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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Tag Archives: Estate

Locandina

Nell’ultimo numero dell’Annual General Meeting Convocation Notice dell’Ikebana International c’è l’annuncio dell’approvazione del nuovo Chapter che avrà sede a Roma.  Di tutto ciò devo ringraziare Keiko Ando (direttrice del gruppo milanese) che mi suggerì di formare una sede romana, Lucio Farinelli e  Silvana Mattei (scuola Ohara) che hanno accettato con entusiasmo di partecipare a questa iniziativa. L’Ikebana International è un’associazione che riunisce le maggiori scuole di ikebana nel mondo e fa meeting, workshop e conferenze. Farne parte è un onore e sono lieto che le mie allieve ne facciano parte avendo aderito massicciamente. Prossimamente daremo notizie di iniziative poste sotto questa egidia.

Diffondere l’ikebana con serietà e professionalità è un dovere e con gioia noto come le varie Associazioni o Enti si siano accorti di ciò ed  apprezzino gli sforzi e le richieste fatte in nome di questa nobile arte.

A partire dal mese di ottobre (con inizio dei corsi a Roma e Livorno) ci saranno 4 appuntamenti che mi vedranno percorrere la regione Toscana per poter far capire cosa sia l’arte dei fiori viventi.

11 Ottobre (ore 16.30):  Dimostrazione di ikebana Sogetsu all’interno della manifestazione “Harborea”  nella prestigiosa cornice di Villa Mambelli  a Livorno .

13 Ottobre (ore 14.30): Incontro con l’Ikebana tra tradizione ed innovazione, dimostrazione di ikebana Sogetsu all’interno della manifestazione “Botanica” presso la storica e suggestiva Villa Caruso a Lastra a Signa (FI)

19 Ottobre (ore 17.00): Dimostrazione di ikebana Sogetsu presso l’Associazione “Oriente ASD” – Via Mimbelli 5 – Livorno dove terrò il corso annuale di ikebana toscano e dove si svolgono numerosi corsi attinenti alla sfera artistica orientale.

19 – 20 Ottobre 2013 – Ikebana Sogetsu, ispirata a Pollock, nell’ambito dell’evento multidisciplianare di arte moderna BoomArt (artisti da tutta Italia) – Gran Teatro Giacomo Puccini – Torre del Lago (LU)

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Bamboo
Quando mi aggiravo per i giardini di Ninfa scattai la foto che apre questo articolo. Il bambù è una pianta che ho sempre amato e che con il maestro Lucio Farinelli abbiamo utilizzato come simbolo del nostro sito (Ikebana Sogetsu). Il bambù è forte (ancora ho negli occhi le foto delle impalcature che costeggiano i grattacieli in costruzione a Macao ed Hong Kong), è flessibile (basta pensare alle scenografie di bambù realizzate dalla Sogetsu e da maestri quali Tetsunori Kawana (che ho seguito in un meraviglioso workshop la scorsa primavera).
Il bambù offre protezione, fibre, corde, cibo, si piega al vento perchè flessibile, duro da spezzare.
Macao
MacaoMacao
(foto di Macao e del Giardino Lou Lim Ieoc)
Da sempre usato in Giappone e beneaugurante, per me ha  rappresenta lo spirito con cui ci si deve avvicinare al mondo dell’ikebana. Con gli altri allievi dobbiamo esser compatti come un piccolo boschetto di bambù, piegarci alle correzioni del maestro, ai suoi consigli, essere flessibili mentalmente e fisicamente (non si deve stare rigidi o in tensione quando si fa lezione o si esegue in generale un ikebana, ma comodi e rilassati). La durezza di animo, di fisico, di mente non porta a capire i segreti dei fiori, a lasciare che loro ci parlino. Se entriamo in un boschetto di bambù ci accoglie il silenzio, la luce che penetra tra gli arbusti ad indicarci dove camminare. Così varcando la soglia di una classe di ikebana dobbiamo pensare solo a ciò che stiamo imparando, scordarci dei nostri problemi contingenti, non portarli in classe assieme ad un atteggiamento negativo perché se è vero che il bambù si spezza con difficoltà è altrettanto vero che secca con facilità.
Se stiamo comodi seduti a lavorare ci posizioneremo dove facciamo ikebana e ci siederemo, o in caso contrario staremo in piedi. Basta rilassarsi. Se ciò non accadesse faremo cose sterili, fredde e dure. Non staremmo placidi nel nostro boschetto di bambù a lasciare che il nostro respiro si regolarizzi con quello della natura. Fare ikebana fa bene allo spirito e alla mente se l’atteggiamento con cui lo affrontiamo è giusto. Non si impara una tecnica. La tecnica senza cuore non serve a nulla. I primi con cui dobbiamo essere sinceri siamo noi stessi. Tocchiamo i fiori, le foglie, le piante non dobbiamo averne paura, son cose vve, non interponiamo nulla tra loro e noi. Respiriamone i profumi, inebriamoci dei colori, guardiamo il lavoro del vicino per capire cosa lui prova non per fare una gara a premi. …
Ho sempre adorato una citazione di Lao Tzu che recita:
Alla nascita l’uomo è molle e debole, | alla morte è duro e forte. | Tutte le creature, l’erbe e le piante | quando vivono son molli e tenere | quando muoiono son aride e secche. | Durezza e forza sono compagne della morte, | mollezza e debolezza sono compagne della vita. | Per questo | chi si fa forte con le armi non vince

