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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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Tag Archives: New media

(© Giuseppe Cesareo)

La Giornata della Terra (in inglese Earth Day), è il nome usato per indicare il giorno in cui si celebra l’ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra. Le nazioni Unite celebrano questa festa ogni anno, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile. Nata il 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Come movimento universitario, nel tempo, la Giornata della Terra è divenuta un avvenimento educativo ed informativo. I gruppi ecologisti lo utilizzano come occasione per valutare le problematiche del pianeta: l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili. Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività dell’uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate. Tutti, a prescindere dall’etnia, dal sesso, da quanto guadagnino o in che parte del mondo vivano, hanno il diritto etico a un ambiente sano, equilibrato e sostenibile. La Giornata della Terra si basa saldamente su questo principio. Il 22 aprile del 1970, 20 milioni di cittadini americani, rispondendo a un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa del nostro pianeta. Oggi, su questo principio quanto mai d’attualità ci si mobiliterà ancora, in 175 paesi del mondo. (Wikipedia)

Per celebrare questa giornata era nata l’idea con il mio gruppo di allieve e l’altro maestro che lavora con me (Lucio Farinelli) di fare ikebana in mezzo alla natura. Una parte di materiale si sarebbe preso al Mercato dei fiori ed un’altra invece andava reperita nel luogo convenuto dove si sarebbe svolta la sessione di ikebana.

(© Giuseppe Cesareo)

(© Giuseppe Cesareo)

Grazie a due amici fotogrfi trovare il luogo è stato semplicissimo e ci ha permesso anche di conoscere una famiglia fantastica che ci ha accolto e fatti sentire a casa nostra come se ci si conoscesse da anni. Il cielo era grigio e il vento spesso veniva ad infastidire il nostro lavoro, ma questo non ci ha nè fermati nè scoraggiati. Era talmente bello fare ikebana circondati dalla natura, non avere limiti di tempo, orari, fare uno stile e cambiarlo a seconda di quel che il materiale raccolto suggeriva.

Rosanna e Cesare ci hanno seguito in questo lavoro aiutandoci in tutto a partire dall’acqua usata per riepire i suiban e le ciotole dove fare il mizugiri (taglio nell’acqua).

(© Giuseppe Cesareo)

(© Giuseppe Cesareo)

Rosanna poi era nella triplice veste di padrona di casa, fotografa e mia allieva dato che si era deciso tutti assieme, per ringraziarla dell’ospitalità, di donarle un suiban realizzato da Susy Pugliese e una lezione di ikebana.

(© Giuseppe Cesareo)

Scelta la postazione ognuno si è dedicato alla propria composizione nel silenzio più assolto concentrati nell’osservare il materiale, percepire quello che ci suggeriva, ideare come renderlo al meglio lavorandolo. Solo al termine io e Lucio siamo intervenuti sui vari ikebana per dare alcuni suggerimenti, se necessari.

(© Giuseppe Cesareo)

(© Giuseppe Ranocchiari)

(© Rosanna Papalini)

(© Rosanna Papalini)

(© Giuseppe Cesareo)

(© Giuseppe Ranocchiari)

E’ stata senza alcun dubbio un’esperienza emozionante, che ha rilassato il cuore e la mente di tutti donandoci un rapporto con la natura particolare, facendoci percepire quell stato spirituale che i giapponesi definiscono hana-no-kokoro.

Dopo un pranzo luculliano e conviviale con i nostri amici tutto il gruppo si è poi spostato al vicino Centro Botanico Moutan per ammirare le bellissime peonie alcune delle quali ancora in boccio ed altre sfiorite, ma questo è il bello dell’impermanenza della vita che ci fa assaporare appieno doni come questa giornata dedicata alla bellezza della Terra.

(© Giuseppe Ranocchiari)

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(Instagram photos)

Nell’epoca della riproducibilità nemmeno un’arte di riflessione come l’ikebana può sottrarsi a questo processo.

