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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Tag Archives: Love

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Stasera ho avuto l’onore e il piacere di vedere questo mio ikebana (e mia foto) essere ripostata sul profilo instagram di Solomon’s Beard in segno di apprezzato per il lavoro svolto.

Utilizzo quotidianamente i loro prodotti (tutti naturali) e in particolare quest’olio al sandalo giapponese (pre rasatura) tanto che mi è venuto naturale collocarlo accanto ad un piccolo ikebana.

La Sogetsu è una scuola che permette questa tipologia di lavori come già abbiamo effettuato nel passato (ikebana e profumi – Essenza, ikebana e vestiti Erba e Luna o ikebana per allestimenti di banchetti Domon Ken all’Ara Pacis e l’ikebana Sogetsu) come viene ricordato anche nella lezione trentesima del nuovo libro del V livello il cui titolo è lo stesso di questo mio post.

La Sogetsu è una scuola proiettata nell’ambiente circostante, nella vita quotidiana, nell’arte moderna e per questo continua fonte di spunti e suggestioni.

Concentus Study Group

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(Ikebana e Vaso di Luca Ramacciotti)

Nella vita si hanno delle idee, spesso, che poi si vanno a rapportare con la realtà dei fatti. In mente avevo un ben preciso ikebana con un determinato vaso. Credo di averlo smontato cinque o sei volte.  Certo che mi sia venuta la febbre e l’influenza non ha aiutato il processo creativo, ma dato il mio carattere nemmeno mi sono arreso. Volevo fare un ikebana per augurare a tutti un felice 2017. Ho guardato tutti i vasi, non volevo fare qualcosa in ciotola, ma una Nageire. E poi all’improvviso ho visualizzato l’ikebana dentro questo vaso. Ho iniziato l’anno con questo vaso da me realizzato (e fattomi sapientemente smaltare dal maestro Sebastiano Allegrini) che mi ha portato tanta fortuna e lo termino con esso. Mi pare un buon auspicio per chiudere il cerchio di un bel 2016.

E poi con gli “avanzi” di materiale il maestro Lucio Farinelli ha fatto un altro ikebana e pure io (si vede la febbre ispira). In Giappone quando un oggetto di ceramica si rompe si ricorre al kintsugi (金継ぎ), o kintsukuroi (金繕い), letteralmente “riparare con l’oro”, è una pratica giapponese che consiste nell’utilizzo di oro o argento liquido o lacca con polvere d’oro per la riparazione, usando il metallo per saldare assieme i frammenti. Ovviamente oltre al valore acquisito dall’oggetto e alla seconda sua “vita” si ha anche l’idea che un oggetto “riparato” non sia brutto e da gettare. Lo scorso anno un mio vaso in raku si era crepato durante l’uso e la mia allieva Silvia Barucci lo ha consegnato nelle sapienti mani di Andrea Terinazzi che fra le altre cose realizza degli incredibili Tempai e lo ha reso più bello di come fosse in origine. Oggi ho voluto utilizzarlo (forse perché anche io ero rotto)  ricorrendo anche ai mizuhiki ovvero dei sottilissimi fili di carta di riso intrecciati con forza e colorati. Si utilizzano spesso in ikebana, ma a volte sembrano dei fiocchetti messi lì per caso se non ben inseriti. Ne ho scelti di dorati per “collegare” il vaso ai fiori e

Buon Anno a tutti

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(Ikebana e Vaso di Luca Ramacciotti)

Concentus Study Group

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Il Natale è ormai alle porte e spesso si ha la corsa all’ultimo momento del dono. Nel mio caso devo dire non è stato così perché ci penso per tempo e lo stesso han fatto le mie allieve di Livorno donandomi questo vaso realizzato da Alessia Nannicini pensato appositamente per me. Ed è stato bello fare ikebana con loro. Ringrazio Silvia, Nicoletta e Ilaria che mi han permesso pure di “saccheggiare” il loro mtaeriale vegetale.

Se siete indecisi su cosa regalare vi consiglio due libri molto differenti tra di loro e ugualmente interessanti.

Il primo mi è stato regalato da Patrizia Ferrari e si intitola: “Verde Brillante” di Stefano Mancuso e Alessandra Viola. Analizza il mondo vegetale facendoci riflettere anche su cose che diamo per scontato a partire dal fatto che, senza gli alberi, si morirebbe per mancanza di ossigeno. Per cui gli alberi sono importantissimi per noi cosa che tendiamo a dimenticare. Come non pensiamo mai al fatto che si da del “vegetale” alle persone in stato comatoso grave quando invece le piante son tutto fuorché… decelebrate. Al di là dell’illustrazione della loro lenta, ma costante evoluzione nel corso dei secoli, al sapersi adattare alle condizioni climatiche, alle tecniche di difesa verso insetti od altri pericoli viene anche spiegato come gli esseri vegetali non solo siano vivi, ma dotati di sensi quali vista, gusto, udito, tatto ed olfatto (e altri quindici che mancano a noi animali). Che siano per certi versi più “geniali” di noi in quanto si sono evoluti con una loro composizione particolare in cui tutte le informazioni importanti e gli “organi” sono dislocati su tutta la loro superficie. Senza considerare che se a noi tagliano un arto non ricresce come a loro. Un libro davvero molto interessante che sconsiglio vivamente ai vegetariani perché dopo questa lettura vedrebbero il loro cibo in un’altra ottica anche perché lo scoprirebbero… carnivoro.

