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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Tag Archives: perfume

Occupandomi di ikebana e profumo era impossibile non realizzare degli ikebana ispirati al mondo di Di Ser.

La loro linea di profumi è composta solo da fragranze naturali, di alcol vegetale e di acqua. Da qui sono partiti per realizzare dei profumi che si ricollegano propio al mondo del Kodō.

Chi conosce ed ama, come il sottoscritto, gli incensi giapponesi sa come il loro sentore sia estremamente delicato, volatile (ma persistente) e che dona davvero sensazioni meditative alla mente e al cuore.

Il simbolo di Di Ser è il fiore di Loto che, come la vita umana, può risplendere nonostante attorno vi sia del fango. Per cui da esso possiamo innalzarci fino all’illuminazione.

Come già scritto in un mio precedente articolo, il Kodō faceva parte delle antiche arti giapponesi tradizionali ed era caratterizzato per dei sentori molto delicati, non forti ed aggressivi.

Quando ho parlato con il signor Yasuyuki Shinohara (il naso che ha lavorato queste fragranze) della nostra esperienza allo scorso Pitti mi ha risposto che, ovviamente conosceva bene la Sogetsu, e che l’esperimento lo interessava. Mi ha quindi mandato dei sampler della loro collezione e in questi ultimi quindici gioni li ho passati ad ascoltare questi particolarissimi profumi. Ti catturano subito con una dolcezza incredibile e poi, apparentemente svaniscono. Dico apparentemente perché in realtà il loro declinarsi è leggero, senza forti proclami, ma si insinua in noi con tocco gentile. E’ stato interessante unire questa volta degli ikebana a dei profumi giapponesi proprio per una corrispondenza di arti tradizionali, ma è stato anche difficile cercare di ricrearne l’eleganza, la presenza e il tocco delicato, ma deciso.

Ringrazio Shinohara-San per il dono e per avermi permesso di sipirarmi alle sue creazioni.

Sasora

Agarwood, Yuzu, Rosenwood, Patchouli, Sandalwood

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(Ikebana di Lucio Farinelli – Vaso di Sebastiano Allegrini)

Questo è l’unico ikebana che non ho realizzato io perchè il maestro Lucio Farinelli si era talmente innamorato di questo profumo che l’ho ceduto volentieri. Il profumo a Farinelli ha ispirato la realizzazione del tema della scuola Sogetsu “With Branches Only” dove il Salice ricorda le volute di questo profumo Agarwood Type perché l’Agar era il legno utilizzato nel Kodō ed era classificato in base alle qualità aromatiche: Kyara, Sasora, Rakoku, Sumotara, Manaban e Manaka.

Tsuki

Lemon, Grapefruit, Geranium, Fennel, Basil

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(Morimono di Luca Ramacciotti)

Con tali sentori e la delicata e pungente freschezza che comunica questo profumo mi è subito venuto in mente un morimono dove è rappresentato ogni singola essenza. Lo specchio come supporto era per donare il senso di freschezza di questo profumo.

Kyara

Agarwood, Rose, Frankincense, Hinoiki, Cederwood

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(Ikebana e Vaso di Luca Ramacciotti)

Assaporando questo profumo si è avvolti dal sentore pungente delle essenze dei legni su cui si adagia la dolcezza della rosa. Mi è così venuto in mente un abbraccio. Non avendo a disposizione l’Hinoiki ho utilizzao il nostrano cipresso.

Akanesau

Bergamot, Orange, Jasmine, Vetiver

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(Ikebana di Luca Ramacciotti – suiban di Sebastiano Allegrini)

Ancor prima di sentire questo profumo mi ha colpito il nome dato che la Iemoto della mia scuola si chiama Akane.

Il profumo è fresco, intenso con una nota dolce e mi ha fatto pensare ad un giardino floreale estivo, soleggiato, profumato. Ho visualizzato fiori bianchi e gialli, caldi, luminosi.

Ed in omaggio alla Iemoto ho aggiunto il suo (e il mio) fiore preferito: la Gloriosa.

Hasunoito

Agarwood, Bergamot, Rose, Baronia

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(Ikebana di Luca Ramacciotti)

Ho immaginato il legno dell’Agarwood che va sfaldandosi in profumo, in fumo e a esso ho aggiunto visivamente i due sentori di rosa e di bergamotto, il tutto sviluppato in una spirale di sentori come l’evoluzione di un profumo.

