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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Tag Archives: Bonsai

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Carlo Scafuri è un nome ben noto nell’ambito dell’arte bonsaistica sia per la sua bravura sia per la passione e l’animo che vi mette.
Come sa, chi mi conosce o legge queste mie righe, da sempre ho collaborato volentieri con le associazioni bonsaistiche e, come ikebanista, credo di essere stato il primo che ha cercato di abbattere quegli steccati che esistevano tra queste tipologie di arti. Questo perché, pur presentando forme e tecniche differenti, i concetti alla base si rincorrono, viaggiano paralleli, si intrecciano.
Carlo che ho avuto il piacere di incontrarlo più volte, di ammirare il suo operato (anche in veste di fotografo sa catturare il mondo con sguardo particolare) e che non finirò mai di ringraziarlo abbastanza per l’appoggio che ha sempre dato al mondo dell’ikebana e alla mia persona, oggi ha scritto su Facebook un suo pensiero inerente l’arte del Bonsai.
Leggendolo, ancora una volta se ce ne fosse stato bisogno, mi sono accorto di come avrei potuto sostituire il termine bonsai con ikebana e il concetto non sarebbe mutato. Carlo mi ha dato il permesso di fare questo “gioco” ed ecco il risultato.

L’arte dell’ikebana è disciplina, è percorso. L’ikebana è un silenzioso insegnante.
Con lo scorrere dei giorni diviene la versione speculare di ciò che siamo. A patto di essere sinceri con noi stessi, possiamo scoprire in essa i nostri difetti ed i nostri pregi, le nostre indecisioni e le nostre certezze.
L’ikebana è compassione, è perdono.
Se col passare del tempo scopriamo di aver fatto degli errori, ed abbiamo la serenità giusta per accettarli, possiamo ritornare sui nostri passi e correggerli.
L’ikebana è maestro di umiltà, è virtuosa simbiosi.
Ci insegna a vivere il presente senza rincorrere l’illusione del futuro, ma mostrandoci che è solo ciò che facciamo oggi che costruisce il domani. Nel momento stesso in cui inizia ad appartenerci, comincia la nostra educazione, la nostra evoluzione come uomini.
L’ikebana è armonia…. è amore.

 

 

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Quando feci la mia prima mostra di ikebana (da allievo) le mostre di bonsai & suiseki stavano per conto loro e noi pure. Atteggiamento per me incomprensibile, non solo perché tutti “figli” di uno stesso popolo, ma perché molti concetti basilari di queste arti si rincorrono, si rispecchiano. Quando con Lucio Farinelli (eravamo al III livello) si organizzò da soli una mostra di ikebana ad Ariccia coinvolsi l’amico shodoka Riccardo Sirica per non fare “solo” ikebana. Poi piano piano le cose sono mutate ed esposizioni di bonsai hanno ospitato dimostrazioni di ikebana e quando organizzai la mostra presso il Gran Teatro di Torre del Lago Giacomo Puccini (L’ombra e la quiete) vi inserii oltre all’ikebana i suiseki, i bonsai, lo shodo e le shitakusa.

Quindi quando ogni anno Laura Monni ci propone di partecipare alla (quest’anno VIII edizione) Mostra d’autunno Bonsai & Suiseki il nostro sì è entusiastico ed immediato. Sia per poter parlare di ikebana, sia per stare insieme a splendidi amici e conoscerne di nuovi.

Quest’anno al termine della piccola dimostrazione da noi eseguita

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(Nageire di Lucio Farinelli – vaso di Sebastiano Allegrini)

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(Ikebana di Lucio Farinelli – Vaso di Maria Listur smaltato da Luca Ramacciotti)

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(Ikebana e vaso di Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Luca Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini smaltato da Luca Ramacciotti)

abbiamo ricevuto un dono mi sono davvero enozionato sia per il suo significato sia per la scritta che riportava. Grazie davvero a tutti gli amici dell’Associazione Culturale Roma Bonsai.

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E’ innegabile che nel mondo attuale l’immagine sia divenuto il modello con cui sempre rapportarsi e che i social network ormai abbiano rivestito un’importanza rilevante nella vita quotidiana.

Non voler accettare questa realtà significa solo rimanere legati a modi di pensare inutilmente vetusti e non accettare la realtà o faticare nel doversi adeguare a dei mezzi espressivi in continua evoluzione. Ormai non è più quello che ci piace, ma quello che è necessario per comunicare.

Se facciamo arte è per comunicare, o almeno io così la intendo. Se è solo per darsi importanza sciorinando titoli da maestro bè lì il discorso cambia.