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Camera Obscura

Torno di nuovo su questo tema dopo post precedenti (L’importanza di una foto Trucchi fotografici L’occhio del fotografo) perché credo sia davvero importante saper rendere al meglio il nostro lavoro.

Premettendo che nessuno chiede ad una persona che non è un fotografo professionista di realizzare magnifiche opere come fa Ben Huybrechts (gli amici belgi son davvero fortunati ad aver lui nella loro squadra), c’è un abisso però tra fare una bella foto ed una che…

Partiamo dal principio. In fotografia non esiste l’essere sfortunato (so inquadrare, ma al momento che scatto la foto viene male) o quello che fa solo foto per archivio personale (quindi perché è destinata ad un uso privato dovremo avere l’ikebana storto o mezzo fuori dall’inquadratura?). Per fare una buona foto esistono poche regole basilari che qualsiasi manuale vi può insegnare.

Per fotografare un ikebana prima di tutto dovremo scegliere un uogo isolato affinchè non si vedano mobili, posaceneri, centrini, fotografie (sembrerebbe un’omaggio al caro estinto), sedie o vestiti; l’unico soggetto bene visibile deve essere l’ikebana, qualsiasi altro elemento distrae l’occhio. Sinceramente ho difficoltà a volte a guardare ikebana della Chiko School perchè ad essi abbina statuine di varia tipologia per cui per me quelle divengono il punto focale della mia attenzione.

Dietro al nostro ikebana oltre alle cose sopracitate non ci devono essere nemmeno altre piante, mura dai colori psichedelici o vetrate che riflettono. Personalmente (e non sono un fotografo) per fare una foto guardabile impiego circa un’ora di tempo.

Oggi grazie alle macchinette fotografiche digitali abbiamo la possibilità subito di constatare il  risultato e quindi di verificare se abbiamo fatto una buona foto. Guardiamola e chiediamoci: come un estraneo vedrebbe il mio lavoro? Smartphone, tablet e compagnia bella potranno pure avere fantastilioni di pixel, ma non daranno MAI il risultato di una foto anche perché non danno quel senso di prospettiva e profondità di campo di qualsiasi macchinetta digitale buona… e per buona si intende davvero a buon mercato dato che ormai i prezzi scendono rispetto alla resa tecnica che sale.

Per i miei primi ikebana ho sempre usato una compatta e devo dire che alcune foto son superiori ad altre fatte in seguito con la reflex. Ho avuto la fortuna di incontrare due fotografi come Roberto Ruager e Lorenzo Palombini che con i loro commenti, giustamente, impietosi mi hanno insegnato a fare foto abbastanza buone. A mettere teli monocolori dietro all’ikebana se non abbiamo una parete bianca adatta all’uso oppure a ricorrere ai cartoni bristol (una buona cartoleria ne ha di tutti i colori e formati).

© Lorenzo Palombini

Lorenzo Palombini) Per questa foto sono stati usati due cartoni bristol: nero pr la base e bianco per lo sfondo. Lorenzo ha usato anche due proiettori professionali, ma vi garantisco che poi era tutto materiale (specchietti riflettenti, rotolini assorbi luce etc) da lui realizzato. E Roberto Ruager mi ha insegnato ad utilizzare normali lampadine (ottime quelle di Ikea montate su pinze) per fare buoni giochi luce.

Come si vede da questa foto l’ikebana ha un’inquadratura fronatele per cui: non si fotografa dall’alto, nemmeno da basso, non di lato, gli elementi son tutti dentro l’inquadratura e vi è una simmetrica distanza tra il soggetto e i lati della foto (considerando che il “sopra” dell’ikebana è sempre meglio con un poco di spazio per non dare l’idea che venga soffocato da una chiusura netta). Il bordo del suiban o dello tsubo devle essere all’altezza dei nostri occhi per cui se non disponiamo di mobili alti, forza e coraggio ci si abbassa noi.

