla “fonte” la sicurezza di aver sempre trasmesso le giuste nozioni alle nostre allieve e non, magari, leggere variazioni. Ci tengo molto al tempo (e anche ai soldi) impiegati dalle mie allieve e non vorrei mai insegnar loro una cosa sbagliata perché a mia volta l’ho imparata male. Nel tempo studiando su vari libri e, partecipando a seminari, infatti ho spesso “raddrizzato” le mie nozioni di base.

Sinceramente ero un po’ preoccupato di questo. Temo ci venisse detto che sbagliavamo qualcosa di concetti o di esecuzione. Questo sentimento però non mi ha impedito di godermi la lezione. Anzi! Otani sensei ha una tale energia e gioia nel fare ikebana che è impossibile non lasciarci contagiare.

Solo in passato ho avuto angoscia nel prendere lezione di ikebana perché ogni soddisfazione veniva costantemente mortificata dall’insegnante che frequentavo. Ma per fortuna quell’epoca è distante.

All’ora convenuta, felici ed elettrizzati ci siamo collegati online. Avrei eseguito lo Stile Base Verticale sia a moribana sia a Nageire e Lucio Farinelli lo Stile Base inclinato.

Ovviamente abbiamo eseguito le due composizioni come si fosse stati in una dimostrazione per cui a rovescio, ovvero io e Lucio vedevamo il dietro della composizione e Otani sensei il davanti. Per quanto si fosse due nuovi neofiti ( 🙂 ) siamo pur maestri e qualche abilità l’abbiamo acquisita col tempo.

Otani sensei, ci guidava passo passo con consigli, suggerimenti ed esempi pratici. Avevamo anche preparato il set fotografico per cui man mano che si pensava che il lavoro potesse essere guardabile lo portavamo in postazione, scattavo le foto e le mandavamo all’insegnante che ci diceva cosa correggere. Che bellissima lezione! Ora so di avere le basi solide, ma per cementificarle bene vorrei continuare a studiare con la mia maestra giapponese tutte (o almeno quelle più ostiche) le variazioni.

Lo stile libero (per quanto spesso per tale siano spacciati due rami secchi in un vaso e saluti) è da interpretare mentre uno stile base dove si devono seguire regole ben precise e dimensioni o è corretto o non lo è. Per questo desidero, e il M. Farinelli la pensa come me, continuare a ripassare le idee, le tecniche delle basi del nostro percorso di studio. Anche perché questa volta avremo, finalmente, il racconto in diretta.

Stile Base Inclinato Moribana di Lucio Farinelli – Suiban di CER
Stile Base verticale Moribana di Luca Ramacciotti – Suiban di Sebastiano Allegrini
Stile Base Inclinato Nageire di Lucio Farinelli – Vaso di Sebastiano Allegrini
Stile Base Verticale Nageire di La Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini

Un bellissimo nuovo inizio!

Concentus Study Group

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Immagine di copertina “Tsubaki” di Shoko Okumura (Pigmenti, acquerello, inchiostro di china su carta giapponese)-
Grafica di copertina di Silvia Barucci

Da studente mi sono sempre rammaricato che non ci fossero libri in italiano inerenti la scuola Sogetsu come invece accadeva per la scuola Ohara. Libri interessantissimi per uno studioso di ikebana perché l’autrice, la signora Banti Pereira, dava sempre nozioni di storia, cultura di questa arte e preziosi consigli sui vari mizuage (ovvero le tecniche per prolungare la vita dei fiori e rami) di cui nessuno mi aveva mai parlato.

Il prossimo ottobre questo blog festegegrà 10 anni di vita e, negli anni, ha raccolto persone che erano tanto esperti quanto neofiti del mondo dell’ikebana facendomi comprendere che c’era della curiosità e dell’interesse verso questa arte che spesso, purtroppo, viene svilita come l’arte in cui si taglia tutto e si lascia il materiale scarno. Da qui la decisione di ideare un libro che non fosse tecnico o per addetti ai lavori, ma un invito a… Volevo che la persona curiosa di questa forma di arte la vedesse declinata nelle varie sfaccettature che la compongono.

