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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Tag Archives: Organic

Per lavoro ho avuto la fortuna di collaborare ad un’edizione di Madama Butterfly (Giacomo Puccini) in un suggestivo allestimento con le scene scultoree e “zen” di Kan Yasuda realizzato dal Festival Pucicni.

Durante il Duetto dei Fiori la regista voleva che Butterfly facesse una composizione floreale. Da anni sul palco veniva fatta una cosa con rami di pesco, poi dopo i miei studi sull’ikebana mi è stato chiesto di ideare qualcosa.

La storia di Madama Butterfly è ambientata (come scritto sullo spartito) in “epoca presente”, quindi potremmo datare l’azione nel 1904 quando andò in scena per la prima volta e in Giappone, in quegli anni, non si era ancora arrivati alla rivoluzione del moribana della Scuola Ohara.

Per la scena si doveva fare qualcosa che ricordasse al pubblico l’immagine classica di ikebana che non impegnasse molto il soprano che in quel momento sta cantando e che stilisticamente non fosse del tutto errato.

Quindi ho scelto di utilizzare due rami ed un fiore. Inizialmente una Peonia, poi sono passato ad un Crisantemo fiore simbolo del Giappone. La capo attrezzista dello spettacolo (Luigina Monferini) si è data da fare per trovarmi il materiale (finto dato che era difficile per la scena utilizzare quello vero) che fosse perfetto e sembrasse reale.

Così ho iniziato a spiegare ai soprani come dovevano fare. Fingere di osservare i rami, provare a piegarli per dar loro la forma voluta, e come posizionarli. Ovvero tutti i movimenti che sono alla base della realizzazione di un ikebana.

Nell’ultima ripresa di questo allestimento andato in scena a Pisa, avevo l’incarico di Regista Assistente avendo dovuto seguire tutte le prove di regia dato che la Regista titolare era impegnata in un altro teatro. Il soprano della seconda recita era Mihoko Kinoshita che ha apprezzato molto questa idea di provare a realizzare un ikebana in scena. Mi ha chiesto infromazioni, come doveva osservare i rami, sistemarli. L’effetto dalla platea era davvero molto particolare e se l’ikebana è espressione del nostro spirito…. devo dire che questo pur essendo realizzato con fiori finti era.. vivente per la passione che Mihoko ha posto nella scena.



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(Papaveri, Edgeworthia – Mitsumata)

Ogni volta che mi viene commissionata una dimostrazione o un ikebana mi accorgo sempre che, nonostante le mie premesse, le mie spiegazioni, non si afferra un concetto fondamentale.

L’ikebana non è una composizione di fiori. Non metti dei fiori in un vaso secondo regole ed estetica e lì finisce.

Per progettare, fare un ikebana si deve partire dallo studio, da un’idea, da un contenitore come in una composizione floreale occidentale, ma il nostro spirito, il cammino dei fiori (kado), l’unione tra cielo, uomo e terra, si deve manifestare.

Non si può scegliere dei fiori ed un contenitore e finirla lì. Così si farebbe una composizione di fiori non un ikebana che è un qualcosa che trascende la mera composizione floreale.

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(Zucca, Melograno, Alchechengi, Prugna, Ribes, Palma, Nido, Gypsofila)

Il morimono nasce dalla tradizione di porgere al visitatore vassoi con sopra i migliori prodotti del giardino. Con il tempo è divenuta una composizione eseguita dagli ikebanisti in quanto vi vengono applicati molti principi di questa arte (da un punto di vista cromatico, di disposizione, di “movimento” etc).

Per questo morimono ho voluto utilizzare frutta che, con i loro colori, richiamassero la stagione in corso.

Inoltre ho usato tre doni ricevuti: la zucca ornamentale, il nido e la palma.

A completare un rametto di gypsofila posto come se fosse un piccolo alberello che sovrasta questo paesaggio di frutta.

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(Pandanus, Gloriosa)

Torno a ricordare che nell’ikebana Sogetsu c’è la possibilità di giocare con i materiali e il mio preferito in assoluto sono le foglie. Aspidistria, quelle di pandano (da non confondere con il phormium di aspetto simile, ma meno morbido e nemmeno della stessa famiglia botanica) o di orchidea , per sempio,  danno molteplici possibilità.

Per questo ikebana sono in realtà partito dal contenitore. L’ho visto e subito mi è balenata in mente l’idea di qualcosa che uscisse esplodendo dall’imboccatura che pare uno spacco. Da lì poi ho pensato alla natura che quando fuoriesce da luoghi insoliti di solito è confusa, aggrovigliata, si fa spazio come e dove può. Così ho iniziato a lavorare le foglie di pandano per rendere visivamente questa idea. Vi ho abbinato delle gloriose che cromaticamente con il giallo riprendono le foglie e il loro particolare aspetto li fa quasi sembrare spontanei fiori dei prati.