Se per caso la nostra mano, per qualsiasi motivo, non è salda, è stato inventato un utile strumento denominato cavalletto. Ci sono di tutte le misure e forme (e costi) oppure dovremo arrangiare un piano di appoggio per la nostra macchina fotografica.

Dato che sono passati un po’ di anni dalla litografia riportata ad inizio articolo e che oggi una foto messa su un qualsiasi social network fa istantaneamente il giro del mondo… pensiamoci. Non dobbiamo avere furia, l’ikebana è un’arte “lenta” ed anche la foto ad essa relativa deve seguire questi ritmi. Non dobbiamo fare foto dove un elemento sembri giantesco rispetto ad un altro o dove il tutto sembri lunghissimo (fotografando dal basso) o schiacciato (fotografando dall’alto). Alle mie allieve insisto molto su questo punto. Chiedo loro di mandarmi foto degli ikebana che eseguono a casa per dar loro consigli (qualora sia necessario), se la foto non è buona, mi rifiuto di fare la correzione. E’ inutile che io sprechi tempo per una foto, magari, scattata dall’alto per poi sentirmi dire che le inclinazioni erano giuste è la foto che non rende. Se sanno ridisegnare un ikebana sono felice per loro e la loro bravura, ma oggi si vive in un mondo di foto e come tale ci si deve adeguare. Social network come flickr o instagram sono vetrine fotografiche, il primo riservato a qualsiasi tipologia di fotografo, il secondo a chi ha questa applicazione che gira su Apple e Android. E qui spesso ahimè si vedono foto orrende perché fatte con smartphone o tablet quando basterebbe farle con la macchina fotografica (se son foto di un certo tipo se invece è la colazione appena fatta va bene anche da cellulare) e poi scaricarle su tablet o smartphone.

Oggi siamo tutti fotografi, ma cerchiamo di esserlo con un minimo di intelligenza per ciò che concerne l’ikebana. Nessuno pretende che si scattino foto ai fiori come quelle di Mapplethorpe, ma nemmeno umiliare il nostro ikebana inquadrandolo come capita o con dietro il ritratto di zia Clotilde.

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(Geranio)

In questi giorni di alta canicola il mio pensiero correva costantemente all’ikebana cercandovi qualcosa di fresco. Non volevo fare un floating o una composizione come quella ideata lo scorso anno (Quel che resta dell’estate), ma non riuscivo a centrare la mia idea complice anche una stanchezza (piacevole in questo caso) dovuta alla mole di lavoro teatrale in corso. Ieri passeggiando in bicicletta la mia attenzione viene destata da una pianta fiorita che vedo scendere dal muro di una villa. Mi fermo a guardarla, ma non a tagliare perché non amo sciupare del materiale vegetale per cui se non ho un’idea ben chiara in mente non compero fiori nè tantomeno vado a tagliarli.

Stamani la prima cosa che vedo aprendo la finestra di camera mia è un sasso che avevo preso lo scorso anno dal mare di Quercianella e mi rammarico di non averlo mai usato. Sono sicurissimo che con i fiori celesti visti ieri farebbe un bel contrasto soprattutto aggiungendovi una foglia….. ma un sasso con sopra un fiore darebbe l’idea di arido, non quello che invece vorrei fare io… qualcosa che tempri dalla calura estiva….

Memore che in estate i contenitori di vetro danno immediatamente un senso di freschezza prendo il piatto di vetro da me utilizzato in più occasioni proprio a questo scopo… ma come abbinare fiori, sasso e piatto?

L’idea non nasce e, dato il giorno di riposo decido di recarmi al mare. Dove fa caldo, molto caldo per cui me ne vado in riva al mare a fare un doccia. Mentre l’acqua cade su di me mi compare una visione (forse l’acqua fredda mi ha schiarito le idee) per cui tornando a casa mi fermo a prendere un fiore (scelgo quello adatto inutile prenderne più di uno) e nel giardino del palazzo condominiale costruisco quello che per me potrebbe dare un’idea i frescura complice l’acqua con cui bagno abbondantemente sia il piatto di vetro sia il sasso e l’ombra al di là della composizione.

Sono strani i percorsi che fa la mente (soprattutto la mia), ma ora so di aver realizzato pienamente quello che avevo nel cuore di fare.

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