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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Tag Archives: Minimalismo

Ci sono incontri nella vita che sono tanto inaspettati quanto particolari.

Ero a lezione di ceramica dal maestro Sebastiano Allegrini (Pots in Rome) alle prese con i miei vasi da realizzare. Nei miei giorni di corso c’era una signora alta, elegante, dal viso sempre molto serio tanto era concentrata nel suo lavoro.

Questa attitudine mi piaceva molto e non so come avvenne, forse lo stesso Sebastiano ce lo disse, scoprii che lei lavorava nel mondo dello spettacolo. Questa è una definizione abbastanza riduttiva per un personaggio come Maria A. Listur e basta vedere il suo sito per rendersene conto.

Non credo che tra di noi abbamo mai scambiato chissà quali conversazioni, lei china sul suo tornio, io intento a fare le lastre per i vasi, ma di sicuro c’è stato tispetto ed empatia fin dall’inizio.

Poi ci fu l’incidente.

Sia il maestro Sebastiano, sia la maestra Angelica si raccomandano sempre di impastare bene e a lungo l’argilla per evitare che si formino delle bolle che comporterebbero la rottura del proprio pezzo durante la cottura.

Lo stesso quando andiamo a fare la tecnica della lastra che poi “pettiniamo”.

Ricordo ancora che vidi i due pezzi della signora Listur pronti per il forno e rimasi strabiliato dalla modernità della fattura e della bellezza. I suoi lavori rispecchiano tanto la sua personalità quanto la sua eleganza. E’ come se nei suoi lavori portasse la sua arte di performer.

La settimana dopo quando tornai a lezione scoprii il danno.

Uno dei manufatti era esploso durante la cottura ed aveva danneggiato irreparabilmente gli altri lavori vicini. Tra cui i due vasi della signora Listur.

Giustamente lei era dispiaciuta per vedere vanificato il suo lavoro mentre io continuavoo ad osservarli. Vero si erano sbeccati lungo i bordi, uno  (forse il più particolare) era rotto alla base, e l’altro era com se si fosse, nel colpo, piegato su di sé stesso.

Poi il maestro Sebastiano mi disse cosa ne pensavo, se avrei voluto smaltarli io, lui avrebbe cercato di sistemare la base rotta andando a limarlo in modo da formare un disegno regolare.

La signora Listur disse che, se volevo, erano miei. Potevo smaltarli.

E così feci scegliendo gli smalti che il maestro Sebastiano mi propose.

Ho utilizzato molto spesso quei due contenitori e li ho fatti usare a lezione (tanto è vero che con uno dei due, la mia allieva Deborah Gianola è arrivata seconda al recente concorso internazionale della Sogetsu).

E ho sempre tenuto a scrivere che i vasi erano di Maria A. Listur e smaltati da me, perché da un incidente era nato un contatto. Ed era un modo anche per rimanere “vicini” dopo il suo trasferimento all’estero.

Ieri la signora Listur mi ha fatto dono di un regalo preziosissimo, una sua poesia.

Questi sono i veri doni perché scaturiscono dall’animo e non hanno alcun prezzo o scadenza.

L’ha pubblicata nel suo blog:Incontri/Encounters.

Il titolo è semplicemente bellissimo: Oltre il confine. Non so davvero come ringraziarla di tanto onore e della felicità che mi ha portato in questo momento che viviamo dove serve davvero molta luce.

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Concentus Study Group

 

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Se passeggiamo in mezzo alla natura, e la osserviamo, noteremo come i colori tra di loro siano in perfetto equilibrio, non ci sono mai dei colori talmente forti da abbacinanre l’occhio.

C’è un colore che potremmo definire “primario” (poi vi spiego il perché) che è il verde che in natura è fose il colore predominante.

Ovviamente come sappiamo il verde non è un colore primario, ma, secondo me, chi fa ikebana lo dovrebbe quasi ritenere tale. Infatti nella scuola Sogetsu si studiano anche composizioni dove deve essere presente materiale di solo colore verde proprio per osservarne le varie sfumature tanto è un colore importante e che dobbiamo saperlo abbinare perfettamente. Spesso io considero anche che verde e rosso è un abbinamento fastidioso per i discromatici per cui tendenzialmente cerco di smorzare questo abbinamento aggiungendo almeno un altro colore tenue.