E’ stata una bella sifda trasformare i lavori di Yasuyuki Shinohara in ikebana, ma sono felice del mio lavoro, ringrazio Silvia Barucci per l’editing di alcune foto e Lucio Farinelli per aver assaporato con me questa sfida.

Concentus Study Group

 

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(tutte le foto sono di Giuseppe Cesareo)

Quando partecipai al Kōdō, presso l’Istituto di Cultura Giapponese in Roma, rimasi molto colpito del fatto che si parlava di “ascoltare” l’incenso, non di annusarlo.

Memorizzare le varie tipologie di profumo per comprendere se ne stavamo ascoltando di diversi, di uguali, un interessante gioco (direi più una disciplina) che poneve l’accento su cosa il profumo ci stesse comunicando.

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Dato che questa disciplina era considerata (assieme al chadō e al kadō – l’antico termine con cui si designava l’ikebana) un’arte di raffinatezza, una delle tre vie artistiche e che il sentore dei fiori è un elemento molto importante da considerarsi quando si fa una mostra rivolta al pubblico è iniziato il percorso del nostro Study Group di approfondimento di questo tema.

Oggi abbiamo avuto l’onore, il privilegio e la fortuna di ospitare Antonio Alessandria che ci ha portato per mano lungo la storia del profumo, le sue caratteristiche e peculiarità. Un racconto pieno di aneddoti e fatti storici che ci ha narrato attraverso slide chiarissime realizzate appositamente per illustrare questo percorso.

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Ci ha illustrato le tipologie delle famiglie olfattive portando l’esempio di alcuni profumi che abbiamo avuto la fortuna di assaggiare e comprendere con la sua guida per poi approdare ai suoi meravigliosi capolavori ricchi di storia, poesia e passione, spiegati anche facendoci conoscere i sentori di alcune materie prime utilizzate.

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Un’esperienza davvero particolare che ha arricchito il nostro sentiero lungo la via dei fiori e che ci ha portato per diverse ore in un mondo tanto etereo quanto ricco di suggestioni e fascino.

Avere un Maestro del genere è stata una grande fortuna oltre il piacere di stare in compagnia con un vero e proprio signore.

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Concentus Study Group

 

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La citazione completa (di Shunryu Suzuki) che da il titolo a questo mio post è: Il vero segreto dell’apprendimento è avere sempre una mente da principiante perché nella mente di un principiante ci sono molte possibilità, nella mente di un esperto, poche.

Questa frase mi rimbalzava in mente in questi giorni dove ho dovuto pensare e creare 9 diversi ikebana per le due dimostrazioni che mi hanno visto impegnato a Firenze  e a San Marino. La difficoltà non è stato tanto idearle, quanto cercare di comprendere come potessi far arrivare al pubblico il messaggio di cosa fosse l’arte dell’ikebana e soprattutto le caratteristiche della Sogetsu. Fare una “cosa strana” può sì colpire l’immaginario del pubblico, ma io volevo che, seppur velocemente, si addentrasse nello spirito dell’ikebana.

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Mi sono chiesto se io spettatore ignaro, probabile interessato al Giappone o alle arti orientali avrei trovato ciò che esponevo chiaro per comprendere un’arte spesso stravolta da gente che si improvvisa senza aver mai preso una lezione o articoli inesatti che si leggono online o sui giornali. Per questo ho introdotto, utilizzando proiezioni di foto come le due qui riportate, anche termini come wabi-sabi o hananokokoro proprio per spiegare le peculiarità di una cultura e il perché l’ikebana si sia sviluppato proprio in quella nazione.

Dopo i 5 livelli effettuati per diventare maestro ho continuato a prendere lezioni, quando vado all’estero per lavoro se c’è un insegnante della Sogetsu chiedo sempre di avere una lezione perché amo davvero molto quest’arte, cerco di impararne il più possibile, voglio diversi imput e poi sento la responsabilità verso chi viene a lezione da me. Non posso insegnare cose inesatte o non saper rispondere a domande teoriche o pratiche degli allievi.

Devo dire che in questo Lucio Farinelli (che insegna con me a Roma ed organizza il nostro corso) la pensa esattamente come il sottoscritto ed è per questo che abbiamo sempre studiato e compiuto ogni passo assieme.