In questa ottica ho cercato di carpire i segreti e le tecniche da amici fotografi per poi piegarle all’ikebana dato che come la fotografa chi lo crea è ben differente da come eseguirebbe lo stesso scatto un fotografo.

Per questo ho sempre coinvolto le allieve in workshop fotografici. Non è tanto importante la qualità del mezzo fotografico (parlo di macchine non di smartphone o di tablet), quanto saperlo gestire e crearsi un piccolo spazio (anche alla bisogna) in casa.

Quindi con molto piacere ho accolto l’idea di Oriente ASD (Oriente), associazione presso cui tengo il corso di ikebana in Toscana, nel voler realizzare un workshop incentrato sulla fotografia non solo di ikebana, ma shodo, bonsai e suiseki.

Un pomeriggio in compagnia del maestro Cesareo che metterà a disposizione dei partecipanti la sua esperienza maturata anche nel campo dell’ikebana grazie a tutte le manifestazioni a cui il gruppo romano, capitanato dal sottoscritto e da Lucio Farinelli, lo ha spesso avuto come ospite.

Un’occasione quindi imperdibile per aggiornarsi, crescere imparando nuove cose perché l’arte è evoluzione e rivoluzione. Le mummie erano solo nell’antico Egitto.

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Da anni ormai, grazie a persone illuminate ed appassionate, si stanno abbattendo gli steccati che separavano da una parte bonsaisti e suisekisti e ikebanisti (o altre forme d’arte orientale come lo shodo). Grazie a mostre apriporta come quella “Città di Frascati” è stato possibile vedere e comprendere il percorso unico che lega queste particolari opere.

Quando Laura Monni (segretaria del Roma Bonsai) ci ha invitati alla loro stupenda manifestazione il nostro assenso è stato immediato sia per stima sia per piacevole amicizia che ci lega ad alcuni esponenti di questo Club Bonsaistico dove la professionalità, la mancanza di interessi e l’armonia la fanno da casa.

Coaudiuvati dalla nostra allieva Lucia Pierelli abbiamo tenuto una dimostrazione in cui Lucio Farinelli ha eseguito tre ikebana mentre io illustravo le linee guida della scuola Sogetsu.

Dopo un piacevolissimo e prelibato pranzo (alle volte avessi carenza di cibo…) si è svolta la visita guidata a tema “Piante di accompagnamento” tenuta dalla bravissima Silvia Orsi la cui competenza e dolcezza ci ha guidato nel comprendere questo meraviglioso mondo “satellite” del bonsai.

IMG_1457(Silvia Orsi durante la conferenza – guida)

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(Ikebana di Luca Ramacciotti)

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(Ikebana di Lucio Farinelli)

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Ombra e quiete

(da sinistra Luca Ramacciotti, Silvia Orsi, Luciana Queirolo, Carlo Cipollini e Franco Pagliarulo. Foto di Silvia Barucci)

Partecipare ad una mostra è sempre impegnativo, organizzarla ancora di più soprattutto se il luogo deputato non è mai stato preso in considerazione per un’esposizione antologica sulle principali arti giapponesi. Una scommessa vinta pienamente dato l’alto numero di visitatori presenti nella due giorni torrelaghese. Le modalità, le finalità e l’idea di base le ho già scritte nel post precedente L’ombra e la quiete, qui voglio solo ringraziare chi ha appoggiato l’idea di quesa esposizione, chi ha subito detto di sì capendone scopi e finalità ed aderendovi con il cuore e la passione, gli amici passati (grazie ad Andrea Bocelli per la sua presenza) le persone venute con domande interessanti ed interessate, un grazie a chi continuamente ci diceva felice per tale iniziativa ed un grazie ai ragazzi dell’Accademia del Festival Puccini che con il loro canto hanno allietato l’inizio della manifestazione. Non voglio dilungarmi più di tanto per lasciare alla foto la parola. Sono frastornato, felice, stanco. Ma è una stanchezza talmente positiva che ricomincerei da capo domani mattina a riorganizzare un’altra esposizione. A patto che vi ripartecipino come espositori queste persone meravigliose che ho la fortuna di conoscere e le mie allieve fantastiche come sempre.

 L'ombra e la quiete - Sala Belvedere Festival Puccini

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(Sala Belvedere- Teatro Giacomo Puccini a Torre del Lago)

Sezione Bonsai (ed opere affisse alle pareti) a cura di Carlo Cipollini

Bonsai di Carlo Cipollini

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Sezione Suiseki a cura di Luciana Queirolo

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Sezione Shitakusa a cura di Silvia Orsi

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Sezione Shodo a cura di Franco Pagliarulo

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Sezione Ikebana Sogetsu a cura del sottoscritto e e sue allieva toscane.