Inoltre se dobbiamo fotografare il nostro ikebana dobbiamo ricordare che il bianco e il giallo attirano la luce e il rosso è terribilmente difficile da rendere bene in fotografia.

Ma torniamo ai nostri colori.

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Il cerchio cromatico è un dispositivo messo a punto dal francese Michel Eugène Chevreul per rendere possibile la classificazione delle sfumature di colore delle tinture in uso presso la manifattura dei Gobelins.

Questo scienziato, che pubblicò le sue ricerche nel 1839, scoprì che se si accostano due colori complementari viene esaltata la luminosità di ciascuno di essi. Per visualizzare i rapporti tra i colori inventò il cerchio cromatico, dove i colori complementari si trovano alle estremità opposte di ogni diametro. Questo strumento, noto già agli impressionisti, è alla base delle ricerche sugli accostamenti del Pointillisme.

Giallo, rosso e blu sono i nostri colori primari, arancione (giallo + rosso), verde (giallo + blu), viola (blu + rosso) sono quelli secondari mentre i colori terziari sono quelli ottenuti mescolando i primari ai secondari (ad esempio  il rosso+viola dà il magenta, il giallo + l’arancio dà l’ambra o il blu + il verde dà il verde acqua).

Per tale motivo un altro strumento importante oltre alla ruota cromatica è il Cerchio di Itten.

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Itten, è stato un pittore scrittore e designer svizzero dei primi anni del ‘900 che lavorava in una scuola di architettura, arte e design che è stata importantissima per l’arte del Novecento, la Bauhaus, e ha studiato a fondo i color. E’ proprio ad Itten si deve la classificazione dei colori, in base al loro aspetto estetico e comunicativo, in primari, secondari e terziari. Se volete sapere come disegnare il cerchio di Itten, non dovete fare altro che andare avanti con la lettura. Se notate l’immagine, al centro del cerchio c’è un triangolo che contiene i tre colori fondamentali o primari, che sono il rosso, il giallo e il blu. Dalla mescolanza di questi colori si ottengono i colori secondari intorno al triangolo a formare un esagono, e sono il verde, l’arancio e il viola. Chiude il cerchio con 12 colori che sono i primari i secondari e i terziari, cioè gli altri ottenuti da ulteriore mescolanza.
Per trovare una coppia di colori complementari, infine, bisogna scegliere un colore e cercare quello che sta sul lato opposto del cerchio. Le coppie di colori complementari si esaltano tra loro.

Quando noi ci accingiamo a fare un ikebana dovremo considerare questi fattori, da come i colori si abbineranno tra di loro a quale sarà l’effetto cromatico e di luce. Se appesantiranno l’occhio di chi vede o meno.

Se ad esempio avessimo del materiale rosso e giallo (due colori primari) si dovrebbe aggiungere un colore complementare che dia sollievo all’occhio o un colore con elevata luminosità, ma senza tinta ovvero il bianco che è dato dalla sintesi additiva di tutti i colori dello spettro visibile.

Di recente il maestro Lucio Farinelli ha ideato un tema su cui si sono esercitate le maestre del gruppo: utilizzare almeno sei colori differenti.

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(Ikebana e foto di Lucio Farinelli – vaso di Sara Kirschen)

La difficoltà è proprio quella di equilibrare una moltitudine di colori creando diversi contrasti armonici (come richiesto da una delle lezioni della scuola).

Un grande aiuto su questo tema lo possiamo trovare andando a studiare approfonditamente l’arte moderna e contemporanea dove il colore diviene un protagonista assoluto e soprattutto gli scritti dei grandi pittori che parlano e studiano il colore come ad esempio Van Gogh. Come sosteneva Sofu Teshigahara, i fiori e i rami sono per noi come i colori per un pittore. Adoperiamoli con sapienza.