Una volta parlando con un’insegnante discutevo perché per lei era importante il talento in quest’arte ed io invece sostenevo che era importante la sicurezza tecnica. E’ ovvio che ci volgiono entrambi gli aspetti, ma senza una sicurezza tecnica si va poco avanti. Su questo insisto con le mie allieve fino allo sfinimento (loro lo so 🙂 ), ma se un giorno faranno mostre, dimostrazioni, corsi non voglio che si trovino davanti problemi che non sanno gestire. Infatti non mi ha sorpreso minimamente che nel nuovo libro del V livello della scuola (e relativo dvd di aggiornamento) si punti molto e si ripassi le tecniche di ancoraggio dei materiali nei vasi, ci siano proprio lezioni tecniche che abbiamo studiato fin dai primi passi e che  qui si rielaborano con maggior consapevolezza e anche in vasi particolari.

E qui si torna su un altro punto per me fondamentale. I vasi. Per Firenze avevo a disposizione dei vasi portati dall’Ambasciata del Giappone (mai usati, visti solo in foto per cui ho ideato degli ikebana virtualmente e solo mentre li eseguivo vedevo se le mie intuizioni erano giuste), per San Marino con Lucio abbiamo pensato quali vasi potessero dare una maggiore idea di ciò che era la nostra scuola per cui siamo andati da vasi per nageire allo tsubo, a due vasi da me ideati e realizzati allo stand.  Con Silvia Barucci abbiamo costruito ciò di cui necessitavamo per l’ancoraggio del materiale nei vasi e anche improvvisato quando abbiamo scoperto che il fornitore non aveva l’equiseto richiesto. Per cui velocemente devi riflettere, pensare cosa puoi fare, riconcatenare il materiale vegetale, i vasi, fare i giusti abbinamenti e per questo ci vuole talento, ma soprattutto tecnica ed esperienza.

Lina Alicino, la maestra che mi ha diplomato maestro, durante i cinque anni di corso richiedeva che si partecipasse a dieci eventi ed aveva perfettamente ragione. Fare solo le lezioni non basta, è importante vedere come il maestro organizza mostre, dimostrazioni, fargli da assistente, rubare con gli occhi ogni singolo movimento e gesto.

Ed io continuo a farlo con i maestri che incontro sulla mia strada. Chiedo, provo, riprovo ogni passaggio perché non mi so accontentare,  non mi voglio accontentare. Non voglio dire che più di quello non posso o non so fare.

Ogni step raggiunto l’ho visto come una partenza non un traguardo ed ogni cosa che realizzo la vedo con gli occhi del principiante, chiedendomi come il pubblico potrebbe interpretare il mio lavoro. Nel saluto finale del dvd di aggiornamento (già citato), la Iemoto appunto dice di vedere come i nostri lavori collimino con le persone che non conoscono quest’arte, cosa comunichiamo loro.

E la comunicazione, per me, è la base dell’essere sociale sia che sia verso la natura (hananokokoro) sia verso altre persone.

Concentus Study Group

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Il titolo di questo post è il “motto” dell’Associazione Ikebana International di cui io ideai, poi coaudiuvato nella fondazione da Lucio Farinelli e Silvana Mattei, la fondazione del Chapter di Roma. E proprio come esponenti di questa associazione delle scuole da noi rappresentate il sottoscritto e Romilda Iovacchini siamo stati invitati dall’Ambasciata del Giappone in Italia e dall’Associazione San Marino – Giappone a illustrare il mondo dell’ikebana nella Sala Congressi del Grand Hotel San Marino.

Lavorare, collaborare, con Romilda è sempre un piacere perché davvero c’è amicizia e rispetto attraverso l’arte dei fiori pur essendo lei maestra da più tempo di me e con, quindi, maggiore esperienza. Però lavoriamo “pari grado” scegliendo la linea di conduzione della conferenza, le tipologie di ikebana da fare ed altro. Pura armonia e rispetto reciproco.

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(da sinistra Romilda Iovacchini, Luca Ramacciotti e il Dott. Nishida Daisuke dell’Ambasciata del Giappone in Italia – foto di Lucia Urbini)

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(da sinistra Romilda Iovacchini, Luca Ramacciotti e il Dott. Leo Achilli Console Generale Onorario del Giappone presso la Repubblica di San Marino – foto di Lucia Urbini)

Romilda in entrambi gli appuntamenti della giornata ha fatto una bella introduzione storica dell’arte dell’ikebana e della sua scuola Ohara e tre composizioni, poi la palla passava al sottoscritto che spiegava le peculiarità della scuola Sogetsu, il suo rapporto con l’arte moderna e contemporanea e poi eseguivo anche io tre composizioni.

