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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Tag Archives: Chabana

(Kiwi, Gloriosa)

“Il cuore della Cerimonia del tè consiste nel preparare una deliziosa tazza di tè; disporre il carbone in modo che riscaldi l’acqua; sistemare i fiori come fossero nel giardino; in estate, proporre il freddo; in inverno, il caldo; fare tutto prima del tempo; preparare per la pioggia e dare a coloro con cui ti trovi ogni considerazione.”

(Sen no Rikyū)

Il Cha no yu (letteralmente “acqua calda per il tè”), conosciuto in Occidente anche come Cerimonia del tè, è un rito sociale e spirituale praticato in Giappone, indicato anche come Chadō (“Via del tè”).
È una delle arti tradizionali zen più note. Codificata in maniera definitiva alla fine del XVI secolo dal monaco buddhista zen Sen no Rikyū e successivamente da Toyotomi Hideyoshi . Questa cerimonia e pratica spirituale può essere svolta secondo stili diversi ed in forme diverse. A seconda delle stagioni cambia la collocazione del bollitore in autunno e inverno è posto in una buca di forma quadrata, ricavata in uno dei tatami che formano il pavimento. In primavera ed estate in un braciere appoggiato sul tatami. Si usa, in varie quantità, il matcha, tè verde polverizzato, che viene mescolato all’acqua calda con l’apposito frullino di bambù (chasen). Quindi la bevanda che ne risulta non è un’infusione ma una sospensione: la polvere di tè viene cioè consumata insieme all’acqua. Per questo motivo e per il fatto che il matcha viene prodotto utilizzando germogli terminali della pianta, la bevanda ha un effetto notevolmente eccitante. Infatti veniva e viene ancora utilizzata dai monaci zen per rimanere svegli durante le pratiche meditative (zazen).

Sen Rikyu nelle sue sette regole riguardanti il chado come terza regola scrive: “Disponi i fiori come sono nei campi. Ovvero non metterli così come viene, ma far risaltare la bellezza e la vitalità di ogni fiore. Ciò è possibile ottenerlo solo quando lo spirito è davvero in armonia con la natura”. Piuttosto che osservare una complicata composizione senza capirvi nulla è meglio percepire la bellezza, la vitalità e il messaggio che dona un unico fiore. Un celebre aneddoto mette in risalto questo concetto. Sen Rikyu aveva un celebre giardino di Hemerocallis (Belle di giorno) che all’epoca erano state appena introdotte dalla Cina. Lo shogun Hideyoshi desideroso di contemplare questi rari, bellissimi e freschi fiori chiese a Sen Rikyu di organizzare una cerimonia del tè. Quando Hideyoshi entrò nel giardino della casa di Sen Rikyu non vide nemmeno l’ombra di un fiore e nemmeno lungo il sentiero che portava allo chashitsu. Sconcertato entrò nella costruzione e vide nel tokonoma un vaso in cui galleggiava un’unica Bella di giorno bianca ed umida di rugiada.

Fu sempre Sen Rikyu che ideò la costruzione (chashitsu) separata dalla casa e da cui si accedeva percorrendo il giardino. La porta d’ingresso era bassa in modo che chi entrava era costretto ad abbassare il capo simboleggiando l’umiltà con cui si avvicinava a tale cerimonia. La composizione di fiori utilizzata per questa cerimonia era denominata chabana La cerimonia si svolgeva innanzi al tokonoma dove era disposto artisticamente il chabana eseguito in vasi di bambù o giunchi ed era caratterizzato da un’assoluta semplicità. Le caratteristiche base come l’asimmetria era mantenute, ma anche il rapporto dei tre rami principali realizzato, qualora si fosse usato un solo ramoscello o un solo bocciolo come era la prassi, per mezzo di foglie o rametti laterali posti in risalto dalla sapiente potatura. Questo stile nacque a Kyoto ed inizialmente si utilizzava il nageire che diede vita a due stili, il chabana e il seika. Infatti per certi versi il chabana riprende lo stile del nageire anche se, a differenza degli altri stili di ikebana, non ci sono regole prestabilite. Anzi le nozioni apprese durante lo studio dell’ikebana possono essere tanto di aiuto quanto d’intralcio. Questo perchè il chabana è un’espressione pura di estetica del buddismo zen dove si ignora la propria personalità e si lascia che lo spirito e la meditazione ci portino a realizzare questa composizione.

Per maggiori informazioni sul mondo del tè vi rimando al blog http://cerimoniadelte.blogspot.it/


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(Bambù, Cypripedium, Canna da zucchero)

Spesso mi accade che vedo un fiore, una foglia, un ramo ed ho l’ispirazione per un ikebana. Altre volte trovo materiale, come la canna da zucchero usata in foto, e me ne innamoro senza avere un’idea ben chiara in mente. Si tratta di materiale secco, non deperibile che accumulo sapendo che prima o poi ci sarà l’occasione giusta.