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(Rosanna Lari)

Rosaria Lenti.

(Ilaria Mibelli)

Silvia Barucci

(Silvia Barucci)

Rosaria Lenti

(Rosaria Lenti)

Silvia Barucci

(Silvia Barucci)

Luca Ramacciotti

(Luca Ramacciotti)

(Inaugurazione della manifestazione con l’Assessore alla cultura di Viareggio Glauco dal Pino e il Presidente del Festival Puccini Adalgisa Mazza)

Presentazione

(Cerimonia del tè eseguita da Letizia del Magro. Assistente Maurizio Aime)

Letizia del Magro

Letizia del Magro

Letizia del Magro

Chabana

(Chabana di Luca Ramacciotti)

Esibizione di Ninjutsu – Bujutsu a cura di Maurizio Pucci e Tengu Dojo MartialAcademy Viareggio

Tengu Dojo MartialAcademy Viareggio

Tengu Dojo MartialAcademy Viareggio

Tengu Dojo MartialAcademy Viareggio

 

 

 

 

 

 

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Hinamatsuri

Il tre di marzo (terzo giorno del terzo mese) è il giorno della festività Hina (Hinamatsuri), la festa delle bambine (雛祭り). E’ un giorno dedicato alla preghiera per ottenere una buona crescita e felicità per le giovani bambine. Il giorno viene chiamato anche “Momo no sekku” (festa dei peschi) riferendosi alla stagione della fioritura dei peschi seguendo il vecchio calendario lunare.
Il 5 di maggio (quinto giorno del quinto mese) viene poi festeggiato il “Kodomo no hi“, la festa dei bambini. Nonostante quest’ultima festa viene festeggiata con un giorno festivo, Il Hinamatsuri rimane invece un giorno lavorativo.

Molte famiglie giapponesi con bambine in casa usano mettere in mostra delle speciali bambole chiamate “hina” (Hinaningyou). Solitamente disposte su cinque o sette piani (hinadan) coperti da un tappetino rosso chiamato Mousen, queste vedono in cima le bambole che raffigurano l’imperatore “Dairi” e l’imperatrice “Hina”. Ai loro lati si trovano due lampade chiamate bonbori.

L’usanza di disporre le bambole cominciò durante il periodo Heian e originariamente si pensava che possedessero la forza di fermare i cattivi spiriti.
Il Himamatsuri prende le sue origini da un’antica usanza giapponese chiamata hina-nagashi (bambola galleggiante) in cui bambole di paglia venivano messe su una barca e lasciate nelle acque del fiume. Si pensava che le bambole, scendendo il fiume e arrivando al mare, portassero via con se problemi e cattivi spiriti. Questa usanza sembra aver avuto origine a sua volta da un’usanza cinese in cui i propri peccati e la sfortuna venivano trasferiti alle bambole che venivano poi abbandonate nel fiume.

Tradizionalmente per questa festa si beve l’amazake: una versione non alcolica del sakè dal sapore dolce che si ottiene dalla fermentazione del riso insieme a questa bevanda si mangiano dei piccoli salatini di riso glutinoso detti arare che vengono conditi anche con salsa di soia.

Per l’hinamatsuri si prepara un dolce detto hishimochi ottenuto che tre sratti di riso mochi uno verde che simboleggia la terra su cui cresce l’erba, uno bianco che indica la neve e uno rosa che simboleggia i fiori di pesco insieme questi tre simboli indicano l’inizio della primavera quando si scioglie la neve inizia a crescere l’erba e germogliano i fiori di pesco.

Per festeggiare questa ricorrenza il chapter di Roma dell’Ikebana International propone una dimostrazione di ikebana della Scuola Ikenobo come da locandina che apre questo post. Ospite speciale dal Giappone la maestra Mayumi Mezaki che sarà coaudiuvata da due sue allieve locali, le insegnanti Carla Sacco e Yoko Kurata. La dimostrazione si terrà lunedì 3 marzo (ore 19.00) prsso l’Associazione Il Fiume Via dei Dalmati 37 Roma (zona San Lorenzo)

 

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© Robert Mapplethorpe(© Robert Mapplethorpe)

Ho già trattato in passati post l’argomento inerente la fotografia di ikebana, ma ci ritorno in vista dell’organizzazione di due workshop che si terranno a Roma rispettivamente il 10 maggio e il 12 ottobre p.v. Se il re indiscusso su questo tema è Mapplethorpe è pur vero che noi, nel nostro piccolo, possiamo cercare di far sì che il nostro lavoro risulti al meglio. Nessuno ha uno studio fotografico, luci e fondali, ma possiamo tentare di rendere buono il nostro lavoro perché quell’immagine non solo è quello che comunichiamo al resto del mondo, ma è anche l’unica testimonianza che resterà del nostro ikebana.