In realtà a volte, anche per le domande del pubblico presente molto interessanti e particolari, si interveniva entrambi anche per sottolineare dei concetti che sono comuni ad entrambe le scuole (dal vuoto, al movimento, al rispetto dell’elemento naturale, alle stagioni, al kenzan che non può mai essere a vista). Abbiamo parlato delle tipologie di contenitori, di cosa sia l’ikebana odierno e il suo rapporto con gli spazi in cui viene collocato.

Ed abbiamo ben specificato, al di là di comporre gli ikebana al contrario in dimostrazione affinché il pubblico veda la parte frontale durante la lavorazione, che l’ikebana viene svolto con più calma, meditazione, rilassatezza, ma che abbiamo cercato di dare una panorama dei dettami delle nostre rispettive scuole.

(foto di Silvia Barucci e Lucia Urbini)

(Foto di Silvia Barucci e Romilda Iovacchini)

Ikebana di Romilda Iovacchini (Ohara) – assistente Lucia Urbini

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(foto di Luca Ramacciotti)

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(foto di Luca Ramacciotti)

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(foto di Luca Ramacciotti)

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(foto di Luca Ramacciotti)

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(foto di Luca Ramacciotti)

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(foto di Luca Ramacciotti)

Ikebana di Luca Ramacciotti – Assistente Silvia Barucci

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(vaso di Sebastiano Allegrini – foto di Luca Ramacciotti)

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(vaso e foto di Luca Ramacciotti)

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(foto di Luca Ramacciotti)

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(vaso di Sebastiano Allegrini – foto di Luca Ramacciotti)

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(vaso e foto di Luca Ramacciotti)

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(foto di Luca Ramacciotti)

Un’indimenticabile esperienza in un luogo incantato, fuori dal tempo che ha visto un pubblico partecipe ed interessato.

Al termine una squisita cena giapponese.

Concentus Study Group

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Domani il Concentus Study Group rappresenterà la Sogetsu italiana… all’estero! 🙂

Infatti seppur si sia nel “cuore” dell’Italia la Serenissima Repubblica di San Marino è uno stato nello stato (cambia persino il roaming).

Sotto l’egida di Ikebana International si svolgeranno due conferenze e dimostrazioni che vedranno esplorare l’ikebana della scuola Ohara e della Sogetsu.

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Ringrazio l’Ambasciata del Giappone in Italia che ancora una volta si è rivolta a noi e sono lieto che continui questo sodalizio tra scuole di ikebana dove portiamo avanti assieme la divulgazione di questa arte.

Concentus Study Group

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(da sinistra Gioni David Parra e Luca Ramacciotti – foto di Simona Gasperini)

Nell’ambito della dimostrazione presso la Galleria degli Uffizi ho cercato, nel breve tempo a disposizione quando si toccano certi argomenti così vasti, di presentare tutte le peculiarità della scuola Sogetsu.

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(foto di Simona Gesperini)

Ho potuto attraverso slide cercare di definire la complessità dei lavori della mia scuola, di definirne la modernità pur essendo molto legata ai principi tradizionalisti di questa arte, le possibilità  infinite che la Sogetsu offre ai propri studenti.

Anche perché fare tre veloci dimostrazioni di ikebana può, alle volte, far fraintendere l’essenza calma, studiata, ponderata di questa arte.

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(foto di Simona Gesperini)

E per fortuna ho avuto persone che hanno fatto le foto al tutto (grazie!) dato che io non ho potuto né durante, ovviamente, né dopo perché sono stato letteralmente, e piacevolmente, assalito dal pubblico molto interessato ad approfondire il discorso. Alcune persone mi hanno persino chiesto come si fotografa un ikebana.

Ho iniziato parlando della stagionalità degli ikebana grazie al maze-zashi

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(foto di Fabio Uggeri)

e di come vada anche rappresentata a volte in maniera “drammatica” per sottolineare ad esempio la stagione in corso

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(foto di Fabio Uggeri)

per finire ad uno stile libero ideato in base al contenitore in dotazione.

