Skip to content

Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Tag Archives: Decorazioni

Non ho ancora ben compreso quanto l’essere iscritto al gruppo di Facebook Adjiumi sia una cosa positiva o negativa per le mie finanze perché è una costante tentazione a 360° 🙂 . Infatti lo splendido gruppo capitanato da Cristian Cavagna non è solo un luogo dove si ritrovano appassionati di profumi, ma dove organizzano conferenze, corsi o segnalano libri.

Proprio Cristian ha recentemente segnalato il seguente libro:

Consiglio questo libro per più di un motivo.

L’autore (Jean-Claude Ellena) oltre alla sua fama internazionale di Naso è un poeta delle suggestioni (consiglio di lui anche “Viaggio sentimentale tra i profumi del mondo. Il diario di un profumiere d’eccellenza”). In questo libro suddivide le note olfattive (Legni/Cortecce, Foglie, Fiori, Frutti, Gomme/Resine, Semi e Radici) in un atlante personale di ricordi, annotazioni storiche, di tradizioni o sociali facendoci compiere un viaggio tra sentori che rievocheranno anche in noi particolari suggestioni.

Il libro è corredato dalle preziose illustrazioni di Karin Doering-Froger.

Ellena è affascinante come non mai e ci pare essere accanto a lui quando descrive i profumi tanto riesce ad essere evocativo.

Uno strumento per chi è appassionato di profumi, ma che gli ikebanisti troveranno interessante per come sono descritte quelle parti delle piante (cortecce, foglie, fiori, frutti o radici) che ci vedono coinvolti direttamente. Sicuramente dopo la lettura di questo libro le vedremo con occhi differenti.

Al termine un glossario realizzato in maniera esaustiva e chiara dal Naso Antonio Alessandria.

Adjiumi è davvero un gruppo di belle persone (cosa piuttosto rara sui social) e lo testimonia il libro di cui sto per parlarvi. Ornella Pastorelli (di cui vi ho già consigliato i suoi libri sui profumi e torno a farlo) con la gentilezza che la contraddistingue ha avuto il pensiero di segnalarmi un libro da lei trovato e mandarmi anche alcuni scatti da lei effettuati per illustrarmelo.

Sinceramente non conoscevo gli autori Michael Putnam e Darroch Putnam, ma il libro è davvero molto realizzato e da studiarsi attentamente.

Si tratta di un reference book che cataloga le varietà floreali per colore, indicandone la disponibilità stagionale e suggerendo schemi cromatici creativi poiché sono riprodotti in appendice su tesserine staccabili per simulare ogni possibile composizione.

Due libri particolari che a noi ikebanisti possono dare spunti in più non solo per considerare con un’altra ottica i materiali con cui lavoriamo, ma suggerire emozioni diverse da esprimere attraverso di essi.

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Durante il percorso di studio della scuola Sogetsu abbiamo la “IV variazione “dove uno dei tre elementi principali (Shin, Soe e Hikae) viene “rimosso”. Questo per dare maggiore “leggerezza” al tutto e per sottolineare che tra i tre elementi principali il primo a poter (eventualmente) essere rimosso è il Soe (il secondo elemento posizionato negli stili base). Se tra lo Shin (che comanda le misure di tutto il nostro lavoro) e l’Hikae (il terzo elemento) dobbiamo togliere ancora un elemento sarà proprio il ramo che comanda e non l’Hikae. Questo perché l’Hikae dona tridimensionalità al tutto, è quello che caratterizza l’ikebana in quanto tale dato che, solitamente, per Shin e Soe usiamo rami o foglie (più raramente fiori) mentre l’Hiake è sempre e solo un fiore.. Infatti ci sono delle composizioni anche con solo fiori (Ichirin-zashi e Chabana).

Ichirin-zashi e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini

Successivamente al IV livello c’è una lezione (Disassembling and Rearranging the Materials) dove andiamo a osservare MOLTO attentamente i materiali che abbiamo a disposizione per capire quali sia possibile tagliare per ricostruire in maniera artistica. Non tutti i materiali si prestano a questo esercizio e guardando attentamente le foto del libro di testo (delle varie edizioni in mio possesso) tutti i lavori hanno la presenza di fiori e collocati nel vaso in maniera tale che possano prendere acqua (cosa importante che spesso viene dimenticata). E’ vero che siamo in presenza di free style per cui si può fare “ciò che vogliamo”, ma io credo che non dovremmo mai scostarci troppo dalle idee rappresentate nel libro di testo perchè quella è la “Bibbia” per noi della Sgetsu e io non mi sento tanto grande da fare una controriforma e piegare i temi al mio volere.

Dato che la Sogetsu ribadisce più volte, nei cinque libri di testo, l’importanza del fiore tendenzialmente gli darei ragione.