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Il secondo libro in questione è un romanzo di Cristina Caboni: “Il giardino dei fiori segreti”. Credo che ad affascinarmi in lei ci sia il totale rispetto che ha verso la natura e, in questo caso, che il tutto si svolga a Volterra e che la famiglia protagonista si chiami Donati come quella mia materna. Qui il mondo vegetale è al centro di un intrigo sentimentale familiare, ma viene messo in risalto come esso muti il nostro comportamento, il nostro “sentire” e nello stesso tempo esso stesso subisca i nostri stati di animo. E’ innegabile che quando passeggiamo in un giardino i nostri sentimenti subito vadano a distendesi e rilassarsi.
Vi è una parte “favolistica” ovviamente, ma in fin dei conti la natura è davvero capace di grandi magie, come spiegato anche nel libro descritto in precedenza.

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 Concentus Study Group

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Tra meno di due settimane il 2016 si concluderà. E’ stato davvero un bell’anno per l’ikebana Sogetsu rappresentata da noi del Concentus Study Group. Vorrei ringraziare coloro che ci hanno chiamato per mostre e dimostrazioni, gli amici delle scuole di ikebana, i colleghi di altre discipline orientali, le nostre preziosissime allieve e tutti voi che ci seguite. Come sempre abbiamo cercato di dare il meglio di noi e di proporre nuove strade all’insegna dell’armonia e del divertimento perché se non facciamo con piacere queste cose allora… meglio darsi all’ippica. Non è facile riassumere un anno così ricco di avvenimenti… ma ci provo con le foto dei momenti più salienti. Grazie a tutti voi, buona fine e miglior principio.

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Che dire di questa foto. Ancora mi pare un sogno impossibile. (Il regista Luca Ramacciotti vince il Golden Moon Prize dell’Ikebana)

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E non si era ancora spenta la gioia e la sorpresa di aver vinto il concorso internazionale della Sogetsu ed ecco nascere lo Study Group di Roma e Centro Italia: Concentus.

 

© fotografico Lorenzo Palombini

L’incredibile successo della mostra “Essenza” a Campomarzio70 dove per la prima volta al mondo dei profumi hanno ispirato degli ikebana.

Foto di Rudy Pessina

La mostra “Pisa in Fiore” e una nuova intervista “Conosciamo meglio Luca Ramacciotti, maestro di Ikebana

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La fotografia di Lorenzo Palombini fonte di ispirazione per la creazione di ikebana del gruppo di studio romano

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E come dimenticare l’incontro, la dimostrazione e il workshop con la Iemoto Akane Teshigahara? E soprattutto il suo saluto: “Luca Ramacciotti, il vincitore del concorso Sogetsu.” – ed io emozionato e imbambolato….

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Il fotografo Rinaldo Serra ci fa l’onore di darci una sua foto a cui ispirarci per i nostri ikebana toscani.

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L’indimenticabile esperienza di aver incontrato a Roma il principe e la principessa Akishino in qualità di Presidente del Chapter Roma di Ikebana International e di rappresentante della scuola Sogetsu con la carica di chairperson del Concentus Study Group.

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Sulla rivista Sō, che la Sogetsu invia ai Maestri di tutto il mondo, l’annuncio della mia vittoria al Concorso Sogetsu e dell’istituzione del nuovo Concentus Study Group quale rappresentanza ufficiale della Sogetsu in Italia.

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La mostra ideata da Lucio Farinelli (suo l’ikebana in foto) presso lo stilista Massimo Alba dove gli ikebana e gli abiti divengono un’unica opera d’arte.

 

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Aver esposto ikebana all’Ara Pacis in occasione dell’inaugurazione della mostra fotografica di Domon Ken.

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Lavorare en plain air con alcune allieve grazie a Chiara Giani che ci ha ospitato a Nebbiù.

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Ritrovarsi dopo tanto tempo con il grande scultore Kan Yasuda per parlare di scultura, zen ed ikebana (qui con l’Ambasciatore del Giappone Kazuyoshi Umemoto, il professor Franco Mosca).

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Il connubio da sempre a noi caro con gli amici bonsaisi, ospiti a La Forma  & l’Essenza.

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Ancora Profumi ed Ikebana, con le allieve a Pitti Fragranze.

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Il workshop con l’insegnante Valeria Raso Matsumoto per celebrare i 90 anni della scuola Sogetsu.

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L’importanza di parlare con il professor Giangiorgio Pasqualotto dell’estetica dell’ikebana.

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Il piacere di imparare e di continuare a collaborare con il maestro di ceramica Sebastiano Allegrini.

E infine l’onore e onere non solo di essere chiamati al MAXXI per parlare della scuola Sogetsu e fare una dimostrazione, ma anche di aver potuto realizzare uno Zenei-Bana nella bellissima scultura/fontana di Francesco Venezia. Per la prima volta una scultura Sogetsu nel tempio dell’arte moderna italiana.