Le tecniche fotografiche sviluppandosi hanno dato un’ampia gamma di possibilità alla portata di tutti ed un incremento incredibile delle foto che vengono costantemente pubblicate sui social network per non parlare di programmi di grafica ormai scaricabili anche sugli smartphone.

Il problema è che questo ha portato a far sì che si scattino milioni di foto di cui il 90% son da gettare via. E invece le pubblichiamo lo stesso.

Questa foto fu fatta durante una mostra ad un mio ikebana da parte di Giuseppe Cesareo che terrà il primo workshop romano.

Ikebana © fotografico di Giuseppe Cesareo (http://www.cesareofotografi.it)

Questa è la versione (mi scuso con Giuseppe in anticipo, ma è per spiegare! Lascio il copyright perché la foto originale è sua) che si potrebbe photoshoppare senza un minimo o poca esperienza.

550218_3310175951066_1168110547_32661886_1218808855_nCiò per dire che se non siamo davvero esperti meglio cercare di fare un’ottima foto piuttosto che andare ad impelagarci in risultati che magari al nostro occhio possono pure sembrare ottimi lavori, ma che…. cito: Da quando esiste Photoshop non siamo più disposti a concedere alla fotografia lo status di rappresentazione oggettiva della realtà. (Marco Pratellesi).

Un muro, un telo bianco (basta andare in un negozio di stoffe e farsi tagliare uno scampolo delle dimensioni a noi necessarie) o di un colore uniforme qualsiasi (dipende dal tipo di ikebana da fotografare ovvero dal colore dei fiori e del contenitore) sono strumenti più che ottimi per fare un buon lavoro. Ed ovviamente una buona luce.

Una volta la mia prima insegnante mi fece fare questo ikebana  per una mostra all’interno di una biblioteca, spazio trovato dall’allora mio compagno di studi Lucio Farinelli. Al di là del lavoro (ero al II livello!) come si vede la foto è brutta, come era sbagliata l’esposizione. C’è una sovrapposizione, di forme, colori, immagini al di là della grata. Non era un posto ottimale per l’esposizione e la foto scattata malamente accentua il tutto.

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L’ikebana sottostante, realizzato per una mostra successiva nel medesimo luogo, presentava lo stesso tipo di problema, ma la foto di partenza era migliore quindi lavorabile.

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Nella foto al termine di questo piccolo paragrafo la vedete  photoshoppata (grazie al fotografo Lorenzo Palombini) ovvero senza la grata retrostante.

E qui vorrei chiarire un concetto. Photoshoppare una foto non è che ti permette di prendere una foto orrenda e trasformarla in buona, ma di apportarvi correzioni diciamo di “tiro” oppure eliminare elementi di disturbo come nel caso di questa foto. Ma per farlo si deve veramente padroneggiare il mezzo. Piuttosto è meglio pubblicare la foto così come è venuta. Se siamo davvero esperti con questo programma di grafica (intendo non credere di saperlo usare, maneggiarlo veramente) vi assicuro che nessuno se ne accorgerà.

3112598607_11ba434b07_oOnline si vedono foto di ikebana dove:

Sono inquadrati male – un ikebanista deve capire lui per primo come si fotografa il suo lavoro al fine di renderlo al meglio

L’inquadratura è storta – il vaso pare in procinto di cadere assieme al tavolo dove è posto

Problemi di inquadratura – non è che se l’inquadratura è storta si fa la foto artistica (volutamente in apertura ho usato quella foto molto “geometrica” di Mapplethorpe) e per favore che non escano dal quadro rami o fiori, non sono rette parallele che proseguono all’infinito. Se il soggetto principale è l’ikebana, ma vogliamo mostrare il contesto non dobbiamo fotografare il salotto e in un agolo sul pianoforte si scorge da lontano il nostro ikebana….

Francobolli – se si teme che copino il nostro ikebana mettiamo la foto in cassaforte, se la pubblichiamo inutile editarla in formato francobollo. Con una buona lente di ingrandimento si vedrà e rischierà ugualmente di essere copiata.

Parkinson – se la foto è mossa perchè pubblicarla?

Da qui la decisione di fare due workshop fotografici. Il primo introduttivo, e il secondo di apprfondimento. I temi che tratteremo il 10 maggio sono espressi nella stupenda locandina realizzata dallo stesso Giuseppe Cesareo.

© Giuseppe Cesareo

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