Ma come fare? Come ideare il tutto? Come pubblicarlo?

Guardando sui vari siti mi sono accorto che alcuni libri di ikebana già editati da tempo erano stati messi in vendita anche nel formato ebook, ma non esistevano ebook scritti appositamente e che presentassero più scuole assieme per cui ho deciso per questo formato che è leggibile sugli ereader, pc, smartphone e tablet e si può scaricare da qualsiasi parte del mondo. Da qui l’esigenza anche di tradurlo in inglese. Grazie a Susanna di Sera per aver tradotto i testi, a Lucio Farinelli per aver revisionato tutto ciò che riguardava la Sogetsu e a Marta Lanfranco che ha curato la parte ienerente la Wafu.

Ma chi far salire a bordo?

In un libro autoprodotto, che fosse un invito per i curiosi e non un libro per addetti ai lavori (devo dire che questo me lo hanno ispirato i due libri di Roberta Santagostino che sono chiari, comunicati ed esaustivi e alla portata di tutti) ci volevano persone che conoscevo da tempo e con cui fosse un piacere collaborare.

La prima a cui ho pensato per la scuola Ohara è stata la maestra Romilda Iovacchini. Romilda è una delle persone più belle che io abbia conosciuto in questi anni. La sua passione per l’ikebana è davvero infinita e studia e pratica quest’arte per la gioia di farlo. Abbiamo avuto la possibilità di condividere esperienze assieme come una splendida dimostrazione a San Marino e più volte ci siamo incontrati per degli aperitivi. Inoltre è l’attuale presidente del Chapter romano di Ikebana International e mi pareva giusto coinvolgerla.

Per l’Ikenobo, non avendo contatti in Italia, mi sono rivolto all’amico Regi Bockhorni. Regi ha subito accolto l’idea con entusiasmo e disponibilità. Una persona straordinaria, collaborativa che ci ha aiutato in ogni istante del progetto con entusiasmo e disponibilità totali.

Solitamente queste sono le tre scuole che compaiono maggiormente nei libri sull’ikebana, ma io ho voluto inserire anche una scuola con cui abbiamo avuto il piacere di collaborare quando ci invitarono a esporre ad Ivrea e che sono stati presenti anche al nostro workshop di Mika Otani. Poi in fin dei conti usciamo, noi della Sogetsu e loro, dalla stessa costola. Ed ecco entrare in ballo la Wafu. Grazie alla signora Galvagni che con simpatia ha subito aderito all’idea.

I mesi si sono succeduti mentre cercavamo la formula migliore per realizzare i nostri lavori, i permessi chiesti alle varie scuole, le traduzioni, le correzioni, ancora le correzioni e di nuovo le correzioni. E speriamo di aver tolto tutti gli errori. Non avere un correttore di bozze è stata dura, ma dalla nostra parte avevamo Ilaria Mibelli e le sarò eternamente grato.

Per la parte grafica non potevo non rivolgermi a Silvia Barucci data la sua eccellenza nel settore. A lei ho affidato tutta l’impaginazione e realizzazione del libro.

E poi un dono meraviglioso, di quelli che ti commuovono. La straordinaria artista Shoko Okumura ci ha concesso di scegliere tra i suoi capolavori l’immagine di copertina.

Ringrazio i miei tre meravigliosi couatori per aver fatto in modo che il mio sogno andasse in porto e che anche in lingua italiana finalmente ci fosse un libro sull’ikebana che toccasse le varie scuole.

Regi Bockhorni
Romilda Iovacchini
Ingrid Galvagni

Le scuole all’interno dell’ebook (che sarà disponibile su Amazon, Kobo e IBS) sono presentate in ordine alfabetico.

Amazon

Kobo

Buona lettura

Concentus Study Group

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Quando iniziai lo studio dell’ikebana (ben 15 anni fa) non mi sarei minimamente aspettato ciò che poi avrei vissuto anche perché l’approccio a questa arte fu solo di interesse lavorativo come spesso ricordo (ovvero che Hiroshi Teshigahara aveva realizzato delle scenografie per Turandot) e non per amore verso i fiori o l’Oriente. Questo è accaduto dopo. Il mio è stato un percorso ad ostacoli perché non mi accontento mai di ciò che so, cerco, approfondisco, mi documento e forse, anche per deformazione professionale, allargo il giro di orizzonte. E questo atteggiamento di non accettazione supina spesso non è ben visto.