Sofu Teshigahara paragonava i fiori a dei pennelli. Come il pittore usa i pennelli e i colori per fare i quadri così l’ikebanista ha i fiori per comporre ikebana. Un paragone che mi è sempre piaciuto molto ed è per questo che mi ha colpito molto il lavoro di Elena Geraskina nell’ambito di una mostra virtuale organizzata dal Branch della Sogetsu di Mosca.

Elena Geraskina

L’idea del Branch è di mettere in risalto un fiore in ogni composizione. Hanno iniziato con gli anthurium, ora è la volta dei tulipani, poi toccherà ai narcisi e infine agli iris.

Mettere in risalto un fiore vuol dire che quello deve essere il protagonista per cui se abbinato a elementi non convenzionali o a rami non dovrà essere sovrastato da essi e se “lavorato” dovrà sempre essere riconoscibile. Un gambo o una foglia di esso non rappresentano il fiore né la bellezza di esso. Sono pezzi staccati e si è perso il focus del tema. Come dice la scuola nei testi il fiore (Hikae) è importante per dare tridimensionalità al nostro lavoro e aggiunge il colore. Se lo togliamo cosa avremo?

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Ieri sera è terminato il ciclo di conferenze su “Approccio alla fotografia” tenute dal fotografo Andrea Lippi. I tre incontri (anzi diciamo i primi tre perché sicuramente ne faremo altri) sono stati fondamentali e interessantissimi anche per i continui parallelismi che il fotografo faceva con famossissimi quadri. Per imparare dobbiamo sempre andare dai professionisti e non da chi si improvvisa in un campo solo perché appassionato. Con Lippi abbiamo imparato l’importanza della luce, del background, del movimento, del ritmo, dei colori, dell aprofondità di campo e molte altre nozioni che potremo applicare nelle nostre foto di ikebana affinché non siano tutte foto in serie e impersonali. Infatti se vediamo le fotografie ufficiali della nostra scuola spesso hanno sfondi molto colorati e non solo bianchi o neri o grigi.

Lo studio dell’arte (forse per deformazione mia professionale) è stata per me molto importante e ho sempre cercato di seguire le regole anche dove non ci sono.

Nella scuola Sogetsu abbiamo la possibilità di fare free style ovvero di applicare “liberamente” le regole, le misure e i concetti imparati. Come scritto in altri post questo non vuol dire che possiamo tranquillamente spacciare qualsiasi cosa per ikebana come invece sto vedendo sempre più spesso sui social.

La cosa per me più strabiliante è vedere come ci sia confusione sui temi della nostra scuola con la “scusa” che stiamo andando fuori dagli schemi. Se per farlo mi mescoli i temi non sei andato fuori dagli schemi, ma dal tema che avevi in mente. Mi spiego meglio. Nel mio penultimo post parlavo del tema “One Kind of Material” ovvero usare un solo tipo di materiale per metterne in risalto le peculiari caratteristiche. Come potremmo pensarlo fuori dagli schemi? Semplicemente usando magari un contenitore particolare. Se il nostro materiale singolo lo smontiamo e rimontiamo si sta facendo un altro tema della scuola (“Disassembling and Reaarranging the Materials”) se usiamo materiale secco e/o è il tema “Dried, Bleached, or Colored Materials” e se usiamo materiale non vegetale si tratta del tema “Unconventional Material”.

Questo è One Kind of Material
Questo è Dried, Bleached, or Colored Materials anche se ho usato un solo tipo di materiale
Questo è Disassembling and Reaarranging the Materials anche se ho utilizzato un solo tipo di materiale
Questo è Unconventional Material (di Lucio Farinelli) anche se ha utilizzato un solo tipo di materiale

Credo che il dovere di noi maestri sia insegnare in maniera corretta i temi indicati dalla scuola e non mutarli a seconda del proprio piacimento o di quello dell’allievo sennò si rischia solo di creare confusione e banalizzare un’arte a cui, in teoria, si dovrebbe portare rispetto anche perché, come visto dagli esempi, i temi che la scuola Sogetsu propone sono già fuori dagli schemi rispetto alle altre scuole di ikebana per cui perché calcare forzatamente la mano? Perché voler fare la cosa strana a forza? Non è che se facciamo una cosa bizzarra siamo più artisti di chi la fa canonica.

Di strano io amo solo il gruppo della Famiglia Addams, loro erano davvero fuori dagli schemi, ma in maniera geniale.

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Come sa chi frequenta questo mio blog non parlo solo di ikebana o delle iniziative del mio gruppo di studio, ma ho ospitato personaggi legati al mondo dell’arte o del flower arrangement e articoli di cultura varia sempre legata al mondo giapponese. Oggi mi fa piacere esplorare un argomento che data la mia follia carnacialesca mi attira molto.

Il nome di Giorgio Amitrano (no non è il signore in foto di copertina, di lui ci occuperemo tra poco) è celebre per tutti coloro che leggono romanzi giapponesi perché il suo nome compare sempre come traduttore, ma ovviamente la sua attività non è limitata a questo. Per De Agostini è uscito il libro da lui scritto dove tra ricordi ed esperienze personali descrive le variegate sfaccettature del mondo giapponese.

