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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Tag Archives: Coca Cola

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(da sinistra Neicla Campi, Enrico Nicolosi, Lucio Farinelli, Ingrid Galvagni, Luca Ramacciotti)

Sinceramente questa volta non so da dove cominciare. Tre giorni di emozioni, di amicizia, di studio. Tutto principia con Enrico Nicolosi, mio amico su Facebook. Lui è della scuola Wafu ed io da tempo cercavo di contattare la signora Ingrid Galvagni sensei e capogruppo della scuola “nostra cugina” con sede ad Ivrea. Già dovevamo collaborare nel 2016, ma poi l’occasione ci sfuggì tra le dita per cui quando la sensei ha ideato la mostra ad Ivrea e ci ha chiesto se volevamo rappresentare la Sogetsu la risposta è stata unica ed immediata.

Per la prima volta in Italia più scuole sarebbero state presenti in una mostra a spiegare cosa sia l’ikebana in tutte le sue sfaccettature.

Per quanto riguarda la Sogetsu sarebbero potute intervenire le  maestre Silvia Barucci (Firenze), Ilaria Mibelli (Livorno) e le allieve Patrizia Ferrari (Merano) e Chiara Giani (Venezia) oltre ovviamente al sottoscritto e al maestro Lucio Farinelli (a me e a Lucio anche l’onore e l’onere della vetrina del Museo) .

Essendo insieme ad altre scuole di stampo più tradizionale (Ohara) o innovativo, ma sempre poetico (come la stessa Wafu) abbiamo deciso di realizzare alcuni temi della Sogetsu senza spingere troppo il pedale sulle cose più estreme però, nello stesso tempo, mostrando anche le sfaccettature più particolari.

Lucio Farinelli infatto ha usato tanto dei contenitori di plastica acquistati in Giappone quanto un bellissimo vaso dei monaci di Bose, imprestato da Galvagni sensei, io uno stand in metallo e il Relief work, Silvia Barucci l’importanza dell’acqua e struttura di rami, Ilaria Mibelli il tema del verde e secco e fresco, Patrizia Ferrari un nageire a stile libero e Chiara Giani un morimono.

Il complimento più bello che abbiamo ricevuto è stato il seguente: “Con voi ho compreso che la Sogetsu non è quella delle cose strane, ci avete mostrato una  Sogetsu che non pensavamo.” Eppure abbiamo presentato solo alcuni dei temi della scuola, non abbiamo cambiato le carte in tavola.

La direttrice del museo Garda, la signoraPaola Mantovani, ci ha accolto con professionalità e passione. Un museo interessante, ben disposto, con parti interattive e un’illuminazione spettacolare. Siamo stati felici che per tre giorni gli sofrzi organizzativi siano stati ricompensanti da un grande flusso costante di visitatori e dalla presenza di personalità del Gam di Torino e del MAO sempre di Torino.

Noi siamo stati emozionati per l’accoglienza, la convivialità, i doni. Ieri quando ho lasciato il museo ero davvero immalinconito perché sono stati dei giorni dove l’amicizia, la passione per questa arte, nuovi amici, “vecchi amici” reincontrati sono state una costante.

A proposito di “vecchie” conoscenze riporto, con il suo permesso, una frase che mi ha scritto Roberta Santagostino e che ben caratterizza l’atmosfera che ci ha tutti avvolto: “E’ stata davvero una bella esperienza per tutti, ci siamo divertiti. Ripensandoci è stato particolare il fatto che tante persone, con tanto materiale, rami fiori vasi acqua ecc. non abbia fatto rumore e non si sia per nulla disturbata vicendevolmente. Un bellissimo clima di collaborazione con un pizzico di eccitazione e molta gioia!

Tutte le foto dei nostri ikebana sono di Ilaria Mibelli. Le foto delle altre scuole di Silvia Barucci (e ringrazio entrambe!)

Per la scuola Wafu hanno esposto: Ingrid Galvagni sensei, Marta Lanfranco, Tiziana Malvasio, Paola Mantovani, Silvia Chiuminatti, Neicla Campi,  Doriana Bonafede, Enrico Nicolosi e Nimal Kurukulasurya.

 

Per la scuola Ohara hanno esposto: Maria Masera, Anna Massari, Angela Passon, Roberta Santagostino e Mariella Silva.

 

Per la scuola Ichyō hanno esposto: Geraldine Freyling e Alix Dufaud.

 

Per la scuola Kagei Adachi hanno esposto: Marta Bachmann, Eduard Helfer, Anton Schmuki e Dominique Landolt.