E ricordiamo che anche il vaso farà parte del cerchio cromatico! Se usiamo colori forti andremo a scegliere un contenitore che possa amalgamarli e smorzarli.  Facciamo sì che il nostro lavoro attiri, invece di respingere, l’occhio di chi lo osserva.

Poi a volte c’è la fortuna di poter sprofondare noi stessi in mezzo ai colori 🙂

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Concentus Study Group

 

 

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Se internet ha un pregio è quello di metterti in contatto con persone che altrimenti non avresti la possibilità di conoscere.

Giorni fa un iscritto al gruppo Facebook, da me ideato e diretto Sogetsu in the World, ha iniziato a postare delle foto che mi hanno fatto subito trasalire di gioia.

Vladimir Bermyakov infatti stava pubblicando delle foto storiche in cui il protagonista era Hiroshi Teshigahara e, data la mia passione per la storia della scuola Sogetsu, subito l’ho contattato per avere maggiori informazioni.

Il signor Bermyakov non solo mi ha dato il permesso di postare le sue foto qui su questo mio blog, ma mi ha mandato un resoconto che passo a tutti voi. Il testo originale è scritto in russo e spero tra traduttore online e mia redazione del pezzo di non aver fatto errori.

Ringrazio il sig. Bermyakov (nella foto di copertina e qui sotto) per avermi arricchito di questa importante parte della storia della Sogetsu.

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Hiroshi Teshigahara a Leningrado

“In Unione Sovietica, l’ikebana era molto popolare. A Leningrado (oggi San Pietroburgo – dal 26 gennaio 1924, ovvero 5 giorni dopo la morte di Lenin, al 6 settembre 1991 fu denominata Leningrado n.d.r.) presso la sala espositiva “Fiori” fin dal 1980 c’era un club che vedeva la presenza di maestri giapponesi della scuola Sogetsu.
Nel 1985, una squadra di maestri della scuola Sogetsu, guidata da Hiroshi Tesigahara, arrivò a Leningrado, attraverso la Friendship Society con il Giappone.

La sede dello spettacolo era la “Casa dell’amicizia” (il palazzo del conte Shuvalov) dove ora si trova il Museo Faberge.
Lo spettacolo consisteva in due parti. La prima prevedeva un film che illustrava una progettazione paesaggistica.
Il team del sig. Teshigahara aveva creato uno scenario grandioso, nel lago dietro il palco su cui si è tenuto il festival musicale, con del bambù tagliato.
Come probabilmente saprete, il signor Tesigahara era un famoso regista; il film è stato proiettato una sola volta. Durava circa mezz’ora.

Successivamente, il Gran Maestro è salito sul palco per esporre brevemente i principi artistici della scuola Sogetsu. Ricordò che lui non avrebbe voluto praticare l’kebana, ma fu costretto dagli eventi, inerenti la direzione della scuola, che conosciamo.
Successivamente, gli studenti di Takashi Nakabayashi e Oki-san hanno creato alcuni ikebana di medie dimensioni e molto interessanti. Uno di questi era La ‘Russia in un samovar”. Venne poi decorata una parete giapponese shoji, dove il Maestro stesso pose fiori e rami nei tronchi di bambù appesi.

Questo allestimento è stato seguito da un gigantesco ikebana realizzato con tronchi di bambù verde e nastri di bambù, tagliati il ​​giorno prima utilizzando uno speciale strumento. E il lavoro finale prevedeva l’uso di tavole di betulla, rami di pino, altri rami di alberi dipinti in colori molto spettacolari o imbiancati e completati da felci ed altro materiale vegetale. Non ricordo per quanto tempo sia durato lo spettacolo, ma tutto fu messo in scena perfettamente, senza nessuna pausa. Il pubblico, presente nella Sala Bianca del palazzo (circa 400 persone), era felice, tutti applaudivano e non lasciavano andare il Maestro trattenendolo per molto tempo.”

Il signor Bermyakov mi ha omaggiato anche di aneddoti legati all’evento.