Ho avuto la fortuna, durante il mio percorso, anche di incontrare persone estranee al mondo dell’ikebana come Carlo Scafuri, Silvia Orsi o Luciana Queirolo che, con la loro passione e sapienza, hanno arricchito il mio mondo ampliandolo di concetti, sfumature o immagini. Pensare a studiare un’arte, come quella dell’ikebana, senza documentarsi sulla storia Giapponese, le idee, l’arte, le tradizioni o senza entrare in contatto con altri esponenti di arti tradizionali, fare solo ikebana, praticare solo ikebana è un sentiero a senso unico per me, mentre amo molto vedere anche le diramazioni e dove conducono.

Per questo quando Luigi Gatti mi propose un ciclo di tre conferenze legate al significato che gli ideogrammi, da noi utilizzati, possano avere accettai subito la proposta. Quello che davvero per me è stato fonte di gioia è non solo vedere le mie allieve partecipare (anche chi dall’estero aveva un fuso orario sfavorevole), ma anche un esponente della Wafu e ben 11 esponenti della scuola Ohara da varie parti d’Italia. Per quanto uno si dedichi ad un percorso artistico (per cui in teoria illuminativo) in realtà spesso cadiamo preda di debolezze umane e l’ikebana non è un campo libero da questo. Quando iniziai lo studio c’era una forte rivalità tra le scuole (e anche all’interno di esse) per cui ho sempre cercato di abbattere queste divisioni. Il chapter romano di Ikebana International lo ideai proprio a quel motivo (su suggerimento della sensei Keiko Ando). Quindi vedere altre persone di altre scuole, che fra l’altro praticano da più tempo di me e con maggior successo, seguire la conferenza per me è stato davvero un atto di amore verso questa arte. La bellezza della condivisione di un percorso, di stati d’animo in un clima di poesia e serenità (e si sa bene di quanto se ne abbia bisogno in questo momento). Chi non condivide, chi sta nel suo giardinetto, non saprà mai la bellezza e la vastità del mondo.

Gatti aveva paura di dire concetti già a noi noti, ma (al di là del repetita iuvant) in realtà ha aggiunto nuova linfa al nostro studio svelandoci il significato reale di diverse parole e, con il suo metodo visivo, di farcele ben memorizzare.

Se il concetto dell’ideogramma di amare ci ha travolti ed affascinati tutti è innegabile che, almeno per il sottoscritto, la svolta sia stata l’ideogramma che si vede nel titolo di questo mio post e che ha illuminato improvvisamente il mio percorso passato, presente e, spero, futuro.

華道 (kadō) ovvero la “via dei fiori”. Per anni ho sentito ripetere questa frase, io stesso l’ho utilizzata molte volte ed è anche il titolo di un progetto di cui vi parlerò nei prossimi giorni. Quanta pochezza di significato ho sempre dato a quei due ideogrammi! Iersera ho scoperto quante sfumature poetiche e illuminanti abbia. Gatti ha aperto un mondo dove il “semplice camminare” è in realtà la parte meno “importante” del resto ed è per questo che vi dobbiamo mettere impegno e testa, l’importanza del qui e dell’ora.

Come interessante è stato il concetto di dōjō nel suo reale e profondo siginifcato suddiviso in quattro sezioni che vanno a realizzare un cammino che è tanto spirituale quanto di pratica, anzi ci porterà a realizzare la possibilità di effettuare una pratica il fatto che abbiamo alle spalle lo studio. E questo ci porterà all’emozione. Ed è sinceramente vero perché io quando vedo gli ikebana se mi emoziono vuol dire che la comunione di cuori e di intenti c’è stata. C’è stato lo stupore che ci può giungere dall’ideogramma di Ka.