Il termine “iro” in giapponese significa colore. Nella doppia forma “Iro iro”, signifca qualcosa di più articolato, di colorato, di sorprendente. Una definizione che calza perfettamente al mondo e alla società giapponese sospesa tra una poetica estetica visiva e la realtà multicolor dell’odierno. Per certi aspetti il Giappone affascina, per altri sorprende, per molti altri può sembrare snervante (per noi occidentali) o illogico, ma la sua realtà è talmente sfaccettata che è impossibile avere una linea sentimentale unica con questa cultura. Non si ama alla follia nè si odia. Ci si lascia affascinare e trasportare tra alti e bassi. Questo libro, scritto in maniera sapiente, scorrevole e affascinante porta il lettore in un viaggio obiettivo e, per certi versi, molto inaspettato lungo il sentiero iridescente che caratterizza la vita, la cultura e le contraddizioni di un Paese che esprime forse più di qualsiasi altro l’inesauribile varietà delle emozioni, delle atmosfere dei possibili modi di essere anche quando cercano di celare tutto dietro una mano che copre il volto per nascondere le emozioni provate. Un popolo capace del più innocente stupore infantile espresso attraverso anche coloratissimi disegni antropomorfi (anche sulla cartellonistica segnaletica) e allo stesso tempo di lasciarsi trasportare da inquietanti perversioni; se è celebre il loro stupore innanzi alla fioritura dei ciliegi lo è altrettanto la loro corsa verso un futuro tecnologico impensabile mentre magari eseguono una cerimonia del té o si esibiscono al Karaoke.

Interessantissimo anche l’esperienza dell’autore con la calligrafia tradizionale giapponese perché descrive ciò che un occidentale prova innanzi a queste arti e alla loro metodologia di insegnamento perché Amitrano avendo vissuto il Giappone non da turista ce lo svela per quello che è nei pregi come nei difetti rendendolo, se possibile, ancora più interessante ai nostri occhi.

Ma oggi non voglio parlarvi solo di lui, ma anche della persona che avete visto in immagine di apertura accanto alla copertina del libro di Amitrano perché credo che nessuno incarni meglio l’ideale di “Iro iro” di lui e inoltre la sua passione per il Giappone è proprio iniziata in seguito alla lettura di un autore che è tra quelli a cui Amitrano ha dato voce in italiano.

Grazie all’associazione L’altro Giappone per questa foto

Gabriele de Risi classe 1976 è di professione copywriter vive e lavora a Milano. Appassionato di subculture giapponesi e di viaggi si è avvicinato al Giappone leggendo i libri di Banana Yoshimoto durante il servizio civile nel 1998. Da lì ha iniziato a interessarsi della cultura e della società giapponese.

Gli piacciono le storie delle persone e questo si evince da molti contenuti del suo blog. Ha studiato design (IED Istituto Europeo di Design), ma senza alcun legame al mondo giapponese. L’unico suo studio riguarda i corsi di lingua.

L’idea di tenere un blog è nata dopo il suo primo viaggio. GiapponeTVB è un blog che tratta gli argomenti più disparati e impensabili dove, senza salire in cattedra per fare il professore, Gabriele riesce a descrivere perfettamente i vari argomenti con accuratezza e profondità sempre con un sottofondo di divertimento.

E che lui si diverta è palese anche dalle fotografie che gli scatta un fotografo e che poi sono elaborate da alcuni grafici con cui Gabriele collabora.

Il lavoro svolto da Gabriele è molto importante al pari del libro sopra citato perché si può imparare divertendosi, non è detto che i testi debbano essere solo cattedratici e non affascinanti anche perché lo stesso Giappone è una grande macedonia di serietà, divertimento, follia, colori, monocromia, poesia… insomma è Iro Iro!

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Ieri a una nuova allieva di ikebana spiegavo come è suddiviso il percorso di studio della Scuola Sogetsu mostrando anche ciò che stavano realizzando le altre allieve dei livelli più avanzati.

Più studio il percorso della mia scuola e maggiormente noto sfumature e sottigliezze.

Al IV livello ci sono una serie di lezioni (With Flowers Only, With Leaves Only, With Branches Only) che puntano l’accento sull’osservazione del particolare per conferire alla nostra composizione ritmo, colore e movimento.
Queste lezioni sono propedeutiche per quella denominata Only One Kind of Material che ieri abbiamo affrontato a lezione con la maestra Anne Justo e l’allieva Silvia Pescetelli.

Quindi dato che questo tema viene insegnato dopo queste tre è naturale pensare che il materiale non ricordi altre tipologie di lezioni o che, tendenzialmente, va a creare una summa delle tre lezioni precedenti. Ovviamente non è una regola, ma, per me un modo corretto di inquadrare il tema.