“Prima di tutto l’ikebana per cui era stato utilizzato il samovar come contenitore dovete sapere che era… di mia nonna. “

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“E poi un po’ di questo Sogetsu Show visto dall’interno.

Il team della scuola Sogetsu era composto da 6 persone, di cui due studenti: Takashi Nakabayashi e Oki-san (in realtà questo è uno pseudonimo perché non ricordo il suo cognome).
Hanno iniziato la preparazione dell’allestimento in quattro giorni. La maggior parte dei materiali e degli strumenti che avevano portato con loro erano tronchi di bambù verde, rami e alberi sbiancati, erbe e felci di dipinte.
Materiali naturali e fiori sono stati acquistati in loco.

Ho affrontato alcuni problemi. Mi era stato assegnato un piccolo camion e la gestione del Garden and Park Economy. Ero molto incuiriosito dell’incarico. Noi e i giapponesi (ovviamente senza il  Sensei) andammo a prendere i tronchi di betulla. Il posto scelto era il Primorsky Victory Park. Il direttore del parco mostrò quali betulle potevamo utilizzare. E i giapponesi hanno rapidamente iniziato a segare gli alberi. In quel momento cinque uomini sani uscirono dal prato e iniziarono a gridare che stavamo distruggendo la natura e minacciandoci.

Le mie spiegazioni secondo cui questo materiale era per  un ospite, ovvero un Grande Maestro di Ikebana, invece di calmarli li rendeva ancora più arrabbiati. La situazione fu salvata da una anziana signora che camminava lungo il sentiero “Oh, che è successo alle betulle. Probabilmente qualche esperimento. “Quindi questo è per degli esperimenti?” – hanno chiesto agli uomini e sono andati a finire di bere la loro birra tranquillizati.

Durante lo spettacolo, mi presero come assistente, Hiroshi-san stesso mi diede un grembiule e disse che avrei dovuto lavorare con l’uniforme della scuola Sogetsu. Poi mi furono comunicate le istruzioni, in pochi minuti, su cosa avrei dovuto fare durante lo spettacolo. Tuttavia, nonostante il mio impegno, sono comunque riuscito a fotografare qualcosa.”

Questo il suo prezioso resoconto ed ora vi lascio alle sue stupende foto.

Davvero io non so come ringraziare il sig. Bermyakov di questa preziosa testimonianza.

Come vedete in alcune foto compare anche Sofu Teshigahara perché aveva fatto dieci anni prima una dimostrazione nella stessa sala.

Concentus Study Group

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Questo hastag lanciato il 3 marzo dalla scuola Ikenobo, a seguito della cancellazione di una sua manifestazione, invitava a:

“If you are planning to display your ikebana arrangement, even if the Exhibition has been cancelled or postponed, why don’t you share with us the photos of ikebana you arranged at home in social networking service (SNS) such as Instagram?

Please add the hashtag “ikebanaforpraying” (ikebana for praying) when you post your photos.”

Il post è stato condiviso dalla scuola Sogetsu e da quel giorno in molti abbiamo pubblicato ikebana con quell’hastag.

E mentre il nostro virus benefico ha continuato a propagarsi per tutto il mondo (dal Canada al Giappone passando per tutta l’Europa) tanto da ricontagiare sia il sottoscritto sia il maestro Lucio Farinelli che lo avevamo ideato (il primo post nostro è del 9 febbraio) purtroppo un virus più letale si sta propagandando ovunque.

Attività sospese e tutti bloccati in casa con la richiesta da parte dello Stato di uscire il meno possibile.

Come si sa l’infezione in Italia si è propagata proprio dalle regioni del Nord perché non sono state rispettate le richieste di quarantena per cui supplico i colleghi sparsi per tutta l’Europa di non sottovalutare queste misure di sicurezza sanitaria. State a casa.

Ovviamente si sono fermate tutte le attività compresi i corsi di ikebana e, come scritto nel post precedente, chiusi il Mercato dei Fiori di Roma e, ovviamente, i fioristi.

Però, essendo un’anima che non ama l’inattività, ho chiesto alle mie allieve se volevano fare un ikebana con ciò che avevano a portata di mano (dal balcone al giardino) per fare lezione online.