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(foto di Fabio Uggeri)

Ringrazio l’Ambasciata del Giappone per i tre meravigliosi vasi messi a disposizione (di cui due di preziosissima lacca che non avevo mai sperimentato prima), l’Associazione Piante e Fiori d’Italia per avermi sponsorizzato il materiale floreale, Silvia Barucci per avermi fatto da assistente e avermi procurato rami perfetti.

Al termine della dimostrazione ho spostato l’attenzione su un progetto a cui tenevo moltissimo e che ho potuto presentare grazie allo scultore Gioni David Parra.

L’ikebana Sogetsu non è “solo” l’ikebana in vaso a cui siamo abituati a rapportarci, ma anche un ulteriore passo (al di là di installazioni come fatto un anno fa al MAXXI o ancor prima all’Orto Botanico La Sapienza) verso un’essenzialità ed un legame strettissimo con l’arte contemporanea.

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(foto di Simona Gesperini)

Grazie allo scultore Parra ho presentato (per la prima volta in Italia e soprattutto all’interno di un museo d’arte così prestigioso) il tema “Completing an Art Work” dove l’ikebana si va a fondere con un’opera d’arte (in questo caso Nocube e Blade Lights) divenendo un’unica, nuova opera artistica (e per questo ho utilizzato una citazione di Balzac come titolo del mio pezzo) e in questo caso la parte di ikebana era costituita da IMG_3230

(foto di Simona Gesperini)

una grande corteccia di sughero lavorata che collegava, si univa, si fondeva col tutto.

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(foto di Simona Gesperini)

Ho così provato in un luogo dove l’arte scorre da secoli di portare una forma artistica complessa ed articolata come quella dell’Ikebana Sogetsu cercando in un lasso di tempo tiranno di mostrarne le varie sfaccettature.

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(da sinistra Minoru Watada, Eike Schmidt, Silvia Barucci, Luca Ramacciotti, Nicoletta Barbieri, Alessandro Canino, Rosaria Malito Lenti, Gioni David – foto di Fabio Uggeri)

Concentus Study Group

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Oggi per me è stata una giornata importantissima e a caldo voglio scrivere alcune prime impressioni in attesa poi di fare un post anche con foto che, per fortuna sono state fatte da altri, perché io ero davvero stanco, frastornato, emozionato e assalito da persone con mille domande.

Prima di tutto il mio ringraziamento va all’Addetta Culturale dell’ambasciata la Dott.ssa Yoshimura Yuko e alla Dott.ssa Silvia Caronti sia per la proposta fattami sia per la paziente (c’è stato un fitto scambio di mail tra di noi) e professionale organizzazione portata avanti anche assieme al Dott. Simeone Marco.

Un particolare ringraziamento al Presidente dell’Associazione Piante e Fiori d’Italia per averci donato il materiale per gli ikebana.

Poi alle allieve presenti (grazie Silvia per avermi fatto da assistente), allo scultore David Giona Parra, Maria Cristina Nicotra (finalmente ci siamo incontrati!) e a suo marito e a Barbara Poletti che ha fatto con me il trasbordo della foresta ^_^ Avere animi vicini in questi casi è sempre un balsamo.

Sapere di essere vicino ai grandi capolavori dell’arte mi faceva davvero vibrare le vene nei polsi, come l’idea di utilizzare i preziosi e magnifici vasi in lacca proposti dall’Ambasciata.

Appena avrò foto farò un altro post, ma volevo subito buttare giù l’emozione la felicità di queste ore.

Fare una dimostrazione (e conferenza) in circa 40 minuti (3 ikebana!) è stata una corsa contro il tempo perché si sa l’ikebana richiede tempo e concentrazione, ma spero che le persone presenti abbiano apprezzato e compreso un poco meglio quest’arte.

Un grazie va al Direttore degli Uffizi, il Dott. Eike Schmidt non solo per la presentazione e i ringraziamenti, ma per aver assistito a tutta la mia dimostrazione.

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E un grazie anche ad Alessandro Canino per la sua presenza e le foto.

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E un grazie ultimi, ma non ultimi a Lucio Farinelli che decise anni fa di fare un workshop di Ikebana Sogetsu presso l’Istituto di Cultura Giapponese e alla maestra Lina Alicino che mi fece diventare maestro di quest’arte.

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