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Grazie a tutti voi dal sottoscritto e da Lucio Farinelli.

Concentus Study Group

 

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In altri post (Materiale non convenzionale) ho parlato di questa tipologia di ikebana della Scuola Sogetsu che si studia al IV livello. La difficoltà è di non scadere nel banale, nel ridicolo, nel flower design (L’ikebana… con le palle). Ciò che noi andiamo ad aggiungere al materiale “fresco”  dovrà sembrare naturale (come già spiegato nei citati post) che si trovi lì, che faccia parte della natura. Pensiamo ad un prato dove si veda che so della plastica, delle lamine di ferro, dei fili, ecco immediatamente tutto ciò ci appare fuori posto, inquinante, viceversa in questo tema della Sogetsu dovrà sembrare un’unica cosa con il fiore, la foglia o il ramo utilizzato. E’ uno dei miei temi preferiti perchè si presta molto allo scenografico, ma è anche uno di quelli che va studiato maggiormente a tavolino perchè non dobbiamo fare la “cosa figa”, ma tutto deve sempre partire dal nostro interno, svilupparsi attraverso la nostra creatività.

Pensando ad un ikebana che inneggiasse all’amore, alla fratellanza mi sono venute in mente tre sterlizie “allacciate” tra di loro a differenti altezze. Forse una riminescenza del lavoro compiuto lo scorso anno (Amo come l’amore ama), non so, ma l’immagine era molto chiara in me anche se palesemente incompleta. Come sviluppare questo abbraccio? Come esaltarlo? In una delle mie varie visite al Brico Io di Viareggio (reparto colori sempre) sotto gli occhi mi capita una bomboletta spray arancione. Lo stesso colore delle sterlizie. Ovviamente lo prendo subito anche se ancora non ho ben in mente come utilizzarlo.

Voglio parlare di amore, di unione, di fratellanza, ho questo abbraccio trino che in teoria va verso l’infinito… e una bomboletta spray!

Continuando a pensare al tema mi viene spontaneo riflettere che la natura rifiorendo in primavera (lo so siamo distanti, ma un proverbio recita: Per san Valentino la primavera sta vicino) “spacca” il ghiaccio sovrastante, il gelo, come l’amore, l’unità, la fratellanza “lacerano” il manto di egoismo, razzismo, malvagità. E allora ecco l’idea. Le tre sterlizie usciranno da un cumulo di detriti. Che genere? Cosa può fare un fiore, un albero (le sterlizie è come fossero un unico tronco) crescendo? Invadere lo spazio circostante con le radici? E se fossero in un vaso? Spaccarlo? Complice un vaso di terracotta (già parzialmente rotto) ho realizzato il tutto prima colorandone l’esterno, poi l’interno del vaso con lo spray ed una volta asciutto… giù di martello. La difficoltà è stata nel cercare di realizzare i pezzi della forma che avevo deciso.

Avevo tutto o quasi. Decido di utilizzare come “contenitore” la mia prediletta tavola nera (che ormai ha girato per tuta l’Italia tra mostre e dimostrazioni), un piccolo vasetto di vetro (per contenere fiori ed acqua), un kenzan di colore nero (per meglio ottenere un camuffamento con il nero della tavola) e… il risultato è quello che apre questo mio post.

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Ikebana

(Strelizia, Bancsia)

Amo come l’amore ama.
Non conosco altra ragione di amarti che amarti. 
Cosa vuoi che ti dica oltre a dirti che ti amo,
se ciò che ti voglio dire è che ti amo?
(Fernando Pessoa)

Recentemente ci sono stati momenti importanti nella mia vita che hanno ruotato attorno al concetto di amore. Domani ci saranno regali e promesse, ma l’amore in qualsiasi forma e di qualsiasi genere ci deve essere per 365 giorni all’anno in noi. L’amore è un sentimento che non si concretizza solo in un rapporto a due, ma  anche nel voler bene ad un’amico/a, aiutare chi è nell’indigenza, accudire un animale. E’ un provare un moto che dal cuore si  propaga nel mondo.

Può essere l’amore per una città, per un film che ci ha suscitato emozioni. Alcuni giorni fa su Facebook un mio contatto ha postato un video di un film del 1984 (Electric dreams) che io avevo amato molto dove si ipotizzava che, attraverso la musica, un pc provasse amore per una musicista.

E che dire del recente Cloud Atlas dove l’amore è esplorato in tutte le epoche e forme? “Tutti i confini sono convenzioni, in attesa di essere superate; si può superare qualunque convenzione, solo se prima si può concepire di poterlo fare. In momenti come questi, sento chiaramente battere il tuo cuore come sento il mio, e so che la separazione è un’illusione.”

Da qui l’idea di festeggiare l’amore, e San Valentino, con un ikebana che fosse un po’ futuristico, con piante tipo la bancsia che potrebbero ricordare la flora che compariva negli episodi di Star Trek o Spazio 1999. Il tutto come uno slancio verso l’alto perché l’amore non ci fa mai rimanere coi piedi per terra.

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