Che vuol dire lezione online?

La prima opzione ovviamente è via cam, la seconda fu inventata da me anni fa quando iniziai i corsi di ikebana. L’allievo fa l’ikebana a casa, mi manda la foto ed io sulla foto segno le correzioni da fare. Iniziativa che, senza riconoscerne la fonte di ideazione, è stata utilizzata anche da altri maestri proprio spacciandola per propria.

Purtroppo, data anche la stagione (pochi fiori a disposizione, nonostante il sole la primavera sta ancora per arrivare) e chi non ha un giardino (o una pineta/bosco) a disposizione, o materiale avanzato da altre lezioni o nemmeno piante utilizzabili sul balcone non tutte le allieve hanno potuto aderire. Però con piacere ho  visto alcune di loro industriarsi per fare un ikebana con quello che avevano a portata di mano. Personalmente ho finalmente inaugurato il bellissimo cestino preso a Kamakura (in un negozio tenuto da un’anziana signora gentilissima, tutto a tatami e pieno di cestini artigianali tanto stupendi quanto di una leggerezza impressionante) ed utilizzato del gelsomino arborizzato nel giardino condominiale. Non era in buono stato, ma era l’unica cosa fiorita. Altri hanno usato quello che avevano in casa o sacrificato le piante del terrazzo. Che dire. GRAZIE di cuore per essere sempre presenti.

E’ stato bello ricevere le foto o vedere le allieve via cam in modo da rimanere #distantimauniti per cui mi è venuta in mente un’altra iniziativa che ho sparso per il web:

“We bring beauty into the world to fight an unlucky moment.
Post an ikebana you made with what you have at home or in the garden, post it and name a person.”

Riempiamo di bellezza il web. Le notizie brutte sono pure troppe. Personalmente evito di postare molte notizie negative (anche perché assisto a divulgazione compulsiva di qualsiasi notizia anche senza verificare le veridicità delle fonti) per cui perché non riempiamo i social di fiori?

Ringrazio ancora le mie allieve (anche per tutti i messaggi che stanno intasando il nostro gruppo whatsapp) per la loro presenza costante ed ecco i lavori fatti in questi giorni.

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Lucio Farinelli – foto di Luca Ramacciotti – vaso di Sebastiano Allegrini)

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(Ikebana e foto di Silvia Barucci)

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(Ikebana e foto di Patrizia Ferrari)

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(Ikebana e foto di Ilaria Mibelli – vaso di Maria A. Listur smaltato da Luca Ramacciotti)

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(Ikebana e foto di Daniela Bongiorno)

 

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(Ikebana, foto e vaso di Silvia Pescetelli)

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(Morimono di Rumiana Uzunova)

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(Ikebana e foto di Jei Guevara – vasi di Pots Rome)

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(Ikebana e foto di Marialuisa Pederzoli – vaso di Patrizia Ferrari)

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(Ikebana e foto di Neicla Campi – suiban di Tore Coi)

Concentus Study Group

 

 

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“E’ bello che il terzo giorno del mese sia una giornata tiepida e splendente e che i fiori di pesco incomincino a sbocciare. Naturalmente bellissimi sono anche i salici, soprattutto quando le gemme sono ancora chiuse come in un bozzolo di seta; brutti invece, quando spuntano le prime foglie. E’ davvero piacevole spezzare un lungo ramo di ciliegio fiorito e disporlo in un vaso; soprattutto se vicino a noi è seduto un ospite a conversare, oppure uno dei principi, che indossi una veste candida, sotto cui si intravedono i lembi della sottoveste purpurea. “

(Sei Shōnagon – Note del guanciale)

Ho voluto iniziare questo post con un’immagine poetica tratta da un libro che amo molto e che consiglio di leggere magari approfittando della quarantena a cui noi italiani siamo costretti. Porterà luce e serenità sperdersi tra queste righe di un romanzo dai toni sontuosi.

