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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Tag Archives: Morimono

(Viole)

Nel sentiero montano,
la grazia:
un cespo di viole.

(M. Basho)

Stamani, dopo la mia abituale passeggiata sulla spiaggia nizzarda, come sempre, mi son recato al Marché aux Fleurs che è proprio sotto alla casa dove abito.  Qui tutti i giorni, tranne il lunedì che fanno il mercato antiquario, ci sono sempre innumerevoli banchetti di fiori recisi e piante, oltre che frutta e verdura, pesce e spezie.

Mi piace passeggiare assaporando i profumi, lasciandomi distrarre da forme e colori. Al momento c’è una preponderanza di mimosa, ranuncoli e anemoni. Ma non mancano le rose, i garofani, i tulipani di tutte le specie.  I venditori ti invitano a guardare i loro mazzolini, ti chiedono di cosa hai bisogno non con fare pressante, ma da amico a cui rivolgersi per un consiglio ed anche se comperi un solo fiore te lo avvolgono come se fosse il bene più prezioso del mondo. E forse lo è davvero.

Camminando tra i banchetti, in realtà stamani volevo comperare solo un mazzetto di lavanda essiccata sapendo che il giovedì trovo di sicuro il banchetto migliore a cui mi son già rivolto in passato, il mio occhio è stato catturato da un piccolo bouquet che timidamente faceva capolino tra fiori sgargianti e dalle forme imperiose.

In un vasetto avevano posto dei mazzolini di violette.  Questi teneri fiorellini, che nel linguaggio dei fiori significano fedeltà, vengono avvolti per protezione tra delle foglie di campo e legati dolcemente con del filo d cotone nero.

Subito ho pensato di utilizzare il mazzolino per un acquatico, ma poi mi son ricordato che in casa qui a Nizza non ho il necessario.

A malincuore ho riposato il mazzolino e la venditrice mi ha sussurrato con fare complice che era davvero un mazzolino “joli” e che le violette da sempre hanno un fascino romantico che ha ispirato poeti ed amanti.

Sorridendo ho acconsentito e la ragazza mi ha avvolto nel cellophane i fiori. Rientrando a casa ho sciolto il mazzolino e messo i fiorellini in un bicchiere per dar loro acqua. Mentre compivo queste operazioni mi è comparso nel campo visivo l’incensiere da viaggio in grès. Ormai è logorato dai viaggi, ma quel nero screziato di grigio (segni dei tanti incensi passati) mi ha dato l’idea per questa composizione.

Ho tolto alcuni fiorellini dal bicchiere e li ho composti in un angolo dell’incensiere per rispettare la loro delicatezza, la loro modestia; questo fiore che si protegge con le foglie, che si sciupa facilmente, ma che dona un profumo immenso.

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(Mimosa, Gypsofila)

In questi giorni mi trovo a Nizza per l’allestimento de La Bohème (scene Jean-Michel Folon, regia Maurizio Scaparro) e l’appartamento che mi è  stato assegnato è sopra al celebre Marché aux Fleurs.

Non credendo alle combinazioni, penso che sia sempre un segnale del cammino che sto compiendo. Impossibile, mentre vado in teatro, non notare tutta la distesa di banchetti, di fiori, di profumi.

Purtroppo lavorando non ho quasi mai (a parte il lunedì giorno di riposo che sfrutto per conoscere questa meravigliosa terra) l’occasione di fermarmi. L’altro giorno trovo un banchetto che sta riponendo le ultime cose e compero le uniche due cose che aveva ancora in vista. La mimosa (a cui sono allergico) e la gypsofila. Vorrei dei fiori in casa. So già che con la mimosa piangerò, starnutirò e mi verrà l’emicrania… ma volevo qualcosa di floreale e soprattutto sfruttare una struttura metallica che ho nell’appartamento e di cui mi sfugge il reale utilizzo.

Non c’è un ripiano adatto per creare e fotografare il tutto così me lo creo complice un asciugamano che dispongo su un tavolino. Prendo un antistaminico per combattere la mimosa e mi metto al lavoro. Il risultato lo avete davanti agli occhi. Un ikebana? Non so. Ho lasciato che la mente e le mani agissero felice di avere dei fiori in casa.

E’ rimasta soddisfatta anche la padrona di casa perché dopo le foto ho radunato tutta la mimosa, ho realizzato un mazzolino che le ho regalato non potendo più stare in casa con la mimosa e le finestre aperte per poter respirare. Fa freddo in questi giorni.

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Recentemente ho dovuto scrivere un articolo inerente il morimono (letteralmente  cose ammucchiate) per la rivista Aroma.

Per un occhio occidentale, abituto alle nature morte pittoriche, può essere difficile comprendere  quanto questo modo di disporre il materiale (frutta, fiori, verdura, radici etc) sia solo in apparenza molto semplice. Ci vogliono idee che colpiscono l’occhio di chi osserva, creare pieni e vuoti equilibrati, luci ed ombre, contrasti di colore o sfumature e, come per l’ikebana, che comunichino all’osservatore del nostro lavoro, non siano un mero e sterile esercizio estetico.

E quanto più il lavoro, osservandolo, potrà sembrare semplice da farsi più in realtà da parte di chi lo ha realizzato ci sarà stata molta attenzione ai particolari. Insomma il famoso “uovo di Colombo”.

Rientrando un poco nello stile libero della Scuola Sogetsu non è facile capire pienamente subito questo lavoro e a volte si rischia che sembri solo che abbiamo rovesciato la busta della spesa sul tavolo.

La nostra fantasia e le nozioni apprese durante lo studio dell’ikebana di certo ci faciliteranno nel comporre il morimono che non è affatto, come potrebbe sembrare, l’equivalente delle nostre “natura morte” occidentali.

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(Zucca, Melograno, Alchechengi, Prugna, Ribes, Palma, Nido, Gypsofila)

Il morimono nasce dalla tradizione di porgere al visitatore vassoi con sopra i migliori prodotti del giardino. Con il tempo è divenuta una composizione eseguita dagli ikebanisti in quanto vi vengono applicati molti principi di questa arte (da un punto di vista cromatico, di disposizione, di “movimento” etc).

Per questo morimono ho voluto utilizzare frutta che, con i loro colori, richiamassero la stagione in corso.

Inoltre ho usato tre doni ricevuti: la zucca ornamentale, il nido e la palma.

A completare un rametto di gypsofila posto come se fosse un piccolo alberello che sovrasta questo paesaggio di frutta.

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