Ma sarebbe giusto se non ne facesse parte? All’inizio la trasmissione era solo orale e per una ben determinata classe sociale. Poi si ebbe il primo “manuale” di ikebana (il Sedenshô miscellanea di testi compilati tra il 1445 e il 1536). Immagino che impatto devastante possa essere stato lo svelamento di segreti frutto di pratica secolare e studio. L’ikebana da arte riservata solo a sacerdoti, nobili e samurai diviene con il passare del tempo accessibile a tutti, buon ultime le donne.

I libri si moltiplicano, sia fotografici che veri e propri manuali che forniscono dettagliatamente schemi su come fare ikebana.  Schemi che, per sperienza personale, servono ben a poco se non hai un maestro che ti segue. Questa arte a non è solo un insieme di regole e misure da  seguire, come già ricordato in altri post.

L’ikebana è divenuto soggetto di studi fotografici (su tutti Robert Mapplethorpe e il bellissimo libro di sue foto “Flowers”), di presentazioni televisive e di articoli di giornali oltre che, ovviamente, mostre e dimostrazioni che si tenevano e tengono in tuto il mondo. Poi è arrivato il ciclone internet e soprattutto le nuove tecnologie che han trasformato tutti in fotografi.

“Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti.” – aveva profetizzatoAndy Warhol senza sapere che i social network avrebbero realizzato questo suo assioma.  Le macchine fotografiche digitali con funzioni preimpostate, la possibilità di scattare centinaia di foto, rielaborarle e diffonderle senza doverle più stampare, i cellulari e gli smartphone dotati di macchine fotografiche più o meno sofisticate hanno fatto sì che il mondo che dalla piazza si era trasferito nella televisione ora sia in “rete”.

Abbiamo avuto il sito fotografico flickr dove gli ikebanisti hanno postato i loro lavori conoscendo altri colleghi che stavano anche dall’altra parte del mondo. Confrontare, materiali, utilizzo, idee. Poi è comparso Facebook. Gruppi a tema, foto, video, link e blog hanno trovato un unico canale di diffusione ancora più rapido, articolato e meno esclusivo di flickr che si rivolgeva soprattutto ai fotografi. Altri canali sono twitter e tumblr (brevi messaggi e foto). Con i cellulari e gli smartphone fotografiamo e carichiamo le foto online. L’ultima rivoluzione è il programma Instagram che permette una veloce lavorazione fotografica artistica prima di postare le nostre foto sui social network. Un bene? Un male?

Non tutti sono grandi fotografi o grandi ikebanisti, ma se questa arte deve portare in noi un rispetto della natura, poesia, comunicazione allora possiamo anche trasmettere tutto ciò ai nostri amici. E’ sbagliato pubblicare foto fin dal primo ikebana fatto? Ci dobbiamo “vergognare” rispetto ad altri che vediamo online o sui libri? No. Ognuno ha un suo percorso, una sua storia. Se rivedo i miei primi lavori posso storgere la bocca, ma con la consapevolezza che quello era il massimo risultato per me a quel livello, con i mezzi e le tecniche che avevo in quel momento.

L’ikebana andrebbe disegnato una volta eseguito. Vero, bello ed importante. Ma se noi lo fotografiamo bene, l’occhio obiettivo della foto ci permetterà magari di cogliere dei dettagli che ad un’osservazione “emotiva” ci potrebbero sfuggire e si possono correggere. Non è mai male fare uno schizzo dell’idea che abbiamo in mente da realizzare ben sapendo che poi il materiale che useremo ha una sua forma e personalità e che a volte dovremo rivedere la nostra idea iniziale.

Dato che le macchinette digitali di qualsiasi tipo e dimensione e gli smartphone hanno ormai tutte delle funzioni preimpostate evitiamo di colpire  nostri lavori con flash (subito i fiori sembrano freddi e compare un’inestetica ombra alle loro spalle), inquadrature sbagliate o con un’esposizione errata.

E poi fin dal primo ikebana se siamo così felici del cammino intrapreso, perché non condividerlo online? Agli amici sembrerà una cosa fuori dall’ordinario (e lo è se pensiamo alle solite composizioni casalinghe o a quelle classiche dei fiorai), e gli ikebanisti più esperti accoglieranno con gioia la notizia che una nuova persona ha incominciato a muovere i primi passi lungola via dei fiori.

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