Prossimamente avremo la fortuna di una seconda conferenza e ne darò qui notizia.

Concentus Study Group

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Dal 1 dicembre al 31 gennaio è possibile, per gli insegnanti iscritti alla STA, partecipare attraverso il sito della scuola Sogetsu a due seminari dedicati rispettivamente alle composizioni per le festività del Natale e del Capodanno.

Nel primo le opere dei Master Istructor Gaho Isono, Suisen Takagi e Kosa Nishiyama, nel secondo come Master Istructor sono presenti Miseia Ishikawa, Seiko Ozawa e Sozan Nakamura. In entrambi, al termine 4 ikebana della Iemoto Akane Teshigahara.

Prima di tutto è molto bello che la scuola pensi a coloro che, in questo momento, non possano viaggiare e quindi siano raggiunti online da queste lezioni. E’ un modo per stare vicini e, nello stesso tempo, apprendere.

In entrambe i seminari si parte dagli stili base moribana e nageire. Anche queste lezioni, che parrebbero scontate per un maestro, invece sono importantissime perché spesso in Europa sugli stili base ricevi (o almeno è stato il mio caso) informazioni discordanti. Inoltre un conto è eseguirle da allievo e un altro riprenderle e visualizzarle con l’esperienza del maestro. Spesso ci pare “banale” eseguire uno stile base presi come siamo dalla nostra “artisticità”, ma è sempre meglio la delicatezza e perfezione di uno stile base che vedere un fiore messo a testa in giù in un vaso.

In realtà le due tematiche affrontate sono un “pretesto” per ripassare concezioni e tecniche della scuola. Viene ribadito costantemente come siano importanti le tecniche di fissaggio del materiale, il rapporto tra il materiale vegetale e il vaso (che nella Sogetsu non è un mero contenitore), le tecniche di piegamento o la profondità che dobbiamo dare al nostro ikebana (quando online spesso vedo ikebana che paiono muri frontali per non parlare delle discussioni avute con un’insegnante non europea che sosteneva che non è vero che nella Sogetsu ci sia il concetto di profondità). Un altro importante tema che viene continuamente espresso in questi video è che tutto deve sembrare sempre naturale anche quando vai ad unire grossi rami ricorrendo all’avvitatore perché spiegano che le viti e i tagli a vista non si devono percepire. Non devi avere l’idea di materiale frullato, affettato e reincollato. In questo caso rimando proprio al video dell M. I. Nakamura che praticamente crea un grosso sostegno con dei rami che poi vengono “occultati” da altri, ma non come se sopra ci mettesse delle toppe o li soffocasse e nascondesse con altro materiale, ma li integra perfettamente in un gioco prospettico.

Sono ikebana dove la natura non perde mai il proprio aspetto nemmeno quando, in quello eseguito dalla M.I. Ishikawa, abbiamo una specie di parete in bambù. O con l’inserimento di pattern ripetuti di elementi di bambù geometrico come quello eseguito dalla Iemoto. Sono tutte strutture che vengono integrate visivamente ed “ammortizzate dal materiale”.

Come l’utilizzo da parte della M. I. Nishiyama di materiale vegetale tinto d’argento in un contesto naturalistico che non pare fuori luogo sul grande ramo da lei utilizzato.

Costantemente viene ripetuto come sia importante che i fiori siano in acqua e come integrare ad essi eventuale materiale colorato o secco.

Insomma un ripasso di molte tecniche e concetti che un maestro di ikebana Sogetsu dovrebbe conoscere ed applicare costantemente nei suoi lavori. Sono queste composizioni che arrivano all’anima, ti travolgono, danno gioia e poesia. E’ palese che questi lavori non esprimano presunzione o pretesa di cosa artistica, strana o figa.

Ma essendo davvero pensati con il cuore sono più artistici e di impatto di qualsasi altro ikebana fatto volutamente con l’intenzione di stupire e dimostrare che siamo “artisti”.