Alcuni giorni fa mi sono stati commissionati alcuni ikebana per un progetto. Ho iniziato a pensare alle forme, ai colori, alle luci e a provare la tipologia di ikebana. Questo è stato il primo che ha visto la luce.  Mi piaceva giocare con il contrasto delle forme e nello stesso tempo cercare di creare qualcosa di semplice ed elegante.

Una volta smontato l’ikebana ho risistemato il fiore nella maniera che si vede nella foto sottostante (realizzando un piccolo chabana). Quello che mi piace in ikebana che pur mantenendo lo stesso accostamento si può rivoluzionare un intero universo.

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(Oncidium)

Il monaco zen Yamada Mumon ha scritto: “Penso che al mondo non esista un’arte che sia pura espressione del momento presente al pari dell’Ikebana. Tutte le altri arti lasciano qualche forma o traccia: il poeta una poesia, lo scultore una statua, il pittore un quadro, il compositore la sua musica.  Espressioni artistiche che permangono nel tempo a testimonianza che l’arte è eterna. L’Ikebana, invece, non lascia nulla dietro di sé.  La vita dei fiori è breve e anche la composizione più splendida esprime soltanto l’esperienza di un momento. Valorizzare pienamente la fugace bellezza dei fiori, questa è l’arte dell’Ikebana, l’arte di scoprire il massimo del loro splendore che non durerà fino a domani. Io ritengo che arte più pura e severa non esista. Anche la nostra vita dovrebbe essere proprio così, tagliare ciò che ci lega al passato che più non esiste, come al futuro che ancora non è. Vivere il presente in pienezza con tutto il nostro Essere.” (Testo tratto dal libro “ IKEBANA arte zen” di Keiko Ando Mei)

L’ikebana è l’arte che maggiormente esplica il sentimento, di derivazione buddista,  di mujō  (mu = nulla e jō = sempre) ovvero l’impermanenza.

Non si deve ricordare i dolori del passato, o rimpiangere cose che avremmo potuto fare e nemmeno indugiare in pensieri angosciosi riguardo al futuro, ma vivere ed apprezzare pienamente quel che abbiamo in questo momento che stiamo vivendo. Come il fiore, la foglia, il ramo, persino il filo d’erba che abbiamo utilizzato risplendono nel nostro ikebana nell’istante che lo eseguiamo e di cui, a differenza di un quadro, di una scultura, non resterà traccia futura.

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(Nocciolo, Girasole, Orchidea foglie, Ginestra, Rabarbaro)

Oggi ho scelto questa foto di vaga rimembranza estiva sia perchè fuori dalla finestra sta diluviando e sia per ritornare sul discorso dell’importanza di una fotografia ben fatta.

A volte mi è successo di dover fare e fotografare ikebana in posti bui e vi assicuro che è la condizione peggiore in assoluto. Il fiore ha bisogno di luce non di tenebre. E non lo schiaffeggiate con dei flash!

Questo ikebana lo feci per una manifestazione a Marino (Roma) in un giorno funestato da un forte vento (motivo per cui non si fa mai esposizione di ikebana in ciotola o tsubo all’aperto). Sul tavolo c’era una tovaglia di iuta color sabbia e alle spalle.. la piazza del paese.

Dovevo fare le foto a miei ikebana e a quelli dei colleghi… ma come fare per lo sfondo?

Ci voleva qualcosa che stesse bene con i fiori e con il colore della tovaglia.

E il qualcosa… era al mio collo. Mi tolsi la kefiah che avevo comperato negli Emirati Arabi e la distesi facendola tenere ai miei colleghi. Forse presenta un poco di righe (era arrotolata attorno al mio collo non scordiamocelo!), ma sembra quasi una tenda da mare e con il color sabbia della tovaglia crea un effetto interessante.

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(Foglia di calla, Magnolia japonica)

A Pieve di Compito (Capannori, Lucca) si svolge ogni anno la bellissima mostra Antiche  Camelie della Lucchesi. Giardini aperti al pubblico, mostre, vendita ed eventi collaterali accolgono le persone nel tepore del marzo primaverile.

Due anni fa fui chiamato a creare degli ikebana per la Cerimonia del tè che vi si svolgeva.

Parlando con gli organizzatori mi fu chiesto di realizzare dei veri e propri ikebana, non dei chabana (la tipica composizione per la cerimonia del tè).

Pensando a cosa potessi fare (la cerimonia si svolgeva all’aperto) cercai di pensare a degli ikebana che per struttura si avvicinassero ai chabana. Nacque così la composizione che si vede in foto e che fu molto apprezzata.

Per il secondo giorno chiesi il permesso al padrone del giardino che ci ospitava e armato di forbici e alcool (se si taglia un ramo o  un fiore poi si disinfettano le cesoie per non portare eventuali malattie su un’altra pianta) mi diressi di pianta in pianta per cercare quello che mi occorreva. I fiori mi si porgevano nelle loro forme e colori, sarebbero stati da scegliere tutti. Erano delle camelie bellissime, profumatissime. Le api vi volavano attorno incessantemente.

Alla fine presi ciò che mi occorreva e il risultato si può vedere nella stupenda foto che fece Luciana Milani.

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