Come si sa il coronavirus ha colpito l’Italia propagandandosi da Lombardia e Veneto a tutta la penisola con una colpa al 90% del comportamento degli stessi italiani che dal Nord si sono mossi per tutto il Paese. Un contagio che, pare, sia partito dalla Germania. Sicuramente l’Italia è stata più solerte nei controlli scoprendo più casi rispetto ai paesi dell’unione europea che nel tentativo di fermare il contagio ha giustamente chiuso le frontiere (come noi avremmo dovuto isolare il nord Italia). Quindi ora lo Stato ci chiede di stare in casa (almeno per due settimane) evitando assembramenti, riducendo il lavoro (per chi può) o proprio interrompendolo se non si può eseguire da casa.

Quindi per il sottoscritto il tutto si traduce in teatri chiusi e lezioni di ikebana sospese momentaneamente dato che le allieve del Concentus provengono da tutta Italia (e non solo).

Cosa si può fare in questa clausura involontaria?

Per prima cosa direi di allontanarci dai social come Facebook dove vedo gente postare la prima fake news che incontra… è allucinante come persone propaghino notizie senza verificarle solo perché ne condividono l’idea.

Personalmente io vorrei fare ikebana, ma non ho nulla a portata di mano. Ho dei girasoli in fase di essiccazione e basta (non userei mai fiori così mosci che non siano freschi o secchi perché mi farebbero solo tristezza. Il girasole mentre secca ha tutti i petali in giù che perdono volume e forza). Il giardino condominiale ha visto una recente deforestazione (essì era un po’ selvaggio, ma bello) compreso un inspiegabile abbattimento di un bellissimo e sano Ginkgo biloba. Quindi niente da fare nemmeno lì.

Non mi rimane altro da fare che addentrarmi in nuove letture o rilettura dei libri che ho sull’ikebana

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o di saggi interessanti come quello di Ryōsuke Ōhashi (Kire: Il bello in Giappone) o di Giorgio Sica (Il vuoto e la bellezza) o di romanzi come quello di Fabiola Palmieri (Come un sushi fuor d’acqua) che consiglio a tutti (poi fatemi sapere se vi sono piaciuti come a me).

Però in questo strano periodo che stiamo vivendo ci sono anche azioni che sollevano il cuore.

Il Mercato dei fiori di Roma è, ovviamente, chiuso per cui  ieri uno degli espositori girava per Roma col suo furgoncino carico di mazzi di rose non vendute da portare a chi ne avesse bisogno e a Firenze, mi segnala la maestra Silvia Barucci che dal fioraio “Jardin divers”,  in via cimabue 57r, hanno messo fuori i fiori invenduti a disposzione di chi percorreva quella via e voleva da portare con sé un segno di bellezza.

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Sono belle azioni che rallegrano il cuore in un momento dove dobbiamo stare a distanza gli uni dagli altri perché ci “uniscono”.

A me fa piacere anche di aver ideato lo scorso 29 febbraio un gioco che ha riempito Facebook ed Instagram (tanto che iniziato come Concentus Study Group ha visto l’ondata di ritorno con nomine personalizzate al sottoscritto e al maestro Farinelli) perché stato un modo attraverso le nomine di collegarci gli uni agli altri in questo momento.

Forse questo virus terribile servirà a ricomprendere i veri valori della vita. Le persone capiranno quanto sia importante unire e non dividere per i propri meschini interessi o gelosie o frustrazioni.

Forse dopo questa terribile storia (che si spera abbia quanto prima un veloce e lieto fine) apprezzeremo di più il nostro vicino, il mondo che ci circonda. Saremo meno gretti, livorosi, cattivi e individualisti.

Forse.

Se avremo imparato la lezione su quanto siamo nulla su questo pianeta.

Concentus Study Group

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In tempi di timori e follie mentre le scuole di ikebana chiedono di taggare le nostre foto con l’hastag #ikebanaforpraying che in Italia della SOgetsu solo noi del Concentus abbiamo subito diffuso, quasi un mese fa (9 febbraio) lanciammo su Facebook ed Instagram un challenge che con nostra sorpresa si è diffuso in tutto il mondo.