Inoltre questi ikebana eseguiti fanno comprendere quanto cammino ancora ci sia da compiere con umiltà prima di raggiungere quei livelli-

Sono anche felice di vedere le tipologie di ikebana realizzati costantemente in queste lezioni o dimostrazioni online perché di recente un libro fotografico di ikebana aveva dato della scuola Sogetsu un’idea molto parziale visto la quasi totalità di immagini presenti dove nemmeno c’era un fiore. E di quella tipologia di ikebana nei lavori che fa la scuola non ci vedo mai traccia. Forse non dovremmo dare una personale interpretazione di una scuola quando ci esprimiamo a nome di essa.

Concentus Study Group

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La nostra allieva Fiammetta Martegani, antropologa e curatrice al Museo Eretz  Israel di Tel Aviv, tempo fa mi parlò di un libro di ikebana che aveva trovato al Mercato delle pulci di Jaffo, la città vecchia di Tel Aviv. Ha rintracciato Ilan, il figlio della maestra di ikebana che aveva scritto il libro e mi ha inviato le impressioni che questa arte suscita in lei e il suo percorso svolto. Lascio a lei la parola e la ringrazio per questo prezioso ed emozionante contributo.

The most accurate translation of the Japanese word Ikebana is “the way of flowers”.

For every student, Ikebana is always the beginning of a journey, and not necessarily in Japan. I started my journey in Australia in 2006, where I spent six sabbatical months between the end of my MA and the beginning of my Ph.D in Anthropology. In Sydney, one of my flatmates used to practice Ikebana. Every week, she would bring home a beautiful “Japanese flower arrangement”, sparkling joy in the entire apartment.

As an Italian, arriving from the country of the Renaissance, I immediately recognized in this “flower composition” a piece of art, a “creation”.  Not surprisingly, the word “Ikebana” is combined with hana, “flower”, and ikeru, a verb that can be translated as “life”, “to live”, “to give birth”, “to create”. Hence, from this meaning, every artwork is also a creative act in itself. As an anthropologist, I immediately realized that I wanted to explore and dive much deeper into the world of Ikebana. 

Luckily, once I came back to Milan, my hometown, I found a Japanese Ikebana Sensei (“Master”), Keiko Ando Mei. She introduced me to the fascinating world of Ikebana, together with a deep study of the most celebrated Japanese poets: Basho, Kenko, Ryokan. According to Keiko, the best attitude to discover the “way of flowers” was through a literary journey. This was how I discovered Japan, many years before my first visit to the Land of the Rising Sun.

However, this was just the beginning of my journey because, three years later, my postdoctoral program brought me to Israel, where I have lived ever since. Once I arrived in Israel, I immediately looked for an Ikebana Master – her name was Erika Shomrony. In 1947, shortly after the end of World War II, she escaped to Israel from Austria. Erika passed away in 2018 at 100, still practicing Ikebana. She wrote the first, and so far the only, book in Hebrew about Ikebana, entitled “Arranging Flowers”, published in 1974. The book is a beautiful tribute to the Japanese art of flower arrangement with particular attention to Israeli nature and environment.

Following her passing, I approached the Japanese Embassy in Tel Aviv. This is when I discovered that I was currently the sole Ikebana expert in the country. Hence, the journey brought me to another level. I started to learn more about Japanese aesthetic and harmony in general as this is the very essence of Ikebana, a natural, asymmetrical, and humble flower arrangement, created to bring nature and harmony in your own home.

These are the three words that I always use to describe the feeling of practicing Ikebana: beauty, nature and harmony. This last word in particular, wa, in Japanese, is also a philosophy of life. Thus, once you discover the core principles of Ikebana’s aesthetic, you can easily apply it to every aspect of your life from home to family, as well as from your desktop to your entire company.

Practicing Ikebana daily is also a wonderful way to meditate and be more focused in every aspect of our lives, just as the Samurais used to do. As in every other Japanese Zen practice and arts, including martial arts, the main purpose is not the final result, but the process itself. In other words, it is not about what to do, but how to do it. And this is, to me, the most fascinating part of the journey because it is never ending.