 

Per la scuola Sogetsu hanno esposto:

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Lucio Farinelli: Using Both Fresh and Unconventional Materials

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Lucio Farinelli: Fruiting Plant Materials

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Luca Ramacciotti: To be Viewed from All Angles

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Luca Ramacciotti: Relief Works

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Silvia Barucci: Composing with Branches

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Silvia Barucci: Focusing on the Use of Water

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Ilaria Mibelli: Dried, Bleached or Colored Materials

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Ilaria Mibelli: Green Plant Materials

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Patrizia Ferrari: Free style Nageire

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Chiara Giani: Morimono

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Complementing an Art Work: Patrizia Ferrari e Chiara Giani

Ringrazio le allieve e le maestre del gruppo che si sono potute unire a noi in questa emozionante ed indimenticabile esperienza, alle persone che erano presenti e che hanno lavorato con armonia e felicità e Neicla e Salvatore non solo per l’ottimo epiacevole pranzo assieme, ma per averci fatto da guida turistica ad Ivrea nel mondo Olivetti.

Concentus Study Group

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Se da buon toscano reputo la mia regione la migliore d’Italia non ho mai negato la mia travolgente passione per la Sicilia. Visitata due volte (sole per ora) mi è rimasta nell’animo per la sua storia, paesaggi, colori, profumi, arte, persone.

Ne ho ricordi legati a fresche spremute  di aranci, granite, dolci, arancini (o arancine), mare, venti caldi, un Etna innevato che pareva un paesaggio dantesco, il sole, i templi, i mosaici, il miele, i fiori.

Di recente sull’altro mio blog ho parlato del nuovo profumo di Antonio Alessandria: Fara. Descrivendo allo stesso Alessandria le mie impressioni mi risponde dicendo che gli piacerebbe vedere come lo visualizzerei con un ikebana.

La scelta data la complessità del profumo non è semplice. Si va dal fresco, al salino, al cedro, al muschio, all’ambra, al cumino.

Penso alla “mia” Sicilia, all’aria che diviene a volte quasi flou, i pezzetti di ghiaccio delle granite, i fiori che spuntano dai muri, dalle rocce sotto cui ripararsi.

E nasce un ikebana particolare per me dove ho utilizzato un vaso di Iittala disegnato da Alvar Aalto, frammenti di Swarovski ed ho cercato di dare un senso di estate e freschezza nello stesso tempo.

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Con piacere Alessandria mi dice che vi ritrova la parte fresca del profumo. Mi chiede come potrei evocare, e se è possibile, il sentore acuto dato nel suo profumo dal cumino. Un parte del profumo che sa di corpi accaldati stesi in riva al mare.

Nasce così il mio secondo lavoro. Penso subito ad un morimono. I sentori di limone e lime mi daranno il senso dell’estate, dei succhi rinfrescanti, di rotondità voluttuose. Come base del morimono scelgo un piatto di Kosta Boda che ricorda il frangersi del mare. E il cumino? Mando un messaggio (di domenica sera notate bene ^_^ ) a Fabio Gizzi dell’Emporio delle Spezie. Ovvio che ha il cumino in grani!

Ma come legare il tutto? Ecco che mi viene in mente una spiaggia scogliosa, il mare che si rifrange e che muove la sabbia (il cumino), la disegna, la getta tra gli scogli.

E nasce la seconda anima di Fara.

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(Bottiglietta della Coca-Cola/Nagoya dono di Marco Pacini – vaso di Angelica Mariani dono di Silvia Sordi)

Ultimamente mi accorgo che uso sempre citazioni come titoli dei miei post, ma questa del grande bardo è perfetta per illustrare l’ikebana in foto.

Quando lo scorso settembre ero a Nagoya il collega Marco Pacini mi donò una bottiglietta della Coca-Cola commemorativa del castello davanti al quale stavamo realizzando la Tosca. Un pensiero davvero molto gentile per cui decisi di portarmi dietro in viaggio la bottiglietta e pensare a come avrei potuto usarla per un ikebana. Cosa non facile data la peculiarità del metallo e le scritte.

Quando il maestro Sebastiano Allegrini ha portato al nostro workshop dei vasi realizzati da lui e da Angelica Mariani mi è caduto l’occhio su uno nero che poi mi è stato donato dall’allieva Silvia Sordi. Lì subito ho capito che la strana coppia che vedete in foto si sarebbe creata. Per ammortizzare la bottiglietta di Coca – Cola ed unirla al vaso sono ricorso al mio fiore preferito (la Gloriosa se ancora non si fosse compreso ^_^ ) a cui ho abbinato dell’Alchemilla. Fiori particolari, vasi diversi, tutto un contrasto che porta all’unione, all’amicizia tra persone diverse, che nemmeno si conoscono, ma che mi hanno reso felice.

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