Quello che amo del percorso della Sogetsu è come, mettendo assieme il primi due livelli base e, i vari temi proposti a III e IV livello si abbia una possibilità infinita di espressività pur seguendo le regole.

Mi spiego meglio. Only One Kind of Material prevede che si utilizzi un solo tipo di materiale senza nemmeno mescolarlo ad altre varietà o colori della stessa specie. Quindi se sceglierò i crisantemi, per essere chiari, ne sceglierò una sola tipologia e colore.

Noi dovremo andare a mettere in risalto la peculirità di quel materiale, la forma, il colore, l’andamento senza però snaturarlo. Per cui non sarà nè secco o colorato né smontato e rimontato o troppo lavorato. Deve avere un impatto naturalistico.

In caso contrario avremo svolto un altro tema rispetto a questo che serve proprio ad affinare il proprio sguardo, capire il bilanciamento del materiale e come uno solo possa, in realtà, avere molte sfumature o forme di cui magari non ci potremmo accorgere ad un primo sguardo superficiale.

E’ un tema che io amo molto tanto che a casa mi ero esercitato utilizzando la camelia. Una camelia non perfettissima, perché i molti sbilanciamenti climatici di questo periodo tra caldo e improvvise gelate, un poco hanno danneggiato i raccolti, ma che, proprio sfruttandone queste problematiche, mi ha permesso di poter mettere in risalto il tutto (lasciando anche alcune foglie in parte gialle, ma non rovinate).

Vi lascio ora alla nostra proposta del tema.

Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini
Ikebana e foto di Luca Ramacciotti – Vaso di Angelica Mariani
Ikebana di Lucio Farinelli – Foto di Luca Ramacciotti
Ikebana di Anne Justo – Vaso di Sebastiano Allegrini – Foto di Luca Ramacciotti
Ikebana di Silvia Pescetelli – Vaso e fotografia di Luca Ramacciotti

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

“Ikebana without Water” è il tema della nuova mostra organizzata dall’Headquarter per fronteggiare il prolungarsi dell’emergenza sanitaria. Per ovvi motivi organizzativi e di costo, la mostra è riservata solo a coloro che abitano in Giappone e prevede l’invio di un’opera che possa essere riassemblata nella hall espositiva della scuola Tokyo.

Qui è possibile vedere il video pubblicato dalla scuola sulla loro pagina Facebook e a questa pagina invece l’idea base della mostra.

Spesso per noi occidentali è difficile da comprendere come un’arte floreale, come quella appunto dell’ikebana, possa divenire qualcosa di diverso, più materico, senza elementi vegetali freschi.

Probabilmente avendo avuto una storia dell’arte e uno sviluppo diverso da quello giapponese diamo quasi “per scontato” certi meccanismi e troviamo difficile comprendere questo gap.

Credo, sinceramente, che il problema maggiore sia, attraverso queste installazioni, trasmettere emozioni.

Il fatto è che per realizzare queste opere si deve essere davvero artisti, avere un background notevole perché non basta mettere dei pezzi di ghiaccio nella neve per creare un’opera d’arte; si deve riuscire innanzitutto a ideare una forma che ricordi i principi dell’ikebana e che non ci faccia pensare a elementi messi a casaccio con la scusa che stiamo facendo qualcosa fuori dagli schemi. Questo genere di cose possono piacere solo a chi non frequenta davvero il mondo dell’arte. Il nostro lavoro deve essere prima di tutto esteticamente interessante e di forte impatto emotivo e di ritmo sia per forma sia per colori.

Un’opera d’arte vera non ha bisogno di spiegazioni perché parla da sola, non deve far vedere la personalità (se si nota allora qualcosa è stato sbagliato nel processo creativo) di chi la esegue perché ha un suo percorso proprio una volta che l’artista l’ha conclusa.

L’idea è divenuta forma e vive autonomamente.

Se ti chiedono cosa sia e tu la devi giustificare hai fallito il tuo lavoro.

Pensiamo all’opera “Chicken” di Sofu Teshigahara.

E’ innegabile che la forma, il bilanciamento, l’asimmetria, i pieni ei vuoti siano tutti concetti che, qui presenti, rimandino all’arte dell’ikebana.

Se osserviamo sempre di Sofu l’opera “Orochi” vedremo come tutto è ben connaturato con ciò che gli sta attorno. E’ quasi naturale che lì, in mezzo ad una natura spoglia, vicino all’acqua ci sia quel tronco colorato in maniera vivacissima e molto Pop. Non è qualcosa che ci parla di Sofu, ma si lascia ammirare.

In questa mostra ci sono delle opere bellissime per cui vi consiglio di cercare le varie fotografie e filmati online, io ne pubblico qui tree perché ho avuto direttamente dagli artisti il permesso di farlo e saranno citati in stretto ordine alfabetico.