Eventually, I made the real journey to Japan and after this I started to study the Japanese language. This led me to discover another art, shodo, “the way of calligraphy”. During my studies, I realized that Ikebana and Shodo are deeply connected and intertwined with one other. Sofu Teshigara, the “Picasso of Japan”, used to practice them both and successfully combined them together. He was the founder of the Sogetsu School, one of the most avant-garde schools of Ikebana. I belong to this School and am currently studying, under the supervision of the masters Lucio Farinelli and Luca Ramacciotti, in order to become the first official Sogetsu Master in Israel, an extraordinary country where different cultures, religions and traditions live next to each other. Like the art of Ikebana, which is born from the encounter between nature and humans: it can be practiced anywhere and by anyone, with no national or ethnic boundaries. It crosses borders and brings us back to our original roots in nature, since the purpose of practicing Ikebana is to create in the flower vase the same harmony that we need in our minds.

This is why, after travelling all around the world, I feel that only when practicing Ikebana I can be deeply connected to the place where I live. Ikebana makes me feel grounded and connected with life.

To me, this is the essence of practicing Ikebana. A beautiful and never ending journey: “the way of flowers”.

Concentus Study Group

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Di recente ho letto questo libro di Rino Panetti (per tutt’altri scopi rispetto allo studio dell’ikebana) che consiglio caldamente sia a chi si occupa di arte sia a chi studi ikebana con la scuola Sogetsu.

Spesso ci sono confusioni su cosa sia effettivamente creativo nell’ikebana Sogetsu eseguita nel mondo occidentale e questo libro, è per me, una guida su come si possa definire ed affermare il concetto di ikebana per chi studia nella mia scuola.

Premettendo che, pur essendo una scuola dove c’è il concetto di freestyle ed è innegabile il suo legame con l’arte moderna occidentale (come spesso ho trattato in questi miei post), la scuola Sogetsu è pur sempre nata in Giappone con una mentalità, una cultura e, di conseguenza, un approccio alla giapponese. Quindi va studiata e realizzata pensando alla giapponese non all’occidentale. Dovremmo ricordare sempre bene questo concetto perché ad esso sono legate le tradizioni del mondo dell’ikebana su cui Sofu Teshigahara apportò delle innovazioni (e di quale portata!), ma non creò qualcosa ex abrupto.

Questo ci riporta ad un concetto ben espresso nel libro dove si evidenziano le differenze ideologiche e di inquadramento tra un mondo occidentale giudaico-cristiano e quello orientale. Ovviamente non si fanno differenze teologiche, ma proprio come ci si approcci a determinati concetti, quale ad esempio novità, inquadrandoli nella giusta ottica.

Concetti come SUN e FUN qui espressi (non vi spiego ovviamente cosa significhino non per obbligarvi a leggere il libro, ma perché come riportato più volte nel testo è il percorso che compiamo importante non arrivare all’immediata meta) possono davvero essere la base di partenza per quando, ogni volta, ci accingiamo a praticare un tema freestyle della scuola Sogetsu.

Ho cercato di fare gli esercizi proposti nel libro (inizialmente, lo confesso, un poco frustranti, ma poi piano piano gli ingranaggi iniziano a girare) nella mia duplice ottica ovvero quella teatrale e quella inerente l’ikebana (le mie personali “abbazie”) scoprendo spesso come arrivassi a risultati similari.

Questo libro fa comprendere molto bene le differenze tra avere talento ed essere creativo e come, eventualmente, indirizzare bene il nostro talento. Come avere una visione d’insieme e non solo parziale oltre al fatto che si sproni spesso a prendere appunti su di un taccuino.

Sembra una sciocchezza, ma non lo è. Un esercizio manuale come la scrittura ha una ben diversa valenza dal digitare su una tastiera come sto facendo in questo momento. Spesso mi accorgo di come si abbia ormai difficoltà nello scrivere a mano.

Per quanto io prenda appunti durante il lavoro o faccia annotazioni sullo spartito è molto ben diverso dallo scrivere a lungo e questo lo capii quando eseguii l’ikebana ispirato al profumo Notturno di Meo Fusciuni dovendo trascrivere le poesie di Rilke, Holderlin, Celan, Neruda e De la Cruz in una buona grafia anche se consapevole che, probabilmente, e così fu, a fine lavoro non si sarebbe ben visualizzata la mia scrittura.