Un virus di fiori che porta positività!

10 giorni, 10 foto, 10 persone nominate.

Ci fa piacere che gli ikebanisti si siano lasciati contagiare dal Concentusvirus e riempiano il mondo di creazioni floreali.

Queste erano le nostre foto

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e le nostre nomine sono state:

Mika Otani

Vendrice Garvin

Anne-Riet Vugts

Masaaki Ozono

Alexander Evans

Romilda Iovacchini

Silvia Barucci

Pots

Louise Worner

Ekaterina Seehaus

Grazie per esservi fatti contagiare!

Concentus Study Group

 

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Parafrasando un titolo famosissimo di un romanzo di Gabriel García Márquez che ho adorato, stamani ero solo in casa e mi sono messo ad osservare il materiale avanzato dalle lezioni di sabato e  domenica.

Ieri avevo realizzato una massa di narcisi per cui cercavo di sviluppare una nuova idea.

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – vaso di Jeff Shapiro smaltato da Sebastiano Allegrini)

Una maestra estera della scuola Sogetsu ci rimproverava sempre che comperavamo troppo materiale per le lezioni e forse è vero, ma vorrei evitare, come è successo a me, di non poter tagliare dei fiori perché i medesimi sarebbero poi stati usati da altri due allievi. Di contro ci sono fiori come i Narcisi Tazzetta che come li guardi si sciupano per cui meglio avere la scorta.

Che fare per non ripetere lo stesso tema? E soprattutto dopo due giornate intense di lezioni avrei dovuto di nuovo rimettermi a lavorare, preparare sfondi fotografici, reflex etc.

Però volevo fare qualcosa, non solo per non sprecare del materiale. Anzi c’era un sentimento che mi premeva maggiormente.

Il mondo sta impazzendo per la pandemia del coronovirus che, se è vero che sta dilagando ovunque, è pur vero che le cfire sono meno spaventose della psicosi che ne consegue. Inoltre non ho ben capito come mai colpisca nei bar dopo le ore 18.00 o nei teatri (che vengono chiusi), ma non negli stadi. Strani questi nuovi virus appassionati di calcio e di nottate etiliche 🙂

Però è anche vero che il Nord Italia (soprattutto Veneto e Lombardia) sono grossi focali di questa infezione tanto da aver visto chiusure di manifestazioni ed eventi rimandati a data da destinare. Sono davvero dispiaciuto per i colleghi del Nord Italia che stanno vivendo questo dramma.

Ma nonostante le psicosi e gli allarmismi, le mie intrepide allieve sono arrivate da tutta Italia per fare le lezioni di sabato e domenica. Vedere tanta dedizione, passione e (perché no) sano divertimento mi ha commosso. Siamo un gruppo compatto e  felice perché ognuno di noi ha lo stesso posto dell’altro e siamo lieti di fare ikebana. Per cui volevo dedicare un ikebana proprio a loro.

Continuavo a guardarmi intorno. Alcuni materiali non potevo usarli perché domani verrà un’allieva che non ha potuto presenziare sabato e poi… l’illuminazione.

Ieri Silvia Barucci e Ilaria Mibelli, su idea del maestro Lucio Farinelli, hanno realizzato un ikebana di grandi dimensioni in un cesto piuttosto voluminoso.

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(Ikebana di Silvia Barucci e di Ilaria Mibelli)

Avrei utilizzato come base le ortensie (e pazienza se avrei rifatto di nuovo il tema della massa) e poi altri fiori adoperati dalle allieve a lezione come i ranuncoli e i tulipani.

La compattezza dei fiori è quella del nostro gruppo e la varietà dei colori sono le nostre armoniche differenze.

Avendo ortensie molto grandi sono andato a utilizzare uno dei due vasi in ferro (i nuovi contenitori della Sogetsu che per primi abbiamo avuto in Italia) che possiede il nostro Study Group.

Non so se sia il mio ikebana migliore, sicuramente uno dei più sentiti.

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(Ikebana e foto di Luca Ramacciotti)

Concentus Study Group

 

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