Eien Arai
Mika Otani
Saihou Ozono

Come si vede sono tre opere completamente differenti tra di loro

Si va da una struttura molto “leggera” a due lavori che mi hanno rammentato la Pop Art (da qui l’immagine di copertina), ma è anche innegabile che seguono tutti i concetti del mondo dell’ikebana Sogetsu dalla forma, al movimento, all’asimmetria, ai pieni e vuoti, il ritmo del colore e ciò che nel 2021 può essere un ikebana creativo.

Se io non avessi messo il nome degli autori o non ne conoscessi lo stile le opere qui esposte avrebbero parlato da sole perché hanno una propria vita, un loro significato e si intuisce una manualità vera. Si comprende che dietro ci sono studi, riflessioni, concetti. Nulla è lasciato al caso.

Dal creare una struttura dove la luce passa attraverso creando un gioco di forme e prfondità a colororare ogni singola noce (e non di un solo colore!) all’utilizzo di Ultraman (ricordate quale era la sua durata di volo?)

Vorrei che osservaste, in queste le opere, il rimando dei colori tra di loro oppure, come nel primo caso, il gioco di forme, l’abbinamento, l’energia che questi lavori esprimono, la creatività e l’impatto emotivo che trasmettono.

Ringrazio Arai san Otani san e Ozono san per avermi concesso l’utilizzo di queste due foto e le emozioni che costantemente ci donano con il loro lavoro.

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Il maestro Lucio Farinelli oggi ha tenuto una dimostrazione di ikebana via Teams per conto della sua azienda di lavoro che si chiama Indra e la cui sede principale è a Madrid. Tale azienda ha chiesto ai vari dipendenti di presentare delle attività culturali da proporre nel programma denominato “Core Teams”. Vedendo il materiale video e curriculare del maestro Farinelli subito gli è stato chiesto di allestire una dimostrazione online come presentazione dell’Indra Ikebana Club da lui gestito.

Il maestro Farinelli ha tenuto la dimostrazione sia in italiano sia in inglese per le persone collegte sia dall’Italia sia dalla Spagna ed altri paesi dato che l’Azienda ha filiali in tutto il mondo.

Dopo un’attenta pianificazione di temi, vasi e materiale vegetale da proporre per delineare, a grandi tappe, il percorso della scuola Sogetsu oggi è arrivato il gran giorno. Il maestro Farinelli aveva deciso di puntare sulla stagionalità e la bellezza della natura perché è sempre più difficile realizzare (soprattutto facendo una dimostrazione a rovescio come in questo caso) composizioni naturalistiche che qualcosa strano (o fuori dagli schemi che dir si voglia) perché in qualsiasi maniera potremo sempre appellarci che volevamo realizzare qualcosa di strano e storto…

Quindi ha iniziato con un Nageire per poi toccare temi quali il Ka-bu-wa-ke, Colors in the Same Tonal Range, Colors in Contrast, e You in ikebana.

Il sottoscritto aveva il compito di portare al dimostrante i vasi e il materiale vegetale nel giusto ordine e sistemare poi gli ikebana realizzati per fotografarli.

Ringraziamo Silvia Barucci che ha scattato le foto allo schermo del pc e le altre persone del gruppo che hanno potuto seguire la dimostrazione.

Moltissimi i ringraziamenti internazionali al termine della dimostrazione.

Ora lascio la parola alle composizioni realizzate da Lucio.

Ma prima una piccola nota sulle fotografie.

Come scritto nel precedente post noi stiamo organizzando un ciclo di tre conferenze proprio sulla fotografia con il bravissimo professionista Andrea Lippi. Credo sia sempre importante rivolgersi ai professionisti per imparare e migliorarsi. Quel poco che so di fotografia lo devo a fotografi quali Lorenzo Palombini, Giuseppe Cesareo, Lorenzo Montanelli o Rinaldo Serra. Tutti fotografi provenienti da diverse realtà per cui ogni loro punto di vista è stato un importante insegnamento per il sottoscritto e li ringrazierò a vita. La mia maggiore difficoltà durante lo scatto di una foto è, per me, la luce. Avendo una matrice teatrale spesso mi accorgo che do un significato alla luce molto particolare. Solo di lato (controluce) o che so una pioggia spiovente dall’alto per me è qualcosa che crea una sensazione di freddezza, di “pericolo” o nel secondo caso qualcosa legato alla morte, all’aldià. Una luce bianca se frontale può illuminare, sottolineare ciò che illumina, dall’alto come dicevo prima invece farebbe delle ombre a terra dando appunto l’idea di qualcosa non naturale perché noi viviamo o nella luce o nell’ombra, ma in situazioni così non naturalistiche. Infatti in teatro solitamente l’occhio di bue dall’alto è utilizzato per una morte, un scena di dolore, qualcosa che porta all’al di là e di solito si usa prima dello spengimento totale della scena o la chiusura del sipario. Come una luce dal basso ci ricorda la luce dagli inferi (la luce naturalmente cade dall’alto), il verde è straniante, il rosso dà pericolo, il blu è notturno etc. Quindi per me è molto importante la direzione della luce, i colori, gli sfondi etc.