Inoltre avremo un diario del nostro percorso.

Nulla accade per caso potrebbe essere il sottotitolo di questo prezioso manuale (in realtà è un vero e proprio workshop da compiere guidati dall’autore). “Non chiederti cosa può fare la creatività per te, chiediti cosa puoi fare tu per la tua creatività” – allargare lo sguardo, spronare, provocar(ci)e, muoversi sono tutti verbi usati in questo libro per meglio descrivere come dovremo rapportarci con ciò che dovremo realizzare (imparando a cambiare i nostri schemi mentali usuali).

Un consiglio, non mio, ma dell’autore. Spegnete il telefono o evitate di guardarlo durante la lettura. Concentratevi su ciò che leggete e gli esercizi perché è davvero una lettura piacevole e spesso vi ritroverete a pensare “perché questo non l’ho capito prima?”

Dovremo avere ben evidenti i percorsi e i concetti espressi in questo manuale pratico (leggendolo capirete perché lo definisco così) quando la prossima volta ci appresteremo a realizzare un ikebana per comprendere se siamo sulla giusta via, se ciò che stiamo realizzano è davvero creativo, se “dice” qualcosa, se è un passo avanti e poi di lato che compiamoo o semplicemente continuiamo a citarci addosso.

Concentus Study Group

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Di recente ho avuto la bella notizia dell’uscita, a fine mese, della seconda fatica letteraria di Roberta Santagostino. Tre anni fa il suo bellissimo libro “Piante e fiori dell’ikebana” (dedicato in realtà non solo all’ikebana, ma a tutte le tradizioni culturali del Giappone legate alla natura) ed ora un saggio inerente una tipologia di composzione che personalmente adoro molto.

Il Chabana spesso viene travisato in Occidente dandogli delle forme che non sono propriamente sempre corrette per cui sicuramente questo libro sarà illuminante e di insegnamento in tal senso. Inoltre credo che recuperare la delicatezza di certe tipologie di composizioni possa sempre fare bene.

In passato ho fatto ahimé cose eccipibili, ma sinceramente non per colpa mia, ero ancora studente, e veniva fatta leva sul dover fare un ikebana sempre strano, mettere un fiore a testa in giù (peccato poi non prenda acqua per cui si infrange il comandamento supremo dell’arte dell’ikebana destinando il fiore ad appassire. All’Headquarter Sogetsu quando fai lezione non appena scegli il vaso te lo fanno riempire subito d’acqua) o composzioni “scenografiche” che in realtà non avevano né capo né coda, ma solo presunzione.

Questo è uno degli “ikebana” fatti senza una guida appropriata e, addirittura, lo eseguii per una mostra.

Come si vede nella foto sopra si può dire qualsiasi cosa tranne affermare che fosse realmente un ikebana. Era un guazzabuglio e lo riconosco senza alcuna difficoltà con l’esperienza che ho oggi. Poter vedere costantemente, anche attraverso i social, ciò che i grandi maestri del Giappone creano mi è servito come guida per cambiare rotta (e insegnante) e comprendere che non siamo artisti se mettiamo del materiale slegato che va in due o più direzioni o qualcosa di “strano”. Un’altra lezione importante possono essere i 50 Principi della Sogetsu che oltre ad essere consigli pratici sono proprio delle guide stilistiche. Basta assimilarli e capirli appieno.

Forse io, sapendo di non sapere, non mi distacco dalle linee guida della Sogetsu che è una scuola molto creativa e permette di realizzare ikebana anche particolari (materiale non convenzionale, sculture di rami, materiale secco etc-), ma sempre con la natura come protagonista.

La difficoltà, con la mia scuola è che conserva principi legati all’ikebana tradizionale, ma portandoli nella modernità dell’arte contemporanea per cui dobbiamo sempre tenere un giusto equilibrio con dei concetti (come quelli ben espressi in questo articolo del compianto Mauro Graf) molto “giapponesi”, ma universalizzati.