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(Bambù, Cypripedium, Canna da zucchero)

Spesso mi accade che vedo un fiore, una foglia, un ramo ed ho l’ispirazione per un ikebana. Altre volte trovo materiale, come la canna da zucchero usata in foto, e me ne innamoro senza avere un’idea ben chiara in mente. Si tratta di materiale secco, non deperibile che accumulo sapendo che prima o poi ci sarà l’occasione giusta.

Alcuni giorni fa mi sono stati commissionati alcuni ikebana per un progetto. Ho iniziato a pensare alle forme, ai colori, alle luci e a provare la tipologia di ikebana. Questo è stato il primo che ha visto la luce.  Mi piaceva giocare con il contrasto delle forme e nello stesso tempo cercare di creare qualcosa di semplice ed elegante.

Una volta smontato l’ikebana ho risistemato il fiore nella maniera che si vede nella foto sottostante (realizzando un piccolo chabana). Quello che mi piace in ikebana che pur mantenendo lo stesso accostamento si può rivoluzionare un intero universo.

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(Oncidium)

Il monaco zen Yamada Mumon ha scritto: “Penso che al mondo non esista un’arte che sia pura espressione del momento presente al pari dell’Ikebana. Tutte le altri arti lasciano qualche forma o traccia: il poeta una poesia, lo scultore una statua, il pittore un quadro, il compositore la sua musica.  Espressioni artistiche che permangono nel tempo a testimonianza che l’arte è eterna. L’Ikebana, invece, non lascia nulla dietro di sé.  La vita dei fiori è breve e anche la composizione più splendida esprime soltanto l’esperienza di un momento. Valorizzare pienamente la fugace bellezza dei fiori, questa è l’arte dell’Ikebana, l’arte di scoprire il massimo del loro splendore che non durerà fino a domani. Io ritengo che arte più pura e severa non esista. Anche la nostra vita dovrebbe essere proprio così, tagliare ciò che ci lega al passato che più non esiste, come al futuro che ancora non è. Vivere il presente in pienezza con tutto il nostro Essere.” (Testo tratto dal libro “ IKEBANA arte zen” di Keiko Ando Mei)

L’ikebana è l’arte che maggiormente esplica il sentimento, di derivazione buddista,  di mujō  (mu = nulla e jō = sempre) ovvero l’impermanenza.

Non si deve ricordare i dolori del passato, o rimpiangere cose che avremmo potuto fare e nemmeno indugiare in pensieri angosciosi riguardo al futuro, ma vivere ed apprezzare pienamente quel che abbiamo in questo momento che stiamo vivendo. Come il fiore, la foglia, il ramo, persino il filo d’erba che abbiamo utilizzato risplendono nel nostro ikebana nell’istante che lo eseguiamo e di cui, a differenza di un quadro, di una scultura, non resterà traccia futura.

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Con questa parola giapponese si intende tanto il fondatore di una scuola quanto il direttore. La carica è ereditaria.

Vediamo una breve cronologia della Scuola Sogetsu.

(Sofu Teshigahara)

Figlio primogenito dell’artista di ikebana Wafu, prese lezioni di ikebana fin da piccolo. Ben presto fu palese il talento di cui era dotato.  Sofu iniziò a porsi domande sull’ikebana che non permetteva alle persone di esprimere pienamente la propria creatività, così nel 1927 ruppe con la tradizione e fondò la Sogetsu. Due anni dopo Sofu fece la sua prima mostra e il nuovo stile fu ben recepito ed ammirato; inoltre fu il primo insegnante di ikebana che tenne un corso radiofonico.

(Kasumi Teshigahara)

Nel 1979 divenne Iemoto dopo la morte del padre Sofu, ma la sua carriera fu molto corta poichè morì nel 1980. Seguendo il padre durante i suoi anni di attività ebbe la possibilità di sviluppare il suo stile realizzando ikebana in miniatura e lussuosi lavori utilizzando materiale secco o colorato.

(Hiroshi Teshigahara)

Alla morte della sorella Kasumi divenne il terzo Iemoto della Scuola Sogetsu. Famoso autore di un documentario su Antoni GaudÍ, regista di un film candidato a due Oscar e vincitore del Premio Speciale della Giuria a Cannes, e di un telefilm in grado di ispirare Akira Kurosawa. La sua originalità si esplicò già dall’uso del bambù in immensi allestimenti che lo videro presente nei musei più importanti del mondo (Museo Nazionale di Arte contemporanea a Seoul,  Palazzo Reale a Milano, e il Kennedy Center a New York ).  Indimenticabili le sue scenografie per l’opera lirica Turandot di Giacomo Puccini (a Lione e a Ginevra)

(Akane Teshigahara)

Attuale Iemoto e figlia di Hiroshi, ha imparato ikebana attraverso la zia Kasumi. Ha introdotto una grande novità con dimostrazioni dal vivo di grandiosi ikebana con effetti di suoni e luci. Akane ha creato l’Akane Junior Class nel 1989 insegnando lei stessa ai bambini come sviluppare la loro sensibilità attraverso l’ikebana.

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