Ma torniamo agli ikebana realizzati dal maestro Farinelli che propongo subito.

Nageire – Vaso di Susy Pugliese
Ka-bu-wa-ke
Colors in the Same Tonal Range – Vaso di Sebastiano Allegrini
Colors in Contrast – Vaso di Luca Pedone
You in ikebana Vaso Sogetsu vinto al concorso internazionale.

Facciamo i complimenti al maestro Farinelli che in un’ora esatta è riuscito ad illustrare il percorso della scuola Sogetsu.

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Parliamo sempre dell’ikebana come la via dei fiori (Kadō) ed è vero perché in questo meraviglioso cammino che sto compiendo insieme a molti amici ci sono molte strade che partendo da altri punti vanno ad intersecarsi con il mio percorso delineando una gegrafia naturale meravigliosa. Una serie di cerchi concentrici nell’acqua, di scatole cinesi, di percorsi che tra la natura porteranno a chissà ancora quali meraviglie. Non ho mai amato rinchiudermi in piccoli club privati proprio perché solo la condivisione e l’esperienza multidisciplinare è crescita vera.

In un anno brutto come quello passato, e ahimè ancora la situazione non è rosea, aver potuto portare avanti (anche magari online) l’ikebana è stato un evento che non mi sarei mai aspettato. C’è stata da parte di tutti la voglia non di intristirsi o pensare a chissà quali complotti, ma di sfruttare al meglio l’impasse che il mondo ci stava dando. Sono lieto di questo atteggiamento, non solo del nostro gruppo di lavoro, ma di molti colleghi del mondo dell’ikebana perché ci ha permesso non solo di progredire sulla conoscenza del cammino, ma anche di approfondire con gioia la nostra conoscenza creando stretti legami.

Due sere fa Paolo Linetti ha avuto la gentilezza di offrirmi uno spazio, con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano, per parlare proprio di ikebana e come io l’ho iniziata e vissuta e ringrazio le persone intervenute (per chi se la fosse persa può rivederla qui), il vulcanico Carlo Scafuri (che da anni porta avanti con grande impegno un discorso di diffusione seria della cultura giapponese) continua a “sopportare” le mie incursioni nel suo portale Takumi e tra poco inizierà una nuova serie di conferenze online con il fotografo Andrea Lippi di cui riporto sotto la copertina della prima realizzata da Silvia Barucci che sfrutto sempre in queste occasioni ^_^

Per noi ikebanisti è importante la fotografia non solo pensata meramente alla parte pratica (ovvero scattare una foto al nostro lavoro), ma perché ci dà concezioni di derivazione pittorica, ci aiuta a capire come osservare la natura circostante, quali sono i pattern visivi e perché colpiscono il nostro immaginario. Cosa ci trasmette una fotografia in bn rispetto a una a colori. Sono arricchimenti culturali che potremo poi sviiluppare nella nostra concezione di ikebana. Anche perché sorprendentemente molte “regole” della fotografia sono comuni a quelle dell’ikebana.

E a proposito di fotografia ringrazio la nostra allieva Giusi Borghini perché non solo mi ha regalto lo stupendo libro fotografico editato da suo marito (Angelo Paionni), ma mi ha permesso qui di pubblicare alcune foto e un suo intervento. Mi ha molto colpito l’omaggio a Felice Beato che mi sono accorto che spesso, purtroppo, in Italia non ne serbiamo memoria come invece meriterebbe. Ringrazio entrambi e cedo la parola.

GIAPPONE – Immagini della memoria

… un viaggio indietro nel tempo…

Attraverso queste immagini ho voluto rappresentare il Giappone di un tempo.

Il radicale bianco e nero, l’antica tecnica di stampa ai sali d’argento e le riprese di scorci e luoghi che rispecchiano il passato, rivelano la bellezza riposante e stimolante del mondo che rappresentano.

Angelo Paionni

Riporto qui il commento ad una sua mostra.