Forse io limito un po’ le mie allieve durante le lezioni come il signore nella vignetta sottostante…

ma è anche vero che le mie allieve sono quelle che al concorso Sogetsu hanno preso più premi in Europa per cui forse la via che percorriamo è quella corretta o, la scuola, comprende che cerchiamo di metterci al servizio dell’ikebana e della natura per fare composizoni che pur essendo artistiche sembrino naturali, come se dietro non ci fosse la mano dell’uomo. Come è doveroso che sia.

“Flowers become me” è il motto della nostra Iemoto. Pensiamoci quando facciamo un ikebana perché quello sarà la nostra trasposizione in natura. Cosa vogliamo raccontare di noi?

Anche perché per mettere in un vaso un fiore a testa in giù o un rametto secco storto non serve studiare ikebana.

Cocnetus Study Group.

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Ciò che mi affascina dello studio di un’arte è che c’è sempre la possibilità di contaminarla con altre discipline. Realizzando la messa in scena di opere liriche non mi sono mai settorializzato sullo studio del melodramma, ma il mio interesse è sempre andato anche ad altri settori dello spettacolo, dell’arte, del fumetto, del cinema, di tutto ciò che mi incuriosiva e solleticava. Questo aspetto io, coaudiuvato dal M. Lucio Farinelli che la pensa esattamente come me, l’ho riportato anche in ikebana. Per me è impensabile studiare “solo” l’arte floreale giapponese senza mescolarvi altre possibili discipline perché tutte insieme vanno poi a formare un substrato culturale che noi riverseremo nei nostri lavori. Devo dire che sono anche fortunato avendo un pool di allieve, maestre del mio gruppo o amici di altre scuole che la pensano come il sottoscritto.

Recentemente ho avuto la fortuna di conoscere (purtroppo al momento solo virtualmente) Luigi Gatti autore del libro di cui ho parlato in un precedente articolo. Gatti è una persona di un entusiasmo unico pari alla sua passione e alla voglia di ampliare la conoscenza e l’interesse cosa che può accadere solo con contatti tra persone perché i vari sentieri non si percorrono mai da soli. Lo scambio delle proprie esperienze o di ciò che conosciamo porta sempre ad una crescita. Parlando con lui è nata l’iniziativa di cui vedete la locandina ideata e realizzata dalla grafica Silvia Barucci.

Prima di spiegare di cosa si tratti vorrei ringraziare Gatti (lui non vuole essere nominato come professore, ma per noi in questa occasione lo sarà dato che ci porterà la sua conoscenza) per la proposta che ci ha fatto di cui siamo tanto felici quanto onorati. Come vorrei ringraziare tutte le persone che si sono subito dimostrate entusiaste. In questo anno così devastante e particolare il mio gruppo non ha mai cessato di fare attività anche se la maggior parte delle iniziative sono state a livello “online”, ma non importa. Vuol dire che la nostra mente desidera combattere tutto ciò che ci sta accadendo solo con cose positive e belle.

Ma veniamo a noi e alla conferenza che Gatti terrà via Zoom su prenotazione.

Kadō 華道 è, come sappiamo. una parola giapponese, da decenni in uso anche nella nostra lingua, con la quale si indica generalmente il percorso da compiersi per imparare l’arte floreale giapponese nota maggiormente con un altro termine (più recente) ovvero l’ikebana. Come spesso accade con le parole giapponesi, il suo significato va ben oltre a questo. Con Luigi Gatti, scrittore, viaggiatore ed esperto di cultura giapponese, vedremo come Kadō sia un concetto capace di guidarci lungo sentieri e percorsi inaspettati, in un viaggio che ci farà attraversare la filosofia e lo spirito del popolo giapponese.

Avremo quindi un approccio diverso alla materia che stiamo studiando andando ancora maggiormente a comprendere il significato nascosto, profondo nelle parole che utilizziamo costantemente. Un aspetto spesso trascurato, ma che invece reputo molto importante e che ci darà ancora nuovi imput per continuare con gioia il sentiero dei fiori.

Per informazioni concentusstudygroup@gmail.com

Concentus Study Group

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