Angelo Paionni presenta in esclusiva per VersOriente una delle sue esposizioni di maggior successo, già patrocinata dalla Japan Foundation. L’intenso percorso fotografico è il risultato di un viaggio realizzato nel 2000, con cui l’artista ha svelato all’occhio occidentale il Giappone di un tempo. Il radicale bianco e nero e le tecniche con cui sono state stampate le immagini che ripercorrono scorci del passato, immersi nella frenesia del mondo moderno, sembrano contrastare volutamente con i dettami della tecnologia digitale: in questo modo sono state riportare in auge quelle sofisticate applicazioni, di tecnica, di attesa, di abilità artistica, un tempo riservate ai soli fotografi professionisti e che oggi, con la rivoluzione avviata dalla tecnologia digitale, sono accessibili praticamente a tutti. Stampando le immagini su carta per acquarelli, con un’emulsione di gelatina ai sali d’argento, nel rispetto delle regole tramandate dagli antichi maestri di fotografia, Paionni immortala scorci inaspettatamente tradizionali, in un paese noto a tutti per la sua sfrenata modernità, in cui tecnologia e tradizione convivono in un insieme a volte caotico, a volte violentemente sorprendente.
Il viaggio indietro di Paionni è una negazione del tempo, anzi una rappresentazione sublimata di esso. Un viaggio che si svela un atto d’amore, sereno e compiuto, verso una sua concezione acquisita, squisitamente poetica, dei segni formali, esteriori, di una nazione che ha scelto di rendersi profondamente moderna, ma che mantiene ancora intatta la sua tradizione, seppur inizialmente nascosta all’occhio di un visitatore rapito dall‘odissea estemporanea delle metropoli d‘oggi. Una mostra che percorre dettagli e visioni d’insieme, immagini oniriche e nostalgiche, immagini, appunto, della memoria. C’è una pittura orientale chiamata “Sumie” che si esegue in bianco e nero con l’inchiostro di china e il pennello. Nelle immagini colte da Angelo Paionni mi sembra vi sia qualcosa di simile a questo “Sumie” forse perché oggetti e scene scelti dal fotografo sono “tipici” del Giappone, anche se la linea chiara e la composizione definita sono quelle di un interprete occidentale. Ma l’intenzione artistica e penetrante dell’autore fa sì che i soggetti siano di una bellezza riposante e insieme stimolante del mondo che rappresentano e inducono all’ammirazione e alla comprensione sia l’osservatore orientale che quello occidentale.” Yuriko Kurose

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

“Tutte le cose belle” era il titolo dell’ultima puntata della stagione finale di Star Trek TNG e alla fine del doppio episodio il Capitano Picard sosteneva che: “Tutte le cose belle finiscono”. Ed è vero, anzi proprio il fatto che abbiano un termine è ciò che le rende belle e preziose. Se tutto fosse eterno probabilmente ci stancheremmo più facilmente di una situazione o dello studio di un’arte. Se l’ikebana che abbiamo realizzato fosse sempieterno non ci spingerebbe, probabilmente, a crearne altri, ma soprattutto diverrebbe un soprammobile e non qualcosa dotato di vita che illumina la nostra stanza.Alla vita stessa non daremmo lo stesso valore che ha.

E’ pur vero che se tutto ha una fine ha pure un ciclico rinizio, in maniera differente come un fiore che da chiuso, sboccia e sfiorisce, ma in sé il ramo ha già la gemma del prossimo fiore.

Così io stasera voglio immaginare pensando al ciclo delle 5 conferenze che si sono concluse con Luigi Gatti che vuole essere definito esperto dell’Oriente e non maestro, ma lo è. Il maestro è quello che, con serietà, ma anche allegria, apporta nuova linfa al tuo sapere, alla tua vita. E Luigi ci ha insegnato attraverso la sua esperienza, la sua poesia, la sua passione. Non è salito in cattedra, ma si è seduto intorno al fuoco con noi per raccontarci la sua visione.

Quando mi propose un possibile ciclo di 3 conferenze sulla semantica degli ideogrammi legati all’ikebana dissi subito di sì. Per carattere (e forse per DNA paterno e anche per il lavoro che faccio) ogni nuova avventura mi affascina seguendo il detto che ogni lasciata è persa. So che si impara sempre qualcosa di nuovo (una legge non scritta del teatro recita proprio che: ogni giorno in teatro impari una nuova lezione).

Quello che non mi sarei mai aspettato che insieme alla conoscenza ci sarebbe stata una tale onda di pathos tra tutti i partecipanti. Bellissime persone del mondo dell’ikebana (Ohara, Sogetsu e Wafu), bonsai e persone curiose di avvicinarsi al nostro mondo. Nuovi amici dal cuore grande. Tra questi il fotografo Andrea Lippi, ma di lui ne parlerò in un altro post per un un nuovo cammino.

Le tre conferenze sono diventate cinque su suggerimento dell’ikebanista Antonietta Ferrari andando a toccare il tema della stagionalità negli Haiku e quindi ripercorrendo in altra forma sempre la cultura della natura giapponese.

E quale data migliore di oggi per terminare? Un dono d’amore per fare un passo avanti sul nostro cammino.

Come direbbe Silvia Barucci agli assenti #visietepersiilmeglio.

Scrivo queste righe proprio subito dopo la conferenza perché le emozioni sono ancora molto palpabili e ringrazio tutti i partecipanti sia per il loro calore e la loro passione sia per ciò che mi hanno detto o scritto.

Perdonatemi dopo la citazione fantascientifica (ho pur sempre un’anima pop) ne scrivo una musicale, ma cito (l’ho già fatto varie volte qui lo so) la frase della mia canzone preferita proprio per non chiudere su queste conferenze, ma per dire che sicuramente incontreremo ancora Gatti e , si spera, dal vivo e non solo su Zoom:

Ma lascerò che tutto passi
Dal mio cuore
A un altro
Senza fine
Fino a ricominciare
Qui

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

La pandemia in corso ha dato il via ad una tipologia di lezioni di ikebana a cui, sinceramente, prima non avrei mai pensato ovvero le lezioni online. Come disse la Iemoto Akane Teshigahar quando mesi fa fece la diretta su Instagram le lezioni online non possono essere per chi è agli inizi dello studio. Infatti, a meno che non abbia già frequentato un’altra scuola di ikebana conoscendo tecniche e idee di quest’arte è impensabile riuscire a fare una buona lezione a chi non ha esperienza nella scelta di rami e fiori.

In realtà noi del Concentus Study Group è da moltissimi anni che facciamo una sorta di lezione online. Infatti le allieve tra una lezione dal vivo e l’altra avevano la possibilità di esercitarsi a casa e mandarci la foto del lavoro su cui noi facevamo (se ce ne era bisogno) le correzioni ripetendo (fino a che non eravamo soddisfatti) il processo. Se già non ho mai amato mettere il logo sugli ikebana fatti a lezione (pare si voglia mettere il marchio alle mucche della propria stalla) certamente a queste non mi sarei mai sognato di farlo dato che la base era un loro lavoro e una loro idea. Però non avevamo mai pensato a lezioni online perché le avevamo sperimentate sulla nostra pelle molti anni fa con un’insegnante e non ci erano piaciute per come erano state condotte (a partire dal fatto che ci arrangiavamo sulla scelta dei materiali).

Quindi come organizzzarsi? Le più difficili sono state le prime in pandemia quando era difficile trovare i materiali, ma anche dopo la situazione non si è rivelata semplice. La nostra allieva Fiammetta che vive in Israele non ha molte possibilità di trovare rami adatti, Neicla (da Ivrea) trova i fiori a prezzi allucinanti, Deborah dalla Svizzera anche lei spesso ha difficoltà a trovare i materiali mentre Dana (Romania) è messa molto bene e questo ci facilita i compiti dell’80%.

Con il maestro Farinelli eravamo concordi su diversi punti:

  • Non più di un’allieva alla volta. Una lezione online pone delle difficoltà a partire dall’impossibilità della correzione diretta spalla a spalla. Non volevamo che si facesse lelzione tanto per farla o per un vantaggio economico. Si insegna un’arte e, per noi, questo non va svilito nel fare delle lezioni pur di farle e aggiungere una tacca in più.
  • Scelta del materiale una settimana prima della lezione. Sapendo (noi) quale lezione c’è da fare si propone il materiale, si vede ciò che l’allieva riesce a trovare, si prova a combinare il materiale, si ricambia, si mescola, si… insomma una faticaccia per non mettere insieme che so rami secchi e deboli e fiori grossi e forti visivamente.
  • Scelta dei vasi. Se è vero che per la Sogetsu si possono avere qualsiasi tipologia di vaso da utilizzare è anche altrettanto vero che per gli stili base ci sono due tipologie di vaso e basta non possiamo far fare moribana in un contenitore che non sia (simile) a un suiban o il nageire in un vaso che non sia cilindrico. E anche per glio stile liberi, non amando passare per buona qualsiasi cosa venga in mente, ci facciamo inviare dall’allievo le foto dei vasi che possiede e ogni volta scegliamo quale utilizzare per un determinato stile. Va bene stile libero e creativo, ma l’ikebana ha una linea guida precisa.
  • Orario da concordare. Le lezioni si devono svolgere con calma e lucidità sia da parte nostra sia da parte di chi spende tempo e soldi. Non è pensabile un orario che vada bene solo a noi o viceversa. Creerebbe stress e distrazione.
  • Come svolgere fisicamente la lezione. Prepariamo ciò che a noi servirà per fare degli esempi, l’allievo lavora e man mano facciamo a voce le correzioni, inoltre ed scatto delle foto allo schermo per segnare le varie ulteriori correzioni da fare nel dettaglio e così via fino a che non siamo tutti soddisfatti del lavoro svolto. Alla fine l’allieva ci manda la foto che ha scattato e sopra ad essa facciamo le (eventuali) ultime correzioni. Le lezioni sono sia in italiano sia in inglese per gli stranieri.

Ovviamente manterremo questa situazione fino a quando durerà questo stato particolare oppure per le maestre del nostro gruppo che ogni tanto ci chiedono una lezione di allenamento e non abitano a Roma. Nessuna lezione online ha la forza e l’impatto di insegnamento di una dal vivo.

Concentus Study Group

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: